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venerdì 6 giugno 2014

Il più bello di venerdì 6 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: La7d alle 21,10

La locandina
Two Lovers

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Festival di Cannes 2008: nomination Palma d'oro a James Gray; Premio César 2009: nomination miglior film straniero a James Gray; Independent Spirit Awards 2010: nomination miglior regia a James Gray, nomination miglior attrice protagonista a Gwyneth Paltrow; National Board of Review Awards 2009: migliori film indipendenti.

La scheda
Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas, Moni Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd. Drammatico, Usa 2008. Durata 110' circa. Bim.

La trama
New York. Leonard non sa se seguire il proprio destino e sposare Sandra, la donna che i suoi genitori hanno scelto per lui, o ribellarsi e ascoltare i sentimenti che prova per la sua nuova vicina di casa, la bella e volubile Michelle, di cui si è perdutamente innamorato. Combattuto tra ragione e istinto, dovrà compiere la scelta più difficile.

Critica – Rassegna stampa
“Sulla carta, la trama lineare di Two Lovers potrebbe essere facilmente scambiata per quella di una commedia sentimentale - rileva Federico Gironi di Coming Soon - magari di quelle agrodolci e un po’ oblique figlie di certo cinema indipendente americano degli ultimi tempi (...) Invece quello di James Gray - anche perché lavora con intelligenza sul ribaltamento dei tradizionali canoni narrativi di certo cinema romantico – è un film devastante ed agghiacciante, che costringe lo spettatore a fare i conti con i propri fantasmi, che mette di fronte con disarmante semplicità alla natura più intima ed essenziale del sentimento amoroso, della sua imprescindibile necessità, della (im)possibilità sua e dell’essere affrontato con ‘maturità’ (…) sembra quindi descrivere un disagio - forse generazionale - diffuso, quel bisogno d’amore (e tenerezza, e sicurezza) che pare essere destinato a rimanere un’illusione se non al prezzo di inquietanti compromessi interiori ed esteriori. Nel contesto di un mondo che è sempre più astratto e sfocato - scrive ancora Gironi - o invisibile o navigabile solo attraverso mappe oramai inutilizzabili perché sorpassate (...)”.


Una scena del film: Gwyneth Paltrow e Joaquin Phoenix
“Una domanda è d'obbligo - scrive Giancarlo Usai di Onda Cinema -: il regista quarantenne James Gray è più bravo alle prese con il noir o con il melodramma? La questione è rilevante perché l'autore di Two Lovers, al suo quarto lungometraggio, cambia completamente genere e, dopo un’appassionata filmografia all’interno degli ambienti criminali di New York, sposta la sua attenzione su un dramma sentimentale di proporzioni gigantesche (...) Fin dal tuffo in acqua di Leonard (il protagonista, ndr) in apertura di film, si capisce che, ancora una volta, Gray punterà sui sentimenti più strazianti e sulle situazioni più drammatiche. E di nuovo, in questo nuovo lavoro, l’uso della fotografia, che fa sparire i volti delle persone avvolti da inquietanti ombre, è magistrale. La storia è di una tristezza unica: è davvero una toccante rappresentazione della debolezza umana. Solo chi ha il cuore di pietra - aggiunge Usai - non si intenerirà nel seguire la sua camminata infantile per le strade di Brooklyn o nell’ascoltare i suoi progetti futuri assolutamente irrealizzabili, fatti di castelli costruiti per aria (...)”.

redazione

lunedì 26 maggio 2014

Il più bello di lunedì 26 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Rai Storia alle 21,20

La locandina
La ciociara

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 1962: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; Golden Globe 1962: miglior film straniero (Italia); Festival di Cannes 1961: miglior interpretazione femminile a Sophia Loren in concorso per la Palma d'oro; David di Donatello 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; Premio BAFTA 1962: miglior attrice straniera a Sophia Loren; Nastro d'Argento 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; New York Film Critics Circle Award 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; National Board of Review Award 1961: migliori film stranieri.

La scheda
Un film di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Andrea Checchi, Pupella Maggio, Emma Baron, Raf Vallone, Renato Salvatori, Carlo Ninchi, Franco Balducci, Vincenzo Musolino, Luciano Pigozzi, Ettore Mattia, Bruna Cealti, Antonella Della Porta, Mario Frera, Luciana Cortellesi, Curt Lowens, Tony Calio, Remo Galavotti. Drammatico, Ita/Fra 1960. Durata 110' circa. Produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Marceau, Cocinor, Société Générale de Cinématographie. Distribuzione: Titanus.

La trama
1943. Durante la seconda guerra mondiale, Cesira, una giovane ragazza rimasta purtroppo vedova, scappa da Roma per sfuggire ai bombardamenti e si rifugia in un paesino della ciociaria insieme alla figlia tredicenne. Quando arrivano gli alleati, le due donne fanno finalmente ritorno a Roma, ma durante il tragitto, vengono violentate dai soldati marocchini che accompagnano gli alleati. La loro semplice vita é stata violata per sempre.

Il regista
Vittorio De Sica
Critica – Rassegna stampa
“(...) un film (tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, ndr) che valse” a Sophia Loren, allora 26enne “un meritato Oscar - scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - perché il suo essere popolare e di origini popolane viene qui a misurarsi con un personaggio complesso (Cesira, ndr), capace di grandi slanci, dotato di una irrefrenabile vitalità ma anche portatore di una rabbia interiore nei confronti di una situazione bellica che la turba più di quanto non accada ad altri con cui deve condividere la situazione di sfollata (le scene del film sono state girate a Itri e Fondi, ndr). Per questo si avvicina, lei incolta ma resa consapevole dalla vita, al giovane Michele, idealista incapace di compromessi.

Una scena emblematica del grande film del 1960
È un film intenso che sa arrivare al grande pubblico La ciociara - prosegue Zappoli - ricordandogli un passato che si vorrebbe forse gettare alle spalle e questo senza fare sconti ai fascisti ma neppure idolatrando i liberatori. L’unica nota stonata è fornita da Rosetta, interpretata da Eleonora Brown. De Sica, che così bene aveva saputo dare vita a personaggi di bambini (da Sciuscià a Ladri di biciclette) in questa occasione ci presenta per tre quarti del film una specie di santa in formato mignon (si inginocchia ispirata per pregare quando gli aerei lanciano i proiettili che illuminano la notte) per poi trasformarla bruscamente in una specie di piccola prostituta pronta a tutto per un paio di calze di nylon. Equilibrio e verosimiglianza - conclude la recensione di My Movies - per una volta lasciano un po’ a desiderare”.

Un intenso primo piano di Sophia Loren, vincitrice dell'Oscar
“(...) il dramma delle due protagoniste - rileva Andrea D'Addio di Film Up - il loro continuo scappare senza punti di riferimento, vittime di una civiltà che in tempi di guerra (ma non solo in quei momenti) regredisce fino a dimenticarsi di essere tale e diventa l’emblema di quel passaggio che fa della ‘storia internazionale’ una ‘storia personale’ (...) De Sica insiste così sugli sguardi, sugli occhi delle sue due protagoniste, per rimarcarne quella reazione che diventerà quasi uno stato d’animo perenne. La sua direzione degli attori è meticolosa e sicura: è da loro che deve trasparire l’emozione, è tramite loro che lo spettatore soffrirà, non si perderanno tempo ed immagini sull’ambiente, sono loro le protagoniste. Per la Loren  - scrive ancora D'Addio - diventa così la prima vera prova da attrice drammatica, un’esperienza che le darà modo di tirare fuori tutto il proprio potenziale drammatico ed emotivo (...)”.
redazione

domenica 25 maggio 2014

“Leviathan”, l’assoluto che trascina fuori dal tempo: bellissimo

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Andrei Zvyagintsev. Con Vladimir Vdovichenkov, Elena Lyadova, Aleksey Serebryakov, Anna Ukolova, Kristina Pakarina, Roman Madyanov, Sergey Pokhodaev, Aleksey Rozin, Aleksey Pavlov, Alim Bidnenko, Lesya Kudryashova. Drammatico Rus 2014. Durata 130' circa.

La trama
Kolia vive in una piccola cittadina isolata nel nord della Russia, presso il Mare di Barents. Con lui condividono lo stesso tetto il figlio Roma, avuto da un precedente matrimonio e la giovane moglie Lilya. La vita che conduce è piuttosto semplice: appartata, senza particolari svaghi cui dovere tener testa. Sennonché il sindaco vuole sottrargli tutto: la terra, la casa, la sua piccola autorimessa improvvisata. Ogni cosa. Kolia allora decide di rivolgersi a un amico di vecchia data e avvocato di successo a Mosca, Dimitriy.

Critica – Rassegna stampa
Da non confondersi con l'omonimo film del 1989, firmato da George Pan Cosmatos, oppure con quello (sempre omonimo) del 2012 di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel, in questo terzo Leviathan (in concorso al Festival di Cannes appena terminato: miglior sceneggiatura allo stesso regista e a Oleg Negin [leggi di più], ndr) del russo Andrei Zvyagintsev c'è “un senso di eterno che aleggia fra le scogliere sul mare (…)”. Lo scrive da Cannes Mauro Donzelli di Coming Soon. “Una sensazione di assoluto che fin dalla prima scena del film ci porta fuori dal tempo fra personaggi che se non avessero abiti e qualche orpello tecnologico contemporaneo potrebbero essere topos classici della tragedia greca o ancor prima biblica. Personaggi che si muovono come formiche tenaci nonostante il loro infimo ruolo in un contesto troppo grande e troppo antico. Scheletri di balene, relitti di navi, maree che giocano a piacimento con quando consentire all’uomo di spingersi verso il mare.
Il regista russo
Andrei Zvyagintsev
Nonostante questo i nostri protagonisti tentano ammirevolmente di prevalere, di aggrapparsi disperatamente alla volontà e al libero arbitrio (...) Il film parte come un racconto quotidiano dall’andamento piano - rileva ancora Donzelli - accelera come satira ficcante sulle storture della Russia di oggi, per scoperchiare le contraddizioni dei protagonisti nell’ultimo terzo con una deflagrazione sul potere assoluto dello stato nei confronti del singolo cittadino. Un momento del film che rimanda alle ingiustizie zariste dei grandi romanzi russi e all’inutilità di contare sulla religione, ancora troppo occupata a dare una giustificazione divina all’arbitrio senza limiti del potere temporale (...)”.


Il cast di Leviathan in passerella all'ultimo Festival di Cannes
“(...) un film imponente e praticamente perfetto”, è il parere di Luca Liguori di Movie Player - visivamente splendido, lucidissimo nella scrittura e nel messaggio, solido nelle interpretazioni. Anche il ritmo è meno compassato rispetto alle precedenti opere del regista, grazie ad umorismo sottile ed una satira graffiante, e degli sviluppi narrativi sorprendenti, anche nella messa in scena, considerato che gli avvenimenti più significativi avvengono tutti fuori schermo (...) Un film di grande bellezza e sopraffino ingegno, costruito su una sceneggiatura esemplare che svela poco a poco la sua profondità e i suoi significati, ma non per questo rinuncia a sviluppare personaggi e situazioni avvincenti. Regia di grande classe - conclude Liguori - cinema di altissimo livello”.

redazione

martedì 20 maggio 2014

Il più bello di martedì 20 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 5 alle 21,15

La locandina
Cirkus Columbia

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5


La scheda
Un film di Danis Tanovic. Con Miki Manojlovic, Mira Furlan, Boris Ler, Jelena Stupljanin, Milan Strljic, Mario Knezovic, Svetislav Goncic, Almir Mehic, Ermin Bravo, Mirza Tanovic, Miralem Zupcevic, Mirsad Tuka, Slaven Knezovic, Jasna Beri, Adnan Besirovic. Drammatico, Bos/Fra/Gb/Ger/Slo/Bel/Ser 2010. Durata 113' circa. Archibald Enterprise Film.

La trama
Bosnia ed Erzegovina, 1991. Il comunismo è caduto e Divko Buntic torna al villaggio dove è cresciuto per riappropriarsi della casa di famiglia. Dopo un esilio di vent'anni in Germania, Divko arriva con la sua Mercedes rosso fiammante accompagnato dalla giovane e sexy fidanzata Azra, il gatto nero fortunato Bonny e le tasche piene di marchi tedeschi. Cash e il cugino Ivanda, il recentemente e 'democraticamente' eletto sindaco, aiutano Divko a sfrattare la moglie abbandonata Lucija e il loro figlio ventenne Martin. Dopo essere scampati all'arresto da parte della polizia in seguito alla rissa durante lo sfratto, Martin e Lucija sono sistemati in un piccolo appartamento in uno stabile comunale. A sua volta preso possesso della sua vecchia casa, Divko tenta un avvicinamento con Martin, il figlio che non aveva mai conosciuto.

Critica – Rassegna stampa
Danis Tanovic è un cineasta che ancora non pare aver trovato un suo stile compiuto - sostiene Adriano Ercolani di Coming Soon - un’idea di messa in scena solida e personale da poter poggiare sulle storie che vuole raccontare. Questo suo ultimo Cirkus Columbia (presentato alle giornate degli autori della 67^ Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e proiettato come film d'apertura al Trieste Film Festival 2011), seppure notevolmente migliore del precedente Triage, risente di questa incertezza prima di tutto estetica (...) il tono leggero delle situazioni e la carica comica dei personaggi avrebbe potuto essere trattata con maggiore spirito dal regista. Tanovic invece continua con questo stile di regia trattenuto, semplicissimo al limite della povertà (...) Il sentore che alla fine lascia questo lungometraggio - conclude Ercolani - non è certamente quello di un lavoro totalmente scentrato ma comunque di un qualcosa che è stato realizzato senza l’impeto necessario a farne un’opera capace di incidere veramente sulla memoria e sull’emotività del pubblico”.


Il protagonista, Miki Manojlovic, in una scena del film di Danis Tanovic
Giudizio in sostanza opposto quello di Gabriele Capolino di Cine Blog, secondo cui non sarebbe giusto pensare “ad un ennesimo film pesante, drammatico e retorico, anzi. Tanovic innanzitutto gioca una carta non da poco, ovvero quella di raccontare il ‘prima’ del conflitto. Ambientando la storia dei suoi protagonisti prima della presa dei soldati della città, il regista, che parte dal un libro di Ivica Djikic, ritrova lo smalto di un tempo grazie ad una libertà narrativa che gli concede di esplorare i territori della commedia (...) Nel film è palpabile tutta la vitalità di un regista che ricorda un periodo bellissimo della sua vita, prima che arrivasse quello della morte e della disperazione e prima che tutto cambiasse per sempre. Questo è Cirkus Columbia: il nostalgico ricordo di un tempo che non torna più - rileva ancora Capolino - e che sarebbe meraviglioso rivedere, un tempo” in cui si poteva sorridere e dove i conflitti interni sembravano a qualcuno pura fantasia”.

redazione

Cannes, divertimento e inquietudine in “Maps to the Stars” di Cronenberg

La locandina
Mia aspettativa: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di David Cronenberg. Con Robert Pattinson, Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Carrie Fisher, Olivia Williams, Jayne Heitmeyer, Sarah Gadon, Niamh Wilson, Amanda Brugel, Emilia McCarthy, Kiara Glasco, Joe Pingue, Ari Cohen, Justin Kelly. Drammatico, Can/Usa 2014. Adler Entertainment. Uscita mercoledì 21 maggio 2014.

La trama
Guidata dal padre Stafford, uno psicoterapeuta celebre per i suoi libri di auto-aiuto, e dalla moglie Christina, prepotente madre-manager, la famiglia Weiss ha fatto dell'ossessione per la celebrità il proprio marchio distintivo. Il tredicenne figlio Benjie è una star della tv ed è finito di recente in riabilitazione per droga, mentre l'estraniata figlia Agatha è appena uscita da un ospedale psichiatrico quando stringe amicizia con l'autista di limousine Jerome, anch'egli aspirante attore. Una delle clienti celebri che frequentano lo studio di Stafford è Havana Segrand, un'attrice il cui sogno di riprendere il ruolo interpretato negli anni Sessanta dalla madre, ormai morta, si sbriciola lentamente mentre fantasmi, morte e vizi prendono il sopravvento.

Critica – Rassegna stampa
Il regista canadese di Maps to the Stars, David Cronenberg
Maps to the Stars (articolo) - presentato in concorso al Festival di Cannes numero 67 - sembra una satira alla Tom Wolfe di Tinseltown, delle sue dinamiche, dei suoi meccanismi, delle sue meschinità”. A scrivere è Fedrico Gironi di Coming Soon. “Poi, però, qualcosa nel registro del film cambia. E alle pagine di Wolfe, Cronenberg sembra sostituire quelle di Bret Easton Ellis e la sua Hollywood assomiglia sempre di più a quella del Mulholland Drive di David Lynch, a forza di gelidi e spietati ritratti di ciò che si nasconde dietro le superfici, di fantasmi di bambini morti, di ossessioni incestuose e replicatrici (...) Il loop infinito di Maps to the Stars, che mescola il riso con la pelle d'oca, tanto è capace di divertire e inquietare, è quello della replicazione (tanto familiare quanto industriale) di ciò che siamo e siamo stati portati a essere; quello di un'identità - rileva ancora Gironi - che non può essere altro che remake, o ennesimo capitolo di una franchise. Sfuggirne, appare impossibile: ne veniamo risucchiati come in un buco nero, dentro al quale ci aspetta solo il nulla, il vuoto, l’assenza. La morte. Senza identità, racconta Cronenberg, c’è solo quella”.

Robert Pattinson e Julianne Moore in una scena del film
Lara Ferrari de Il Quotidiano.net, pone in evidenza quanto il film di Cronenberg sia costellato “di star esattamente come la materia di cui parla, prime fra tutti Julianne Moore (strepitosa) e Mia Wasikowska, seguite da Robert Pattinson e John Cusack (...) un cocktail micidiale on-the-rocks di persone a caccia della gloria e della gloria che si inghiotte le prime, con altissimi prezzi da pagare. Cocktail da bere sulle colline di Hollywood, dove è appena sbarcata Aghata alla ricerca della sua famiglia, con la quale ha parecchi conti in sospeso. Da lei si dipana una trama fittissima di relazioni, alberi genealogici intrecciati come quelli dei reali, dove al posto dei monarchi troviamo le pedine dello scacchiere hollywoodiano, vite allo sbando, sprecate nell’inutile rincorsa ad emulare madri e padri attori, protagonisti di un’epoca di divi veri, che non esiste e non tornerà mai più (...) Una satira che colpisce al cuore lo studio system e soprattutto la girandola di personaggi che lo popolano. Uno stiletto conficcato dove fa più male, laggiù, al riparo delle ville di Beverly Hills. Dove alberga, però, ricordiamolo, il cinismo più cupo e invincibile di chi vede colleghi e amici sprofondare nell’abisso e lasciarveli sguazzare dentro. Il mestiere di Cronenberg - insiste Ferrari - si vede tutto e fa parte della sua cifra stilistica passare da una scena di spasso estremo all’alta tensione. Tuttavia, da parte del cineasta canadese abbiamo visto di meglio. Perché questi grandissimi, vedi anche alla voce Woody Allen, non provano a uscire da scenari che conoscono come le loro tasche e ad osare di più?”.

redazione

Cannes, con “Foxcatcher” un Miller mai così bravo e gli Usa esultano

Un'immagine di Foxcatcher
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Bennett Miller. Con Channing Tatum, Mark Ruffalo, Steve Carell, Anthony Michael Hall, Sienna Miller, Vanessa Redgrave, Stephanie Garvin, Tara Subkoff, Brett Rice, Roger Callard, Guy Boyd, Cindy Jackson, Lee Perkins, Richard E. Chapla Jr., Samara Lee, Dan Anders, Daniel Hilt, Laurie Mann. Drammatico, Usa 2014.

La trama
Il film (in concorso al Festival di Cannes) è basato sulla vita di John du Pont, erede dei magnati dell'industria chimica du Pont. Malato di schizofrenia paranoide, John du Pont passò tristemente alla cronaca per aver ucciso il lottatore olimpico David Schultz, frequentatore della struttura sportiva da lui costruita nella sua tenuta in Pennsylvania. Medaglie d'oro olimpiche nel 1984, Mark e Dave Schultz si preparano a difendere il titolo ai futuri Giochi di Seoul. Tuttavia, Mark è escluso dal gruppo degli atleti selezionati, proprio come suo fratello maggiore e si sforza di allenarsi da solo. Mark ritrova la speranza quando il filantropo e miliardario John du Pont, intenzionato a mettere insieme la migliore squadra di wrestling in tutto il mondo, gli chiede di aderire al marchio wrestling di un nuovo club. Ma le illusioni paranoiche di Du Pont e la sua irrazionale volontà di garantire la vittoria degli Stati Uniti all'estero avranno la precedenza sulla sua generosità e gentilezza.

Critica – Rassegna stampa
Dopo l'ottimo The Homesman di Tommy Lee Jones, presentato ieri sulla Croisette, oggi è stato il turno del notevole Foxcatcher di Bennett Miller. E gli Stati Uniti esultano. “Più che un semplice film sportivo, l'ultima pellicola di Bennett Miller è un’intensa indagine psicologica sulle relazioni umane, siano esse parentali o tra persone di diversa ascendenza sociale”. È quanto scrive Andrea Chimento de Il Sole 24 Ore online. “Forte della rigorosa sceneggiatura di E. Max Frye e Dan Futterman, Foxcatcher non ha cali per tutta la sua durata (circa 130 minuti) e cresce alla distanza grazie anche ad alcune straordinarie interpretazioni: da un efficace Channing Tatum (Mark Schultz) a un irriconoscibile ed eccellente Steve Carell, nei panni di John du Pont. Il regista (…) al suo terzo lungometraggio dopo Truman Capote e L'arte di vincere, non è mai stato così bravo”.

Steve Carell (sinistra) e Channing Tatum in una scena del film
Il regista
Bennett Miller
“Quando all'inizio di un film si legge la scritta ‘Ispirato a fatti realmente accaduti’ lo spettatore attento viene assalito dal timore di una ricostruzione cronachistica - rileva Giancarlo Zappoli di My Movies - Non è quanto accade nel film di Bennett Miller che sa andare oltre i fatti per scavare nella complessità delle psicologie dei protagonisti di una vicenda che vide al centro l'erede della famiglia il quale, con la vendita di munizioni, costruì un impero a partire dalla Guerra di Secessione. In Mark  - continua Zappoli - leggiamo la complessità di un sistema sportivo statunitense che fa crescere campioni che credono di possedere una cultura (si è laureato) mentre invece sono stati semplicemente tollerati grazie alle loro qualità atletiche”.

redazione

domenica 18 maggio 2014

Cannes: per “Le meraviglie”, unico italiano in concorso, apprezzamenti ‘con riserva’

La locandina
La scheda
Un film di Alice Rohrwacher. Con Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci. Drammatico, Ita 2014. Bim. Uscita: giovedì 22 maggio 2014.

La trama
L’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita, l’erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “Il paese delle meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena.

Critica – Rassegna stampa
“È il giorno dell’Italia in concorso a Cannes. Le meraviglie di Alice Rohrwacher (articolo) - racconta Emanuele Bigi di Tiscali Spettacoli - girato tra Toscana, Lazio e Umbria, dove si vive ancora in un passato sospeso nel tempo, è stato apprezzato dalla stampa. Gli applausi si sono fatti sentire anche se non in maniera perentoria”.

Le sorelle Rohrwacher: a sinistra la regista, Alice con la protagonista del film, Alba
Sempre da Bigi alcune battute da parte della protagonista e della regista del film. “«Lavorare con Alice è stato sorprendentemente naturale», racconta Alba Rohrwacher”, mostrando la propria soddisfazione per essere stata diretta dalla sorella. “«Ci siamo sempre sostenute e aiutate, ma è la prima volta che condividiamo un percorso creativo così da vicino. È stato come lavorare a casa con qualche sorpresa. È come quando ti svegli tutte le mattine e un giorno ti accorgi che in stanza entra un raggio di luce», aggiunge Alice. La storia prende spunto dalla vita delle due sorelle vissuta in campagna con il padre apicoltore, «ma non racconto una vicenda autobiografica – sottolinea la cineasta – è semplicemente famigliare. La considero una favola-materica perché parla di un re, una regina, le quattro figlie e di una fata – prosegue Alice – nel contempo è una storia profondamente reale». Si parla – rileva sempre il collega di Tiscali - di perdono, illusioni, sogni e sconfitte, «non ci sono buoni o cattivi – dichiara ancora la regista - questo film cerca di guardare dentro le proprie contraddizioni e quelle di un paese, ancora adolescente, senza nasconderle o esaltarle, ma guardandole con tenerezza». Monica Bellucci definisce Le meraviglie (nelle sale dal 22 maggio) «pieno d’amore; ha una ricchezza, una sincerità e una forza a cui non potevo rinunciare. Per me è una gran bella ciliegina sulla torta».

redazione

Cannes, applausi per il western “The Homesman” di Tommy Lee Jones

La locandina
La scheda
Un film di Tommy Lee Jones. Con Tommy Lee Jones, Hilary Swank, Grace Gummer, Miranda Otto, Sonja Richter, David Dencik, John Lithgow, Tim Blake Nelson, James Spader, William Fichtner, Jesse Plemons, Evan Jones, Hailee Steinfeld, Meryl Streep, Barry Corbin, Autumn Shields, Caroline Lagerfelt. Drammatico, Usa 2914. Durata 122' circa.

La trama
Tre donne devono attraversare quattrocento miglia a bordo di una carovana, sono completamente folli, ammalate di schizofrenia, le guida Mary Bee Cuddy con l’aiuto di George Briggs, un disperato la cui vita è salvata da Mary, fatto che lo mette in condizione di sentirsi in debito con lei. I due personaggi non si piacciono all’inizio ma sanno di dover contare per forza l’uno sull’altro, fino ad arrivare a comprendersi reciprocamente. L’obiettivo è attraversare la frontiera lungo tutto il Nebraska del 1854 e raggiungere il più ‘civilizzato’ Est, in Iowa, dove la moglie di un ministro della chiesa le aspetta per migliori cure. Il viaggio sarà un doloroso passaggio in mezzo ai pericoli e alla brutalità, che racconta una storia differente delle origini degli Stati Uniti.

Critica – Rassegna stampa
Applausi per il western in corsa per la Palma d'oro, con Hilary Swank e un cameo di Meryl Streep. Il viaggio-odissea di una pioniera che deve riportare a casa tre donne malate di mente. La protagonista: «Erano tempi duri, difficili da affrontare senza qualcuno da amare».

“Donne forti, temprate dalla dura vita dei pionieri, dal lavoro nei campi, dalla violenta legge del più forte. Il film di Tommy Lee Jones - scrive Chiara Ugolini di Repubblica.it - presentato a Cannes a nove anni da Le tre sepolture grazie al quale l'attore e regista ricevette il premio per la migliore interpretazione, è un omaggio a quelle donne”. Tommy Lee Jones però è categorico: «Non è un film femminista. Mette in scena delle donne dell'era vittoriana, sperdute nel Nebraska e rese folli da una natura ostile».

La due volte premio Oscar Hilary Swank in una scena di The Homesman
“Oltre all'autoritaria ma compassionevole Mary Bee Cuddy (è straziante la scena in cui per ricomporre la tomba violata di una bambina manda avanti il gruppo e finisce per vagare per un giorno e una notte senza cibo né riposo) ci sono altri personaggi femminili ritratti con intensità”, continua Ugolini. “Sono le tre donne diventate pazze: Theoline, uscita di senno quando a causa di un’epidemia ha perso tutto il bestiame, Arabella che non ha retto alla morte dei suoi tre figli, Tabitha piegata dalle angherie subite dal marito violento. Quando il reverendo del paese organizza un viaggio per farle arrivare all'Est, dalle loro famiglie di origine, per scortarle in questo viaggio difficile è scelta Mary Bee. Consapevole però che una traversata così, nel rigore dell'inverno, attraverso terre sotto il controllo degli indiani, sarebbe impossibile senza un uomo, Mary sceglie di liberare dalla sicura impiccagione uno scapestrato, un tipo spiritoso dalla sbornia facile, senza fede né morale  che con un premio di 300 dollari andrà con lei”.

Tommy Lee Jones e Hilary Swank sulla Croisette
“È un western fuori dai canoni quello di Tommy Lee Jones”, evidenzia Roberto Cerasuolo di Indie Eye. L’attore/regista, a chi fra i giornalisti in conferenza stampa “rimarcava questo aspetto chiedendogli motivazioni di natura politica (…) ha risposto: «Non voglio nascondere che il tema dell’imperialismo americano sul lato ovest del Mississippi sia un sotto-testo presente, abbiamo pensato a questo in fase preparatoria, quando scrivevamo il film e quando lo abbiamo realizzato, ma vorrei che The Homesman parlasse da solo su questi aspetti; l’originalità per me è comunque la cosa principale, quando la trovi non devi esitare e siamo stati piuttosto fortunati nel trovare la nostra via, non ti senti così se sei parte di un sistema».

Un'altra scena della pellicola di Tommy Lee Jones
Secondo Paola Casella di My Movies la pellicola del 67enne artista texano “è il percorso di maturità verso una nuova consapevolezza di un uomo fino a quel momento vissuto secondo le leggi della frontiera: giorno per giorno, senza scrupoli, e badando solo a se stesso. Ma il vero protagonista è il senso profondo di ciò che è giusto o sbagliato di Mary Bee: un istinto che prescinde da ogni epoca, circostanza o genere”. The Homesman “compie un salto di qualità, mettendo in gioco anche la visione del divino fino a quel momento data per acquisita”, scrive sempre Casella. “Più che di una redenzione, quel mondo apparentemente impostato sul mito della frontiera ha bisogno di una purificazione dei suoi appetiti egoistici e della sua concezione della supremazia di una razza, o un genere, o una nazionalità. Una necessità annunciata dal mutuo lavaggio di Mary Bee e George prima di intraprendere il loro viaggio, e ripetuta simbolicamente più avanti nella storia”.

redazione