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mercoledì 20 agosto 2014

Film appena usciti per questo week end (dal 20 al 24 agosto 2014)

Liberaci dal male

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Scott Derrickson. Con Eric Bana, Édgar Ramírez, Olivia Munn, Sean Harris, Joel McHale, Dorian Missick, Antoinette LaVecchia, Scott Johnsen, Valentina Rendón, Daniel Sauli. Horror/thriller, Usa 2014. Durata 118' circa. Warner Bros. Pictures Italia. Uscita: 20 agosto 2014.

La trama
Il poliziotto newyorchese Ralph Sarchie, già alle prese con i propri problemi personali, inizia a indagare su una serie di crimini inquietanti e inspiegabili. Unisce le sue forze con un prete anticonformista, esperto in rituali di esorcismo, per combattere le possessioni spaventose e demoniache che stanno terrorizzando la loro città. Il film è ispirato al libro dello stesso Ralph Sarchie, in cui l'autore racconta gli agghiaccianti dettagli di casi vissuti in prima persona.

***

Cattivi vicini

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Nicholas Stoller. Con Seth Rogen, Zac Efron, Rose Byrne, Elise Vargas, Zoey Vargas, Brian Huskey, Lisa Kudrow, Ike Barinholtz, Dave Franco, Christopher Mintz-Plasse, Jake Johnson, Carla Gallo, Jason Mantzoukas. Commedia, Usa 2014. Durata 96' circa. Universal Pictures Italia. Uscita: 20 agosto 2014.

La trama
Secondo tutte le apparenze, i neo genitori Mac e Kelly Radner stanno vivendo il classico sogno americano, arricchito dalla nascita di un’adorabile bambina e da una bella casetta nuova di zecca nei quartieri residenziali fuori città. Nonostante tutto, questi due trentenni vogliono ancora illudersi di essere rimasti, nel loro piccolo, ancora giovani e ribelli. Una fase che si rivelerà una sfida critica, come accade sempre (o solo a volte) ai festaioli impenitenti che si trovano a dover affrontare un ostacolo inevitabile: l’arrivo dell’età adulta. Quando Mac e Kelly scoprono la notizia dell’arrivo dei nuovi vicini, dozzine di confratelli della congrega Delta Psi Beta guidati dal carismatico presidente Teddy Sanders, decidono di provare a stare al gioco e sfruttare il meglio da una situazione che sembra essere una manna dal cielo. Ma le feste dei confratelli cominciano a raccogliere sempre più adepti, arrivando a divenire celebrazioni dalle dimensioni epiche. Così entrambe le parti iniziano a irrigidirsi sulle proprie posizioni, arrivando a sabotaggi, minacce e continui screzi che danno il via a una guerra che potrebbe durare secoli.

***

Step Up All In

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Trish Sie. Con Briana Evigan, Ryan Guzman, Adam G. Sevani, Alyson Stoner, Izabella Miko, Stephen Boss, Misha Gabriel Hamilton, Chadd Smith, Martín Lombard, Abigail Rich, Mari Koda, Lorella Boccia. Drammatico, Usa 2014. Durata n.d.. M2 Pictures. Pictures Italia. Uscita: 20 agosto 2014.

La trama
Una delle saghe dance più famose della storia del cinema porta la competizione a livelli incredibili con il nuovo Step Up All In. Lo street dancer di Miami Sean Asa, si traferisce a Hollywood per inseguire i suoi sogni di fama e fortuna, solo per poi scoprire le quasi insormontabili difficoltà per sfondare nel mondo della danza professionista. Ma quando la nuova crew che ha formato insieme alla bella e testarda Andie West, raggiunge le fasi finali di un reality tv ad alto contenuto di adrenalina nella scintillante Las Vegas, Sean si trova a un passo dal raggiungere il suo sogno, sempre se sarà in grado di mettere da parte vecchie alleanze e rivalità di lunga data e fare solo quello che ama di più al mondo: ballare.

martedì 29 luglio 2014

Il più bello di martedì 29 luglio, prima serata, sul digitale: ‘Vincere’ (Rai 5, canale 23, alle 21,15)

La locandina
Vincere

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI

David di Donatello 2010: miglior regista a Marco Bellocchio, migliore fotografia a Daniele Ciprì, migliore scenografia a Marco Dentici, migliori costumi a Sergio Ballo, miglior trucco a Franco Corridoni, migliori acconciature a Alberta Giuliani, miglior montaggio a Francesca Calvelli, migliori effetti speciali visivi a Paola Trisoglio e Stefano Marinoni; Nastri d'argento 2009: miglior attrice protagonista a Giovanna Mezzogiorno, miglior fotografia a Daniele Ciprì, miglior montaggio a Francesca Calvelli, miglior scenografia a Marco Dentici;  Globo d'oro 2009: migliore attrice a Giovanna Mezzogiorno, miglior fotografia a Daniele Ciprì, Globo d'oro Speciale Stampa Estera a Marco Bellocchio;. Ciak d'oro 2010: migliore fotografia a Daniele Ciprì, miglior montaggio a Francesca Calvelli, miglior manifesto.

La scheda
Un film di Marco Bellocchio. Con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Simona Nobili, Vanessa Scalera. Drammatico, Ita/Fra 2009. Durata 128 circa. 01 Distribution.

La trama
Nella vita di Mussolini c’è uno scandalo segreto: una moglie e un figlio, concepito, riconosciuto e poi negato. Questo segreto ha un nome: Ida Dalser. Una donna che grida la sua verità fino alla fine, nonostante il disegno del regime di distruggere ogni traccia che la colleghi al Duce. Per il regime Ida Dalser è una minaccia, una donna da rinchiudere in un ospedale psichiatrico - lontano dal figlio, dalla famiglia, dalla gente - dove tuttavia, incapace di sbiadire nell’ombra e forse salvarsi, continua a rivendicare il suo ruolo di moglie legittima del Duce e madre del suo primo figlio maschio Benito Albino Mussolini. Le loro due esistenze sono state cancellate dal mondo e dalla memoria. Una pagina oscura che la storiografia ufficiale non racconta.

Recensione (rassegna stampa)
Il regista
Marco Bellocchio
Il film fu presentato al Festival di Cannes 2009. “(...) Liberamente ispirato al saggio storico (non privo di zone d’ombra) Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni - ricorda Claudio Zito di Onda Cinema - il soggetto si adatta benissimo a quella narrazione che getta alle ortiche convenzioni e linearità cui Marco Bellocchio ci ha abituati (...) Prima parte del tutto atipica: un melò estremamente passionale, di fatto senza dialoghi, ma sviluppato a partire da immagini dal fascino gotico, da brevi monologhi privi di risposta, contrappuntato da intuizioni d’avanguardia e rari squarci onirici (...) La tenuta alla distanza è la questione dubbia, in merito alla riuscita del film”, rileva ancora la recensione di Onda Cinema. “L’onnipresenza delle musiche pompose rischia di stancare, mentre lungaggini e altri momenti di noia fanno capolino. Né l’evoluzione parallela di storia e Storia, della follia del regime e di quella, presunta, delle sue vittime, appaiono del tutto convincenti. Ma Bellocchio ha l’intelligenza di non far concludere la sua opera (salvo didascalie finali) con la morte degli sconfitti, bensì con una sequenza straordinariamente evocativa: il figlio segreto del Duce (…) prima di soccombere, si lancia in una schizzata imitazione del padre, mentre il dramma della guerra incombe. Una delle tante sequenze da ricordare - termina Zito - al pari del ricovero della madre successivo al di lei pestaggio”.


Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno in una scena di Vincere
“(...) La paura era che (il film, ndr) non prendesse posizione, limitandosi ad una traccia storica - scrive Glauco Almonte di Cinema del Silenzio - sulla quale muovere Benito e Ida come i due protagonisti di una qualsiasi tragedia. Bastano pochi minuti di Vincere perché passi ogni dubbio: Bellocchio ha fatto un film a tratti imponente, affiancando tanto nelle inquadrature quanto nei dialoghi il suo punto di vista a quello prettamente storico (...) Giovanna Mezzogiorno nei panni della Dalser ci mostra un lato erotico-compulsivo che le è nuovo e riesce a smorzare i toni in una situazione in cui ci si potevano aspettare strepiti a non finire; chi sorprende è Filippo Timi - rileva Cinema del Silenzio - che abbina una prima parte in cui può plasmare un personaggio con un margine di libertà ad una seconda fatta di pochissime ma riuscitissime scene, su tutte l’imitazione del padre per far divertire gli amici (Timi interpreta sia il Duce che il figlio nella loro giovinezza, mentre Mussolini adulto è lasciato alle sole immagini di repertorio). Il prodotto compiuto è alla fine un po’ pesante, molte volte si ha l’impressione che le scene siano troppo lunghe - scrive ancora Almonte - ma subito un’immagine o una breve sequenza affascinante re-immerge lo spettatore nella contemplazione dell’opera (...)”.
redazione

venerdì 25 luglio 2014

Il più bello di venerdì 25 luglio, prima serata, sul digitale: ‘A History of Violence’ (Rai Movie, canale 24, alle 21,15)

La locandina
A History of Violence

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid, Sumela Kay. Thriller/azione/drammatico. Durata 96' circa. 01 Distribution.

La trama
Tom Stall vive tranquillo e felice con la moglie avvocato e i loro due bambini nella piccola città di Millbrook, Indiana (Usa), ma la loro idilliaca esistenza va in pezzi quando una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante. Quando si accorge del pericolo, entra in azione e salva i suoi clienti e amici uccidendo i due criminali per difesa. La vita di Tom cambia dopo quella notte, tutti lo considerano un eroe e il circo dei media lo spinge sotto i riflettori. A disagio per questa inaspettata celebrità, cerca di ritornare alla vita normale, ma deve confrontarsi con un tipo misterioso e minaccioso, che arriva in città credendo che Tom sia l’uomo dal quale in passato ha subìto ingiustizie. Tom e la sua famiglia reagiscono allo scambio d’identità e lottano per far fronte alla nuova realtà, ma sono costretti a rivedere le loro relazioni e i problemi che li dividono.

Recensione (rassegna stampa)
“Era dai tempi di Crash (2004, ndr) che Cronenberg non ci offriva un film (a sinistra il TRAILER) così rigoroso e crudo - rileva Luca Pacilio di Onda Cinema - senza cedimenti e senza compiacimenti; una storia fatta di immagini asciutte che coprono un’architettura solidissima; la rappresentazione, zeppa di segni, di una realtà codificata attraverso l’uso della fiction (la stessa, nuova, esistenza ... del protagonista si fonda su una finzione: il sogno americano). La violenza ivi rappresentata ‘non è coreografata’ (ipse dixit) ma è scabra, aspra, disturbante, reale; è, soprattutto, un malessere strisciante che si annuncia (i mostri del sogno della bambina: una minaccia in germe) e che, giunto in casa, dilaga epidemico (il figlio che picchia il compagno e ammazza il nemico trova in sé l’energia di un male atavico, la moglie che schiaffeggia il marito, l’amplesso come una lotta mostruosa), è un morbo astratto ma contagioso che contamina un microcosmo apparentemente sterile che
Il regista David Cronenberg
solo la scena finale sembra ricomporre (il gesto con cui la figlioletta mette il piatto in tavola restaura, tra mille perplessità - poiché nulla potrà più essere come prima - il devastato quadro iniziale) ... E nulla sbaglia l’autore da un punto di vista formale: inquadrature taglienti che dicono più di qualsiasi effetto speciale; un piano sequenza iniziale (un lynchiano ingresso nel malefico strange world) superlativo per sospensione, tempi, tensione e che sfocia nell’ordinary world di Tom (la chirurgica direzione della fotografia è del fedele
Peter Sushitzky); superbe scelte attoriali (tutto il cast, nessuno escluso, e un redivivo William Hurt, gigione da applauso); le gravi, strategiche musiche di Howard Shore. Un colpo secco - conclude Pacilio - che ci ha stesi”.

Ed Harris in una scena di A History of Violence
“(...) Tratto da un fumetto di John Wagner il nuovo film di Cronenberg torna sui territori cari al regista”, scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - : l’identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza. Anche lo stile narrativo gioca su questi elementi, tanto che il film potrebbe essere oggetto di una doppia recensione. Se lo si prende per come appare si tratta di un thriller molto stereotipato con buone dosi di esagerazione narrativa e di umorismo spesso involontario. Se invece lo si legge a partire dalla prima inquadratura che sembra un quadro di Hopper allora le cose cambiano. Si pensa al Cronenberg raffinato intellettuale che opera una rilettura sui generi per svelarne la fragilità e l’ambiguità. Questa volta propendiamo per la prima scelta quasi che il regista canadese, dopo la complessa prova di Spider (2002, ndr) avesse deciso di avvalersi di una fonte di ispirazione ‘bassa’ per vedere come i meccanismi narrativi funzionano in quel contesto senza però volersene distanziare criticamente. Grande - conclude Zappoli - come sempre, Ed Harris”.

redazione

mercoledì 23 luglio 2014

Con ‘Get On Up’ arriva sul grande schermo il biografico su James Brown

La locandina
Valutazione n.d.

La scheda
Un film di Tate Taylor. Con Chadwick Boseman, Viola Davis, Octavia Spencer, Nelsan Ellis, Lennie James, Nick Eversman, James DuMont, Dan Aykroyd, Jill Scott, Keith Robinson, Tika Sumpter. Biografico, Usa 2014. Universal Pictures. Uscita giovedì 6 novembre 2014.

Trama
Basato sull’incredibile storia della vita del ‘Padrino del Soul’, James Brown. Attraverseremo con la musica, il viaggio di Brown, dalla misera infanzia in Georgia fino alla trasformazione in una delle più influenti figure del ventesimo secolo.

Cosa sappiamo
Film biografici, documentari o docufilm che siano, i lungometraggi dedicati ai miti della musica al cinema vanno molto di moda. Ieri abbiamo presentato il biopic sui Duran Duran, Duran Duran: Unstaged (articolo). Oggi con Get On Up (a sinistra il TRAILER) è la volta del ‘Signor Dinamite’, ‘Padrino del Soul’, ‘Più grande lavoratore dello showbiz’ o che dir si voglia, James Brown, morto 73enne ad Atlanta il 25 dicembre del 2006. Una vita ripercorsa a partire dall’infanzia trascorsa in estrema povertà fino all’evoluzione in una delle figure più influenti del ventesimo secolo. Alla regia Tate Taylor (autore nel 2012 del coinvolgente The Help, quattro nomination agli Oscar per un film campione d’incassi) e a incarnare il portentoso re del gospel e del rhythm and blues è stato chiamato Chadwick Boseman (in precedenza giusto una parte di rilievo in 42, nei panni di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball professionista di colore). Nel film recitano anche Dan
Il regista Tate Taylor
Aykroyd
(visto di recente nell’apprezzato Dietro i candelabri) Viola Davis e Octavia Spencer, queste ultime già nel cast del succitato The Help. Il progetto è sostenuto niente popò di meno che dal leader dei Rolling Stones, sir Mick Jagger con Victoria Pearman (Shine a Light) tramite la Jagged Films. Universal Pictures ha reso disponibili un nuovo trailer e una prima locandina ufficiale.

Get on Up è molto più di un riff televangelista, si legge nell’articolo di Filippo Brunamonti su Repubblica online: segue James Brown dall’infanzia, nelle baracche e i paesaggi rurali della Carolina del Sud, nel mezzo della Grande depressione del ‘33, tra abbandoni, abusi, riformatori, celle. Nessuno poteva dettare le regole: lui era destinato a infrangerle. Da pugile amatoriale a musicista di strada, fino alla consacrazione di forza nella musica popolare. Lo stesso genere di musica che ha continuato a ispirare artisti motown, jazz e blues, nonostante Brown resti un talento inclassificabile. Rick Rubin ha scritto: “In un certo senso, James Brown è come Johnny Cash. Johnny è considerato uno dei re della musica country, ma ci sono molte persone che apprezzano Johnny pur non amando il genere country. Lo stesso vale per James Brown e l'R&B”. Nel film di Taylor, Boseman trema, vacilla, incanta, suda; illumina e trafigge il palco, mettendo a fuoco genio e carisma di Brown: dal concerto all’Apollo Theater, Harlem, del 1962 al T. A. M. I. Show filmato nel 1964, dallo storico concerto del 1968 (Boston Garden) al ‘full-on funk’ all’Olympia Theatre di Parigi nel '71, sotto le note da ballata di Try Me e Lost Someone o ritmi incalzanti come Out of Sight e Night Train.

Il re del gospel e del rhythm and blues, James Brown
L’impegno per i diritti civili passa, rabbioso, attraverso la campagna per l’educazione dei bambini poveri - rileva ancora Brunamonti - e, in pieno movimento ‘Pantere Nere’, il manifesto funk, Say It Loud - I’m Black And I’m Proud. Poco prima della morte (…) combatterà per salvare dalla lapidazione Amina Lawal, nigeriana condannata a morte per essere rimasta incinta fuori dal matrimonio. «Trovare James Brown nel volto-specchio di un attore odierno, non era semplice», aggiunge il regista nell’intervista riportata da Repubblica online.
In primo piano l'attore Chadwick Boseman,
in una scena di Get On Up
«Quando si è presentato
Chadwick Boseman e ha recitato con quel dialetto, quella postura, quella musicalità tipica di Brown, dimostrandosi capace di avere 17 anni un giorno e 60 il successivo, mi son detto: “È fatta”. Tant’è vero che l'intera crew si è rivolta a Chad chiamandolo Mr. Brown tutto il tempo».

L’attore Dan Aykroyd interpreta il booking agent Ben Bart; ha collaborato con Brown in Blues Brothers (1980) di John Landis, assieme a John Belushi (ricordate il sermone del reverendo Cleophus James?) e in Doctor Detroit e Blues Brothers 2000. «Lo avevo già visto esibirsi in diverse occasioni, a partire da quando ero un ragazzino, all’Esquire Show Bar a Montreal. Aveva i suoi problemi e le sue difficoltà come essere umano, ma amava le persone. Le amava sul serio. Credo che questo film rifletta la passione per Brown e il suo amore universale. Lui sarebbe orgoglioso specialmente del tono di spiritualità che mette Chad nel rappresentarlo. La voce, il look, la sinuosa paranoia. James Brown ha saputo toccare la vita di tante persone, mantenendo al tempo stesso una distanza netta. Da vero re».
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Cine Blog

martedì 22 luglio 2014

‘Duran Duran: Unstaged’: David Lynch porta al cinema Simon Le Bon & Co.

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di David Lynch. Con Simon Le Bon, John Taylor, Roger Taylor, Nick Rhodes, Gerard Way, Beth Ditto, Kelis, Mark Ronson, Travis Dukelow, David Lynch. Titolo originale: Duran Duran: Unstaged. Documentario, Usa 2011. Durata 121' circa. Woovie. Uscita in Italia lunedì 21 luglio 2014 (nelle sale fino a mercoledì 23).

La trama
Presentato al mercato del Festival di Cannes, Duran Duran: Unstaged mette insieme un universo musicale - quello rappresentato negli anni Ottanta dai Duran Duran, appunto - con un modo particolare di concepire il cinema, quello di David Lynch. La fusione si è realizzata il 23 marzo 2011, in occasione del concerto che la band tenne - in formazione originale con Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor - al Mayan Theater di Los Angeles. Lì, il regista seguì lo spettacolo riprendendo e montandolo live secondo i suoi gusti e i suoi canoni stilistici. Il risultato è un progetto unico, rivolto ai fan della band inglese ma non solo.

Curiosità
Per l'occasione David Lynch manipolò in tempo reale le immagini del concerto dato in streaming. Ora il film-esperimento (qui a sinistra il TRAILER) arriva in alcune sale nostrane dopo essere stato proiettato al Moma (Museum of Modern Art) di New York. E proprio la proiezione al Moma rende chiaro come ci si trovi di fronte a un esperimento di tipo artistico - si legge su Today - inedito nel campo musicale. Non è infatti il classico film-concerto con firma prestigiosa - come fu Shine A Light diretto da Martin Scorsese per i Rolling Stones - e nemmeno un documentario con dietro le quinte e interviste.

Un passaggio dl docu-film Duran Duran: Unstaged
Recensione (rassegna stampa)
“(...) Siamo trasportati a Los Angeles nel Mayan Theater ed è il 23 marzo 2011 - scrive Alfonso Corace di Cinemamente - e la formazione del gruppo è quella storica (…) Si parte con la musica e subito ci si accorge che ci sono due diversi livelli visivi, uno (quasi sempre in b/n) formato da loro, i Duran Duran in una forma smagliante, e un altro livello con disturbi, fiamme, e scene che Lynch cerca di legare alla musica con la sua consueta disarmonia e il suo non-sense a tratti irritante. Questo lo si percepisce immediatamente, ma spesso il fastidio è funzionale a comprendere la mente e le sensazioni, e quindi ci arrendiamo a questo connubio, sorretto dalla musica trascinante dei Duran Duran, che esplorano il loro repertorio dagli anni ’80 fino all’ultimo All You Need is Now, risalente al 2010 (...) L’esperienza è sicuramente insolita e queste sovrapposizioni visive arricchiscono (quasi sempre) la musica in modo singolare grazie a tecniche che vanno dallo stop-motion alla pittura passando per la scultura. Resta il fatto che probabilmente, una volta finito di vedere il concerto, quello che rimarrà di più saranno loro, i Duran Duran, musicisti nettamente migliorati rispetto agli anni ’80 - rileva sempre Corace - autori di canzoni che hanno fatto da sfondo alla vita di moltissime persone per più di 30 anni (...)”.

Il regista
David Lynch
“(...) Un binomio inconsueto e imprevedibile - rileva Emanuele Sacchi di My Movies - quello formato dalla band di Simon Le Bon e dall’eccentrico regista di Velluto Blu, lontano dalla macchina da presa ormai dai tempi di Inland Empire, datato 2006. Un contrasto potenzialmente stimolante per un artista che, proprio lavorando sugli opposti (ottimismo/perversione, discesa agli inferi e redenzione), ha costruito opere che hanno mutato irreversibilmente l’immaginario collettivo e rivoluzionato il linguaggio cinematografico. Ma, come per i progetti più recenti dell’uomo di Missoula - il disco come BlueBob, gli spot pubblicitari perlopiù ‘alimentari’ - anche in Unstaged prevale un senso di incompiutezza, svogliatezza e di occasione mancata. Come se il cinema a Lynch non interessasse più e la sperimentazione su di esso si fosse ormai esaurita (...) Lynch, del tutto estraneo al contesto, finisce quindi solo per rovinare un po’, anziché arricchire, un eccellente show che tale - senza ambizioni artistiche sproporzionate - sarebbe dovuto rimanere”, conclude Sacchi.

redazione

giovedì 17 luglio 2014

Il più bello di giovedì 17 luglio, prima serata, sul digitale: ‘The Life of David Gale’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
The Life of David Gale

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Alan Parker. Con Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Gabriel Mann, Matt Craven, Rhona Mitra, Leon Rippy, Cleo King, Constance Jones, Lee Ritchey, Cindy Waite, Jim Beaver. Drammatico, Usa 2003. Durata 131' circa. Uip.

La trama
Texas, oggi. Mentre in carcere sta aspettando il giorno dell’esecuzione capitale, David Gale, un tempo stimato docente di filosofia e attivista di un movimento contro la pena di morte, ottiene il permesso per rilasciare un’intervista alla giornalista Bitsey. A lei Gale dice di non aver stuprato né ucciso l’amica Constance, di essere anzi vittima di un complotto per denunciare il quale ora intende raccontare come si sono svolti veramente i fatti. Torna così a qualche tempo addietro, quando la falsa accusa di una studentessa per violenza sessuale gli aveva causato la perdita sia del posto all’università sia della moglie trasferitasi in Spagna con il figlioletto.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Si tratta di un thriller, costruito tenendo ben presenti le esigenze commerciali e in cui, via via che l’indagine va avanti, la fiction prende il sopravvento sulla ‘tesi’ - rileva Alberto Crespi di Film Tv, ripreso da Coming Soon - e l'intreccio si fa sempre più macchinoso, con scarso rispetto per la verosimiglianza e la legge delle probabilità. Il soggetto ricorda piuttosto da vicino quello di un film del 1956, L'alibi era perfetto, uno tra i noir americani meno noti di Fritz Lang: ma laddove Lang componeva con geometrica lucidità e rigore morale la sua arringa contro la pena di morte, Alan Parker si dà da fare per stupirci con colpi di scena, rimescolamenti di carte e ‘rivelazioni’ che non sorprenderebbero neppure il più ingenuo degli spettatori. Fino, e qui si arriva al paradosso, a una conclusione controproducente - chiude Crespi - proprio per la causa che sta perorando”.

Kate Winslet in una scena del film di Alan Parker
“(...) Alan Parker domina con maestria ed estrema originalità l’ottima sceneggiatura di Charles Randolph (professore di filosofia a Vienna, alla sua prima fatica come scrittore)”, scrive Daniele Sesti di Film Up. Il regista inglese riesce a enfatizzare, impreziosendoli, i dialoghi dello script che costituiscono certamente uno dei punti di forza dell’opera. In particolare, vi segnaliamo il dialogo sulla veranda, di sera, tra Spacey e la commovente Laura Linney (nella parte di Constance, vero motore di tutta la storia): dialoghi da manuale (...) L’idea di raggiungere più gente possibile grazie alla scelta di uno stile popolare, in questo caso, è certamente vincente. Così come vincente ed entusiasmante è stata le scelta di scegliere due interpreti come Kevin Spacey e Laura Linney. I due sono autori di veri e propri pezzi di bravura recitativa tali da lasciarci veramente a bocca aperta. The life of David Gale è un film assolutamente da vedere e da far vedere”, conclude Sesti. “Perché? Perché ‘in conclusione una società civilizzata deve convivere con una dura verità: chi cerca vendetta scava due tombe’”.
redazione