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mercoledì 23 luglio 2014

Con ‘Get On Up’ arriva sul grande schermo il biografico su James Brown

La locandina
Valutazione n.d.

La scheda
Un film di Tate Taylor. Con Chadwick Boseman, Viola Davis, Octavia Spencer, Nelsan Ellis, Lennie James, Nick Eversman, James DuMont, Dan Aykroyd, Jill Scott, Keith Robinson, Tika Sumpter. Biografico, Usa 2014. Universal Pictures. Uscita giovedì 6 novembre 2014.

Trama
Basato sull’incredibile storia della vita del ‘Padrino del Soul’, James Brown. Attraverseremo con la musica, il viaggio di Brown, dalla misera infanzia in Georgia fino alla trasformazione in una delle più influenti figure del ventesimo secolo.

Cosa sappiamo
Film biografici, documentari o docufilm che siano, i lungometraggi dedicati ai miti della musica al cinema vanno molto di moda. Ieri abbiamo presentato il biopic sui Duran Duran, Duran Duran: Unstaged (articolo). Oggi con Get On Up (a sinistra il TRAILER) è la volta del ‘Signor Dinamite’, ‘Padrino del Soul’, ‘Più grande lavoratore dello showbiz’ o che dir si voglia, James Brown, morto 73enne ad Atlanta il 25 dicembre del 2006. Una vita ripercorsa a partire dall’infanzia trascorsa in estrema povertà fino all’evoluzione in una delle figure più influenti del ventesimo secolo. Alla regia Tate Taylor (autore nel 2012 del coinvolgente The Help, quattro nomination agli Oscar per un film campione d’incassi) e a incarnare il portentoso re del gospel e del rhythm and blues è stato chiamato Chadwick Boseman (in precedenza giusto una parte di rilievo in 42, nei panni di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball professionista di colore). Nel film recitano anche Dan
Il regista Tate Taylor
Aykroyd
(visto di recente nell’apprezzato Dietro i candelabri) Viola Davis e Octavia Spencer, queste ultime già nel cast del succitato The Help. Il progetto è sostenuto niente popò di meno che dal leader dei Rolling Stones, sir Mick Jagger con Victoria Pearman (Shine a Light) tramite la Jagged Films. Universal Pictures ha reso disponibili un nuovo trailer e una prima locandina ufficiale.

Get on Up è molto più di un riff televangelista, si legge nell’articolo di Filippo Brunamonti su Repubblica online: segue James Brown dall’infanzia, nelle baracche e i paesaggi rurali della Carolina del Sud, nel mezzo della Grande depressione del ‘33, tra abbandoni, abusi, riformatori, celle. Nessuno poteva dettare le regole: lui era destinato a infrangerle. Da pugile amatoriale a musicista di strada, fino alla consacrazione di forza nella musica popolare. Lo stesso genere di musica che ha continuato a ispirare artisti motown, jazz e blues, nonostante Brown resti un talento inclassificabile. Rick Rubin ha scritto: “In un certo senso, James Brown è come Johnny Cash. Johnny è considerato uno dei re della musica country, ma ci sono molte persone che apprezzano Johnny pur non amando il genere country. Lo stesso vale per James Brown e l'R&B”. Nel film di Taylor, Boseman trema, vacilla, incanta, suda; illumina e trafigge il palco, mettendo a fuoco genio e carisma di Brown: dal concerto all’Apollo Theater, Harlem, del 1962 al T. A. M. I. Show filmato nel 1964, dallo storico concerto del 1968 (Boston Garden) al ‘full-on funk’ all’Olympia Theatre di Parigi nel '71, sotto le note da ballata di Try Me e Lost Someone o ritmi incalzanti come Out of Sight e Night Train.

Il re del gospel e del rhythm and blues, James Brown
L’impegno per i diritti civili passa, rabbioso, attraverso la campagna per l’educazione dei bambini poveri - rileva ancora Brunamonti - e, in pieno movimento ‘Pantere Nere’, il manifesto funk, Say It Loud - I’m Black And I’m Proud. Poco prima della morte (…) combatterà per salvare dalla lapidazione Amina Lawal, nigeriana condannata a morte per essere rimasta incinta fuori dal matrimonio. «Trovare James Brown nel volto-specchio di un attore odierno, non era semplice», aggiunge il regista nell’intervista riportata da Repubblica online.
In primo piano l'attore Chadwick Boseman,
in una scena di Get On Up
«Quando si è presentato
Chadwick Boseman e ha recitato con quel dialetto, quella postura, quella musicalità tipica di Brown, dimostrandosi capace di avere 17 anni un giorno e 60 il successivo, mi son detto: “È fatta”. Tant’è vero che l'intera crew si è rivolta a Chad chiamandolo Mr. Brown tutto il tempo».

L’attore Dan Aykroyd interpreta il booking agent Ben Bart; ha collaborato con Brown in Blues Brothers (1980) di John Landis, assieme a John Belushi (ricordate il sermone del reverendo Cleophus James?) e in Doctor Detroit e Blues Brothers 2000. «Lo avevo già visto esibirsi in diverse occasioni, a partire da quando ero un ragazzino, all’Esquire Show Bar a Montreal. Aveva i suoi problemi e le sue difficoltà come essere umano, ma amava le persone. Le amava sul serio. Credo che questo film rifletta la passione per Brown e il suo amore universale. Lui sarebbe orgoglioso specialmente del tono di spiritualità che mette Chad nel rappresentarlo. La voce, il look, la sinuosa paranoia. James Brown ha saputo toccare la vita di tante persone, mantenendo al tempo stesso una distanza netta. Da vero re».
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Cine Blog

martedì 17 giugno 2014

“Quel che sapeva Maisie”, una bambina osserva i continui inciampi degli adulti

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Scott McGehee, David Siegel. Con Julianne Moore, Alexander Skarsgård, Onata Aprile, Joanna Vanderham, Steve Coogan, Emma Holzer, Diana Garcia, Stephen Mailer, Samantha Buck, Joel Garland, Trevor Long, James Colby, Gil O'Brien, Mario Moise Fontaine, Kevin Cannon, Owen Shipman, Zachary Unger, Robert C. Kirk, Malachi Weir. Titolo originale: What Maisie Knew. Drammatico, Usa 2013. Durata 99' circa. Teodora Film. Uscita: giovedì 26 giugno 2014.

La trama
Il mondo visto con gli occhi di Maisie, una bimba di sei anni contesa nella causa di divorzio da una mamma rocker e un padre sempre in viaggio d’affari. Ispirato all’omonimo romanzo di Henry James, il film sposta l’azione in una New York frenetica e scintillante: Maisie guarda silenziosa il mondo degli adulti che sembrano bambini capricciosi, i nuovi matrimoni dei suoi genitori (quello di facciata del padre con la giovane tata Margo e quello per ripicca della madre col giovane barman) pur di ottenere la sua custodia.

Recensione dal trailer
Impossibile non notare che nel caso di Julianne Moore più passano gli anni più sembra ringiovanire e diventare più brava, film dopo film. Ne è un nuovo esempio questo Quel che sapeva Maisie (il romanzo di Henry James che ne è il soggetto si intitola Ciò che sapeva Maisie - What Maisie Knew, pubblicato in volume nel 1897), film drammatico con qualche venatura da commedia. La 53enne attrice di Fayetteville (Arkansas, Usa) è qui chiamata dagli inseparabili registi autori della pellicola, Scott McGehee e David Siegel (il loro è un curriculum piuttosto misero, del quale si può ricordare l’accettabile Parole d'amore, del 2005, con Richard Gere e Juliette Binoche), a personificare un’irrequieta, a sprazzi selvaggia rockettara, sì amabile ma anche incostante e impreparata di fronte all’onere di accudire sua figlia Maisie, appunto. La quale, interpretata dalla giovanissima esordiente Onata Aprile, senza dubbio all’altezza del compito, è la vera protagonista dell’opera sceneggiata con cura da Nancy Doyne e Carroll Cartwright.

Julianne Moore e Alexander Skarsgård
con la piccola Onata Aprile
Come nella novella di James, il film è ciò che la ragazzina osserva intorno a sé. Giunge - ai suoi occhi e di conseguenza, poi, alla sua sensibilità e ai meccanismi della sua crescita di essere umano - un bizzarro e ridicolo e avvilente universo in cui come in un acquario sguazzano gli adulti. Quelli che, in teoria, dovrebbero preoccuparsi di Maisie, ma che invece sono tutti impegnati a farsi più male possibile fra loro e, in tal modo, a fare sempre più male a se stessi. Lo spettatore, insieme alla piccola protagonista dell’opera filmica, si ritrova a contemplare un affresco caotico ma nel quale è tutto molto chiaro sin dal principio. Parlando di attori, ne esce molto bene lo svedese Alexander Skarsgård, all’ennesima prova convincente degli ultimi anni che l’hanno visto imporsi con sempre maggior personalità nel cinema hollywoodiano. Proprio come ha saputo fare il padre Stellan.

Una scena di Quel che sapeva Maisie
È assai probabile che questo sia il film-trampolino di lancio per i succitati cineasti. I quali hanno il merito di aver saputo valorizzare tutti i personaggi che costituiscono i pilastri del racconto. Ognuno di essi gioca in un ruolo basilare per rendere chiara la tematica e gli attori - ad esempio anche il britannico Steve Coogan, consacratosi di recente con l’ottimo Philomena di Stephen Frears al fianco di Judi Dench - in questo hanno gran parte del merito. Per quanto sia in grado di trasmettere un trailer, ci si può attendere un lungometraggio saldamente fedele alle regole del cinema commerciale statunitense e con molte situazioni già in abbondanza sfruttate in lavori dello stesso genere. Il tutto, comunque, pare essere confezionato con professionalità così che ne nasce una pellicola che vale la pena di essere vista e che, probabilmente, conquisterà un buon numero di spettatori.

Stefano Marzetti

mercoledì 16 aprile 2014

“Maleficent”, il cuore di Angelina Jolie diventa di pietra (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Robert Stromberg. Con Angelina Jolie, Juno Temple, Elle Fanning, Miranda Richardson, India Eisley, Sharlto Copley, Sam Riley, Brenton Thwaites, Imelda Staunton, Marama Corlett, Peter Capaldi, Toby Regbo, Lesley Manville, Kenneth Cranham, Vivienne Jolie-Pitt, Zahara Jolie-Pitt, Pax Jolie-Pitt. Fantastico, Usa 2014.

Trama del film
La rilettura della Bella Addormentata dal punto di vista della cattiva Malefica. Una bella e giovane donna dal cuore puro con impressionanti ali nere, Malefica vive una vita idilliaca immersa nella pace della foresta del regno, fino a quando un esercito d’invasori umani minaccia l'armonia di quei luoghi. Malefica diventa la più fiera protettrice delle sue terre ma rimane vittima di uno spietato tradimento ed è a questo punto che il suo cuore comincia a tramutarsi in pietra. Decisa a vendicarsi, Malefica affronta una battaglia epica con il re degli umani e, alla fine, lancia una maledizione contro la piccola Aurora. Quando la bambina cresce, Malefica capisce che Aurora rappresenta la chiave per farle trovare la vera felicità e riportare la pace nel regno.

Critica
Non è altro che il rilancio (in gergo tecnico reboot), voluto dalla Disney, de La bella addormentata. Il punto di vista del racconto filmico è quello della narrazione di Malefica, il personaggio presentato in modo conciso nella trama che potete leggere più in alto. L'opera è realizzata dal regista/scenografo Robert Stromberg (prima esperienza dietro la cinepresa), che potrebbe riecheggiare lo stile di Tim Burton, giacché ha lavorato con quest’ultimo all’allestimento e agli effetti speciali del mediocre Alice in Wonderland (2010, sempre della Disney ma ha messo il suo zampino, ad esempio, anche in Avatar). Malefica è interpretata dalla californiana Angelina Jolie (la premio Oscar reduce dall’inatteso flop di The Tourist nel 2010), "signora di ogni male - ci dice Tirza Bonifazi di My Movies - che si racconta sia alta, dalla pelle verde, con occhi gialli e un copricapo dal quale spuntano due grandi corna nere".

Angelina Jolie in una scena di Maleficent
Il film è ancora in fase di ultimazione e dovrebbe arrivare nelle sale italiane il prossimo 29 maggio. Nei panni della piccola Aurora, la principessa colpita dalla maledizione di Malefica, sarà la brava Elle Fanning (l'oggi 16enne protagonista del fantascientifico e apprezzato Super 8 di J.J. Abrams nel 2011) con il supporto di Miranda Richardson (navigata attrice - Golden Globe nel 1993 per Un incantevole aprile - vista anche in un paio di episodi della saga di Harry Potter oltre che, nel 2010, protagonista del discreto We Want Sex), nell’ambito di un cast, con tutto il rispetto, non esattamente di prima fascia (a parte i succitati).

Elle Fanning, co-protagonista del film di Robert Stromberg
Una forza, tuttavia, la pellicola pare averla e risiede perlopiù nell’interpretazione di Jolie, sempre carismatica e supportata da una bellezza che a 38 anni è ancora più che garantita e da una tecnica recitativa che l’artista di origine ceca non smette di affinare.  È, infatti, sul suo personaggio che la sceneggiatura scritta a sei mani da Paul Dini, Linda Woolverton (suo lo script di Alice in Wonderland) e John Lee Hancock (quest'ultimo, come regista, reduce quest'anno dal più che apprezzato Saving Mr. Banks) è volutamente incentrata. Un film che - a giudicare da alcune brevi preview può contare su effetti speciali, costumi e su una colonna sonora di prim'ordine (non a caso la musica è del grande James Newton Howard) - è comunque rischioso e servirà a verificare le reali possibilità di Robert Stromberg come cineasta. Un'espressione cinematografica destinata a scontrarsi con le stesse difficoltà incontrate da Burton con la fabula del mitico Alice nel Paese delle Meraviglie.

Non essendo supportato dalla visione dell’intera anteprima del film, l’articolo va inteso come una sorta di rassegna stampa da me commentata e, dove possibile, arricchita.

st.mar.

domenica 13 aprile 2014

James Cameron è già al lavoro per altri tre “Avatar”

Avatar sembra destinato a diventare una mega-saga
Buone notizie per i fan di Avatar (record d’incassi in Italia [65 milioni 676mila euro], appena buono negli Usa [circa 73 milioni di dollari]), il kolossal fantasy di James Cameron, cineasta non prolifico negli ultimi anni, visto che la pellicola che narra le vicende del pianeta Pandora, datata 2009, è la sua ultima giunta nelle sale. Per il resto qualche progetto ambizioso, come ho detto. Il 59enne regista canadese, durante una chat su Reddit, ha infatti annunciato che sono in preparazione ben altri tre capitoli di quella che è quindi destinata a diventare una mega-saga (in cui dovrebbero essere protagonisti ancora Sigourney Weaver e Sam Worthington), in un certo senso sulle tracce di Star Wars (con le dovute differenze). «Il secondo, il terzo e il quarto film saranno prodotti contemporaneamente - ha dichiarato l’autore anche di Titanic (1997)  -  adesso sono in pre-produzione. Stiamo ancora sviluppando le creature e i personaggi. Dovremmo finire gli script entro sei settimane».

A sinistra James Cameron con Sam Worthington durante le riprese
Cameron non vedeva l'ora di tornare a raccontare le gesta degli umani trasformati in immagini virtuali dei nativi del pianeta altrimenti non vivibile e, sebbene abbia intenzione di dedicargli altri tre episodi, ammette di aver dovuto rinunciare a parti del progetto originale per questioni logistiche: «La pressione più grande per me è tagliare le cose che amo. Purtroppo sono costretto a dare al film una lunghezza che sia abbordabile per la distribuzione in sala». I sequel di Avatar saranno girati sempre con la tecnica del 3D e arriveranno in sala dal dicembre 2016, uno per anno: «Credo che tutti i film debbano essere in 3D ma i proiettori hanno bisogno di essere migliorati. Voglio che le persone al cinema vedano quello che io ho perfettamente calibrato nella mia sala proiezione», ha finito il film-maker di Kapuskasing.

s.m.

venerdì 11 aprile 2014

“Enough Said”, fragilità e inquietudine di una donna (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Nicole Holofcener. Con Julia Louis-Dreyfus, James Gandolfini, Catherine Keener, Toni Collette, Ben Falcone, Tracey Fairaway, Christopher Smith, Tavi Gevinson, Eve Hewson. Titolo originale: Enough Said. Drammatico, Usa 2014. Durata 93'. 20th Century Fox. Uscita giovedì 1 maggio 2014.

Trama del film
Eva è una massaggiatrice divorziata con una figlia che sta per andare al college e la situazione la preoccupa non poco. Una sera, a una festa, conosce Albert, suo coetaneo gentile e corpulento, anche lui single, poi Marianne, poetessa con cui va subito d'accordo e che diviene una sua cliente fissa. Di lì a poco l'amicizia con Albert si trasformerà in qualcosa di più profondo, così come il rapporto con Marianne. Quest'ultima, infatti, finirà per sfogarsi con Eva di tutti i difetti dell'ex marito, che ancora la infastidiscono. Peccato che questi sia Albert. Eva si trova così di fronte a un bivio: credere ai racconti dell'amica o proseguire una relazione che sembrava perfetta.

La critica
La regista
Nicole
Holofcener
L’avevo annunciato all’atto della presentazione del prossimo film postumo con James Gandolfini, The Drop (l’articolo). Prima di morire d’infarto a Roma l’estate scorsa, il grande caratterista italoamericano aveva lavorato sodo e così, tanti mesi dopo la sua prematura scomparsa, continuiamo a parlare – volentieri – di lui e della sua efficacia recitativa. Anche in pellicole dove non è per forza protagonista. Questa costanza è una specie di mio personale tributo verso un attore per il quale ho nutrito da sempre stima e simpatia. Insomma, dopo il citato The Drop (o Animal Rescue, non ho ancora ben capito) e dopo il suo poco più che cameo - ma efficace - nel meraviglioso Zero Dark Thirty (l’articolo)Gandolfini il prossimo primo maggio ‘risorgerà’ sul grande schermo con Enough Said (che mi auguro la distribuzione italiana non decida di tradurre nello scontatissimo e inutile Non dico altro; ma temo che il misfatto sia già stato compiuto). Anche in questa circostanza emergerà dal racconto filmato in modo irresistibile, fattore che in una certa misura rischia, a tratti, di nascondere la molteplicità di possibili interpretazioni.

Ben Falcone e Julia Louis-Dreyfus in una scena del film
L’opera filmica – passata dal Torino Film Festival 2013 - è stata girata da Nicole Holofcener (autrice anche televisiva e in particolare, con altri colleghi, dell’acclamata Sex and the City, che nel 2005 è giunta alla sesta stagione; ha inoltre partecipato alla regia dell’omonimo, applaudito film basato sulla serie) ideatrice stessa della fabula e della successiva sceneggiatura. Oltre all’interprete di Westwood (New Jersey, Usa), nel cast spicca la presenza di Julia Louis-Dreyfus (nel 1985 vista nel ‘woodyalleniano’ Hannah e le sue sorelle), che duetta in modo assai efficace con Gandolfini nella vicenda sintetizzata dalla trama e restituisce allo spettatore un “personaggio femminile complesso, inquieto e fragile”, come rileva Gabriele Capolino di Cine Blog .

James Gandolfini
Il film si annuncia bifronte, da un lato maneggevole, dall’altro più complesso e tutto da leggere e interpretare. Comincia andando piano, scalda il motore e poi fa vedere di cosa è capace. Caratteristica che, a mio avviso, distingue sempre una pellicola ‘di livello’ dalla sciapa commediola che non dà spunti per far emergere valenze nascoste. “Si vede che dietro c’è lo zampino di una donna – rileva ancora Capolino - perché se è vero che Non dico altro (vi prego, scriviamo Enough Said) è una commedia romantica, è anche e soprattutto lo studio di un personaggio femminile”. Insomma Eva, la protagonista principale, è una persona sfaccettata, da un lato tutt’altro che simpatica ma della quale, pian piano, si scopre la volontà o il problema, di voler tenere nascosto tutto il suo mondo interiore, il quale le impedisce di affrontare la vita con una sufficiente carica di speranza. E questo la avvicina allo spettatore che riesce a meglio identificarsi.

Julia Louis-Dreyfus e James Gandolfini in Enough Said
Fin qui nulla da dire. La pellicola promette bene, Ma, come spesso accade, i pareri sono discordanti. L’ultima fatica della Holofcener, infatti, sarebbe il prototipo della mancanza di idee da cui è afflitta, in questo periodo, la produzione statunitense e hollywoodiana in particolare. Anche questo film risulterebbe quindi un susseguirsi di procedimenti di significazione triti e ritriti, che lasciano la nota sensazione di ‘già visto’ e, quindi, di delusione. “Per trovare la strada verso un lungometraggio possibilmente fresco e realmente interessante”, scrive Adriano Ercolani di Film.it, la cineasta “avrebbe dovuto cercare soprattutto nuove soluzioni narrative, invece di affidarsi al fascino consolidato dell'ambientazione ‘losangelina’ e alla simpatia carismatica degli attori”. Il critico del suddetto giornale online, va controcorrente rispetto alla collega di Cine Blog, bocciando proprio la prova della Louis-Dreyfus che, da un’iniziale carica comica, “col passare della narrazione ci si accorge che sfodera sempre di più il suo repertorio di smorfie e smancerie per rimpolpare un'interpretazione piuttosto monocorde”. Insomma, in tutto questo c’è di che essere incuriositi e ciò riguarda soprattutto gli strenui amanti della commedia americana. Per restare al sottoscritto, prima di investire i famigerati 8 euro e 50 dovrò esercitare una seria riflessione.

Non essendo accreditato dalla visione dell’anteprima del film, l’articolo va inteso come una sorta di rassegna stampa da me commentata e, dove possibile, arricchita.

st.mar.

giovedì 10 aprile 2014

Il più bello di giovedì, prima serata, sul ‘digitale’: Rai Movie alle 21,15 (con trailer)

La locandina
Premessa: ho visto una sola volta questo film nel 2004, quando giunse nelle sale. Dopo tanti anni, oggi una mia personalissima recensione rischierebbe di non essere del tutto attendibile. Mi aiuterò, quindi, con le opinioni scritte allora da alcuni colleghi, arricchendole, dove possibile, con mie osservazioni.

Neverland - Un sogno per la vita


RICONOSCIMENTI PRINCIPALI

Premio Oscar 2005: miglior colonna sonora a Jan A.P. Kaczmarek; Critics' Choice Movie Award 2004: miglior film per la famiglia e miglior giovane attore a Freddie Highmore; National Board of Review Award 2004: miglior film e migliori dieci film.

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di Marc Forster. Con Johnny Depp, Kate Winslet, Julie Christie, Dustin Hoffman, Nick Roud, Radha Mitchell, Freddie Highmore, Joe Prospero, Kate Maberly, Luke Spill, Kelly MacDonald, Ian Hart, Toby Jones, Mackenzie Crook, Eileen Essell, Jimmy Gardner, Oliver Fox. Titolo originale: Finding Neverland. Drammatico, Usa 2004. Durata 101'.

Trama
L'affermato drammaturgo scozzese James M. Barrie è un genio letterario dei suoi tempi ma non ne può più dei soliti vecchi temi. In modo inaspettato, trova ispirazione durante la passeggiata che fa ogni giorno per i giardini di Kensington. Lì incontra la famiglia Llewelyn Davies, quattro bambini orfani di padre e la loro bella madre. Nonostante la disapprovazione della nonna dei giovani e il risentimento di sua moglie, Barrie fa amicizia con la famiglia. Trasforma i ragazzi nei ‘ragazzi perduti dell'isola che non c'è’. Dalle avventure elettrizzanti dell'infanzia scaturisce il capolavoro di Barrie, Peter Pan.


Johnny Depp in una scena di Neverland - Un sogno per la vita

Recensione
Per gustare fino in fondo il senso di questo film è necessario essere convinti che i sogni possano avverarsi, che siano, in un certo senso, l’essenza stessa della vita. “ … divisione fra ragione e sentimento, creatività e razionalità, genio e regolatezza”, scrive Mattia Nicoletti di Mymovies. In tutto ciò, probabilmente, va inquadrata l’anima e la personalità di James Matthew Barrie, il drammaturgo scozzese autore di una delle favole universalmente più affascinanti di sempre, Peter Pan. Lo scrittore vissuto tra il 1860 e il 1937, in Neverland – Un sogno per la vita dell’oggi
Una Kate Winslet in splendida forma
45enne
Marc Forster (di recente al cinema col discreto World War Z, protagonista Brad Pitt), è personificato dal solito, intenso Johnny Depp (vicinissimo a tornare sul grande schermo con Trascendence [l'articolo]), senza sbavature nel riprodurre il personaggio favorendo, in tal modo, un’identificazione essenziale per lo spettatore. Elemento che sta alla base del grande successo ottenuto da questo racconto filmico, che fu presentato fuori concorso alla 61^ Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Depp riesce a cogliere lo stato d’animo del Barrie che attraversa un momento gramo della sua carriera e della sua esistenza. Un artista disorientato, a corto d’idee e le cui rappresentazioni teatrali non sono più apprezzate come in passato. La soluzione a questa impasse sta nella compagnia della famiglia della vedova Sylvia Llewelyn Davies (la sempre bravissima Kate Winslet, oggi nel cast di Divergent [l’articolo], film uscito solo lo scorso week end e che sembra destinato a conquistare il grande pubblico), circondata dai suoi quattro figli, che saranno muse ispiratrici per Barrie. È in questa fase che la sceneggiatura di David Magee (nel 2012 suo lo script dell’apprezzatissimo Vita di P, di Ang Lee) fa emergere la vera natura del personaggio principale, “un uomo che non ha mai perso il desiderio di rimanere bambino”, rileva ancora Nicoletti.

Una scena-simbolo del film di Marc Forster
La debolezza dell’opera starebbe, secondo alcuni, nel lavoro del regista che però “rimane dietro le quinte e lascia scorrere le parole e le emozioni. Le stesse vissute da Johnny Depp (…) con lo sguardo perso nel cielo e un'infinita sensibilità”, osserva sempre il collega di Mymovies. Una sensibilità che si traduce nella facilità con cui questo film conduce a momenti di emozione, come, in effetti, una narrazione fiabesca dovrebbe saper sempre fare. Accade nel momento in cui James M. Barrie esce dal suo torpore grazie all’energia “dei ragazzi – scrive Valerio Salvi di Film Up - tra cui, guarda caso, un Peter (il bravissimo Freddie Highmore, oggi 22enne e protagonista, nel 2010, del soddisfacente L'arte di cavarsela, di Gavin Wiesen) ed il sentimento per Sylvia, trasformano la vita di tutti i giorni in quelle che saranno le gesta del ragazzo senza età”.

st.mar.