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mercoledì 9 luglio 2014

Il più bello di mercoledì 9 luglio, prima serata, sul digitale: ‘L'amore ritrovato’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
L'amore ritrovato

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Carlo Mazzacurati. Con Stefano Accorsi, Maya Sansa, Marco Messeri, Luisanna Pandolfi, Vania Rotondi, Giacomo La Rosa, Marie Christine Descouard, Anne Canovas, Claude Lemaire, Roberto Citran, Alba Rohrwacher, Pietro Fornaciari. Sentimentale, Ita/Fra 2004. Medusa.

La trama
L’amore adulterino tra Giovanni e Maria, vicenda ambientata nella Livorno degli anni Trenta. Giovanni lavora in banca, è sposato e ha un figlio. Durante i suoi quotidiani spostamenti in treno rivede Maria, una sua ex fiamma di qualche anno addietro. Tra i due riscocca come un lampo la vecchia scintilla della passione e in men che non si dica hanno un rapporto sulla spiaggia. La loro, però, è una relazione tormentata anche perché la famiglia di lei ricatta Giovanni minacciandolo di raccontare tutto alla moglie. I due amanti si lasciano per poi riprendersi qualche mese dopo quando Giovanni deve trasferirsi stabilmente a Livorno per quaranta giorni perché chiamato a fare un campo militare nell’imminenza della campagna coloniale dell’Italia nell’Africa Orientale. Sono quaranta giorni durante i quali i due vivranno momenti di intensa e tenera passione che però culmineranno nella decisione di lei di abbandonare quella relazione che le va troppo stretta. Inizia la seconda guerra mondiale e Giovanni viene richiamato alle armi. Al termine del conflitto tornerà, vivo e con un bel paio di baffi, per incontrare di nuovo, sempre casualmente, Maria. Ma molte cose in quei nove anni sono cambiate.

Recensione (rassegna stampa)
L’amore ritrovato del compianto Carlo Mazzacurati fu presentato fuori concorso alla 61^ Mostra del cinema di Venezia. Il soggetto è l’omonimo romanzo di Carlo Cassola. L’opera ha convinto assai più il pubblico che la critica. “(...) un film deludente”, sentenzia per l'appunto Daniele Sesti di Film UpA partire dalla storia (...) scontata e affatto originale (...) Una trama (...) da melò sentimentale (…) più adatto ad uno sceneggiato televisivo che al grande schermo di una sala cinematografica. Una squallida e piccola storia di tradimenti che nulla aggiunge di nuovo alle tante che l’hanno preceduta. Lui, marito irreprensibile, amante focoso e geloso, che non ha alcuna intenzione di mollare la famiglia. Lei, amante appassionata alla quale crolla il mondo addosso quando vede Giovanni in un tenero quadretto familiare. Personaggi e situazioni già viste che immalinconiscono per la loro prevedibilità. In mezzo il treno - conclude Sesti - che va e ritorna (...) e la dolce campagna toscana (...)”.

“Una normale, banale, storia d’amore clandestina”, rileva Antonello Rodio di Movie Player - L’amore ritrovato sembra davvero tutto qui. Un altro modo di dire che il film di Mazzacurati delude, non perché sia girato male (non c’è nessun difetto vistoso), ma perché è di una piattezza e di una prolissità che oltrepassano più volte i livelli di guardia (...) La storia (...) è davvero debole e segnata dall’inizio, senza che affiori nemmeno per un attimo l’aspettativa di uscire dal ‘tutto già previsto’. La fotografia è curata, come anche i costumi e le ambientazione, eppure manca del tutto la sensazione di trovarsi negli anni della guerra. D’accordo che in primo piano c’era solamente la storia d’amore clandestino, ma a parte quando Giovanni ricorda per un attimo le dure punizioni del regime fascista per l’adulterio, non c’è nessun altro accenno di contestualizzazione storica. Altra nota negativa è Stefano Accorsi, che purtroppo sembra avere ormai in faccia lo stesso identico ghignetto incantato qualsiasi personaggio reciti e in qualsiasi situazione si trovi. A questo punto, alla luce delle sue prove più recenti, va certamente rivalutata la sua prova urlata de L’ultimo bacio. Se la cava meglio Maya Sansa, che in certe fasi è però un po’ troppo solare per le vicende che sta vivendo (...)”.

redazione

lunedì 30 giugno 2014

Il più bello di lunedì 30 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Intervista col vampiro’ (Italia 2, canale 35, alle 21,10)

La locandina
Intervista col vampiro

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio BAFTA 1995: miglior fotografia a Philippe Rousselot, miglior scenografia a Dante Ferretti; MTV Movie Awards 1995: migliore performance maschile a Brad Pitt, attore più attraente a Brad Pitt, miglior performance rivelazione a Kirsten Dunst;  Saturn Awards 1995: miglior film horror, miglior attore emergente a Kirsten Dunst, miglior trucco a Rick Baker e Ve Neill, migliori costumi a Sandy Powell; Nastro d'Argento 1995: migliore scenografia a Dante Ferretti.

La scheda
Un film di Neil Jordan. Con Brad Pitt, Tom Cruise, Kirsten Dunst, Antonio Banderas, Christian Slater, Stephen Rea, Domiziana Giordano, Thandie Newton, Virginia McCollam, John McConnell, Mike Seelig, Bellina Logan, Lyla Hay Owen, Lee E. Scharfstein, Indra Ové, Helen McCrory, Monte Montague, Nathalie Bloch-Lainé. Titolo originale: Interview with the Vampire; The Vampire Chronicles. Horror, durata 122 min. - USA 1994.

La trama
A San Francisco, alle soglie del 2000, il giornalista Mallory ottiene di raccogliere un’intervista a Louis De Point Du Lac, vampiro dal 1791, da quando era un proprietario terriero di New Orleans. Ridotto alla disperazione per la perdita della moglie e della figlioletta, fu iniziato alla sua tenebrosa e ferina esistenza da Lestat, collega di origini parigine, che cercò invano di far superare al discepolo l’innata repulsione per l’omicidio. Repulsione che porta Luis a cibarsi di sangue di ratti e galline. Al punto da far fuggir la propria servitù, ritrovandosi anche con la casa incendiata. Ormai Lestat domina Luis e lo coinvolge in efferate uccisioni d’innocenti. Una bimba orfana, Claudia, viene ‘adottata’ dai due e si rivela feroce quant’altri mai. La nascita degli Stati Uniti moderni e l’arrivo di un flusso immigratorio, consente al trio di saziare la sua fame di sangue e di avventura. Claudia, che odia Lestat, gli fa bere sangue di morto, poi con l’aiuto di Luis, getta il vampiro agonizzante in una palude, ma questi risorge cibandosi di un caimano: solo il fuoco sembra fermarlo. Louis e Claudia fuggono in Europa, dove si mettono alla ricerca delle radici della maledizione. Solo nel 1870 sono avvicinati, a Parigi, da Armand, capo di una setta vampiresca che vive nei sotterranei di un teatro dove si celebrano riti efferati, camuffati da commedia noir.

Recensione (rassegna stampa)
Brad Pitt in una scena di Intervista col vampiro
“Il limite del film di Jordan - si legge su Coming Soon che riprende un articolo di Lietta Tornabuoni de La Stampa - è che abbaglia e non convince, impressiona e non commuove. Forse per un motivo molto semplice: nelle storie di questo genere lo spettatore di solito è indotto a identificarsi con la vittima, qui gli si chiede di identificarsi con il vampiro (...) Insieme con la gran maestria del regista, la fotografia di Philippe Rousselot contribuisce a creare un’atmosfera di fine, una malinconia esaltata, un impasto di ironia e di furore, un’attrazione dolente per le tenebre che danno al film senso e sentimento contemporanei”, termina Coming Soon.

“Con questo film Jordan non vuole realizzate un horror da spavento - rileva la recensione di Cinema del Silenzio - ma reinventare e presentare una nuova immagine del vampiro cinematografico. Grazie al suo stile barocco e virtuoso, alle sfarzose scenografie, ai costumi e alle buone performance del trio d’attori principale (Pitt, Cruise e Dunst) ci riesce: la prima parte è originale oltre che divertente e ribalta completamente lo stereotipo sul vampiro (immortale, dannato e triste). La seconda è narrata in maniera più frettolosa e prevedibile, senza però togliere niente a un buon intrattenimento”.
redazione

giovedì 26 giugno 2014

Il più bello di giovedì 26 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Insomnia’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Insomnia

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Christopher Nolan. Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt, Maura Tierney, Martin Donovan. Thriller, Usa 2002. Durata 118' circa.

La trama
Poliziesco insonne illuminato dal sole che non tramonta mai in Alaska. Will, un detective sulle tracce di un assassino, uccide per sbaglio il collega con cui aveva discusso la sera prima. Will, terrorizzato dalle possibili conseguenze, dà la colpa all’assassino, che però ha visto come sono andate le cose e lo ricatta. Ad aiutare Will, divorato dall’insonnia e dai sensi di colpa, ci pensa la bella detective Ellie.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Con questa pellicola continua la parabola degenerativa dei personaggi di Al Pacino - rileva Valerio Salvi di Film Up - che dall’integerrimo e integralista Serpico scivola, attraverso il Vincent Hannah di Heat nel personaggio di Will, poliziotto dominato dai compromessi e dai lati oscuri. Christopher Nolan ci porta, attraverso l’introspezione dei personaggi, a una profonda analisi del complesso di colpa e di come lentamente si insinua nell’animo portando ad azioni catartiche autolesioniste. L’apparente ricerca di una scappatoia non è altro che un dilazionare nel tempo l’inevitabile confronto con i propri fantasmi. La stessa verità dei fatti viene alterata dall’inconscio e modellata in modo che sia più accettabile a noi stessi e ci permetta di convivere con quello che abbiamo fatto. Dopo l’inevitabile presa di coscienza - scrive ancora Salvi - ci si trova di fronte al bivio se sopportare il fardello o se liberarsi dall’insostenibile peso (...)”.

Al Pacino e Robin Williams in una scena del film di Christopher Nolan
“(...) Da rilevare Robin Williams che ormai si diverte nei ruoli di cattivo, come in One Hour Photo (è lui lo psicopatico scrittore di gialli che ha ucciso la ragazza) e poi la solita performance di Pacino grande e tollerabilmente sopra le righe”. Lo scrive Pino Farinotti su My Movies. “L’insonnia è dovuta alla sua angoscia e al fatto che da quelle parti, in quella stagione, è sempre giorno. Il film parte meglio di come poi arrivi. Un po’ anche per il tributo al talento un po’ invadente del protagonista. È magnifico che l’indagine si svolga con gente che ragiona, parla e cammina, e non solo al computer. Sopra la media”, conclude la recensione di My Movies.
redazione

mercoledì 25 giugno 2014

Il più bello di mercoledì 25 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Forrest Gump’ (Rete 4, canale 4, alle 21,15)

La locandina
Forrest Gump

Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 9,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 1995: miglior film a Wendy Finerman, Steve Starkey e Steve Tisch, migliore regia a Robert Zemeckis, miglior attore protagonista a Tom Hanks, migliore sceneggiatura non originale a Eric Roth, miglior montaggio a Arthur Schmidt, migliori effetti speciali a Ken Ralston, George Murphy, Stephen Rosenbaum e Allen Hall; Golden Globe 1995: miglior film drammatico, migliore regia a Robert Zemeckis, miglior attore in un film drammatico a Tom Hanks;  Premio BAFTA 1995: migliori effetti speciali a Ken Ralston, George Murphy, Stephen Rosenbaum e Allen Hall; National Board of Review Award 1994: miglior film, miglior attore protagonista a Tom Hanks, miglior attore non protagonista a Gary Sinise, migliori dieci film; Ciak d'oro 1995: miglior film straniero.

La scheda
Un film di Robert Zemeckis. Con Tom Hanks, Robin Wright Penn, Gary Sinise, Mykelti Williamson, Sally Field, Rebecca Williams, Michael Conner Humphreys, Harold G. Herthum, George Kelly, Bob Penny, John Randall, Sam Anderson, Margo Moorer, Ione M. Telech, Christine Seabrook. Commedia, Usa 1994. Durata 142' circa. Uip - Cic Video.

La trama
Seduto sulla panchina a un bus-stop di Savannah, Forrest Gump ricorda la sua infanzia di bimbo con problemi mentali e fisici. Solo la mamma lo accetta per quello che è e solo la piccola Jenny Curran lo fa sedere accanto a sé sull'autobus della scuola. Sarà lei a incitarlo, per fuggire a tre bulletti, a correre, liberando così le gambe dalle protesi. Attraverso trent'anni di storia americana vista con gli occhi della semplicità e dell'innocenza, Forrest diventa un campione universitario di football, mentre è sempre più innamorato di Jenny che però lo considera un fratello. Assiste ai disordini razziali in Alabama e incontra Kennedy poco prima dell'assassinio. Dopo un fugace incontro con Jenny che canta a Memphis, Gump va a combattere in Vietnam. Si arruola quindi nell'esercito, dove fa amicizia con il nero Bubba, un pescatore di gamberi che gli comunica la sua passione che diventerà poi un business e lo trasformerà in un milionario. La morte di alcuni affetti fondamentali della sua esistenza, non ne comprometterà la forza d'animo e la voglia di andare avanti.

Mia recensione
Forrest in crisi mistica corre per alcuni mesi di fila
Forrest Gump è la sintesi di una gigantesca utopia. Talmente grande da far innamorare. Se poi un regista come Robert Zemeckis (sua la saga di Ritorno al futuro) la trasforma in un film mastodontico in ogni suo particolare, allora quell’utopia si tramuta in un sogno. E il sogno pare proprio potersi avverare. L’utopia che sta alla base di questa pellicola ultra premiata (ben sei gli Oscar) è la possibilità di fare della vita una cosa meravigliosa partendo dalle peggiori premesse che si possano immaginare. Un’intelligenza limitata. Un’immutabile personalità fanciullesca. L’ostilità e l’insensibilità del prossimo. Precarie possibilità motorie. Scarse risorse finanziarie. Mancanza dell’esempio e dell’aiuto di un padre. Un unico, grande sostegno: l’affetto indiscutibile di una madre. Poi l’anelito a un amore infinito. Protagonista è Forrest Gump, interpretato da uno dei migliori Tom Hanks di sempre (e ce ne vuole). L’attore di Concord (California, Usa) - qui premiato con la dorata statuetta dell’Academy Award - dà corpo e anima a questo ritardato che va alla conquista del mondo. E che inconsciamente fa della propria dappocaggine la sua stessa forza. Un animalesco istinto di sopravvivenza, che lo fa reagire nel modo giusto, nel posto giusto e al momento giusto.

Il regista Robert Zemeckis durante le riprese di Forrest Gump
Hanks è magistrale dall’impostazione fisica del suo personaggio, in particolare dello sguardo imbambolato, apparentemente assente ma mai del tutto. Magistrale nelle movenze impacciate, come la camminata a piede piatto che non impedisce a Forrest di essere un corridore veloce e instancabile; magistrale nella gestualità legata ma supportata da una forza superiore alla media, che consente all’eroe di salvare da un bombardamento una ventina di commilitoni e di essere un formidabile giocatore di ping pong; magistrale nella parlata confusa con la quale il protagonista riesce comunque a toccare il cuore di chi in lui vede una persona come tutte le altre, se possibile migliore. Hanks e Forrest sono i poderosi rimorchiatori di quest’opera cinematografica lunga quasi due ore e mezza sempre scorrevoli. Sono i punti cardine intorno cui, comunque, girano da grandi interpreti in particolare Robin Wright nella parte dell'amata Jenny, Gary Sinise nei panni dell’idolatrato tenente Dan e Sally Field che personifica la saggia e pronta a tutto, mamma Gump.

Robin Wright Penn è Jenny
Il film racconta diversi luoghi degli Usa, in diverse epoche con i loro diversi accadimenti che, via via, modificano in maniera profonda la storia della grande nazione. In questo Forrest Gump è tutti noi, è la nostra visuale ma anche una sorta di Virgilio che guida in questi gironi colmi di trappole e tragedie e mutamenti traumatici e morte. Sono pochi i momenti in cui l’eroe riesce a trovare la pace. Ma in assoluto egli attraversa questa specie di inferno con un calibrato grado di levità che lo fa galleggiare sempre qualche metro sopra tutto e tutti. E con l’andare del tempo Forrest sembra anche crescere - seppure sempre a suo modo - e acquistare maggiore consapevolezza della vita e della sua fine.

Gary Sinise è il tenente Dan
Scenografie e ricostruzioni sono di primo livello, supportate da effetti speciali che per essere di vent’anni fa sono da considerarsi più che buone. È inevitabile che un racconto come questo richieda iperboli narrative che, solo a tratti, trasmettono l’idea di una semplice favola. Ma la sapiente sceneggiatura di Eric Roth (L’uomo che sussurrava ai cavalli) e la mano sicura di  Zemeckis riportano alla svelta il tutto sui binari di una vicenda possibile nella sua già citata utopia. La colonna sonora curata dal newyorkese Alan Silvestri (Predator) è una successione di pezzi anche memorabili di colossi quali Aretha Franklin, Beach Boys, Jimi Hendrix, The Doors, Simon & Garfunkel, Bob Dylan, Elvis Presley e altri. Film imperdibile, ma credo che nessuno l’abbia perso. Quindi da rivedere e rivedere e rivedere.
Stefano Marzetti

martedì 24 giugno 2014

Il più bello di martedì 24 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Scarface’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Scarface

Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10

La scheda
Un film di Brian De Palma. Con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham, Pepe Serna, Harris Yulin, Richard Belzer, Paul Shenar, Albert Carrier, Victor Millan, Miriam Colon, Tony Perez, John Carter, Michel François, Mark Margolis, Geno Silva, Roberto Contreras, Ben Frommer, John Brandon, Gil Barreto, John McCann, Mario Machado, Dennis Holahan, Santos Morales, ángel Salazar, Garnett Smith, Michael Alldredge, Ted Beniades, Victor Campos, Arnaldo Santana, Michael P. Moran, Al Israel, Paul Espel, Loren Almaguer, Heather Benna, Dawnell Bowers, Tina Leigh Cameron, Robert Hammer Cannerday, Rene Carrasco, Richard Caselnova, Gary Cervantes, Carlos Cestero, John Contardo, Caesar Cordova, Gregory N. Cruz, Dante D'André, Richard Delmonte, Wayne Doba, Edward R. Frommer, John Gamble, Troy Isaacs, Ronald Joseph, Joe Marmo, Ray Martel, Richard Mendez, Mike Moroff, Angela Nisi, Manuel Padilla, Tony Pann, Ilka Pagan, Barbra Perez, Michael Rougas, Anthony Saenz, Arnold Tafolla, Chuck Tamburo, Jim Towers, Robert van den Berg, Bob Yanez. Drammatico, Usa 1983. Reteitalia - Uip (1984) - Cic. Durata 170' circa.

La trama
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall’isola di Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di spacciarsi per prigioniero politico, senza peraltro riuscire a ingannare la polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony comincia un’irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l’assassinio di un anticastrista, poi con un’operazione di smercio di droga, portata felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo punto che Tony, insieme all’inseparabile amico Manny, diviene il guardaspalle di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad andargli ‘stretto’, anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo, Elvira. E allora si mette in proprio e conclude un colossale affare con Sosa,
Il regista
Brian De Palma
produttore boliviano di cocaina. L’impero su cui adesso domina incontrastato, eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l’abbandono da parte di Elvira. Le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità, resa ancor più incontrollata da una smodata assunzione della stessa cocaina di cui è divenuto spacciatore di massimo livello.

Mia recensione
Al Pacino in una scena emblematica di Scarface
Scarface (Sfregiato, soprannome reale di Al Capone), titolo del film del regista Brian De Palma - un’icona del cinema mondiale - è un cult del genere gangsteristico, in cui come squali sguazzano personaggi senza scrupoli, che provengono dai bassifondi della società e che hanno conosciuto quella profonda povertà che li ha resi affamati di riscatto e di ricchezza. A qualsiasi costo. In cima a tutti, in questa pellicola che è diventata negli anni modello per altre decine di opere cinematografiche, c’è il personaggio principale della trama, Tony Montana. Ritagliato in modo magistrale dalla sceneggiatura di, niente popò di meno che, Oliver Stone, è interpretato da uno dei migliori attori del mondo. Al Pacino, in quel lontano 1983, riprende la determinazione mentale del Michael Corleone de Il Padrino (in particolare Parte II e Parte III) e la travasa in Tony Montana. Un cubano, sì, ma con tante sfaccettature che potrebbero ricondurre all’italoamericano col mitra in mano dell’immaginario collettivo. Alla spietatezza filosofica, quindi, l’oggi 74enne interprete newyorkese, riesce con una potenza e consistenza recitativa fuori dal comune, ad aggiungere la brutalità implacabile dell’arrivista delinquenziale.

Ancora Al Pacino, un Tony Montana che si crede immortale
Ma non solo. Tony Montana - che da solo regge il racconto filmico, senza nulla togliere a importanti personaggi - è un agglomerato di sfaccettature, che unite alla suddetta malvagità, concretizzano un uomo al limite della schizofrenia. Spietato nell’assassinare chiunque si pari sulla sua scalata alla conquista del ‘mondo’, si rifiuta di far esplodere un’automobile perché all’interno vi sono, inaspettatamente, dei ragazzini. “Io i bambini non li ammazzo - grida il gangster all’indirizzo del socio che lo sprona a premere il fatidico pulsante - Io ammazzo te, macellaio!” e gli fa esplodere la testa con un colpo di pistola a bruciapelo. Tony, la faccia scavata e percorsa dalla cicatrice e gli occhi sempre vigili a captare le insidie del crudele mondo in cui a scelto di vivere - è profondamente innamorato della moglie, per la quale è disposto a fare qualsiasi cosa, ma che non esita a umiliare dandole di fronte a tutti dell’alcolizzata e della drogata. Così da farsi abbandonare dalla donna, proprio nel momento più delicato e drammatico della vicenda. Adora e difende la sorella, ma in maniera malsana a tal punto da uccidere il proprio migliore amico che l’ha sposata a sorpresa. Per assurdo, in tutto questo, un protagonista col quale lo spettatore può ritrovarsi a immedesimarsi.

Al Pacino con Michelle Pfeiffer, nel film la moglie di Montana
Un film, Scarface, di una violenza ‘vietata ai minori’ (ebbe problemi con la censura e alcune scene furono tagliate), dal pathos che non conosce contrazione. Un montaggio frenetico che ha il merito di rendere, in particolare le sequenze di sparatorie, di una credibilità impeccabile. Perfetta la scelta dei costumi, completi doppiopetto stile anni Venti, ma che nella moda degli anni Ottanta di Miami, sono sfarzosi, colorati. Pantaloni a zampa di elefante, con camicie sgargianti dal collettone ad ala di gabbiano portato sopra il risvolto della giacca. Il film di Coppola ha anche consacrato attrici di alto livello come Michelle Pfeiffer e Mary Elizabeth Mastrantonio e acceso le luci della ribalta su un talento come F. Murray Abraham. La bellissima colonna sonora dell’italiano Giorgio Moroder (Flashdance) fa da culla a un’opera filmica senza sbavature.

Stefano Marzetti

lunedì 23 giugno 2014

Il più bello di giovedì 23 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Amore Oggi’ (Cielo, canale 26, alle 21,10)

La locandina
Amore Oggi

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Con Alessandro Tiberi, Andrea Bosca, Edoardo Purgatori, Giancarlo Fontana, Mily Cultrera di Montesano, Giulia Lapertosa, Sara Zanier, Ugo Piva, Caterina Guzzanti, Neri Marcorè, Enrico Bertolino, Rocco Siffredi, Fabio Caressa, Gianluca Vialli, Simone Sabani, Saverio Raimondo, Antonello Morelli, Jacopo Bicocchi, Grazia Leone, Giampiero Judica, Ivan Maria Spadacenta, Luciano Miele, Luigi Nardella, Giuseppe G. Stasi, Nando Irene. Commedia, Ita 2014. Durata 80' circa. 20th Century Fox.

La trama
Quattro differenti episodi raccontano com’è difficile amarsi in Italia al tempo della crisi: in Precari, Andrea e Luisa ricordano le difficoltà incontrate per essere una coppia felice e realizzata, e il loro incontro con un bizzarro medico specialista in fertilità; in Ragazza dei miei sogni, Mimmo lavora come operatore video e riprende durante una processione una ragazza, di cui s’innamora e che farà di tutto per rintracciare; in Narciso, Paride è mollato dalla fidanzata e per trasformarsi in un ragazzo alla moda decide di affidarsi agli allenamenti massacranti di un personal trainer; in Il campione, Mario a causa di un incidente, assiste all’inesorabile tramonto della sua fama di calciatore di serie A, con la stampa che si occupa solo e insistentemente dei suoi flirt.

Premessa
Quello che vi propongo non è, a mio avviso, il più bel film di questa prima serata, ma per provare a sospingervi, ogni tanto, verso il cinema italiano, ho deciso di ‘sponsorizzarlo’. Un gradino più in alto, invece, su Rete 4 (canale 4) alle 21,15, va in onda lo statunitense Vi presento Joe Black (1998, locandina qui a destra). Non un capolavoro, ci mancherebbe, ma di certo una pellicola molto ben confezionata e con un cast di prim’ordine in cui spiccano due totem come Anthony Hopkins e Brad Pitt, entrambi in ottima forma. Una storia originale e coinvolgente: la Morte, che si presenta con il nome di Joe Black, prende una vacanza. S’incarna in un giovane bellissimo e si affianca a un ricco e brillante uomo d’affari per scoprire come mai gli esseri umani siano così attaccati alla vita. Joe finisce con l’innamorarsi della dolcissima figlia del manager ma capisce che non gli è concesso, se non accettando un inquietante compromesso. Un film che potrebbe stuzzicare di più una sensibilità femminile.

Recensione (rassegna stampa)
In Amore oggi i registi e sceneggiatori “(...) under-30 Giuseppe G. Stasi e Giancarlo Fontana provengono dal web, e si vede - scrive Paola Casella di My Movies -: il montaggio è veloce, le scene brevi, gli sketch serrati. Le ambientazioni e il taglio delle inquadrature sono invece prettamente televisivi il che, considerata l’origine del progetto, è una scelta giustificata, ma non qualifica il telefilm come opera (o anche solo prodotto) adatto al grande schermo (...) Amore oggi denuncia con cinismo e rassegnazione, la volgarità crudele dell’Italia attuale in cui ognuno ha il suo prezzo e i sentimenti sono diventati merce di scarso valore. Siamo lontani anni luce dall’umorismo tagliente dei Monicelli e dei Risi, ma il tentativo di raccontare quattro storie minime della contemporaneità funziona - conclude Casella - anche se solo per il medium per cui è stato pensato”.

Una scena di Amore oggi
La pellicola, rileva Alice Zampa di Movie Player, “(...) riesce a uscire dall’ordinario, raggiungendo il duplice obiettivo di strappare qualche sana risata e di fotografare con arguzia il nostro presente. Valore aggiunto: un cast di attori particolarmente azzeccato, con tanti volti nuovi che non sfigurano accanto ai più esperti, e la capacità di mantenersi su un livello di sana ironia che non precipita mai in una gratuita volgarità, come molte commedie del genere fanno (...) Saranno in molti a riconoscere tra tutti i tipi umani presi di mira qualche amico, conoscente o personaggio noto. E la forza del film sta proprio qui infatti, nel saper raccontare con grande verosimiglianza il nostro tempo. Prendendo come pretesto le vicende amorose - si legge ancora su Movie Player - i registi dipingono infatti un ampio affresco sociale contemporaneo. Nota al merito da non trascurare: si tratta del primo lungometraggio per i due registi non ancora trentenni che hanno dimostrato qui di saper declinare la propria tagliente ironia anche attraverso storie più complesse e che non si limitano alla pura satira politica. E tutto questo - conclude Zampa - riuscendo a non prendersi mai troppo sul serio”.

redazione

venerdì 20 giugno 2014

Il più bello di giovedì 20 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21

La locandina
Soldi sporchi

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Sam Raimi. Con Bill Paxton, Bridget Fonda, Billy Bob Thornton, Brent Briscoe, Jack Walsh, Gary Cole. Titolo originale: A Simple Plan. Drammatico, Usa 1998. Durata 119' circa. Cecchi Gori Video.

La trama
Insieme con un amico, Hank e Jacob, due fratelli, vanno nel cimitero della cittadina in cui vivono per portare fiori sulla tomba dei genitori. Sulla strada del ritorno si mettono a inseguire il cane scappato nella foresta innevata e scoprono che coperto dalla neve, c’è un aereo. Dentro, il pilota morto e una borsa con quattro milioni e mezzo di dollari. Il primo impulso è chiamare la polizia e consegnare il denaro ma poi si fa strada un’ipotesi contraria: si possono prendere i soldi, nasconderli fino a primavera e poi, se nessuno avrà reclamato qualcosa, dividerli e spenderli. Così è deciso e Hank si porta a casa la valigia con la somma. Ma poi accade che Jacob, persona dalla psicologia ritardata, ferisce Dwight, uno del paese  e Hank lo uccide. Sarah, moglie di Hank, scopre che quei soldi sono il riscatto di un sequestro e suggerisce al marito di far cadere tutta la colpa sull’amico Lou. Hank e Jacob vanno a casa di Lou che, quando capisce la situazione, cerca di difendersi.

Recensione (rassegna stampa)
Una scena di Soldi sporchi
“(...) Thornton è gigantesco nel delineare un personaggio apparentemente ‘ritardato’ - scrive Dom Cobb su FilmTv - ma che dimostra una dignità morale che lo spinge all’inesorabile suicidio (costringe il fratello a sparargli), piagato anche dai sensi di colpa per tutti quei morti sulla coscienza. Raimi lascia partire bordate tremende contro l’immagine di questa famiglia media americana apparentemente perfetta: Hank scopre proprio da suo fratello che la fattoria di famiglia era stata ipotecata per pagargli gli studi al college e che il padre, oberato dai debiti, si era suicidato con l’auto. Anche il finale è nero come la notte: Bill Paxton e Bridget Fonda restano gli unici sopravvissuti, ma non si possono godere i soldi. Paxton è costretto a bruciarli, malgrado le resistenze della moglie, perché già segnati dall'Fbi (...) Raimi ‘gela’ i sentimenti dei suoi personaggi, lasciando che siano i fatti a far trasparire la loro vera natura, a trasformare persone perbene in lupi pronti a sbranarsi tra di loro per interessi o sopravvivenza. La neve che cade quasi incessantemente - rileva sempre Dom Cobb - non solo copre le tracce delle malefatte dei protagonisti del film, ma anche le loro coscienze”.

Il regista Sam Raimi
“(...) Soldi sporchi è calibrato perfettamente su una sceneggiatura serrata - evidenzia Stefano Finesi di Off Screen - che scrolla di dosso dal film ogni possibile orpello visivo, ogni sottolineatura, ogni citazionismo ammiccante e penetra netta e affilata nel cuore del sogno americano (...) Con la sua chiusa dimessa e priva di moralismi, Soldi sporchi è più profondamente amaro dei non pochi film che hanno esplorato il tema dell’avidità (tra i suoi contemporanei, U-turn di Oliver Stone, con il suo finale nel deserto che richiama ovviamente l’archetipico Greed di Stroheim; ma la neve di Raimi capovolge, come per Fargo, i luoghi tipici della giungla d’asfalto e del deserto assolato e scarnificante): a differenza degli altri, Raimi non punisce il suo protagonista - scrive Finesi - ma ne mostra più cinicamente il ritorno alla normalità come se il terribile passato venga razionalizzato e in qualche modo giustificato (...)”.
redazione