Un film di Brian De Palma. Con Al Pacino,
Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F.
Murray Abraham, Pepe Serna, Harris Yulin, Richard Belzer, Paul Shenar, Albert
Carrier, Victor Millan, Miriam Colon, Tony Perez, John Carter, Michel François,
Mark Margolis, Geno Silva, Roberto Contreras, Ben Frommer, John Brandon, Gil
Barreto, John McCann, Mario Machado, Dennis Holahan, Santos Morales, ángel
Salazar, Garnett Smith, Michael Alldredge, Ted Beniades, Victor Campos, Arnaldo
Santana, Michael P. Moran, Al Israel, Paul Espel, Loren Almaguer, Heather
Benna, Dawnell Bowers, Tina Leigh Cameron, Robert Hammer Cannerday, Rene
Carrasco, Richard Caselnova, Gary Cervantes, Carlos Cestero, John Contardo,
Caesar Cordova, Gregory N. Cruz, Dante D'André, Richard Delmonte, Wayne Doba,
Edward R. Frommer, John Gamble, Troy Isaacs, Ronald Joseph, Joe Marmo, Ray
Martel, Richard Mendez, Mike Moroff, Angela Nisi, Manuel Padilla, Tony Pann,
Ilka Pagan, Barbra Perez, Michael Rougas, Anthony Saenz, Arnold Tafolla, Chuck
Tamburo, Jim Towers, Robert van den Berg, Bob Yanez. Drammatico, Usa 1983.
Reteitalia - Uip (1984) - Cic. Durata 170' circa.
La trama
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall’isola di
Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di
spacciarsi per prigioniero politico, senza peraltro riuscire a ingannare la
polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony comincia
un’irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile
crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l’assassinio
di un anticastrista, poi con un’operazione di smercio di droga, portata
felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo
punto che Tony, insieme all’inseparabile amico Manny, diviene il guardaspalle
di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad
andargli ‘stretto’, anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo,
Elvira. E allora si mette in proprio e conclude un colossale affare con Sosa,
Il regista Brian De Palma
produttore boliviano di cocaina. L’impero su cui adesso domina incontrastato,
eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony
cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l’abbandono da
parte di Elvira. Le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è
morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità,
resa ancor più incontrollata da una smodata assunzione della stessa cocaina di
cui è divenuto spacciatore di massimo livello.
Mia recensione
Al Pacino in una scena emblematica di Scarface
Scarface (Sfregiato, soprannome reale di Al Capone), titolo
del film del regista Brian De Palma - un’icona del cinema mondiale - è un cult del genere gangsteristico, in cui come squali sguazzano personaggi senza scrupoli,
che provengono dai bassifondi della società e che hanno conosciuto quella profonda
povertà che li ha resi affamati di riscatto e di ricchezza. A qualsiasi costo.
In cima a tutti, in questa pellicola che è diventata negli anni modello per
altre decine di opere cinematografiche, c’è il personaggio principale della
trama, Tony Montana. Ritagliato in modo magistrale dalla sceneggiatura di,
niente popò di meno che, Oliver Stone, è interpretato da uno dei migliori attori
del mondo. Al Pacino, in quel lontano 1983, riprende la determinazione mentale del Michael
Corleone de Il Padrino (in particolare Parte II e Parte III) e la
travasa in Tony Montana. Un cubano, sì, ma con tante sfaccettature che
potrebbero ricondurre all’italoamericano col mitra in mano dell’immaginario collettivo. Alla
spietatezza filosofica, quindi, l’oggi 74enne interprete newyorkese, riesce con
una potenza e consistenza recitativa fuori dal comune, ad aggiungere la
brutalità implacabile dell’arrivista delinquenziale.
Ancora Al Pacino, un Tony Montana che si crede immortale
Ma non solo. Tony Montana - che da solo regge
il racconto filmico, senza nulla togliere a importanti personaggi - è un
agglomerato di sfaccettature, che unite alla suddetta malvagità, concretizzano
un uomo al limite della schizofrenia. Spietato nell’assassinare chiunque si
pari sulla sua scalata alla conquista del ‘mondo’, si rifiuta di far esplodere
un’automobile perché all’interno vi sono, inaspettatamente, dei ragazzini. “Io
i bambini non li ammazzo - grida il gangster all’indirizzo del socio che lo sprona
a premere il fatidico pulsante - Io ammazzo te, macellaio!” e gli fa esplodere
la testa con un colpo di pistola a bruciapelo. Tony, la faccia scavata e percorsa
dalla cicatrice e gli occhi sempre vigili a captare le insidie del crudele mondo
in cui a scelto di vivere - è profondamente innamorato della moglie, per la
quale è disposto a fare qualsiasi cosa, ma che non esita a umiliare dandole di
fronte a tutti dell’alcolizzata e della drogata. Così da farsi abbandonare
dalla donna, proprio nel momento più delicato e drammatico della vicenda. Adora
e difende la sorella, ma in maniera malsana a tal punto da uccidere il proprio
migliore amico che l’ha sposata a sorpresa. Per assurdo, in tutto questo, un
protagonista col quale lo spettatore può ritrovarsi a immedesimarsi.
Al Pacino con Michelle Pfeiffer, nel film la moglie di Montana
Un film, Scarface, di una
violenza ‘vietata ai minori’ (ebbe problemi con la censura e alcune scene
furono tagliate), dal pathos che non
conosce contrazione. Un montaggio frenetico che ha il merito di rendere, in
particolare le sequenze di sparatorie, di una credibilità impeccabile. Perfetta
la scelta dei costumi, completi doppiopetto stile anni Venti, ma che nella moda
degli anni Ottanta di Miami, sono sfarzosi, colorati. Pantaloni a zampa di
elefante, con camicie sgargianti dal collettone ad ala di gabbiano portato
sopra il risvolto della giacca. Il film di Coppola ha anche
consacrato attrici di alto livello come Michelle Pfeiffer e Mary
Elizabeth Mastrantonio e acceso le luci della ribalta su un talento come F. Murray
Abraham. La
bellissima colonna sonora dell’italiano Giorgio Moroder (Flashdance) fa da
culla a un’opera filmica senza sbavature.
Festival di Cannes 2008: nomination
Palma d'oro a James Gray; Premio César 2009: nomination
miglior film straniero a James Gray; Independent Spirit Awards 2010: nomination miglior
regia a James Gray, nomination miglior attrice protagonista a Gwyneth Paltrow; National Board of Review
Awards 2009: migliori film indipendenti.
La
scheda
Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow,
Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas, Moni
Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd. Drammatico, Usa 2008. Durata 110'
circa. Bim.
La trama
New York.
Leonard non sa se seguire il proprio destino e sposare Sandra, la donna che i
suoi genitori hanno scelto per lui, o ribellarsi e ascoltare i sentimenti che
prova per la sua nuova vicina di casa, la bella e volubile Michelle, di cui si
è perdutamente innamorato. Combattuto tra ragione e istinto, dovrà compiere la
scelta più difficile.
Critica
– Rassegna stampa
“Sulla carta, la trama lineare di Two Lovers potrebbe
essere facilmente scambiata per quella di una commedia sentimentale - rileva
Federico Gironi di Coming Soon - magari di quelle agrodolci e un po’
oblique figlie di certo cinema indipendente americano degli ultimi tempi (...) Invece
quello di James Gray - anche perché lavora con intelligenza sul ribaltamento dei
tradizionali canoni narrativi di certo cinema romantico – è un film devastante
ed agghiacciante, che costringe lo spettatore a fare i conti con i propri
fantasmi, che mette di fronte con disarmante semplicità alla natura più intima
ed essenziale del sentimento amoroso, della sua imprescindibile necessità,
della (im)possibilità sua e dell’essere affrontato con ‘maturità’ (…) sembra
quindi descrivere un disagio - forse generazionale - diffuso, quel bisogno
d’amore (e tenerezza, e sicurezza) che pare essere destinato a rimanere un’illusione
se non al prezzo di inquietanti compromessi interiori ed esteriori. Nel
contesto di un mondo che è sempre più astratto e sfocato - scrive ancora Gironi
- o invisibile o navigabile solo attraverso mappe oramai inutilizzabili perché
sorpassate (...)”.
Una scena del film: Gwyneth Paltrow e Joaquin Phoenix
“Una domanda è d'obbligo - scrive Giancarlo Usai di Onda Cinema -: il regista quarantenne James
Gray è più bravo
alle prese con il noir o con il
melodramma? La questione è rilevante perché l'autore di Two Lovers, al suo
quarto lungometraggio, cambia completamente genere e, dopo un’appassionata
filmografia all’interno degli ambienti criminali di New York, sposta la sua
attenzione su un dramma sentimentale di proporzioni gigantesche (...) Fin dal
tuffo in acqua di Leonard (il protagonista, ndr)
in apertura di film, si capisce che, ancora una volta, Gray punterà sui
sentimenti più strazianti e sulle situazioni più drammatiche. E di nuovo, in
questo nuovo lavoro, l’uso della fotografia, che fa sparire i volti delle
persone avvolti da inquietanti ombre, è magistrale. La storia è di una
tristezza unica: è davvero una toccante rappresentazione della debolezza umana.
Solo chi ha il cuore di pietra - aggiunge Usai - non si intenerirà nel seguire
la sua camminata infantile per le strade di Brooklyn o nell’ascoltare i suoi
progetti futuri assolutamente irrealizzabili, fatti di castelli costruiti per
aria (...)”.
Un film di Laurent Cantet. Con François
Bégaudeau, Nassim Amrabt, Laura Baquela, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette
Demaille, Dalla Doucouré. Titolo originale: Entre
les murs. Drammatico, Fra 2008. Durata 128' circa. Mikado.
La trama
François è
un giovane professore di francese in un liceo difficile. Non esita ad
affrontare i suoi studenti in stimolanti scontri verbali. Ma lo studio della
democrazia può qualche volta comportare dei rischi.
Critica
– Rassegna stampa
Palma d’oro al Festival di Cannes 2008 (61^
edizione) “(…) è piaciuto molto per ragioni sbagliate”, rileva Lietta Tornabuoni de L'espresso - Spettatori e critici ne hanno esaltato la
sincerità, il naturalismo, l'essere ‘più vero del vero’. Errore: è uno dei film
più artefatti e complessi, lontano da quel realismo che soltanto pochi
sarebbero davvero in grado di riconoscere; e presenta un nuovo genere di legame
colto tra cinema e scrittura”. Il regista Laurent Cantet “costruisce
i personaggi degli studenti a volte fondendo le caratteristiche di diversi
ragazzi presi dal libro - scrive ancora la critica cinematografica de L’espresso
- Organizza un laboratorio di recitazione al quale partecipano per un anno una
cinquantina di studenti: ne sceglie venticinque per il film, e insieme con loro
ne sceglie i genitori per le scene di colloquio con gli insegnanti. A nessuno
fa leggere la sceneggiatura. Filma tutto con tre macchine da presa, per
catturare ogni faccia o gesto imprevisti. Insomma, una costruzione minuziosa e
accurata (...) Si può provare un senso di falsità, di ipocrisia - conclude
Tornabuoni - ma il risultato è molto interessante e bello proprio per come la
sua artificiosità sembra convincente naturalezza”.
Una scena del film di Laurent Cantet, La classe - Entre les murs
“(...) Dopo un complesso training con i giovani attori presi questa volta non ‘dalla strada’
ma ‘dalla scuola’ - scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - e
scegliendosi come protagonista il Bégaudeau reale, Cantet affronta
con piglio da documentarista una realtà che studenti e docenti vivono in modo
analogo non solo a Parigi o in Francia. Senza enfasi né retorica il docente e
il regista ci mostrano quanto il ruolo di insegnante così come quello di
studente siano oggi sempre più complessi e, in qualche misura, da provare a
ricostruire dalle fondamenta. Potrà anche sembrare un po’ lento e dilatato il
narrare di Cantet in questa occasione - conclude Zappoli - ma, per chi ha tempo per
ascoltare e in particolare se genitore, il suo è un film prezioso”.
La regista italiana Alice Rohrwacher premiata a Cannes
con il Grand Prix (foto Il Fatto Quotidiano online)
Se n’era già tornata a casa, prima di sapere
di aver ricevuto il premio Grand Prix della giuria del Festival di Cannes,
edizione 67^. La regista italiana Alice Rohrwacher, col suo
‘bucolico’ film Le meraviglie(articolo), era l’unica presenza
nostrana in concorso sulla Croisette.
Sabato sera, poco prima che la vittoria - la Palma d’Oro - fosse assegnata a Winter
Sleep(articolo) del turco Nuri Bilge Ceylan, era girata voce (articolo) che la gratifica più ambita sarebbe potuta spettare proprio alla
pellicola della 32enne cineasta di Fiesole (Firenze). Poi la decisione che invece
ha incoronato - e giustamente - un’ottima pellicola che narra la vicenda ambientata
in Anatolia di un ex attore che pensa di scrivere un libro sulla storia del
teatro turco. Ma Alice è comunque e ovviamente tornata di corsa in
Francia, sorpresa dell’importante attribuzione che il corpo dei giurati, guidato
dalla regista neozelandese Jane Campion(articolo), le ha attribuito.
La locandina del film
di Alice Rohrwacher
«Una sorpresa meravigliosa», ha definito l’evento
l’artista italiana che ha studiato sceneggiatura e drammaturgia tra Lisbona e
Torino. Una volta salutato nella lingua del Festival («je suis trés content» ha
esclamato sorridendo in conferenza stampa) ha continuato a ripetere circa uno
stesso concetto: «Le Meraviglie è stato pensato come un film essenzialmente
per noi che l’abbiamo voluto e fatto, non come un film che funzionasse. Ci
interessava rispetto al presente perché contiene domande forti». Interrogata
sull’impegno politico che un artista - in senso lato - deve o meno avere, la Rohrwacher non ha
avuto esitazioni: «Un artista non parla di politica, la fa. E fare cinema è una
meravigliosa opportunità per offrire esperienza e meno teoria al nostro Paese».
Un film di Andrei Zvyagintsev. Con Vladimir
Vdovichenkov, Elena Lyadova, Aleksey Serebryakov, Anna Ukolova, Kristina
Pakarina, Roman Madyanov, Sergey Pokhodaev, Aleksey Rozin, Aleksey Pavlov, Alim
Bidnenko, Lesya Kudryashova. Drammatico Rus 2014. Durata 130' circa.
La trama
Kolia vive
in una piccola cittadina isolata nel nord della Russia, presso il Mare di
Barents. Con lui condividono lo stesso tetto il figlio Roma, avuto da un
precedente matrimonio e la giovane moglie Lilya. La vita che conduce è
piuttosto semplice: appartata, senza particolari svaghi cui dovere tener testa.
Sennonché il sindaco vuole sottrargli tutto: la terra, la casa, la sua piccola
autorimessa improvvisata. Ogni cosa. Kolia allora decide di rivolgersi a un amico
di vecchia data e avvocato di successo a Mosca, Dimitriy.
Critica –
Rassegna stampa
Da non confondersi con l'omonimo film del
1989, firmato da George Pan Cosmatos, oppure con quello (sempre
omonimo) del 2012 di Lucien Castaing-Taylor e Verena
Paravel, in questo
terzo Leviathan(in
concorso al Festival di Cannes appena terminato: miglior sceneggiatura allo
stesso regista e a Oleg
Negin[leggi di più], ndr) del russo Andrei Zvyagintsev c'è “un senso di eterno che aleggia fra le
scogliere sul mare (…)”. Lo scrive da Cannes Mauro Donzelli di Coming Soon. “Una sensazione di assoluto che fin dalla prima scena del film ci
porta fuori dal tempo fra personaggi che se non avessero abiti e qualche
orpello tecnologico contemporaneo potrebbero essere topos classici della tragedia greca o ancor prima biblica.
Personaggi che si muovono come formiche tenaci nonostante il loro infimo ruolo
in un contesto troppo grande e troppo antico. Scheletri di balene, relitti di
navi, maree che giocano a piacimento con quando consentire all’uomo di
spingersi verso il mare.
Il regista russo
Andrei Zvyagintsev
Nonostante questo i nostri protagonisti tentano
ammirevolmente di prevalere, di aggrapparsi disperatamente alla volontà e al
libero arbitrio (...) Il film parte come un racconto quotidiano dall’andamento
piano - rileva ancora Donzelli - accelera come satira ficcante sulle storture
della Russia di oggi, per scoperchiare le contraddizioni dei protagonisti
nell’ultimo terzo con una deflagrazione sul potere assoluto dello stato nei
confronti del singolo cittadino. Un momento del film che rimanda alle
ingiustizie zariste dei grandi romanzi russi e all’inutilità di contare sulla
religione, ancora troppo occupata a dare una giustificazione divina
all’arbitrio senza limiti del potere temporale (...)”.
Il cast di Leviathan in passerella all'ultimo Festival di Cannes
“(...) un film imponente e praticamente
perfetto”, è il parere di Luca Liguori di Movie Player - visivamente
splendido, lucidissimo nella scrittura e nel messaggio, solido nelle
interpretazioni. Anche il ritmo è meno compassato rispetto alle precedenti
opere del regista, grazie ad umorismo sottile ed una satira graffiante, e degli
sviluppi narrativi sorprendenti, anche nella messa in scena, considerato che
gli avvenimenti più significativi avvengono tutti fuori schermo (...) Un film
di grande bellezza e sopraffino ingegno, costruito su una sceneggiatura
esemplare che svela poco a poco la sua profondità e i suoi significati, ma non
per questo rinuncia a sviluppare personaggi e situazioni avvincenti. Regia di
grande classe - conclude Liguori - cinema di altissimo livello”.
La Palma d'Oro del Festival di Cannes 2014
è andata a Winter Sleep del regista turco Nuri Bilge Ceylan
Il manifesto del film vincitore
La
Palma d'Oro della 67^ edizione del Festival di Cannes è andata al film Winter Sleep del
turco Nuri Bilge Ceylan, epopea della steppa tra Bergman e Cechov lunga tre
ore e quindici minuti. Soddisfazioni per il cinema italiano. A Le meraviglie di Alice Rohrwacher è infatti stato assegnato il Grand Prix. La giovane
regista italiana ha ringraziato, emozionata: «Grazie al Festival di Cannes che
mi ha fatto essere qui. Grazie a questa giuria per avermi fatto tornare e
soprattutto grazie per il vostro lavoro che mi ha fatto innamorare e mi ha
portato qui». Il
cinema italiano è stato anche omaggiato con la proiezione di un breve ritaglio
di Matrimonio all'italiana in versione restaurata (articolo) con Sophia Loren e Marcello
Mastroianni, il
cui volto quest'anno campeggia sul poster del Festival. Per
gli altri premi assegnati ai film in concorso vi rimando a un precedente
articolo (leggi).
Tutti i
premi
‘Palma d'Oro’
Palma
d'oro: Winter
Sleep di Nuri Bilge Ceylan
Grand
Prix: Le
meraviglie di Alice Rohrwacher
Migliore
Regia: Bennett Miller per
Foxcatcher
Premio
della Giuria (ex aequo): Mommy di Xavier Dolan e Adieu au Langage di Jean-Luc Godard
Migliore
attore: Timothy Spall per Mr.
Turner
Migliore
attrice: Julianne Moore per Maps to the Stars
Migliore
sceneggiatura: Andrey Zvyagintsev e Oleg
Negin per Leviathan
Palma
d'oro per il miglior cortometraggio: Leidi del colombiano Simón
Mesa Soto
Camera
d'or (migliore opera prima): Party Girl dei francesi Claire
Burger, Samuel Theis e Marie Amachoukeli
‘Un
Certain Regard’
Premio
Un Certain Regard: Fehér Isten (White God)
dell'ungherese Kornél Mundruczó, film che denuncia la stigmatizzazione dei più
deboli utilizzando come metafora una schiera impressionante di cani
Premio
della giuria: Force majeure (Turist) dello
svedese Ruben Östlund, commedia amara su una famiglia svedese in vacanza sulle
Alpi sorpresa da una valanga
Premio
speciale Un Certain Regard: The Salt of the Earth di Wim
Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, documentario sul fotografo Sebastiao Salgado
Premio ‘d'ensemble’:
Party
Girl dei francesi Claire Burger, Samuel
Theis e Marie Amachoukeli
Migliore
attore: David Gulpilil per Charlie's
Country dell'australiano aborigeno Rolf de Heer
Migliore
attore: David Gulpilil per Charlie's
Country dell'australiano aborigeno Rolf de Heer
‘Semaine
Internationale de la Critique’
Gran Premio:
The
Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
Premio
SACD: Hope di Boris Lojkine
France 4 Visionary Award: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
France 4 Visionary Award: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
‘Quinzaine des Réalisateurs’
Art Cinema Award: Les Combattants, opera prima di Thomas Cailley
Premio SACD: Les
Combattants di Thomas Cailley
Label
Europa Cinema: Les Combattants di
Thomas Cailley
Premio
Illy per il miglior cortometraggio: Sem coração di Nara Normande e
Tião
Menzione
speciale: Trece
si prin perete di Radu Jude
Palma
Queer: Pride
di Matthew Warchus
Palma Dog: Fehér Isten (White
God) di
Kornél Mundruczó
Premio
della Giuria Ecumenica: Timbuktu di Abderrahmane
Sissako
Premio
FIPRESCI (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) - Concorso
internazionale: Winter Sleep di Nuri
Bilge Ceylan
Premio
FIPRESCI - Un Certain Regard: Jauja di Lisandro Alonso
Premio
FIPRESCI - Sezioni parallele: Love at First Fight di
Thomas Cailley
Al Festival di Cannes assegnati già importanti premi
Julianne Moore premiata come miglior attrice
La
giuria guidata da Jane Campion sta assegnando i premi della 67^ edizione del
Festival di Cannes, in attesa dell’attribuzione del più importante dei
riconoscimenti, vale a dire la Palma d’Oro per il miglior film. La miglior
regia è andata al cineasta statunitense Bennett Miller per Foxcatcher(articolo). Il premio per la migliore interpretazione maschile è andato a Timothy Spall per Mr.
Turner di Mike
Leigh. Migliore interpretazione femminile: Julianne Moore per Maps
to the Stars di David Cronenberg (l'attrice non era presente in sala). Migliore
sceneggiatura ad Andrey
Zvyagintsev e Oleg Negin per Leviathan. Un ex aequo
per il Premio della giuria: Mommy del talentuoso giovane ed emozionatissimo canadese Xavier Dolan (che molti volevano con la Palma d'oro) e Adieu au Langage di Jean-Luc Godard. Queste prime assegnazioni fanno aumentare l’attenzione
intorno all’unico film italiano in concorso, Le meraviglie di AliceRohrwacher
(articolo).
Stasera la chiusura della 67^ edizione del Festival di Cannes
La locandina de Le meraviglie
Alice Rohrwacher torna sulla
Croisette: premiato Le
Meraviglie (articolo)? Potrebbe essere la grande sorpresa a conclusione della 67^ edizione
del Festival di Cannes, prevista per questa sera (sabato 24 maggio). La voce si
è diffusa tra gli addetti ai lavori. Un’indiscrezione afferma, infatti, che la
regista italiana sia riapparsa in zona Croisette.
Il film, come scritto in precedenti articoli, non è impeccabile seppure con
spunti d’innegabile valore. Ma nonostante le sue debolezze ha elevate
possibilità di vittoria. Considerando, anche, che a presiedere la giuria è un
regista donna, Jane Campion (articolo), alla quale l’unico film
italiano in concorso a Cannes potrebbe essere piaciuto molto. È possibile che a
colpire sia stato, in particolare, il coraggio della Rohrwacher di aver
affrontato un tema poco commerciale, con l’innesco nella narrazione filmica anche
di una forte presenza della natura, in grado di plasmare l’esistenza dei
personaggi.
Immagine di repertorio di una parte del cast di Pulp Fiction (foto Amica online)
La kermesse
cinematografica francese, come detto, chiude i battenti questa sera con una
specialissima celebrazione di una pellicola che ha conquistato il mondo. Sono
trascorsi vent'anni esatti, infatti, dalla premiere
(con vittoria della Palma d’Oro) di Pulp Fiction (articolo). Presenti per l'occasione ben cinque dei grandi protagonisti del
rivoluzionario film che nel 1994 consacrò Quentin Tarantino: ci saranno
lo stesso 51enne regista del Tennessee (Usa), la sua musa ispiratrice Uma
Thurman, John
Travolta, Bruce
Willis e Kelly
Preston.