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martedì 24 giugno 2014

Il più bello di martedì 24 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Scarface’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Scarface

Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10

La scheda
Un film di Brian De Palma. Con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham, Pepe Serna, Harris Yulin, Richard Belzer, Paul Shenar, Albert Carrier, Victor Millan, Miriam Colon, Tony Perez, John Carter, Michel François, Mark Margolis, Geno Silva, Roberto Contreras, Ben Frommer, John Brandon, Gil Barreto, John McCann, Mario Machado, Dennis Holahan, Santos Morales, ángel Salazar, Garnett Smith, Michael Alldredge, Ted Beniades, Victor Campos, Arnaldo Santana, Michael P. Moran, Al Israel, Paul Espel, Loren Almaguer, Heather Benna, Dawnell Bowers, Tina Leigh Cameron, Robert Hammer Cannerday, Rene Carrasco, Richard Caselnova, Gary Cervantes, Carlos Cestero, John Contardo, Caesar Cordova, Gregory N. Cruz, Dante D'André, Richard Delmonte, Wayne Doba, Edward R. Frommer, John Gamble, Troy Isaacs, Ronald Joseph, Joe Marmo, Ray Martel, Richard Mendez, Mike Moroff, Angela Nisi, Manuel Padilla, Tony Pann, Ilka Pagan, Barbra Perez, Michael Rougas, Anthony Saenz, Arnold Tafolla, Chuck Tamburo, Jim Towers, Robert van den Berg, Bob Yanez. Drammatico, Usa 1983. Reteitalia - Uip (1984) - Cic. Durata 170' circa.

La trama
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall’isola di Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di spacciarsi per prigioniero politico, senza peraltro riuscire a ingannare la polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony comincia un’irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l’assassinio di un anticastrista, poi con un’operazione di smercio di droga, portata felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo punto che Tony, insieme all’inseparabile amico Manny, diviene il guardaspalle di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad andargli ‘stretto’, anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo, Elvira. E allora si mette in proprio e conclude un colossale affare con Sosa,
Il regista
Brian De Palma
produttore boliviano di cocaina. L’impero su cui adesso domina incontrastato, eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l’abbandono da parte di Elvira. Le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità, resa ancor più incontrollata da una smodata assunzione della stessa cocaina di cui è divenuto spacciatore di massimo livello.

Mia recensione
Al Pacino in una scena emblematica di Scarface
Scarface (Sfregiato, soprannome reale di Al Capone), titolo del film del regista Brian De Palma - un’icona del cinema mondiale - è un cult del genere gangsteristico, in cui come squali sguazzano personaggi senza scrupoli, che provengono dai bassifondi della società e che hanno conosciuto quella profonda povertà che li ha resi affamati di riscatto e di ricchezza. A qualsiasi costo. In cima a tutti, in questa pellicola che è diventata negli anni modello per altre decine di opere cinematografiche, c’è il personaggio principale della trama, Tony Montana. Ritagliato in modo magistrale dalla sceneggiatura di, niente popò di meno che, Oliver Stone, è interpretato da uno dei migliori attori del mondo. Al Pacino, in quel lontano 1983, riprende la determinazione mentale del Michael Corleone de Il Padrino (in particolare Parte II e Parte III) e la travasa in Tony Montana. Un cubano, sì, ma con tante sfaccettature che potrebbero ricondurre all’italoamericano col mitra in mano dell’immaginario collettivo. Alla spietatezza filosofica, quindi, l’oggi 74enne interprete newyorkese, riesce con una potenza e consistenza recitativa fuori dal comune, ad aggiungere la brutalità implacabile dell’arrivista delinquenziale.

Ancora Al Pacino, un Tony Montana che si crede immortale
Ma non solo. Tony Montana - che da solo regge il racconto filmico, senza nulla togliere a importanti personaggi - è un agglomerato di sfaccettature, che unite alla suddetta malvagità, concretizzano un uomo al limite della schizofrenia. Spietato nell’assassinare chiunque si pari sulla sua scalata alla conquista del ‘mondo’, si rifiuta di far esplodere un’automobile perché all’interno vi sono, inaspettatamente, dei ragazzini. “Io i bambini non li ammazzo - grida il gangster all’indirizzo del socio che lo sprona a premere il fatidico pulsante - Io ammazzo te, macellaio!” e gli fa esplodere la testa con un colpo di pistola a bruciapelo. Tony, la faccia scavata e percorsa dalla cicatrice e gli occhi sempre vigili a captare le insidie del crudele mondo in cui a scelto di vivere - è profondamente innamorato della moglie, per la quale è disposto a fare qualsiasi cosa, ma che non esita a umiliare dandole di fronte a tutti dell’alcolizzata e della drogata. Così da farsi abbandonare dalla donna, proprio nel momento più delicato e drammatico della vicenda. Adora e difende la sorella, ma in maniera malsana a tal punto da uccidere il proprio migliore amico che l’ha sposata a sorpresa. Per assurdo, in tutto questo, un protagonista col quale lo spettatore può ritrovarsi a immedesimarsi.

Al Pacino con Michelle Pfeiffer, nel film la moglie di Montana
Un film, Scarface, di una violenza ‘vietata ai minori’ (ebbe problemi con la censura e alcune scene furono tagliate), dal pathos che non conosce contrazione. Un montaggio frenetico che ha il merito di rendere, in particolare le sequenze di sparatorie, di una credibilità impeccabile. Perfetta la scelta dei costumi, completi doppiopetto stile anni Venti, ma che nella moda degli anni Ottanta di Miami, sono sfarzosi, colorati. Pantaloni a zampa di elefante, con camicie sgargianti dal collettone ad ala di gabbiano portato sopra il risvolto della giacca. Il film di Coppola ha anche consacrato attrici di alto livello come Michelle Pfeiffer e Mary Elizabeth Mastrantonio e acceso le luci della ribalta su un talento come F. Murray Abraham. La bellissima colonna sonora dell’italiano Giorgio Moroder (Flashdance) fa da culla a un’opera filmica senza sbavature.

Stefano Marzetti

venerdì 6 giugno 2014

Il più bello di venerdì 6 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: La7d alle 21,10

La locandina
Two Lovers

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Festival di Cannes 2008: nomination Palma d'oro a James Gray; Premio César 2009: nomination miglior film straniero a James Gray; Independent Spirit Awards 2010: nomination miglior regia a James Gray, nomination miglior attrice protagonista a Gwyneth Paltrow; National Board of Review Awards 2009: migliori film indipendenti.

La scheda
Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas, Moni Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd. Drammatico, Usa 2008. Durata 110' circa. Bim.

La trama
New York. Leonard non sa se seguire il proprio destino e sposare Sandra, la donna che i suoi genitori hanno scelto per lui, o ribellarsi e ascoltare i sentimenti che prova per la sua nuova vicina di casa, la bella e volubile Michelle, di cui si è perdutamente innamorato. Combattuto tra ragione e istinto, dovrà compiere la scelta più difficile.

Critica – Rassegna stampa
“Sulla carta, la trama lineare di Two Lovers potrebbe essere facilmente scambiata per quella di una commedia sentimentale - rileva Federico Gironi di Coming Soon - magari di quelle agrodolci e un po’ oblique figlie di certo cinema indipendente americano degli ultimi tempi (...) Invece quello di James Gray - anche perché lavora con intelligenza sul ribaltamento dei tradizionali canoni narrativi di certo cinema romantico – è un film devastante ed agghiacciante, che costringe lo spettatore a fare i conti con i propri fantasmi, che mette di fronte con disarmante semplicità alla natura più intima ed essenziale del sentimento amoroso, della sua imprescindibile necessità, della (im)possibilità sua e dell’essere affrontato con ‘maturità’ (…) sembra quindi descrivere un disagio - forse generazionale - diffuso, quel bisogno d’amore (e tenerezza, e sicurezza) che pare essere destinato a rimanere un’illusione se non al prezzo di inquietanti compromessi interiori ed esteriori. Nel contesto di un mondo che è sempre più astratto e sfocato - scrive ancora Gironi - o invisibile o navigabile solo attraverso mappe oramai inutilizzabili perché sorpassate (...)”.


Una scena del film: Gwyneth Paltrow e Joaquin Phoenix
“Una domanda è d'obbligo - scrive Giancarlo Usai di Onda Cinema -: il regista quarantenne James Gray è più bravo alle prese con il noir o con il melodramma? La questione è rilevante perché l'autore di Two Lovers, al suo quarto lungometraggio, cambia completamente genere e, dopo un’appassionata filmografia all’interno degli ambienti criminali di New York, sposta la sua attenzione su un dramma sentimentale di proporzioni gigantesche (...) Fin dal tuffo in acqua di Leonard (il protagonista, ndr) in apertura di film, si capisce che, ancora una volta, Gray punterà sui sentimenti più strazianti e sulle situazioni più drammatiche. E di nuovo, in questo nuovo lavoro, l’uso della fotografia, che fa sparire i volti delle persone avvolti da inquietanti ombre, è magistrale. La storia è di una tristezza unica: è davvero una toccante rappresentazione della debolezza umana. Solo chi ha il cuore di pietra - aggiunge Usai - non si intenerirà nel seguire la sua camminata infantile per le strade di Brooklyn o nell’ascoltare i suoi progetti futuri assolutamente irrealizzabili, fatti di castelli costruiti per aria (...)”.

redazione

martedì 3 giugno 2014

Il più bello di martedì 3 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 5 alle 21,16

La locandina
La classe - Entre les murs

Valutazione media: ♥♥♥ = 7


La scheda
Un film di Laurent Cantet. Con François Bégaudeau, Nassim Amrabt, Laura Baquela, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette Demaille, Dalla Doucouré. Titolo originale: Entre les murs. Drammatico, Fra 2008. Durata 128' circa. Mikado.

La trama
François è un giovane professore di francese in un liceo difficile. Non esita ad affrontare i suoi studenti in stimolanti scontri verbali. Ma lo studio della democrazia può qualche volta comportare dei rischi.

Critica – Rassegna stampa
Palma d’oro al Festival di Cannes 2008 (61^ edizione) “(…) è piaciuto molto per ragioni sbagliate”, rileva Lietta Tornabuoni de L'espresso - Spettatori e critici ne hanno esaltato la sincerità, il naturalismo, l'essere ‘più vero del vero’. Errore: è uno dei film più artefatti e complessi, lontano da quel realismo che soltanto pochi sarebbero davvero in grado di riconoscere; e presenta un nuovo genere di legame colto tra cinema e scrittura”. Il regista Laurent Cantet “costruisce i personaggi degli studenti a volte fondendo le caratteristiche di diversi ragazzi presi dal libro - scrive ancora la critica cinematografica de L’espresso - Organizza un laboratorio di recitazione al quale partecipano per un anno una cinquantina di studenti: ne sceglie venticinque per il film, e insieme con loro ne sceglie i genitori per le scene di colloquio con gli insegnanti. A nessuno fa leggere la sceneggiatura. Filma tutto con tre macchine da presa, per catturare ogni faccia o gesto imprevisti. Insomma, una costruzione minuziosa e accurata (...) Si può provare un senso di falsità, di ipocrisia - conclude Tornabuoni - ma il risultato è molto interessante e bello proprio per come la sua artificiosità sembra convincente naturalezza”.


Una scena del film di Laurent Cantet, La classe - Entre les murs
“(...) Dopo un complesso training con i giovani attori presi questa volta non ‘dalla strada’ ma ‘dalla scuola’ - scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - e scegliendosi come protagonista il Bégaudeau reale, Cantet affronta con piglio da documentarista una realtà che studenti e docenti vivono in modo analogo non solo a Parigi o in Francia. Senza enfasi né retorica il docente e il regista ci mostrano quanto il ruolo di insegnante così come quello di studente siano oggi sempre più complessi e, in qualche misura, da provare a ricostruire dalle fondamenta. Potrà anche sembrare un po’ lento e dilatato il narrare di Cantet in questa occasione - conclude Zappoli - ma, per chi ha tempo per ascoltare e in particolare se genitore, il suo è un film prezioso”.

redazione

domenica 25 maggio 2014

Premio ‘Grand Prix’ a Cannes, la Rohrwacher raggiante: «Nel mio film ci sono domande forti»

La regista italiana Alice Rohrwacher premiata a Cannes
con il Grand Prix (foto Il Fatto Quotidiano online)
Se n’era già tornata a casa, prima di sapere di aver ricevuto il premio Grand Prix della giuria del Festival di Cannes, edizione 67^. La regista italiana Alice Rohrwacher, col suo ‘bucolico’ film Le meraviglie (articolo), era l’unica presenza nostrana in concorso sulla Croisette. Sabato sera, poco prima che la vittoria - la Palma d’Oro - fosse assegnata a Winter Sleep (articolo) del turco Nuri Bilge Ceylan, era girata voce (articolo) che la gratifica più ambita sarebbe potuta spettare proprio alla pellicola della 32enne cineasta di Fiesole (Firenze). Poi la decisione che invece ha incoronato - e giustamente - un’ottima pellicola che narra la vicenda ambientata in Anatolia di un ex attore che pensa di scrivere un libro sulla storia del teatro turco. Ma Alice è comunque e ovviamente tornata di corsa in Francia, sorpresa dell’importante attribuzione che il corpo dei giurati, guidato dalla regista neozelandese Jane Campion (articolo), le ha attribuito.

La locandina del film
di Alice Rohrwacher
«Una sorpresa meravigliosa», ha definito l’evento l’artista italiana che ha studiato sceneggiatura e drammaturgia tra Lisbona e Torino. Una volta salutato nella lingua del Festival («je suis trés content» ha esclamato sorridendo in conferenza stampa) ha continuato a ripetere circa uno stesso concetto: «Le Meraviglie è stato pensato come un film essenzialmente per noi che l’abbiamo voluto e fatto, non come un film che funzionasse. Ci interessava rispetto al presente perché contiene domande forti». Interrogata sull’impegno politico che un artista - in senso lato - deve o meno avere, la Rohrwacher non ha avuto esitazioni: «Un artista non parla di politica, la fa. E fare cinema è una meravigliosa opportunità per offrire esperienza e meno teoria al nostro Paese».

s.m.

“Leviathan”, l’assoluto che trascina fuori dal tempo: bellissimo

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Andrei Zvyagintsev. Con Vladimir Vdovichenkov, Elena Lyadova, Aleksey Serebryakov, Anna Ukolova, Kristina Pakarina, Roman Madyanov, Sergey Pokhodaev, Aleksey Rozin, Aleksey Pavlov, Alim Bidnenko, Lesya Kudryashova. Drammatico Rus 2014. Durata 130' circa.

La trama
Kolia vive in una piccola cittadina isolata nel nord della Russia, presso il Mare di Barents. Con lui condividono lo stesso tetto il figlio Roma, avuto da un precedente matrimonio e la giovane moglie Lilya. La vita che conduce è piuttosto semplice: appartata, senza particolari svaghi cui dovere tener testa. Sennonché il sindaco vuole sottrargli tutto: la terra, la casa, la sua piccola autorimessa improvvisata. Ogni cosa. Kolia allora decide di rivolgersi a un amico di vecchia data e avvocato di successo a Mosca, Dimitriy.

Critica – Rassegna stampa
Da non confondersi con l'omonimo film del 1989, firmato da George Pan Cosmatos, oppure con quello (sempre omonimo) del 2012 di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel, in questo terzo Leviathan (in concorso al Festival di Cannes appena terminato: miglior sceneggiatura allo stesso regista e a Oleg Negin [leggi di più], ndr) del russo Andrei Zvyagintsev c'è “un senso di eterno che aleggia fra le scogliere sul mare (…)”. Lo scrive da Cannes Mauro Donzelli di Coming Soon. “Una sensazione di assoluto che fin dalla prima scena del film ci porta fuori dal tempo fra personaggi che se non avessero abiti e qualche orpello tecnologico contemporaneo potrebbero essere topos classici della tragedia greca o ancor prima biblica. Personaggi che si muovono come formiche tenaci nonostante il loro infimo ruolo in un contesto troppo grande e troppo antico. Scheletri di balene, relitti di navi, maree che giocano a piacimento con quando consentire all’uomo di spingersi verso il mare.
Il regista russo
Andrei Zvyagintsev
Nonostante questo i nostri protagonisti tentano ammirevolmente di prevalere, di aggrapparsi disperatamente alla volontà e al libero arbitrio (...) Il film parte come un racconto quotidiano dall’andamento piano - rileva ancora Donzelli - accelera come satira ficcante sulle storture della Russia di oggi, per scoperchiare le contraddizioni dei protagonisti nell’ultimo terzo con una deflagrazione sul potere assoluto dello stato nei confronti del singolo cittadino. Un momento del film che rimanda alle ingiustizie zariste dei grandi romanzi russi e all’inutilità di contare sulla religione, ancora troppo occupata a dare una giustificazione divina all’arbitrio senza limiti del potere temporale (...)”.


Il cast di Leviathan in passerella all'ultimo Festival di Cannes
“(...) un film imponente e praticamente perfetto”, è il parere di Luca Liguori di Movie Player - visivamente splendido, lucidissimo nella scrittura e nel messaggio, solido nelle interpretazioni. Anche il ritmo è meno compassato rispetto alle precedenti opere del regista, grazie ad umorismo sottile ed una satira graffiante, e degli sviluppi narrativi sorprendenti, anche nella messa in scena, considerato che gli avvenimenti più significativi avvengono tutti fuori schermo (...) Un film di grande bellezza e sopraffino ingegno, costruito su una sceneggiatura esemplare che svela poco a poco la sua profondità e i suoi significati, ma non per questo rinuncia a sviluppare personaggi e situazioni avvincenti. Regia di grande classe - conclude Liguori - cinema di altissimo livello”.

redazione

sabato 24 maggio 2014

Cannes, Palma d’Oro a “Winter Sleep” del turco Ceylan. Soddisfazione per il Grand Prix all’italiano “Le meraviglie”

La Palma d'Oro del Festival di Cannes 2014
è andata a Winter Sleep del regista turco Nuri Bilge Ceylan
Il manifesto del film vincitore
La Palma d'Oro della 67^ edizione del Festival di Cannes è andata al film Winter Sleep del turco Nuri Bilge Ceylan, epopea della steppa tra Bergman e Cechov lunga tre ore e quindici minuti. Soddisfazioni per il cinema italiano. A Le meraviglie di Alice Rohrwacher è infatti stato assegnato il Grand Prix. La giovane regista italiana ha ringraziato, emozionata: «Grazie al Festival di Cannes che mi ha fatto essere qui. Grazie a questa giuria per avermi fatto tornare e soprattutto grazie per il vostro lavoro che mi ha fatto innamorare e mi ha portato qui». Il cinema italiano è stato anche omaggiato con la proiezione di un breve ritaglio di Matrimonio all'italiana in versione restaurata (articolo) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, il cui volto quest'anno campeggia sul poster del Festival. Per gli altri premi assegnati ai film in concorso vi rimando a un precedente articolo (leggi).


Tutti i premi

‘Palma d'Oro’
Palma d'oro: Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan
Grand Prix: Le meraviglie di Alice Rohrwacher
Migliore Regia: Bennett Miller per Foxcatcher
Premio della Giuria (ex aequo): Mommy di Xavier Dolan e Adieu au Langage di Jean-Luc Godard
Migliore attore: Timothy Spall per Mr. Turner
Migliore attrice: Julianne Moore per Maps to the Stars
Migliore sceneggiatura: Andrey Zvyagintsev e Oleg Negin per Leviathan
Palma d'oro per il miglior cortometraggio: Leidi del colombiano Simón Mesa Soto
Camera d'or (migliore opera prima): Party Girl dei francesi Claire Burger, Samuel Theis e Marie Amachoukeli

‘Un Certain Regard’
Premio Un Certain Regard: Fehér Isten (White God) dell'ungherese Kornél Mundruczó, film che denuncia la stigmatizzazione dei più deboli utilizzando come metafora una schiera impressionante di cani
Premio della giuria: Force majeure (Turist) dello svedese Ruben Östlund, commedia amara su una famiglia svedese in vacanza sulle Alpi sorpresa da una valanga
Premio speciale Un Certain Regard: The Salt of the Earth di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, documentario sul fotografo Sebastiao Salgado
Premio ‘d'ensemble’: Party Girl dei francesi Claire Burger, Samuel Theis e Marie Amachoukeli
Migliore attore: David Gulpilil per Charlie's Country dell'australiano aborigeno Rolf de Heer
Migliore attore: David Gulpilil per Charlie's Country dell'australiano aborigeno Rolf de Heer

‘Semaine Internationale de la Critique’
Gran Premio: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
Premio SACD: Hope di Boris Lojkine
France 4 Visionary Award: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
France 4 Visionary Award: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy

‘Quinzaine des Réalisateurs’
Art Cinema Award: Les Combattants, opera prima di Thomas Cailley
Premio SACD: Les Combattants di Thomas Cailley
Label Europa Cinema: Les Combattants di Thomas Cailley
Premio Illy per il miglior cortometraggio: Sem coração di Nara Normande e Tião
Menzione speciale: Trece si prin perete di Radu Jude
Palma Queer: Pride di  Matthew Warchus
Palma Dog: Fehér Isten (White God) di Kornél Mundruczó
Premio della Giuria Ecumenica: Timbuktu di Abderrahmane Sissako
Premio FIPRESCI (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) - Concorso internazionale: Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan
Premio FIPRESCI - Un Certain Regard: Jauja di Lisandro Alonso
Premio FIPRESCI - Sezioni parallele: Love at First Fight di Thomas Cailley

redazione

A Cannes i primi premi: miglior regia a Bennett Miller, Julianne Moore miglior attrice, Timothy Spall miglior attore

Al Festival di Cannes assegnati già importanti premi 
Julianne Moore premiata
come miglior attrice
La giuria guidata da Jane Campion sta assegnando i premi della 67^ edizione del Festival di Cannes, in attesa dell’attribuzione del più importante dei riconoscimenti, vale a dire la Palma d’Oro per il miglior film. La miglior regia è andata al cineasta statunitense Bennett Miller per Foxcatcher (articolo). Il premio per la migliore interpretazione maschile è andato a Timothy Spall per Mr. Turner di Mike Leigh. Migliore interpretazione femminile: Julianne Moore per Maps to the Stars di David Cronenberg (l'attrice non era presente in sala). Migliore sceneggiatura ad Andrey Zvyagintsev e Oleg Negin per Leviathan. Un ex aequo per il Premio della giuria: Mommy del talentuoso giovane ed emozionatissimo canadese Xavier Dolan (che molti volevano con la Palma d'oro) e Adieu au Langage di Jean-Luc Godard. Queste prime assegnazioni fanno aumentare l’attenzione intorno all’unico film italiano in concorso, Le meraviglie di Alice Rohrwacher (articolo).
redazione

A Cannes gira una voce: Palma d’Oro all’italiano “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher

Stasera la chiusura della 67^ edizione del Festival di Cannes
La locandina
de Le meraviglie
Alice Rohrwacher torna sulla Croisette: premiato Le Meraviglie (articolo)? Potrebbe essere la grande sorpresa a conclusione della 67^ edizione del Festival di Cannes, prevista per questa sera (sabato 24 maggio). La voce si è diffusa tra gli addetti ai lavori. Un’indiscrezione afferma, infatti, che la regista italiana sia riapparsa in zona Croisette. Il film, come scritto in precedenti articoli, non è impeccabile seppure con spunti d’innegabile valore. Ma nonostante le sue debolezze ha elevate possibilità di vittoria. Considerando, anche, che a presiedere la giuria è un regista donna, Jane Campion (articolo), alla quale l’unico film italiano in concorso a Cannes potrebbe essere piaciuto molto. È possibile che a colpire sia stato, in particolare, il coraggio della Rohrwacher di aver affrontato un tema poco commerciale, con l’innesco nella narrazione filmica anche di una forte presenza della natura, in grado di plasmare l’esistenza dei personaggi.

Immagine di repertorio di una parte del cast di Pulp Fiction (foto Amica online)
La kermesse cinematografica francese, come detto, chiude i battenti questa sera con una specialissima celebrazione di una pellicola che ha conquistato il mondo. Sono trascorsi vent'anni esatti, infatti, dalla premiere (con vittoria della Palma d’Oro) di Pulp Fiction (articolo). Presenti per l'occasione ben cinque dei grandi protagonisti del rivoluzionario film che nel 1994 consacrò Quentin Tarantino: ci saranno lo stesso 51enne regista del Tennessee (Usa), la sua musa ispiratrice Uma Thurman, John Travolta, Bruce Willis e Kelly Preston.

s.m.