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martedì 24 giugno 2014

Il più bello di martedì 24 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Scarface’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Scarface

Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10

La scheda
Un film di Brian De Palma. Con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham, Pepe Serna, Harris Yulin, Richard Belzer, Paul Shenar, Albert Carrier, Victor Millan, Miriam Colon, Tony Perez, John Carter, Michel François, Mark Margolis, Geno Silva, Roberto Contreras, Ben Frommer, John Brandon, Gil Barreto, John McCann, Mario Machado, Dennis Holahan, Santos Morales, ángel Salazar, Garnett Smith, Michael Alldredge, Ted Beniades, Victor Campos, Arnaldo Santana, Michael P. Moran, Al Israel, Paul Espel, Loren Almaguer, Heather Benna, Dawnell Bowers, Tina Leigh Cameron, Robert Hammer Cannerday, Rene Carrasco, Richard Caselnova, Gary Cervantes, Carlos Cestero, John Contardo, Caesar Cordova, Gregory N. Cruz, Dante D'André, Richard Delmonte, Wayne Doba, Edward R. Frommer, John Gamble, Troy Isaacs, Ronald Joseph, Joe Marmo, Ray Martel, Richard Mendez, Mike Moroff, Angela Nisi, Manuel Padilla, Tony Pann, Ilka Pagan, Barbra Perez, Michael Rougas, Anthony Saenz, Arnold Tafolla, Chuck Tamburo, Jim Towers, Robert van den Berg, Bob Yanez. Drammatico, Usa 1983. Reteitalia - Uip (1984) - Cic. Durata 170' circa.

La trama
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall’isola di Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di spacciarsi per prigioniero politico, senza peraltro riuscire a ingannare la polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony comincia un’irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l’assassinio di un anticastrista, poi con un’operazione di smercio di droga, portata felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo punto che Tony, insieme all’inseparabile amico Manny, diviene il guardaspalle di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad andargli ‘stretto’, anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo, Elvira. E allora si mette in proprio e conclude un colossale affare con Sosa,
Il regista
Brian De Palma
produttore boliviano di cocaina. L’impero su cui adesso domina incontrastato, eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l’abbandono da parte di Elvira. Le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità, resa ancor più incontrollata da una smodata assunzione della stessa cocaina di cui è divenuto spacciatore di massimo livello.

Mia recensione
Al Pacino in una scena emblematica di Scarface
Scarface (Sfregiato, soprannome reale di Al Capone), titolo del film del regista Brian De Palma - un’icona del cinema mondiale - è un cult del genere gangsteristico, in cui come squali sguazzano personaggi senza scrupoli, che provengono dai bassifondi della società e che hanno conosciuto quella profonda povertà che li ha resi affamati di riscatto e di ricchezza. A qualsiasi costo. In cima a tutti, in questa pellicola che è diventata negli anni modello per altre decine di opere cinematografiche, c’è il personaggio principale della trama, Tony Montana. Ritagliato in modo magistrale dalla sceneggiatura di, niente popò di meno che, Oliver Stone, è interpretato da uno dei migliori attori del mondo. Al Pacino, in quel lontano 1983, riprende la determinazione mentale del Michael Corleone de Il Padrino (in particolare Parte II e Parte III) e la travasa in Tony Montana. Un cubano, sì, ma con tante sfaccettature che potrebbero ricondurre all’italoamericano col mitra in mano dell’immaginario collettivo. Alla spietatezza filosofica, quindi, l’oggi 74enne interprete newyorkese, riesce con una potenza e consistenza recitativa fuori dal comune, ad aggiungere la brutalità implacabile dell’arrivista delinquenziale.

Ancora Al Pacino, un Tony Montana che si crede immortale
Ma non solo. Tony Montana - che da solo regge il racconto filmico, senza nulla togliere a importanti personaggi - è un agglomerato di sfaccettature, che unite alla suddetta malvagità, concretizzano un uomo al limite della schizofrenia. Spietato nell’assassinare chiunque si pari sulla sua scalata alla conquista del ‘mondo’, si rifiuta di far esplodere un’automobile perché all’interno vi sono, inaspettatamente, dei ragazzini. “Io i bambini non li ammazzo - grida il gangster all’indirizzo del socio che lo sprona a premere il fatidico pulsante - Io ammazzo te, macellaio!” e gli fa esplodere la testa con un colpo di pistola a bruciapelo. Tony, la faccia scavata e percorsa dalla cicatrice e gli occhi sempre vigili a captare le insidie del crudele mondo in cui a scelto di vivere - è profondamente innamorato della moglie, per la quale è disposto a fare qualsiasi cosa, ma che non esita a umiliare dandole di fronte a tutti dell’alcolizzata e della drogata. Così da farsi abbandonare dalla donna, proprio nel momento più delicato e drammatico della vicenda. Adora e difende la sorella, ma in maniera malsana a tal punto da uccidere il proprio migliore amico che l’ha sposata a sorpresa. Per assurdo, in tutto questo, un protagonista col quale lo spettatore può ritrovarsi a immedesimarsi.

Al Pacino con Michelle Pfeiffer, nel film la moglie di Montana
Un film, Scarface, di una violenza ‘vietata ai minori’ (ebbe problemi con la censura e alcune scene furono tagliate), dal pathos che non conosce contrazione. Un montaggio frenetico che ha il merito di rendere, in particolare le sequenze di sparatorie, di una credibilità impeccabile. Perfetta la scelta dei costumi, completi doppiopetto stile anni Venti, ma che nella moda degli anni Ottanta di Miami, sono sfarzosi, colorati. Pantaloni a zampa di elefante, con camicie sgargianti dal collettone ad ala di gabbiano portato sopra il risvolto della giacca. Il film di Coppola ha anche consacrato attrici di alto livello come Michelle Pfeiffer e Mary Elizabeth Mastrantonio e acceso le luci della ribalta su un talento come F. Murray Abraham. La bellissima colonna sonora dell’italiano Giorgio Moroder (Flashdance) fa da culla a un’opera filmica senza sbavature.

Stefano Marzetti

mercoledì 11 giugno 2014

Il più bello di mercoledì 11 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21,10

La locandina
Scusate il ritardo

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
David di Donatello 1982: miglior attore non protagonista a Lello Arena, miglior attrice non protagonista Lina Polito; Maschera d’Argento: a Massimo Troisi; Premio UBU (equivalente al David di Donatello del teatro): a Massimo Troisi; Premio De Sica: a Massimo Troisi.

La scheda
Un film di Massimo Troisi. Con Giuliana De Sio, Lello Arena, Massimo Troisi, Lina Polito, Olimpia Di Maio, Nicola Esposito, Francesco Acampora. Commedia, Ita 1982. Durata 112' circa. Cineriz Delgo Film.

La trama
La storia è imperniata su Vincenzo, un giovane napoletano disoccupato con scarsa voglia di trovarsi un lavoro e in sostanza mantenuto dalla madre, dalla sorella sposata e dal fratello attore affermato. L'inerzia e l'apatia di Vincenzo sono turbate, con scarsa partecipazione, dalle vicissitudini amorose dell'amico Tonino - che non riesce a uscire dal tunnel della disperazione poiché abbandonato dalla fidanzata - e da una ragazza, Anna, anche lei uscita da poco da una sfortunata vicenda sentimentale, in cerca di un altro amore che crede di trovare in Vincenzo. E non sbaglia poiché Vincenzo, anche se nel suo modo ironico e arrendevole, la ama pure lui. Ma alla fine la ragazza, insoddisfatta di questo rapporto, lo lascia. Vincenzo allora piomba nello sconforto dal quale tentano di tirarlo fuori, prima i familiari e poi lo stesso amico Tonino. Al termine del film è la stessa Anna che, rassegnata ad accettare il temperamento non certo vivace di Vincenzo, a tornare da lui.

Mia recensione
Lello Arena e Massimo Troisi in una scena del film
Scusate il ritardo, altro capolavoro della commedia italiana e della filmografia di Massimo Troisi, propone la tematica preferita dell’attore e regista comico napoletano: l’amore, inteso perlopiù come un’esperienza non concretizzabile, effimera. Come ho avuto modo di scrivere di recente nel commentare Pensavo fosse amore… invece era un calesse (articolo), il grande artista scomparso nel 1994 a soli 41 anni (articolo) anche in questa occasione tratta questa passione come fulcro della sceneggiatura, la traduce in immagini e se ne fa protagonista principale. La sua recitazione è, come sempre, un mix di delicatezza, amarezza e tristezza. Eppure Troisi trova comunque il modo di minimizzare il dramma con una ‘sottile ma onnipresente e solleticante derisione dell’uomo che si dibatte nelle sue pene senza fine’, scrivevo non molto tempo fa.

Troisi con Giuliana De Sio
Solo un anno dopo il suo film d’esordio, Ricomincio da tre, che ne rivelò le innate qualità di cineasta e interprete determinato a mettere a nudo in particolare le difficoltà del personaggio ‘chiave’ nella relazione di coppia, l’ex guitto de La smorfia entra di nuovo a gamba tesa nel tema, ancora con risultati esilaranti quanto angoscianti. E in Scusate il ritardo, più che nel suo predecessore, i protagonisti sono sottoposti a una dose massiccia d’inquietudine, che in alcune circostanze si palesa come vero e proprio assillo. La cui rappresentazione ideale è regalata allo spettatore dalla magistrale prova di Lello Arena, (David di Donatello, nell’occasione), con il suo Tonino da prendere a schiaffi dall’inizio alla fine del racconto filmico. All’ex cabarettista (anche lui membro de La smorfia, il terzo era Enzo De Caro) Troisi affibbia l’arduo compito di mettere tutto in scena: prima l’amore appiccicaticcio e ossessionante, poi la plateale sofferenza e cecità di fronte agli errori, odioso anche nella fase in cui, ritrovata una presunta anima gemella, si rilancia con ostentata leggiadria, quasi trasformandosi in improbabile Cupido.

Lello Arena
Lo script realizzato a quattro mani con la fedelissima Anna Pavignano, è un portento di dialoghi serrati, spediti, spassosi, realizzati in un napoletano rapido ma comprensibile a sufficienza anche per i ‘troisiani’ dell’Italia settentrionale. Troisi in cima a tutti, ma il già citato Arena in stato di grazia, così come Lina Polito - per citare i personaggi più percepiti durante la visione - contribuiscono a nobilitare una storia già di per sé oliata al meglio. A livello recitativo, ne esce meno rilucente la pur brava Giuliana De Sio, un gradino più in basso nel grado di spontaneità. Sono proprio i duetti che Troisi si riserva con la collega salernitana, quelli in cui il film conosce i suoi pochissimi passaggi stentati. Nel complesso è obbligatorio vedere e rivedere questa gemma pregiata del nostro cinema.
Stefano Marzetti

giovedì 29 maggio 2014

Rachel Weisz arricchisce “Idol’s Eye”, l’atteso thriller di Olivier Assayas con Robert Pattinson

Rachel Weisz sarà protagonista del prossimo film di Olivier Assayas, Idol's Eye
Quello di Rachel Weisz è di certo un nome che fa lievitare le quotazioni e le attese per il prossimo film di Olivier Assayas (Idol’s Eye), reduce con modesta soddisfazione, dal Festival di Cannes conclusosi meno di una settimana fa. La pellicola con cui era in concorso, Clouds of Sils Maria (articolo), protagonista Juliette Binoche, non ha convinto né la giuria né la critica della kermesse cinematografica francese. Il cineasta ha ora la possibilità, con il cambio dal dramma all’action thriller, di fare il proverbiale colpo di reni per tornare a darsi qualche pacca sulle spalle, come gli è accaduto, ad esempio, nel 2010 con Carlos e nel 2012 con Qualcosa nell'aria.

Il regista francese
Olivier Assayas
Voci piuttosto fondate, tornando a bomba, sussurrano che l’attrice londinese (nel 2013 vista nel discreto Il grande e potente Oz di Sam Raimi) potrebbe affiancare Robert Pattinson, Robert De Niro e John Mendell (già dati per certi nel cast). L’opera di Assayas, infatti, era ancora ‘orfana’ dell’interprete femminile. Come riporta Variety (la cui notizia è ripresa da Tiscali), l'attrice londinese è in trattative con la casa di produzione (Benaroya Pictures). Le riprese di Idol's Eye inizieranno nel mese di ottobre tra Chicago e Toronto. Il plot della storia parla di una gang di ladri guidata da un noto criminale (incarnato da John Mendell) che svaligia un banco di pegni, ma ben presto scopre che l’attività serve a coprire le mosse del più brutale capo della mafia di Chicago, Tony Accardo (cfr. My Movies).

redazione

mercoledì 28 maggio 2014

Dopo 71 anni il racconto-capolavoro “Il piccolo principe” diventa un film

Il racconto-capolavoro Il piccolo principe nel 2016 sarà un film
La copertina del libro
di Antoine de Saint-Exupéry
Il Piccolo Principe sbarca al cinema. A settantun anni dalla sua pubblicazione il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, tradotto in duecentosettanta lingue e con all’attivo oltre cento quarantacinque milioni di copie, sarà sul grande schermo da gennaio 2016. Diretto da Mark Osborne (creatore di Kung Fu Panda), sarà realizzato in animazione Cgi e stop motion con un budget di ottanta milioni di dollari. Il Piccolo Principe è il progetto di animazione più atteso del prossimo anno e mette in campo una crew di duecentocinquanta talenti provenienti da Disney, Pixar e Dreamworks: fra gli altri Peter De Sève (L’Era Glaciale, Mulan, A Bug’s Life, Alla ricerca di Nemo), Lou Romano (Monsters & Co, Gli Incredibili, Up), Hidetaka Yosumi (Bolt), Bob Persichetti (Mostri contro Alieni, Wallace & Gromit, Shrek 2, Il gatto con gli stivali), Jason Boose (Lilo & Stitch, Cars, Ratatouille, Wall-E, Up).

La versione originale vanta inoltre un cast di voci che comprende il premio Oscar Jeff Bridges (l’aviatore), Mackenzie Foy (la bambina), Rachel McAdams (la madre), James Franco (la volpe), il premio Oscar Benicio Del Toro (il serpente), il premio Oscar Marion Cotillard (la rosa), Paul Giamatti (il professore), Albert Brooks (l’uomo d’affari), Ricky Gervais (il presuntuoso), Bud Cort (il re). La voce del piccolo principe è di Riley Osborne. (Fonte Sì24 online).

redazione

lunedì 26 maggio 2014

Il più bello di lunedì 26 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Rai Storia alle 21,20

La locandina
La ciociara

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 1962: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; Golden Globe 1962: miglior film straniero (Italia); Festival di Cannes 1961: miglior interpretazione femminile a Sophia Loren in concorso per la Palma d'oro; David di Donatello 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; Premio BAFTA 1962: miglior attrice straniera a Sophia Loren; Nastro d'Argento 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; New York Film Critics Circle Award 1961: miglior attrice protagonista a Sophia Loren; National Board of Review Award 1961: migliori film stranieri.

La scheda
Un film di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Andrea Checchi, Pupella Maggio, Emma Baron, Raf Vallone, Renato Salvatori, Carlo Ninchi, Franco Balducci, Vincenzo Musolino, Luciano Pigozzi, Ettore Mattia, Bruna Cealti, Antonella Della Porta, Mario Frera, Luciana Cortellesi, Curt Lowens, Tony Calio, Remo Galavotti. Drammatico, Ita/Fra 1960. Durata 110' circa. Produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Marceau, Cocinor, Société Générale de Cinématographie. Distribuzione: Titanus.

La trama
1943. Durante la seconda guerra mondiale, Cesira, una giovane ragazza rimasta purtroppo vedova, scappa da Roma per sfuggire ai bombardamenti e si rifugia in un paesino della ciociaria insieme alla figlia tredicenne. Quando arrivano gli alleati, le due donne fanno finalmente ritorno a Roma, ma durante il tragitto, vengono violentate dai soldati marocchini che accompagnano gli alleati. La loro semplice vita é stata violata per sempre.

Il regista
Vittorio De Sica
Critica – Rassegna stampa
“(...) un film (tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, ndr) che valse” a Sophia Loren, allora 26enne “un meritato Oscar - scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - perché il suo essere popolare e di origini popolane viene qui a misurarsi con un personaggio complesso (Cesira, ndr), capace di grandi slanci, dotato di una irrefrenabile vitalità ma anche portatore di una rabbia interiore nei confronti di una situazione bellica che la turba più di quanto non accada ad altri con cui deve condividere la situazione di sfollata (le scene del film sono state girate a Itri e Fondi, ndr). Per questo si avvicina, lei incolta ma resa consapevole dalla vita, al giovane Michele, idealista incapace di compromessi.

Una scena emblematica del grande film del 1960
È un film intenso che sa arrivare al grande pubblico La ciociara - prosegue Zappoli - ricordandogli un passato che si vorrebbe forse gettare alle spalle e questo senza fare sconti ai fascisti ma neppure idolatrando i liberatori. L’unica nota stonata è fornita da Rosetta, interpretata da Eleonora Brown. De Sica, che così bene aveva saputo dare vita a personaggi di bambini (da Sciuscià a Ladri di biciclette) in questa occasione ci presenta per tre quarti del film una specie di santa in formato mignon (si inginocchia ispirata per pregare quando gli aerei lanciano i proiettili che illuminano la notte) per poi trasformarla bruscamente in una specie di piccola prostituta pronta a tutto per un paio di calze di nylon. Equilibrio e verosimiglianza - conclude la recensione di My Movies - per una volta lasciano un po’ a desiderare”.

Un intenso primo piano di Sophia Loren, vincitrice dell'Oscar
“(...) il dramma delle due protagoniste - rileva Andrea D'Addio di Film Up - il loro continuo scappare senza punti di riferimento, vittime di una civiltà che in tempi di guerra (ma non solo in quei momenti) regredisce fino a dimenticarsi di essere tale e diventa l’emblema di quel passaggio che fa della ‘storia internazionale’ una ‘storia personale’ (...) De Sica insiste così sugli sguardi, sugli occhi delle sue due protagoniste, per rimarcarne quella reazione che diventerà quasi uno stato d’animo perenne. La sua direzione degli attori è meticolosa e sicura: è da loro che deve trasparire l’emozione, è tramite loro che lo spettatore soffrirà, non si perderanno tempo ed immagini sull’ambiente, sono loro le protagoniste. Per la Loren  - scrive ancora D'Addio - diventa così la prima vera prova da attrice drammatica, un’esperienza che le darà modo di tirare fuori tutto il proprio potenziale drammatico ed emotivo (...)”.
redazione

martedì 20 maggio 2014

A Cannes il ‘ciclone’ Sophia fa volare il livello di glamour del Festival

Il Festival di Cannes ha accolto Sophia Loren (foto la Repubblica online)
È la protagonista del cortometraggio di venticinque minuti per la regia del figlio Edoardo Ponti. E domani (mercoledì 21 maggio 2014), alle ore 16,45, il premio Oscar (miglior interpretazione femminile per La ciociara di Vittorio De Sica nel 1961 e premio onorario nel 1991) terrà una masterclass, onore riservato ai grandi maestri del cinema. L’arrivo di Sophia Loren alla 67^ edizione del Festival di Cannes (che si chiuderà sabato prossimo, 24 maggio) non passa di certo inosservato. Qui l’attrice nata a Roma nel 1934 (oggi ha 79 anni) fu premiata alla 14^ edizione - sempre per La ciociara - e ricoprì il delicato ruolo di presidente di giuria della kermesse cinematografica francese nel 1966. Il film che la vede protagonista, Voce Umana (nella sezione ‘Cannes Classic’), scritto dallo stesso Ponti e dal novelliere napoletano Erri De Luca, è liberamente ispirato a un testo teatrale di Jean Cocteau risalente al 1930.

La Loren con il figlio regista Edoardo Ponti
(foto la Repubblica online)
Sophia Loren, alla viglia degli 80 anni (li compirà il 20 settembre prossimo), ha detto di avere ancora un sogno nel cassetto «che non posso rivelare, qualche cosa che non ho mai fatto e che vorrei fare». Ieri sera in una cena in suo onore, con il direttore del festival Thierry Fremaux e il presidente Gilles Jacob, è stata accolta da una standing ovation che ha coinvolto la giuria guidata dalla regista Jane Campion, tanti cineasti del concorso dai Dardenne a Michel Hazanavicius. Domani poi (mercoledì 21 maggio) sarà proiettato Matrimonio all'italiana del 1964, sempre di De Sica, che vede nei ruoli principali la Loren e Marcello Mastroianni, in versione restaurata (articolo), in collaborazione con Surf Film da Cineteca di Bologna e Technicolor Foundation per il Cinema Heritage con il contributo di Memory Cinema presso L'Immagine Ritrovata. (Fonte Il Sole 24 Ore online).

s.m.

venerdì 2 maggio 2014

Sofia Loren torna al Festival di Cannes con “La voce umana”

Sofia Loren al Festival di Cannes per presentare La voce umana

Cannes è pronta ad accogliere Sofia Loren. L’attrice premio Oscar nel 1961 per La ciociara di Vittorio De Sica, è attesa al festival con La voce umana, il film ispirato al famoso testo teatrale di Jean Cocteau già portato sullo schermo da Anna Magnani nel 1948 con la regia di Roberto Rossellini. Diretto dal secondogenito di Sofia, Edoardo Ponti, sulla Croisette La voce umana sarà protagonista di una proiezione speciale del 67° Festival di Cannes, in programma dal 14 al 25 maggio (articolo), nell’ambito di ‘Cannes Classic’ (la sezione del Festival dedicata alla memoria). L’attrice, premio d’interpretazione femminile nel 1961 e presidente della giuria nel 1966, terrà poi un master class prima della proiezione del film Matrimonio all’italiana, regia di De Sica, nella versione restaurata.

La Loren nella scena simbolo de La ciociara
A ‘Cannes Classic’, saranno poi proiettati Per un pugno di dollari di Sergio Leone (articolo), Paris Texas di Wim Wenders a trent’anni dalla Palma d’Oro, La paura di Rossellini, L’ultimo métro di François Truffaut, Le Hasard di Krzysztof Kieślowski, Dragon Inn di King Hu, Orizzonti perduti di Frank Capra, La Chienne di Jean Renoir, Jamaica Inn di Alfred Hitchcock, Sayat Nova di Sergej Iosifovič Paradžanov.

Tornando al film che vede protagonista la Loren, va rilevato che rappresenta un evento perché vede il ritorno dell’attrice romana sullo schermo, a quattro anni dall’ultima apparizione: nel 2010, nella miniserie tv La mia casa è piena di specchi ispirata all’autobiografia della sorella Maria Scicolone, la diva ha interpretato sua madre Romilda. La Loren ha voluto ora regalarsi questo nuovo ruolo cinematografico alla vigilia degli ottant’anni, che compirà il 20 settembre e che celebrerà mandando nelle librerie la sua autobiografia intitolata ‘Ieri oggi e domani’, come la pellicola, sempre di Vittorio De Sica, nel 1965 vincitrice dell’Oscar per il miglior film straniero.


redazione