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martedì 1 luglio 2014

Il più bello di martedì 1° luglio, prima serata, sul digitale: ‘L'infedele’ (Rai 5, canale 23, alle 21,15)

La locandina
L'infedele

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Liv Ullmann. Con Erland Josephson, Lena Endre, Krister Henriksson, Thomas Hanzon, Michelle Gylemo, Juni Dahr, Philip Zandén, Thérèse Brunnander, Marie Richardson, Stina Ekblad, Johan Rabaeus, Jan-Olof Strandberg, Björn Granath, Gertrud Stenung, Åsa Lindström. Titolo originale: Trolösa. Drammatico, Sve 2000. Durata 155' circa. Mikado - Multimedia San Paolo.

La trama
Marianne, donna matura e attrice, va a trovare un anziano scrittore e comincia a raccontargli la propria storia. Sposata con Markus, famoso direttore d’orchestra e come tale spesso in giro per il mondo, Marianne, durante l’assenza del marito, accoglie in casa il migliore amico di lui, David. Cenano insieme e lei lo invita a restare per la notte. Così comincia la relazione tra i due. Insieme progettano un viaggio a Parigi, dove vanno insieme a Markus. Sulla via del ritorno, si fermano in un albergo. Poi per un po’ si lasciano. Il 20 agosto si rivedono e tra loro si verifica un altro incontro sessuale. Qui arriva Markus che li sorprende ma dice che sapeva già tutto da tempo. C’è il problema di Isabelle, la figlia piccola. Marianne vuole trasferirsi da David, il padre reclama la figlia. Durante il soggiorno estivo in campagna, Markus chiama Marianne per proporre una soluzione. Ma la proposta è orribile: Markus vuole ancora una volta avere un rapporto con la moglie prima di concedere l’affidamento. Marianne dice in seguito a David di aver accettato. Qualche tempo dopo arriva la notizia che Markus si è tolto la vita. Quindi si vede Marianne che annega e muore. Ma a questo punto, la donna dice di avere terminato il racconto. Si alza e va via, lasciando lo scrittore solo e angosciato.

Lena Endre e Erland Josephson in L'infedele
Recensione (rassegna stampa)
“(...) Con lenti movimenti di macchina e atmosfere sospese - scrive Valeria Chiari di Film Up - in una scenografia scarna ed essenziale, si sviluppa la storia raccontata dalla sceneggiatura di Ingmar Bergman e diretta da Liv Ullmann. Un’infedeltà premeditata, iniziata come gioco, che si trasforma velocemente in una tragedia (...) È uno scavare interiore inesorabile che coinvolge e sconvolge lo spettatore inchiodandolo davanti allo schermo, incapace anch’esso di sfuggire all’inevitabile tormento, all’arduo e impietoso studio di un matrimonio e della sua fine fatale. Attori straordinari a partire dal bergmaniano Erland Josephson, l’anziano scrittore specchio dell’anima dello stesso Bergman; Lena Endre - conclude Chiari - eccezionale interprete delle emozioni e dello strazio di Marianne”.

La regista Liv Ullmann
“(...) Film (presentato in concorso al 53° Festival di Cannes, ndr) ‘con’ e ‘senza’ Bergman”, rileva Giancarlo Zappoli di My Movies - ‘Con’ perché di Bergman sono il soggetto e la sceneggiatura. ‘Senza’ perché la Ullmann è come se ne avvertisse l’assenza e cercasse di sostituirne lo sguardo senza cercare vie originali per il proprio film. Ne deriva così un film senz’altro interessante ma irrimediabilmente ‘datato’. Siamo di fronte a una fotocopia di qualità che lascia però aperti due quesiti: 1) perché il Maestro non torna dietro la macchina da presa? 2) perché gli attori che a lui devono la loro fortuna non si decidono a recidere il cordone ombelicale? L’età ormai ce l’hanno, conclude Zappoli.

redazione

lunedì 23 giugno 2014

Mostra cinematografica di Venezia, al compositore Alexander Desplat la presidenza della giuria

Dal 27 agosto al 6 settembre la 71esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Sarà il compositore francese nominato all’Oscar, Alexandre Desplat, il presidente della giuria internazionale del Concorso della 71^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si terrà dal 27 agosto al 6 settembre 2014. Al noto musicista dunque e agli altri membri della giuria il compito di assegnare il Leone d’Oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali. È la prima volta che un compositore di musiche da film presiede la giuria ufficiale. Artista affermatosi in particolare grazie alla sua attività a Hollywood, ha scritto le colonne sonore di film di prim’ordine quali, fra altri, La ragazza con l’orecchino di perla, Syriana, The Queen - La regina, Il bandito corso, La bussola d’oro, Lussuria, Il curioso caso di Benjamin Button, New Moon, Il profeta, Fantastic Mr. Fox, L’uomo nell’ombra
Il compositore francese Alexandre Desplat
e
Il discorso del re. Nel gennaio 2010 è stato scelto per comporre la colonna sonora di Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1, ed in seguito confermato anche per il successivo e finale capitolo Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2. Nel 2007 ha vinto il Golden Globe per la migliore colonna sonora originale per il film Il velo dipinto.

Ha ottenuto sei nomination all’Oscar alla migliore colonna sonora, senza mai vincerne uno: nel 2007 per The Queen - La regina, nel 2009 per Il curioso caso di Benjamin Button, nel 2010 per Fantastic Mr. Fox, nel 2011 per Il discorso del re, nel 2013 per Argo e nel 2014 per Philomena. Nell’aprile 2011 Desplat ha composto le musiche per The Tree of Life, film di Terrence Malick con Brad Pitt e Sean Penn. Nel 2012 ha continuato la sua collaborazione con il regista Wes Anderson, componendo la colonna sonora per il film Moonrise Kingdom, con Bruce Willis, Edward Norton e Jason Schwartzman. Le sue partiture minimaliste, dall’orchestrazione cristallina con un sapiente uso del pianoforte, unite a una vena melodica lirica e commovente, ne fanno uno degli artisti più talentuosi della sua generazione.

Il regista italiano Gianfranco Rosi, il cui film Sacro GRA
ha vinto l'edizione 2013 del Festival di Venezia
La decisione di scegliere Alexandre Desplat come presidente della giuria internazionale del Festival di Venezia è stata presa dal consiglio di amministrazione della Biennale, presieduto da Paolo Baratta, su proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera. «Alexandre Desplat non è soltanto uno dei grandi compositori odierni di musiche da film - ha spiegato proprio Barbera - ma un appassionato cinefilo, la cui straordinaria sensibilità artistica si somma a una profonda conoscenza del cinema, della sua storia, del suo linguaggio». L’interessato si è detto onorato e di essere consapevole di quanto sia «un’ardua responsabilità essere presidente di giuria di un festival così. Il cinema italiano ha influenzato sia il mio gusto sia la mia musica più di qualsiasi altro - ha aggiunto Alexandre Desplat - e sono orgoglioso di venire alla Mostra di Venezia l’anno dopo Bernardo Bertolucci».

Nella serata conclusiva, il 6 settembre, la Giuria presieduta da Desplat e composta da nove personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, assegnerà ai lungometraggi in Concorso i seguenti premi ufficiali: Leone d'Oro per il miglior film, Leone d’Argento per la migliore regia, Gran Premio della Giuria, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria.

redazione

giovedì 29 maggio 2014

Rachel Weisz arricchisce “Idol’s Eye”, l’atteso thriller di Olivier Assayas con Robert Pattinson

Rachel Weisz sarà protagonista del prossimo film di Olivier Assayas, Idol's Eye
Quello di Rachel Weisz è di certo un nome che fa lievitare le quotazioni e le attese per il prossimo film di Olivier Assayas (Idol’s Eye), reduce con modesta soddisfazione, dal Festival di Cannes conclusosi meno di una settimana fa. La pellicola con cui era in concorso, Clouds of Sils Maria (articolo), protagonista Juliette Binoche, non ha convinto né la giuria né la critica della kermesse cinematografica francese. Il cineasta ha ora la possibilità, con il cambio dal dramma all’action thriller, di fare il proverbiale colpo di reni per tornare a darsi qualche pacca sulle spalle, come gli è accaduto, ad esempio, nel 2010 con Carlos e nel 2012 con Qualcosa nell'aria.

Il regista francese
Olivier Assayas
Voci piuttosto fondate, tornando a bomba, sussurrano che l’attrice londinese (nel 2013 vista nel discreto Il grande e potente Oz di Sam Raimi) potrebbe affiancare Robert Pattinson, Robert De Niro e John Mendell (già dati per certi nel cast). L’opera di Assayas, infatti, era ancora ‘orfana’ dell’interprete femminile. Come riporta Variety (la cui notizia è ripresa da Tiscali), l'attrice londinese è in trattative con la casa di produzione (Benaroya Pictures). Le riprese di Idol's Eye inizieranno nel mese di ottobre tra Chicago e Toronto. Il plot della storia parla di una gang di ladri guidata da un noto criminale (incarnato da John Mendell) che svaligia un banco di pegni, ma ben presto scopre che l’attività serve a coprire le mosse del più brutale capo della mafia di Chicago, Tony Accardo (cfr. My Movies).

redazione

venerdì 23 maggio 2014

Cannes, in un formato inusuale “Mommy” di Dolan tra i migliori del Festival

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8,5

La scheda
Un film di Xavier Dolan. Con Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément. Drammatico, Fra/Can 2014. Durata 140' circa. Data di uscita: non stabilita.

La trama
Diane è una madre single, una donna dal look aggressivo, ancora piacente ma poco capace di gestire la propria vita. Sboccata e fumantina, ha scarse capacità di autocontrollo e ne subisce le conseguenze. Suo figlio è come lei ma a un livello patologico, soffre di una seria malattia mentale che lo rende spesso ingestibile (specie se sotto stress), vittima d’impennate di violenza incontrollabili che lo fanno entrare e uscire da istituti. Nella loro vita, tra un lavoro perso e un improvviso slancio sentimentale, s’inserisce Kyle, la nuova vicina balbuziente e remissiva che in loro sembra trovare un inaspettato complemento.

Critica – Rassegna stampa
Mommy è il quinto film dell’enfant prodige canadese Xavier Dolan e la sua quarta partecipazione al Festival di Cannes, la prima in concorso (nel 2009 J'ai Tué ma Mère era stato premiato alla Quinzaine des Réalisateurs).

"(...) C’è spazio per una persona sola nei fotogrammi di Mommy. Letteralmente”. Lo rileva Gabriele Niola di My Movies. “Il formato scelto da Xavier Dolan per il suo nuovo film infatti è più stretto di un 4:3. Inusuale e con un’altezza leggermente maggiore della larghezza, costringe a prevedere una persona sola in ogni inquadratura o a strizzarne due per poterle guardare da vicino. Come un letto a una piazza. Attraverso questa visione simile a una gabbia” il giovane cineasta canadese “racconta di nuovo di un figlio e una madre, cercando di cogliere una complessità inedita nella storia della rappresentazione di questo rapporto al cinema e finendo per creare tre personaggi lontani da qualsiasi paragone o altri esempi già visti, che si presentano come destinati all’infelicità sebbene condannati a provare a sfuggirgli. Intrappolati in un formato
Il giovane regista
Xavier Dolan 
claustrofobico, non gli rimane che sognare la libertà e serenità di un irraggiungibile 16:9 (...)
Dolan ha il merito indubbio - scrive ancora il collega di My Movies - di cercare le sensazioni forti, unito al pregio di trovarle, fa di tutto per strappare lacrime ed è quindi molto difficile non commuoversi di fronte ad un certo pietismo per l’illusoria ricerca di un’impossibile felicità che anima le speranze dei personaggi. Confondere il desiderio di catarsi di un autore che sa picchiare come un pugile professionista con il bieco arruffianamento del pubblico sarebbe però una prospettiva miope incapace di comprendere il più bel film passato al Festival di Cannes (...) Il salto di qualità però Mommy lo fa non puntando unicamente su un contrasto titanico che da solo basterebbe ad animare il film”, dice ancora Niola.

Una scena di Mommy, in concorso a Cannes
“(...) Nulla da ridire - scrive Federico Gironi di Coming Soon - ma in Mommy si cerca e si attende sempre che Dolan scarti, che batta nuove strade, o che sia in grado di offrire un angolo d'approccio diverso sulle sue ossessioni. E questo non avviene mai, perché” il regista “è tutto concentrato sulla forma del suo film, sulla scelta di girare in un formato (...) che rispecchia gli orizzonti confinati e ristretti dei suoi protagonisti, pronto a cambiare quando l’illusione di un futuro migliore si fa avanti, su una fotografia calda e avvolgente - osserva sempre Gironi - su un iperdinamismo della macchina da presa che non arriva mai ai livelli di quello fisico e verbale dei suoi attori”.

redazione

mercoledì 21 maggio 2014

Cannes, una ‘perla’ in concorso: “Still the Water” del giapponese Kawase

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8,5

La scheda
Un film di Naomi Kawase. Con Makiko Watanabe, Hideo Sakaki, Jun Murakami, Miyuki Matsuda, Tetta Sugimoto, Fujio Tokita, Nijirô Murakami. Titolo originale: Futatsume No Mado. Sentimentale, Gia 2014. Durata 110' circa.

La trama
Ad Amami, isola del Giappone subtropicale, le tradizioni collegate alla natura sono rimaste inalterate e, come ogni anno, nel mese di agosto si celebrano le danze della luna piena quando il quattordicenne Ten scopre un cadavere che galleggia in mare. La fidanzata Kyoko tenterà di aiutarlo a svelare cosa vi sia dietro al misterioso e macabro ritrovamento e i due impareranno insieme a crescere, sperimentando i cicli intrecciati di vita, morte e amore.

Critica – Rassegna stampa
“Non siamo sempre stati convinti in pieno dai suoi lavori - scrive Mauro Donzelli di Coming Soon - ci sembrava sempre mancare qualcosa, almeno a quelli arrivati in Europa, in difficoltà nel coniugare la sua visione della natura a una struttura narrativa appagante”. Con la pellicola in concorso “Still the Water (Futatsume no Mado in originale)” Naomi Kawase “realizza il suo film più compiuto, riuscendo per di più a regalarci dei personaggi convincenti (...) Il mare è un elemento decisivo per i giapponesi - rileva ancora il critico di Coming Soon - in bilico fra il senso di accerchiamento e la necessità di ritrovarsi insieme ai propri vicini per affrontare con maggiore forza le singole insularità. Un Giappone che però ha dimenticato le regole di convivenza con la natura, il rispetto umile che richiede (...) Still the Water è un film sui cicli di vita e morte, di crescita e amore, con due ragazzini che conquistano, spauriti e
Una scena di Still the Water (foto Screen Week)
coraggiosi, timidi e alla ricerca della guida amorosa dei propri genitori. Un film che insegna a cavalcare le onde che la vita ci riserva - conclude Donzelli - a sfruttarne la grande energia per superare le nostre paure affermando la nostra unicità”.


“(...) Un’opera dalle tinte contrastanti - si legge nella recensione di Screen Week - che a un’estrema delicatezza alterna momenti di turbolenza e un’estetica anche molto cruda. L’intenzione, però, è sempre coerente ed è quella di celebrare tutta la forza della natura, compresi i suoi lati burrascosi o la brutalità di alcuni riti tradizionali per altri versi pieni di antica bellezza e incanto (...) Niente trame complicate e niente melodrammi su ciò che l’esistenza e la natura offrono alla vista ogni giorno - rileva ancora Screen Week - ma neppure simbologie criptiche o eccessivi manierismi fotografici. Still the Water è un film che sa farsi grande delle piccole cose, che invita con estrema cortesia, tutta orientale, a ritrovare la magia e l’incanto della quotidianità. Una piccola perla nascosta in un guscio un po’ ostico per chi, come il pubblico occidentale, è avvezzo alla rappresentazione di grandi drammi e grandi passioni, ma che scommettiamo saprà essere colta da chi avrà la pazienza di tuffarsi a pescarla”.

redazione

martedì 20 maggio 2014

Cannes, con “Foxcatcher” un Miller mai così bravo e gli Usa esultano

Un'immagine di Foxcatcher
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Bennett Miller. Con Channing Tatum, Mark Ruffalo, Steve Carell, Anthony Michael Hall, Sienna Miller, Vanessa Redgrave, Stephanie Garvin, Tara Subkoff, Brett Rice, Roger Callard, Guy Boyd, Cindy Jackson, Lee Perkins, Richard E. Chapla Jr., Samara Lee, Dan Anders, Daniel Hilt, Laurie Mann. Drammatico, Usa 2014.

La trama
Il film (in concorso al Festival di Cannes) è basato sulla vita di John du Pont, erede dei magnati dell'industria chimica du Pont. Malato di schizofrenia paranoide, John du Pont passò tristemente alla cronaca per aver ucciso il lottatore olimpico David Schultz, frequentatore della struttura sportiva da lui costruita nella sua tenuta in Pennsylvania. Medaglie d'oro olimpiche nel 1984, Mark e Dave Schultz si preparano a difendere il titolo ai futuri Giochi di Seoul. Tuttavia, Mark è escluso dal gruppo degli atleti selezionati, proprio come suo fratello maggiore e si sforza di allenarsi da solo. Mark ritrova la speranza quando il filantropo e miliardario John du Pont, intenzionato a mettere insieme la migliore squadra di wrestling in tutto il mondo, gli chiede di aderire al marchio wrestling di un nuovo club. Ma le illusioni paranoiche di Du Pont e la sua irrazionale volontà di garantire la vittoria degli Stati Uniti all'estero avranno la precedenza sulla sua generosità e gentilezza.

Critica – Rassegna stampa
Dopo l'ottimo The Homesman di Tommy Lee Jones, presentato ieri sulla Croisette, oggi è stato il turno del notevole Foxcatcher di Bennett Miller. E gli Stati Uniti esultano. “Più che un semplice film sportivo, l'ultima pellicola di Bennett Miller è un’intensa indagine psicologica sulle relazioni umane, siano esse parentali o tra persone di diversa ascendenza sociale”. È quanto scrive Andrea Chimento de Il Sole 24 Ore online. “Forte della rigorosa sceneggiatura di E. Max Frye e Dan Futterman, Foxcatcher non ha cali per tutta la sua durata (circa 130 minuti) e cresce alla distanza grazie anche ad alcune straordinarie interpretazioni: da un efficace Channing Tatum (Mark Schultz) a un irriconoscibile ed eccellente Steve Carell, nei panni di John du Pont. Il regista (…) al suo terzo lungometraggio dopo Truman Capote e L'arte di vincere, non è mai stato così bravo”.

Steve Carell (sinistra) e Channing Tatum in una scena del film
Il regista
Bennett Miller
“Quando all'inizio di un film si legge la scritta ‘Ispirato a fatti realmente accaduti’ lo spettatore attento viene assalito dal timore di una ricostruzione cronachistica - rileva Giancarlo Zappoli di My Movies - Non è quanto accade nel film di Bennett Miller che sa andare oltre i fatti per scavare nella complessità delle psicologie dei protagonisti di una vicenda che vide al centro l'erede della famiglia il quale, con la vendita di munizioni, costruì un impero a partire dalla Guerra di Secessione. In Mark  - continua Zappoli - leggiamo la complessità di un sistema sportivo statunitense che fa crescere campioni che credono di possedere una cultura (si è laureato) mentre invece sono stati semplicemente tollerati grazie alle loro qualità atletiche”.

redazione

domenica 18 maggio 2014

Cannes: per “Le meraviglie”, unico italiano in concorso, apprezzamenti ‘con riserva’

La locandina
La scheda
Un film di Alice Rohrwacher. Con Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci. Drammatico, Ita 2014. Bim. Uscita: giovedì 22 maggio 2014.

La trama
L’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita, l’erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “Il paese delle meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena.

Critica – Rassegna stampa
“È il giorno dell’Italia in concorso a Cannes. Le meraviglie di Alice Rohrwacher (articolo) - racconta Emanuele Bigi di Tiscali Spettacoli - girato tra Toscana, Lazio e Umbria, dove si vive ancora in un passato sospeso nel tempo, è stato apprezzato dalla stampa. Gli applausi si sono fatti sentire anche se non in maniera perentoria”.

Le sorelle Rohrwacher: a sinistra la regista, Alice con la protagonista del film, Alba
Sempre da Bigi alcune battute da parte della protagonista e della regista del film. “«Lavorare con Alice è stato sorprendentemente naturale», racconta Alba Rohrwacher”, mostrando la propria soddisfazione per essere stata diretta dalla sorella. “«Ci siamo sempre sostenute e aiutate, ma è la prima volta che condividiamo un percorso creativo così da vicino. È stato come lavorare a casa con qualche sorpresa. È come quando ti svegli tutte le mattine e un giorno ti accorgi che in stanza entra un raggio di luce», aggiunge Alice. La storia prende spunto dalla vita delle due sorelle vissuta in campagna con il padre apicoltore, «ma non racconto una vicenda autobiografica – sottolinea la cineasta – è semplicemente famigliare. La considero una favola-materica perché parla di un re, una regina, le quattro figlie e di una fata – prosegue Alice – nel contempo è una storia profondamente reale». Si parla – rileva sempre il collega di Tiscali - di perdono, illusioni, sogni e sconfitte, «non ci sono buoni o cattivi – dichiara ancora la regista - questo film cerca di guardare dentro le proprie contraddizioni e quelle di un paese, ancora adolescente, senza nasconderle o esaltarle, ma guardandole con tenerezza». Monica Bellucci definisce Le meraviglie (nelle sale dal 22 maggio) «pieno d’amore; ha una ricchezza, una sincerità e una forza a cui non potevo rinunciare. Per me è una gran bella ciliegina sulla torta».

redazione

sabato 17 maggio 2014

Cannes, con pochi colpi di scena lascia perplessi il thriller “The Rover” di Michôd

La locandina
La scheda
Un film di David Michôd. Con Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy, Nash Edgerton, Anthony Hayes, David Field, Susan Prior, Gillian Jones, Samuel F. Lee, Tawanda Manyimo, Scott Perry, T. Stinga, Jamie Fallon, Matt Connelly. Drammatico, Usa/Australia 2014. Koch Media. Uscita: giovedì 28 agosto 2014.

La trama
La vicenda è ambientata nel futuro (però non troppo lontano) e nel deserto australiano: la crisi economica ha spazzato via i sogni e la fiducia di Eric Pearce, un uomo che ha perso praticamente tutto. Una banda criminale gli dà il colpo di grazia portandogli via anche l’auto. L’ultima cosa rimastagli, all’interno della quale c’è qualcosa di molto importante. Pearce non intende arrendersi e così si mette a caccia dei delinquenti in questione arrivando a conoscere il più giovane di loro, Rey. Il quale è abbandonato dai compagni perché rimasto ferito durante la rapina e deve vedersela con la rabbia ormai cieca e l’implacabile sete di vendetta (frutto anche dell’esasperazione) di Eric.

Critica – Rassegna stampa
“Il nuovo film del regista australiano di Animal Kingdom (fuori concorso al Festival di Cannes) è molto distante dalla sua opera prima”, scrive Marco Albanese di Stanze di CinemaQui siamo in un futuro imprecisato, dieci anni dopo la catastrofe (...) un road movie solitario e finale, sulle orme di Interceptor e dell’apocalittico The Road. Ma non c’è vero orrore e neppure molto da fare, se non sopravvivere. The Rover è debole narrativamente e risaputo, non ha colpi di scena né riesce a sfruttare appieno il contesto (...) Peccato perché Michod aveva esordito magnificamente con la famiglia disfunzionale di Animal Kingdom, mostrando doti di grande osservatore e umanista. Qui invece si limita a impaginare una serie di cliché che non aggiungono nulla a quanto già visto altrove e spreca anche un ottimo Guy Pearce che ha un solo vero dialogo in tutto il film, e si limita ad attraversare il film alla maniera di Eastwood nei film di Leone. Quanto a Pattinson - rileva sempre Albanese - stendiamo un velo pietoso: dire che è ancora molto immaturo è un eufemismo. Il fatto che grandi registi continuino a sceglierlo per i loro film, non fa che mettere in luce tutti i suoi limiti. Un mezzo disastro”.

Guy Pearce (sinistra) e Robert Pattinson in una scena di The Rover
Robert Pattinson,
per lui un ruolo più 'maturo'
“Un deserto che sembra venire da un altro mondo - è l'opinione di Mauro Donzelli di Coming Soon - un mondo in cui sono passati dieci anni dal misterioso ‘collasso’, che ha reso quelle terre un nuovo far west senza legge e con scorribande continue di mercenari senza meta precisa (...) The Rover è un film on the road in cui la strada non porta da nessuna parte, in un circuito chiuso e privo di senso razionale così come le vite di chi la percorre. Secco e polveroso, lobotomizzato e rotto da improvvise rasoiate di violenza visiva e uditiva - sottolinea ancora Donzelli - il film non è particolarmente originale nella vicenda, ma ha una sua impronta stilistica sincopata che cattura, proponendo il solito eccellente Guy Pearce, ma anche un Robert Pattinson che questa volta convince anche per i risultati, oltre che per le intenzioni, nel suo lodevole sforzo di allontanarsi dall’immagine di icona teen”.

redazione

venerdì 16 maggio 2014

Cannes, “Captives” di Atom Egoyan delude la critica del Festival

La locandina
La scheda
Un film di Atom Egoyan. Con Ryan Reynolds, Scott Speedman, Rosario Dawson, Mireille Enos, Kevin Durand, Alexia Fast, Peyton Kennedy, Bruce Greenwood, Brendan Gall, Aaron Poole, Jason Blicker, Aidan Shipley, Ian Matthews, Christine Horne, William MacDonald, Ella Ballentine, Jim Calarco, Michael Vincent Dagostino. Thriller, Usa 2014. Durata 113’.

La trama
Il film racconta il rapimento di una bambina di nove anni, prelevata dall’auto del padre mentre lui entra in un negozio a fare una commissione. I genitori passano gli anni successivi a cercare la figlia scomparsa, con l’aiuto di una detective specializzata nella sottrazione dei minori e nell’abuso da parte di pedofili, soprattutto attraverso la Rete. «Nel mio mestiere non ci sono lieti fine, solo storie bruscamente interrotte», dice la l’investigatrice. Ed è questa la cifra più originale del cinema di Atom Egoyan: raccontare storie interrotte che non riusciranno più a recuperare la propria interezza.

Cosa si dice
Captives, del regista canadese di origine armena Atom Egoyan, in concorso alla 67esima edizione del Festival di Cannes, non ha convinto tutti i giornalisti accreditati alla proiezione stampa che si è tenuta venerdì 16 maggio. Il film ha raccolto più mugugni che applausi. Da non confondersi con Captives - Prigionieri, apprezzato thriller del 1995 della cineasta britannica Angela Pope, con Julia Ormond e Tim Roth; né con Captive, 2012, più che discreto drammatico del regista californiano Brillante Mendoza,
Il regista
Atom Egoyan
con
Isabelle Huppert (quando si dice, un titolo un tantino inflazionato... ), questa di Egoyan è comunque una pellicola che offre diversi spunti, alcuni dei quali piuttosto interessanti. Il più profondo – scrive Paola Casella di Europa Quotidiano (online) - riguarda il ruolo degli uomini, incapaci (…) di esserci al momento giusto e di proteggere le donne loro affidate: vale per il padre della bambina scomparsa ma anche per un collega della detective. L’uomo è troppo occupato dalle proprie ansie e ambizioni per dimostrarsi, al momento buono, un partner affidabile”.

«Sono stato spinto a fare questo film anche per un fatto di cronaca successo in Canada, ovvero la sparizione di un giovane in un parco», ha dichiarato il regista parlando di questa sua ultima fatica (è comunque già al lavoro per Remember, altro thriller che dovrebbe uscire l’anno prossimo e che vanta nel cast l'intramontabile Christopher Plummer). «La cosa che più mi ha impressionato - ha aggiunto Egoyan - è che a distanza di tempo ci sono ancora gli appelli dei genitori dappertutto. È un dolore che non passa».

s.m.