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venerdì 25 luglio 2014

Il più bello di venerdì 25 luglio, prima serata, sul digitale: ‘A History of Violence’ (Rai Movie, canale 24, alle 21,15)

La locandina
A History of Violence

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid, Sumela Kay. Thriller/azione/drammatico. Durata 96' circa. 01 Distribution.

La trama
Tom Stall vive tranquillo e felice con la moglie avvocato e i loro due bambini nella piccola città di Millbrook, Indiana (Usa), ma la loro idilliaca esistenza va in pezzi quando una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante. Quando si accorge del pericolo, entra in azione e salva i suoi clienti e amici uccidendo i due criminali per difesa. La vita di Tom cambia dopo quella notte, tutti lo considerano un eroe e il circo dei media lo spinge sotto i riflettori. A disagio per questa inaspettata celebrità, cerca di ritornare alla vita normale, ma deve confrontarsi con un tipo misterioso e minaccioso, che arriva in città credendo che Tom sia l’uomo dal quale in passato ha subìto ingiustizie. Tom e la sua famiglia reagiscono allo scambio d’identità e lottano per far fronte alla nuova realtà, ma sono costretti a rivedere le loro relazioni e i problemi che li dividono.

Recensione (rassegna stampa)
“Era dai tempi di Crash (2004, ndr) che Cronenberg non ci offriva un film (a sinistra il TRAILER) così rigoroso e crudo - rileva Luca Pacilio di Onda Cinema - senza cedimenti e senza compiacimenti; una storia fatta di immagini asciutte che coprono un’architettura solidissima; la rappresentazione, zeppa di segni, di una realtà codificata attraverso l’uso della fiction (la stessa, nuova, esistenza ... del protagonista si fonda su una finzione: il sogno americano). La violenza ivi rappresentata ‘non è coreografata’ (ipse dixit) ma è scabra, aspra, disturbante, reale; è, soprattutto, un malessere strisciante che si annuncia (i mostri del sogno della bambina: una minaccia in germe) e che, giunto in casa, dilaga epidemico (il figlio che picchia il compagno e ammazza il nemico trova in sé l’energia di un male atavico, la moglie che schiaffeggia il marito, l’amplesso come una lotta mostruosa), è un morbo astratto ma contagioso che contamina un microcosmo apparentemente sterile che
Il regista David Cronenberg
solo la scena finale sembra ricomporre (il gesto con cui la figlioletta mette il piatto in tavola restaura, tra mille perplessità - poiché nulla potrà più essere come prima - il devastato quadro iniziale) ... E nulla sbaglia l’autore da un punto di vista formale: inquadrature taglienti che dicono più di qualsiasi effetto speciale; un piano sequenza iniziale (un lynchiano ingresso nel malefico strange world) superlativo per sospensione, tempi, tensione e che sfocia nell’ordinary world di Tom (la chirurgica direzione della fotografia è del fedele
Peter Sushitzky); superbe scelte attoriali (tutto il cast, nessuno escluso, e un redivivo William Hurt, gigione da applauso); le gravi, strategiche musiche di Howard Shore. Un colpo secco - conclude Pacilio - che ci ha stesi”.

Ed Harris in una scena di A History of Violence
“(...) Tratto da un fumetto di John Wagner il nuovo film di Cronenberg torna sui territori cari al regista”, scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - : l’identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza. Anche lo stile narrativo gioca su questi elementi, tanto che il film potrebbe essere oggetto di una doppia recensione. Se lo si prende per come appare si tratta di un thriller molto stereotipato con buone dosi di esagerazione narrativa e di umorismo spesso involontario. Se invece lo si legge a partire dalla prima inquadratura che sembra un quadro di Hopper allora le cose cambiano. Si pensa al Cronenberg raffinato intellettuale che opera una rilettura sui generi per svelarne la fragilità e l’ambiguità. Questa volta propendiamo per la prima scelta quasi che il regista canadese, dopo la complessa prova di Spider (2002, ndr) avesse deciso di avvalersi di una fonte di ispirazione ‘bassa’ per vedere come i meccanismi narrativi funzionano in quel contesto senza però volersene distanziare criticamente. Grande - conclude Zappoli - come sempre, Ed Harris”.

redazione

giovedì 26 giugno 2014

Il più bello di giovedì 26 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Insomnia’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Insomnia

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Christopher Nolan. Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt, Maura Tierney, Martin Donovan. Thriller, Usa 2002. Durata 118' circa.

La trama
Poliziesco insonne illuminato dal sole che non tramonta mai in Alaska. Will, un detective sulle tracce di un assassino, uccide per sbaglio il collega con cui aveva discusso la sera prima. Will, terrorizzato dalle possibili conseguenze, dà la colpa all’assassino, che però ha visto come sono andate le cose e lo ricatta. Ad aiutare Will, divorato dall’insonnia e dai sensi di colpa, ci pensa la bella detective Ellie.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Con questa pellicola continua la parabola degenerativa dei personaggi di Al Pacino - rileva Valerio Salvi di Film Up - che dall’integerrimo e integralista Serpico scivola, attraverso il Vincent Hannah di Heat nel personaggio di Will, poliziotto dominato dai compromessi e dai lati oscuri. Christopher Nolan ci porta, attraverso l’introspezione dei personaggi, a una profonda analisi del complesso di colpa e di come lentamente si insinua nell’animo portando ad azioni catartiche autolesioniste. L’apparente ricerca di una scappatoia non è altro che un dilazionare nel tempo l’inevitabile confronto con i propri fantasmi. La stessa verità dei fatti viene alterata dall’inconscio e modellata in modo che sia più accettabile a noi stessi e ci permetta di convivere con quello che abbiamo fatto. Dopo l’inevitabile presa di coscienza - scrive ancora Salvi - ci si trova di fronte al bivio se sopportare il fardello o se liberarsi dall’insostenibile peso (...)”.

Al Pacino e Robin Williams in una scena del film di Christopher Nolan
“(...) Da rilevare Robin Williams che ormai si diverte nei ruoli di cattivo, come in One Hour Photo (è lui lo psicopatico scrittore di gialli che ha ucciso la ragazza) e poi la solita performance di Pacino grande e tollerabilmente sopra le righe”. Lo scrive Pino Farinotti su My Movies. “L’insonnia è dovuta alla sua angoscia e al fatto che da quelle parti, in quella stagione, è sempre giorno. Il film parte meglio di come poi arrivi. Un po’ anche per il tributo al talento un po’ invadente del protagonista. È magnifico che l’indagine si svolga con gente che ragiona, parla e cammina, e non solo al computer. Sopra la media”, conclude la recensione di My Movies.
redazione

giovedì 29 maggio 2014

Rachel Weisz arricchisce “Idol’s Eye”, l’atteso thriller di Olivier Assayas con Robert Pattinson

Rachel Weisz sarà protagonista del prossimo film di Olivier Assayas, Idol's Eye
Quello di Rachel Weisz è di certo un nome che fa lievitare le quotazioni e le attese per il prossimo film di Olivier Assayas (Idol’s Eye), reduce con modesta soddisfazione, dal Festival di Cannes conclusosi meno di una settimana fa. La pellicola con cui era in concorso, Clouds of Sils Maria (articolo), protagonista Juliette Binoche, non ha convinto né la giuria né la critica della kermesse cinematografica francese. Il cineasta ha ora la possibilità, con il cambio dal dramma all’action thriller, di fare il proverbiale colpo di reni per tornare a darsi qualche pacca sulle spalle, come gli è accaduto, ad esempio, nel 2010 con Carlos e nel 2012 con Qualcosa nell'aria.

Il regista francese
Olivier Assayas
Voci piuttosto fondate, tornando a bomba, sussurrano che l’attrice londinese (nel 2013 vista nel discreto Il grande e potente Oz di Sam Raimi) potrebbe affiancare Robert Pattinson, Robert De Niro e John Mendell (già dati per certi nel cast). L’opera di Assayas, infatti, era ancora ‘orfana’ dell’interprete femminile. Come riporta Variety (la cui notizia è ripresa da Tiscali), l'attrice londinese è in trattative con la casa di produzione (Benaroya Pictures). Le riprese di Idol's Eye inizieranno nel mese di ottobre tra Chicago e Toronto. Il plot della storia parla di una gang di ladri guidata da un noto criminale (incarnato da John Mendell) che svaligia un banco di pegni, ma ben presto scopre che l’attività serve a coprire le mosse del più brutale capo della mafia di Chicago, Tony Accardo (cfr. My Movies).

redazione

mercoledì 21 maggio 2014

A Cannes con “Lost River” un Gosling regista ingenuo e velleitario

La locandina
Valutazione media: ♥♥ = 5,5

La scheda
Un film di Ryan Gosling. Con Christina Hendricks, Iain De Caestecker, Ben Mendelsohn, Matt, Smith, Eva Mendes, Rob Zabrecky, Saoirse Ronan. Noir/thriller/fantastico, Usa 2014. Moviemax. Uscita: 27 novembre 2014.

La trama
In una città surreale ed evanescente Billy, madre single di due ragazzi, trova lavoro presso un oscuro e fantastico fetish club per provvedere alla famiglia. Nello stesso tempo, suo figlio adolescente Bones scopre una strada segreta che conduce a una città sottomarina. Insieme dovranno affrontare il mistero per la sopravvivenza della loro famiglia.

Critica – Rassegna stampa
Accoglienza tiepida a Cannes per Lost River passato a ‘Un Certain Regard’. È il debutto da regista di Ryan Gosling che ha raccontato una provincia americana cupa con case fatiscenti e strane persone che cercano di sopravvivere in un mondo che si è fatto ostile. L'attore canadese, figlio di mormoni osservanti, sta lavorando già a una commedia e confessa di essere influenzato soprattutto «dal cinema degli ‘80 e dei primi 90».

Rian Gosling (ultimo a destra) sulla Croisette con il cast
(...) film d'ambientazione vagamente post-apocalittica - rileva Federico Gironi di Coming Soon - (...) in un contesto che mescola senza soluzione di continuità ruralismi indie, southern gothic, feticismo allucinato, suggestioni ‘lynchiane’, bambini e ragazzi orfani di Nel paese delle creature selvagge e cattivi che sembrano usciti da brutte versioni di Mad Max o Velluto blu. Strano, infatti, che Gosling non abbia citato anche Lynch nei credits, visto che con Refn” (dal quale è stato diretto più d’una volta), appare essere il suo riferimento principale, in un contesto che raccoglie anche suggestioni di Dario Argento e Harmony Korine (...) Ma nonostante tutto questo, la ‘derivatività’ è il minore dei mali di Lost River - scrive ancora Gironi - un film che non va da nessuna parte, con un occhio fisso sui modelli e l'altro piantato nell'ombelico delle sue ambizione e di un certo narcisismo (...) Ingenuo e rabberciato se lo si considera semplicemente un omaggio a registi amati o stimati da Gosling (…) si rivela allora del tutto insufficiente come film autonomo: anche perché il suo regista non è riuscito a nascondere il velleitarismo presuntuoso che il suo lavoro si porta sul groppone - conclude il collega di Coming Soon - e che gli rende ancora più difficile non affondare definitivamente”.

L'attore canadese Gosling alla sua prima prova da regista
“Gli allievi rendono sempre omaggio ai loro maestri - scrive Giovanna Branca di Close Up - così il debutto alla regia di Rian Gosling ė un omaggio in primo luogo al suo mentore, colui che ne ha fatto per il momento il suo attore feticcio: Nicolas Winding Refn. Le luci al neon, le musiche, lo stesso ritmo, ricordano troppo Drive e lo sfortunato Only God Forgives per non essere scelte intenzionali. Ma Lost River va ben oltre l’omaggio a Refn ed ė nella sua interezza un pastiche citazionistico da cui emana il desiderio di Gosling di fare bella mostra della sua cinefilia e di stupire con virtuosismi registici, per cui la storia in sé non è che un puro pretesto per questo sfoggio (...) velleitario e francamente un po’ pretenzioso: forse avrebbe aiutato la riuscita del debutto (…) una vicenda più solida e una minore ansia di affollare le immagini di virtuosismi. È comunque convincente - termina Branca - il sincero tributo a Detroit e l’attaccamento di questa famiglia alla città è un messaggio di possibile cambiamento e speranza nel futuro”.

redazione

venerdì 9 maggio 2014

Il più bello di venerdì 9 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21

La locandina
Rapimento e riscatto

Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5


La scheda
Un film di Taylor Hackford. Con Meg Ryan, David Caruso, Russell Crowe, Pamela Reed, David Morse, Anthony Heald, Margo Martindale. Titolo originale: Proof of Life. Thriller, Usa 2000. Durata 135' circa.

La trama
Peter Bowman è un ingegnere americano rapito dai guerriglieri mentre sta lavorando in un paese sudamericano. Il riscatto richiesto è di tre milioni di dollari che però la società per cui Peter lavora, in cattive acque, non può pagare. La moglie di Peter, Alice, è costretta ad affrontare questa situazione e si affida a un negoziatore professionista, Terry Thorne. Con l'aiuto di alcuni mercenari Terry organizza un'operazione temeraria ad altissimo rischio per salvare David. Nel corso dei negoziati fra Alice e Terry nasce una forte attrazione.

Russel Crowe in azione in Rapimento e riscatto
La mia recensione
Meg Ryan quando era molto bella
Il film dell’oggi 69enne Taylor Hackford (il suo capolavoro è Ufficiale e gentiluomo del 1981 – non si è più ripetuto a livelli così alti - che consacrò Richard Gere star indiscussa e potente del cinema hollywoodiano) è un esperto di thriller e azione (fra l'altro è appena entrato nelle sale con l'atteso Parker, protagonisti Jason Statham e Jennifer Lopez). Propensione confermata in questa pellicola di quattordici anni orsono, che è proprio sulla suspance e sulle sequenze di scontri a fuoco che basa la sua comunque contenuta riuscita. Il tema del rapimento, delle contrattazioni con conseguente angoscia e rabbia e paura, è fra i più sfruttati e il cineasta californiano non fa molto per proporne una versione originale.

Russel Crowe negoziatore nel film di Taylor Hackford
La sceneggiatura di Tony Gilroy (eccellente autore di script, fra cui tutta la straordinaria saga di Bourne oltre che pellicole di valore come L’avvocato del diavolo nel 1997 e Michael Clayton nel 2007) punta anche molto sulla presenza nel cast di due attori che a quel tempo erano sulla cresta dell’onda: parlo in particolare di Meg Ryan, che sembra destinata a un pensionamento anticipato (i ritocchi di chirurgia estetica a mio avviso non giovano alla sua carriera) lontana dal grande schermo da circa cinque anni e prestata alla tv per alcuni episodi della serie Web Therapy e di Russell Crowe, che al contrario continua a essere uno degli interpreti più affidabili e costanti dello star system cinematografico mondiale, reduce dal kolossal Noha (articolo), film che, pur avendo incassato alcune critiche, s’è portato a casa discrete soddisfazioni.

A sinistra il regista Taylor Hackford sul set con Meg Ryan e Russel Crowe
La buona impalcatura del lungometraggio, con un’impeccabile concatenazione d’immagini e un abile montaggio, è inficiata dal perdersi del racconto nello sdolcinato dispiegarsi della tresca fra l’intrepido e affascinate intermediario con la bella e angosciata moglie dell’ostaggio (personificato con professionalità da David Morse, nel 2013 visto nell’appena sufficiente World War Z con Brad Pitt).

Nel complesso un passabile action movie la cui tensione si mantiene sempre molto alta. Pregevoli le location, soprattutto quelle nella giungla e ben realizzate le situazioni di guerriglia grazie a effetti speciali di inappuntabile livello. Non è un filmone e, fra l’altro, è proposto molto spesso in tv. Ma può essere un’allettante alternativa per chi, questa sera, preferirà una tranquilla permanenza casalinga alle, presunte, ‘emozioni’ della prima baldoria da week end. 
Stefano Marzetti

giovedì 24 aprile 2014

‘Guerra fredda’ Tom Hanks-Steven Spielberg, verso il quinto film insieme

Verso un nuovo tassello del sodalizio fra Tom Hanks e Steven Spielberg
Tom Hanks sarà il protagonista di un thriller ambientato in piena Guerra Fredda tra Usa e Urss: la pellicola sarà basata, infatti, sul caso del pilota statunitense Gary Powers, abbattuto dall'Unione Sovietica mentre era in missione di spionaggio con un aereo U-2. Secondo quanto annuncia l’Hollywood Reporter, il regista Steven Spielberg sarebbe in trattative per dirigere il film e per rinsaldare il fortunatissimo sodalizio con Hanks, col quale ha portato nelle sale cinematografiche pellicole del calibro di Salvate il soldato Ryan (1998), Prova a prendermi (2001) e The Terminal (2004), oltre a Band of Brothers (2001), miniserie tv di dieci episodi della durata di un’ora ciascuno. 

Un aereo modello U-2, come quello sul quale viaggiava
il pilota statunitense Gary Powers
L’attore californiano (reduce dal successo di Saving Mr. Banks insieme a Emma Thompson e Colin Farrel) interpreterà il ruolo di James Donovan, l'avvocato che condusse la trattativa per la liberazione di Powers, che era detenuto in Urss perché catturato dopo l'abbattimento del suo velivolo. Il pilota, infatti, fu processato come spia, condannato a tre anni di reclusione e sette di lavori forzati. Tuttavia dopo solo ventuno mesi fu scambiato insieme con lo studente americano Frederic Pryor, presso il ponte di Glienicke a Potsdam, Germania, per il colonnello del KGB Vilyam Fisher (Rudolf Abel), arrestato dopo le indagini condotte sul caso del nichelino cavo (cfr. Wikipedia).


redazione

martedì 8 aprile 2014

Il più bello di martedì, prima serata, sul ‘digitale’: La7 alle 21,10 (con trailer)

Codice d’onore

PREMI
National Board of Review Award 1992: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; MTV Movie Award 1993: miglior film; Chicago Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; Southeastern Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson.


Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5



Scheda
Un film di Rob Reiner. Con Tom Cruise, Demi Moore, Jack Nicholson, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, Kevin Pollak, James Marshall, Christopher Guest, Cuba Gooding Jr., Noah Wyle, David Bowe, Cameron Thor, John M. Jackson, Frank Cavestani, Harry Caesar, Lawrence Lowe, Geoffrey Nauffts, Demi More, Wolfgang Bodison, Josh Malina, Oscar Jordan, John M. Matthews, Al Wexo, Jan Munroe, Ron Ostrow, Matthew Saks, Arthur Senzy, Gene Whittington, Maude Winchester, Aaron Sorkin, J. A. Preston, Matt Craven, J.T. Walsh, Xander Berkeley, Michael De Lorenzo. Titolo originale: A Few Good Men. Drammatico, Usa 1992. Durata 138'.

Trama
Daniel Kaffee, dopo la laurea in legge, si arruola in Marina, dove esercita la professione e diventa famoso per il fatto di riuscire a patteggiare tutte le cause, senza dover arrivare mai in aula. Quando si trova a difendere due marine accusati di aver applicato il 'codice rosso' e di aver ucciso un loro commilitone, tutto cambia. Dimostrerà il suo intuito e la sua preparazione,  scoprendo che l'ordine è arrivato dal loro comandante. Riuscirà a far assolvere i due uomini e a condannare il colonnello.
Tom Cruise in una scena-simbolo di Codice d'onore
Mia recensione
Premessa – Alcune osservazioni svelano in parte il finale del film.

Uno di quei film che fanno parte della mia esperienza esistenziale. Senza esagerare, intendo dire che Codice d’onore - catalogato come drammatico ma che mischia il legal-thriller al giallo, al militaresco, senza essere infastidito da superflue storie d’amore che nulla avrebbero avuto a che fare con l’esigenza d’essenzialità del racconto cinematografico e avrebbero rischiato di essere mere forzature nella continuità d’azione – è una di quelle pellicole che mi sono rimaste dentro, di cui ho una copia in dvd e che rivedo almeno tre volte l’anno.

Le ambientazioni e le scenografie (come l’aula del tribunale o la base navale statunitense di Guantanamo) create da J. Michael Riva, unite all’efficace fotografia di Robert Richardson (la bellezza di tre Oscar al suo attivo, per JFK - Un caso ancora aperto nel 1991, per The Aviator nel 2004 e per Hugo Cabret nel 2011; è uno dei due direttori della cinematografia viventi vincitore per tre volte della
Jack Nicholson nei panni del colonnello Nathan Jessep
statuetta hollywoodiana alla migliore fotografia [cfr., Wikipedia]), legittimano il senso realistico dell’opera, diretta senza sbavature dall’oggi 67enne
Rob Reiner (di cui è d’obbligo ricordare il meraviglioso Harry ti presento Sally del 1989). La bravura del cineasta newyorkese, in questo caso sta nella capacità di mescolare, senza rompere il ritmo dell’esperienza filmica, lo svolgimento del processo ai danni del famigerato colonnello Nathan Jessep del corpo dei Marines e comandante della suddetta struttura logistica, con le vicende esterne al procedimento di fronte alla corte marziale, comunque legate a doppio filo con l’altra parte del soggetto.

L’ufficiale suddetto è interpretato dal solito, irrefrenabile e istrionico Jack Nicholson. A mio avviso, nonostante i riconoscimenti ricevuti per questa sua personificazione (che è comunque di alto livello), come altre volte gli capita di fare, anche in questo caso forza un po’ la mano su quelle che sono spesso state le carte vincenti del suo repertorio recitativo (sorrisetti, alzate di sopracciglia e occhi da pazzo), in effetti senza impressionare più di tanto lo spettatore che lo segua circa dal principio della sua sfolgorante carriera.

La bella ed efficace Demi Moore
Tornando a soggetto e sceneggiatura, a cura di Aaron Sorkin (nel 2010 The Social Network di David Fincher) fanno emergere in maniera assai efficace il dramma – è così che va definito – di quello che in Italia è chiamato ‘nonnismo’ nel mondo dell’esercito. Vale a dire quella forma di violenza psico-fisica perpetrata ai danni dei soldati più giovani o, ancor peggio, che si dimostrano più deboli senza averne alcuna colpa. Questa è l’ipotesi da cui nasce lo script di Codice d’onore, quella che cerca una risposta alla domanda: cosa accadrebbe se un militare fosse ucciso da suoi commilitoni che hanno ricevuto l’ordine tassativo di ‘fargli pagare’ – senza volontarietà di macchiarsi d’omicidio – le presunte manchevolezze?

Prima ancora di quella del citato Nicholson, spiccano le interpretazioni di tre attori che nel 1992 erano al culmine della loro ascesa carrieristica. Parlo di Tom Cruise e Demi Moore (non hanno bisogno di presentazioni) in particolare, appoggiati in modo impeccabile dal bravo Kevin Pollak (in seguito, nel 1995, per lui un ruolo di rilievo nel grandioso I soliti sospetti di Bryan Singer). Come al solito più che efficace Cruise nel rendere credibile il personaggio del giovanissimo avvocato e tenente Daniel Kaffee, che al suo primo, vero caso, deve far fronte sia nella teoria ma, soprattutto, nello scontro cerebrale, a un veterano della statura del colonnello Jessep. Memorabile la scena finale in cui il giovane graduato mette a tal punto alle strette quello che era solo un testimone, da far sì che questi finisca per auto-accusarsi. Una pellicola che ‘passa’ spesso in televisione ma che ogni volta va presa in serissima considerazione.

Stefano Marzetti 

mercoledì 2 aprile 2014

“The Drop”, l’addio definitivo a James Gandolfini

The Drop è l'ultimo film con James Gandolfini
La scheda
Un film di Michael R. Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Matthias Schoenaerts, James Frecheville, James Gandolfini. Titolo originale: The Drop. Thriller, Usa 2014. Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures. Uscita in Italia nel 2014.

La trama
Il regista Michael R. Roskam
Bob Saginowski (Hardy) è un ex delinquente che sta cercando di condurre una vita normale come barista ma il proprietario del locale, suo cugino Marv (Gandolfini), è un uomo malavitoso che continua invece i suoi traffici illeciti di denaro sporco proprio nel bar. Attraverso un sistema segreto - noto come ‘money drops’ - i due forniscono soldi ai gangster locali. Bob si ritrova però al centro di una rapina andata male e così viene coinvolto in un'indagine che scava in profondità nel suo passato. Ma non solo. Anche in quello del resto del quartiere: amici, familiari e nemici lavorano insieme per sbarcare il lunario. Come?

Ci ha lasciato solo il 19 giugno dell’anno scorso, vittima di un infarto mentre era in vacanza a Roma. Film usciti da non troppo tempo lo vedono tra i protagonisti. Bellissimo, secondo me, Zero Dark Thirty (vai all’articolo), in cui personifica il capo della Cia sulle tracce di bin Laden. Ma, per fortuna, è ancora difficile ‘liberarsi di lui’. È quasi pronto a uscire nelle sale il film postumo, dal titolo The Drop (in origine sarebbe dovuto essere Animal Rescue). Preambolo per dirvi che l’ormai mitico James Gandolfini, la cui fama planetaria - dopo la marea di pellicole che l’anno visto recitare sempre con piglio autoritario - è stata consolidata dalla serie tv I Soprano). Per quest’ultima fatica, girata dal non troppo quotato Michael R. Roskam (curriculum povero, in cui si può ricordare il semisconosciuto Bullhead del 2011, mai uscito in Italia), colui che è stato uno dei migliori caratteristi di personaggi italo-americani, ha finito di lavorare circa due mesi prima di morire.

James Gandolfini con il protagonista principale Tom Hardy
Prima di cominciare il giro di buona parte del mondo, il film uscirà negli States il prossimo 19 giugno (in Italia forse alla fine di quest’anno). Nel cast anche Tom Hardy (nei panni del personaggio principale e visto di recente come protagonista nell’applauditissimo Locke), Noomi Rapace (nel 2012 protagonista dell’apprezzato Passion) e ancora, James Frecheville, John Ortiz, Ann Dowd e Matthias Schonaerts. Si tratta di un thriller criminale tratto dall’omonimo romanzo breve di Dennis Lehane, che ha curato anche la sceneggiatura. Un ‘soggettista’ di successo, Lehane, se si pensa che da suoi precedenti libri sono stati adattati film del calibro del quasi-capolavoro Mystic River (2003) di Clint Eastwood, il bellissimo Gone Baby Gone (2008) di Ben Affleck e il poco convincente Shutter Island (2010) di Martin Scorsese .

The Drop non è neppure l'unico lungometraggio postumo inedito con Gandolfini. Il prossimo 10 aprile lo vedremo nella commedia romantica Enough Said (Non dico altro) che negli Stati Uniti (uscita lo scorso 20 settembre) ha ricevuto molti riconoscimenti.

st.mar.

(per alcune informazioni si ringrazia Velvet Cinema)