L'attore premio Oscar e musicista Jared Leto
venerdì 20 giugno sarà in concerto a Roma coi Thirty Seconds to Mars
Cosa
sappiamo
Il premio Oscar Jared
Leto venerdì
prossimo, 20 giugno, sarà in concerto a Roma all’ippodromo delle Capannelle con
la sua band Thirty Seconds to Mars e
con i pezzi del nuovo album Love,
Lust, Faith and Dreams. Oggi invece, a
Torino, l’interprete statunitense ha presentato Artifact, il docu-film girato da
egli stesso (presentato in prima mondiale al Toronto International Film
Festival e ricco di interviste). La pellicola si concentra in particolare sulla
produzione dell’album Tis Is
War con
l’etichetta discografica EMI. La società ha denunciato il gruppo Thirty Seconds to Mars, di cui Leto è frontman, per non aver rispettato gli
accordi del contratto firmato nove anni prima, chiedendo un risarcimento di trenta
milioni di dollari. La band aveva
tentato di sciogliere l’accordo con la casa discografica perché, nonostante il
Disco di Platino per A
Beautiful Lie,
la Emi non aveva concesso alcuna royalty
ai tre musicisti. Leto, ormai consacrato come grande attore dopo la
vittoria della statuetta dorata dell’Academy Awards per la parte in Dallas
Buyers Club,
in questo caso usa la macchina da presa per
Jared Leto in una scena di Dallas Buyers Club
raccontare una lotta alla ‘Davide
contro Golia’, con al centro la questione dell’indipendenza creativa nell’industria
musicale contemporanea. Non sono soltanto le aule di tribunale a fare da
ambientazione al documentario, ma anche la sala prove dei Thirty Seconds to Mars, colti dal regista durante la lavorazione
dei brani che compongono il loro terzo album, dopo il successo di A
Beautiful Lie.
Ma la notizia che non può certo passare inosservata,
vista l’attuale adorazione - soprattutto del pubblico femminile - di cui gode il 42enne attore di Bossier City (Louisiana,
Usa), è che JaredLeto, come detto, si trova in Italia. Qui da noi, oltre a presentare oggi
a Torino il suddetto documentario, l’attore/musicista, sempre nel capoluogo
piemontese, sarà impegnato domani 19 giugno col suo gruppo in un concerto al
Palaolimpico, per sbarcare il giorno dopo a Roma - 20 giugno, Ippodromo delle
Capannelle - in occasione del Postepay Rock in Roma. Love, Lust, Faith and Dreams è il quarto album pubblicato da Leto e i Thirty
Seconds to Mars. La nuova fatica del gruppo ha toccato diverse parti del
mondo, è stato infatti registrato in alcuni paesi dell’Europa e anche in India
ed è stato prodotto dallo stesso leader
del gruppo.
***
La locandina del docu-film Artifact
Artifact
La
scheda
Un film di Jared Leto. Con Jared Leto,
Shannon Leto, Tomo Milicevic, Chester Bennington, Irving Azoff, Peter Paterno.
Documentario, Usa 2010. Durata 105' circa.
La trama
Una
dura battaglia legale combattuta in nome dell’amore per la musica. Il
documentario diretto da Bartholomew
Cubbins, pseudonimo di Jared Leto, svela il volto oscuro dell’industria
musicale, mostrando i retroscena della vicenda processuale che nel 2008 ha
contrapposto la nota rock band
statunitense dei Thirty Seconds to Mars
all’etichetta discografica Emi.
s.m.
Per
alcune informazioni si ringraziano Mauxa e My Movies
Un film di Michael R. Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Matthias Schoenaerts, James Frecheville,
James Gandolfini. Titolo originale: The
Drop. Thriller, Usa 2014. Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures. Uscita in
Italia nel 2014.
La trama
Il regista Michael R. Roskam
Bob
Saginowski (Hardy) è un ex delinquente
che sta cercando di condurre una vita normale come barista ma il proprietario
del locale, suo cugino Marv (Gandolfini),
è un uomo malavitoso che continua invece i suoi traffici illeciti di denaro
sporco proprio nel bar. Attraverso un sistema segreto - noto come ‘money drops’
- i due forniscono soldi ai gangster
locali. Bob si ritrova però al centro di una rapina andata male e così viene
coinvolto in un'indagine che scava in profondità nel suo passato. Ma non solo.
Anche in quello del resto del quartiere: amici, familiari e nemici lavorano insieme
per sbarcare il lunario. Come?
Ci ha lasciato solo il 19 giugno dell’anno
scorso, vittima di un infarto mentre era in vacanza a Roma. Film usciti da non
troppo tempo lo vedono tra i protagonisti. Bellissimo, secondo me, Zero Dark Thirty(vai all’articolo), in cui personifica il capo della Cia sulle tracce di bin Laden. Ma, per
fortuna, è ancora difficile ‘liberarsi di lui’. È quasi pronto a uscire nelle
sale il film postumo, dal titolo The Drop
(in origine sarebbe dovuto essere Animal
Rescue). Preambolo per dirvi che l’ormai mitico James
Gandolfini,
la cui fama planetaria - dopo la marea di pellicole che l’anno visto recitare
sempre con piglio autoritario - è stata consolidata dalla serie tv I Soprano). Per quest’ultima fatica,
girata dal non troppo quotato Michael R. Roskam (curriculum
povero, in cui si può ricordare il semisconosciuto Bullhead del 2011, mai uscito in Italia), colui che è stato uno dei
migliori caratteristi di personaggi italo-americani, ha finito di lavorare
circa due mesi prima di morire.
James Gandolfini con il protagonista principale Tom Hardy
Prima di cominciare il giro di buona parte
del mondo, il film uscirà negli States il prossimo 19 giugno (in Italia forse
alla fine di quest’anno). Nel cast anche Tom Hardy (nei panni
del personaggio principale e visto di recente come protagonista nell’applauditissimo
Locke), Noomi
Rapace (nel 2012
protagonista dell’apprezzato Passion)
e ancora, James Frecheville, John Ortiz, Ann Dowd e Matthias Schonaerts. Si tratta
di un thriller criminale tratto dall’omonimo
romanzo breve di Dennis Lehane, che ha curato anche la sceneggiatura. Un ‘soggettista’
di successo, Lehane, se si pensa che da suoi precedenti libri sono stati adattati film
del calibro del quasi-capolavoro Mystic
River (2003) di Clint Eastwood, il bellissimo Gone Baby Gone (2008) di Ben Affleck e il poco
convincente Shutter Island (2010) di Martin
Scorsese .
The Drop non è neppure
l'unico lungometraggio postumo inedito con Gandolfini. Il prossimo 10 aprile lo vedremo nella
commedia romantica Enough Said (Non dico altro) che negli Stati Uniti
(uscita lo scorso 20 settembre) ha ricevuto molti riconoscimenti.
st.mar.
(per alcune informazioni si ringrazia
Velvet Cinema)
Oscar
2013: miglior montaggio sonoro a Paul N.J. Ottosson; Golden Globe 2013: miglior
attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012: miglior
attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012:
miglior film a Kathryn Bigelow, Mark Boal e Megan Ellison; miglior regia a
Kathryn Bigelow; miglior attrice a Jessica Chastain; Critics' Choice Movie Award: miglior
attrice a Jessica Chastain; miglior montaggio a William Goldenberg e Dylan
Tichenor; American Film Institute: migliori dieci film a Kathryn Bigelow, Mark Boal, Megan Ellison.
La scheda
Un film di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark
Strong, Kyle Chandler, Edgar Ramirez, Jessica Collins, Callan Mulvey, Fredric
Lehne, Harold Perrineau, Lee Asquith-Coe, Mike Colter, Mark Duplass, Scott
Adkins, Chris Pratt, Stephen Dillane, Frank Grillo, Taylor Kinney. Thriller,
Usa 2012. Durata 157'.
La trama
La caccia a
Osama bin Laden ha preoccupato il mondo e due amministrazioni presidenziali statunitensi
per più di un decennio. Ma alla fine, la sua cattura si deve a un ristretto e brillante
team di agenti della Cia. I particolari della
loro missione sono sempre rimasti segreti, solo alcuni dettagli riguardanti le
operazioni più significative dell'Intelligence - incluso il ruolo centrale
svolto dal team - sono stati resi pubblici e con questa pellicola portati sul
grande schermo per la prima volta.
La mia recensione
La regista
Kathryn Bigelow
L'attrice protagonista
Jessica Chastain
È il più bel film che io abbia visto negli
ultimi due anni, ai quali mi limito per non fare, nel momento in cui scrivo, un
esercizio troppo faticoso di memoria. Ma sono sicuro di non sbagliarmi se,
spingendomi a ritroso nel tempo, giungessi, per restare più o meno allo stesso
genere (che è quello dello spionaggio), al 2006, quando vidi Munich (di Steven
Spielberg).
Tuttavia è pur sempre facile che qualcosa mi stia sfuggendo. Zero Dark Thirty (in gergo spionistico
significa ‘mezzanotte e mezzo’), della ficcante cineasta californiana Kathryn
Bigelow (Oscar
personale più altri cinque nel 2010 perThe Hurt
Locker),
ti prende per la gola e ti affonda nella pancia sin dai titoli di testa, mentre
ascolti le autentiche telefonate registrare delle persone che, pochi istanti dopo
l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di Manhattan (New York),
si trovavano all’interno delle torri gemelle oppure sugli aerei che furono
dirottati, compreso quello che si sarebbe dovuto schiantare sulla Casa Bianca ma la
cui missione fallì per la rivolta dei viaggiatori che riuscirono a soverchiare
i kamikaze di Al Qaeda (per farsi un’idea c’è il realistico United 93, 2006, di Paul
Greengrass).
Voci di uomini e donne che prendono disperatamente coscienza della loro imminente
morte e ne parlano straziate al telefono con un familiare o con un amico o con
uno sconosciuto operatore della polizia, dei vigili del fuoco.
Siamo tutti americani?
Un momento dell'azione decisiva dei Navy Seals
È da questo punto che la sceneggiatura –
scritta con riferimento ad alcuni documenti forniti dalla Cia - del giornalista
Marc
Boal (compagno,
fra l’altro, della regista; da un suo articolo anche lo script dell’agghiacciante Nella
valle di Elah del 2007) scatta e insieme a sé fa scattare il senso profondo
e macabro di quel martirio lontano ormai circa tredici anni. La banale domanda
che la maggior parte di noi si pone, è: ‘come si può concepire una cosa del
genere?’. Non mi soffermerò sui complottisti che estrapolano ovunque machiavelliche
ragioni alternative alle uniche così evidenti: petrolio – armi - interessi
economici – odio – bin Laden - kamikaze - strage d’innocenti. Quindi, dalla
suddetta banale domanda che sta alla base di quest’opera straordinaria, si
muove il sentimento che poi è un’esigenza quasi fisica: ‘non devono farla
franca’. Come scrissero molti quotidiani la mattina dopo l’11 settembre, “Siamo
tutti americani”. In quest’iperbole giornalistica mi sono sentito da subito compreso.
Ero e sono tra coloro, quindi, che pensano che ‘bisogna fargliela pagare’.
Uccisione di
bin Laden
Immagine di bin Laden prima e dopo l'uccisione
Quasi certamente una finta ricostruzione, mai ufficializzata
Allo stesso modo deve averla sentita e
pensata per circa dieci anni l'agente Cia, Maya (per ovvi motivi il cognome non
è reso noto), nel film incarnata dalla californiana dalla pelle color latte Jessica
Chastain (nel
bellissimo The Tree of Life del 2011
al fianco di Brad Pitt). La ‘figlia di puttana’ (così dice di sé in un’efficace scena) che ha scovato il complesso di grigio cemento armato ad Abbottabad (Pakistan) in
cui il 2 maggio del 2011 fu pizzicato e quindi ucciso Osama bin Laden, leader
di Al Qaeda, grazie a un’eroica azione dei Navy Seals. Lo stesso corpo
speciale, per capirci, che strappò dalle mani dei pirati somali, il capitano Richard
Phillips (articolo).
La vicenda inquadra il giovane agente Maya all’inizio dell’incarico che le ha
cambiato la vita. Appena laureata, assiste turbata ma determinata ai ‘violenti’
interrogatori cui i suoi colleghi sottopongono quegli uomini di bin Laden che
gli Usa hanno catturato nel corso degli anni. Questa parte fa, inevitabilmente,
riflettere sull’opportunità di ricorrere a metodi cruenti per estorcere
informazioni di smisurata importanza (va tenuto presente, comunque, che non
solo di vendetta s’è trattato, perché gli estremisti islamici hanno continuato senza
pietà a ideare e mettere in atto attentati mortali in varie zone del mondo). Un
approccio fenomenologico che non ha mancato di sollevare polemiche le quali, ai
tempi in cui il film uscì, furono smorzate dal Presidente Barack Obama, che
dichiarò che gli Stati Uniti «non fanno ricorso alla tortura».
Una sfida
Senza soprassedere sulla perfetta
ricostruzione degli avvenimenti e sul positivo flusso unitario d’immagini - che
in più punti sfiora un realismo di tipo documentaristico - il resto ruota
intorno al lavoro spasmodico del personaggio impersonato da Jessica Chastain, mai in
difficoltà nel rendere credibile la passione, intesa anche come sofferenza, nel
volere con tutta l’anima vincere la propria sfida. L’agente Maya, così, in
quest’ultima finzione filmica (sempre basata su accadimenti reali) di Bigelow, è donna ‘in
carriera’ che diviene emblema e rappresentante di quella parte del mondo che non ha
mandato giù l’inumana condizione politico-terroristica di bin Laden. Lo
spettatore si ritrova, quindi, dalla parte dell’agente Maya nei momenti più
difficili che ha dovuto affrontare, non ultimo lo scetticismo dei colleghi
della Cia che da un certo punto in poi le
Jessica Chastain in una scena del film
attribuirono una forma di ossessione
per la pista che lei si ostinò – giustamente - a percorrere. In gioco entrano
con efficacia attori di provata bravura - per lo più chiamati a interpretare
membri della Cia o soldati dei Marines - come Jason Clarke
(protagonista nel 2011 dell’apprezzatissimo The
Chicago Code), nei panni dell’agente Dan; Joel Edgerton (visto da
pochissimo ne Il grande Gatsby),
agente Patrick; Mark Strong (visto di recente nel discreto Blood), interpreta George, diretto superiore di Maya; Kyle Chandler (visto da pochissimo nell’apprezzato The Wolf of Wall Street), che qui incarna
il dirigente della Cia, Joseph Bradley; Edgar Ramirez (sicario in
The Bourne Ultimatum), qui è uno dei
soldati. Senza dimenticare la centellinata ma ‘pesante’ partecipazione del
compianto James Gandolfini (fra le tantissime cose, protagonista della
seguitissima serie tv, I Soprano; morto
d’infarto a Roma il 19 giugno dell’anno scorso) nella parte del capo della Cia.
In sostanza un film che dovrebbe appassionare chiunque ami davvero il cinema (seppur
nei confini della cosiddetta fabula) in particolare quello che riporta sul
grande schermo vita vissuta e drammatica.
Libri sull’argomento
La
cattura, di Mark
Bowden (Rizzoli, 2012), € 14,45; disponibile
anche nella versione e-pub a € 11,99.
No Easy Day.
Il racconto in prima persona dell'uccisione di Bin Laden, di Kevin
Maurer e Mark Owen (Mondadori, 2012), € 14,88 (versione rilegata), € 7,12 (versione
brossura = copertina ‘morbida’); disponibile anche nella versione e-pub a € 6,99.