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giovedì 24 aprile 2014

‘Guerra fredda’ Tom Hanks-Steven Spielberg, verso il quinto film insieme

Verso un nuovo tassello del sodalizio fra Tom Hanks e Steven Spielberg
Tom Hanks sarà il protagonista di un thriller ambientato in piena Guerra Fredda tra Usa e Urss: la pellicola sarà basata, infatti, sul caso del pilota statunitense Gary Powers, abbattuto dall'Unione Sovietica mentre era in missione di spionaggio con un aereo U-2. Secondo quanto annuncia l’Hollywood Reporter, il regista Steven Spielberg sarebbe in trattative per dirigere il film e per rinsaldare il fortunatissimo sodalizio con Hanks, col quale ha portato nelle sale cinematografiche pellicole del calibro di Salvate il soldato Ryan (1998), Prova a prendermi (2001) e The Terminal (2004), oltre a Band of Brothers (2001), miniserie tv di dieci episodi della durata di un’ora ciascuno. 

Un aereo modello U-2, come quello sul quale viaggiava
il pilota statunitense Gary Powers
L’attore californiano (reduce dal successo di Saving Mr. Banks insieme a Emma Thompson e Colin Farrel) interpreterà il ruolo di James Donovan, l'avvocato che condusse la trattativa per la liberazione di Powers, che era detenuto in Urss perché catturato dopo l'abbattimento del suo velivolo. Il pilota, infatti, fu processato come spia, condannato a tre anni di reclusione e sette di lavori forzati. Tuttavia dopo solo ventuno mesi fu scambiato insieme con lo studente americano Frederic Pryor, presso il ponte di Glienicke a Potsdam, Germania, per il colonnello del KGB Vilyam Fisher (Rudolf Abel), arrestato dopo le indagini condotte sul caso del nichelino cavo (cfr. Wikipedia).


redazione

martedì 22 aprile 2014

Il più bello di martedì, prima serata, sul ‘digitale’: La 7 alle 21,10 (con trailer)

La locandina
Jerry Maguire

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Oscar 1997: miglior attore non protagonista a Cuba Gooding Jr.;  Golden Globe 1997: miglior attore in un film commedia o musicale a Tom Cruise; Broadcast Film Critics Association Award 1997: miglior giovane attore a Jonathan Lipnicki, miglior attore non protagonista a Cuba Gooding Jr., miglior performance femminile a Renée Zellweger.

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Cameron Crowe. Con Tom Cruise, Renée Zellweger, Cuba Gooding Jr., Kelly Preston, Jerry O'Connell, Jay Mohr, Bonnie Hunt, Regina King, Jonathan Lipnicki, Todd Louiso, Mark Pellington, Jeremy Suarez, Jared Jussim, Benjamin Kimball Smith, Ingrid Beer, Donal Logue, Beau Bridges, Alice Marie Crowe. Drammatico, Usa 1996. Durata 138'.

La trama
Jerry Maguire è uno dei più brillanti agenti della Sports Management International, che ha sotto contratto grandi stelle dello sport americano. Fidanzato con la giornalista d'assalto Avery Bishop, vede tutto in funzione dell'ambizione e del guadagno. Un giorno, in occasione di una convention della società, prepara di getto, nell'arco di una notte, una relazione sul lavoro futuro che prevede la riduzione del numero dei clienti a vantaggio di una miglior attenzione a ciascuno di essi. Il tono del testo non piace ai dirigenti, che subito licenziano Maguire. Questi, al momento di andare via, abbandonato da tutti, trova l'inaspettata solidarietà della segretaria Dorothy, una ragazza madre un po’ introversa - conquistata dalle idee di Jerry - e del giocatore di football Rod Tidwell, figura di secondo piano del campionato che, unico, decide di affidarsi a lui per curare la propria carriera. Lasciato anche dalla fidanzata, Jerry riparte da zero, cerca una sede, affronta l'ironia e la derisione dei colleghi che lo vedono ormai finito. Testardo e convinto della bontà delle idee maturate, Jerry va avanti contro mille difficoltà, accetta inviti a casa di Dorothy, che vive con la sorella e si è innamorata di lui ma non ha il coraggio di dirglielo, infine capisce di dovere molto alla ragazza. I due si sposano, cercano di conciliare lavoro e famiglia, passano fasi d'incertezza ma, dopo momenti di paura per un incidente in partita di Rod, costui è salutato come il nuovo grande protagonista del torneo e ottiene un forte ingaggio. Altri atleti adesso si rivolgono a Jerry. Il lavoro ricomincia, insieme a una nuova vita per Jerry e Dorothy.

Cuba Gooding Jr. e Tom Cruise in una scena di Jerry Maguire
Recensione
Un altro film di cui ho il dvd e che rivedo quando posso. La pellicola di Cameron Crowe (Elizabethtown nel 2005) mostra e con efficacia, le dinamiche del management sportivo, cioè quelle di un ambiente in cui molto spesso i valori umani sono in pratica sotterrati dallo strapotere del soldo, dall’impegno invasivo dell’attività professionale che getta ombra anche sulla sfera privata. Unico obiettivo è arricchire atleti per potersi arricchire a propria volta. Le relazioni con i colleghi sono all’insegna della competizione sleale e della celebre ‘coltellata alle spalle’ ed è così che si finisce per essere ognuno un piccolo universo isolato, solitario e saturo di mancanze affettive e valoriali. La pellicola vede in grande spolvero come protagonista un oggi 51enne Tom Cruise che a quei tempi conobbe un fulgido momento della propria carriera grazie a opere del calibro di Intervista col vampiro (1994), Eyes Wide Shut (1999) e l’inizio della fortunata saga di Mission: Impossible (1996).

Tom Cruise è Jerry Maguire
Crowe, autore anche dello script, contempla la possibilità che chiunque, saturo di alchimie che deteriorano progressivamente l’esistenza nei suoi meccanismi più rasserenanti, possa ribellarsi con un’improvvisa azione in apparenza autodistruttiva. La sceneggiatura mostra qualche debolezza lì dove si lascia scivolare un po’ troppo verso gli stilemi della commedia sentimentale, ipotizzando situazioni al limite del paradosso, come la dedizione totale e senza tentennamenti dell’ex segretaria, l’allora carinissima Renée Zellweger (Viaggio d'estate nel 2009 e premio Oscar nel 2003 per Ritorno a Cold Mountain) che si licenzia pur di appoggiare gli ideali di un tizio per lei semisconosciuto, suo futuro capo e marito. Qui il fattore ‘accadibile’ è piuttosto compromesso. Ancora il copione, cincischia nella parte del racconto filmico che invece rappresenta il suo punto di forza, vale a dire il rapporto del manager con l’unico campione che decide di restare contrattualizzato da Maguire. L’interpretazione di Cuba Gooding Jr. (da qualche anno un po’ in disparte dopo il bruttissimo Devil's Tomb - A caccia del diavolo del 2009) è senza dubbio di valore ma a mio avviso l’Oscar fu eccessivo. L’attore newyorkese è perfettamente nella parte e gigioneggia per l’intera durata della vicenda, sia nei momenti di sconforto sia in quelli di entusiasmo. Ma la rappresentazione del suo personaggio è spesso e volentieri sopra le righe, anche se non al punto da risultare fastidiosa.

Aggiungi didascaliaRenée Zellweger
La narrazione in immagini, comunque, ha una struttura solida, ben comprensibile, ritmata e, grazie anche alle buone interpretazioni degli attori, permette un alto livello d’immedesimazione dello spettatore e quindi non corre il rischio di cali d’attenzione. Di buon livello anche la ricostruzione delle partite di football americano, così come dell’incontro giocatori/giornalisti, che non rischiano di sporcare il lavoro con un calo di credibilità. Nel complesso il film è ben dosato e alterna con armonia i momenti di drammaticità a quelli in cui prevalgono speranza e ottimismo. Nel complesso, a dispetto delle dinamiche distruttive della prima parte, è invece un ottimo spot a favore dell’amicizia e dei legami umani in genere. Da vedere.

***

In concomitanza (su La 7d alle 21,10) un bellissimo documentario che può avere il potere di metterci per un po’ in pace con il nostro pianeta e con la sua natura. Qui sotto vi propongo le informazioni fondamentali.

La locandina
La marcia dei pinguini

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Luc Jacquet. Titolo originale: La marche de l'empereur. Documentario, Usa/Fra 2005. Durata 80’.

La trama
La particolare razza di pinguini chiamati ‘imperatori’ sono i protagonisti del racconto, firmato dal giovane biologo di Lione Jacquet, realizzato nei quattordici mesi passati in Antartide con il compito di seguire con la macchina da presa i pinguini fino al loro accoppiamento invernale. Con l'aiuto di una troupe di quattro persone, Jacquet, che aveva iniziato la sua avventura rispondendo a un'inserzione pubblicata su un giornale francese nella quale si cercava un biologo disposto a passare molti mesi all'altro capo del mondo, è riuscito nell'intento di raccontare una vera e propria storia d'amore tra animali.

Stefano Marzetti

domenica 13 aprile 2014

“Edge of Tomorrow”, Tom Cruise di nuovo nel futuro (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Doug Liman. Con Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Charlotte Riley, Lee Asquith-Coe, Jonas Armstrong, Franz Drameh, Kick Gurry, Tony Way, Dragomir Mrsic, Deborah Rosan, Natasha Goulden, Ronan Summers, Emmanuel Akintunde, Denis Khoroshko, Madeleine Mantock, Marco Flammer, Bentley Kalu, Seelan Gunaseelan, Marianne Jean-Baptiste, Jeremy Piven. Titolo originale: Edge of Tomorrow. Fantascienza, Usa 2014. Warner Bros Italia. Uscita giovedì 29 maggio 2014.

Trama del film
Un live action del romanzo omonimo scritto da Hiroshi Sakurazaka e illustrato da Yoshitoshi Abe. La storia si svolge in un futuro prossimo in cui una razza aliena chiamata Mimics ha colpito la Terra con un implacabile assalto, lasciando in macerie le grandi città e uccidendo milioni di esseri umani nella loro scia. Nessun esercito al mondo può eguagliare la velocità, la brutalità o la prescienza delle armi dei combattenti dei Mimic o dei loro comandanti telepatici. Ma ora gli eserciti del mondo hanno unito le forze per un'ultima offensiva della resistenza contro l'orda aliena, senza una seconda possibilità. Il tenente Bill Cage (Cruise) è un agente che è stato retrocesso senza tanti complimenti e poi abbandonato senza addestramento a una missione suicida. Cage resta ucciso in pochi minuti, riuscendo a portare con sé un Alpha. Ma, incredibilmente, si risveglia a partire dall'inizio dello stesso giorno, ed è costretto a combattere e a morire di nuovo... e di nuovo.

La critica
Assai poco originale, secondo quanto dicono i colleghi che hanno visto la preview di Edge of Tomorrow, l’ultimo film del newyorkese Doug Liman (autore del primo episodio della bellissima saga di Born, 2002, con un perfetto Matt Damon ma negli ultimi anni accumulatore di delusioni come Mr. & Mrs. Smith nel 2005, Jumper nel 2008 e Fair Game - Caccia alla Spia nel 2010, in certi casi sprecando cast di tutto rispetto). Anche questa volta il cineasta 48enne si affida alla creme del ‘parco’ attori di Hollywood, ricevendo l’ok di uno specialista del genere ‘fantazione’, come vorrei definirlo, quel Tom Cruise (affiancato da gente del calibro di Emily Blunt e Bill Paxton), reduce, tuttavia, dal - a mio avviso - molto sopravvalutato Oblivion (l’articolo). È comunque un fatto che il 51enne interprete di Syracuse (New York, Usa) sia uno che dove c’è da combattere – con armi all’avanguardia o arti marziali che sia – sa sempre come avvicinarsi all’accadibile, senza risultare un mero venditore di fantasticherie.

Tom Cruise 'in azione, in una scena di Edge of Tomorrow
Però, se ci rifletto bene, tornare sul grande schermo con una pellicola di questo genere dopo il succitato Oblivion, rischia di essere davvero troppo. La sceneggiatura di Edge of Tomorrow (Christopher McQuarrie, di recente a disposizione sempre di Cruise nel discreto Jack Reacher - La prova decisiva) e Joby Harold (nel 2007 regista del flop Awake - Anestesia cosciente), scaturisce dal romanzo giapponese All You Need is Kill di Hiroshi Sakurazaka “che si basa - scrive Pia Ferrara di Fantasy Magazine - su due topoi (argomenti) fantascientifici abbastanza comuni: la guerra contro l'invasore alieno e il loop temporale che porta il protagonista a rivivere all'infinito la stessa giornata. Visto che entrambi i temi - rileva ancora Ferrara - sono già stati sfruttati a sazietà sul grande e sul piccolo schermo, a fare la differenza dovrà essere la performance del cast”.

Emily Blunt in splendida forma in una scena con Tom Cruise
Penso - io che non amo molto la fantascienza ma mi diverto un mondo con l’azione - che la macchina hollywoodiano non debba esattamente smettere o rallentare la produzione di racconti cinematografici di questo genere. È però indispensabile, a mio avviso, che script-writer e registi si mettano al lavoro solo dopo avere la certezza di poter creare - seppure su temi sfruttati – opere di qualità, cioè capaci di concedere allo spettatore un’inedita chiave di lettura e, dove possibile, concedergli un’identificazione con i personaggi i quali, nei luoghi filmici in cui l’immaginazione si spinge avanti - anche se non troppo - nel tempo, rischiano di essere estranianti rispetto alla realtà seppur legittimamente riprodotta in autonomia dalla tecnica cinematografica. Non escludo, detto ciò, di dare fiducia a questo film e, soprattutto, a un attore che apprezzo molto come Tom Cruise.

Non essendo supportato dalla visione dell’anteprima del film, l’articolo va inteso come una sorta di rassegna stampa da me commentata e, dove possibile, arricchita.

Stefano Marzetti

martedì 8 aprile 2014

Il più bello di martedì, prima serata, sul ‘digitale’: La7 alle 21,10 (con trailer)

Codice d’onore

PREMI
National Board of Review Award 1992: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; MTV Movie Award 1993: miglior film; Chicago Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; Southeastern Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson.


Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5



Scheda
Un film di Rob Reiner. Con Tom Cruise, Demi Moore, Jack Nicholson, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, Kevin Pollak, James Marshall, Christopher Guest, Cuba Gooding Jr., Noah Wyle, David Bowe, Cameron Thor, John M. Jackson, Frank Cavestani, Harry Caesar, Lawrence Lowe, Geoffrey Nauffts, Demi More, Wolfgang Bodison, Josh Malina, Oscar Jordan, John M. Matthews, Al Wexo, Jan Munroe, Ron Ostrow, Matthew Saks, Arthur Senzy, Gene Whittington, Maude Winchester, Aaron Sorkin, J. A. Preston, Matt Craven, J.T. Walsh, Xander Berkeley, Michael De Lorenzo. Titolo originale: A Few Good Men. Drammatico, Usa 1992. Durata 138'.

Trama
Daniel Kaffee, dopo la laurea in legge, si arruola in Marina, dove esercita la professione e diventa famoso per il fatto di riuscire a patteggiare tutte le cause, senza dover arrivare mai in aula. Quando si trova a difendere due marine accusati di aver applicato il 'codice rosso' e di aver ucciso un loro commilitone, tutto cambia. Dimostrerà il suo intuito e la sua preparazione,  scoprendo che l'ordine è arrivato dal loro comandante. Riuscirà a far assolvere i due uomini e a condannare il colonnello.
Tom Cruise in una scena-simbolo di Codice d'onore
Mia recensione
Premessa – Alcune osservazioni svelano in parte il finale del film.

Uno di quei film che fanno parte della mia esperienza esistenziale. Senza esagerare, intendo dire che Codice d’onore - catalogato come drammatico ma che mischia il legal-thriller al giallo, al militaresco, senza essere infastidito da superflue storie d’amore che nulla avrebbero avuto a che fare con l’esigenza d’essenzialità del racconto cinematografico e avrebbero rischiato di essere mere forzature nella continuità d’azione – è una di quelle pellicole che mi sono rimaste dentro, di cui ho una copia in dvd e che rivedo almeno tre volte l’anno.

Le ambientazioni e le scenografie (come l’aula del tribunale o la base navale statunitense di Guantanamo) create da J. Michael Riva, unite all’efficace fotografia di Robert Richardson (la bellezza di tre Oscar al suo attivo, per JFK - Un caso ancora aperto nel 1991, per The Aviator nel 2004 e per Hugo Cabret nel 2011; è uno dei due direttori della cinematografia viventi vincitore per tre volte della
Jack Nicholson nei panni del colonnello Nathan Jessep
statuetta hollywoodiana alla migliore fotografia [cfr., Wikipedia]), legittimano il senso realistico dell’opera, diretta senza sbavature dall’oggi 67enne
Rob Reiner (di cui è d’obbligo ricordare il meraviglioso Harry ti presento Sally del 1989). La bravura del cineasta newyorkese, in questo caso sta nella capacità di mescolare, senza rompere il ritmo dell’esperienza filmica, lo svolgimento del processo ai danni del famigerato colonnello Nathan Jessep del corpo dei Marines e comandante della suddetta struttura logistica, con le vicende esterne al procedimento di fronte alla corte marziale, comunque legate a doppio filo con l’altra parte del soggetto.

L’ufficiale suddetto è interpretato dal solito, irrefrenabile e istrionico Jack Nicholson. A mio avviso, nonostante i riconoscimenti ricevuti per questa sua personificazione (che è comunque di alto livello), come altre volte gli capita di fare, anche in questo caso forza un po’ la mano su quelle che sono spesso state le carte vincenti del suo repertorio recitativo (sorrisetti, alzate di sopracciglia e occhi da pazzo), in effetti senza impressionare più di tanto lo spettatore che lo segua circa dal principio della sua sfolgorante carriera.

La bella ed efficace Demi Moore
Tornando a soggetto e sceneggiatura, a cura di Aaron Sorkin (nel 2010 The Social Network di David Fincher) fanno emergere in maniera assai efficace il dramma – è così che va definito – di quello che in Italia è chiamato ‘nonnismo’ nel mondo dell’esercito. Vale a dire quella forma di violenza psico-fisica perpetrata ai danni dei soldati più giovani o, ancor peggio, che si dimostrano più deboli senza averne alcuna colpa. Questa è l’ipotesi da cui nasce lo script di Codice d’onore, quella che cerca una risposta alla domanda: cosa accadrebbe se un militare fosse ucciso da suoi commilitoni che hanno ricevuto l’ordine tassativo di ‘fargli pagare’ – senza volontarietà di macchiarsi d’omicidio – le presunte manchevolezze?

Prima ancora di quella del citato Nicholson, spiccano le interpretazioni di tre attori che nel 1992 erano al culmine della loro ascesa carrieristica. Parlo di Tom Cruise e Demi Moore (non hanno bisogno di presentazioni) in particolare, appoggiati in modo impeccabile dal bravo Kevin Pollak (in seguito, nel 1995, per lui un ruolo di rilievo nel grandioso I soliti sospetti di Bryan Singer). Come al solito più che efficace Cruise nel rendere credibile il personaggio del giovanissimo avvocato e tenente Daniel Kaffee, che al suo primo, vero caso, deve far fronte sia nella teoria ma, soprattutto, nello scontro cerebrale, a un veterano della statura del colonnello Jessep. Memorabile la scena finale in cui il giovane graduato mette a tal punto alle strette quello che era solo un testimone, da far sì che questi finisca per auto-accusarsi. Una pellicola che ‘passa’ spesso in televisione ma che ogni volta va presa in serissima considerazione.

Stefano Marzetti 

mercoledì 2 aprile 2014

“The Drop”, l’addio definitivo a James Gandolfini

The Drop è l'ultimo film con James Gandolfini
La scheda
Un film di Michael R. Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Matthias Schoenaerts, James Frecheville, James Gandolfini. Titolo originale: The Drop. Thriller, Usa 2014. Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures. Uscita in Italia nel 2014.

La trama
Il regista Michael R. Roskam
Bob Saginowski (Hardy) è un ex delinquente che sta cercando di condurre una vita normale come barista ma il proprietario del locale, suo cugino Marv (Gandolfini), è un uomo malavitoso che continua invece i suoi traffici illeciti di denaro sporco proprio nel bar. Attraverso un sistema segreto - noto come ‘money drops’ - i due forniscono soldi ai gangster locali. Bob si ritrova però al centro di una rapina andata male e così viene coinvolto in un'indagine che scava in profondità nel suo passato. Ma non solo. Anche in quello del resto del quartiere: amici, familiari e nemici lavorano insieme per sbarcare il lunario. Come?

Ci ha lasciato solo il 19 giugno dell’anno scorso, vittima di un infarto mentre era in vacanza a Roma. Film usciti da non troppo tempo lo vedono tra i protagonisti. Bellissimo, secondo me, Zero Dark Thirty (vai all’articolo), in cui personifica il capo della Cia sulle tracce di bin Laden. Ma, per fortuna, è ancora difficile ‘liberarsi di lui’. È quasi pronto a uscire nelle sale il film postumo, dal titolo The Drop (in origine sarebbe dovuto essere Animal Rescue). Preambolo per dirvi che l’ormai mitico James Gandolfini, la cui fama planetaria - dopo la marea di pellicole che l’anno visto recitare sempre con piglio autoritario - è stata consolidata dalla serie tv I Soprano). Per quest’ultima fatica, girata dal non troppo quotato Michael R. Roskam (curriculum povero, in cui si può ricordare il semisconosciuto Bullhead del 2011, mai uscito in Italia), colui che è stato uno dei migliori caratteristi di personaggi italo-americani, ha finito di lavorare circa due mesi prima di morire.

James Gandolfini con il protagonista principale Tom Hardy
Prima di cominciare il giro di buona parte del mondo, il film uscirà negli States il prossimo 19 giugno (in Italia forse alla fine di quest’anno). Nel cast anche Tom Hardy (nei panni del personaggio principale e visto di recente come protagonista nell’applauditissimo Locke), Noomi Rapace (nel 2012 protagonista dell’apprezzato Passion) e ancora, James Frecheville, John Ortiz, Ann Dowd e Matthias Schonaerts. Si tratta di un thriller criminale tratto dall’omonimo romanzo breve di Dennis Lehane, che ha curato anche la sceneggiatura. Un ‘soggettista’ di successo, Lehane, se si pensa che da suoi precedenti libri sono stati adattati film del calibro del quasi-capolavoro Mystic River (2003) di Clint Eastwood, il bellissimo Gone Baby Gone (2008) di Ben Affleck e il poco convincente Shutter Island (2010) di Martin Scorsese .

The Drop non è neppure l'unico lungometraggio postumo inedito con Gandolfini. Il prossimo 10 aprile lo vedremo nella commedia romantica Enough Said (Non dico altro) che negli Stati Uniti (uscita lo scorso 20 settembre) ha ricevuto molti riconoscimenti.

st.mar.

(per alcune informazioni si ringrazia Velvet Cinema)

mercoledì 26 marzo 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Rai Movie alle 21,15 (con trailer)

La locandina
The Terminal

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7,5

Scheda del film
Un film di Steven Spielberg. Con Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Diego Luna, Zoe Saldana, Chi McBride, Barry Shabaka Henley, Kumar Pallana, Eddie Jones, Michael Nouri, Jude Ciccolella. Commedia, Usa 2004. Durata 128'.

Trama del film
Viktor Navorski è un turista dell'Europa dell'Est a New York. Mentre è in volo per l'America, il suo paese è colpito da un colpo di Stato. Bloccato all'aeroporto Kennedy con un passaporto senza più valore, Viktor è costretto a rimanere nel terminal di transito dei voli internazionali in attesa che la guerra nella sua patria sia finita. Mentre le settimane diventano mesi, Viktor scopre come il micro-universo del terminal sia un ricco e complesso mondo di assurdità, generosità, ambizione, divertimento, ceti sociali e perfino romanticismo.

Cosa ne penso
Ennesimo connubio professionale fra Tom Hank e Steven Spielberg, quest’ultimo in rare occasioni tentato di alleggerire con una commedia il proprio corposissimo e pregiato curriculum (quasi una quarantina di film, con predilezione per fantascienza e avventura). Solo in altre tre occasioni il cineasta di Cincinnati (Ohio, Usa), si era cimentato nel genere, a cominciare addirittura con un ‘comico’ del lontanissimo 1979 (1941 Allarme a Hollywood, con Dan Aykroyd), continuando nel 1988 con la commedia Always - Per sempre, protagonista Richard Dreyfuss e nel 2001 con la più pregiata Prova a prendermi, con Leonardo Di Caprio e – guarda caso – Tom Hanks.

Questa volta il 67enne regista di sangue ebraico si ispira a un fatto realmente accaduto nel 1988 all'aeroporto di Parigi, Charles de Gaulle, vittima un rifugiato iraniano, Mehran Karimi Nasseri. L’uomo, che all’interno del terminal smarrì o fu derubato del passaporto, si sentì rifiutare dalle autorità francesi il visto d’ingresso ottenuto in Inghilterra. Le opportunità offertegli furono due: il rimpatrio o la permanenza in Francia. Mehran Karimi Nasseri visse nel Terminal 1 dell'aeroporto della capitale transalpina sino ad agosto 2006. Sembra che Steven Spielberg - rivela Wikipedia - abbia versato all'iraniano migliaia di dollari per poter portare sulla scena la sua storia.

Uno straordinario Tom Hanks in The Terminal

Tom Hanks e Stanley Tucci
Uno dei maggiori pregi del film è la perfetta ricostruzione della location in cui si svolge la vicenda e la verosimiglianza e plausibilità con la storia reale del protagonista. Spielberg prende la palla al balzo per mettere in vetrina e ridicolizzare la demenzialità della burocrazia che in troppe circostanze dell’esistenza delle persone complica le cose dove, al contrario, dovrebbe facilitarle, con un’interpretazione elastica delle leggi. In questo, inoltre, il regista approfitta per rilevare la diffidenza cui devono soggiacere cittadini di piccoli stati, in questo caso di quelli nati dalla disgregazione dell’ex Unione sovietica o, comunque, dell’Est europeo. Ci si chiede se lo stesso trattamento riservato al signor Viktor Navorski (quello del film), sarebbe stato adottato se al suo posto si fosse trovata 
Il grande Steven Spielberg
una persona proveniente dall’Inghilterra o, perché no, perfino dalla non consideratissima Italia. In questa fase brillano le prove attoriali, in particolare quella del sempre affidabile
Stanley Tucci (performance particolarmente apprezzabile in Julie & Julia nel 2009 a fianco di Meryl Streep).

La sceneggiatura s’indebolisce nella parte in cui è inserita la storia romantica tra l’eroe e una bellissima hostess (la brava e ovviamente affascinante Catherine Zeta-Jones, vista anche protagonista del recentissimo Red 2, con Bruce Willis e John Malkovich). Un angolo di film che spezza troppo il flusso degli eventi e il nocciolo della questione, senza aggiungere granché in termini di passione e divertimento. Neo che passa inosservato, comunque, mentre si segue la recitazione di Hanks, chiamato a ricostruire la complessa situazione in cui è precipitato il suo personaggio. Un misto di dramma e grottesco, nel quale il grande attore californiano è magistrale nel far emergere coraggio, tenacia, intelligenza e versatilità dello sventurato di turno. In tutto questo, facendo centro nell’utilizzo dell’ironia che impreziosisce questa pellicola. Da non perdere.

Stefano Marzetti