Jessica Chastain potrebbe essere Marylin Monroe in Blonde
L'attrice Jessica Chastain (The Tree of
Life nel 2011, protagonista
dello straordinario Zero Dark Thirty del 2013 e attesa entro quest'anno in Interstellar di Christopher
Nolan) interpreterà
il ruolo di Marylin Monroe nel film biografico Blonde (ancora
solo sulla carta), diretto da Andrew Dominik (suo l'ottimo L'assassinio
di Jesse James per mano del codardo Robert Ford nel 2007, con un cast stellare
in cui brillano Brad Pitt e Casey Affleck). Se in un
primo momento per ricoprire il ruolo fu fatto il nome di Naomi
Watts, secondo
The Wrap manca davvero poco tempo perché sia dato l'annuncio ufficiale
riguardante la Chastain. Il film, basato sull'omonimo libro (Bompiani,
2007) di Joyce Carol Oates, non sarà la classica storia ‘dalla culla alla tomba’,
ma sarà uno «scarabocchio, un incubo emozionale sul modello di una fiaba», come
ama definirlo lo stesso regista neozelandese.
Blonde sarà
prodotto, appunto, da Brad Pitt (a sottolineare l’intesa con Dominik), colui che
- ancora stando a quanto riportato dal sito The Wrap - ha convinto la sempre
più brava interprete californiana (Sacramento) a interpretare il ruolo. Per Andrew
Dominik si tratta
del primo film biografico: nella sua comunque magra produzione si è confrontato
con il dramma (il poco più che sufficiente Chopper, 2000), il già
citato L'assassinio
di Jesse James… e il deludente action-thriller
(Cogan
- Killing Them Softly, ancora con Pitt). Le riprese del film dovrebbero iniziare il
prossimo agosto. (Fonte Every Eye).
Oscar
2013: miglior montaggio sonoro a Paul N.J. Ottosson; Golden Globe 2013: miglior
attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012: miglior
attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012:
miglior film a Kathryn Bigelow, Mark Boal e Megan Ellison; miglior regia a
Kathryn Bigelow; miglior attrice a Jessica Chastain; Critics' Choice Movie Award: miglior
attrice a Jessica Chastain; miglior montaggio a William Goldenberg e Dylan
Tichenor; American Film Institute: migliori dieci film a Kathryn Bigelow, Mark Boal, Megan Ellison.
La scheda
Un film di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark
Strong, Kyle Chandler, Edgar Ramirez, Jessica Collins, Callan Mulvey, Fredric
Lehne, Harold Perrineau, Lee Asquith-Coe, Mike Colter, Mark Duplass, Scott
Adkins, Chris Pratt, Stephen Dillane, Frank Grillo, Taylor Kinney. Thriller,
Usa 2012. Durata 157'.
La trama
La caccia a
Osama bin Laden ha preoccupato il mondo e due amministrazioni presidenziali statunitensi
per più di un decennio. Ma alla fine, la sua cattura si deve a un ristretto e brillante
team di agenti della Cia. I particolari della
loro missione sono sempre rimasti segreti, solo alcuni dettagli riguardanti le
operazioni più significative dell'Intelligence - incluso il ruolo centrale
svolto dal team - sono stati resi pubblici e con questa pellicola portati sul
grande schermo per la prima volta.
La mia recensione
La regista
Kathryn Bigelow
L'attrice protagonista
Jessica Chastain
È il più bel film che io abbia visto negli
ultimi due anni, ai quali mi limito per non fare, nel momento in cui scrivo, un
esercizio troppo faticoso di memoria. Ma sono sicuro di non sbagliarmi se,
spingendomi a ritroso nel tempo, giungessi, per restare più o meno allo stesso
genere (che è quello dello spionaggio), al 2006, quando vidi Munich (di Steven
Spielberg).
Tuttavia è pur sempre facile che qualcosa mi stia sfuggendo. Zero Dark Thirty (in gergo spionistico
significa ‘mezzanotte e mezzo’), della ficcante cineasta californiana Kathryn
Bigelow (Oscar
personale più altri cinque nel 2010 perThe Hurt
Locker),
ti prende per la gola e ti affonda nella pancia sin dai titoli di testa, mentre
ascolti le autentiche telefonate registrare delle persone che, pochi istanti dopo
l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di Manhattan (New York),
si trovavano all’interno delle torri gemelle oppure sugli aerei che furono
dirottati, compreso quello che si sarebbe dovuto schiantare sulla Casa Bianca ma la
cui missione fallì per la rivolta dei viaggiatori che riuscirono a soverchiare
i kamikaze di Al Qaeda (per farsi un’idea c’è il realistico United 93, 2006, di Paul
Greengrass).
Voci di uomini e donne che prendono disperatamente coscienza della loro imminente
morte e ne parlano straziate al telefono con un familiare o con un amico o con
uno sconosciuto operatore della polizia, dei vigili del fuoco.
Siamo tutti americani?
Un momento dell'azione decisiva dei Navy Seals
È da questo punto che la sceneggiatura –
scritta con riferimento ad alcuni documenti forniti dalla Cia - del giornalista
Marc
Boal (compagno,
fra l’altro, della regista; da un suo articolo anche lo script dell’agghiacciante Nella
valle di Elah del 2007) scatta e insieme a sé fa scattare il senso profondo
e macabro di quel martirio lontano ormai circa tredici anni. La banale domanda
che la maggior parte di noi si pone, è: ‘come si può concepire una cosa del
genere?’. Non mi soffermerò sui complottisti che estrapolano ovunque machiavelliche
ragioni alternative alle uniche così evidenti: petrolio – armi - interessi
economici – odio – bin Laden - kamikaze - strage d’innocenti. Quindi, dalla
suddetta banale domanda che sta alla base di quest’opera straordinaria, si
muove il sentimento che poi è un’esigenza quasi fisica: ‘non devono farla
franca’. Come scrissero molti quotidiani la mattina dopo l’11 settembre, “Siamo
tutti americani”. In quest’iperbole giornalistica mi sono sentito da subito compreso.
Ero e sono tra coloro, quindi, che pensano che ‘bisogna fargliela pagare’.
Uccisione di
bin Laden
Immagine di bin Laden prima e dopo l'uccisione
Quasi certamente una finta ricostruzione, mai ufficializzata
Allo stesso modo deve averla sentita e
pensata per circa dieci anni l'agente Cia, Maya (per ovvi motivi il cognome non
è reso noto), nel film incarnata dalla californiana dalla pelle color latte Jessica
Chastain (nel
bellissimo The Tree of Life del 2011
al fianco di Brad Pitt). La ‘figlia di puttana’ (così dice di sé in un’efficace scena) che ha scovato il complesso di grigio cemento armato ad Abbottabad (Pakistan) in
cui il 2 maggio del 2011 fu pizzicato e quindi ucciso Osama bin Laden, leader
di Al Qaeda, grazie a un’eroica azione dei Navy Seals. Lo stesso corpo
speciale, per capirci, che strappò dalle mani dei pirati somali, il capitano Richard
Phillips (articolo).
La vicenda inquadra il giovane agente Maya all’inizio dell’incarico che le ha
cambiato la vita. Appena laureata, assiste turbata ma determinata ai ‘violenti’
interrogatori cui i suoi colleghi sottopongono quegli uomini di bin Laden che
gli Usa hanno catturato nel corso degli anni. Questa parte fa, inevitabilmente,
riflettere sull’opportunità di ricorrere a metodi cruenti per estorcere
informazioni di smisurata importanza (va tenuto presente, comunque, che non
solo di vendetta s’è trattato, perché gli estremisti islamici hanno continuato senza
pietà a ideare e mettere in atto attentati mortali in varie zone del mondo). Un
approccio fenomenologico che non ha mancato di sollevare polemiche le quali, ai
tempi in cui il film uscì, furono smorzate dal Presidente Barack Obama, che
dichiarò che gli Stati Uniti «non fanno ricorso alla tortura».
Una sfida
Senza soprassedere sulla perfetta
ricostruzione degli avvenimenti e sul positivo flusso unitario d’immagini - che
in più punti sfiora un realismo di tipo documentaristico - il resto ruota
intorno al lavoro spasmodico del personaggio impersonato da Jessica Chastain, mai in
difficoltà nel rendere credibile la passione, intesa anche come sofferenza, nel
volere con tutta l’anima vincere la propria sfida. L’agente Maya, così, in
quest’ultima finzione filmica (sempre basata su accadimenti reali) di Bigelow, è donna ‘in
carriera’ che diviene emblema e rappresentante di quella parte del mondo che non ha
mandato giù l’inumana condizione politico-terroristica di bin Laden. Lo
spettatore si ritrova, quindi, dalla parte dell’agente Maya nei momenti più
difficili che ha dovuto affrontare, non ultimo lo scetticismo dei colleghi
della Cia che da un certo punto in poi le
Jessica Chastain in una scena del film
attribuirono una forma di ossessione
per la pista che lei si ostinò – giustamente - a percorrere. In gioco entrano
con efficacia attori di provata bravura - per lo più chiamati a interpretare
membri della Cia o soldati dei Marines - come Jason Clarke
(protagonista nel 2011 dell’apprezzatissimo The
Chicago Code), nei panni dell’agente Dan; Joel Edgerton (visto da
pochissimo ne Il grande Gatsby),
agente Patrick; Mark Strong (visto di recente nel discreto Blood), interpreta George, diretto superiore di Maya; Kyle Chandler (visto da pochissimo nell’apprezzato The Wolf of Wall Street), che qui incarna
il dirigente della Cia, Joseph Bradley; Edgar Ramirez (sicario in
The Bourne Ultimatum), qui è uno dei
soldati. Senza dimenticare la centellinata ma ‘pesante’ partecipazione del
compianto James Gandolfini (fra le tantissime cose, protagonista della
seguitissima serie tv, I Soprano; morto
d’infarto a Roma il 19 giugno dell’anno scorso) nella parte del capo della Cia.
In sostanza un film che dovrebbe appassionare chiunque ami davvero il cinema (seppur
nei confini della cosiddetta fabula) in particolare quello che riporta sul
grande schermo vita vissuta e drammatica.
Libri sull’argomento
La
cattura, di Mark
Bowden (Rizzoli, 2012), € 14,45; disponibile
anche nella versione e-pub a € 11,99.
No Easy Day.
Il racconto in prima persona dell'uccisione di Bin Laden, di Kevin
Maurer e Mark Owen (Mondadori, 2012), € 14,88 (versione rilegata), € 7,12 (versione
brossura = copertina ‘morbida’); disponibile anche nella versione e-pub a € 6,99.