Un film di Christopher Nolan. Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt, Maura Tierney,
Martin Donovan. Thriller, Usa 2002. Durata 118' circa.
La trama
Poliziesco
insonne illuminato dal sole che non tramonta mai in Alaska. Will, un detective sulle tracce di un assassino, uccide per
sbaglio il collega con cui aveva discusso la sera prima. Will, terrorizzato
dalle possibili conseguenze, dà la colpa all’assassino, che però ha visto come
sono andate le cose e lo ricatta. Ad aiutare Will, divorato dall’insonnia e dai
sensi di colpa, ci pensa la bella detective Ellie.
Recensione
(rassegna stampa)
“(...) Con questa pellicola continua la
parabola degenerativa dei personaggi di Al Pacino - rileva
Valerio Salvi di Film Up - che dall’integerrimo e integralista Serpico scivola, attraverso
il Vincent Hannah di Heat nel personaggio di Will, poliziotto dominato dai compromessi e
dai lati oscuri. Christopher Nolan ci porta, attraverso l’introspezione
dei personaggi, a una profonda analisi del complesso di colpa e di come
lentamente si insinua nell’animo portando ad azioni catartiche autolesioniste.
L’apparente ricerca di una scappatoia non è altro che un dilazionare nel tempo
l’inevitabile confronto con i propri fantasmi. La stessa verità dei fatti viene
alterata dall’inconscio e modellata in modo che sia più accettabile a noi stessi
e ci permetta di convivere con quello che abbiamo fatto. Dopo l’inevitabile
presa di coscienza - scrive ancora Salvi - ci si trova di fronte al bivio se
sopportare il fardello o se liberarsi dall’insostenibile peso (...)”.
Al Pacino e Robin Williams in una scena del film di Christopher Nolan
“(...) Da rilevare Robin
Williams che ormai
si diverte nei ruoli di cattivo, come in One Hour Photo (è lui lo
psicopatico scrittore di gialli che ha ucciso la ragazza) e poi la solita
performance di Pacino grande e tollerabilmente sopra le righe”. Lo
scrive Pino Farinotti su My Movies. “L’insonnia è dovuta alla
sua angoscia e al fatto che da quelle parti, in quella stagione, è sempre
giorno. Il film parte meglio di come poi arrivi. Un po’ anche per il tributo al
talento un po’ invadente del protagonista. È magnifico che l’indagine si svolga
con gente che ragiona, parla e cammina, e non solo al computer. Sopra la media”,
conclude la recensione di My Movies.
Un film di Gavin O’Connor. Con Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, John Ortiz, Frank
Grillo, Shea Whigham, Lake Bell, Carmen Ejogo, Manny Perez, Wayne Duvall, Ramon
Rodriguez, Rick Gonzalez, Maximiliano Hernández. Titolo originale: Pride and
Glory. Drammatico, Usa 2008. Durata 125' circa. Eagle Pictures.
La trama
Ray Tierney,
detective della squadra omicidi di New York, si trova a investigare su un caso
di corruzione all'interno del dipartimento cui egli stesso appartiene. Mentre
le indagini proseguono, Ray scopre che suo fratello Francis e il suo amico
potrebbero essere coinvolti nello scandalo. Ray dovrà scegliere tra la lealtà
alla famiglia e quella al distintivo che indossa.
La mia recensione
Il regista Gavin O’Connor (quest’anno
dovrebbe mandare in sala il drammatico Jane Got a Gun, che vanta
nel cast la grandissima Natalie Portman affiancata da uno bravo come Ewan
McGregor) realizza
davvero un buon film, senza fronzoli, privo di buoni al cento percento e di
cattivi al cento percento. La sceneggiatura di Pride and Glory non assolve
nessuno, neppure il protagonista che si trova a combattere contro un male
appuntito e nascosto. Ebbene, anche lui ha qualcosa da farsi perdonare. Il tema
principale del racconto è la retorica del poliziotto eroico e pronto a
sacrificare la propria vita per il bene della comunità e a scapito dei propri
affetti, mescolata al lato oscuro di una professione che, in molti casi, alla
fine, fa somigliare i paladini della legge ai delinquenti che dovrebbero essere
perseguiti. In questo la pellicola del cineasta newyorkese (nel 2011 autore
dell'apprezzatissimo Warrior) si rifà a una materia letterario/cinematografica
molto sfruttata e messa in scena in decine di film di altissimo valore. Tra i
più recenti mi viene in mente Brooklyn's Finest, 2009, con Richard
Gere, Don
Cheadle e Ethan
Hawke; The
Departed - Il bene e il male, 2006, di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, Matt
Damon e Jack
Nicholson.
Andando più a ritroso Training Day, 2001, con Denzel Washington e Ethan
Hawke; Affari
sporchi, 1990, con Richard
Gere e Andy
Garcia; senza
dimenticare lo straordinario Serpico, 1973, di Sidney Lumet con Al Pacino. Carrellata
un po’ lunga ma probabilmente utile.
In questa scena Colin Farrell e Edward Norton
Da rilevare l’interpretazione sempre
autorevole del protagonista Edward Norton, chiamato a personificare un
personaggio reso indeciso dal proprio trascorso ma con una voglia di riscatto che
alla fine prevale. Ma l’interprete più calato nella parte (attenzione perché qui
svelo un particolare importante della vicenda) è, a mio avviso, Colin
Farrell, un villain – la canaglia da smascherare - di
quelli sorprendenti e imprevedibili che hanno il potere di cogliere di sorpresa
lo spettatore. Racconto filmico mai lento, degno dei migliori action movie (grazie anche a un
montaggio vivo e scorrevole), senza la necessità di ricorrere a effetti
speciali rilevanti. Qualche infiltrazione di banalità nei dialoghi (comunque
ampiamente nei limiti del credibile) ma non è certo su questi che deve puntare
il genere di pellicola.
Nel cast anche Jon Voight
Poliziesco di alto livello e con un cast che
già di per sé è una garanzia, Pride and Glory inocula in chi vede un’abbondante
dose di pathos e non si dimentica mai
di tenere vispa l'attenzione. Piuttosto violento, un po’ anche a livello psicologico,
ma senza essere molesto è quasi adatto a tutti, anche ai ragazzini, magari con
un adulto accanto che dia appropriate spiegazioni.