Non basta certo un Oscar ancora fresco a Paolo
Sorrentino
per restarsene - magari solo per un po’ - con le mani in mano. E così, il regista
napoletano che con il suo La grande bellezza ha
trionfato nella notte delle statuette hollywoodiane, è di nuovo al lavoro per La
giovinezza (articolo),
la cui assonanza col ‘nobile’ precedente è puramente casuale. Subito un dato
importante: le riprese sono cominciate a Venezia ma la pellicola è senza dubbio
marchiata col bollo dell’internazionalità. Lo dimostra la presenza nel cast di
due ‘giganti’ del cinema di lingua anglosassone, Michael Caine e Harvey
Keitel, che
saranno i protagonisti principali. Sorrentino dietro la
macchina da presa, dall’altra sarebbe naturale pensare a Toni
Servillo, attore cult per il cineasta autore de Il divo. Ma come
detto, questa volta le selezioni sono avvenute fuori dai nostri confini. E
così, oltre ai succitati grandi interpreti, si aggiungono i premi Oscar Rachel
Weisz e Jane
Fonda.
Michael Caine (al centro) sul set veneziano de La giovinezza
Il set nella città lagunare è stato allestito
in campo San Lorenzo, un angolo un po’ remoto, ma non lontano da piazza San
Marco. Gli interni del primo giorno sono stati girati in una casa di riposo, in
una grande stanza sul canale. Il soggetto de La giovinezza è dello
stesso Sorrentino, che ha
ampiamente dimostrato di saperci fare anche come scrittore. La trama vede Fred
e Mick, due uomini alla soglia degli ottant’anni, che decidono di andare in
vacanza insieme in montagna. In una condizione di sospensione dalla vita
ordinaria ripensano il futuro e guardano con occhi diversi alle proprie storie
e famiglie. Immancabile, al fianco del cineasta partenopeo, si conferma alla
produzione Nicola Giuliano con Francesca Cima e la loro
Indigo Film. L’opera uscirà nelle sale nel 2015 (distribuzione Medusa Film).
s.m.
Per
alcune informazioni si ringrazia Il Corriere del Mezzogiorno online
Sophia Loren, col figlio e regista Edoardo Ponti, in passerella al Festival di Cannes
Il consiglio direttivo dell'Accademia del
cinema italiano, ha deciso di assegnare uno dei premi speciali della 58^
edizione dei David di Donatello (articolo) a Sophia
Loren per la sua
interpretazione de La Voce Umana, diretta da Edoardo Ponti (suo
figlio) dal celebre testo di Jean Cocteau. L'annuncio del premio è stato
dato oggi a Napoli, durante la conferenza stampa con Loren sull'uscita
del film in dvd.
La voce umana,
cortometraggio apprezzato dalla critica durante il recentissimo 67esimo
Festival di Cannes (articolo), dove è stato presentato fuori concorso,
racconta la storia di Angela, una donna al telefono con l'amante che l’ha
lasciata e del quale non si sente mai la voce. Sceneggiato in napoletano dallo scrittore e poeta Erri De
Luca, il
cortometraggio, come detto, è diretto Ponti, che dodici
anni fa esordì alla regia con Cuori estranei. Proprio la
magistrale prova di Anna Magnani, che interpretò lo stesso personaggio
nell'episodio L'amore (1948), diretto da Roberto Rossellini, affascinò
una giovanissima Sophia Loren che a soli 14 anni decise per questo di
diventare attrice. (Fonte TMNews).
Premio Oscar 1962: miglior
attrice protagonista a Sophia Loren; Golden Globe 1962: miglior film straniero
(Italia); Festival di Cannes 1961: miglior
interpretazione femminile a Sophia Loren in concorso per la Palma d'oro; David di Donatello 1961: miglior
attrice protagonista a Sophia Loren; Premio BAFTA 1962: miglior
attrice straniera a Sophia Loren; Nastro d'Argento 1961: miglior
attrice protagonista a Sophia Loren; New York Film Critics Circle Award 1961: miglior
attrice protagonista a Sophia Loren; National Board of Review Award 1961: migliori film
stranieri.
La
scheda
Un film di Vittorio De Sica. Con Sophia
Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Andrea Checchi, Pupella Maggio, Emma
Baron, Raf Vallone, Renato Salvatori, Carlo Ninchi, Franco Balducci, Vincenzo
Musolino, Luciano Pigozzi, Ettore Mattia, Bruna Cealti, Antonella Della Porta,
Mario Frera, Luciana Cortellesi, Curt Lowens, Tony Calio, Remo Galavotti. Drammatico, Ita/Fra 1960. Durata 110' circa.
Produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Marceau, Cocinor,
Société Générale de Cinématographie. Distribuzione: Titanus.
La trama
1943.
Durante la seconda guerra mondiale, Cesira, una giovane ragazza rimasta
purtroppo vedova, scappa da Roma per sfuggire ai bombardamenti e si rifugia in
un paesino della ciociaria insieme alla figlia tredicenne. Quando arrivano gli
alleati, le due donne fanno finalmente ritorno a Roma, ma durante il tragitto,
vengono violentate dai soldati marocchini che accompagnano gli alleati. La loro
semplice vita é stata violata per sempre.
Il regista Vittorio De Sica
Critica
– Rassegna stampa
“(...) un film (tratto dall'omonimo romanzo
di Alberto
Moravia, ndr) che valse” a Sophia
Loren, allora
26enne “un meritato Oscar - scrive Giancarlo Zappoli di My Movies -
perché il suo essere popolare e di origini popolane viene qui a misurarsi con
un personaggio complesso (Cesira, ndr),
capace di grandi slanci, dotato di una irrefrenabile vitalità ma anche
portatore di una rabbia interiore nei confronti di una situazione bellica che
la turba più di quanto non accada ad altri con cui deve condividere la
situazione di sfollata (le scene del film sono state girate a Itri e Fondi, ndr). Per questo si avvicina, lei
incolta ma resa consapevole dalla vita, al giovane Michele, idealista incapace
di compromessi”.
Una scena emblematica del grande film del 1960
“È un film intenso che sa arrivare al grande pubblico La ciociara - prosegue
Zappoli - ricordandogli un passato che si vorrebbe forse gettare alle spalle e
questo senza fare sconti ai fascisti ma neppure idolatrando i liberatori. L’unica
nota stonata è fornita da Rosetta, interpretata da Eleonora
Brown. De Sica, che così
bene aveva saputo dare vita a personaggi di bambini (da Sciuscià a Ladri di
biciclette)
in questa occasione ci presenta per tre quarti del film una specie di santa in
formato mignon (si inginocchia
ispirata per pregare quando gli aerei lanciano i proiettili che illuminano la
notte) per poi trasformarla bruscamente in una specie di piccola prostituta
pronta a tutto per un paio di calze di nylon. Equilibrio e verosimiglianza -
conclude la recensione di My Movies - per una volta lasciano un po’ a
desiderare”.
Un intenso primo piano di Sophia Loren, vincitrice dell'Oscar
“(...) il dramma delle due protagoniste -
rileva Andrea D'Addio di Film Up - il loro continuo scappare senza
punti di riferimento, vittime di una civiltà che in tempi di guerra (ma non
solo in quei momenti) regredisce fino a dimenticarsi di essere tale e diventa
l’emblema di quel passaggio che fa della ‘storia internazionale’ una ‘storia
personale’ (...) De Sica insiste così sugli sguardi, sugli occhi
delle sue due protagoniste, per rimarcarne quella reazione che diventerà quasi
uno stato d’animo perenne. La sua direzione degli attori è meticolosa e sicura:
è da loro che deve trasparire l’emozione, è tramite loro che lo spettatore
soffrirà, non si perderanno tempo ed immagini sull’ambiente, sono loro le
protagoniste. Per la Loren - scrive
ancora D'Addio - diventa così la prima vera prova da attrice drammatica,
un’esperienza che le darà modo di tirare fuori tutto il proprio potenziale
drammatico ed emotivo (...)”.
Paolo Sorrentino, dopo l'Oscar, è già all'opera per un nuovo film made in Usa
Evidentemente l’aria di Hollywood - che gli
ha fatto volare tra le mani l’Oscar per il miglior film straniero (La grande
bellezza) - ha a tal
punto rinfrescato la mente di Paolo Sorrentino da fargli
tornare la voglia di lavorare negli States. Dopo il successo di This Must
be the Place
(2011, con un ispiratissimo Sean Penn), il fantasioso e spesso onirico cineasta napoletano
è già in stato piuttosto avanzato con il progetto di portare sul grande schermo
un lungometraggio da girare nel ‘nuovo continente’ che si intitolerà La
giovinezza (il
titolo sarebbe dovuto essere In the Future) - fino a pochi giorni fa
avvolto da una spessa coltre di riservatezza - e dovrebbe avere come protagonista
(manca l’ufficialità) il grande Michael Caine (visto da
pochissimo come protagonista di Mister Morgan). La
pellicola sarà coprodotta dai partner storici di Sorrentino, Nicola
Giuliano, Francesca
Cima e Carlotta
Calori della
Indigo Film.
Michael Caine, atteso come protagonista
nel prossimo film di Sorrentino La giovinezza
L’ormai 81enne attore britannico, due volte
premio Oscar (nel 1987 come miglior attore non protagonista per Hannah e le
sue sorelle
e nel 2000 sempre come non protagonista per Le regole della casa del sidro) dovrebbe interpretare
– come rivela Marta Gasparroni di Cinema Excite - Fred Ballinger, un compositore e direttore
d'orchestra, ritiratosi ai piedi delle Dolomiti per una vacanza. Qui, dove il
maestro è in compagnia di un vecchio amico regista, al lavoro su quello che
dovrebbe essere il suo ultimo film, un giorno gli arriva alle orecchie la
richiesta di tornare a dirigere e così rimettersi in gioco.
Harvey Keitel
Rachel Weisz
Al fianco di Caine ci saranno
star del grande cinema hollywoodiano come Paul Dano (nel premio
Oscar 2014 come miglior film, 12 anni schiavo) e Harvey
Keitel (tutt'ora
nei cinema nell’apprezzatissimo Grand Budapest Hotel), cui si
aggiungono anche Rachel Weisz (brava nel valido action movieThe Bourne Legacy, 2012) e Jane Fonda (vista in The Butler
- Un maggiordomo alla Casa Bianca, 2013). A questi illustri nomi, tuttavia,
non è ancora associato il ruolo che ricopriranno nella nuova opera ‘sorrentiniana’.
La
giovinezza sarà
presentato al mercato degli acquirenti al Festival di Cannes ormai alle porte
(articolo). Tra i produttori anche Bis Films di Montreal, la società svizzera
C-Films e la londinese Number 9 Films.
Un film di Sean Penn. Con Mickey Rourke, Jack Nicholson, Sam Shepard, Vanessa Redgrave, Helen
Mirren, Benicio Del Toro, Aaron Eckhart, Robin Wright, Costas Mandylor, Michael
O'Keefe. Titolo
originale: The Pledge. Poliziesco/thriller, Usa 2001. Durata 123'.
La trama
I colleghi
hanno preparato una festa d'addio per l'ultimo giorno di lavoro dell'ispettore
Jerry Black (Jack Nicholson) e gli
hanno regalato un biglietto aereo perché realizzi un suo vecchio sogno: andare
a pesca in Messico. Ma viene ritrovato il corpo di una bambina di otto anni e
sarà lui ad andare a casa della piccola a portare l'orribile notizia. The Pledge
(cioè La promessa), è quella che l'ispettore fa alla madre
sconvolta: sarà capace di scovare il colpevole, costi quel che costi.
Recensione
Un film a fasi alterne - spesso lento e
troppo cervellotico, handicap che
spezza il ritmo dell’azione - che, a mio avviso è esempio perfetto di come quel
grande attore che è Sean Penn sia molto più convincente davanti piuttosto
che dietro la cinepresa. Questo non vuol dire che La promessa (The Pledge
in lingua originale) non sia un'esperienza filmica che valga la pena fare. Ma, sempre
secondo il sottoscritto, ha raccolto assai più consensi di quanti in effetti un’analisi
critica approfondita ne possa giustificare (fra l’altro è una pellicola riproposta
sul piccolo schermo spesso e volentieri). Non è sottovalutabile, rilevo, che il
53enne Penn
versione cineasta
(suo il non ancora uscito action movie The
Gunman e molto prima, nel 1991, l'appena discreto Lupo solitario) non abbia lesinato nel casting, scegliendo pezzi pregiati della ‘gioielleria’
hollywoodiana. Non capita tutti i giorni l’opportunità di far recitare insieme Jack
Nicholson
(tre Oscar e sette Golden Globe), Mickey Rourke (un Golden
Globe), Sam
Shepard (una nomination
all’Oscar), Vanessa Redgrave (un Oscar, un Golden Globe oltre premi a
Cannes e ai Donatello e svariate nomination), Helen Mirren (un Oscar e
due Golden Globe), Benicio Del Toro (un Oscar, un Golden Globe più
riconoscimenti a Cannes e Berlino) e Robin Wright (un Golden
Globe, ex moglie dell’attore/regista californiano).
Jack Nicholson, ottima prova anche in La promessa
Il regista Sean Penn
A queste condizioni di partenza un fallimento
non poteva esserci. Ma non basta una buona squadra per stravincere, se non si è
esperti direttori. E così Sean Penn, che parte da un buon soggetto come il romanzo
del 1957 Das Versprechen dello
scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt - non ben ridotto per l’utilizzo
cinematografico da Jerzy Kromolowsky e Mary Olson-Kromolovski - va in
confusione soprattutto nell’unità del flusso d’immagini, di continuo disturbata
in particolare da flash back che
dovrebbero soprattutto dare un’idea del personaggio della bambina assassinata.
Una tecnica, quella del ‘ritorno indietro’ attraverso i racconti o l’immaginazione
dei protagonisti, che se non ben dosata diviene estraniante rispetto all’obiettivo
dell’esperienza filmica. La quale, invece, è efficace nel mettere in primo
piano un mondo di violenza e cattiverie nel quale i ‘buoni’ faticano sempre a
inserirsi per giungere alla verità di atti inaccettabili. In questo la carica
di rabbia e drammaticità espressa da Nicholson è
fondamentale.
Una scena straziante del film di Sean Penn
Ha ragione Matteo De Simei di Onda Cinema quando promuove il film per un “uso particolarmente ricco di primi piani e di
ravvicinatissime inquadrature volte a mostrare con una cura quasi maniacale
volti e oggetti”. E quando rileva gli “innumerevoli campi lunghissimi” che “introducono,
di volta in volta, in ambienti totalmente differenti, dapprima dominati dal
deserto per poi passare al ghiaccio e alla neve fino ai laghi montani del
Nevada”. Secondo me determinate, in questo senso, il lavoro di un direttore
della fotografia - a volte anche regista - del calibro di Chris
Menges (fra i
tantissimi ricordo i capolavori Urla del
silenzio del 1984 e Mission del
1986). Certo, anche tutte queste inquadrature, primi piani e panorami, a tratti
addormentano l’azione - che in opere di questo genere è basilare - e producono
una sfilata un po’ caotica d’immagini.
È sostanzialmente d’accordo con me Valerio Salvi di Film Up, quando parla dell’alternanza
di “momenti eccellenti ad alcune cadute di stile sia sul piano dei contenuti,
sia soprattutto su quello del ritmo”. Tale neo è reso visibile dalla facilità
con cui, in alcune fasi della proiezione, lo spettatore rischia di distrarsi e
di allontanarsi dai personaggi e dallo stesso racconto. Più che apprezzabile,
invece, ancora secondo il collega Salvi, la determinazione di Penn nel voler “esplorare
territori nuovi e porsi sempre da un'angolazione diversa da quella più ovvia e
scontata”. Film sufficientemente adrenalinico, a tratti angosciante che, nonostante
le debolezze elencate, merita fiducia.
Ho visto l'ultima volta questo film alcuni anni fa. Ho quindi arricchito
la mia recensione con alcune riflessioni di altri critici