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mercoledì 28 maggio 2014

Charlize Theron, in attesa di tornare con “Un milione di modi per morire nel West”, posa in lingerie di pizzo

Charlize Theron ha posato per un servizio fotografico di 'Esquire'
Compiuti 38 anni, ma ancora una fra le più belle attrici del cinema mondiale (poi è questione di gusti, per carità), è reduce dal discreto successo di Young Adult, 2012, di Jason Reitman e con parecchi progetti futuri, a cominciare dal comedy-cowboy Un milione di modi per morire nel West (articolo) di Seth MacFarlane e con Liam Neeson. Ma Charlize Theron sembra non avere eccessiva fretta di essere presente sul grande schermo e nell’attesa si ‘riposa’ mostrandosi in lingerie, pizzo nero, sguardi ammiccanti e pose sexy per la rivista ‘Esquire’, che le dedica anche la copertina (e ci mancherebbe altro, vuoi mettere le copie in più vendute?). Nel servizio in bianco e nero affidato a Terry Richardson, l’attrice sudafricana (nata a Benoni), che ormai da qualche tempo fa coppia fissa con il collega Sean Penn (anche lui in questo periodo non troppo indaffarato a recitare), dichiara che era «bello essere single e ora lo è non esserlo». Sean non ha di che lamentarsi.

Un'altra foto di Charlize apparsa su 'Esquire'
Si sente fortunata Charlize, è consapevole di avere una «vita bellissima» ma è altrettanto sicura che molte donne non vorrebbero essere al suo posto (ci vuole un bel coraggio a spararle così grosse): «Ad esempio non essere (ancora, ndr) sposata a 38 anni». A proposito di amore, la Theron accetta di parlare per la prima volta di Penn: «Non volevo una storia. Poi un giorno mi sono resa conto che Jackson (il figlio, ndr) ha quasi due anni, fa le sue cose, dorme sempre alla stessa ora e io mi sono ritrovata con più tempo per me. E se sei aperta a qualcosa, se lasci che accada, succede quando meno te lo aspetti». (Fonte TgCom 24).

redazione

martedì 29 aprile 2014

Steven Spielberg infaticabile, al lavoro per “GGG” e per il quinto “Indiana Jones”

Steven Spielberg al lavoro su tre diversi progetti
La copertina del libro
su cui il regista
baserà un prossimo film
Di pochi giorni fa l’annuncio del progetto di tornare a lavorare con Tom Hanks per la loro quinta pellicola insieme, stavolta ambientata ai tempi della ‘guerra fredda’ (articolo). Ora alcuni rumor fanno girare notizia che il regista di Cincinnati, Steven Spielberg, uno dei più grandi al mondo, si sta preparando a una nuova avventura per il grande schermo. Un film basato su GGG (Grande Gigante Gentile), uno dei libri per l’infanzia più fortunati di tutti i tempi, scritto da Roald Dahl e pubblicato nel 1982 (in Italia edito da Salani) con le illustrazioni di Quentin Blake. Per l'occasione l’artefice di capolavori come E.T. - L'extra-terrestre (1982), Salvate il soldato Ryan (1998) e della venerata saga di Indiana Jones con protagonista Harrison Ford (quattro film tra il 1981 e il 2008), si avvarrà della collaborazione di Melissa Mathison, già sceneggiatrice di E.T. e della produzione di Frank Marshall, John Madden e Michael Siegel. Il soggetto di GGG narra dell'amicizia tra una ragazza e un gigante buono. Stando a quanto riportato da The Hollywood Reporter che ha dato l’esclusiva, Spielberg avrebbe intenzione di iniziare le riprese entro il 2015, 
Tra le idee anche quella di produrre
 un quinto episodio della saga di Indiana Jones
(nella foto Harrison Ford e Sean Connery)
mentre il film dovrebbe essere al cinema entro il 2016.

Ma un'altra strepitosa new appare all'orizzonte: il cineasta che non ha mai frequentato un corso di cinema, sarebbe intenzionato a girare un quinto episodio del succitato Indiana Jones. Non si esclude il ritorno sul grande schermo dell'inimitabile Sean Connery (da qualche tempo lontano dalla ribalta) che è stato al fianco di Harrison Ford in Indiana Jones e l'ultima crociata (1989).



s.m.

giovedì 17 aprile 2014

Il più bello di giovedì, prima serata, sul ‘digitale’: Rete 4 alle 21,15 (con trailer)

La locandina
The rock

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Michael Bay. Con Sean Connery, Ed Harris, Michael Biehn, Nicolas Cage, John C. McGinley, David Morse, James Caviezel, Xander Berkeley, John Spencer, William Forsythe, Vanessa Marcil, Gregory Sporleder, Tony Todd, Bokeem Woodbine, Jim Maniaci, Greg Collins, Brendan Kelly. Avventura, Usa 1996. Durata 136'.

La trama
Sull'isola di Alcatraz chiamata The Rock (la roccia) sbarca, al comando di una compagnia di marines mercenari, un generale che sequestra i turisti in visita al carcere ormai trasformato in un monumento d’attrazione e installa una batteria di missili muniti di gas nervino. Li lancerà su San Francisco e dintorni, se non gli saranno versati venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei soldati americani morti sui campi dell'onore. Per neutralizzarlo il Fbi (Federal Bureau of Investigation) manda un proprio biochimico - che pur essendo operativo non ha mai sparato un colpo in azione - e un agente segreto britannico che marcisce in prigione da trent'anni e che è uno specialista di Alcatraz, essendo l'unico detenuto che sia mai evaso di lì. (Fonte il Morandini).

Recensione
Il tema serio di questo film dell’ottimo Michael Bay (consacratosi negli ultimi sei anni grazie alla saga di successo Transformers,  già tre gli episodi e il quarto uscirà nelle sale il prossimo 10 luglio col titolo Transformers 4 - L'era dell'estinzione che perderà il convincente protagonista Shia LaBeouf) è la rabbia dei soldati americani, in particolare dei marines, che combattono in giro per il mondo in diverse missioni d’attacco o, come si dice, di peacekeeping (mantenimento della pace) che siano, nei territori in cui a regnare è il caos. La rabbia che deriva dal riconoscimento di un governo nazionale assente o insensibile e menefreghista, delle condizioni in cui i suoi combattenti tornano da queste operazioni e dimentico dei risarcimenti promessi alle famiglie dei morti ammazzati.

Sean Connery e Nicolas Cage in una scena di The Rock
Come si sa, spesso il senso di rivalsa diviene incontrollabile e la razionalità svanisce con le prime difficoltà. Su questo asserto si sviluppa la sceneggiatura di David Weisberg, Douglas S. Cook e Mark Rosner - nella quale pare mise lo zampino anche un certo Quentin Tarantino reduce dal successo di Pulp Fiction - per dar vita a un racconto filmico adrenalinico, cosparso di scene ad alta tensione e con effetti speciali che, per quei tempi, erano di certo all’avanguardia. Fortificato dall’eccellente e spregiudicato montaggio di Richard Francis-Bruce (all’opera anche nel recentissimo Divergent di Neil Burger, ancora nelle sale) il 49enne cineasta di Los Angeles realizza una pellicola senza tentennamenti nella quale spicca pure la coinvolgente colonna sonora originale diretta da Nick Glennie-Smith, Harry Gregson-Williams e Hans Zimmer, che abbraccia il racconto filmico nella morsa delle sue possenti braccia musicali.

In primo piano Ad Harris, a sinistra John C. McGinley
e a destra David Morse
Detto questo, nulla sarebbe andato così bene se non ci fosse stato un cast d’eccellenza che annovera alcuni premi Oscar i quali fanno scintillare il racconto con un mix di dialoghi e azioni fra dramma ed ironia che conquista subito qualsiasi tipo di spettatore: il protagonista Nicola Cage (reduce dal discreto thriller Il cacciatore di donne al fianco di John Cusack) nei panni del grintoso e sarcastico dottor Stanley Goodspeed, chiamato a un’impresa per la quale è del tutto impreparato; la ‘spalla’ dorata Sean Connery (83enne e ormai da qualche anno lontano dal grande schermo, dopo il bruttissimo La leggenda degli uomini straordinari del 2003 e, a quanto pare, senza progetti di valore di fronte a sé) che personifica John Patrick Mason, maturo galeotto innocente, ex agente segreto britannico (il tributo a James Bond è evidente), indurito da anni di
Il regista
Michael Bay
carcere ma alla fine disposto a sposare la causa che vede impegnato il suo nuovo e sprovveduto compare Goodspeed;
Ed Harris (protagonista dell’insignificante thriller Phantom nel 2013) uno splendido generale Francis X. Hummel a capo del gruppo di soldati sovversivi, polso d’acciaio ma intimamente mai convinto di voler davvero mettere in pratica la terrificante minaccia fatta alla sua stessa patria. Subito alle spalle di questi tre mostri sacri, brillano in particolare David Morse (World War Z, 2013), William Forsythe (che proviene da una serie di boiate, tra cui il disastroso Il mostro degli abissi nel 2010) e John C. McGinley (visto lo scorso anno nel brutto Alex Cross). Film che passa spesso in tv ma che vale sempre la pena rivedere.

Stefano Marzetti

In lavorazione - “The Revenant” di Alejandro González Iñárritu

Alejandro González Iñárritu
Scheda parziale
Un film di Alejandro González Iñárritu. Con Leonardo Di Caprio e Sean Penn. Drammatico, Usa 2012.

Trama provvisoria
Ambientato nella frontiera del nord, tra gli Stati Uniti e il Canada, il film si svolge nel 1823 e racconta di un cacciatore di pellicce di nome Hugh Glass che, dopo essere sopravvissuto all'attacco di un orso, percorre più o meno cinquemila chilometri per vendicarsi dei due mercenari che lo hanno derubato e abbandonato in uno stato moribondo. Come da manuale western, una volta recuperate le forze, l'uomo cercherà di ritrovare i due farabutti che pensavano fosse morto.

Cosa sappiamo
Sean Penn
Leonardo Di Caprio
La 20th Century Fox - che ha da poco incassato l’ok da Leo Di Caprio (scottato dopo il mancato Oscar 2014 per The Wolf of Wall Street) - attende una risposta da Christian Bale (imminente il suo ritorno nei cinema con Out of the Furnace [data ancora non stabilita]di Scott Cooper), al quale sarebbe affidato il ruolo di protagonista. Tirza Bonifazi di My Movies rivela che lo sceneggiatore Mark L. Smith (Vacancy, 2007) sta lavorando allo script che ruoterà intorno al tema della sopravvivenza e della vendetta. La sceneggiatura (che dovrebbe essere affidata a David Rabe) sarà ispirata al romanzo di Michael Punke in cui è previsto che Hugh Glass - personaggio realmente esistito - riesca a trovare i due uomini che lo avevano tradito ma conceda loro il perdono. Un finale ‘morbido’ che potrebbe cambiare sotto la direzione del regista messicano Alejandro González Iñárritu (in ballo anche con il progetto della commedia Birdman di cui la data d’uscita è da decidere). La presenza di Sean Penn (reduce dal thriller deludente Gangster Squad nel 2013) nel cast dovrebbe ormai essere scontata.

Del progetto di ridurre per il cinema il libro di Punke si parla ormai da anni. Nel tempo - come scrive Valentina Torlaschi di Screen Week - si erano fatti i nomi di autentici fuoriclasse quali Gael Garcia Bernal (buon riscontro ha avuto la sua parte da protagonista in No - I giorni dell'arcobaleno, pellicola di discreto successo), il già citato  Penn, Javier Bardem (nel cast del deludente The Counselor - Il Procuratore, uscito  lo scorso gennaio) e Brad Pitt (anche lui tra i ‘delusi’ di The Counselor). Ma solo ora, con il coinvolgimento ufficiale di Di Caprio, la produzione potrebbe realmente mettersi in moto. Sembra che le riprese di The Revenant inizieranno indicativamente nell’autunno del 2015.


s.m.

lunedì 14 aprile 2014

Il più bello di lunedì, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21,10 (con trailer)

La locandina
La promessa

Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Sean Penn. Con Mickey Rourke, Jack Nicholson, Sam Shepard, Vanessa Redgrave, Helen Mirren, Benicio Del Toro, Aaron Eckhart, Robin Wright, Costas Mandylor, Michael O'Keefe. Titolo originale: The Pledge. Poliziesco/thriller, Usa 2001. Durata 123'.

La trama
I colleghi hanno preparato una festa d'addio per l'ultimo giorno di lavoro dell'ispettore Jerry Black (Jack Nicholson) e gli hanno regalato un biglietto aereo perché realizzi un suo vecchio sogno: andare a pesca in Messico. Ma viene ritrovato il corpo di una bambina di otto anni e sarà lui ad andare a casa della piccola a portare l'orribile notizia. The Pledge (cioè La promessa), è quella che l'ispettore fa alla madre sconvolta: sarà capace di scovare il colpevole, costi quel che costi.

Recensione
Un film a fasi alterne - spesso lento e troppo cervellotico, handicap che spezza il ritmo dell’azione - che, a mio avviso è esempio perfetto di come quel grande attore che è Sean Penn sia molto più convincente davanti piuttosto che dietro la cinepresa. Questo non vuol dire che La promessa (The Pledge in lingua originale) non sia un'esperienza filmica che valga la pena fare. Ma, sempre secondo il sottoscritto, ha raccolto assai più consensi di quanti in effetti un’analisi critica approfondita ne possa giustificare (fra l’altro è una pellicola riproposta sul piccolo schermo spesso e volentieri). Non è sottovalutabile, rilevo, che il 53enne Penn versione cineasta (suo il non ancora uscito action movie The Gunman e molto prima, nel 1991, l'appena discreto Lupo solitario) non abbia lesinato nel casting, scegliendo pezzi pregiati della ‘gioielleria’ hollywoodiana. Non capita tutti i giorni l’opportunità di far recitare insieme Jack Nicholson (tre Oscar e sette Golden Globe), Mickey Rourke (un Golden Globe), Sam Shepard (una nomination all’Oscar), Vanessa Redgrave (un Oscar, un Golden Globe oltre premi a Cannes e ai Donatello e svariate nomination), Helen Mirren (un Oscar e due Golden Globe), Benicio Del Toro (un Oscar, un Golden Globe più riconoscimenti a Cannes e Berlino) e Robin Wright (un Golden Globe, ex moglie dell’attore/regista californiano).

Jack Nicholson, ottima prova anche in La promessa
Il regista
Sean Penn
A queste condizioni di partenza un fallimento non poteva esserci. Ma non basta una buona squadra per stravincere, se non si è esperti direttori. E così Sean Penn, che parte da un buon soggetto come il romanzo del 1957 Das Versprechen dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt - non ben ridotto per l’utilizzo cinematografico da Jerzy Kromolowsky e Mary Olson-Kromolovski - va in confusione soprattutto nell’unità del flusso d’immagini, di continuo disturbata in particolare da flash back che dovrebbero soprattutto dare un’idea del personaggio della bambina assassinata. Una tecnica, quella del ‘ritorno indietro’ attraverso i racconti o l’immaginazione dei protagonisti, che se non ben dosata diviene estraniante rispetto all’obiettivo dell’esperienza filmica. La quale, invece, è efficace nel mettere in primo piano un mondo di violenza e cattiverie nel quale i ‘buoni’ faticano sempre a inserirsi per giungere alla verità di atti inaccettabili. In questo la carica di rabbia e drammaticità espressa da Nicholson è fondamentale.

Una scena straziante del film di Sean Penn
Ha ragione Matteo De Simei di Onda Cinema quando promuove il film per un “uso particolarmente ricco di primi piani e di ravvicinatissime inquadrature volte a mostrare con una cura quasi maniacale volti e oggetti”. E quando rileva gli “innumerevoli campi lunghissimi” che “introducono, di volta in volta, in ambienti totalmente differenti, dapprima dominati dal deserto per poi passare al ghiaccio e alla neve fino ai laghi montani del Nevada”. Secondo me determinate, in questo senso, il lavoro di un direttore della fotografia - a volte anche regista - del calibro di Chris Menges (fra i tantissimi ricordo i capolavori Urla del silenzio del 1984 e Mission del 1986). Certo, anche tutte queste inquadrature, primi piani e panorami, a tratti addormentano l’azione - che in opere di questo genere è basilare - e producono una sfilata un po’ caotica d’immagini.

È sostanzialmente d’accordo con me Valerio Salvi di Film Up, quando parla dell’alternanza di “momenti eccellenti ad alcune cadute di stile sia sul piano dei contenuti, sia soprattutto su quello del ritmo”. Tale neo è reso visibile dalla facilità con cui, in alcune fasi della proiezione, lo spettatore rischia di distrarsi e di allontanarsi dai personaggi e dallo stesso racconto. Più che apprezzabile, invece, ancora secondo il collega Salvi, la determinazione di Penn nel voler “esplorare territori nuovi e porsi sempre da un'angolazione diversa da quella più ovvia e scontata”. Film sufficientemente adrenalinico, a tratti angosciante che, nonostante le debolezze elencate, merita fiducia.

Ho visto l'ultima volta questo film alcuni anni fa. Ho quindi arricchito la mia recensione con alcune riflessioni di altri critici

Stefano Marzetti