Charlize Theron ha posato per un servizio fotografico di 'Esquire'
Compiuti 38 anni, ma ancora una fra le più
belle attrici del cinema mondiale (poi è questione di gusti, per carità), è
reduce dal discreto successo di Young Adult, 2012, di Jason
Reitman e con parecchi progetti futuri, a cominciare dal comedy-cowboyUn milione
di modi per morire nel West (articolo)di Seth MacFarlane e con Liam
Neeson. Ma Charlize
Theron sembra non
avere eccessiva fretta di essere presente sul grande schermo e nell’attesa si ‘riposa’
mostrandosi in lingerie, pizzo nero, sguardi
ammiccanti e pose sexy per la rivista ‘Esquire’, che le dedica anche la
copertina (e ci mancherebbe altro, vuoi mettere le copie in più vendute?). Nel
servizio in bianco e nero affidato a Terry Richardson, l’attrice sudafricana
(nata a Benoni), che ormai da qualche tempo fa coppia fissa con il collega Sean Penn (anche lui in
questo periodo non troppo indaffarato a recitare), dichiara che era «bello
essere single e ora lo è non esserlo». Sean non ha di che lamentarsi.
Un'altra foto di Charlize apparsa su 'Esquire'
Si sente fortunata Charlize, è
consapevole di avere una «vita bellissima» ma è altrettanto sicura che molte
donne non vorrebbero essere al suo posto (ci vuole un bel coraggio a spararle
così grosse): «Ad esempio non essere (ancora, ndr) sposata a 38 anni». A proposito di amore, la Theron accetta di
parlare per la prima volta di Penn: «Non volevo una storia. Poi un giorno mi
sono resa conto che Jackson (il figlio, ndr)
ha quasi due anni, fa le sue cose, dorme sempre alla stessa ora e io mi sono
ritrovata con più tempo per me. E se sei aperta a qualcosa, se lasci che
accada, succede quando meno te lo aspetti». (Fonte TgCom 24).
Steven Spielberg al lavoro su tre diversi progetti
La copertina del libro
su cui il regista
baserà un prossimo film
Di pochi giorni fa l’annuncio del progetto di
tornare a lavorare con Tom Hanks per la loro quinta pellicola insieme,
stavolta ambientata ai tempi della ‘guerra fredda’ (articolo). Ora
alcuni rumor fanno girare notizia che
il regista di Cincinnati, Steven Spielberg, uno dei
più grandi al mondo, si sta preparando a una nuova avventura per il grande
schermo. Un film basato su GGG (Grande Gigante Gentile), uno dei
libri per l’infanzia più fortunati di tutti i tempi, scritto da Roald Dahl e
pubblicato nel 1982 (in Italia edito da Salani) con le illustrazioni di Quentin Blake. Per
l'occasione l’artefice di capolavori come E.T. - L'extra-terrestre (1982), Salvate il
soldato Ryan
(1998) e della venerata saga di Indiana Jones con protagonista Harrison
Ford (quattro film
tra il 1981 e il 2008), si avvarrà della collaborazione di Melissa
Mathison, già
sceneggiatrice di E.T. e della produzione di Frank Marshall, John
Madden e Michael
Siegel. Il soggetto di GGG narra dell'amicizia tra una ragazza e un gigante buono. Stando a
quanto riportato da The Hollywood Reporter che ha dato l’esclusiva, Spielberg avrebbe
intenzione di iniziare le riprese entro il 2015,
Tra le idee anche quella di produrre
un quinto episodio della saga di Indiana Jones
(nella foto Harrison Ford e Sean Connery)
mentre il film dovrebbe essere
al cinema entro il 2016.
Ma un'altra strepitosa new appare all'orizzonte: il cineasta che non ha mai frequentato un
corso di cinema, sarebbe intenzionato a girare un quinto episodio del succitato
Indiana
Jones. Non si
esclude il ritorno sul grande schermo dell'inimitabile Sean
Connery (da qualche
tempo lontano dalla ribalta) che è stato al fianco di Harrison
Ford in Indiana
Jones e l'ultima crociata (1989).
Un film di Michael Bay. Con Sean Connery, Ed Harris, Michael Biehn, Nicolas Cage, John C.
McGinley, David Morse, James Caviezel, Xander Berkeley, John Spencer, William
Forsythe, Vanessa Marcil, Gregory Sporleder, Tony Todd, Bokeem Woodbine, Jim
Maniaci, Greg Collins, Brendan Kelly. Avventura, Usa 1996. Durata 136'.
La trama
Sull'isola
di Alcatraz chiamata The Rock (la roccia) sbarca, al comando di una compagnia
di marines mercenari, un generale che sequestra i turisti in visita al carcere
ormai trasformato in un monumento d’attrazione e installa una batteria di
missili muniti di gas nervino. Li lancerà su San Francisco e dintorni, se non
gli saranno versati venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei
soldati americani morti sui campi dell'onore. Per neutralizzarlo il Fbi (Federal
Bureau of Investigation) manda un proprio
biochimico - che pur essendo operativo non ha mai sparato un colpo in azione - e
un agente segreto britannico che marcisce in prigione da trent'anni e che è uno
specialista di Alcatraz, essendo l'unico detenuto che sia mai evaso di lì. (Fonte
il Morandini).
Recensione
Il tema serio di questo film dell’ottimo Michael
Bay (consacratosi
negli ultimi sei anni grazie alla saga di successo Transformers, già tre gli
episodi e il quarto uscirà nelle sale il prossimo 10 luglio col titolo Transformers 4 - L'era dell'estinzione che
perderà il convincente protagonista Shia LaBeouf) è la
rabbia dei soldati americani, in particolare dei marines, che combattono in
giro per il mondo in diverse missioni d’attacco o, come si dice, di peacekeeping (mantenimento della pace) che
siano, nei territori in cui a regnare è il caos. La rabbia che deriva dal
riconoscimento di un governo nazionale assente o insensibile e menefreghista, delle
condizioni in cui i suoi combattenti tornano da queste operazioni e dimentico
dei risarcimenti promessi alle famiglie dei morti ammazzati.
Sean Connery e Nicolas Cage in una scena di The Rock
Come si sa, spesso il senso di rivalsa
diviene incontrollabile e la razionalità svanisce con le prime difficoltà. Su
questo asserto si sviluppa la sceneggiatura di David Weisberg, Douglas
S. Cook e Mark
Rosner - nella
quale pare mise lo zampino anche un certo Quentin Tarantino reduce dal
successo di Pulp Fiction - per dar
vita a un racconto filmico adrenalinico, cosparso di scene ad alta tensione e
con effetti speciali che, per quei tempi, erano di certo all’avanguardia.
Fortificato dall’eccellente e spregiudicato montaggio di Richard
Francis-Bruce
(all’opera anche nel recentissimo Divergent
di Neil
Burger, ancora
nelle sale) il 49enne cineasta di Los Angeles realizza una pellicola senza
tentennamenti nella quale spicca pure la coinvolgente colonna sonora originale diretta
da Nick
Glennie-Smith,
Harry
Gregson-Williams e Hans Zimmer, che abbraccia il racconto filmico nella
morsa delle sue possenti braccia musicali.
In primo piano Ad Harris, a sinistra John C. McGinley e a destra David Morse
Detto questo, nulla sarebbe andato così bene
se non ci fosse stato un cast d’eccellenza che annovera alcuni premi Oscar i
quali fanno scintillare il racconto con un mix di dialoghi e azioni fra dramma
ed ironia che conquista subito qualsiasi tipo di spettatore: il protagonista Nicola
Cage (reduce dal
discreto thriller Il cacciatore di donne
al fianco di John Cusack)nei panni
del grintoso e sarcastico dottor Stanley Goodspeed, chiamato a un’impresa per
la quale è del tutto impreparato; la ‘spalla’ dorata Sean
Connery (83enne e ormai
da qualche anno lontano dal grande schermo, dopo il bruttissimo La leggenda degli uomini straordinari
del 2003 e, a quanto pare, senza progetti di valore di fronte a sé) che
personifica John Patrick Mason, maturo galeotto innocente, ex agente segreto
britannico (il tributo a James Bond è evidente), indurito da anni di
Il regista Michael Bay
carcere ma
alla fine disposto a sposare la causa che vede impegnato il suo nuovo e sprovveduto
compare Goodspeed; Ed Harris (protagonista dell’insignificante thriller Phantom nel 2013) uno splendido generale
Francis X. Hummel a capo del gruppo di soldati sovversivi, polso d’acciaio ma
intimamente mai convinto di voler davvero mettere in pratica la terrificante
minaccia fatta alla sua stessa patria. Subito alle spalle di questi tre mostri
sacri, brillano in particolare David Morse (World War Z, 2013), William Forsythe (che
proviene da una serie di boiate, tra cui il disastroso Il mostro degli abissi nel 2010) e John C. McGinley (visto lo
scorso anno nel brutto Alex Cross).
Film che passa spesso in tv ma che vale sempre la pena rivedere.
Un film di Alejandro González Iñárritu. Con
Leonardo Di Caprio e Sean Penn. Drammatico, Usa 2012.
Tramaprovvisoria
Ambientato
nella frontiera del nord, tra gli Stati Uniti e il Canada, il film si svolge
nel 1823 e racconta di un cacciatore di pellicce di nome Hugh Glass che, dopo
essere sopravvissuto all'attacco di un orso, percorre più o meno cinquemila chilometri per vendicarsi dei due mercenari che lo hanno derubato e
abbandonato in uno stato moribondo. Come da manuale western, una volta
recuperate le forze, l'uomo cercherà di ritrovare i due farabutti che pensavano
fosse morto.
Cosa sappiamo
Sean Penn
Leonardo Di Caprio
La 20th Century Fox - che ha da poco
incassato l’ok da Leo Di Caprio (scottato dopo il mancato Oscar 2014 per The Wolf of Wall Street) - attende una
risposta da Christian Bale (imminente il suo ritorno nei cinema con Out of the Furnace [data ancora non stabilita]di Scott
Cooper), al quale
sarebbe affidato il ruolo di protagonista. Tirza Bonifazi di My Movies rivela che
lo sceneggiatore Mark L. Smith (Vacancy,
2007) sta lavorando allo script che
ruoterà intorno al tema della sopravvivenza e della vendetta. La sceneggiatura (che
dovrebbe essere affidata a David Rabe) sarà ispirata al romanzo di Michael Punke in
cui è previsto che Hugh Glass - personaggio realmente esistito - riesca a trovare
i due uomini che lo avevano tradito ma conceda loro il perdono. Un finale ‘morbido’
che potrebbe cambiare sotto la direzione del regista messicano Alejandro
González Iñárritu (in ballo anche con il progetto della commedia Birdman di cui la data d’uscita è da
decidere). La presenza di Sean Penn (reduce dal thriller deludente Gangster Squad nel 2013) nel cast
dovrebbe ormai essere scontata.
Del progetto di ridurre per il cinema il
libro di Punke si parla ormai da anni. Nel tempo - come scrive Valentina Torlaschi di Screen Week - si erano
fatti i nomi di autentici fuoriclasse quali Gael Garcia Bernal (buon riscontro
ha avuto la sua parte da protagonista in No
- I giorni dell'arcobaleno, pellicola di discreto successo), il già citato Penn, Javier
Bardem (nel cast
del deludente The Counselor - Il
Procuratore, uscito lo scorso
gennaio) e Brad Pitt (anche lui tra i ‘delusi’ di The
Counselor). Ma solo ora, con il coinvolgimento ufficiale di Di Caprio, la
produzione potrebbe realmente mettersi in moto. Sembra che le riprese di The Revenant inizieranno indicativamente
nell’autunno del 2015.
Un film di Sean Penn. Con Mickey Rourke, Jack Nicholson, Sam Shepard, Vanessa Redgrave, Helen
Mirren, Benicio Del Toro, Aaron Eckhart, Robin Wright, Costas Mandylor, Michael
O'Keefe. Titolo
originale: The Pledge. Poliziesco/thriller, Usa 2001. Durata 123'.
La trama
I colleghi
hanno preparato una festa d'addio per l'ultimo giorno di lavoro dell'ispettore
Jerry Black (Jack Nicholson) e gli
hanno regalato un biglietto aereo perché realizzi un suo vecchio sogno: andare
a pesca in Messico. Ma viene ritrovato il corpo di una bambina di otto anni e
sarà lui ad andare a casa della piccola a portare l'orribile notizia. The Pledge
(cioè La promessa), è quella che l'ispettore fa alla madre
sconvolta: sarà capace di scovare il colpevole, costi quel che costi.
Recensione
Un film a fasi alterne - spesso lento e
troppo cervellotico, handicap che
spezza il ritmo dell’azione - che, a mio avviso è esempio perfetto di come quel
grande attore che è Sean Penn sia molto più convincente davanti piuttosto
che dietro la cinepresa. Questo non vuol dire che La promessa (The Pledge
in lingua originale) non sia un'esperienza filmica che valga la pena fare. Ma, sempre
secondo il sottoscritto, ha raccolto assai più consensi di quanti in effetti un’analisi
critica approfondita ne possa giustificare (fra l’altro è una pellicola riproposta
sul piccolo schermo spesso e volentieri). Non è sottovalutabile, rilevo, che il
53enne Penn
versione cineasta
(suo il non ancora uscito action movie The
Gunman e molto prima, nel 1991, l'appena discreto Lupo solitario) non abbia lesinato nel casting, scegliendo pezzi pregiati della ‘gioielleria’
hollywoodiana. Non capita tutti i giorni l’opportunità di far recitare insieme Jack
Nicholson
(tre Oscar e sette Golden Globe), Mickey Rourke (un Golden
Globe), Sam
Shepard (una nomination
all’Oscar), Vanessa Redgrave (un Oscar, un Golden Globe oltre premi a
Cannes e ai Donatello e svariate nomination), Helen Mirren (un Oscar e
due Golden Globe), Benicio Del Toro (un Oscar, un Golden Globe più
riconoscimenti a Cannes e Berlino) e Robin Wright (un Golden
Globe, ex moglie dell’attore/regista californiano).
Jack Nicholson, ottima prova anche in La promessa
Il regista Sean Penn
A queste condizioni di partenza un fallimento
non poteva esserci. Ma non basta una buona squadra per stravincere, se non si è
esperti direttori. E così Sean Penn, che parte da un buon soggetto come il romanzo
del 1957 Das Versprechen dello
scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt - non ben ridotto per l’utilizzo
cinematografico da Jerzy Kromolowsky e Mary Olson-Kromolovski - va in
confusione soprattutto nell’unità del flusso d’immagini, di continuo disturbata
in particolare da flash back che
dovrebbero soprattutto dare un’idea del personaggio della bambina assassinata.
Una tecnica, quella del ‘ritorno indietro’ attraverso i racconti o l’immaginazione
dei protagonisti, che se non ben dosata diviene estraniante rispetto all’obiettivo
dell’esperienza filmica. La quale, invece, è efficace nel mettere in primo
piano un mondo di violenza e cattiverie nel quale i ‘buoni’ faticano sempre a
inserirsi per giungere alla verità di atti inaccettabili. In questo la carica
di rabbia e drammaticità espressa da Nicholson è
fondamentale.
Una scena straziante del film di Sean Penn
Ha ragione Matteo De Simei di Onda Cinema quando promuove il film per un “uso particolarmente ricco di primi piani e di
ravvicinatissime inquadrature volte a mostrare con una cura quasi maniacale
volti e oggetti”. E quando rileva gli “innumerevoli campi lunghissimi” che “introducono,
di volta in volta, in ambienti totalmente differenti, dapprima dominati dal
deserto per poi passare al ghiaccio e alla neve fino ai laghi montani del
Nevada”. Secondo me determinate, in questo senso, il lavoro di un direttore
della fotografia - a volte anche regista - del calibro di Chris
Menges (fra i
tantissimi ricordo i capolavori Urla del
silenzio del 1984 e Mission del
1986). Certo, anche tutte queste inquadrature, primi piani e panorami, a tratti
addormentano l’azione - che in opere di questo genere è basilare - e producono
una sfilata un po’ caotica d’immagini.
È sostanzialmente d’accordo con me Valerio Salvi di Film Up, quando parla dell’alternanza
di “momenti eccellenti ad alcune cadute di stile sia sul piano dei contenuti,
sia soprattutto su quello del ritmo”. Tale neo è reso visibile dalla facilità
con cui, in alcune fasi della proiezione, lo spettatore rischia di distrarsi e
di allontanarsi dai personaggi e dallo stesso racconto. Più che apprezzabile,
invece, ancora secondo il collega Salvi, la determinazione di Penn nel voler “esplorare
territori nuovi e porsi sempre da un'angolazione diversa da quella più ovvia e
scontata”. Film sufficientemente adrenalinico, a tratti angosciante che, nonostante
le debolezze elencate, merita fiducia.
Ho visto l'ultima volta questo film alcuni anni fa. Ho quindi arricchito
la mia recensione con alcune riflessioni di altri critici