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martedì 10 giugno 2014

Stasera i David di Donatello, ancora in forse la presenza di Tarantino

Quentin Tarantino, ancora in forse la sua presenza
per la consegna, stasera, dei David di Donatello
Questa sera la consegna dei David di Donatello - gli Oscar italiani - giunti alla 58^ edizione (articolo). Lassegnazione di tutti premi sarà trasmessa su Rai Movie alle ore 19 e su Rai 1 in differita alle 23. Fra i momenti più attesi - ma ancora non confermato -  la presenza del regista statunitense Quentin Tarantino, reduce dalla tappa al Festival di Cannes (articolo) che lo ha visto riunirsi sul red carpet con i protagonisti di Pulp Fiction (articolo), lungometraggio datato 1994 e tra i film di culto della cinematografia mondiale. Prevista anche una calorosa accoglienza per Sophia Loren e a livello sentimentale per il regista Carlo Mazzacurati (articolo), morto lo scorso 22 gennaio. La Loren sarà premiata per la sua interpretazione in La voce umana (articolo) diretto dal figlio Edoardo Ponti.

Anche Sophia Loren ospite attesa
per la consegna dei David
Tornando al geniale cineasta ex commesso di videoteca - che secondo alcuni  rumor non avrebbe ancora preso l’aereo per Roma (a questo punto è difficile immaginare che possa farcela, ma vedremo) - riceverà le statuette da lui vinte e sinora mai ritirate. Inoltre Tarantino - informa Prima Online - nella giornata di oggi, sarà presente - ma sempre col condizionale - al Quirinale, ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, insieme a tutti i candidati di questa stagione, per poi ritirare nella serata, durante la cerimonia di premiazione, i David vinti col già citato Pulp Fiction e Django Unchained, entrambi vincitori nella categoria ‘miglior film straniero. Secondo indiscrezioni, Tarantino dovrebbe arrivare al Quirinale con Sabrina Ferilli, candidata per La grande bellezza di Paolo Sorrentino e si sarebbe dovuto trattenere nella Capitale per tre giorni, in occasione dei quali sembrerebbe aver già organizzato una cena con i suoi amici Franco Nero e Enzo G. Castellari, autore di Quel maledetto treno blindato (1978) dal qualeTarantino si è in gran parte ispirato proprio per Inglourious Basterds.

Carlo Verdone, candidato
come miglior non protagonista
Carlo Verdone, candidato per la miglior interpretazione da ‘miglior attore non protagonista’ per La grande bellezza di Paolo Sorrentino, all'Agi ha dichiarato che «i giovani sono finalmente protagonisti e questo è un segno importantissimo per il nostro cinema». In effetti, tra i candidati ci sono opere prime molto apprezzate da pubblico e critica: La mafia uccide solo d'estate di Pif (vincitore del David di Donatello ‘Giovani’), Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Zoran il mio nipote scemo di Matteo Oleotto, Salvo di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Tanti giovani attori e registi sono, secondo l’attore e cineasta romano, una boccata daria fresca per il nostro cinema. E Verdone non esclude, in un prossimo futuro, di radunare un nuovo gruppo di attori per un film corale sul genere di Compagni di scuola. «Non so, ma potrebbe accadere».

s.m.

giovedì 17 aprile 2014

Il più bello di giovedì, prima serata, sul ‘digitale’: Rete 4 alle 21,15 (con trailer)

La locandina
The rock

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Michael Bay. Con Sean Connery, Ed Harris, Michael Biehn, Nicolas Cage, John C. McGinley, David Morse, James Caviezel, Xander Berkeley, John Spencer, William Forsythe, Vanessa Marcil, Gregory Sporleder, Tony Todd, Bokeem Woodbine, Jim Maniaci, Greg Collins, Brendan Kelly. Avventura, Usa 1996. Durata 136'.

La trama
Sull'isola di Alcatraz chiamata The Rock (la roccia) sbarca, al comando di una compagnia di marines mercenari, un generale che sequestra i turisti in visita al carcere ormai trasformato in un monumento d’attrazione e installa una batteria di missili muniti di gas nervino. Li lancerà su San Francisco e dintorni, se non gli saranno versati venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei soldati americani morti sui campi dell'onore. Per neutralizzarlo il Fbi (Federal Bureau of Investigation) manda un proprio biochimico - che pur essendo operativo non ha mai sparato un colpo in azione - e un agente segreto britannico che marcisce in prigione da trent'anni e che è uno specialista di Alcatraz, essendo l'unico detenuto che sia mai evaso di lì. (Fonte il Morandini).

Recensione
Il tema serio di questo film dell’ottimo Michael Bay (consacratosi negli ultimi sei anni grazie alla saga di successo Transformers,  già tre gli episodi e il quarto uscirà nelle sale il prossimo 10 luglio col titolo Transformers 4 - L'era dell'estinzione che perderà il convincente protagonista Shia LaBeouf) è la rabbia dei soldati americani, in particolare dei marines, che combattono in giro per il mondo in diverse missioni d’attacco o, come si dice, di peacekeeping (mantenimento della pace) che siano, nei territori in cui a regnare è il caos. La rabbia che deriva dal riconoscimento di un governo nazionale assente o insensibile e menefreghista, delle condizioni in cui i suoi combattenti tornano da queste operazioni e dimentico dei risarcimenti promessi alle famiglie dei morti ammazzati.

Sean Connery e Nicolas Cage in una scena di The Rock
Come si sa, spesso il senso di rivalsa diviene incontrollabile e la razionalità svanisce con le prime difficoltà. Su questo asserto si sviluppa la sceneggiatura di David Weisberg, Douglas S. Cook e Mark Rosner - nella quale pare mise lo zampino anche un certo Quentin Tarantino reduce dal successo di Pulp Fiction - per dar vita a un racconto filmico adrenalinico, cosparso di scene ad alta tensione e con effetti speciali che, per quei tempi, erano di certo all’avanguardia. Fortificato dall’eccellente e spregiudicato montaggio di Richard Francis-Bruce (all’opera anche nel recentissimo Divergent di Neil Burger, ancora nelle sale) il 49enne cineasta di Los Angeles realizza una pellicola senza tentennamenti nella quale spicca pure la coinvolgente colonna sonora originale diretta da Nick Glennie-Smith, Harry Gregson-Williams e Hans Zimmer, che abbraccia il racconto filmico nella morsa delle sue possenti braccia musicali.

In primo piano Ad Harris, a sinistra John C. McGinley
e a destra David Morse
Detto questo, nulla sarebbe andato così bene se non ci fosse stato un cast d’eccellenza che annovera alcuni premi Oscar i quali fanno scintillare il racconto con un mix di dialoghi e azioni fra dramma ed ironia che conquista subito qualsiasi tipo di spettatore: il protagonista Nicola Cage (reduce dal discreto thriller Il cacciatore di donne al fianco di John Cusack) nei panni del grintoso e sarcastico dottor Stanley Goodspeed, chiamato a un’impresa per la quale è del tutto impreparato; la ‘spalla’ dorata Sean Connery (83enne e ormai da qualche anno lontano dal grande schermo, dopo il bruttissimo La leggenda degli uomini straordinari del 2003 e, a quanto pare, senza progetti di valore di fronte a sé) che personifica John Patrick Mason, maturo galeotto innocente, ex agente segreto britannico (il tributo a James Bond è evidente), indurito da anni di
Il regista
Michael Bay
carcere ma alla fine disposto a sposare la causa che vede impegnato il suo nuovo e sprovveduto compare Goodspeed;
Ed Harris (protagonista dell’insignificante thriller Phantom nel 2013) uno splendido generale Francis X. Hummel a capo del gruppo di soldati sovversivi, polso d’acciaio ma intimamente mai convinto di voler davvero mettere in pratica la terrificante minaccia fatta alla sua stessa patria. Subito alle spalle di questi tre mostri sacri, brillano in particolare David Morse (World War Z, 2013), William Forsythe (che proviene da una serie di boiate, tra cui il disastroso Il mostro degli abissi nel 2010) e John C. McGinley (visto lo scorso anno nel brutto Alex Cross). Film che passa spesso in tv ma che vale sempre la pena rivedere.

Stefano Marzetti

giovedì 3 aprile 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Iris alle 21,05 (con trailer)

Le onde del destino

Valutazione media: ♥♥♥ = 8,5

Scheda
Un film di Lars von Trier. Con Katrin Cartlidge, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Jean-Marc Barr, Udo Kier Titolo originale Breaking the Waves. Drammatico, Dan/Sve/Fra 1996. Durata 158'. Distribuito da Lucky Red.

Trama
Sulle coste della Scozia, in una comunità di tessitori, la giovane Bess, che ha sempre vissuto in famiglia, passa una profonda esperienza amorosa. S’innamora di Jan, operaio in un pozzo petrolifero, è ricambiata e i due si sposano, nonostante l'opposizione del paese di rigida religione calvinista. Jan torna poi al lavoro nel pozzo e, un giorno, in seguito a un'esplosione, resta ferito gravemente, con sospetto di lesioni cerebrali e una paralisi totale. L'uomo si rende conto che non potrà mai più avere rapporti con la moglie e allora, dal letto d'ospedale, la incita a frequentare altri uomini, ad avere con loro rapporti amorosi e poi a descriverglieli, così da poter essere in qualche maniera ancora vicini. Bess, ingenua e tutta dedita al suo uomo, accetta l'invito, sapendo di andare incontro al disprezzo della madre, della chiesa e di tutto il paese. Si lascia andare a rapporti con sconosciuti, trascurando la sua salute malferma, spera nel miracolo divino parlando di continuo con il Signore attraverso frequenti colloqui privati. Abbandonata ed emarginata, insiste nella volontà di esaudire la richiesta del marito.
Emily Watson e Stellan Skarsgård
Critica
Premessa - Dall’ultima volta che ho visto questo film, sono passati moltissimi anni. Non ritengo quindi sia il caso di esprimere una mia critica a sufficienza ‘onesta’ e attendibile. Mi affido perciò, integrando con le mie reminiscenze più nitide, ai pareri di alcuni colleghi che hanno recensito la pellicola più di recente.

Il regista danese Lars von Trier
Per quanto ricordo io, comunque, si tratta di un film straordinario ma difficile, che richiede un’attenzione costante per far sì che non sfugga alcun momento del flusso narrativo impresso da un maestro come Lars von Trier, il cui ‘scandaloso’ Nymphomaniac - Volume 1 [vedi articolo] è uscito proprio oggi nelle sale italiane. Il maggior pregio di quest’opera filmica (Gran premio della giuria al festival di Cannes del 1996) risiede nella sua credibilità, che io tengo a definire – per quanto ricordi – un’impeccabile concatenazione di eventi che si pone nella cosiddetta sfera dell’accadibile. “Un film nordico – come lo definisce Andrea Olivieri di Cinema del Silenzio - girato da qualcuno che si è nutrito di Dreyer e di Bergman, di spiritualità e fede, dell'ansia di abbandonarsi a quell'incontro fisico con il prossimo e con la natura”.

È indiscutibile che la riuscita rappresentazione in immagini della sceneggiatura scritta a sei mani dal regista con Peter Asmussen e David Pirie, deve molto all’intensità della protagonista, Bes, interpretata da una, in pratica, esordiente Emily Watson (la cui carriera, dopo, è stata costellata di grandi successi come Le ceneri di Angela nel 1999, Gosford Park nel 2001, La sposa cadavere nel 2005 e, quest’anno, l’apprezzatissimo Storia di una ladra di libri). Una prova attoriale che favorisce la totale immedesimazione dello spettatore. “Cinepresa a spalla, primissimi piani”, osserva ancora Olivieri. “Movimenti liberissimi che sembrano abbracciare con una libertà sempre più inarrestabile l’intera vicenda: la commozione e la poesia di Le onde del destino nascono da una storia di mistero e di passione, di religione e di felicità liberata”.

Un'intensa Emily Watson in una scena de Le onde del destino
Ricorda, invece, Giancarlo Zappoli di Mymovies che, come spesso accade, anche in questo caso il titolo italiano è del tutto fuorviante oltre che banale, se si pensa che l’originale è l’assai più significativo e interpretabile Breaking the Waves, vale a dire ‘infrangere le onde’. Onde che sono “prodotte dalle vibrazioni del cuore e del cervello e in negativo quelle di chi è incapace di comprendere cosa sia la bontà e in cosa consista l'amore”, scrive sempre il critico di Mymovies. In tutto ciò non va sottovalutato che questo film è proprio una storia d’amore, sentimento inteso come totale disposizione a ‘essere’ per l’altro capendo di poter fare per la persona amata, appunto, qualsiasi cosa.

st.mar.

giovedì 27 marzo 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Iris alle 21,05 (con trailer)

La locandina
Ritratto di signora

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7

Scheda del film
Un film di Jane Campion. Con Nicole Kidman, John Malkovich, Barbara Hershey, Mary-Louise Parker, Shelley Duvall, Richard E. Grant, Shelley Winters, John Gielgud, Valentina Cervi, Viggo Mortensen, Christian Bale, Martin Donovan, Roger Ashton-Griffiths, Catherine Zago, Alessandra Vanzi. Titolo originale: The Portrait of a Lady. Drammatico, Usa 1996. Durata 144'.

Trama del film
L'azione inizia nel 1873, in Inghilterra. Isabel, una giovane americana, vi si è recata al seguito di una ricca zia; lì s’incontra con la mentalità chiusa di un gruppo di americani espatriati nel vecchio continente alla fine dell'800 e, a differenza di questi ultimi, è decisa a salvaguardare la sua libertà per sperimentare la varietà del mondo. Dopo aver rinunciato alla proposta di matrimonio di un ricco pretendente - Lord Warburton - e a quella di un altro giovane, Goodwood, per non rinunciare alla sua libertà e non rinchiudersi in una vita scontata e prevedibile, si reca a Firenze. Isabel cadrà vittima dei raggiri di Madame Merle - un'avventuriera che le dimostra dapprincipio amicizia - e del suo amante Gilbert Osmond.

Critica
Ho visto questo film una sola volta e appena arrivò nelle sale, diciotto anni fa. Mi sento di dare una mia valutazione ma non di cimentarmi in una disamina sufficientemente attendibile di quest’opera di rilevante valore cinematografico, tratta da The Portrait of a Lady, il più noto tra i romanzi dello scrittore americano Henry James. Lo scritto fu pubblicato in origine a puntate nel 1880-81, subito dopo la fine della stesura di Piazza Washington. Per quanto suddetto, mi affido alla breve recensione del Morandini-Zanichelli editore, pubblicata su My Movies.

“Pur senza trascurare la dimensione sociale del romanzo (1879) di Henry James, il film - sceneggiato da Laura Jones che ne condensa le 600 pagine in due ore e un quarto - punta sui sentimenti e sui comportamenti, su un melodramma in penombra e diventa, ancor più che in Jones, un memorabile ritratto dell'infelicità femminile in cui, però, i temi della libertà e della responsabilità sono centrali. La Isabel della Campion (la regista, ricordo) si assume tutta la responsabilità delle scelte che l'hanno sprofondata nell'infelicità. Tre sono i momenti del film, tra i più sottovalutati degli anni '90, che ne offrono la chiave di lettura: la sequenza di apertura, la breve scena in cui la protagonista fantastica di essere a letto con i tre pretendenti e il finale ‘aperto’ e sospeso. Splendida fotografia di Stuart Dryburgh”.

***

Per completezza d’informazione segnalo che, sempre in prima serata (su Rai Movie alle ore 21,15), per qualcuno potrebbe creare indecisione se vedere invece il film di Sylvester Stallone in versione esclusivamente registica, Staying Alive, con John Travolta di nuovo nelle vesti di Tony Manero de La febbre del sabato sera (1977).

La locandina
Staying Alive

Mia valutazione: ♥♥♥ = 6

Scheda del film
Un film di Sylvester Stallone. Con John Travolta, Cynthia Rhodes, Finola Hughes. Musical, Usa 1983. Durata 96'.

Trama del film
Tony Manero alloggia in un malandato appartamentino di Manhattan, dopo aver lasciato Brooklyn per cercare lavoro come attore. Di giorno frequenta lezioni di ballo e le impartisce alle allieve più giovani, di notte arrotonda lavorando come cameriere in una discoteca. Si dedica con animo alla sua passione, la danza ‘moderna’ e anche se continua a incontrare altre donne, instaura una relazione stabile con Jackie, ballerina che lavora nella stessa palestra di giorno e che fa la corista ‘vocalist’ in un gruppo musicale la sera.


s.m.

martedì 25 marzo 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Rai Movie alle 21,15 (con trailer)

La locandina
Fuori dal mondo


Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5


PREMI

David di Donatello 1999:

Miglior film; migliore sceneggiatura a Giuseppe Piccioni, Gualtiero Rosella e Lucia Zei; miglior produttore a Lionello Cerri; migliore attrice protagonista a Margherita Buy; miglior montaggio a Esmeralda Calabria.

Scheda del film
Un film di Giuseppe Piccioni. Con Silvio Orlando, Margherita Buy, Marina Massironi, Giuliana Lojodice, Carolina Freschi, Maria Cristina Minerva, Marina Massironi, Sonia Gessner, Fabio Sartor, Stefano Abbati, Alessandra Comerio, Carlina Torta, Renato Sarti, Adriana Libretti, Daniela Cristofori. Drammatico, Ita 1999. Durata 101'.

Trama del film
Caterina, una suora in procinto di prendere i voti perpetui, si ritrova tra le braccia un neonato abbandonato. Tentando di scoprire l'identità della madre del piccolo conosce Ernesto, proprietario di una lavanderia dove per qualche tempo ha lavorato la donna, di nome Teresa. Mentre Caterina dovrà confrontarsi con la maternità, Ernesto dovrà fare i conti con la diversità rappresentata dalla suora. Entrambi compieranno un viaggio interiore e di conoscenza fuori dal mondo in cui vivono. 

La critica
Fuori dal mondo è il classico film che in America non vedrebbe mai la luce  (…)”, scriveva Paolo Casella su Caffè Europa quando il film del 60enne marchigiano Giovanni Piccioni (suo il toccante Giulia non esce la sera del 2008). “È troppo sottotono (understatement, direbbero Oltreoceano), troppo artigianale, troppo programmaticamente contrario a sfornare immagini patinate, di impatto immediato e di grande effetto. Eppure – aggiungeva Casella - cosa rara per un film italiano contemporaneo, understatement non significa minimalismo riduttivo, l'ortigianalità non è una scusa per mascherare carenze professionali e la scelta di narrare la vicenda in modo graduale, penetrando sottopelle invece che a livello cornea è, appunto, una scelta stilistica ben precisa, motivata dalla natura stessa della storia e funzionale alla composizione psicologica dei personaggi”.

Margherita Buy e Silvio Orlando

Il regista Giuseppe Piccioni
Insomma, dico io, un film non facile, forse quindi per pochi, ma di qualità indiscutibile, al di là – ho voglia di precisare – dell’opinione che alcuni colleghi hanno di ciò che piaccia o non piaccia negli States. “A ben guardare rilevava il critico di Caffè Europa - la preoccupazione principale dei due protagonisti di Fuori dal mondo e dei molti personaggi di contorno, è quella dell'invisibilità, più ancora che quella della solitudine: non essere nessuno per nessuno, perché siamo qualcuno solo in quanto ‘abbiamo qualcuno che ci aspetta’, cioè che ci riconosce (…)La sceneggiatura è una costruzione apparentemente evanescente e invece densa, ben congegnata, convincente. Alcune battute contengono da sole un'intera caratterizzazione”.

“La spiritualità, ma anche i malesseri contemporanei dominano il quinto film di Piccioni, serie di ritratti di donne ‘con l’anima’, scriveva invece Aldo Fittante su Film Tv (…) Parla di suore in attesa di voti perpetui, a cominciare dall’orgogliosa Caterina (la migliore Margherita Buy di sempre), ma anche di donne che scelgono duro, vanno fino in fondo, non si arrestano alla prima difficoltà: perché sotto il vestito, questa volta, c’è un corpo e c’è un’anima, ci sono desideri sacrosanti (la maternità) e sogni tangibili. Parla di uomini piccoli – spiegava ancora Fittante - ombrosi, che tutti i giorni fanno a pugni con la vita convinti di essere gli unici sfigati al mondo. Parla, quasi senza volerlo, della Milano che non è più da bere, tanto meno da mangiare, e dove - per dirla con Daniele Luttazzi - non ci si incontrerebbe mai se non fosse per qualche colluttazione”. Da vedere.


s.m.

mercoledì 19 marzo 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Cielo alle 21 (con trailer)

La locandina americana
Donnie Darko

Scheda del film
Un film di Richard Kelly. Con Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne, Daveigh Chase, Maggie Gyllenhaal, Katharine Ross, Seth Rogen, Mary McDonnell, Jena Malone, James Duval, Jerry Trainor, Joan M. Blair, Sarah Hudson, Fran Kranz, Scotty Leavenworth, Arthur Taxier, Mark Hoffman, David St. James, Tom Tangen, Jazzie Mahannah, Jolene Purdy, Stuart Stone, Gary Lundy, Alex Greenwald, Beth Grant, David Moreland, Kristina Malota, Marina Malota, Carly Naples, Tiler Peck, Patience Cleveland, Lisa K. Wyatt, Rachel Winfree, Jack Salvatore Jr., Lee Weaver, Phyllis Lyons, Ashley Tisdale, Alison Jones. Drammatico, Usa 2001. Durata 108'.

Trama del film
2 ottobre 1988, una giornata come le altre nella vita disincantata di Donnie Darko. Ha preso le sue medicine, ha guardato il dibattito presidenziale alla televisione e ha cenato con la famiglia. Poi avviene un terrificante incidente, inspiegabilmente il motore di un aeroplano precipita dal cielo, schiantandosi sulla casa dei Darko e distruggendo la stanza di Donnie. A seguito dell'incidente, che per poco non gli costa la vita, Donnie sperimenta un accresciuto senso di cosa significhi essere vivi, e di lì a poco, innamorati. Ben presto il giovane scopre la propria potenzialità di dipanare i fili che tengono assieme l'universo, parallelamente alla tentazione di alterare il tempo e il destino. Straordinariamente intelligente, il sonnambulo Donnie prende a casaccio le sue pillole anti-psicosi, soffre di frequenti allucinazioni e riceve le regolari visite di Frank, un’implacabile presenza soprannaturale che lo avverte: il mondo così come lo conosce Donnie finirà tra 28 giorni.

Breve commento
Un “film illuminante e ribelle – scriveva Leonardo Jattarelli de Il Messaggero quando la pellicola arrivò nelle sale  - ‘bruciato’ alla sua uscita pochi giorni dopo la tragedia dell’11 settembre, resuscitato grazie al tam-tam sul web di migliaia di giovani che ne hanno seguito le fortune al Sundance Film Festival incoronandolo film-cult”. Da lì è divenuto uno “di quei film di culto – rilevava invece Davide Morena di Mymovies.it - che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere e amare in tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda. L'Italia detiene il triste primato di riuscire ad arrivare sempre per ultima a scoprire certi fenomeni”.

Jake Gyllenhaal e Heath Ledger in I segreti di Brokeback Mountain 
“È grande il fascino che questa pellicola riesce a esercitare sul pubblico, soprattutto quello coetaneo del cupo protagonista, poco più che adolescente. Al contrario di molti film che fanno esplicito riferimento al mondo giovanile”. Ma in questo caso “si parla di qualcosa di molto più significativo – scriveva sempre Morena - si parla di morte. In toni tutt'altro che rassicuranti, (il regista) Richard Kelly (poi, ricordo io, smarritosi con una produzione esigua di cui val la pena menzionare giusto l'apprezzato Southland Tales nel 2006) si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione e azione: amore, paura, disprezzo, ribellione”. L’opera ha inoltre il grande merito di aver lanciato sulla ribalta un ottimo interprete come Jake Gyllenhaal (fra i tanti cito il bellissimo I segreti di Brokeback Mountain del 2005 che gli valse la nomination all’Oscar), allora appena 21enne.

s.m.