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venerdì 9 maggio 2014

A Cannes, fuori concorso, il western "The Salvation" con Eric Cantona

Eric Cantona è nel cast del western The Salvation
All’imminente 67^ edizione del Festival di Cannes (articolo), fuori concorso sarà presentato un western singolare, The Salvation. Intanto è una pellicola danese - ispirata a una saga vichinga - e poi vede prima antagonisti e poi sodali due star come Mads Mikkelsen (protagonista dell'apprezzato Il Sospetto, 2012) e l'ex calciatore ma ormai interprete navigato Eric Cantona (attore principale nel divertente Il mio amico Eric, 2009). Non solo. Questo film è firmato da Kristian Levring, ex adepto del manifesto di cinema minimalista ‘Dogma95’ di Lars Von Trier e Thomas Vinterberg. Un manifesto che chiaramente il regista ha del tutto abbandonato per questo western di vendetta e revolver dai toni classici.

La scheda
Un film di Kristian Levring. Con Eva Green, Mads Mikkelsen, Eric Cantona, Jeffrey Dean Morgan, Mikael Persbrandt, Michael Raymond-James, Jonathan Pryce, Douglas Henshall, Langley Kirkwood, Sean Cameron Michael, Alexander Arnold, Toke Lars Bjarke, Nanna Øland Fabricius, Robert Hobbs. Western, Dan 2014. Uscita: non stabilita.

La trama
La storia è incentrata su John, un colono la cui famiglia è stata brutalmente uccisa. John uccide l'assassino, innescando l'ira di Delarue, il capo della banda del posto. Il pacifico contadino è costretto a combattere i fuorilegge per salvare la sua città. Le riprese si terranno per otto settimane a Johannesburg.
redazione

domenica 20 aprile 2014

Flash Gordon ‘fumetto’ compie ottant’anni, anche il cinema festeggia

La locandina del 1936
Al cinema da 78 anni
Flash Gordon ‘fumetto’ fantascientifico compie ottant’anni (fu ideato nel 1934 da Alex Raymond, prozìo degli attori Matt Dillon e Kevin Dillon) ed è implicito celebrarne anche la sua esistenza in celluloide. Che, peraltro, comincia poco dopo, nel 1936, con un bizzarro serial cinematografico di quattro lungometraggi a loro volta composti di singoli episodi da venti minuti circa, con finale aperto, che invoglia gli spettatori a vedere l’avventura successiva. Piuttosto basso il valore filmico dell’opera (che comunque nel 1996 è scelta per essere conservata nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, cfr. Wikipedia). I registi si intrecciano: nel ’36 dirige Frederick Stephani che nel 1938 è soppiantato da Ford Beebe al quale lo stesso anno, nel terzo lavoro, è affiancato Robert Hill. Nel film del 1940 dietro la macchina da presa si ritrovano Ford Beebe e Ray Taylor. Sempre lo stesso, invece, l’interprete dell’eroe degli anni in bianco e nero, l’ex campione di nuoto statunitense Buster Crabbe (medaglia d'oro nei 400 stile libero a Los Angeles nel 1932), prestato al cinema in ben centosettanta pellicole. Il fisico atletico per lui vuol dire quasi tutto e per questo è anche Tarzan nel 1933.

Un efficacissimo Max von Sydow nei panni dello spietato Ming
L’unico di un certo valore
Freddie Mercury con la maglietta di Flash
Perché nelle sale cinematografiche giunga una narrazione filmica di discreto valore, bisogna attendere il 1980, quando le gesta sul pianeta Mongo del formidabile Gordon e dei suoi amici - il dottor Zarkov e la bella Dale Arden - sono tradotte in immagini dal regista britannico, oggi 81enne, Mike Hodges (Una preghiera per morire nel 1987, con Mickey Rourke). Nel cast il grande Max von Sydow, nei panni dell’acerrimo nemico Ming, le ‘nostre’ Ornella Muti (che a quei tempi è un po’ come il prezzemolo) e l’indimenticata Mariangela Melato, con il biondo ossigenato Sam Jones (attore che non lascia in pratica traccia nella storia del cinema) nella parte dell’eroe principale. Da rilevare che la colonna sonora è il nono album dei Queen (piuttosto sperimentale nelle musicalità), in connubio armonico con il tipo di racconto filmico.

Ispira Lucas per Star Wars
George Lucas
Solo due anni fa, poi, un Flash Gordon passato come una meteora non vedibile (è proprio il caso di dirlo) di Breck Eisner (La città verrà distrutta all'alba nel 2010). Inoltre cinque serie tv tra 1954 e 2007 e una serie animata. Nel 1974 anche un Flesh Gordon di taglio porno-parodistico (fonte il Morandini). Infine, ma non per importanza, va rilevato che George Lucas ragazzino fu fanatico delle avventure di Flash, che pare gli abbia fornito l’ispirazione per la saga di Star Wars.


La storia
Mongo, un misterioso pianeta, sembra avvicinarsi alla Terra in rotta di collisione. Il dottor Zarkov decide di costruire un’astronave con cui deviare, urtandolo, la traiettoria del pianeta. Atterrato di fortuna nei pressi del suo laboratorio, Zarkov costringe i suoi amici, Flash Gordon e la bella Dale Arden, a seguirlo. I tre iniziano così un viaggio che li porterà sul Pianeta Mongo, regno del perfido imperatore Ming.



st.mar.

sabato 19 aprile 2014

“Nymphomaniac - Volume 2”, dopo la delusione della prima parte (con trailer)

La locandina
Mia aspettativa: ♥♥♥ = 7

Scheda del film
Un film di Lars von Trier. Con Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Willem Dafoe, Mia Goth, Michael Pas, Jean-Marc Barr, Jamie Bell, Ananya Berg, Peter Gilbert Cotton, Shia LaBeouf, Connie Nielsen, Uma Thurman. Titolo originale: Nymphomaniac - Volume II. Drammatico, Dan 2014. Durata 123’. Good Films. Uscita giovedì 24 aprile 2014.

Trama del film
Seconda parte del film di Lars von Trier in cui si parla dell'età adulta della protagonista. Un uomo raccoglie una donna che è stata picchiata e contusa in un vicolo. La porta a casa dove cura le ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. La ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi otto capitoli, le sue esperienze, fatte d’incontri e di avvenimenti. Mentre la accudisce, la donna gli racconta in otto capitoli la sua vita da ninfomane, dalla nascita ai cinquant'anni.

Critica
Eravamo rimasti a una sostanziale delusione. Strombazzato (è il caso di dirlo?) da un pachidermico battage pubblicitario e forte dell’argomento, cioè il sesso e per giunta ‘spinto’ (leggi di più) rispetto alla media del cinema non a ‘luci rosse’, il primo Volume di Nymphomaniac (l’articolo) del regista danese Lars von Trier, non ha convinto. E neppure ha attirato al cinema le frotte di spettatori (solo 632mila euro l’incasso totale in Italia) che presumibilmente sarebbero dovuti essere ‘vogliosi’ di seguire le performance erotiche di Charlotte Gainsbourg, circondata da un ‘nudo’ cast di grandi attori, da Stellan Skarsgård a Shia LaBeouf, Uma Thurman, Willem Dafoe e molti altri. Qualcuno dei quali scompare dalla seconda puntata, Nymphomaniac - Volume 2, che sarà nelle nostre sale tra cinque giorni (da giovedì 24 aprile).


La bravissima Charlotte Gainsbourg in un'eloquente scena del film
Che poi, in fondo, riprendendo il discorso sul sesso, va tenuto in conto che ‘noi’ ci siamo beccati la versione ‘mozzata’ delle scene più forti. Detto ciò e rilevando con amarezza che il 95 percento delle persone che va al cinema non legge mai nulla dei film che ha a disposizione, quel poco di passaparola che è gravitato intorno all’ultima opera del 58enne cineasta di Copenhagen, questa ‘potatura’ delle parti più stuzzicanti l’ha di certo reclamizzata fra amici e parenti. Detto ciò, dice benissimo Daniela Catelli di Coming Soon quando rileva che “la limitazione delle scene hard ci permette di concentrarci sul vero senso della ricerca esistenziale di Joe”, la protagonista della vicenda filmica che, comunque, resta di un certo valore e, soprattutto rispecchia quella che può essere considerata la vera ‘anima’ di von Trier.

Charlotte Gainsbourg e Shia LaBeouf
Nel promuovere sostanzialmente il film, infatti, è posto l’accento da chi ha visto l’anteprima di questo Volume 2, che si tratti di “un compendio dei suoi temi e delle sue ossessioni” scrive ancora Catelli con riferimento al regista. “Alla fine (…) è evidente che quello che troppi ottimisti si erano frettolosamente sbilanciati a ipotizzare – evidenzia la collega di Coming Soon - era solo un (loro) pio desiderio: lungi dall'aver superato la depressione, von Trier è ormai un nichilista convinto, che continua a scavare nel (suo) animo femminile con coerenza, dolore ed onestà”. Certo, considerata l’importanza dell’esperienza in immagini, per poterne dare un giudizio completo sarà indispensabile vedere la versione integrale (realizzata con un budget di circa nove milioni e mezzo di euro). Quella giunta sinora in Italia dura nel complesso quattro ore, divisa nei due citati volumi. La seconda più lunga, più esplicita, durerà cinque ore e mezzo e arriverà tra molto tempo con molte più immagini di genitali.

Ottima prova anche di Stellan Skarsgård
In conclusione è giusto rilevare l’ottima prova attoriale della Gainsbourg (Melancholia nel 2011). La 42enne londinese, attraversa “con la parola e con il corpo, tutta la gamma del tormento di un personaggio che ha tantissimi punti di contatto con la protagonista del sottovalutato Antichrist (nel 2009 e sempre con la direzione di von Trier), qua richiamato in una scena chiave”, sostiene  Catelli . “È lei – ormai è certo – la musa e l'alter ego più calzante del regista danese, che ne eleva ancora una volta la singolare fisicità ad icona della sofferenza. E da applauso è anche Stellan Skarsgård, che interpreta il paziente Seligman con tutta la sapienza e l'astuzia di un grande attore”.


Stefano Marzetti

giovedì 3 aprile 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Iris alle 21,05 (con trailer)

Le onde del destino

Valutazione media: ♥♥♥ = 8,5

Scheda
Un film di Lars von Trier. Con Katrin Cartlidge, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Jean-Marc Barr, Udo Kier Titolo originale Breaking the Waves. Drammatico, Dan/Sve/Fra 1996. Durata 158'. Distribuito da Lucky Red.

Trama
Sulle coste della Scozia, in una comunità di tessitori, la giovane Bess, che ha sempre vissuto in famiglia, passa una profonda esperienza amorosa. S’innamora di Jan, operaio in un pozzo petrolifero, è ricambiata e i due si sposano, nonostante l'opposizione del paese di rigida religione calvinista. Jan torna poi al lavoro nel pozzo e, un giorno, in seguito a un'esplosione, resta ferito gravemente, con sospetto di lesioni cerebrali e una paralisi totale. L'uomo si rende conto che non potrà mai più avere rapporti con la moglie e allora, dal letto d'ospedale, la incita a frequentare altri uomini, ad avere con loro rapporti amorosi e poi a descriverglieli, così da poter essere in qualche maniera ancora vicini. Bess, ingenua e tutta dedita al suo uomo, accetta l'invito, sapendo di andare incontro al disprezzo della madre, della chiesa e di tutto il paese. Si lascia andare a rapporti con sconosciuti, trascurando la sua salute malferma, spera nel miracolo divino parlando di continuo con il Signore attraverso frequenti colloqui privati. Abbandonata ed emarginata, insiste nella volontà di esaudire la richiesta del marito.
Emily Watson e Stellan Skarsgård
Critica
Premessa - Dall’ultima volta che ho visto questo film, sono passati moltissimi anni. Non ritengo quindi sia il caso di esprimere una mia critica a sufficienza ‘onesta’ e attendibile. Mi affido perciò, integrando con le mie reminiscenze più nitide, ai pareri di alcuni colleghi che hanno recensito la pellicola più di recente.

Il regista danese Lars von Trier
Per quanto ricordo io, comunque, si tratta di un film straordinario ma difficile, che richiede un’attenzione costante per far sì che non sfugga alcun momento del flusso narrativo impresso da un maestro come Lars von Trier, il cui ‘scandaloso’ Nymphomaniac - Volume 1 [vedi articolo] è uscito proprio oggi nelle sale italiane. Il maggior pregio di quest’opera filmica (Gran premio della giuria al festival di Cannes del 1996) risiede nella sua credibilità, che io tengo a definire – per quanto ricordi – un’impeccabile concatenazione di eventi che si pone nella cosiddetta sfera dell’accadibile. “Un film nordico – come lo definisce Andrea Olivieri di Cinema del Silenzio - girato da qualcuno che si è nutrito di Dreyer e di Bergman, di spiritualità e fede, dell'ansia di abbandonarsi a quell'incontro fisico con il prossimo e con la natura”.

È indiscutibile che la riuscita rappresentazione in immagini della sceneggiatura scritta a sei mani dal regista con Peter Asmussen e David Pirie, deve molto all’intensità della protagonista, Bes, interpretata da una, in pratica, esordiente Emily Watson (la cui carriera, dopo, è stata costellata di grandi successi come Le ceneri di Angela nel 1999, Gosford Park nel 2001, La sposa cadavere nel 2005 e, quest’anno, l’apprezzatissimo Storia di una ladra di libri). Una prova attoriale che favorisce la totale immedesimazione dello spettatore. “Cinepresa a spalla, primissimi piani”, osserva ancora Olivieri. “Movimenti liberissimi che sembrano abbracciare con una libertà sempre più inarrestabile l’intera vicenda: la commozione e la poesia di Le onde del destino nascono da una storia di mistero e di passione, di religione e di felicità liberata”.

Un'intensa Emily Watson in una scena de Le onde del destino
Ricorda, invece, Giancarlo Zappoli di Mymovies che, come spesso accade, anche in questo caso il titolo italiano è del tutto fuorviante oltre che banale, se si pensa che l’originale è l’assai più significativo e interpretabile Breaking the Waves, vale a dire ‘infrangere le onde’. Onde che sono “prodotte dalle vibrazioni del cuore e del cervello e in negativo quelle di chi è incapace di comprendere cosa sia la bontà e in cosa consista l'amore”, scrive sempre il critico di Mymovies. In tutto ciò non va sottovalutato che questo film è proprio una storia d’amore, sentimento inteso come totale disposizione a ‘essere’ per l’altro capendo di poter fare per la persona amata, appunto, qualsiasi cosa.

st.mar.

martedì 1 aprile 2014

C’era da aspettarselo, “Nynphomaniac” vietato ai 14enni

Un'esplicita scena di Nynphomaniac
Nymphomaniac Volume 1 (vai all’articolo), il film di Lars von Trier, in sala dal 3 aprile (il Volume 2 è atteso per il 24 dello stesso mese) distribuito dalla Good Films, uscirà con il divieto ai minori di 14 anni. È quanto ha deciso (la notizia è riportata dal sito web Ansa) la commissione di revisione. La pellicola, presentata in anteprima internazionale al Festival di Berlino e per l'Italia domani (2 aprile 2014) a Udine al Film Forum Festival, arriva nei nostri cinema nella versione non integrale, che avrà successiva distribuzione.




La notizia, a onor del vero, mi sorprende fino a un certo punto, giacché, vista l’ipotesi di partenza della sceneggiatura dello stesso von Trier, il racconto filmico è destinato a sconvolgere – ma secondo me più a ‘coinvolgere’ – il pubblico italiano (forse quello maschile in particolare). Il nostro Paese da poco ha a disposizione qualche immagine hot (‘calda’ e quindi surriscaldante). Non deve essere per nulla un caso – per quanto suddetto – che dell’opera del 57enne cineasta di Copenhagen (Danimarca), esistano due diverse versioni (di cinque ore e di quattro), di certo la più lunga proiettata verso l’hard e una, quella per la pia Italia, edulcorata e potata di alcune scene troppo perspicue, cioè senza possibilità di ‘fraintendimento’ sessuale. Per ora ci accontenteremo. Parlo per me, ovviamente.


s.m.

domenica 30 marzo 2014

Italia in ritardo, parte la carica de ‘Le ragazze del porno”

'Le ragazze del Porno'
Si potrebbe definire la carica de ‘Le ragazze del porno in Italia’, iniziativa che sarà presentata alla fine di questo mese da registe, attrici e artiste italiane. Lo spunto nasce dal rinnovato approccio alla pornografia, che non è più quella del biopic Lovelace (di Rob Epstein, con Amanda Seyfried, film biografico del 2013 ispirato alla vita della diva del porno Linda Susan Boreman), in cui “si stagliano ombre inquietanti di violenza e sopruso”, scrive Marco Spagnoli di Globalist.

Lo spirito dell’iniziativa emerge dalle parole della regista svedese Erika Lust, prima a pubblicare per Pink Books una collana dedicata al cinema erotico femminile, Per lei, la prima guida al cinema hard destinato esplicitamente ed esclusivamente alle donne. «La prima volta che ho visto un film porno – racconta
Italia ancora molto indietro col cinema pornografico
a Globalist - ho avuto la stessa reazione della maggior parte delle donne: mi trovavo davanti a qualcosa che mi eccitava solo parzialmente, ma che, soprattutto, m’irritava profondamente». Spiega ancora la cineasta: «Quello che vedevo non era assolutamente amore a prima vista e la mia sessualità non era rappresentata in nessuna maniera. Non riconoscevo nulla del mio stile di vita, dei miei valori e nemmeno della mia sessualità. Inoltre non mi sembrava che le donne si stessero divertendo in nessuna maniera (…)».

Così 'le ragazze del porno', hanno deciso di lavorare insieme a dei film porno-erotici seguendo un manifesto programmatico secondo cui l'elevatissimo consumo di ‘luci rosse’ anche da parte delle donne, non trova realizzazione in una sessualità immaginata, raccontata e filmata da uomini. Altro esempio può essere quello di Nymphomaniac (leggi l'articolo), di Lars von Trier.

La regista svedese Erika Lust
La denominazione suddetta è ispirata – rende noto ancora Spagnoli - più o meno consapevolmente dalla canzone cantata anche dal grande Peter Sellers Thank Heaven for little girls (Grazie al Cielo per le ragazzine). L'immaginario anagrafico delle suddette ragazze andava dai sedici ai sessantasette anni e che qui, invece, nel caso di Mara Chiaretti, Tiziana Lo Porto, Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso, Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini, Roberta Torre, Erika Z. Galli e Martina Ruggeri spazia dai venticinque ai settanta anni. In questo senso ‘Le ragazze' fanno notare come in «Svezia, l'antologia di cortometraggi porno Dirty diaries girati da registe donne, è stata finanziata dallo Stato. In Francia, la serie di corti porno femminili X-femmes è stata prodotta da Canal Plus e ospitata a Cannes».

In Italia siamo a ‘carissimo amico’ – come si dice a Roma per intendere un ritardo notevole - la pornografia è ancora tabù, soprattutto quella femminile, nonostante social network come Twitter abbondino di donne che costantemente parlano di sesso in maniera esplicita. Ma la ‘versione ufficiale’ della donna italiana – riporta ancora il collega di Globalist - è quella dei ‘telefonini bianchi’ della fiction italiana: un po’ mamma, un po’ moglie, sorella, cognata e cugina e raramente donna moderna ed emancipata. L'unica possibilità di essere libere è, come nel cinema hollywoodiano post codice Hayes negli anni Trenta e Quaranta, è la dark lady. L'unico sistema per dare a questo tentativo una giusta sostenibilità economica è il crowdfunding che può essere sostenuto a questo indirizzo.

redazione