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martedì 12 agosto 2014

È morto suicida a 63 anni Robin Williams, il professor Keating de ‘L’attimo fuggente’

Il grande attore Robin Williams è morto all'età di 63 anni
Hollywood è sotto shock. L’attore americano Robin Williams, 63 anni – divenuto famoso tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta interpretando l’alieno Mork nella serie tv Mork & Mindy – è stato trovato morto suicida, secondo le prime informazioni considerate ufficiali ma che dovranno essere confermate dall’autopsia, nella sua abitazione di Tiburon, in California (Usa). Da tempo soffriva di una grave depressione e lo scorso luglio era andato in un centro del Minnesota per disintossicarsi dall’alcol. Non era la prima volta che l’interprete di grandi film come Good Morning Vietnam (1987) e L’attimo fuggente (1989, video sotto) e premio Oscar nel 1997 per Will Hunting - Genio ribelle, aveva dovuto affrontare un’emergenza di questo tipo.

In base alle prime informazioni, l’attore era stato visto vivo l’ultima volta ieri sera intorno alle 22 dalla moglie Susan Schneider. Stamattina la polizia ha ricevuto una richiesta di soccorso nella quale si sollecitava un intervento per rianimare un uomo che non respirava nell’abitazione dell’attore a Tiburon. Ma al loro arrivo, i paramedici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Si sospetta che Williams sia morto per asfissia, ma il caso è sotto esame dell’ufficio del procuratore distrettuale, dove verranno eseguiti accertamenti tossicologici probabilmente già oggi.

La notizia della sua morte ha sconvolto familiari, colleghi e amici, i suoi fan e tutto il mondo del cinema. «Questa mattina ho perso mio marito e il mio migliore amico mentre il mondo ha perso uno dei suoi artisti più amati e una persona meravigliosa. Ho il cuore spezzato», si legge in una nota della moglie Susan. E ancora: «Su richiesta della famiglia, chiediamo di rispettare la privacy in questo momento di profondo dolore. Come ha sempre detto lui, è nostra speranza che l’attenzione non sia dedicata alla sua morte, ma sulle innumerevoli momenti di gioia e di risate che ha dato a milioni di persone».

Williams nella celebre serie tv Mork & Mindy 
Nato a Chicago da un'ex modella e da un dirigente della Ford, nel 1967 si trasferì in California con la famiglia, dove Robin si diplomò nel 1971. S’iscrisse quindi alla facoltà di scienze politiche al Claremont Men's College, dove diede sfogo alla sua passione per il teatro. Abbandonati gli studi, entrò nel prestigioso istituto di recitazione drammatica ‘Juilliard School’ di New York, dando primi, importanti segnali come attore di formazione teatrale.

In seguito, è stato protagonista sul grande schermo in ruoli brillanti, comici e drammatici. Tra i film attraverso i quali ha dimostrato la sua versatilità, Hook - Capitan Uncino (1991), La leggenda del re Pescatore (1991) e Mrs. Doubtfire, del quale era in fase di lavorazione un sequel (articolo). Si era riaffacciato in tv per la serie comica The Crazy Ones cancellata dopo una sola stagione. Il suo prossimo progetto era il terzo film della trilogia Notte al museo, il segreto della tomba, in uscita al cinema il 19 dicembre prossimo. 
s.m.
                                                                                  Per alcune informazioni si ringrazia Sky Tg24 online

martedì 8 luglio 2014

Giorgio Faletti, migliaia di persone ai funerali nella chiesa di san Secondo ad Asti

La folla di fronte alla chiesa dove sono stati celebrati
i funerali di Giorgio Faletti (foto Ansa online)
Amici, fan, colleghi. Oltre cinquemila persone hanno reso l’ultimo omaggio a Giorgio Faletti durante i funerali celebrati oggi nella chiesa Collegiata di san Secondo ad Asti, città natale di quello che è stato uno degli artisti italiani più poliedrici del nostro tempo. Faletti è morto all’età di 63 anni venerdì 4 luglio a causa di un tumore che aveva cercato di combattere con tutte le sue forze - anche con un lungo soggiorno in una clinica negli Usa - ma che, nonostante tutto, in soli
Faletti in una delle sue ultime apparizioni televisive
cinque mesi lo ha stroncato. Centinaia, per l’estremo saluto, le persone che non sono riuscite a entrare in chiesa e sono rimaste nell’antistante piazza di san Secondo. Molti gli esponenti del mondo dello spettacolo: da
Enrico Beruschi a Ugo Conti, da Paolo Conte a Franco Nero fino all’amica Luciana Littizzetto in lacrime.

Nella giornata di lunedì 7 luglio, incalcolabile era stato il numero di persone che aveva sfilato nella camera ardente allestita al teatro Alfieri. La bara, coperta di fiori chiari, era adagiata nel foyer. Dietro le tende semichiuse del teatro, sullo schermo, è stata riprodotta una gigantografia dell’artista scomparso. A Faletti sarà intitolata la nuova sede della biblioteca Astense, di cui era presidente. Il prossimo inverno, nello stesso teatro Alfieri, sarà organizzato - ha annunciato l’assessore comunale alla Cultura di Asti, Massimo Cotto - uno spettacolo teatrale dedicato all’attore e scrittore (e non solo) scomparso in modo tanto repentino e prematuro.

redazione

mercoledì 2 luglio 2014

Si è spento Paul Mazursky, ingiustamente considerato un Woody Allen ‘in minore’

Il set di Harry e Tonto nel 1974
Il suo periodo più felice si concentrò fra gli anni Ottanta e Novanta, anche se uno dei suoi film di maggior successo uscì nel 1978 ed è Una donna tutta sola (nomination all’Oscar), commedia drammatica con Michael Murphy e Jill Clayburgh. A ottantaquattro anni, al Cedars Sinai Hospital di Los Angeles Paul Mazursky (vero nome Irviz Mazursky, di abbastanza chiare origini ebraiche) è morto. Un decano della commedia cinematografica, che prima di diventare
Paul Mazursky in una foto abbastanza recente
regista si affermò come attore. Nel corso della sua carriera - come ricorda la Repubblica online - aveva riscosso cinque nomination per la statuetta dorata degli Academy Awards. Non fu mai premiato, ma l’anno scorso aveva ricevuto la sua stella sul Walk of Fame e all’inizio di quest’anno il premio alla carriera della Writers Guild.

Le sue commedie da regista parlano spesso di sesso e dell’eterno gioco delle coppie. Fra i suoi ultimi lavori, la regia di Coast to Coast (2003), Winchell (1998), Infedeli per sempre (1996). Come attore partecipò a una stagione della serie tv I Soprano (2000-2001), al film Pazzi in Alabama (1999) diretto da Antonio Banderas. Era sposato dal 1953 con l’attrice Betsy Purdy (un’unione di oltre sessant’anni) e aveva una figlia, Meg. Nato a Brooklyn (New York) il 25 aprile 1930, anche se si proclamò ateo, il giovane Paul fu comunque un tipico rappresentante dell’umorismo ebraico newyorkese. Considerato spesso, a torto, un Woody Allen in minore, si era tolto lo sfizio di dirigerlo nel 1991 in Storie di amori e infedeltà.

Woody Allen in Storie di amori e infedeltà diretto da Mazursky
Mazursky iniziò a lavorare come attore di teatro e tv all’inizio degli anni Cinquanta, dopo essersi diplomato in letteratura al Brooklyn College. Partecipò anche a lavori come Fear and Desire di Stanley Kubrick del ‘53 e a Il seme della violenza diretto da Richard Brooks nel 1955. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Los Angeles, dove lavorò come attore e autore di cabaret e per la televisione (fu anche in tre episodi del celebre Ai confini della realtà). Nel 1962 girò un cortometraggio, Last Year at Malibu, parodia di L’année dernière à Marienbad di Alan Resnais, che venne ben accolto dalla critica, un risultato che lo convinse a tentare con il grande schermo. Il suo debutto dietro la macchina da presa fu con Bob and Carol and Ted and Alice, del 1969, che ricevette una nomination all’Oscar per il soggetto e la sceneggiatura. Non ottenne lo stesso risultato, invece, Alix in Wonderland del 1970, con Donald Sutherland.

I vent’anni successivi rappresentarono per Mazursky il periodo di maggiore produttività. Si concentrò in particolare su due filoni, quello autobiografico-intimista e quello della satira di costume: un umorismo agrodolce, il suo, che nei film nasce spesso in un ambiente ebraico, quello delle sue origini. Con la sua formazione, marcò la differenza rispetto agli studios hollywoodiani e puntò a un cinema meno mastodontico dal punto di vista della produzione, più agile, così come più agile fu la tecnica nell’ottica di un maggiore realismo.

Un'immagine datata del regista di origine ebraica 
Tra i suoi molti e famosi film, dove spesso amava apparire in ruoli minori, sono da ricordare ancora Harry e Tonto (che valse ad Art Carney il premio Oscar),  Stop a Greenwich Village, la moderna rilettura de La tempesta (con la coppia Gena Rowlands/John Cassavetes e il nostro Vittorio Gassman), Su e giù per Beverly Hills e il drammatico Nemici - Una storia d'amore, tratto da un romanzo di Isaac Bashevic Singer, candidato a tre premi Oscar. Spesso paragonato a un antropologo che studia la natura del sentimento amoroso e i suoi disastri, Mazursky fu una voce veramente originale ed una persona di grande intelligenza, perfetto storyteller che ravvivò, con i suoi aneddoti, anche molti documentari sul cinema.
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Coming Soon

mercoledì 25 giugno 2014

Addio a Eli Wallach, l’irresistibile Tuco de ‘Il buono, il brutto, il cattivo’ e attore capace di fare tutto

Eli Wallach è morto a 98 anni. È stato uno degli attori più eclettici
del cinema mondiale (foto la Repubblica online)
Era molto anziano - 98 anni - ma è pur sempre una coincidenza di quelle che non è difficile notare che Eli Wallach, uno dei pistoleri più ‘cattivi’ del western anni Settanta (in particolare), sia morto proprio in questo momento dell’anno. In cui persino all’ultimo Festival di Cannes, poco più di un mese fa, è stato reso omaggio a Sergio Leone (articolo) ‘padre’ dello spaghetti western e regista del bellissimo Il buono, il brutto, il cattivo, uno dei tre film che compongono la celebre trilogia del dollaro, considerata un esempio antologico di questo genere cinematografico. Nella succitata pellicola Wallach fu il brutto, l’irresistibile Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez, detto semplicemente Tuco. Quell’interpretazione non fece altro che confermare la straordinaria carica recitativa dell’attore nato e deceduto a New York. La sua deformante mimica facciale, l’irresistibile variazione della sua occhiata.

Nei panni del Tuco in Il buono, il brutto, il cattivo
Ma Eli Wallach non fu solo un bandido assetato di verdoni. Attraversò la storia del cinema americano e non solo con centinaia di ruoli che hanno lasciato il segno. Laureatosi all'università del Texas, fu tra i primi allievi dell’Actors’ Studio di Lee Strasberg. Nel 1945 debuttò a Broadway imponendosi presto come un interprete teatrale, in particolare da protagonista in The Rose Tattoo, di Tennessee Williams. Nel cinema, Wallach fece la sua prima comparsa nel 1956 con il ruolo del cattivo che seduce una giovanissima Carrol Baker in Baby Doll - La bambola viva di Elia Kazan. Altri ruoli da cattivo sono stati quello del crudele capo banda messicano de I magnifici sette (1960) e del rapinatore di treni in La conquista del West (1962). Ma non solo parti da villain per lui. Il suo eclettismo gli permise di essere il tenero amante di Marilyn Monroe ne Gli spostati (1961) e un raffinato falsario in Come rubare un milione di dollari e vivere felice (1966). Dopo l’esperienza leoniana, Wallach tornò spesso a lavorare in Italia, un Paese che amò molto e di cui riuscì a imparare la lingua. Nel 1948 sposò l’attrice Anne Jackson, sua partner in molti spettacoli, che gli è rimasta sempre al fianco e gli ha dato tre figli. La notizia del decesso è stata confermata ai media Usa dalla figlia Katherine, dopo che le voci circolate su una pagina Facebook nello scorso fine settimana erano state smentite. Pur non avendo mai ottenuto neppure una nomination, nel 2010 gli fu consegnato un Oscar alla carriera. In quell’occasione disse: «Da attore ho interpretato un intero campionario di banditi, ladri, signori della guerra e molestatori».

st.mar.
Per alcune informazioni si ringrazia Agi online

lunedì 23 giugno 2014

Charlie Chaplin: compie 100 anni il vagabondo Charlot, icona del cinema mondiale

Charlie Chaplin-Charlot alla cinepresa in uno dei suoi tantissimi film (foto Mauxa)
Oggi compie cento anni il personaggio del vagabondo Charlot ideato dal britannico Charlie Chaplin, genio, secondo gran parte della critica, incontrastato del cinema mondiale. Era, infatti, il 1914 l'anno di Kit Auto Races at Venice quando quel tipo bizzarro del cinema muto, dallo sguardo malinconico, si presentò sul grande schermo con la sua bombetta, il bastone e le scarpe a punta. L’abbigliamento, sempre lo stesso, col quale passò alla storia dell’universo di celluloide e non solo. Chaplin nello stesso anno era già apparso in Per guadagnarsi la vita, un corto che lo vedeva impegnato nelle vesti di un aspirante giornalista a caccia di scoop.

Una scena de Il grande dittatore, film con cui Chaplin,
in un momento delicatissimo, riuscì a deridere il regime nazista
Emblema del cinema, Charlie Chaplin deve tutto al personaggio di Charlot, il vagabondo. Fu proprio su quest’anti eroe che l’autore di capolavori quali Il vagabondo (1916), Il monello (1921), Luci della città (1931), Il grande dittatore (1940), Luci della ribalta (1952) e tanti altri, costruì gran parte delle sue sceneggiature. Con oltre settantacinque anni di vita lavorativa ha influenzato la storia del cinema come regista, attore, comico ed è stato una delle personalità più intuitive, poliedriche e influenti, del cinema muto in particolare. La sua grandezza è provata anche da alcune similitudini con altri artisti del Novecento che, in un modo o nell’altro, ne hanno ripreso le mosse e soprattutto la gestualità. In Italia gli esempi sono illustri e soprattutto il primo è Totò, che in particolare nella gestualità degli esordi teatrali, lo ricordava molto. Il Vagabondo - rileva giustamente Blog Taormina - era una marionetta che
Charlot
incarnava le sfumature dell’essere umano. Gioie, dolori, contraddizioni e comicità. In lui c’era tutto e, a differenza dell’uomo comune, riusciva a leggere in anticipo i cambiamenti di un’epoca. Una figura dotata, inoltre, di una grande sensibilità. Un aspetto da non sottovalutare, considerando il contesto bellico in cui nacque.

Un’analisi filosofica di questo personaggio, mostra subito quanto, ai tempi in cui cominciava ad essere ripresa l’idea del superomismo nietzscheliano (o delloltreuomo, che dir si voglia), Chaplin decise di inserire una figura antitetica. Charlot e la sua insicurezza, mostrata a cominciare dalla camminata incerta e piena d’inciampi, si ritagliavano un proprio posto all’interno di un secolo destinato a provocare dolori e profondi cambiamenti. Saper interpretare l’epoca in cui si vive, vuol dire essere ricordati anche dopo la propria morte. E’ quello che è successo a Charlie Chaplin, che con il suo alter ego è riuscito a far ridere ma anche a riflettere molto in anni di sofferenze per la gente del Vecchio Continente e degli Stati Uniti, in cui visse e lavorò per molto tempo, mai dimentico della Madrepatria.

s.m.

sabato 14 giugno 2014

Cinquant’anni di… ‘Gattopardo’, per il Taormina FilmFest una mostra multimediale

È cominciato oggi il Taormina FilmFest che terminerà il 21 giugno
Uno dei maggiori trionfi internazionali del cinema italiano che lanciò una delle immagini più forti e influenti della Sicilia nel mondo. Parliamo del celebratissimo film di Luchino Visconti che, giunto al suo cinquantesimo compleanno, è celebrato alla 60^ edizione del Taormina FilmFest cominciata oggi (articolo), con chiusura sabato prossimo, 21 giugno. Una mostra multimediale intitolata ‘C’era una volta in Sicilia. I 50 anni del Gattopardo’ visitabile oggi a Palazzo Corvaja a
Burt Lancaster in una cena de Il Gattopardo
Taormina alle ore 18,30. L’iniziativa è curata da Caterina D’Amico e ideata e realizzata dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con la Fondazione Federico II e il contributo del programma Sensi Contemporanei.

Dopo un prologo dedicato al romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da cui fu tratta la pellicola, il percorso si sviluppa tra i luoghi e momenti della vicenda narrata. Si parte da Villa Salina (Villa Boscogrande) con la presentazione dei personaggi per passare poi alla battaglia di Palermo, al viaggio e alla sosta a Donnafugata (Ciminnà) e quindi al lungo e celeberrimo ballo finale e all’epilogo all’alba. Gli scatti realizzati dal fotografo di scena Giovan Battista Poletto e da Nicola Scafidi, fotoreporter dell’Ora autorizzato dal regista a scattare foto nel backstage palermitano, si accompagnano a documenti, lettere, bozzetti, costumi, mentre i monitor alle pareti trasmettono brani di interviste in gran parte inedite a più di trenta testimoni, tra i quali il produttore Goffredo Lombardo, i protagonisti Burt Lancaster e Claudia Cardinale, la sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico, il direttore della fotografia Giuseppe Rotunno e il costumista Piero Tosi.

L’evento è stato realizzato con l’indispensabile collaborazione della Fondazione Istituto Gramsci - Archivio Luchino Visconti e della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Sede Sicilia. La mostra resterà aperta fino al 17 agosto 2014. (Fonte Blog-Sicilia).

redazione

venerdì 13 giugno 2014

Migliaia di film e di scene vietati e tagliati: ‘Cinecensura, 100 anni di pellicole proibite’

Una scena di Nynphomaniac, film erotico di Lars Von Trier, censurato di recente
Migliaia e forse più di film vietati o decurtati di scene a volte fondamentali, perché nei cento anni precedenti a questo 2014 (ovviamente con un progressivo ‘ammodernamento’ della mentalità) qualcuno ha ritenuto che mostrare al cinema scene di sesso, violenza, propaganda e così via, potesse traviare l’umanità amante del grande schermo. E così oggi l’universo di celluloide e digitale si ritrova addirittura a festeggiare questo secolo d’interdizioni filmiche con ‘Cinecensura: l’indice dei film proibiti, 100 anni di censura’. È una mostra virtuale promossa
Alberto Sordi, 'gestaccio' in I vitelloni
dalla direzione generale per il Cinema del Mibact in collaborazione con Cineteca Nazionale. Un’ipotetica carrellata tra spezzoni di film, cartellonistica pubblicitaria, cinegiornali e cortometraggi entrati nella storia del proibito. 
Il controllo totale del mondo dei media e della comunicazione ne ha fatte di vittime e ‘Cinecensura’ mette in mostra un lato selvaggio di questa limitazione della libertà circoscrivendola all’universo cinematografico.

Temi - Le aree su cui orientarsi nel vasto universo de ‘l’indice dei film proibiti’ sono quattro. Sesso, politica, religione e violenza, mentre i protagonisti della storia della censura sono stati suddivisi in categorie: parlamento, cattolici, produttori e avvocati.
La locandina di Ultimo tango a Parigi
Film - Tantissime le pellicole prese di mira. Da I vitelloni con il famoso gesto dell’ombrello di Alberto Sordi, a Ivan il terribile vittima per la parola baccanale, per arrivare a Ultimo tango a Parigi in cui l’immagine dei protagonisti nudi e abbracciati fu coperta, per finire con A come Attila, reo di aver messo in mostra ben due donne seminude.
Italia - Come spiega il presidente del centro sperimentale, Stefano Rulli, «ne viene fuori un’Italia viva, creativa, irriverente, che provava, nonostante tutto, a dire cose nuove in modo nuovo» nonostante «un ambiguo concetto di morale, un uso spesso smodato e strumentale della politica, una miopia culturale propria di una burocrazia chiusa in se stessa, diffidente di fronte alle trasformazioni in atto nel Paese». (Fonte Mauxa).

s.m.

venerdì 6 giugno 2014

“Jimi: All Is By My Side”, il primo film biografico su Hendrix è già un evento

Un ritratto di Jimi Hendrix
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di John Ridley. Con André Benjamin, Hayley Atwell, Imogen Poots, Burn Gorman, Ruth Negga, Ashley Charles, Clare-Hope Ashitey, Amy De Bhrún, Laurence Kinlan, Jade Yourell, Andrew Buckley, Robbie Jarvis, Demetrice Nguyen, Tristan McConnell, Danny McColgan. Biografico, Gb/Irl/Usa 2013. Durata 118' circa. I Wonder Pictures. Uscita: giovedì 18 settembre 2014.

La trama
Nel 1966 uno sconosciuto chitarrista chiamato Jimmy James lasciò la città di New York per andare a Londra. Dodici mesi dopo tornò negli Stati Uniti per calcare il palco del Monterey Pop... e la sua chitarra prese fuoco.

Critica – Rassegna stampa
André Benjamin in una scena del film (foto Coming Soon)
“Nessuno ci aveva provato sino a oggi - chiarisce subito Enzo Gentile di Virgin Radio - e se a quarantaquattro anni dalla morte solo ora arriva sugli schermi un film dedicato a Jimi Hendrix, ecco che la notizia già di per sé acquista il sapore dell’evento. Il regista John Ridley, fresco di premio Oscar per la sceneggiatura di 12 anni schiavo, ci ha lavorato a lungo a questo biopic, spalleggiato da una fitta pattuglia di produttori e finanziatori:  in aperta battaglia contro gli eredi di Jimi, su tutti la sorellastra Janie che controlla i diritti e non ha concesso, come prevedibile, neppure una nota del più grande chitarrista della storia del rock (...)  Il carattere di veridicità della storia, il riepilogo minuzioso di alcuni dettagli di vita, un tono per nulla agiografico, che di Jimi mostra debolezze e opacità caratteriali, fa del film un capitolo del tutto raccomandabile per chi ha amato e trova l’eredità di Hendrix in molta della musica presente o del nostro passato prossimo. I dialoghi ruvidi, certi momenti di smarrimento, le scelte da fare per trovare una propria identità, sono effettivamente un valore aggiunto a quella che poteva essere una piana, banale rassegna di successi e trionfi (…)”.

Il regista di Jimi: All Is By My Side, John Ridley
“(...) Questo film sul leggendario chitarrista - fa sapere anche Federico Gironi di Coming Soon - sarà privo della sua musica originale. Non c’è stato, infatti, l’accordo tra la produzione del film e gli eredi di Hendrix sull’uso del catalogo del musicista e quindi il film sarà musicato da cover di artisti come i Beatles o Muddy Waters: quelli che lo stesso Hendrix omaggiava live prima di diventare famoso e imporre la sua musica al pubblico. A suonare queste cover di cover per la colonna sonora del film sarà lo stesso Benjamin, che pare essere stato protagonista di un processo di fisica e vocale incredibile e che si avvarrà di una band - scrive ancora Gironi - composta da Waddy Wachtel (chitarrista per gente come Keith Richards e Stevie Nicks), il bassista di Phil Collins Laland Sklar e l’ex batterista di John Mellencamp Kenny Aronoff (...)”.

redazione

mercoledì 4 giugno 2014

Dieci anni fa è morto Nino Manfredi, l’Italia dello spettacolo gli rende omaggio

Nino Manfredi, oggi si compiono dieci anni dalla sua scomparsa
Oggi si compiono dieci anni esatti dalla morte di Nino Manfredi, scomparso il 4 giugno del 2004. L’Italia che considera il cinema e lo spettacolo in generale,  una parte integrante della propria sensibilità nazionale e del proprio tesoro culturale e di memoria, non lascerà passare inosservata questa malinconica quanto orgogliosa ricorrenza. Il grande attore nato a Castro dei Volsci (Frosinone) nel 1921, sarà ricordato fino a settembre, con l'attore Edoardo Leo a fare da testimonial. Infatti la vedova, Erminia Manfredi riconosce nell’attore, sceneggiatore e regista romano (ben sei film tra 2013 e quest’anno, uno come regista: Buongiorno papà, gli altri come interprete, La mossa del pinguino, Pane e Burlesque, Smetto quando voglio, Ti ricordi di me? e Tutta colpa di Freud) come erede ideale del marito: si parte il 7 giugno da Roma con un grande concerto di Roberto Gatto all’Auditorium Conciliazione, intitolato E nasce all’improvviso una canzone (il ricavato sarà devoluto in beneficenza). Il 14 a Castro dei Volsci sarà proiettato Per Grazia Ricevuta (pellicola del 1970, diretta dallo stesso Manfredi e opera tra le sue preferite insieme a Pane e cioccolata di Franco Brusati) e in questo mese inaugurata a Bologna una mostra retrospettiva (visitabile fino a tutto luglio) nella Torre dell’Orologio. Mentre a settembre la 71^ Mostra del Cinema di Venezia ospiterà la proiezione del restauro digitale dell’episodio L’avventura di un soldato.

Una serie di iniziative sono programmate per rendere omaggio al grande attore
Nino (Saturnino) Manfredi si laurea a Roma in giurisprudenza, per iscriversi poi all’Accademia d’arte drammatica. Il debutto come attore avviene nel 1947, in teatro. Pochi anni dopo inizia a lavorare come doppiatore: un mestiere durato un decennio. Nel frattempo, Manfredi torna sul palco con la compagnia di Wanda Osiris, per passare alla commedia musicale accanto a Delia Scala e Paolo Panelli, con i quali conduce la storica edizione '59-'60 di Canzonissima. È L'impiegato di
Nei panni di Geppetto per il celebre sceneggiato televisivo
Gianni Puccini (1960) il primo film di spicco nella sua carriera, seguito da numerose interpretazioni nei film di costume anni '60 e '70: da Anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa a Il padre di famiglia di Nanni Loy (1966), da Vedo nudo di Dino Risi (1969) a Lo chiameremo Andrea di Vittorio De Sica (1972), da Il giocattolo di Giuliano Montaldo (1979) all'ambizioso Nudo di donna (1981), avviato in co-regia con Alberto Lattuada e terminato in proprio.

Da regista, gira L'avventura di un soldato nel 1962, episodio di L’amore difficile, su testo di Italo Calvino. Il racconto di un incontro tra un militare e una ragazza (Franca Marzi) nello scompartimento di un treno. Ha ormai abbandonato il teatro, suo ‘primo amore’ - attività con la quale aveva portato sulle scene Rugantino (1963) di Garinei e Giovannini - e la televisione, in cui aveva dato il volto a Geppetto nel Pinocchio di Luigi Comencini del ‘72. (Fonte Ansa online).

redazione