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martedì 12 agosto 2014

È morto suicida a 63 anni Robin Williams, il professor Keating de ‘L’attimo fuggente’

Il grande attore Robin Williams è morto all'età di 63 anni
Hollywood è sotto shock. L’attore americano Robin Williams, 63 anni – divenuto famoso tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta interpretando l’alieno Mork nella serie tv Mork & Mindy – è stato trovato morto suicida, secondo le prime informazioni considerate ufficiali ma che dovranno essere confermate dall’autopsia, nella sua abitazione di Tiburon, in California (Usa). Da tempo soffriva di una grave depressione e lo scorso luglio era andato in un centro del Minnesota per disintossicarsi dall’alcol. Non era la prima volta che l’interprete di grandi film come Good Morning Vietnam (1987) e L’attimo fuggente (1989, video sotto) e premio Oscar nel 1997 per Will Hunting - Genio ribelle, aveva dovuto affrontare un’emergenza di questo tipo.

In base alle prime informazioni, l’attore era stato visto vivo l’ultima volta ieri sera intorno alle 22 dalla moglie Susan Schneider. Stamattina la polizia ha ricevuto una richiesta di soccorso nella quale si sollecitava un intervento per rianimare un uomo che non respirava nell’abitazione dell’attore a Tiburon. Ma al loro arrivo, i paramedici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Si sospetta che Williams sia morto per asfissia, ma il caso è sotto esame dell’ufficio del procuratore distrettuale, dove verranno eseguiti accertamenti tossicologici probabilmente già oggi.

La notizia della sua morte ha sconvolto familiari, colleghi e amici, i suoi fan e tutto il mondo del cinema. «Questa mattina ho perso mio marito e il mio migliore amico mentre il mondo ha perso uno dei suoi artisti più amati e una persona meravigliosa. Ho il cuore spezzato», si legge in una nota della moglie Susan. E ancora: «Su richiesta della famiglia, chiediamo di rispettare la privacy in questo momento di profondo dolore. Come ha sempre detto lui, è nostra speranza che l’attenzione non sia dedicata alla sua morte, ma sulle innumerevoli momenti di gioia e di risate che ha dato a milioni di persone».

Williams nella celebre serie tv Mork & Mindy 
Nato a Chicago da un'ex modella e da un dirigente della Ford, nel 1967 si trasferì in California con la famiglia, dove Robin si diplomò nel 1971. S’iscrisse quindi alla facoltà di scienze politiche al Claremont Men's College, dove diede sfogo alla sua passione per il teatro. Abbandonati gli studi, entrò nel prestigioso istituto di recitazione drammatica ‘Juilliard School’ di New York, dando primi, importanti segnali come attore di formazione teatrale.

In seguito, è stato protagonista sul grande schermo in ruoli brillanti, comici e drammatici. Tra i film attraverso i quali ha dimostrato la sua versatilità, Hook - Capitan Uncino (1991), La leggenda del re Pescatore (1991) e Mrs. Doubtfire, del quale era in fase di lavorazione un sequel (articolo). Si era riaffacciato in tv per la serie comica The Crazy Ones cancellata dopo una sola stagione. Il suo prossimo progetto era il terzo film della trilogia Notte al museo, il segreto della tomba, in uscita al cinema il 19 dicembre prossimo. 
s.m.
                                                                                  Per alcune informazioni si ringrazia Sky Tg24 online

martedì 29 luglio 2014

‘Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1', Philip Seymour Hoffman ancora fra noi

La locandina
Valutazione n.d.

La scheda
Un film di Francis Lawrence. Con Jennifer Lawrence, Philip Seymour Hoffman, Josh Hutcherson, Julianne Moore, Natalie Dormer, Lily Rabe, Wes Chatham, Elden Henson, Omid Abtahi, Robert Knepper. Titolo originale: The Hunger Games: Mockingjay - Part 1. Avventura, Usa 2014. Universal Pictures. Uscita: giovedì 20 novembre 2014.

Trama
Il fenomeno mondiale di Hunger Games torna a illuminare l’oscurità con Hunger Games - Il canto della rivolta - Parte I. Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) si trova ora nel Distretto 13 dopo aver annientato i giochi per sempre. Sotto la guida della Presidente Coin (Julianne Moore) e i consigli dei suoi fidati amici, Katniss spiega le sue ali in una battaglia per salvare Peeta (Josh Hutcherson) e un intero Paese incoraggiato dalla sua forza. Il film è diretto da Francis Lawrence - per la sceneggiatura di Danny Strong e Peter Craig - e prodotto dalla Color Force di Nina Jacobson con il produttore Jon Kilik. Il libro da cui il film è tratto è il terzo della trilogia scritta da Suzanne Collins, stampata in più di 65 milioni di copie solo negli Stati Uniti.

Cosa sappiamo
È morto da quasi sei mesi Philip Seymour Hoffman - a soli 46 anni - ma la sua anima continua a volteggiare nell’universo del cinema, sulle ali dei film che l’attore di Fairport (New York, Usa) aveva da poco finito, o quasi, di girare prima di lasciarci per sempre. Tra questi c’è Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 (2013, con protagonista Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss Everdeen), terzo capitolo della saga nata dalla fantasia di Suzanne Collins. Hoffman morì proprio mentre stava terminando di girare le sue ultime scene sul set. Subito dopo la sua scomparsa, la Universal, casa di produzione del film, annunciò la decisione di non tagliare la parte di Hoffman né di affidarla ad altri, scegliendo di ricreare al computer la sua figura per le restanti sequenze che non ha fatto in tempo a girare. Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1, diretto da Francis Lawrence (Io sono leggenda, Come l’acqua per gli elefanti), uscirà in contemporanea negli Usa e in Italia  il 20 novembre prossimo.

Philip Seymour Hoffman in una scena
di Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1
Anche tra le immagini del teaser trailer (letteralmente un breve trailer, come una strizzata d'occhio, per dare una prima idea della pellicola), di sicuro impatto emotivo, ci sono anche delle comparse di Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Plutarch Heavensbee, l’ex Gamemaker. Di grande emozione, come già annunciato, il fatto che il trailer sia raccontato dallultimo Hoffman. Il suo essere messo in bella mostra nel promo indica che gli studios non hanno per niente tagliato il suo ruolo nonostante le tragiche circostanze. Il trailer del film, infine, accoglie anche gli interventi di due new entry nel cast: ovvero Julianne Moore, rivale del President Snow e principale antagonista di Mockingjay, e l’attrice inglese de Il trono di spade, Natalie Dormer, che interpreta Cressida, un’altra ribelle. Il canto della rivolta, va detto, ha come virtuale location la nazione di Panem situata in America settentrionale con capitale Capitol City, che si trova tra le Montagne Rocciose. Il Distretto 12, è invece collocato in una regione ricca di carbone, Appalachia (il riferimento è alle Appalachian Mountains nel versante orientale degli Stati Uniti e del Canada). Ci sono nella saga in tutto dodici distretti, oltre al tredicesimo che fu distrutto da Capitol City per estinguere una rivolta scoppiata anni prima. Gli Hunger Games insomma hanno luogo in un’arena costruita per l’occasione in una località non nota.
s.m.
Per alcune informazioni si ringraziano Today online e Ansa online

martedì 8 luglio 2014

Giorgio Faletti, migliaia di persone ai funerali nella chiesa di san Secondo ad Asti

La folla di fronte alla chiesa dove sono stati celebrati
i funerali di Giorgio Faletti (foto Ansa online)
Amici, fan, colleghi. Oltre cinquemila persone hanno reso l’ultimo omaggio a Giorgio Faletti durante i funerali celebrati oggi nella chiesa Collegiata di san Secondo ad Asti, città natale di quello che è stato uno degli artisti italiani più poliedrici del nostro tempo. Faletti è morto all’età di 63 anni venerdì 4 luglio a causa di un tumore che aveva cercato di combattere con tutte le sue forze - anche con un lungo soggiorno in una clinica negli Usa - ma che, nonostante tutto, in soli
Faletti in una delle sue ultime apparizioni televisive
cinque mesi lo ha stroncato. Centinaia, per l’estremo saluto, le persone che non sono riuscite a entrare in chiesa e sono rimaste nell’antistante piazza di san Secondo. Molti gli esponenti del mondo dello spettacolo: da
Enrico Beruschi a Ugo Conti, da Paolo Conte a Franco Nero fino all’amica Luciana Littizzetto in lacrime.

Nella giornata di lunedì 7 luglio, incalcolabile era stato il numero di persone che aveva sfilato nella camera ardente allestita al teatro Alfieri. La bara, coperta di fiori chiari, era adagiata nel foyer. Dietro le tende semichiuse del teatro, sullo schermo, è stata riprodotta una gigantografia dell’artista scomparso. A Faletti sarà intitolata la nuova sede della biblioteca Astense, di cui era presidente. Il prossimo inverno, nello stesso teatro Alfieri, sarà organizzato - ha annunciato l’assessore comunale alla Cultura di Asti, Massimo Cotto - uno spettacolo teatrale dedicato all’attore e scrittore (e non solo) scomparso in modo tanto repentino e prematuro.

redazione

sabato 5 luglio 2014

Giorgio Faletti, una scomparsa repentina e davvero troppo anticipata. Martedì i funerali

Giorgio Faletti, grande artista scomparso troppo presto
I funerali di Giorgio Faletti saranno celebrati martedì 8 luglio alle 15, nella Collegiata di San Secondo ad Asti, sua città natale. Scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore e comico, si è spento il 4 luglio scorso all’ospedale Le Molinette di Torino, dove era ricoverato da alcuni giorni nel reparto di radioterapia, in seguito alle cure già effettuate negli Usa per un tumore scoperto solo pochi mesi fa. Quattro i film che valga la pena ricordare in cui è stato fra i protagonisti. In ordine cronologico crescente: Notte prima degli esami (2006); Cemento armato (2007); Il sorteggio (forse il più apprezzato, 2009) e una piccola parte in una delle ultime pellicole di Giuseppe Tornatore, Baarìa (2009). Faletti, personaggio amato e apprezzato da colleghi e appassionati di spettacolo e lettura, nacque il 25 novembre 1950 e aveva solo 63 anni. Aveva annullato tutti gli impegni con un messaggio sul suo sito ufficiale intorno alle 9 di
Grande successo a Sanremo 1994
con il brano impegnato e 'arrabbiato', Signor Tenente
giovedì mattina. «Cari amici, purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia» aveva scritto, spiegando di aver dovuto «rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo».

Poliedrico di alto livello, fra le arti in cui ha saputo persino eccellere c’è la musica. Significativa, nel 1994, la partecipazione al festival di Sanremo, col secondo posto assoluto e la vittoria del premio della critica, con la rabbiosa canzone impegnata Signor Tenente, brano ispirato alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Scrisse inoltre pezzi per artisti di ‘razza’, in particolare per Mina e Angelo Branduardi.  Poi il successo come romanziere, cominciato con il primo thriller, Io uccido, che vendette oltre 
Il personaggio di Vito Catozzo
lo impose come cabarettista negli anni '80
quattro milioni di copie. Nel 2004 raddoppiò con il secondo romanzo, Niente di vero tranne gli occhi, che vendette tre milioni e mezzo di copie. Fu l’inizio di una fortunata carriera quale autore di best seller noir in uno stile ispirato ai grandi narratori americani che gli permise di raccogliere successi in tutto il mondo.

Il suo best seller,
Io uccido
Laureato in giurisprudenza, iniziò la carriera come cabarettista nel noto locale milanese Derby negli anni Settanta, palcoscenico che è stato e in parte è tutt’ora, un trampolino di lancio per decine di comici e attori di grande fama. In televisione approdò prima ad Antenna 3 e poi, nel 1983, partecipò al fianco di Raffaella Carrà a Pronto Raffaella. Due anni dopo fu uno dei protagonisti di Drive In, programma televisivo di Antonio Ricci. Lì interpretò diversi personaggi, fra i quali quello che ebbe maggiore fortuna ed è ancora ricordato fu Vito Catozzo, il poliziotto grezzo che conquistò l’apprezzamento del grande pubblico degli anni Ottanta. Alla fine dei quali il cabarettista astigiano scoprì una sua vena più malinconica partecipando alla serie televisiva Colletti Bianchi, per cui curò anche parte della colonna sonora. Il mondo dello spettacolo e dell’arte gli dà l’addio con commozione e rimpianto, per una scomparsa cosi repentina e anticipata.



s.m.
Per alcune informazioni si ringraziano Sky Tg24 online e Vanityfair online

mercoledì 2 luglio 2014

Si è spento Paul Mazursky, ingiustamente considerato un Woody Allen ‘in minore’

Il set di Harry e Tonto nel 1974
Il suo periodo più felice si concentrò fra gli anni Ottanta e Novanta, anche se uno dei suoi film di maggior successo uscì nel 1978 ed è Una donna tutta sola (nomination all’Oscar), commedia drammatica con Michael Murphy e Jill Clayburgh. A ottantaquattro anni, al Cedars Sinai Hospital di Los Angeles Paul Mazursky (vero nome Irviz Mazursky, di abbastanza chiare origini ebraiche) è morto. Un decano della commedia cinematografica, che prima di diventare
Paul Mazursky in una foto abbastanza recente
regista si affermò come attore. Nel corso della sua carriera - come ricorda la Repubblica online - aveva riscosso cinque nomination per la statuetta dorata degli Academy Awards. Non fu mai premiato, ma l’anno scorso aveva ricevuto la sua stella sul Walk of Fame e all’inizio di quest’anno il premio alla carriera della Writers Guild.

Le sue commedie da regista parlano spesso di sesso e dell’eterno gioco delle coppie. Fra i suoi ultimi lavori, la regia di Coast to Coast (2003), Winchell (1998), Infedeli per sempre (1996). Come attore partecipò a una stagione della serie tv I Soprano (2000-2001), al film Pazzi in Alabama (1999) diretto da Antonio Banderas. Era sposato dal 1953 con l’attrice Betsy Purdy (un’unione di oltre sessant’anni) e aveva una figlia, Meg. Nato a Brooklyn (New York) il 25 aprile 1930, anche se si proclamò ateo, il giovane Paul fu comunque un tipico rappresentante dell’umorismo ebraico newyorkese. Considerato spesso, a torto, un Woody Allen in minore, si era tolto lo sfizio di dirigerlo nel 1991 in Storie di amori e infedeltà.

Woody Allen in Storie di amori e infedeltà diretto da Mazursky
Mazursky iniziò a lavorare come attore di teatro e tv all’inizio degli anni Cinquanta, dopo essersi diplomato in letteratura al Brooklyn College. Partecipò anche a lavori come Fear and Desire di Stanley Kubrick del ‘53 e a Il seme della violenza diretto da Richard Brooks nel 1955. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Los Angeles, dove lavorò come attore e autore di cabaret e per la televisione (fu anche in tre episodi del celebre Ai confini della realtà). Nel 1962 girò un cortometraggio, Last Year at Malibu, parodia di L’année dernière à Marienbad di Alan Resnais, che venne ben accolto dalla critica, un risultato che lo convinse a tentare con il grande schermo. Il suo debutto dietro la macchina da presa fu con Bob and Carol and Ted and Alice, del 1969, che ricevette una nomination all’Oscar per il soggetto e la sceneggiatura. Non ottenne lo stesso risultato, invece, Alix in Wonderland del 1970, con Donald Sutherland.

I vent’anni successivi rappresentarono per Mazursky il periodo di maggiore produttività. Si concentrò in particolare su due filoni, quello autobiografico-intimista e quello della satira di costume: un umorismo agrodolce, il suo, che nei film nasce spesso in un ambiente ebraico, quello delle sue origini. Con la sua formazione, marcò la differenza rispetto agli studios hollywoodiani e puntò a un cinema meno mastodontico dal punto di vista della produzione, più agile, così come più agile fu la tecnica nell’ottica di un maggiore realismo.

Un'immagine datata del regista di origine ebraica 
Tra i suoi molti e famosi film, dove spesso amava apparire in ruoli minori, sono da ricordare ancora Harry e Tonto (che valse ad Art Carney il premio Oscar),  Stop a Greenwich Village, la moderna rilettura de La tempesta (con la coppia Gena Rowlands/John Cassavetes e il nostro Vittorio Gassman), Su e giù per Beverly Hills e il drammatico Nemici - Una storia d'amore, tratto da un romanzo di Isaac Bashevic Singer, candidato a tre premi Oscar. Spesso paragonato a un antropologo che studia la natura del sentimento amoroso e i suoi disastri, Mazursky fu una voce veramente originale ed una persona di grande intelligenza, perfetto storyteller che ravvivò, con i suoi aneddoti, anche molti documentari sul cinema.
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Coming Soon

mercoledì 25 giugno 2014

Addio a Eli Wallach, l’irresistibile Tuco de ‘Il buono, il brutto, il cattivo’ e attore capace di fare tutto

Eli Wallach è morto a 98 anni. È stato uno degli attori più eclettici
del cinema mondiale (foto la Repubblica online)
Era molto anziano - 98 anni - ma è pur sempre una coincidenza di quelle che non è difficile notare che Eli Wallach, uno dei pistoleri più ‘cattivi’ del western anni Settanta (in particolare), sia morto proprio in questo momento dell’anno. In cui persino all’ultimo Festival di Cannes, poco più di un mese fa, è stato reso omaggio a Sergio Leone (articolo) ‘padre’ dello spaghetti western e regista del bellissimo Il buono, il brutto, il cattivo, uno dei tre film che compongono la celebre trilogia del dollaro, considerata un esempio antologico di questo genere cinematografico. Nella succitata pellicola Wallach fu il brutto, l’irresistibile Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez, detto semplicemente Tuco. Quell’interpretazione non fece altro che confermare la straordinaria carica recitativa dell’attore nato e deceduto a New York. La sua deformante mimica facciale, l’irresistibile variazione della sua occhiata.

Nei panni del Tuco in Il buono, il brutto, il cattivo
Ma Eli Wallach non fu solo un bandido assetato di verdoni. Attraversò la storia del cinema americano e non solo con centinaia di ruoli che hanno lasciato il segno. Laureatosi all'università del Texas, fu tra i primi allievi dell’Actors’ Studio di Lee Strasberg. Nel 1945 debuttò a Broadway imponendosi presto come un interprete teatrale, in particolare da protagonista in The Rose Tattoo, di Tennessee Williams. Nel cinema, Wallach fece la sua prima comparsa nel 1956 con il ruolo del cattivo che seduce una giovanissima Carrol Baker in Baby Doll - La bambola viva di Elia Kazan. Altri ruoli da cattivo sono stati quello del crudele capo banda messicano de I magnifici sette (1960) e del rapinatore di treni in La conquista del West (1962). Ma non solo parti da villain per lui. Il suo eclettismo gli permise di essere il tenero amante di Marilyn Monroe ne Gli spostati (1961) e un raffinato falsario in Come rubare un milione di dollari e vivere felice (1966). Dopo l’esperienza leoniana, Wallach tornò spesso a lavorare in Italia, un Paese che amò molto e di cui riuscì a imparare la lingua. Nel 1948 sposò l’attrice Anne Jackson, sua partner in molti spettacoli, che gli è rimasta sempre al fianco e gli ha dato tre figli. La notizia del decesso è stata confermata ai media Usa dalla figlia Katherine, dopo che le voci circolate su una pagina Facebook nello scorso fine settimana erano state smentite. Pur non avendo mai ottenuto neppure una nomination, nel 2010 gli fu consegnato un Oscar alla carriera. In quell’occasione disse: «Da attore ho interpretato un intero campionario di banditi, ladri, signori della guerra e molestatori».

st.mar.
Per alcune informazioni si ringrazia Agi online

sabato 31 maggio 2014

È morto Karlheinz Böhm, negli anni ’50 fu l’imperatore Francesco Giuseppe de “La principessa Sissi”

Karlheinz Böhm nei panni
dell'imperatore de La principessa Sissi
Karlheinz Böhm in una foto
abbastanza recente
Raggiunse la celebrità negli anni ’50 grazie al ruolo dell’imperatore Francesco Giuseppe, che interpretò nella trilogia dedicata alla Principessa Sissi al fianco di Romy Schneider (Vienna, 23 settembre 1938 – Parigi, 29 maggio 1982). L’altra sera è morto, all’età di 86 anni, Karlheinz Böhm, il protagonista anche del discusso L’occhio che uccide (1960, di Michael Powell), storia di un cineoperatore voyeur che realizzava foto a ‘luci rosse’. L’attore austriaco è spirato a Grödig (nacque il 16 marzo 1928 a Darmstadt), piccola cittadina dell’Austria, dopo una lunga malattia. Era conosciuto anche con il nome di Carl Boehm, nome d’arte col quale partecipò a molti film. Grazie al ruolo nella succitata pellicola, riuscì a imporsi all’attenzione mondiale, garantendosi la partecipazione ad alcune produzioni statunitensi come I quattro cavalieri dell’Apocalisse, Avventura nella fantasia e Appuntamento fra le nuvole. Particolarmente attivo nel volontariato, Karlheinz Böhm nel 1968 fondò un’associazione chiamata ‘Menschen für Menschen’, dedita alla lotta contro la povertà in Etiopia, ottenendo nel 2007 il Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli.

L'attore austriaco in una scena del celebre film L'occhio che uccide (1960)
Figlio di Karl Böhm - celebre direttore d'orchestra austriaco - e della cantante lirica Thea Linhard, Karlheinz rimase ancorato per molto tempo alla figura del giovane e biondo imperatore, senza molte possibilità di uscire dal cliché e affrontare ruoli più diversificati. Tra i personaggi da lui interpretati in quel periodo, anche quello del musicista Franz Schubert in La casa delle tre ragazze (1958, di Ernst Marishka). Nei successivi anni decise di passare al teatro. (Fonti l'Adigetto online e Screen Week).

redazione

giovedì 15 maggio 2014

Addio a Tony Gennaro, divenuto famoso con “Walker Texas Ranger”

Tony Gennaro nel suo ruolo in Walker Texas Ranger
Tony Genaro, l’attore caratterista che è forse meglio conosciuto per aver interpretato il ruolo dell’allevatore di bestiame in Tremors a fianco di Kevin Bacon, è morto qualche giorno fa all’età di 72 anni. Il suo decesso è stato attribuito a cause naturali ed è stata la figlia Zhanara, solo nella giornata di oggi, a darne notizia. Genaro è stato forse ancor più conosciuto per la sua presenza nel cast della celebre serie televisiva action-poliziesca Walker Texas Ranger (andata in onda fino al 2001), al fianco del protagonista Chuck Norris. Nato a Gallup (New Mexico, Usa) l’attore era diventato famoso nel ruolo del proprietario di un negozio nel film Milagro, pellicola del 1988 il cui regista era Robert Redford. Lo abbiamo anche visto nei panni di un autista dell’autobus in The Craft, film horror del 1996. Genaro aveva anche interpretato il padre di Michael Pena, agente di polizia in World Trade Center, il film di Oliver Stone del 2006.

Ancora Tony Gennaro (quello in mezzo dei tre uomini) in una scena di Tremors
Il suo curriculum cinematografico comprende film come La Bamba (1987); Ted & Venus (1991), Analisi finale (1992); Heart and Souls (1993) e Mighty Joe Young (1998), entrambi diretti dal regista Ron Underwood; Phenomenon (1996), La maschera di Zorro (1998); Anger Management (2003) e Il solista (2009). In televisione, è apparso su The Shield, CSI: Miami, Will & Grace e, come detto, Walker Texas Ranger. Anthony Genaro Acosta era il più grande di cinque fratelli. A 14 anni aveva mentito sulla sua età e si era arruolato. Aveva frequentato la San Diego State University e lavorato nel reparto di psichiatria presso il Patton State Hospital di Patton, in California, per diversi anni. (Fonte The Hollywood Reporter).

redazione

mercoledì 14 maggio 2014

È morto suicida il giovane regista svedese Malik Bendjelloul

Il regista Malik Bendjelloul con l'Oscar. Aveva solo 36 anni

È morto suicida - lo ha confermato il fratello - il giovane regista svedese Malik Bendjelloul, premio Oscar 2013 per il documentario Searching for Sugar Man dedicato a Sixto Rodriguez (articolo). Aveva 36 anni. Nella giornata di mercoledì 14 maggio le cause del decesso non erano state ancora chiarite ma la polizia, da subito, aveva escluso la possibilità di una morte violenta. Bendjelloul, come detto, era diventato famoso grazie al docu-film dedicato a Rodriguez, il cantante americano che il regista dopo aver ritirato l'Oscar ha definito «il migliore di tutti i tempi».

È morto Hans Ruedi Giger, lo scultore che realizzò Alien

La statua di Alien realizzata dallo scultore svizzero
Hans Ruedi Giger
È morto il grande artista e scultore che realizzò la sagoma di Alien per la straordinaria saga cinematografica del regista statunitense Ridley Scott. A causa delle complicazioni di una caduta il creativo svizzero Hans Ruedi Giger (74 anni) si è spento l'altro giorno in un ospedale di Zurigo. Il suo stile gli consentì di guadagnare una fama mondiale con la creazione, come detto, del mostro spaziale Alien, forgiato insieme all’italiano Carlo Rambaldi, per il film del 1979. La creatura scheletrica di metallo dalla testa allungata gli valse l’Oscar per gli effetti speciali nel 1980. Nato nel 1940 in un piccolo villaggio dell’est della Svizzera, nel 1962 Giger si trasferì a Zurigo, dove iniziò la sua carriera di architetto e di designer industriale, convertendosi poi ai disegni a inchiostro e ai dipinti effettuati con spray a mano libera. Giger conquistò una grande popolarità anche come scultore e nel 1988 fu aperto un museo in suo onore nella città svizzera di Gruyeres.

redazione