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giovedì 26 giugno 2014

I Buena Vista Social Club lasciano, il ricordo del bellissimo docufilm di Wim Wenders

La locandina
Un bellissimo film-documentario contribuì a far conoscere al grande pubblico la loro bravura (erano celebri negli anni Quaranta ma poi finirono nel dimenticatoio con l’avvento della rivoluzione castrista) e, di conseguenza, la loro inestinguibile fama. Da allora girano i teatri del mondo, vendono milioni di dischi ed esportano, con la loro maestria, gli elementi più brillanti del son e del resto della musica tradizionale cubana, detta Afro-Cuban All Stars. Ora che è noto che la band Buena Vista Social Club (qui sotto il filmato di un concerto) ha segnato sul calendario il termine della propria lunga avventura con un’ultima tournèe (intitolata inequivocabilmente Adios) le cui date finali sono in programma nel 2015, a noi di Filmamare sembra giusto ricordare quell’opera cinematografica - il cui titolo è il nome stesso del gruppo - girata da un regista del calibro di Wim Wenders (Il cielo sopra Berlino). Fu proprio il cineasta tedesco nel 1999 a inviare all’Havana il musicista Ry Cooder che seguì questi straordinari musicisti e personaggi, ricostruendone la storia misera e magnifica allo stesso tempo.


Il regista
Wim Wenders
E così, grazie ai filmati effettuati e alle interviste raccolte nel corso di quel viaggio nella terra di Fidel Castro, col suo inconfondibile stile reale e insieme impressionista Wenders realizzò quella che, forse, è la sua miglior pellicola (fu candidata all’Oscar). Protagonisti assoluti loro, i Buena Vista: Ibrahim Ferrer (cantante), Ruben Gonzalez (chitarrista), Manuel Puntillita Licea (pianista), Omara Portuondo (l'Edith Piaf cubana), Manuel Galban (chitarrista) e altri. Tutti oltre gli ottant’anni, qualcuno oltre i novanta. Il film comincia col grande concerto di New York del gruppo e “ricordo dopo ricordo ritorna al concerto”, come scrive anche My Movies nel suo breve commento all’opera cinematografica.

 Buena Vista Social Club in una scena del film
Col termine delle esibizioni del 2015, quindi, i membri rimasti di questa leggendaria band (del gruppo originario restano Omara Portuono, Eliades Ochoa, mentre altri se ne sono andati per sempre, come Compay Seguno, Ruben Gonzales, Orlando Lopez e Ibrahim Ferrer), i Buena Vista Social Club terranno l’ultimo, grande concerto proprio all’Havana. Dopo di che pare siano intenzionati a dividersi e a proseguire le proprie carriere da single. Dopo i bui anni del primo periodo castrista, come detto, la band si consolidò di nuovo nei Novanta, quando fu scoperta da un produttore americano in viaggio sull’isola di Cuba che gli fece incidere un album di quattordici canzoni che in breve tempo è divenuto un cult.
s.m.
Per alcune informazioni si ringrazia Today online

mercoledì 25 giugno 2014

Addio a Eli Wallach, l’irresistibile Tuco de ‘Il buono, il brutto, il cattivo’ e attore capace di fare tutto

Eli Wallach è morto a 98 anni. È stato uno degli attori più eclettici
del cinema mondiale (foto la Repubblica online)
Era molto anziano - 98 anni - ma è pur sempre una coincidenza di quelle che non è difficile notare che Eli Wallach, uno dei pistoleri più ‘cattivi’ del western anni Settanta (in particolare), sia morto proprio in questo momento dell’anno. In cui persino all’ultimo Festival di Cannes, poco più di un mese fa, è stato reso omaggio a Sergio Leone (articolo) ‘padre’ dello spaghetti western e regista del bellissimo Il buono, il brutto, il cattivo, uno dei tre film che compongono la celebre trilogia del dollaro, considerata un esempio antologico di questo genere cinematografico. Nella succitata pellicola Wallach fu il brutto, l’irresistibile Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez, detto semplicemente Tuco. Quell’interpretazione non fece altro che confermare la straordinaria carica recitativa dell’attore nato e deceduto a New York. La sua deformante mimica facciale, l’irresistibile variazione della sua occhiata.

Nei panni del Tuco in Il buono, il brutto, il cattivo
Ma Eli Wallach non fu solo un bandido assetato di verdoni. Attraversò la storia del cinema americano e non solo con centinaia di ruoli che hanno lasciato il segno. Laureatosi all'università del Texas, fu tra i primi allievi dell’Actors’ Studio di Lee Strasberg. Nel 1945 debuttò a Broadway imponendosi presto come un interprete teatrale, in particolare da protagonista in The Rose Tattoo, di Tennessee Williams. Nel cinema, Wallach fece la sua prima comparsa nel 1956 con il ruolo del cattivo che seduce una giovanissima Carrol Baker in Baby Doll - La bambola viva di Elia Kazan. Altri ruoli da cattivo sono stati quello del crudele capo banda messicano de I magnifici sette (1960) e del rapinatore di treni in La conquista del West (1962). Ma non solo parti da villain per lui. Il suo eclettismo gli permise di essere il tenero amante di Marilyn Monroe ne Gli spostati (1961) e un raffinato falsario in Come rubare un milione di dollari e vivere felice (1966). Dopo l’esperienza leoniana, Wallach tornò spesso a lavorare in Italia, un Paese che amò molto e di cui riuscì a imparare la lingua. Nel 1948 sposò l’attrice Anne Jackson, sua partner in molti spettacoli, che gli è rimasta sempre al fianco e gli ha dato tre figli. La notizia del decesso è stata confermata ai media Usa dalla figlia Katherine, dopo che le voci circolate su una pagina Facebook nello scorso fine settimana erano state smentite. Pur non avendo mai ottenuto neppure una nomination, nel 2010 gli fu consegnato un Oscar alla carriera. In quell’occasione disse: «Da attore ho interpretato un intero campionario di banditi, ladri, signori della guerra e molestatori».

st.mar.
Per alcune informazioni si ringrazia Agi online

mercoledì 11 giugno 2014

“Synecdoche, New York”, il compianto Hoffman e l’illusoria convinzione di essere morto

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Charlie Kaufman. Con Philip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Michelle Williams, Catherine Keener, Emily Watson, Dianne Wiest, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis, Tom Noonan, Sadie Goldstein, Robin Weigert, Daniel London, Robert Seay, Stephen Adly Guirgis, Frank Girardeau, Paul Sparks, Jerry Adler, Lynn Cohen, Daisy Tahan. Commedia, Usa 2008. Durata 124'. Bim. Uscita: giovedì 19 giugno 2014.

La trama
Caden Cotard, regista teatrale fresco del successo ottenuto grazie alla messa in scena di Morte di un commesso viaggiatore, si accinge ad affrontare la preparazione della sua nuova opera che prevede addirittura la ricostruzione di una New York a grandezza naturale allinterno di un magazzino di Manhattan. Nel frattempo deve anche gestire i difficoltosi rapporti con le donne della sua vita.

Critica – Rassegna stampa
'Sineddoche: procedimento linguistico espressivo che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità intesa come maggiore o minore estensione’”. Così comincia la recensione di Stefano Lo Verme di Movie Player. “La parte per il tutto - scrive ancora -: uno slittamento del senso che corrisponde al tentativo di racchiudere, entro una sezione ben delimitata, una realtà impossibile da abbracciare, catturare, comprendere nella sua interezza. In tale prospettiva, quale migliore esempio di sineddoche della rielaborazione artistica? (...) un film basato sul tema dello sdoppiamento e della moltiplicazione,
Il regista
Charlie Kaufman
tanto sul piano narrativo quanto sul piano semantico (...) un magnifico (e compianto, vista anche la recente scomparsa, ndr)
Philip Seymour Hoffman, che rimanda alla sindrome di Cotard (ma è solo uno degli innumerevoli riferimenti inseriti dal regista e sceneggiatore Charlie Kaufman, come una serie di indizi da raccogliere), definita anche ‘delirio di negazione’, in quanto chi ne è affetto ha l’illusoria convinzione di essere morto. La negazione dell’esistenza, dunque - si legge sempre su Movie Player - alla quale il protagonista, disperatamente ipocondriaco e tormentato dai più bizzarri sintomi, replica attraverso gli strumenti dell'arte, che Aristotele assimilava alla mimesi (...)

“(...) Charlie Kaufman, sceneggiatore di film quali Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee - Adaptation e Se mi lasci ti cancello, esordisce dietro la macchina da presa con un’opera che recupera il tema della frantumazione dell’identità e della sua rifrazione sul piano artistico: la crisi personale del regista teatrale Caden Cotard, interpretato da Philip Seymour Hoffman, offre così lo spunto per un labirintico gioco di specchi in cui ricordi ed esperienze del protagonista - conclude Lo Verme - sono rievocati sotto forma di doppelgänger (copia di una persona vivente, ndr) e di simulacri, in un incessante slittamento fra realtà e finzione”.

Philip Seymour Hoffman in una scena di Synecdoche, New York
“(...)Kaufman, dopo una carriera ricca di riconoscimenti quale sceneggiatore (…) giunge finalmente alla regia e si scopre libero di sprigionare tutta la sua creatività”. A scriverlo è Giancarlo Zappoli di My Movies. In questo film “si riassumono le ossessioni quasi pirandelliane dell’autore il quale vorrebbe poter controllare e dirigere la propria vita così come fa con i personaggi e con gli attori chiamati a dare loro volto, voce e sentimenti. Quando poi, come in questo caso, gli attori si trovano a riprodurre la vita, sempre più ossessivamente intricata, di chi li dirige, le distanze finiscono con l’annullarsi in un gioco di raddoppiamenti che si fa sempre più intellettualmente stimolante quanto più si complica. Fino a quando - conclude Zappoli - la morte comincerà a far sentire realmente la propria presenza prendendo in mano la ‘regia’”.

redazione

venerdì 23 maggio 2014

Il più bello di venerdì 23 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21

La locandina
1997 - Fuga da New York

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di John Carpenter. Con Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Ernest Borgnine, Harry Dean Stanton, Season Hubley, Jamie Lee Curtis, Bob Minor, David Patrick Kelly, Dale E. House, Wally Taylor, Steven Ford, Michael Taylor, Lonnie Wun, James O'Hagen, Adrienne Barbeau, Tom Atkins, Charles Cyphers, Joe Unger, Frank Doubleday, John Strobel, John Cothran Jr., Garrett Bergfeld, Richard Cosentino, Robert John Metcalf, Joel Bennet, Vic Bullock, Clem Fox, Tobar Mayo, Nancy Stephens, Steven M. Gagnon. Titolo originale; Escape from New York. Avventura, Usa 1981. Durata 99' circa.

La trama
1997: Jena Plissken è un prigioniero condannato alla pena capitale, che sta per fare ingresso nel carcere di massima sicurezza di New York. Contemporaneamente l'aereo presidenziale è dirottato da alcuni terroristi suicidi che far schiantare il velivolo contro uno dei grattacieli di New York. Il Presidente può salvarsi con una capsula di salvataggio eiettandosi prima dell'impatto. L'esercito invia subito un gruppo di soldati a controllare la situazione ma sono tutti accolti da Romero (braccio destro del ‘Duca di New York’), che li minaccia e ordina loro di andarsene immediatamente, pena la morte del Presidente. Il commissario di polizia Hauk decide allora di inviare Jena Plissken, in grado di cavarsela nelle situazioni più estreme. Plissken ha ventiquattr'ore di tempo per mettere in salvo il Capo di Stato e permettergli di partecipare a un importante vertice internazionale, pena lesplosione di due micro-bombe iniettate nel collo di Plissken e spacciate per un vaccino polivalente.

Critica – Rassegna stampa
“Che bei tempi quando i film cult nascevano e si diffondevano un po’ per caso, un po’ per il passaparola del pubblico”. Lo scrive Alex Poltronieri di Onda Cinema - Oggi, da Donnie Darko a Sin City e via dicendo, è qualcun altro a scegliere per noi, ma così non fu per il film di John Carpenter datato 1981, all'epoca un successo appena discreto (medesima sorte toccherà a Grosso guaio a Chinatown, altra pellicola rispolverata col passare del tempo), quasi insufficiente per rientrare nel budget. Eppure le avventure di Jena (in originale ‘Snake’, d'altronde sul corpo ha tatuato un serpente) Plissken hanno influenzato tanti giovani cineasti, dato il via a un intero filone di pellicole fanta-urbane che imperversano ancora oggi sul grande schermo (…) segnato la gioventù di moltissimi appassionati di cinema. Merito del tocco di Carpenter (all'epoca reduce del successo di due horror come The Fog e Halloween), di certo non un mestierante come tanti (...)”.

Il protagonista Kurt Russell in una scena di 1997 - Fuga da New York
“(...) Quello che Carpenter ci mostra - rileva Marco Minniti di Movie Player - è un affresco a tinte cupe del futuro, una tetra promessa, una minaccia mai smentita: con un budget irrisorio il regista mette in scena una Grande Mela putrescente, una visione apocalittica che colpisce da subito per la sua crudezza e il suo realismo (...) In questo universo devastato, un personaggio come Jena Plissken (…) antieroe ‘carpenteriano’ per eccellenza, sembra avere l'unica ricetta per sopravvivere: il nichilismo totale - scrive ancora il collega di Movie Player – l’anarchia elevata a regola di vita, il rifiuto di qualsiasi istituzione, l’indifferenza per le sorti di un’umanità che, forse, non merita di sopravvivere (...) Una pellicola, quindi, fondamentale, sia nell'ambito della filmografia del suo regista, sia in quello, più generale, del cinema degli anni ‘80: un urlo cinematografico in controtendenza con il rampantismo galoppante di quel periodo, uno squarcio nel velo di ottimismo che ricopriva la società (e il cinema) americani, per gettare una luce cupa su paure e angosce assolutamente contemporanee; attualissime ancora oggi, a ben vedere - conclude Minniti - a più di vent'anni dalla sua uscita cinematografica”.
redazione

lunedì 19 maggio 2014

Cannes, Strauss-Kahn denuncia Abel Ferrara per “Welcome to New York”

La locandina
del film-scandalo
C’è maretta al Festival di Cannes (in corso fino a sabato prossimo) dopo la proiezione del film Welcome to New York di Abel Ferrara, che sarà visibile solo in streaming (articolo). Senza ombra di dubbio ispirata allo scandalo sessuale che ha visto coinvolto il direttore del Fondo monetario internazionale, il francese Dominique Strauss-Kahn (arrestato tre anni fa dalla polizia americana con l'accusa di aver violentato una cameriera d'albergo e la cui carriera è finita), ha scatenato l’ira dell’interessato che ha annunciato la denuncia nei confronti del regista newyorkese. Allo stesso tempo Anne Sinclair, ex moglie di Strauss-Kahn e giornalista/direttrice dell'Huffington Post francese, ha espresso tutto il suo «disgusto» nei confronti della pellicola che vede come protagonisti Gérard Depardieu Jacqueline Bisset.

Abelk Ferrara
Dominique
Strauss-Kahn
I personaggi dell’opera di Ferrara non portano i nomi dei reali protagonisti, ma la trama ricalca con precisione lo scabroso avvenimento. A dir poco ingiuriosi i toni con cui l’ex super-manager si è riferito al film, definito «una merda, sterco di cane» e che contiene anche «una parte di antisemitismo». Dominique Strauss-Kahn fu costretto alle dimissioni dal vertice dalla più potente delle organizzazioni finanziarie internazionali dopo essere stato accusato di aver aggredito sessualmente una cameriera della Guinea, Nafissatou Diallo, nella sua suite del Sofitel di New York. La vicenda giudiziaria si era chiusa alla fine del 2012 con un accordo finanziario confidenziale. (Fonte Trova Cinema di Repubblica.it).

lunedì 12 maggio 2014

Quelli che forse non avete ancora visto – “Blue Jasmine”, Woody Allen vincente con una grande Cate Blanchett

La locandina
RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 2014: miglior attrice protagonista a Cate Blanchett;  Golden Globes 2014: migliore attrice in un film drammatico a Cate Blanchett; Premio BAFTA 2014: migliore attrice protagonista a Cate Blanchett; Satellite Awards 2014: miglior attrice a Cate Blanchett;  Empire Awards 2014: miglior film attrice non protagonista a Sally Hawkins.

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

Scheda
Un film di Woody Allen. Con Cate Blanchett, Alec Baldwin, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Sally Hawkins, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Kathy Tong, Ted Neustadt, Andrew Long, Lauren Allan, John Harrington Bland, Leslie Lyles, Glenn Fleshler, Brynn Thayer, Christopher Rubin. Commedia drammatica, Usa 2013. Durata 98'.

La trama
Il film racconta di una donna dell'alta società newyorkese che, dopo il crollo finanziario e l'arresto del marito, si trasferisce dalla sorella a San Francisco, completamente al verde e per la prima volta costretta a fare i conti con la dura realtà delle ristrettezze economiche e la mancanza di onestà nella sua vita.

La mia recensione
Bleu Jasmine è l’ultimo film solo da regista di Woody Allen (oggi in piena lavorazione per Magic in the Moonlight con Colin Firth ed Emma Stone, il cui ingresso nelle sale non è ancora stabilito, forse entro quest'anno) e reduce dal discreto successo, come interprete, della pellicola Gigolò per caso, di e con John Turturro. Il grande cineasta di New York City, nel suo soggetto e nella sua raffinata sceneggiatura, suggerisce un tema classico dei suoi script, il tradimento, quello amoroso, descritto con minuzia di particolari con le sue traiettorie cerebrali, per lo più timori e incertezze e bugie e comportamenti sconclusionati e dannosi. Eppure il livello dettagliatamente psicologico della fabula è un po’ più basso rispetto a tanti altri suoi lungometraggi, soprattutto quelli più distanti nel tempo.


Cate Blanchett in una scena di Blue Jasmine
Il regista
Woody Allen
Ma, nonostante questo lieve scostamento dallo stile cui Allen ha abituato i sui ‘tifosi’, con Bleu Jasmine l’oggi 78enne regista di origini ebraiche, fa un salto di qualità rispetto alle ultime pellicole (frivole e a mio avviso modeste come, per esempio, Midnight in Paris, nel 2011 e il quasi risibile To Rome With Love, nel 2012). Torna comunque, con un ottimo risultato, allo schema in cui sulle ambientazioni prevalgono i personaggi, i loro tormenti, le loro cadute e i loro tentativi di rialzarsi. La pellicola, senza timore di smentita, deve buona parte del successo a una delle migliori interpretazioni della 45enne australiana Cate Blanchett (premiata con l’Oscar e che ad agosto vedremo in Dragon Trainer 2), la quale garantisce a Woody Allen, attraverso una mimica facciale di alta scuola con la quale trasmette lo spaesamento di Jasmine, l’eroina tormentata e mentalmente alla deriva che serviva a questa narrazione in immagini. E, nonostante ciò, una protagonista in qualche modo più concreta rispetto alle irresolutezze degli individui cinematografici del passato ‘alleniano’. La telecamera persevera spesso sugli sguardi persi di Jasmine, sul suo naufragio intellettivo mentre il getto di una doccia scorre sul suo corpo, sul suo continuo ritrovarsi a parlare da sola che è poi l’esito dello shock subìto, dei conseguenti interventi medici e dell’incessante imbottirsi di psicofarmaci.

Cate Blanchett dopo aver ritirato l'Oscar
Ben inserita, con una performance molto vivace, la londinese Sally Hawkins (ottima protagonista nel ‘sociale’ We Want Sex, 2010) la sorella, specchio dell’opposto esistenziale del personaggio principale. In questa vicenda gli uomini, per lo più, sono imbroglioni o ignoranti o grezzi o aggressivi, al contrario dei personaggi femminili, scossi con sofferenza dall’incostanza dei loro sentimenti.

Ottima l'interpretazione di Sally Hawkins
Impeccabile il montaggio di Alisa Lepselter e piacevolmente tipiche delle opere di Allen le musiche di Christopher Lennertz. I frequenti flash back sono ben inseriti nel flusso del racconto filmico e permettono allo spettatore di seguire la concatenazione d’immagini senza mai essere confuso e senza perdere la concentrazione. Un film semplice, nonostante sia opera di un regista da molti (a mio parere ingiustamente) considerato complicato e dalle indagini psicologiche insistite e ingarbugliate. Stavolta Allen sceglie un percorso narrativo più lineare in una commedia amara – a tratti tragica – e l’immedesimazione con la tormentata protagonista è di altissimo livello. Pur nel suo addirittura grottesco, quasi caricaturale ostinarsi nello sforzo di riacciuffare un passato ormai dileguatosi, non è mai antipatica. Stavolta non sono più i ricchi intellettuali più che benestanti di Manhattan a farla da padroni, ma un ex privilegiata che deve scontrarsi con uno fra i peggiori guai (malattie incurabili e lutti improvvisi esclusi) che possono frapporsi nella vita di una persona: aver avuto i soldi e averli persi. Da non perdere e da gustare.

Stefano Marzetti

lunedì 5 maggio 2014

Un altro film ‘salta’ il passaggio dai cinema e arriva subito in home video

La locandina del film
di Abel Ferrara
Nemmeno il tempo di aver diffuso la profezia del capo della DreamWorks Jeffrey Katzenberg, secondo cui nei prossimi dieci anni il cinema sarà travolto da una rivoluzione che prevede la permanenza di un film nelle sale cinematografiche per massimo tre settimane e poi essere disponibile in pay-per-view, web, tablet, smartphone e tutto ciò che il mercato lancerà in un futuro prossimo (articolo), che da Cannes giunge notizia che la casa produttrice Bim distribuirà il film Welcome to New York di Abel Ferrara (articolo) non nei cinema bensì direttamente nelle principali piattaforme video on-demand.

Sempre più frequente la distribuzione dei film
direttamente in home video on-demand
L’evento (che in un certo senso ricorda ciò che succederà in luglio col film Byzantium [articolo]) è previsto il 22 maggio, in contemporanea con Francia, Spagna e Germania. Per la prima volta l’opera di un autore affermato come il cineasta newyorkese, non uscirà nelle sale cinematografiche. Il lungometraggio che narra la vicenda di un uomo gestore di denaro per miliardi di dollari e posseduto da un irrefrenabile e insaziabile appetito sessuale, sarà lanciato in concomitanza con la presentazione al Marche' du Film (controparte di business del Festival di Cannes e uno dei più grandi mercati cinematografici al mondo) della 67^ edizione della rassegna cinematografica francese.

redazione

venerdì 25 aprile 2014

Richard Gere ‘homeless’ per le strade di Manhattan

Richard Gere sul set 'stradale' di Time Out of Mind
Reduce dal discreto successo de La frode (2012), affiancato da Susan Sarandon, il 64enne Richard Gere è al lavoro sullo street-set, com’è il caso di chiamarlo, di Time Out of Mind (letteralmente ‘tempo immemorabile’). Street-set, dicevo, perché, in effetti, molte delle scene che lo vedono protagonista sono state girate, senza isolare il luogo delle riprese, sui marciapiedi di Manhattan in mezzo alla gente ‘comune’. Infatti il personaggio che l’attore di Philadelphia interpreterà in quest’opera del regista di origini israeliane Oren Moverman (che nel 2007 si impose all'attenzione del pubblico mondiale con l'apprezzatissimo 'musicale-biografico' Io non sono qui, dedicato alla figura di Bob Dylan), è un senzatetto (homeless come dicono negli States). Per raggiungere il massimo grado di credibilità Gere, zuccotto da sci, vestiti sporchi e barba incolta si è fatto riprendere in varie situazioni identiche a quelle della vita che un senzatetto conduce tutti i giorni.

Un'altra scena del film ancora in fase di lavorazione
L’effetto è talmente riuscito che colui che conquistò il cuore degli spettatori con Ufficiale e gentiluomo (1981) ha beneficiato di un atto di compassione di una signora che gli ha donato una borsa piena di generi alimentari, senza avere idea che la stava consegnando a uno degli attori più ricchi di Hollywood. Nessuno, comunque, a parte un primo fotografo che ha eseguito degli scatti di una certa efficacia, ha riconosciuto Gere mentre mangiava un hamburger vicino a un bidone nei pressi della Grand Central Station di New York e trangugiava una birra da una borsa di carta durante l’ora di punta dei pendolari. Il tutto dopo aver frugato con le mani nei cassonetti dell’immondizia.

Il soggetto scritto da Jeffrey Caine (sceneggiato dallo stesso regista) che darà vita a Time Out of Mind parla di un ‘barbone’ che cerca di riallacciare i rapporti con la figlia che si è estraniata dalla vita dell’uomo. L’attore ha dichiarato di essere stato ossessionato da questa storia per anni. «Si tratta di una vicenda profondamente umana che siamo determinati a trasformare in un film potente che parla a tutti»Richard Gere sarà anche produttore della pellicola con Caroline Kaplan (Boys Don't Cry nel 1999) e Lawrence Inglee (Oltre le regole - The Messenger nel 2009).


s.m.

sabato 19 aprile 2014

“Welcome To New York”, niente Cannes ma vedibile su internet (con trailer)

La locandina
Welcome To New York


La scheda
Un film di Abel Ferrara. Con Gérard Depardieu, Jacqueline Bisset, Drena De Niro, Paul Calderon, Amy Ferguson, Paul Hipp. Drammatico, Usa 2014.

La trama
Mister Deveraux è un uomo molto potente che ogni giorno gestisce milioni di dollari e controlla il destino economico di diverse nazioni al mondo. Deveraux è però anche un uomo dalla frenetica e sfrenata fame sessuale, che da colui che voleva salvare il mondo lo trasformerà in un individuo che non può salvare nemmeno se stesso.

Cosa sappiamo 
Welcome To New York sarà trasmesso su internet
Niente Festival di Cannes per Welcome to New York, il film del regista newyorkese Abel Ferrara (suo l'apprezzato 4:44 Last Day On Earth, 2011) ispirato, in versione statunitense, allo scandalo a sfondo sessuale che tra il 2011 e il 2012 coinvolse Dominique Strauss-Kahn (l'economista e politico francese, membro del Partito Socialista), impersonato dall’oggi 65enne Gérard Depardieu (nel buonissimo Vita di Pi di Ang Lee del 2012. In compenso l’atteso lungometraggio girato seguendo la sceneggiatura di Chris Zois, sarà trasmesso online (operazione che costerà all’incirca un milione di euro). Il film, infatti, è rimasto fuori dalla lista di quelli selezionati per il concorso (l’articolo). Comunque i co-produttori francesi Vincent Maraval e Brahim Chioua, hanno spiegato al quotidiano Le Monde che Welcome to New York sarà proiettato durante il ‘Mercato del film’ e allo stesso tempo vedibile su internet.

Scena clou del film con Gérard Depardieu e Jacqueline Bisset
Il regista
Abel Ferrara
«Era da un po’ che volevamo tentare l’esperienza della distribuzione su internet», ha spiegato Maraval nell’intervista a Le Monde. Il produttore ha anche precisato che se la cosa è stata possibile è perché il lavoro filmico è stato «totalmente finanziato negli Stati Uniti. Se vi avessero investito Canal+ o France 2, avremmo dovuto farlo uscire in sala perché il film fosse riconosciuto come un’opera cinematografica. D’altra parte - ha aggiunto - c’è un’attesa davvero intensa» per questa pellicola. Tutti la vogliono «vedere subito, attirerebbe i pirati. La classica uscita in sala, qualche settimana dopo Cannes, non sarebbe stata adatta».

Il film torna in particolare sull’affaire ‘DSK’ del maggio 2011, quando l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale fu arrestato a New York con l’accusa di aver aggredito sessualmente una cameriera dell’hotel Sofitel. La 69enne inglese Jacqueline Bisset (nel 2005 protagonista del pessimo L'educazione fisica delle fanciulle) – ha il ruolo delicato di madame Strauss-Kahn, per il quale Ferrara aveva pensato in un primo tempo a Isabelle Adjani.


s.m.