Berlino, Orso d’Argento
2008: miglior
attrice a Sally Hawkins; Golden Globe 2009: miglior
attrice in un film commedia a Sally Hawkins.
Valutazione: ♥♥♥ = 7
La scheda
Un film di Mike Leigh. Con Sally Hawkins,
Alexis Zegerman, Eddie Marsan, Andrea Riseborough, Samuel Roukin, Sinead
Matthews, Kate O'Flynn, Sarah Niles, Joseph Kloska, Sylvestra Le Touzel, Elliot
Cowan, Nonso Anozie, Trevor Cooper, Philip Arditti, Karina Fernandez, Jack
MacGeachin, Oliver Maltman, Caroline Martin, Rebekah Staton, Stanley Townsend. Titolo
originale: Happy-Go-lucky. Commedia, Gb
2008. Durata 118’ circa. Mikado.
La trama
Poppy è una
giovane insegnante in una scuola elementare. Uno spirito libero, aperta e
generosa, simpatica e anarchica, ma anche in grado di essere concentrata e
responsabile. Ha tempo per tutti e chiunque la incontri s'innamora di lei.
Anche se si trova a suo agio nel suo status di single, incontra al lavoro un
uomo e tra loro scatta qualcosa.
Critica
Precisazione:
ho visto
questa pellicola una sola volta e nel 2008, quando uscì. La seguente critica cinematografica, quindi, va
intesa come rassegna stampa effettuata raccogliendo le osservazioni di colleghi
di altre testate giornalistiche.
***
“Il film, che poggia il suo baricentro sugli
incontri tra la protagonista e individui appartenenti a varie categorie sociali
- rileva Diego Capuano di Onda Cinema - è un inno all'interazione,
cosparso da mirabili annotazioni di sceneggiatura che impreziosiscono ogni
singola sequenza; tanto che le continue trovate, sempre semplici e sempre azzeccate,
creano un meccanismo perfetto che non gioca mai d'accumulo, ma ha necessità di
dare più voci ad un affresco degno di una grande commedia umana”.
La bravissima Sally Hawkins in una scena del film
Il regista Mike Leigh
“Sally Hawkins poteva
essere una delle tante brave attrici di scuola inglese capaci di dividersi tra
cinema, teatro e televisione senza però stamparsi mai nella memoria”, così
scriveva a suo tempo Paolo Mereghetti su ‘Il Corriere della Sera’ (cfr. Trova
Cinema online de ‘la Repubblica’). “Poi vedi La felicità porta fortuna -
continuava il critico - e ti chiedi come hai potuto non accorgerti mai di un’attrice
così mercuriale, di una recitazione così intensa, di un volto così
indimenticabile. Fai paragoni azzardati, incroci Rita Tushingham in Non tutti
ce l’hanno
e Carole
Lombard in Vogliamo
vivere, ma
continui a restare molto lontano da quel sorriso tutto-denti così affascinante
e contagioso, da quell’ironia disarmante, da quella vitalità strabordante. E allora
capisci che un po’ di merito è anche di Mike Leigh, che ha
saputo inventare una storia capace di esaltare le qualità della sua
protagonista senza tradire la sua tradizione di regista ‘sociale’”.
Un'altra scena de La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky
Un Leigh “all’insegna
di una leggerezza quasi evanescente - scrive invece Federico Raponi di Film Up - che sui ritmi e la ripetitività dei giorni piazza un simbolico, enigmatico,
onirico incontro con un barbone mentre l’unico evento di rilievo, oltre ad un
teso sfogo sentimentale, è la nascita di una relazione”.
Premio
Oscar 2014: miglior attrice protagonista a
Cate Blanchett; Golden Globes 2014: migliore
attrice in un film drammatico a Cate Blanchett; Premio BAFTA 2014: migliore
attrice protagonista a Cate Blanchett; Satellite
Awards 2014: miglior attrice a
Cate Blanchett; Empire Awards 2014: miglior
film attrice non protagonista a Sally Hawkins.
Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8
Scheda
Un film di Woody Allen. Con Cate Blanchett, Alec
Baldwin, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Sally Hawkins, Peter
Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie
Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Kathy
Tong, Ted Neustadt, Andrew Long, Lauren Allan, John Harrington Bland, Leslie
Lyles, Glenn Fleshler, Brynn Thayer, Christopher Rubin. Commedia drammatica,
Usa 2013. Durata 98'.
La trama
Il film
racconta di una donna dell'alta società newyorkese che, dopo il crollo
finanziario e l'arresto del marito, si trasferisce dalla sorella a San
Francisco, completamente al verde e per la prima volta costretta a fare i conti
con la dura realtà delle ristrettezze economiche e la mancanza di onestà nella
sua vita.
La mia recensione
Bleu Jasmine è l’ultimo
film solo da regista di Woody Allen (oggi in piena lavorazione per Magic in
the Moonlight
con Colin
Firth ed Emma
Stone, il cui
ingresso nelle sale non è ancora stabilito, forse entro quest'anno) e reduce
dal discreto successo, come interprete, della pellicola Gigolò per
caso, di e con John
Turturro. Il grande
cineasta di New York City, nel suo soggetto e nella sua raffinata
sceneggiatura, suggerisce un tema classico dei suoi script, il tradimento, quello amoroso, descritto con minuzia di
particolari con le sue traiettorie cerebrali, per lo più timori e incertezze e
bugie e comportamenti sconclusionati e dannosi. Eppure il livello
dettagliatamente psicologico della fabula
è un po’ più basso rispetto a tanti altri suoi lungometraggi, soprattutto
quelli più distanti nel tempo.
Cate Blanchett in una scena di Blue Jasmine
Il regista
Woody Allen
Ma, nonostante questo lieve scostamento dallo
stile cui Allen ha abituato i sui ‘tifosi’, con Bleu Jasmine l’oggi
78enne regista di origini ebraiche, fa un salto di qualità rispetto alle ultime
pellicole (frivole e a mio avviso modeste come, per esempio, Midnight in
Paris, nel 2011 e
il quasi risibile To Rome With Love, nel 2012). Torna comunque, con un ottimo
risultato, allo schema in cui sulle ambientazioni prevalgono i personaggi, i
loro tormenti, le loro cadute e i loro tentativi di rialzarsi. La pellicola, senza
timore di smentita, deve buona parte del successo a una delle migliori
interpretazioni della 45enne australiana Cate Blanchett (premiata
con l’Oscar e che ad agosto vedremo in Dragon Trainer 2), la quale
garantisce a Woody Allen, attraverso una mimica facciale di alta scuola con la quale
trasmette lo spaesamento di Jasmine, l’eroina tormentata e mentalmente alla
deriva che serviva a questa narrazione in immagini. E, nonostante ciò, una
protagonista in qualche modo più concreta rispetto alle irresolutezze degli
individui cinematografici del passato ‘alleniano’. La telecamera persevera spesso
sugli sguardi persi di Jasmine, sul suo naufragio intellettivo mentre il getto
di una doccia scorre sul suo corpo, sul suo continuo ritrovarsi a parlare da
sola che è poi l’esito dello shock
subìto, dei conseguenti interventi medici e dell’incessante imbottirsi di
psicofarmaci.
Cate Blanchett dopo aver ritirato l'Oscar
Ben inserita, con una performance molto vivace, la londinese Sally
Hawkins (ottima
protagonista nel ‘sociale’ We Want Sex, 2010) la sorella, specchio dell’opposto
esistenziale del personaggio principale. In questa vicenda gli uomini, per lo
più, sono imbroglioni o ignoranti o grezzi o aggressivi, al contrario dei
personaggi femminili, scossi con sofferenza dall’incostanza dei loro
sentimenti.
Ottima l'interpretazione di Sally Hawkins
Impeccabile il montaggio di Alisa
Lepselter
e piacevolmente tipiche delle opere di Allen le musiche di
Christopher
Lennertz. I
frequenti flash back sono ben
inseriti nel flusso del racconto filmico e permettono allo spettatore di
seguire la concatenazione d’immagini senza mai essere confuso e senza perdere
la concentrazione. Un film semplice, nonostante sia opera di un regista da
molti (a mio parere ingiustamente) considerato complicato e dalle indagini
psicologiche insistite e ingarbugliate. Stavolta Allen sceglie un
percorso narrativo più lineare in una commedia amara – a tratti tragica – e
l’immedesimazione con la tormentata protagonista è di altissimo livello. Pur
nel suo addirittura grottesco, quasi caricaturale ostinarsi nello sforzo di
riacciuffare un passato ormai dileguatosi, non è mai antipatica. Stavolta non
sono più i ricchi intellettuali più che benestanti di Manhattan a farla da padroni, ma un ex privilegiata che deve scontrarsi con uno fra i
peggiori guai (malattie incurabili e lutti improvvisi esclusi) che possono
frapporsi nella vita di una persona: aver avuto i soldi e averli persi. Da non
perdere e da gustare.