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mercoledì 2 luglio 2014

Si è spento Paul Mazursky, ingiustamente considerato un Woody Allen ‘in minore’

Il set di Harry e Tonto nel 1974
Il suo periodo più felice si concentrò fra gli anni Ottanta e Novanta, anche se uno dei suoi film di maggior successo uscì nel 1978 ed è Una donna tutta sola (nomination all’Oscar), commedia drammatica con Michael Murphy e Jill Clayburgh. A ottantaquattro anni, al Cedars Sinai Hospital di Los Angeles Paul Mazursky (vero nome Irviz Mazursky, di abbastanza chiare origini ebraiche) è morto. Un decano della commedia cinematografica, che prima di diventare
Paul Mazursky in una foto abbastanza recente
regista si affermò come attore. Nel corso della sua carriera - come ricorda la Repubblica online - aveva riscosso cinque nomination per la statuetta dorata degli Academy Awards. Non fu mai premiato, ma l’anno scorso aveva ricevuto la sua stella sul Walk of Fame e all’inizio di quest’anno il premio alla carriera della Writers Guild.

Le sue commedie da regista parlano spesso di sesso e dell’eterno gioco delle coppie. Fra i suoi ultimi lavori, la regia di Coast to Coast (2003), Winchell (1998), Infedeli per sempre (1996). Come attore partecipò a una stagione della serie tv I Soprano (2000-2001), al film Pazzi in Alabama (1999) diretto da Antonio Banderas. Era sposato dal 1953 con l’attrice Betsy Purdy (un’unione di oltre sessant’anni) e aveva una figlia, Meg. Nato a Brooklyn (New York) il 25 aprile 1930, anche se si proclamò ateo, il giovane Paul fu comunque un tipico rappresentante dell’umorismo ebraico newyorkese. Considerato spesso, a torto, un Woody Allen in minore, si era tolto lo sfizio di dirigerlo nel 1991 in Storie di amori e infedeltà.

Woody Allen in Storie di amori e infedeltà diretto da Mazursky
Mazursky iniziò a lavorare come attore di teatro e tv all’inizio degli anni Cinquanta, dopo essersi diplomato in letteratura al Brooklyn College. Partecipò anche a lavori come Fear and Desire di Stanley Kubrick del ‘53 e a Il seme della violenza diretto da Richard Brooks nel 1955. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Los Angeles, dove lavorò come attore e autore di cabaret e per la televisione (fu anche in tre episodi del celebre Ai confini della realtà). Nel 1962 girò un cortometraggio, Last Year at Malibu, parodia di L’année dernière à Marienbad di Alan Resnais, che venne ben accolto dalla critica, un risultato che lo convinse a tentare con il grande schermo. Il suo debutto dietro la macchina da presa fu con Bob and Carol and Ted and Alice, del 1969, che ricevette una nomination all’Oscar per il soggetto e la sceneggiatura. Non ottenne lo stesso risultato, invece, Alix in Wonderland del 1970, con Donald Sutherland.

I vent’anni successivi rappresentarono per Mazursky il periodo di maggiore produttività. Si concentrò in particolare su due filoni, quello autobiografico-intimista e quello della satira di costume: un umorismo agrodolce, il suo, che nei film nasce spesso in un ambiente ebraico, quello delle sue origini. Con la sua formazione, marcò la differenza rispetto agli studios hollywoodiani e puntò a un cinema meno mastodontico dal punto di vista della produzione, più agile, così come più agile fu la tecnica nell’ottica di un maggiore realismo.

Un'immagine datata del regista di origine ebraica 
Tra i suoi molti e famosi film, dove spesso amava apparire in ruoli minori, sono da ricordare ancora Harry e Tonto (che valse ad Art Carney il premio Oscar),  Stop a Greenwich Village, la moderna rilettura de La tempesta (con la coppia Gena Rowlands/John Cassavetes e il nostro Vittorio Gassman), Su e giù per Beverly Hills e il drammatico Nemici - Una storia d'amore, tratto da un romanzo di Isaac Bashevic Singer, candidato a tre premi Oscar. Spesso paragonato a un antropologo che studia la natura del sentimento amoroso e i suoi disastri, Mazursky fu una voce veramente originale ed una persona di grande intelligenza, perfetto storyteller che ravvivò, con i suoi aneddoti, anche molti documentari sul cinema.
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Coming Soon

lunedì 12 maggio 2014

Quelli che forse non avete ancora visto – “Blue Jasmine”, Woody Allen vincente con una grande Cate Blanchett

La locandina
RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 2014: miglior attrice protagonista a Cate Blanchett;  Golden Globes 2014: migliore attrice in un film drammatico a Cate Blanchett; Premio BAFTA 2014: migliore attrice protagonista a Cate Blanchett; Satellite Awards 2014: miglior attrice a Cate Blanchett;  Empire Awards 2014: miglior film attrice non protagonista a Sally Hawkins.

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

Scheda
Un film di Woody Allen. Con Cate Blanchett, Alec Baldwin, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Sally Hawkins, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Kathy Tong, Ted Neustadt, Andrew Long, Lauren Allan, John Harrington Bland, Leslie Lyles, Glenn Fleshler, Brynn Thayer, Christopher Rubin. Commedia drammatica, Usa 2013. Durata 98'.

La trama
Il film racconta di una donna dell'alta società newyorkese che, dopo il crollo finanziario e l'arresto del marito, si trasferisce dalla sorella a San Francisco, completamente al verde e per la prima volta costretta a fare i conti con la dura realtà delle ristrettezze economiche e la mancanza di onestà nella sua vita.

La mia recensione
Bleu Jasmine è l’ultimo film solo da regista di Woody Allen (oggi in piena lavorazione per Magic in the Moonlight con Colin Firth ed Emma Stone, il cui ingresso nelle sale non è ancora stabilito, forse entro quest'anno) e reduce dal discreto successo, come interprete, della pellicola Gigolò per caso, di e con John Turturro. Il grande cineasta di New York City, nel suo soggetto e nella sua raffinata sceneggiatura, suggerisce un tema classico dei suoi script, il tradimento, quello amoroso, descritto con minuzia di particolari con le sue traiettorie cerebrali, per lo più timori e incertezze e bugie e comportamenti sconclusionati e dannosi. Eppure il livello dettagliatamente psicologico della fabula è un po’ più basso rispetto a tanti altri suoi lungometraggi, soprattutto quelli più distanti nel tempo.


Cate Blanchett in una scena di Blue Jasmine
Il regista
Woody Allen
Ma, nonostante questo lieve scostamento dallo stile cui Allen ha abituato i sui ‘tifosi’, con Bleu Jasmine l’oggi 78enne regista di origini ebraiche, fa un salto di qualità rispetto alle ultime pellicole (frivole e a mio avviso modeste come, per esempio, Midnight in Paris, nel 2011 e il quasi risibile To Rome With Love, nel 2012). Torna comunque, con un ottimo risultato, allo schema in cui sulle ambientazioni prevalgono i personaggi, i loro tormenti, le loro cadute e i loro tentativi di rialzarsi. La pellicola, senza timore di smentita, deve buona parte del successo a una delle migliori interpretazioni della 45enne australiana Cate Blanchett (premiata con l’Oscar e che ad agosto vedremo in Dragon Trainer 2), la quale garantisce a Woody Allen, attraverso una mimica facciale di alta scuola con la quale trasmette lo spaesamento di Jasmine, l’eroina tormentata e mentalmente alla deriva che serviva a questa narrazione in immagini. E, nonostante ciò, una protagonista in qualche modo più concreta rispetto alle irresolutezze degli individui cinematografici del passato ‘alleniano’. La telecamera persevera spesso sugli sguardi persi di Jasmine, sul suo naufragio intellettivo mentre il getto di una doccia scorre sul suo corpo, sul suo continuo ritrovarsi a parlare da sola che è poi l’esito dello shock subìto, dei conseguenti interventi medici e dell’incessante imbottirsi di psicofarmaci.

Cate Blanchett dopo aver ritirato l'Oscar
Ben inserita, con una performance molto vivace, la londinese Sally Hawkins (ottima protagonista nel ‘sociale’ We Want Sex, 2010) la sorella, specchio dell’opposto esistenziale del personaggio principale. In questa vicenda gli uomini, per lo più, sono imbroglioni o ignoranti o grezzi o aggressivi, al contrario dei personaggi femminili, scossi con sofferenza dall’incostanza dei loro sentimenti.

Ottima l'interpretazione di Sally Hawkins
Impeccabile il montaggio di Alisa Lepselter e piacevolmente tipiche delle opere di Allen le musiche di Christopher Lennertz. I frequenti flash back sono ben inseriti nel flusso del racconto filmico e permettono allo spettatore di seguire la concatenazione d’immagini senza mai essere confuso e senza perdere la concentrazione. Un film semplice, nonostante sia opera di un regista da molti (a mio parere ingiustamente) considerato complicato e dalle indagini psicologiche insistite e ingarbugliate. Stavolta Allen sceglie un percorso narrativo più lineare in una commedia amara – a tratti tragica – e l’immedesimazione con la tormentata protagonista è di altissimo livello. Pur nel suo addirittura grottesco, quasi caricaturale ostinarsi nello sforzo di riacciuffare un passato ormai dileguatosi, non è mai antipatica. Stavolta non sono più i ricchi intellettuali più che benestanti di Manhattan a farla da padroni, ma un ex privilegiata che deve scontrarsi con uno fra i peggiori guai (malattie incurabili e lutti improvvisi esclusi) che possono frapporsi nella vita di una persona: aver avuto i soldi e averli persi. Da non perdere e da gustare.

Stefano Marzetti

lunedì 21 aprile 2014

Il più bello di lunedì, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 3 alle 21,05 (con trailer)

La locandina
Hugo Cabret

Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Martin Scorsese. Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone, Emily Mortimer, Jude Law, Johnny Depp, Michael Pitt, Christopher Lee, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Richard Griffiths, Frances de la Tour, Angus Barnett, Gulliver McGrath, Edmund Kingsley, Eric Moreau, Mihai Arsene, Emil Lager, Shaun Aylward. Avventura, Usa 2011. Durata 125'. 01 Distribution.

La trama
Hugo Cabret è un ragazzino orfano che vive da solo nei meandri di una stazione ferroviaria parigina negli anni Trenta. Dopo essersi imbattuto in un macchinario da ricostruire e in una ragazza eccentrica, il ragazzino entrerà in contatto con un anziano e misterioso gestore di un negozio di giocattoli, finendo risucchiato in una magica e misteriosa avventura. Hugo Cabret racconta l'avventura di un ragazzo pieno d’inventiva, che mentre cerca la chiave per far luce su un segreto legato alla vita di suo padre, finisce per migliorare quella delle persone che lo circondano, trovando inoltre un luogo che può chiamare finalmente casa.

Critica
Precisazione: non ho visto questo film, quindi la seguente critica cinematografica va intesa come rassegna stampa effettuata raccogliendo le osservazioni di colleghi di altre testate giornalistiche. Per lo più bocciato dagli analisti, il film ha riscosso notevole successo di pubblico, con un incasso totale in Italia di sette milioni e mezzo di euro.

"Con l'adattamento del romanzo di Selznick Brian, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (Mondadori, 2007), Martin Scorsese   - scrive Marianna Cappi di My Movies - si ritrova e si perde allo stesso tempo, andando alla ricerca del tempo perduto (...) la magia dell'esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ogni pochi minuti e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all'avventura, con effetti a dir poco ridondanti. S'invita lo spettatore - rileva ancora Cappi - ad ammirare lo spettacolo sensazionale, ad emozionarsi di fronte al meraviglioso, ma di fatto lo si tira per un braccio lungo un cammino prestabilito e didattico, che nulla ha di perturbante e molto di accattivante".

È "evidente che Scorsese pieghi le più moderne e raffinate tecnologie digitali e stereoscopiche a un volere (il suo) quasi anti-moderno - commenta invece Federico Gironi di Coming Soon - tutto teso a dimostrare come la tecnica, ieri come oggi, sia comunque votata a un obiettivo rimasto immutato nei decenni. Ma proprio in quest’ossessione, paradossalmente, risiede uno dei limiti maggiori di Hugo Cabret (...) laddove serviva il cuore, la passione per il racconto, per i personaggi, Scorsese fallisce come non ci si aspetta da un regista del suo calibro. Con la goffaggine di un nonno che solo oggi, dopo tanti anni, deve raccontare per la prima volta una storia ai suoi nipoti", scrive sempre Gironi.

***

In concomitanza (su La 7d alle 21,10) uno dei migliori e complessi film di Woody Allen, di cui qui sotto vi propongo le informazioni fondamentali.

La locandina
Hannah e le sue sorelle

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Woody Allen. Con Barbara Hershey, Michael Caine, Mia Farrow, Woody Allen, Dianne Wiest, Carrie Fisher, Maureen O'Sullivan, Lloyd Nolan, Max von Sydow, Daniel Stern, Julie Kavner, John Turturro, J.T. Walsh, Richard Jenkins, Lewis Black, Bobby Short, Paul Bates, Christian Clemenson, Joanna Gleason, Julia Louis-Dreyfus, Rusty Magee, Allen Decheser, Artie Decheser, Ira Wheeler, Fred Melamed, Benno Schmidt, Stephen Defluiter, Rob Scott, Beverly Peer, Daisy Previn, Moses Farrow, Carrottee Mary Pappas, Bernie Leigthon, Ken Costigan, Helen Miller, Leo Postrel, Susan Gordon-Clark, William Sturgis, Daniel Haber, Verna O. Hobson, John Doumanian, Fletcher Farrow Previn, Irwin Tenenbaum, Amy Greenhill, Dickson Shaw, Marje Sheridan, Ivan Kronenfeld, Maria Chiara. Titolo originale: Hannah and her Sisters. Commedia, Usa 1985. Durata 106'.

La trama
Le tre sorelle Hannah, Holly e Lee vivono a New York. La prima è la simpatica moglie di Elliott, un consulente fiscale e, qualche anno prima, è stata la moglie di Mickey, un ipocondriaco e irrequieto creatore di script televisivi, che l'ha lasciata perché il medico gli aveva diagnosticato l'incapacità di generare. Hannah, che ora di bambini ne ha quattro, è però rimasta in ottimi rapporti con il suo ex e sarebbe lieta che si sposasse con la sorella Holly, insoddisfatta come donna e come cantante e velleitaria scrittrice. La terza sorella è la giovane Lee, che convive con Frederick, un pittore più anziano di lei e piuttosto scontroso. Di Lee, però, s’innamora Elliot e, poiché la ragazza finisce con il cedere, ne nasce una storia appassionata, quanto imbarazzante, anche se gli altri sembrano non sospettare nulla. Intanto Mickey tenta una difficile intesa con Holly, ma il suo pensiero e ogni sua iniziativa in ogni campo sono come paralizzati: ora si è messo in testa di avere un tumore al cervello e passa da un radiologo all'altro e da una crisi esistenziale all'altra, non ultima quella religiosa (Mickey appartiene a una famiglia ebrea e il cattolicesimo sembra per qualche tempo affascinarlo). Mickey si riprende, mentre Elliott non trova il coraggio di parlare con la moglie, né tanto meno di lasciarla e allora Lee lo pianta per un compagno di università. Mentre Holly riesce finalmente a scrivere un buon soggetto, sperando di piazzarlo anche grazie agli incoraggiamenti di Mickey, questi si scopre innamorato della sua ex-cognata. Così, per la Festa del ringraziamento che tradizionalmente riunisce ogni anno figli e invitati attorno ai genitori Evan e Norma, due vecchi artisti dello spettacolo, tutti sembrano in conclusione, felici: Elliot con la sua Hannah ritrovata dopo la sbandata, Lee con l'universitario, nonché Holly e Mickey da poco sposati. E Mickey è felice perché Holly gli dice di essere incinta, a dispetto delle diagnosi che lo angosciavano.

s.m.

martedì 15 aprile 2014

Quelli che forse non avete ancora visto (recensione con trailer)

La locandina
Before Midnight

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Jennifer Prior, Charlotte Prior, Xenia Kalogeropoulou, Walter Lassally, Ariane Labed, Yannis Papadopoulos, Athina Rachel Tsangari, Panos Koronis, Enrico Focardi, Yota Argyropoulou, Serafeim Radis, Anouk Servera, Manolis Goussias. Drammatico, Usa 2013. Durata 109'.

La trama
Jesse, Céline e le loro bellissime bambine sono il ritratto della felicità e della famiglia perfetta. Tuttavia, quando le loro indimenticabili vacanze estive in Grecia volgono al termine, i due coniugi si rendono conto di non essere più i giovani e spensierati innamorati di un tempo. Lavoro e famiglia hanno lasciato il segno e il rientro a Parigi significa ritornare a una vita che nessuno dei due vuole più. La notte prima di ripartire Céline e Jesse affronteranno le paure più oscure legate all'amore, al senso di dovere e al matrimonio, per prendere una decisione finale: continuare a stare insieme o lasciarsi per sempre. Ponendosi le domande più difficili della loro esistenza, capiranno se seguire il cuore è stata la scelta giusta da fare.

Mia recensione
Se, com’è vero, fare dell'ottimo cinema è, anche, riuscire a ottenere un alto grado d’immedesimazione dello spettatore con i personaggi del racconto, ecco spiegato il motivo per cui Before Midnight - un drammatico con sprazzi da commedia - sia un bellissimo film. Tanto apprezzato dalla critica e ricoperto di nomination, quanto non premiato come avrebbe meritato dagli incassi al botteghino. Terzo capitolo dopo Before Sunrise - Prima dell'alba (1995) e Before Sunset - Prima del tramonto (2004), anche questi girati dall’oggi 53enne Richard Linklater (pronto a stupire di nuovo con il promettentissimo Boyhood del 2014), dovrebbe chiudere questa trilogia che lascia comunque un finale aperto e quindi fa pensare che la storia tra Jesse (Ethan Hawke, che sarà tra i protagonisti anche dello stesso Boyhood) e Céline (la parigina Julie Delpy, che deve il novanta percento del suo successo proprio a queste tre pellicole) possa essere destinata a proseguire in un quarto episodio.


Ethan Hawke e Julie Delpy in un a scena di Before Midnight
L'opera è basata sull'ottima sceneggiatura, questa volta scritta dagli stessi interpreti – entrambi molto bravi nella fase recitativa con un punticino in più per Hawke - insieme al cineasta texano, il quale nella trasposizione in pellicola ha saputo amalgamare con risultati eccellenti lunghissimi confronti dialettici a tecniche d’inquadratura in presa diretta, da fine architetto dell'esperienza cinematografica. L’identificazione di cui sopra, fra l'altro, è la cosiddetta ‘variabile’, che cioè si sposta da un personaggio all'altro e mostra, a turno, le diverse sfaccettature caratteriali e fisiche. In particolare per ciò che riguarda i due attori principali, chi guarda è trasportato in due direzioni, cioè verso i due punti di vista.

I due attori con il regista Richard Linklater
Nel corso della lunga e aspra discussione finale, che rischia di sgretolare una decennale relazione d'amore, come a me pare ovvio la sensibilità femminile del fruitore farà prevalere una maggiore 'empatia' con Céline e con quella maschile accadrà invece con Jesse. Si tratta della sezione più coinvolgente della pellicola - fatta, lo ripeto, quasi esclusivamente di dialogo e inquadratura - in cui è resa evidente da una parte la concretezza in apparenza superficiale e snervante dell'uomo, dall'altra la passionalità in apparenza confusionale e distruttiva della donna.

Un'altra scena importante di questo film
C'è in Before Midnight una verosimiglianza che sa molto di Woody Allen, per la scrupolosità e la durata degli scambi verbali e per quella delle immagini. Svariati minuti, ad esempio, dura anche la chiacchierata in automobile a inizio film, con la ripresa continua dei personaggi realizzata da una telecamera posta sul cofano. Scelta che, anziché penalizzare il flusso narrativo, favorisce la concretezza della scena tanto da dare l'impressione di esservi partecipi. A tal punto è preponderante la parte colloquiale dell'opera di Linklater - mai lenta, anche se inizialmente sotto questo aspetto potrebbe preoccupare - che la colonna sonora è quasi inesistente, se si eccettua un movimento proposto a basso volume e solo per favorire la continuità tra i rari ‘stacchi’ da una situazione a un'altra. Importante invece, in alcune parti del girato, l'attenzione per la fotografia (Christos Voudouris), che esalta in particolare i panorami e la macchia mediterranea greci. Così come scrupolosa importanza è stata data all'accadibile trasformazione fisica dei protagonisti, che come succede anche nell'accaduto mostrano rughe e sovrappeso, in parte forse accentuati da trucco e preparazione fisica che ha preceduto le riprese. Un film serio, a tratti commovente, da non perdere.

Stefano Marzetti

mercoledì 2 aprile 2014

“Gigoló per caso”, il desiderio di essere visti (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di John Turturro. Con John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofía Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber, Bob Balaban, M'barka Ben Taleb, Tonya Pinkins, Aubrey Joseph, Dante Hoagland, Jade Dixon, Diego Turturro, Max Casella, Jill Scott, Aida Turturro, Michael Badalucco, Katherine Borowitz, David Margulies, Eugenia Kuzmina, Loan Chabanol, Ari Barkan, Joseph Basile, Allen Lewis Rickman, Elli, Delphina Belle, Anna Kuchma, Teddy Bergman, Aurelie Claudel, Sol Frieder, Hilma Falkowski, Donna Sue Jahier, Fran Lieu, David Altcheck, Russell Posner, Salimatou Sillah, Abe Altman, Ted Sutherland, Ness Krell, Isaiah Clifton. Titolo originale Fading Gigolo. Commedia, Usa 2013. Durata 98'. Lucky Red. Uscita in Italia giovedì 17 aprile 2014.

La trama
Fioravante e Murray, due amici per la pelle in condizioni economiche precarie, per sbarcare il lunario decidono di cimentarsi con il mestiere più antico del mondo. L'uno (John Turturro) nei panni di un gigolò, l'altro (Woody Allen) nel ruolo di manager. Con il nome d'arte Virgil, Fioravante si destreggia tra un ménage a trois con due avvenenti signore alla ricerca di emozioni forti (Sharon Stone e Sofia Vergara) e gli incontri ben più casti con Avigal, vedova di un rispettato rabbino, rimasta sola con i figli, i ricordi di una vita vissuta nel mondo chiuso della comunità chassidica e un disperato bisogno di scoprire cose nuove. Mentre Fioravante è messo in crisi dai sentimenti che quest'ultima suscita in lui, ignaro della gelosia di Dovi (Liev Schreiber), chassidico innamorato di lei fin da quando era ragazzo, Bongo (pseudonimo di Murray) scopre che non è poi così facile essere un protettore.

La critica
John Turturro
Il film Gigoló per caso (vedi articolo precedente) è stato riassunto in quindici parole dal suo regista e interprete: «La fame di contatto che si sente oggi, il desiderio di essere visti, toccati, apprezzati». Anche a costo di fare sesso a pagamento, a quanto pare. John Turturro (uno che ha lavorato tantissimo con un cineasta del calibro di Spike Lee e in una miriade di pellicole pregiate o poco meno, con signori della ripresa quali i fratelli Joel ed Ethan Coen e Martin Scorsese,), fra i più grandi caratteristi di Hollywood, ha fatto mezzo giro del mondo (Italia compresa) per presentare la sua quarta fatica dietro la telecamera. Un esercizio che decise di cominciare nell’ormai lontano 1992, quando sfornò il suo miglior racconto cinematografico, Mac, per poi andare progressivamente calando nella qualità, nel 1998 con il comunque apprezzato Illuminata e poi con il mediocre Prove per una tragedia siciliana nel 2009.

Sesso raccontato con gentilezza
Oggi ci riprova a entrare nelle sale (ben 400 con questo lavoro distribuito da Lucky Red) affidandosi oltre che alle proprie facoltà recitative, anche a un cast da paura, che annovera in particolare gente come Woody Allen (non so se rendo?), Sharon Stone, Sofía Vergara e Vanessa Paradis. La sceneggiatura (il cui soggetto – dicono i rumor - è sgorgato da uno scherzo tra amici), scritta dallo stesso 57enne
Una scena con Woody Allen
artista newyorkese figlio di un immigrato siciliano, sembra garantire una realtà ‘accadibile’ - seppur caratterizzata da alcune scene paradossali – e quindi un piano di racconto più che discretamente organico. «Il mio gigolò – ha spiegato in una recente conferenza stampa a Roma - non è il classico bell'uomo ma ha il suo sex appeal, ama le donne e sa ascoltarle». Una domanda (riportata dall’inviato della Gazzetta del Sud), lo ha fatto schermire: «Citato, tra gli altri film recenti sul sesso, Nynphomaniac (vedi articolo) di
Lars von Trier, il regista ha risposto divertito: «Mi piace von Trier, ma mi spaventa un po’ questo paragone, io racconto il sesso in maniera gentile».

Il carattere cosmopolita
Pare non sia stato facile convincere un semi-misantropo come l’immenso Allen
Turturro danza con Sofía Vergara
ma
Turturro, un po’ scherzando, ha rivelato che decisivo per il ‘sì’ del suo amico è stato il fatto di farsi radere e tagliare i capelli dallo stesso barbiere. Come detto la fabula del film mette in particolare rilievo il senso di abbandono che può insorgere anche quando si ha al fianco un compagno/compagna. E “l’idea del gigoló – evidenzia un articolo del sito web de ‘la Repubblica’ - è una metafora per le relazioni, perché le persone in una maniera o nell'altra pagano per avere amore”. Fondamentale, si dice, il carattere cosmopolita del caso narrato, che concorre a non dare l’idea di una mera fantasticheria ma di una concreta concatenazione degli eventi.

New York location fondamentale
New York, la location di Gigoló per caso
Per questo la location ideale non poteva che essere la città del regista, New York City, dove è possibile, passeggiando, incontrare personaggi identici a quelli presentati nell’opera, così favorendo l’immedesimazione dello spettatore. «Mi piaceva anche raccontare – ha detto ancora Turturro - una certa New York, quella che sta scomparendo, quella delle librerie che chiudono. Per mostrare il negozio di testi rari che gestisce Allen mi sono ispirato a quello di un amico che è stato costretto a tirare giù la saracinesca». Insomma, un film che pare valer la pena vedere, col giusto approccio fenomenologico e possibilmente non troppo psicologico, al buio della sala cinematografica. Andrò.

st.mar.

lunedì 3 marzo 2014

In “Gigolò per caso” una Sharon Stone ancora mozzafiato

La locandina
Scheda del film

Un film di John Turturro. Con Sofía Vergara, Woody Allen, Sharon Stone, Liev Schreiber, John Turturro, Max Casella, Vanessa Paradis, Bob Balaban, Jill Scott, Aida Turturro, Michael Badalucco, Katherine Borowitz, David Margulies, Eugenia Kuzmina, Loan Chabanol, Tonya Pinkins, Ari Barkan, Joseph Basile, Allen Lewis Rickman, Elli, Jade Dixon, Delphina Belle, Anna Kuchma, Teddy Bergman, Diego Turturro, Aurelie Claudel, Sol Frieder, Dante Hoagland, Hilma Falkowski, Donna Sue Jahier, Fran Lieu, Aubrey Joseph, M'barka Ben Taleb, David Altcheck, Russell Posner, Salimatou Sillah, Abe Altman, Ted Sutherland, Ness Krell, Isaiah Clifton. Titolo originale Fading Gigolo. Commedi, Usa 2013a. Durata 98'. Lucky Red. Uscita giovedì 17 aprile 2014.

Trama del film

Nella storia due uomini attempati decidono di dedicarsi alla prostituzione maschile, con i nomi da battaglia di Virgil e Bongo. Il personaggio di Woody Allen sfrutterà e gestirà i proventi di quello di John Turturro, almeno finché quest'ultimo non s'innamorerà. I due dovranno mandare avanti il loro commercio all'insaputa della rigidissima comunità ebraica nella quale vivono.
Woody Allen e John Turturro

C’è da dire

È la quinta pellicola da regista per un grande attore come John Turturro. Prima di questo Gigolò per caso, aveva diretto con risultati più che soddisfacenti Mac (1992), Illuminata (1998), Romance & Cigarettes (2005) e Passione (2010), tra i quali degni di nota sono soprattutto il primo, con “un'onestà di fondo e un assillo di autenticità” (come ha scritto Morando Morandini) e Passione, documentario musicale, in cui “Turturro ancora una volta va al cuore delle cose esprimendo la sua incontenibile 'passione' per la musica”, come ha scritto Marzia Gandolfi su Mymovies.it

Di nuovo Allen e Turturro (foto Bloglive.it)
Nel cast, quasi a sorpresa, spunta con un ruolo di primo piano Woody Allen (attore/regista con curriculum di ben altro calibro, ma è anche questione di gusti), per la prima volta – udite udite – a recitare in un’opera filmica non diretta da lui stesso (in arrivo il suo prossimo film - ancora in Europa - Magic in the Moonlight, in cui si è limitato a stare dietro la cinepresa.). Era dal 2012 (To Rome With Love) che il 78enne artista di New York City non si mostrava anche fra gli attori.

Scena "pruriginosa" con  Sharon Stone e Sofía Vergara
Come non nominare colei che garantirà alla vicenda la dovuta dose di passione. Parliamo della splendida (come si usa dire) 55enne Sharon Stone, che si presenta a quest’appuntamento, così si dice in giro per il web, al suo massimo splendore. «Quando si è nell’età di mezzo, come la mia, è necessario darsi un’opportunità per cominciare un’altra vita, avere nuovi amori, nuovi incontri», ha dichiarato in una delle varie interviste rilasciate da quando è stata scritturata per Gigolò per caso. Con Turturro, fra l'altro, dà seguito a una sorta di sodalizio, visto che con lui aveva da poco recitato in Gods Behaving Badly (2013), un autentico flop è stato marchiato da chi l'ha visto. Per lei altri impegni in cantiere, uno sotto la direzione del nostro Pupi Avati (Un ragazzo d'oro, 2014) e Attachment (di Tony Kaye, 2014 [Detachment. Il distacco, 2011]). Una donna/catalizzatrice, la Stone, di cui la sola presenza nella squadra di un film per moltissimi è già buona ragione per pagare il biglietto. Questione di classe e fascino, nient’altro da dire.

Stefano Marzetti