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giovedì 5 giugno 2014

“Insidious: Chapter 3”, la trilogia si compie ma stavolta i fantasmi non c’entrano

Pronto a tornare nei cinema il terzo episodio della saga di Insidious
La trilogia si compie ma stavolta i fantasmi non c’entrano. Ai più ‘esperti’ dei due prequel (Insidious [2011] di James Wan con Patrick Wilson e Insidious 2 - Oltre i confini del male [2013, ancora Wan e Wilson]) quanto detto potrebbe far accendere la proverbiale lampadina. Sarà presto girato, infatti, il terzo episodio di Insidious, Chapter 3 (arrivo al cinema il 3 aprile 2015) .

La locandina del primo film
È quanto annunciato da Focus Features, Entertainment One, Sony Pictures Worldwide Acquisitions e Blumhouse Productions, che hanno anche chiarito che, a differenza delle prime due tessere di questa trilogia - costata ‘solo’ 7 milioni a film ma riuscita sinora a incassare oltre 97 milioni di dollari prima e con la seconda ‘botta’ quasi 162 milioni - non ci sarà più il regista della Malesia ma Leigh Whannell (debutto dietro la cinepresa), chiamato anche a scrivere l'intera operazione. Una scelta che non sorprende più di tanto, visto e considerato che lo sceneggiatore australiano ha messo mano agli script dei primi due capitoli.  A impedire a James Wan (che sarà comunque produttore) di ripetersi alla direzione di questo franchise, è l’impegno preso per la realizzazione di Fast and Furious 6. Ed ecco che per il giovane (37 anni) Whannell si presenta l’occasione di spiccare il volo. Steven Schneider, Brian Kavanaugh-Jones, Peter Schlessel, Lia Buman e Xavier Marchand faranno da produttori esecutivi, con il via alle riprese annunciato in estate, per questo 7 luglio. «È con grande piacere che giriamo il nuovo Insidious con il suo co-creatore Leigh Whannell. Siamo tutti entusiasti di vedere in quale direzione Leigh porterà la prossima puntata».

Una scena di Oltre i confini del male - Insidious 2
Insidious: Chapter 3 annovera tra gli attori principali Lin Shaye, Angus Sampson, Leigh Whannell e Anne Bergstedt Jordanova. È una pellicola del tutto nuova. Occorre anzitutto specificare che, sebbene la sceneggiatura del film sia ormai completa, della storia in senso stretto si conosce davvero poco. Il terzo capitolo del film in particolar modo si concentrerà su una famiglia mai vista prima. Di conseguenza, Patrick Wilson (che interpretava Josh Lambert) e Rose Byrne (nei panni di Renai Lambert), protagonisti dei precedenti capitoli, non torneranno a vedersela contro le forze oscure. Una scelta dettata appunto dalle nuove esigenze di copione e che forse farà storcere il naso ai fan della serie, rimasti col fiato sospeso - e in attesa di conoscere il seguito - dal finale di Oltre i confini del male: Insidious 2. Di un’altra cosa vi è certezza: Insidious: Chapter 3 non sarà in alcun modo connesso al finale dell’opera che l’ha preceduto. Previste, tuttavia, due facce note: Angus Sampson e lo stesso Leigh Whannell, sempre nei ruoli degli investigatori del paranormale, Tucker e Specs.

Redazione

giovedì 15 maggio 2014

Il più bello di giovedì 15 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Mtv alle 21,10

La locandina
Before Sunset - Prima del tramonto

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
National Board of Review Awards 2004riconoscimento speciale per l'eccellenza nel filmmaking; Empire Awardmiglior attrice a Julie Delpy.

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Julie Delpy, Vernon Dobtcheff, Louise Lemoine Torres, Rodolphe Pauly, Mariane Plasteig, Diabolo. Titolo originale: Before Sunset. Sentimentale, Usa 2004. Durata 80' circa.

La trama
Dopo averli lasciati nove anni prima a Vienna (nel primo film della trilogia, Prima dell'alba, 1995, Orso d´argento alla Berlinale 1994) dopo una sera e una notte trascorsa insieme e un amore nato e rinviato a un appuntamento qualche mese dopo. Li ritroviamo, Jesse e Celine, con lui sposato e con figli e diventato scrittore proprio raccontando la storia di nove anni prima. A una presentazione del suo libro a Parigi arriva anche Celine che si è riconosciuta nella protagonista. I due passeggiano per le vie di una capitale francese semideserta. Parlano di se stessi, di quanto sono rimasti uguali ad allora e anche di quanto sono cambiati. Ancora una volta hanno poche ore perché Jesse ha un posto prenotato in aereo. Cosa succederà?

Critica
Precisazione: ho visto questo film solo nel 2004, quando uscì. La seguente critica cinematografica, va quindi intesa come rassegna stampa effettuata raccogliendo le osservazioni di colleghi di altre testate giornalistiche.

***

Decisamente migliore del precedente - secondo la recensione di Film per Tutti - questo capitolo due con un ritmo assolutamente avvolgente in un’atmosfera ‘alla Rohmer senza Rohmer’. Grazie a una sceneggiatura mai retorica o romanticheggiante e grazie, soprattutto, a due attori che reggono i lunghi primi piani e tutto il film sulle loro spalle, Linklater ci regala un piccolo gioiello su come si fa cinema parlando dei sentimenti senza scivolare nella soap opera e senza imitare i maestri. Ci offre poi un finale assolutamente ‘giusto’ in cui ci lascia liberi di decidere non rinunciando a suggerire.

Julie Delpy
Ethan Hawke
“Duro, molto duro, sostenere un’ora e mezza davanti alla cinepresa - scriveva Valerio Salvi di Film Up - avendo a disposizione come comprimario ‘soltanto’ Parigi e come attrattiva le tue parole. Un film affabulante con i suoi mille percorsi di pensiero che non seguono alcuna logica se non quella del bisogno di ritrovarsi e di riconoscersi (...) Una grande idea, un’ottima realizzazione per un regista mai scontato” ma con una “perenne sensazione di fuori registro che nonostante l’indubbia difficoltà di un dialogo continuo che non consente recuperi, è anche appesantito da delle voci assurde che sembrano provenire da uno studio piuttosto che dal contesto”.
redazione


“Harry Potter”, è in arrivo una nuova trilogia

In arrivo una nuova trilogia della saga di Harry Potter
È in arrivo una nuova trilogia delle avventure di Harry Potter. La rivelazione è di Variety: lo studio cinematografico Warner lancerà, nel novembre del 2016, cinque anni dopo l'ultima pellicola Harry Potter e i doni della morte - Parte II, il primo episodio della trilogia ‘Gli animali fantastici: dove trovarli’, una serie di film derivati dal mondo dell'apprendista maghetto. A settembre dell'anno passato l'autrice dei romanzi da cui è stata tratta la straordinaria saga, Joanne K. Rowling, annunciò che avrebbe scritto il copione per la serie spin-off (derivata dalla precedente).

L'autrice dei romanzi,
Joanne K. Rowling
La trilogia s’incentra sul personaggio di Newton Artemis Fido Scamandro, che nel libro del maghetto di Hogwarts è l'autore di un testo secolare intitolato, come suddetto, ‘Gli animali fantastici: dove trovarli’, un testo che contiene la storia della ‘Magizoologia’ (la ‘Cura delle Creature Magiche’) e descrive settantacinque specie magiche che si trovano un po’ in tutto il mondo. Per il momento non è noto chi saranno il regista e i protagonisti delle prossime pellicole. Gli otto lungometraggi di Harry Potter hanno fatto guadagnare milioni di dollari in tutto il mondo a partire dal 2001. L'ultima parte della saga, il succitato film Harry Potter e i doni della morte - Parte II, uscì nel luglio del 2011, e fu diretto da David Yates.

Una scena dell'ultimo episodio,
Harry Potter - i Doni della Morte - Parte 2
Prima di lui si erano succeduti Chris Columbus (Harry Potter e la pietra filosofale, 2001; Harry Potter e la camera dei segreti, 2002),  Alfonso Cuarón (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, 2004),  Mike Newell (Harry Potter e il calice di fuoco, 2005) e, appunto, Yates (Harry Potter e l'Ordine della Fenice, 2007; Harry Potter e il principe mezzosangue, 2009; Harry Potter e i Doni della Morte - Parte I, 2010 e - come detto - Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II). Ma la favola continua. (Fonte Adnkronos/Dpa).

redazione

mercoledì 14 maggio 2014

Cannes, il Festival finisce un giorno prima e Tarantino omaggia Leone

Clint Eastwood in una scena di Per un pugno di dollari
Quentin Tarantino
Sergio Leone
La 67^ edizione del Festival di Cannes terminerà un giorno prima del previsto, cioè il 24 maggio anziché il 25, com’era previsto dal programma iniziale. Il cambiamento è stato deciso per evitare la coincidenza con le elezioni europee. E la chiusura dell’attesissima kermesse sarà ‘nelle mani’ del regista statunitense Quentin Tarantino, che renderà omaggio al mitico collega Sergio Leone (articolo), ‘padre’ dello ‘spaghetti western’ e suo autentico idolo. L’ultima serata, quindi, sarà dedicata alla proiezione della versione restaurata del capolavoro Per un pugno di dollari (1964), il primo film della cosiddetta ‘trilogia del dollaro’ (che conta anche Per qualche dollaro in più [1965] e Il buono, il brutto, il cattivo [1966]).

Il film di Sergio Leone, con protagonisti Clint Eastwood, Gian Maria Volontè e Lee Van Cleef, è uno dei simboli del western all'italiana, genere che per Tarantino ha sempre rappresentato un modello. Con le operazioni di restauro Per un pugno di dollari è stato digitalizzato in 4K (o Super HD, standard emergente per la risoluzione della televisione digitale, del cinema digitale e la computer grafica, cfr. Wikipedia) e anche il sonoro è stato migliorato.

redazione

mercoledì 30 aprile 2014

Da venticinque anni senza Sergio Leone, un ricordo del ‘genio’

Sergio Leone (foto Il Mattino web)
Venticinque anni fa moriva Sergio Leone, comunemente soprannominato il ‘padre dello spaghetti western’, che in tutta la sua luminosa ma non lunghissima carriera - durata circa vent’anni - ebbe il tempo di girare solo sette film, uno più bello dell’altro. E ritagliarsi così un posto nella storia del cinema, non italiano, bensì mondiale. Perché le sue pellicole sono conosciute e adorate in tutto il pianeta. Era il 30 aprile del 1989 e Leone, al secolo Sergio Roberti, aveva solo sessant’anni quando, per colpa di un infarto, si spegneva nella sua città, Roma, dov’era nato il 3 gennaio 1929. In quel periodo - ricorda Federico Boni di Cinema Yahoo - stava lavorando su un progetto poi diventato ‘leggenda’, riguardante l'assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale. Sono venticinque anni che questo film torna periodicamente a galla (con Gabriele Salvatores negli ultimi tempi più volte interessato) per poi rientrare nel dimenticatoio produttivo.
Clint Eastwood, protagonista della 'Trilogia del dollaro'
Dopo decenni da assistenza alla regia, il debutto avveniva nel 1961 con Il colosso di Rodi, peplum (pellicola storica in costume, perlopiù ambientata in periodo greco o romano antico) cui tre anni dopo seguiva il primo capitolo della mitologica ‘trilogia del dollaro’. Con Per un pugno di dollari (1964) Sergio Leone inventava un’inedita specie cinematografica che fece impazzire il mondo, Stati Uniti d'America compresi. Quel primo ‘gioiello’ fece letteralmente scuola e gli fu ispirato da La sfida del samurai (in giapponese Yojimbo), film di Akira Kurosawa del 1961. Fra l’altro ‘gettava’ nell’universo di celluloide un tale Clint Eastwood, oggi 83enne e senza dubbio uno dei più fervidi e profondi registi contemporanei di Hollywood.

L'anno dopo Leone si concedeva il bis con Per qualche dollaro in più (1965), terminando il tutto nel 1966 con Il buono, il brutto, il cattivo, col quale il regista capitolino faceva un fenomenale miglioramento sia nella scrittura sia nella qualità dell’impalcatura filmica e dava così alla luce un lungometraggio di genere che solo negli States incassò venticinque milioni di dollari. Un'enormità per l'epoca, dopo i trenta ricavati in totale coi due film precedenti.

Claudia Cardinale in C'era una volta il West
Diventato mito planetario, Sergio Leone proseguiva per la sua strada con C'era una volta il West (1968, a mio avviso forse il più bello), nato – secondo quanto ricostruito sempre da Cinema Yahoo - da un'idea di Bernardo Bertolucci e Dario Argento con un cast di pregio che annovera Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards e Charles Bronson. Cinque anni fa questo capolavoro era incluso nel National Film Registry dalla Biblioteca del Congresso americano per essere “culturalmente, storicamente o esteticamente” significativo. C'era una volta il West era seguito da Giù la testa (1971), secondo film della cosiddetta ‘trilogia del tempo’, con protagonisti  Rod Steiger, James Coburn e Romolo Valli.

Il manifesto di C'era una volta in America
Abbandonato il western dopo un decennio di trionfi, il cineasta romano impiegava tredici anni per realizzare il suo ultimo e più ambizioso lavoro, C'era una volta in America (1984). Presentato fuori concorso alla 37^ edizione del Festival di Cannes, il film era candidato a due Golden Globes, per poi vincere quattro Nastri d'argento e due Bafta. Come accaduto per tutti i film di Sergio Leone, il valore aggiunto furono le colonne sonore che fecero conoscere al mondo un altro artista romano, Ennio Morricone, notabile ingegno della musica molto spesso ‘prestato’ al mondo del cinema. Nell’occasione il regista compiva il casting più potente della sua carriera, ‘arruolando’ attori del calibro di  Elizabeth McGovern, James Woods, Robert De Niro, Treat Williams, Joe Pesci, Burt Young e una giovanissima Jennifer Connelly.

Per quanto ricordato, anche Filmamare sente l’obbligo di celebrare una data che riporta, giustamente, all’attenzione del mondo un personaggio rivoluzionario.


s.m.

mercoledì 16 aprile 2014

“Onirica – Field of Dogs”, una visionarietà a rischio noia (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥ = 5,5

Scheda del film
Un film di Lech Majewski. Con Michal Tatarek, Elžbieta Okupska, Jacenty Jedrusi, Jan Warta, Szymon Budzyk, Anna Mielczare, Karolina Korta, Karolina Wardyn, Massimiliano Cutrera. Titolo originale Field of Dogs. Drammatico, Pol/Ita/Sve 2013. Durata 102'. CG Home Video. Uscita giovedì 17 aprile 2014.

Trama del film
Adam lavora in un supermercato, era uno studioso e professore dell'università, amante della letteratura. Sopravvissuto a un incidente, in cui hanno perso la vita la sua compagna e il migliore amico, riesce a trovare conforto solo nel mondo dei sogni dove cerca rifugio e si abbandona alle visioni generate dalla sua ossessione per la Divina Commedia e come Dante, anche lui, parte per cercare la sua Beatrice perduta.

Critica
Un film difficile e, secondo alcuni critici che ne hanno visto l’anteprima, non del tutto riuscito. Di certo, lo dice la premessa stessa che ho deciso di scrivere, non sarà un campione d’incassi, in un momento in cui a farla da padroni sono azione e sequenze spettacolari. Ciò non toglie che qualche curiosità questo racconto per immagini del polacco Lech Majewski (anni fa lavorò negli States collaborando al semi sconosciuto Prisoner of Rio, pellicola che lanciò come protagonista un attore del calibro di Viggo Mortensen), a mio avviso, la suscita. Un’opera che termina la cosiddetta ‘trilogia sull’arte’, i cui primi due episodi sono Il giardino delle delizie (2004) e I colori della passione (2011) e con la quale il sessantenne cineasta di Katowice si getta e tenta di gettare lo spettatore nel vortice delle pene e dell’umana incertezza, alla ricerca di un finale salvifico mai facile da realizzare.

S’ispira Majewski, come rileva Giancarlo Zappoli di Mymovies, alla Divina Commedia (letta in lingua italiana dalla voce di un audiolibro) e intraprende un intimo viaggio nel quale non rinuncia alle tecnologie più avanzate. “Rischia però di smarrire il rigore visivo e narrativo – scrive Zappoli -  che contraddistingueva la sua opera precedente attratto com'è dal desiderio di moltiplicare segni e simboli”. In questo non manca la sua Polonia, qui “tormentata da catastrofi così come lo è, sul piano privato ed intimo, il cuore del protagonista”.


Una scena piuttosto surreale di Onirica - Field of Dogs
Ripeto con parole diverse l’osservazione iniziale: senza nulla togliere alle capacità filmico-narrative di Majewski, venute a galla in particolare col già citato I colori della passione, mi rendo conto di scrivere su un’esperienza filmica che ho la forte tentazione di risparmiarmi, consapevole che così facendo infrango una regola basilare della critica cinematografica, vale a dire scrollarsi di dosso pregiudizi prima di aver visto. Il fatto è che, per quanto ho potuto apprendere su quest’opera, esiste il considerevole rischio di imbattersi in forzature e incongruenze che dovrebbero servire al regista per legittimare un senso realistico del proprio intento cinematografico. Perplesso, infatti, il collega di Mymovies, quando osserva “su un piano più strettamente socio-politico, la particolare enfasi dedicata alla morte per incidente aereo del presidente polacco, figura molto discussa e sulla cui inumazione nella cattedrale che contiene le spoglie dei padri della patria un Maestro di indubbia forza morale come Wajda avanzò forti dubbi in una lettera aperta”.

Un'altra scena del film del regista polacco Lech Majewski
Avvalora il mio timore una convincente affermazione di Carola Proto, critico di Coming Soon, quando scrive che Onirica - Field of Dogs porta un fardello troppo pesante di piani narrativi e scelte registiche (vedi telecronache e radiocronache dei tragici fatti di quattro anni fa, nel 2010, appunto la succitata tragedia aerea con la morte del presidente della Polonia Lech Kaczyński, della moglie e di diversi altri membri ed ex componenti delle più alte istituzioni nazionali). Fardello che causa “un’attenzione intermittente (…) uno straniamento che, se non ci si lascia andare alla visionarietà del racconto, rischia di confondersi con la noia”. In conclusione Proto efficacemente ci avverte che si è al cospetto di “un film complesso: forse, per apprezzarlo di più e capirlo fino in fondo, andrebbe rivisto una seconda volta, magari lasciando lavorare più gli occhi delle orecchie”. Io passerò la mano.

Non essendo supportato dalla visione dell’anteprima del film, l’articolo va inteso come una sorta di rassegna stampa da me commentata e, dove possibile, arricchita.

st.mar.

martedì 15 aprile 2014

Quelli che forse non avete ancora visto (recensione con trailer)

La locandina
Before Midnight

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Jennifer Prior, Charlotte Prior, Xenia Kalogeropoulou, Walter Lassally, Ariane Labed, Yannis Papadopoulos, Athina Rachel Tsangari, Panos Koronis, Enrico Focardi, Yota Argyropoulou, Serafeim Radis, Anouk Servera, Manolis Goussias. Drammatico, Usa 2013. Durata 109'.

La trama
Jesse, Céline e le loro bellissime bambine sono il ritratto della felicità e della famiglia perfetta. Tuttavia, quando le loro indimenticabili vacanze estive in Grecia volgono al termine, i due coniugi si rendono conto di non essere più i giovani e spensierati innamorati di un tempo. Lavoro e famiglia hanno lasciato il segno e il rientro a Parigi significa ritornare a una vita che nessuno dei due vuole più. La notte prima di ripartire Céline e Jesse affronteranno le paure più oscure legate all'amore, al senso di dovere e al matrimonio, per prendere una decisione finale: continuare a stare insieme o lasciarsi per sempre. Ponendosi le domande più difficili della loro esistenza, capiranno se seguire il cuore è stata la scelta giusta da fare.

Mia recensione
Se, com’è vero, fare dell'ottimo cinema è, anche, riuscire a ottenere un alto grado d’immedesimazione dello spettatore con i personaggi del racconto, ecco spiegato il motivo per cui Before Midnight - un drammatico con sprazzi da commedia - sia un bellissimo film. Tanto apprezzato dalla critica e ricoperto di nomination, quanto non premiato come avrebbe meritato dagli incassi al botteghino. Terzo capitolo dopo Before Sunrise - Prima dell'alba (1995) e Before Sunset - Prima del tramonto (2004), anche questi girati dall’oggi 53enne Richard Linklater (pronto a stupire di nuovo con il promettentissimo Boyhood del 2014), dovrebbe chiudere questa trilogia che lascia comunque un finale aperto e quindi fa pensare che la storia tra Jesse (Ethan Hawke, che sarà tra i protagonisti anche dello stesso Boyhood) e Céline (la parigina Julie Delpy, che deve il novanta percento del suo successo proprio a queste tre pellicole) possa essere destinata a proseguire in un quarto episodio.


Ethan Hawke e Julie Delpy in un a scena di Before Midnight
L'opera è basata sull'ottima sceneggiatura, questa volta scritta dagli stessi interpreti – entrambi molto bravi nella fase recitativa con un punticino in più per Hawke - insieme al cineasta texano, il quale nella trasposizione in pellicola ha saputo amalgamare con risultati eccellenti lunghissimi confronti dialettici a tecniche d’inquadratura in presa diretta, da fine architetto dell'esperienza cinematografica. L’identificazione di cui sopra, fra l'altro, è la cosiddetta ‘variabile’, che cioè si sposta da un personaggio all'altro e mostra, a turno, le diverse sfaccettature caratteriali e fisiche. In particolare per ciò che riguarda i due attori principali, chi guarda è trasportato in due direzioni, cioè verso i due punti di vista.

I due attori con il regista Richard Linklater
Nel corso della lunga e aspra discussione finale, che rischia di sgretolare una decennale relazione d'amore, come a me pare ovvio la sensibilità femminile del fruitore farà prevalere una maggiore 'empatia' con Céline e con quella maschile accadrà invece con Jesse. Si tratta della sezione più coinvolgente della pellicola - fatta, lo ripeto, quasi esclusivamente di dialogo e inquadratura - in cui è resa evidente da una parte la concretezza in apparenza superficiale e snervante dell'uomo, dall'altra la passionalità in apparenza confusionale e distruttiva della donna.

Un'altra scena importante di questo film
C'è in Before Midnight una verosimiglianza che sa molto di Woody Allen, per la scrupolosità e la durata degli scambi verbali e per quella delle immagini. Svariati minuti, ad esempio, dura anche la chiacchierata in automobile a inizio film, con la ripresa continua dei personaggi realizzata da una telecamera posta sul cofano. Scelta che, anziché penalizzare il flusso narrativo, favorisce la concretezza della scena tanto da dare l'impressione di esservi partecipi. A tal punto è preponderante la parte colloquiale dell'opera di Linklater - mai lenta, anche se inizialmente sotto questo aspetto potrebbe preoccupare - che la colonna sonora è quasi inesistente, se si eccettua un movimento proposto a basso volume e solo per favorire la continuità tra i rari ‘stacchi’ da una situazione a un'altra. Importante invece, in alcune parti del girato, l'attenzione per la fotografia (Christos Voudouris), che esalta in particolare i panorami e la macchia mediterranea greci. Così come scrupolosa importanza è stata data all'accadibile trasformazione fisica dei protagonisti, che come succede anche nell'accaduto mostrano rughe e sovrappeso, in parte forse accentuati da trucco e preparazione fisica che ha preceduto le riprese. Un film serio, a tratti commovente, da non perdere.

Stefano Marzetti

martedì 1 aprile 2014

“Cinquanta sfumature”, in arrivo la trilogia per il cinema

La locandina
La scheda
Un film di Sam Taylor-Johnson. Con Dakota Johnson, Jennifer Ehle, Jamie Dornan, Luke Grimes, Victor Rasuk, Eloise Mumford, Max Martini, Rita Ora, Marcia Gay Harden, Dylan Neal, Callum Keith Rennie. Titolo originale: Fifty Shades of Grey. Erotico, Usa 2015

La trama
Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui.
Tra l'erotico e il sentimentale?
Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con se stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili. Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Ana conoscerà per la prima volta i suoi più segreti desideri. Tensione erotica travolgente, sensazioni forti, ma anche amore romantico, sono gli ingredienti che E. L. James ha saputo amalgamare osando scoprire il lato oscuro della passione, senza porsi alcun tabù.

Dal ‘romanzone’ al film
Era inevitabile. Dopo il successo planetario (circa cento milioni di copie vendute in tutto il mondo, traduzione in cinquanta lingue) – e a mio avviso più che esagerato ma giustificato dal carattere pruriginoso, per dire erotico e anche sessuale – della trilogia delle ‘Cinquanta sfumature’, come la battezzerei, non poteva che arrivare anche il film. Probabilmente (anzi sicuramente, visto che la Universal s’è già aggiudicata i diritti) un’altra trilogia, che sarà adattata per il grande schermo dal carneade, per dire sconosciuto, Sam Taylor-Johnson. Si parte, com’è ovvio, con Cinquanta sfumature di grigio (opera che non giungerà nelle sale prima del 2015, forse a San Valentino; originale, eh?). È tratta dall’omonimo ‘romanzone’ (riferito alle oltre seicento pagine che io non ho letto e mai leggerò), uscito nel 2011, della scrittrice inglese E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard), la quale – visto che ormai è moda – s’era già preparata i due sequel letterari, con l’aggiunta di altre due sfumature, il ‘nero’ e il ‘rosso’.

Dilettanti allo sbaraglio?
Dakota Johnson
sarà Anastasia Steele
Jamie Dornan
sarà Christian Grey
A sceneggiare il ‘mappazzone’ britannico (circa duemila pagine complessive) – che narra della torrenziale esaltazione lussuriosa dei due personaggi principali, Christian Grey (sarà incarnato dal 31enne Jamie Dornan, ‘meteora’ in Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola) e Anastasia Steele (la 24enne Dakota Johnson, vista/intravista in The Social Network, 2010, di David Fincher) - sono stati chiamati Kelly Marcel (prima versione), Patrick Marber e Mark Bomback, i cui curricula cinematografici sono, per quanto ne so io, pagine bianche. Insomma, una bella squadretta di dilettanti, non so ancora quanto ‘allo sbaraglio’ (mai giudicare troppo prima di vedere, anche se in alcuni casi, come questo, probabilmente per me sarà un ‘non vedere’). A occuparsi della produzione della prima pellicola, 50 Shades of Grey il titolo in lingua originale, saranno Mike DeLuca e Dana Brunetti. I due hanno lavorato assieme proprio a The Social Network, ma il curriculum di DeLuca è abbastanza importante, visto che è stato presidente della produzione della New Line.

Niente ‘luci rosse’
Un avvertimento va fatto a chi si aspetta alti gradi di ‘eccitamento’ una volta seduto nella buia sala del cinema. La produzione ha già comunicato che, com’era pronosticabile, la riduzione filmica del best seller cartaceo non sarà ‘spinta’ come, invece, è l’opera letteraria. Insomma, niente hard core, nemmeno di ‘lusso’ (sempre ammesso che da questa fabula, idea, sia tratto un approccio fenomenologico - per dire un racconto in immagini - degno di tale nome). Non resta che aspettare - per chi scalpitasse – per verificare se il film sarà in grado, nonostante alcune ristrettezze, di suscitare le stesse passioni che hanno garantito ai romanzi una ‘riconoscenza’ quasi illimitata. Buona attesa.

Stefano Marzetti

(per la trama si ringrazia Cine Blog)