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giovedì 17 luglio 2014

Il più bello di giovedì 17 luglio, prima serata, sul digitale: ‘The Life of David Gale’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
The Life of David Gale

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Alan Parker. Con Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Gabriel Mann, Matt Craven, Rhona Mitra, Leon Rippy, Cleo King, Constance Jones, Lee Ritchey, Cindy Waite, Jim Beaver. Drammatico, Usa 2003. Durata 131' circa. Uip.

La trama
Texas, oggi. Mentre in carcere sta aspettando il giorno dell’esecuzione capitale, David Gale, un tempo stimato docente di filosofia e attivista di un movimento contro la pena di morte, ottiene il permesso per rilasciare un’intervista alla giornalista Bitsey. A lei Gale dice di non aver stuprato né ucciso l’amica Constance, di essere anzi vittima di un complotto per denunciare il quale ora intende raccontare come si sono svolti veramente i fatti. Torna così a qualche tempo addietro, quando la falsa accusa di una studentessa per violenza sessuale gli aveva causato la perdita sia del posto all’università sia della moglie trasferitasi in Spagna con il figlioletto.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Si tratta di un thriller, costruito tenendo ben presenti le esigenze commerciali e in cui, via via che l’indagine va avanti, la fiction prende il sopravvento sulla ‘tesi’ - rileva Alberto Crespi di Film Tv, ripreso da Coming Soon - e l'intreccio si fa sempre più macchinoso, con scarso rispetto per la verosimiglianza e la legge delle probabilità. Il soggetto ricorda piuttosto da vicino quello di un film del 1956, L'alibi era perfetto, uno tra i noir americani meno noti di Fritz Lang: ma laddove Lang componeva con geometrica lucidità e rigore morale la sua arringa contro la pena di morte, Alan Parker si dà da fare per stupirci con colpi di scena, rimescolamenti di carte e ‘rivelazioni’ che non sorprenderebbero neppure il più ingenuo degli spettatori. Fino, e qui si arriva al paradosso, a una conclusione controproducente - chiude Crespi - proprio per la causa che sta perorando”.

Kate Winslet in una scena del film di Alan Parker
“(...) Alan Parker domina con maestria ed estrema originalità l’ottima sceneggiatura di Charles Randolph (professore di filosofia a Vienna, alla sua prima fatica come scrittore)”, scrive Daniele Sesti di Film Up. Il regista inglese riesce a enfatizzare, impreziosendoli, i dialoghi dello script che costituiscono certamente uno dei punti di forza dell’opera. In particolare, vi segnaliamo il dialogo sulla veranda, di sera, tra Spacey e la commovente Laura Linney (nella parte di Constance, vero motore di tutta la storia): dialoghi da manuale (...) L’idea di raggiungere più gente possibile grazie alla scelta di uno stile popolare, in questo caso, è certamente vincente. Così come vincente ed entusiasmante è stata le scelta di scegliere due interpreti come Kevin Spacey e Laura Linney. I due sono autori di veri e propri pezzi di bravura recitativa tali da lasciarci veramente a bocca aperta. The life of David Gale è un film assolutamente da vedere e da far vedere”, conclude Sesti. “Perché? Perché ‘in conclusione una società civilizzata deve convivere con una dura verità: chi cerca vendetta scava due tombe’”.
redazione

mercoledì 11 giugno 2014

“Synecdoche, New York”, il compianto Hoffman e l’illusoria convinzione di essere morto

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Charlie Kaufman. Con Philip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Michelle Williams, Catherine Keener, Emily Watson, Dianne Wiest, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis, Tom Noonan, Sadie Goldstein, Robin Weigert, Daniel London, Robert Seay, Stephen Adly Guirgis, Frank Girardeau, Paul Sparks, Jerry Adler, Lynn Cohen, Daisy Tahan. Commedia, Usa 2008. Durata 124'. Bim. Uscita: giovedì 19 giugno 2014.

La trama
Caden Cotard, regista teatrale fresco del successo ottenuto grazie alla messa in scena di Morte di un commesso viaggiatore, si accinge ad affrontare la preparazione della sua nuova opera che prevede addirittura la ricostruzione di una New York a grandezza naturale allinterno di un magazzino di Manhattan. Nel frattempo deve anche gestire i difficoltosi rapporti con le donne della sua vita.

Critica – Rassegna stampa
'Sineddoche: procedimento linguistico espressivo che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità intesa come maggiore o minore estensione’”. Così comincia la recensione di Stefano Lo Verme di Movie Player. “La parte per il tutto - scrive ancora -: uno slittamento del senso che corrisponde al tentativo di racchiudere, entro una sezione ben delimitata, una realtà impossibile da abbracciare, catturare, comprendere nella sua interezza. In tale prospettiva, quale migliore esempio di sineddoche della rielaborazione artistica? (...) un film basato sul tema dello sdoppiamento e della moltiplicazione,
Il regista
Charlie Kaufman
tanto sul piano narrativo quanto sul piano semantico (...) un magnifico (e compianto, vista anche la recente scomparsa, ndr)
Philip Seymour Hoffman, che rimanda alla sindrome di Cotard (ma è solo uno degli innumerevoli riferimenti inseriti dal regista e sceneggiatore Charlie Kaufman, come una serie di indizi da raccogliere), definita anche ‘delirio di negazione’, in quanto chi ne è affetto ha l’illusoria convinzione di essere morto. La negazione dell’esistenza, dunque - si legge sempre su Movie Player - alla quale il protagonista, disperatamente ipocondriaco e tormentato dai più bizzarri sintomi, replica attraverso gli strumenti dell'arte, che Aristotele assimilava alla mimesi (...)

“(...) Charlie Kaufman, sceneggiatore di film quali Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee - Adaptation e Se mi lasci ti cancello, esordisce dietro la macchina da presa con un’opera che recupera il tema della frantumazione dell’identità e della sua rifrazione sul piano artistico: la crisi personale del regista teatrale Caden Cotard, interpretato da Philip Seymour Hoffman, offre così lo spunto per un labirintico gioco di specchi in cui ricordi ed esperienze del protagonista - conclude Lo Verme - sono rievocati sotto forma di doppelgänger (copia di una persona vivente, ndr) e di simulacri, in un incessante slittamento fra realtà e finzione”.

Philip Seymour Hoffman in una scena di Synecdoche, New York
“(...)Kaufman, dopo una carriera ricca di riconoscimenti quale sceneggiatore (…) giunge finalmente alla regia e si scopre libero di sprigionare tutta la sua creatività”. A scriverlo è Giancarlo Zappoli di My Movies. In questo film “si riassumono le ossessioni quasi pirandelliane dell’autore il quale vorrebbe poter controllare e dirigere la propria vita così come fa con i personaggi e con gli attori chiamati a dare loro volto, voce e sentimenti. Quando poi, come in questo caso, gli attori si trovano a riprodurre la vita, sempre più ossessivamente intricata, di chi li dirige, le distanze finiscono con l’annullarsi in un gioco di raddoppiamenti che si fa sempre più intellettualmente stimolante quanto più si complica. Fino a quando - conclude Zappoli - la morte comincerà a far sentire realmente la propria presenza prendendo in mano la ‘regia’”.

redazione

martedì 10 giugno 2014

Il più bello di martedì 10 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 5 alle 21,15

La locandina
Departures

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Oscar 2009: miglior film straniero.

La scheda
Un film di Yojiro Takita. Con Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano, Kimiko Yo, Tetta Sugimoto, Toru Minegishi, Tatsuo Yamada, Yukari Tachibana, Tarô Ishida, Sanae Miyata, Ryôsuke Ohtani, Mitsuyo Hoshino, Tatsuhito Okuda. Titolo originale: Okuribito. Drammatico, Gia 2008. Durata 130' circa. Tucker Film.

La trama
Un ex violoncellista fallito realizzerà se stesso e scoprirà finalmente di possedere un talento (sebbene alquanto inusuale): preparare i cadaveri (lavarli, vestirli, truccarli, profumarli) per una ditta di pompe funebri. Un rituale di rara grazia, una cerimonia fatta di piccoli gesti e di movimenti leggiadri, che ci restituiranno il fascino ma anche il mistero del culto giapponese più antico e più profondo: quello per i defunti.

Critica – Rassegna stampa
Questo film nel 2009 ha vinto l'Oscar come miglior film straniero battendo opere importanti come l’israeliano Valzer con Bashir e il francese La classe, e “(...) quei pochi eletti ne sapevano qualcosa - scriveva allepoca Natalia Aspesi de la Repubblica - e si pensò a una bizzarria hollywoodiana. È vero, è un film giapponese, genere non più di moda dagli anni ‘70; è vero, i cadaveri sono apprezzati solo nei film horror soprattutto nel ruolo di morti viventi, mentre qui appaiono come defunti reali, al centro del dolore delle persone care, e da noi sarà tutto un toccarsi. Ma quell'Oscar l’ha meritato (...) uno strano spettacolo di grazia struggente, di amorevole cura e rispetto, di gesti rapidi, esperti e affettuosi, che danno alla morte, sempre chiamata viaggio, non l’idea di fine ma di passaggio, di continuità con la vita. Non ha nulla del funerale religioso - rilevava ancora Aspesi - ed avviene in luoghi pieni di luce, di fiori e broccati bianchi (...)”.

Una scena emblematica di Departures, vincitore dell'Oscar 2009
“(...) Si può parlare della morte senza creare inevitabilmente un’atmosfera decadente e disperata?”, si chiedeva Maurizio Encari di Every Eye - Per quanto visto in Departures, la risposta non può che essere positiva. Takita realizza un film superlativo, dalla mille sfaccettature e che offre un punto di vista ‘diretto’ con la nera mietitrice, offrendo al protagonista le vesti di un accompagnatore silenzioso e meticoloso, che rende l’ultimo viaggio meno doloroso per le famiglie colpite dal lutto (...) Departures è in grado di risvegliare, o forse svegliare per la prima volta, sensazioni la cui potenza emotiva tocca più volte le corde del cuore, quasi metaforicamente in empatia con quelle di un violoncello che mai come in questo caso si è rivelato uno strumento dell’anima capace di amplificare a dismisura la forza dei sentimenti e delle sensazioni. Se cercate un’altra pagina di grande Cinema - suggeriva sempre Encari - avete dove rivolgervi (...)”.
redazione

venerdì 6 giugno 2014

“Jimi: All Is By My Side”, il primo film biografico su Hendrix è già un evento

Un ritratto di Jimi Hendrix
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di John Ridley. Con André Benjamin, Hayley Atwell, Imogen Poots, Burn Gorman, Ruth Negga, Ashley Charles, Clare-Hope Ashitey, Amy De Bhrún, Laurence Kinlan, Jade Yourell, Andrew Buckley, Robbie Jarvis, Demetrice Nguyen, Tristan McConnell, Danny McColgan. Biografico, Gb/Irl/Usa 2013. Durata 118' circa. I Wonder Pictures. Uscita: giovedì 18 settembre 2014.

La trama
Nel 1966 uno sconosciuto chitarrista chiamato Jimmy James lasciò la città di New York per andare a Londra. Dodici mesi dopo tornò negli Stati Uniti per calcare il palco del Monterey Pop... e la sua chitarra prese fuoco.

Critica – Rassegna stampa
André Benjamin in una scena del film (foto Coming Soon)
“Nessuno ci aveva provato sino a oggi - chiarisce subito Enzo Gentile di Virgin Radio - e se a quarantaquattro anni dalla morte solo ora arriva sugli schermi un film dedicato a Jimi Hendrix, ecco che la notizia già di per sé acquista il sapore dell’evento. Il regista John Ridley, fresco di premio Oscar per la sceneggiatura di 12 anni schiavo, ci ha lavorato a lungo a questo biopic, spalleggiato da una fitta pattuglia di produttori e finanziatori:  in aperta battaglia contro gli eredi di Jimi, su tutti la sorellastra Janie che controlla i diritti e non ha concesso, come prevedibile, neppure una nota del più grande chitarrista della storia del rock (...)  Il carattere di veridicità della storia, il riepilogo minuzioso di alcuni dettagli di vita, un tono per nulla agiografico, che di Jimi mostra debolezze e opacità caratteriali, fa del film un capitolo del tutto raccomandabile per chi ha amato e trova l’eredità di Hendrix in molta della musica presente o del nostro passato prossimo. I dialoghi ruvidi, certi momenti di smarrimento, le scelte da fare per trovare una propria identità, sono effettivamente un valore aggiunto a quella che poteva essere una piana, banale rassegna di successi e trionfi (…)”.

Il regista di Jimi: All Is By My Side, John Ridley
“(...) Questo film sul leggendario chitarrista - fa sapere anche Federico Gironi di Coming Soon - sarà privo della sua musica originale. Non c’è stato, infatti, l’accordo tra la produzione del film e gli eredi di Hendrix sull’uso del catalogo del musicista e quindi il film sarà musicato da cover di artisti come i Beatles o Muddy Waters: quelli che lo stesso Hendrix omaggiava live prima di diventare famoso e imporre la sua musica al pubblico. A suonare queste cover di cover per la colonna sonora del film sarà lo stesso Benjamin, che pare essere stato protagonista di un processo di fisica e vocale incredibile e che si avvarrà di una band - scrive ancora Gironi - composta da Waddy Wachtel (chitarrista per gente come Keith Richards e Stevie Nicks), il bassista di Phil Collins Laland Sklar e l’ex batterista di John Mellencamp Kenny Aronoff (...)”.

redazione

domenica 1 giugno 2014

Massimo Troisi, a vent’anni dalla scomparsa il cinema rende omaggio

Massimo Troisi in una scena di Ricomincio da tre
La locandina
de Il postino
Venti anni senza Massimo Troisi. L'attore, regista, poeta malinconico, morì a Ostia (Roma) il 4 giugno 1994, a soli 41 anni, il giorno dopo aver finito le riprese de Il Postino, il film che vinse un Oscar. «Più che un ricordo per me Massimo Troisi è una presenza giornaliera. Da vent’anni tutti i giorni c’è sempre qualcuno che mi parla del film Il Postino e di lui. Mi emoziono sempre doppiamente quando penso ai giorni delle riprese e questo è un modo per non farlo andare mai via». L’ha detto l'attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, aggiungendo che «mi emoziono anche perché pensando a Massimo, rifletto sul fatto che la semplicità e la verità sono valori importanti che giungono dritti al cuore e non vanno più via». Il grande artista partenopeo sarà ricordato nella sua città, San Giorgio a Cremano (Napoli), con una serie di eventi. (Fonte, Ansa online).

Carriera

Filmografia attore
Ricomincio da tre (1981)
Morto Troisi, viva Troisi! (1982, solo tv)
No grazie, il caffè mi rende nervoso, di Lodovico Gasparini (1982)
Scusare il ritardo (1983)
"FF.SS." - Cioè: "... che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene di Renzo Arbore (1983)
Non ci resta che piangere, anche di Roberto Benigni (1984)
Hotel Colonial di Cinzia TH Torrini (1987)
Le vi del Signore sono finite (1987)
Splendor, di Ettore Scola (1989)
Che ora è di Ettore Scola (1989)
Il viaggio di Capitan Fracassa, di Ettore Scola (1990)
Pensavo fosse amore... invece era un calesse (1991)
Il postino, di Michael Radford (1994)

Filmografia regista
Ricomincio da tre (1981)
Morto Troisi, viva Troisi! (1982, solo tv)
Scusare il ritardo (1983)
Non ci resta che piangere, con Roberto Benigni (1984)
Le vi del Signore sono finite (1987)
Pensavo fosse amore... invece era un calesse (1991)

Filmografia sceneggiatore
Ricomincio da tre (1981)
Morto Troisi, viva Troisi! (1982, solo tv)
No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982)
Scusate il ritardo (1983)
Non ci resta che piangere (1984)
Le vie del Signore sono finite (1987)
Pensavo fosse amore... invece era un calesse (1991)
Il postino (1994)

Riconoscimenti
Globo d'oro 1980-1981: opera prima e attore rivelazione per Ricomincio da tre
Nastri d'argento 1981: migliore soggetto, miglior regista esordiente, miglior attore esordiente e migliore sceneggiatura per Ricomincio da tre
David di Donatello 1981: miglior film e miglior attore protagonista per Ricomincio da tre
Targa Mario Gromo 1981: migliore attore esordiente per Ricomincio da tre
46^ Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (ex aequeo con Marcello Mastroianni) per Che ora è?
Premi Vittorio De Sica 1983 per il cinema italiano
Nastri d'argento 1988: miglior sceneggiatura per Le vie del Signore sono finite (con Anna Pavignano)
Premio Pasinetti 1989: per Che ora è?
Ciak d'oro 1990: migliore attore protagonista per Che ora è?
David di Donatello 1995: nomination come miglior attore protagonista per Il postino
Screen Actors Guild Awards 1996: nomination come miglior attore cinematografico per Il postino
Premi Oscar 1996: nomination come miglior attore e migliore sceneggiatura non originale (con Anna Pavignano, Michael Radford, Furio Scarpelli e Giacomo Scarpelli) per Il postino
(Fonte Wikipedia)
redazione

giovedì 15 maggio 2014

“Harry Potter”, è in arrivo una nuova trilogia

In arrivo una nuova trilogia della saga di Harry Potter
È in arrivo una nuova trilogia delle avventure di Harry Potter. La rivelazione è di Variety: lo studio cinematografico Warner lancerà, nel novembre del 2016, cinque anni dopo l'ultima pellicola Harry Potter e i doni della morte - Parte II, il primo episodio della trilogia ‘Gli animali fantastici: dove trovarli’, una serie di film derivati dal mondo dell'apprendista maghetto. A settembre dell'anno passato l'autrice dei romanzi da cui è stata tratta la straordinaria saga, Joanne K. Rowling, annunciò che avrebbe scritto il copione per la serie spin-off (derivata dalla precedente).

L'autrice dei romanzi,
Joanne K. Rowling
La trilogia s’incentra sul personaggio di Newton Artemis Fido Scamandro, che nel libro del maghetto di Hogwarts è l'autore di un testo secolare intitolato, come suddetto, ‘Gli animali fantastici: dove trovarli’, un testo che contiene la storia della ‘Magizoologia’ (la ‘Cura delle Creature Magiche’) e descrive settantacinque specie magiche che si trovano un po’ in tutto il mondo. Per il momento non è noto chi saranno il regista e i protagonisti delle prossime pellicole. Gli otto lungometraggi di Harry Potter hanno fatto guadagnare milioni di dollari in tutto il mondo a partire dal 2001. L'ultima parte della saga, il succitato film Harry Potter e i doni della morte - Parte II, uscì nel luglio del 2011, e fu diretto da David Yates.

Una scena dell'ultimo episodio,
Harry Potter - i Doni della Morte - Parte 2
Prima di lui si erano succeduti Chris Columbus (Harry Potter e la pietra filosofale, 2001; Harry Potter e la camera dei segreti, 2002),  Alfonso Cuarón (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, 2004),  Mike Newell (Harry Potter e il calice di fuoco, 2005) e, appunto, Yates (Harry Potter e l'Ordine della Fenice, 2007; Harry Potter e il principe mezzosangue, 2009; Harry Potter e i Doni della Morte - Parte I, 2010 e - come detto - Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II). Ma la favola continua. (Fonte Adnkronos/Dpa).

redazione

giovedì 1 maggio 2014

Per i 25 anni dalla morte Sergio Leone torna a Cannes

Sono trascorsi venticinque anni dalla scomparsa di Sergio Leone
In occasione dei venticinque anni dalla sua morte (articolo), avvenuta il 30 aprile 1989 per un attacco di cuore, Sergio Leone rivive al prossimo Festival di Cannes (articolo). La Cineteca di Bologna porterà infatti sulla Croisette dal 14 al 25 maggio  una versione completamente restaurata della ‘Trilogia del dollaro’ (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo). Ricorre infatti anche il cinquantesimo anniversario dall'uscita di Per un pugno di dollari, primo vero capitolo del filone degli 'spaghetti western', di cui Leone era maestro indiscusso.

redazione

venerdì 18 aprile 2014

Gabriel García Márquez era innamorato del cinema e anche attore

Gabriel García Márquez è mancato ieri all'età di ottantasette anni


Il connubio col cinema
Con Fidel Castro
Gabriel García Márquez - scomparso ieri a Città del Messico all’età di ottantasette anni - era innamorato del cinema e di questo non si parla abbastanza. Un vero connubio quello di ‘Gabo’ (il soprannome del grande letterato colombiano) e il mondo di celluloide, di cui egli fu innamorato sin dagli albori della sua intensa attività artistica. Che lo portò dapprima, come giornalista, a scrivere di cinema, fino a svolgere una vera e propria attività di sceneggiatore (più di venti film in quattro decenni). Il valore di queste opere non è mai stato tale da essere catalogabile con precisione dal sottoscritto. Tuttavia tale attività di ‘Gabo’ va qui rilevata per l’importanza che ebbe nell’affinamento dello stile narrativo e, quindi, per i benefici che portò alla sua successiva produzione di grande novelliere.

Il ‘Gabo’ sceneggiatore
Con Bill Clinton
Per i suoi script fu premiato in due occasioni: l’Ariel Awards 1980 in Messico e il premio assegnato dai giornalisti di cinema messicani, entrambi per il film El año de la peste (1979) scritto con Juan Arturo Brennan e Felipe Cazals, come ricorda Cine Blog. Che riporta anche dell’occasionale attività di attore di Gabriel García Márquez: nel 1965 in In questo villaggio non ci sono ladri, “considerato un po’ il manifesto per una visione sulla cultura messicana dell’epoca”, rileva ancora Cine Blog; nel 1979 in Maria del mio cuore “una storia fantasiosa su una maga e un ladro”; nel 1990 in My Macondo. Risale addirittura al 1954 un suo cortometraggio da regista, La Langosta Azul (L’aragosta azzurra), realizzato in bianco e nero e senza sonoro.

Film tratti dai romanzi
Tre film tutti da giudicare. Nel senso che vanno visti e ‘sentiti’. Precisazione che appare ovvia ma che, in effetti, non lo è perché, detto che è opinione diffusa e anche mia che le tre pellicole ispirate ad altrettante opere letterarie di Gabriel García Márquez raggiungano appena la sufficienza, ogni spettatore potrebbe trarne un’idea diversa, condizionata soprattutto dall’aver letto o meno i corrispondenti romanzi del Nobel per la Letteratura. Sotto vi propongo in breve le tre pellicole i cui soggetti sono stati Cronaca di una morte annunciata (1987, Francesco Rosi); Nessuno scrive al colonnello (1999, Arturo Ripstein), L’amore ai tempi del colera (2007, Mike Newell). I titoli, nella traduzione in italiano, corrispondono a quelli dei libri.

Cronaca di una morte annunciata

Valutazione media ♥♥♥ = 6

La scheda
Un film di Francesco Rosi. Con Gian Maria Volonté, Ornella Muti, Rupert Everett, Anthony Delon, Lucia Bosè, Irene Papas, Alain Cuny, Silverio Blasi, Carolina Rosi, Sergi Mateu, Caroline Lang, Carlos Miranda, Rogerio Miranda, Leonor Gonzales, Vicky Hernandez, Edgardo Roman. Drammatico, Ita 1987. Durata.

La trama
Il maturo dottor Cristof Bedoya scende dal battello che l'ha ricondotto lungo il fiume a uno sperduto villaggio della Colombia - dove ha fatto la sua prima pratica medica - chiamato a dirigerne l'ospedale. Lo assalgono i ricordi della giovinezza, quando il ventunenne amico Santiago Nasar, rampollo di una famiglia benestante del paese, venne ucciso a coltellate dai fratelli Vicario, per vendicare l'onore della loro sorella Angela che, ripudiata subito dopo le nozze dal marito Bayardo San Roman perché non illibata e violentemente pressata dai familiari, si era lasciata sfuggire il nome del giovane colpevole. Sull'onda dei ricordi, Bedoya riesce a ricostruire pezzo per pezzo la cronaca dell'uccisione dell'amico, dall'arrivo dello spavaldo Bayardo, al suo vano corteggiamento di Angela, che lo rifiuta, ai modi strafottenti e alla sfacciata profusione di denaro con cui riesce a convincere la famiglia a concedergliela in sposa. Fino, poi, alle nozze fiabesche, cui farà seguito il ripudio e la tragica uccisione dell'amico, davanti al passivo fatalismo di quasi tutto il paese, riversato sulla piazza in occasione del passaggio del vescovo. Nessuna prova concreta delle presunte responsabilità di ‘seduttore’ di Santiago affiora dalle ostinate ricerche dell'amico. Frattanto Angela, incredibilmente fedele al marito, continua a scrivergli lettere su lettere per anni, fino al ritorno di lui al paese e alla patetica riconciliazione finale.

***

Nessuno scrive al colonnello

Valutazione media ♥♥♥ = 6

Un film di Arturo Ripstein. Con Fernando Lujan, Marisa Paredes, Salma Hayek, Ernesto Yanez, Fernando Pardo, Daniel Giménez Cacho Titolo originale: El coronel no tiene quien le escriba. Drammatico, Mes/Fra/Spa 1999.  Durata 118’.

La trama
In un paesino del Messico un anziano colonnello è in attesa. Gli è stata promessa la pensione ma sono ormai passati molti anni e la promessa è rimasta tale. Tuttavia ogni venerdì, il colonnello indossa un elegante vestito bianco, mette il cappello a larga tesa e si reca al porto a vedere l'arrivo del battello con la posta. Poi va all'ufficio postale, dove l'impiegato gli dice che non è arrivato niente per lui. Allora il colonnello torna a casa, dove lo aspettano la moglie, sofferente di asma, e soprattutto una situazione oltremodo precaria. Non ci sono soldi e nella casa regna una povertà costante, alla quale per orgoglio l'uomo non vuole rassegnarsi. Sta per vendere un orologio rotto ma poi finisce per farselo aggiustare e riportarlo a casa. Il peso che grava sulla vita della coppia è quello della morte violenta del figlio, avvenuta anni prima e archiviata come incidente. Quando arriva l'ordine di sfratto, il colonnello potrebbe vendere il gallo da combattimento che alleva in casa, ma anche qui ci ripensa e deve restituire l'anticipo ricevuto. Nogales, da tutti indicato come il responsabile della morte del figlio, gli offre dei soldi ma lui rifiuta. A questo punto il colonnello torna a casa e alla moglie che gli chiede: «Cosa mangeremo?» risponde: «Mangeremo merda».

***

L’amore ai tempi del colera

Mia valutazione ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Mike Newell. Con Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin Bratt, Catalina Sandino Moreno, Hector Elizondo, Liev Schreiber, Fernanda Montenegro, Laura Harring, John Leguizamo, Gina Bernard Forbes, Marcela Mar, Juan Ángel, Liliana Gonzalez, Catalina Botero, Miguel Angel Pazos Galindo, Maria Cecilia Herrera, Luis Fernando Hoyos, Carlos Duplat, Francisco Raul Linero, Unax Ugalde. Titolo originale: Love in the Time of Cholera. Drammatico, Usa 2007. Durata 138’.

La trama
A Cartagena, in Colombia, Florentino Ariza, poeta e impiegato al telegrafo, scopre la passione della sua vita quando vede Fermina Daza dalle finestre della villa del padre. Grazie a una serie di lettere appassionate, Florentino gradualmente conquista il cuore della giovane. Ma il padre di lei s'infuria quando scopre la relazione e giura di volerli tenere separati per sempre. Fermina è costretta a sposare un sofisticato aristocratico, il dottor Juvenal Urbino, che ha riportato l'ordine e il primato della medicina a Cartagena, bloccando le ondate di colera che colpivano misteriosamente la città. Juvenal la porta con sé a Parigi dove rimangono per anni. Quando rientrano insieme a Cartagena, lei ha in pratica dimenticato il suo primo amore. Ma Florentino non l'ha scordata.

st.mar.