National Board of Review Awards 2004: riconoscimento speciale per l'eccellenza nel filmmaking; Empire Award: miglior attrice a Julie Delpy.
Mia valutazione: ♥♥♥ = 7
La scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan
Hawke, Julie Delpy, Vernon Dobtcheff, Louise Lemoine Torres, Rodolphe Pauly,
Mariane Plasteig, Diabolo. Titolo originale: Before Sunset. Sentimentale, Usa 2004. Durata 80' circa.
La trama
Dopo averli
lasciati nove anni prima a Vienna (nel primo film della trilogia, Prima
dell'alba, 1995, Orso d´argento alla Berlinale 1994) dopo una sera e una notte
trascorsa insieme e un amore nato e rinviato a un appuntamento qualche mese dopo. Li ritroviamo, Jesse e
Celine, con lui sposato e con figli e diventato scrittore proprio raccontando
la storia di nove anni prima. A una presentazione del suo libro a Parigi arriva
anche Celine che si è riconosciuta nella protagonista. I due passeggiano per le
vie di una capitale francese semideserta. Parlano di se stessi, di quanto sono
rimasti uguali ad allora e anche di quanto sono cambiati. Ancora una volta
hanno poche ore perché Jesse ha un posto prenotato in aereo. Cosa succederà?
Critica
Precisazione: ho visto questo film solo nel 2004, quando uscì. La
seguente critica cinematografica, va quindi intesa come rassegna stampa
effettuata raccogliendo le osservazioni di colleghi di altre testate
giornalistiche.
***
Decisamente migliore del precedente - secondo
la recensione di Film per Tutti - questo capitolo due con un ritmo
assolutamente avvolgente in un’atmosfera ‘alla Rohmer senza Rohmer’. Grazie a
una sceneggiatura mai retorica o romanticheggiante e grazie, soprattutto, a due
attori che reggono i lunghi primi piani e tutto il film sulle loro spalle, Linklater ci regala
un piccolo gioiello su come si fa cinema parlando dei sentimenti senza
scivolare nella soap opera e senza
imitare i maestri. Ci offre poi un finale assolutamente ‘giusto’ in cui ci
lascia liberi di decidere non rinunciando a suggerire.
Julie Delpy
Ethan Hawke
“Duro, molto duro, sostenere un’ora e mezza
davanti alla cinepresa - scriveva Valerio Salvi di Film Up - avendo a
disposizione come comprimario ‘soltanto’ Parigi e come attrattiva le tue
parole. Un film affabulante con i suoi mille percorsi di pensiero che non
seguono alcuna logica se non quella del bisogno di ritrovarsi e di riconoscersi
(...) Una grande idea, un’ottima realizzazione per un regista mai scontato” ma
con una “perenne sensazione di fuori registro che nonostante l’indubbia
difficoltà di un dialogo continuo che non consente recuperi, è anche
appesantito da delle voci assurde che sembrano provenire da uno studio
piuttosto che dal contesto”.
Un film di Richard Linklater. Con Ethan
Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Jennifer Prior, Charlotte Prior,
Xenia Kalogeropoulou, Walter Lassally, Ariane Labed, Yannis Papadopoulos,
Athina Rachel Tsangari, Panos Koronis, Enrico Focardi, Yota Argyropoulou,
Serafeim Radis, Anouk Servera, Manolis Goussias. Drammatico, Usa 2013. Durata
109'.
La trama
Jesse, Céline e le loro bellissime bambine sono il ritratto
della felicità e della famiglia perfetta. Tuttavia, quando le loro
indimenticabili vacanze estive in Grecia volgono al termine, i due coniugi si
rendono conto di non essere più i giovani e spensierati innamorati di un tempo.
Lavoro e famiglia hanno lasciato il segno e il rientro a Parigi significa
ritornare a una vita che nessuno dei due vuole più. La notte prima di ripartire
Céline e Jesse affronteranno le paure più oscure legate all'amore, al senso di
dovere e al matrimonio, per prendere una decisione finale: continuare a stare
insieme o lasciarsi per sempre. Ponendosi le domande più difficili della loro
esistenza, capiranno se seguire il cuore è stata la scelta giusta da fare.
Mia recensione
Se, com’è vero, fare dell'ottimo cinema è,
anche, riuscire a ottenere un alto grado d’immedesimazione dello spettatore con
i personaggi del racconto, ecco spiegato il motivo per cui Before Midnight - un drammatico con sprazzi da commedia - sia un
bellissimo film. Tanto apprezzato dalla critica e ricoperto di nomination, quanto non premiato come
avrebbe meritato dagli incassi al botteghino. Terzo capitolo dopo Before Sunrise - Prima dell'alba (1995)
e Before Sunset - Prima del tramonto
(2004), anche questi girati dall’oggi 53enne Richard Linklater (pronto a
stupire di nuovo con il promettentissimo Boyhood
del 2014), dovrebbe chiudere questa trilogia che lascia comunque un finale
aperto e quindi fa pensare che la storia tra Jesse (Ethan
Hawke, che sarà tra
i protagonisti anche dello stesso Boyhood)
e Céline (la parigina Julie Delpy, che deve il novanta percento del suo
successo proprio a queste tre pellicole) possa essere destinata a proseguire in
un quarto episodio.
Ethan Hawke e Julie Delpy in un a scena di Before Midnight
L'opera è basata sull'ottima sceneggiatura,
questa volta scritta dagli stessi interpreti – entrambi molto bravi nella fase
recitativa con un punticino in più per Hawke - insieme
al cineasta texano, il quale nella trasposizione in pellicola ha saputo amalgamare
con risultati eccellenti lunghissimi confronti dialettici a tecniche d’inquadratura
in presa diretta, da fine architetto dell'esperienza cinematografica. L’identificazione
di cui sopra, fra l'altro, è la cosiddetta ‘variabile’, che cioè si sposta da
un personaggio all'altro e mostra, a turno, le diverse sfaccettature
caratteriali e fisiche. In particolare per ciò che riguarda i due attori
principali, chi guarda è trasportato in due direzioni, cioè verso i due punti
di vista.
I due attori con il regista Richard Linklater
Nel corso della lunga e aspra discussione
finale, che rischia di sgretolare una decennale relazione d'amore, come a me
pare ovvio la sensibilità femminile del fruitore farà prevalere una maggiore
'empatia' con Céline e con quella maschile accadrà invece con Jesse. Si tratta
della sezione più coinvolgente della pellicola - fatta, lo ripeto, quasi
esclusivamente di dialogo e inquadratura - in cui è resa evidente da una parte
la concretezza in apparenza superficiale e snervante dell'uomo, dall'altra la
passionalità in apparenza confusionale e distruttiva della donna.
Un'altra scena importante di questo film
C'è in Before
Midnight una verosimiglianza che sa molto di Woody Allen, per la
scrupolosità e la durata degli scambi verbali e per quella delle immagini.
Svariati minuti, ad esempio, dura anche la chiacchierata in automobile a inizio
film, con la ripresa continua dei personaggi realizzata da una telecamera posta
sul cofano. Scelta che, anziché penalizzare il flusso narrativo, favorisce la
concretezza della scena tanto da dare l'impressione di esservi partecipi. A tal
punto è preponderante la parte colloquiale dell'opera di Linklater - mai
lenta, anche se inizialmente sotto questo aspetto potrebbe preoccupare - che la
colonna sonora è quasi inesistente, se si eccettua un movimento proposto a
basso volume e solo per favorire la continuità tra i rari ‘stacchi’ da una
situazione a un'altra. Importante invece, in alcune parti del girato,
l'attenzione per la fotografia (Christos Voudouris), che esalta
in particolare i panorami e la macchia mediterranea greci. Così come scrupolosa
importanza è stata data all'accadibile trasformazione fisica dei protagonisti,
che come succede anche nell'accaduto mostrano rughe e sovrappeso, in parte
forse accentuati da trucco e preparazione fisica che ha preceduto le riprese.
Un film serio, a tratti commovente, da non perdere.
Premio
Oscar 1990: migliore sceneggiatura originale a
Tom Schulman; Premio BAFTA 1990: miglior film a Steven Haft, Peter Weir, Paul Junger Witt e Tony Thomas
e miglior colonna sonora a Maurice Jarre; David
di Donatello 1990: miglior film
straniero a Peter Weir; Nastro d'argento 1990: migliore regista straniero a Peter Weir; Premio César 1991: miglior
film straniero a Peter Weir.
Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8
Scheda
Un film di Peter Weir. Con Robin Williams, Ethan Hawke, Norman Lloyd, Robert Sean Leonard, Josh
Charles, Gale Hansen, Dylan Kussman, Allelon Ruggiero, James Waterston,
Kurtwood Smith, Carla Belver, Leon Pownall, George Martin, Joe Aufiery, Matt
Carey. Titolo
originale: Dead Poets Society.
Drammatico, Usa 1989. Durata 130'.
Trama
Vermont
1959: John Keating è il neo-docente della severissima Accademia maschile
Welton. I suoi metodi d’insegnamento sono creativi e anticonformisti e grazie a
lui sette studenti avranno una visione della vita e del mondo del tutto
diversa.
Mia recensione
Capita, ogni tanto, che il titolo italiano di
un film straniero, non sia una cretinata fuorviante. È successo ormai qualche
annetto fa con L’attimo fuggente, che
differisce – senza stravolgere l’immaginario della narrazione - dal bellissimo Dead Poets Society (Setta dei poeti
estinti). La distribuzione italiana, infatti, si è agganciata alla locuzione citata
durante la pellicola del poeta latino Orazio, che invita a «cogliere l'attimo»
(in latino carpe diem, nella versione
originale seize the day; cfr. Wikipedia).
Parlo oggi di uno dei grandi film degli anni Ottanta del secolo scorso, giunto
nelle sale proprio nello scorcio del decennio (1989) al punto da lasciare un’impronta
‘pesante’ su tutti i Novanta e poi divenire un cult di valore inestinguibile. Come succede con tante altre, è una
di quelle opere cinematografiche di cui possiedo il dvd e che rivedo molto
spesso.
Robin Williams in piedi su un banco in una scena simbolo de L'attimo fuggente
Si tratta di un dramma giovanile ben
congeniato grazie, soprattutto, a una sceneggiatura originale da applausi e a
un soggetto entrambi opera di Tom Schulman, che in seguito – guarda i casi
della vita - sia come script-maker
che in un unico tentativo alla regia, non ha combinato davvero nulla che valga
la pena d’esser ricordato. A volte, comunque, in un’esistenza, è sufficiente
trovarsi nel posto giusto al momento giusto (passatemi il luogo comune) e
magari portarsi a casa un Oscar. E così Schulman ha fatto,
rendendosi forse principale artefice del successo di questo film del grande - anche
se non molto prolifico - Peter Weir, autore di capolavori (oltre a questo) fra i
quali The Truman Show nel 1998 (con
un perfetto Jim Carrey che vinse il Golden Globe) e Master
& Commander nel 2003 (con un Russel Crowe bravissimo
in un ruolo per lui ideale). L’oggi 69enne cineasta australiano ha avuto il
merito di trasformare in realtà, senza gravi sbavature, l’immaginario della
pregevole sceneggiatura.
Un giovanissimo Ethan Hawke nel bel film del 1989
Weir ha saputo
trasmettere attraverso un organico piano di racconto, la sensazione di
arretratezza molto vicina a un oscurantismo che si fa negazione del progresso,
tipico delle scuole intrise di tradizioni ammuffite. Le stesse consuetudini che
negano agli studenti la possibilità di mollare le briglie al proprio istinto,
alla propria creatività che sono repressi al punto da diventare gli incubi
peggiori e, a volte, fatali. Nell’ambito di un lavoro registico di prima
scelta, comunque, a mio avviso è riscontrabile, solo ogni tanto, una mancanza
di fluidità, che deriva da sezioni del racconto che dalla carta alla pellicola
non fanno altro che disunire l’esperienza filmica. Come l’inframezzo della
storiella amorosa di uno degli alunni, che nulla aggiunge all’impianto generale
della pellicola. Una pecca, probabilmente, di cui anche nella fase di montaggio
è stata sottovalutata l’incisività secondo me negativa.
Il regista Peter Weir
Il film beneficia di una mirabile
interpretazione – che a mio avviso avrebbe meritato un riconoscimento
importante – di Robin Williams (visto di recente nell'apprezzato The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca
di Lee
Daniels), perfettamente
immedesimato in un personaggio, il professor John Keating, che sembra disegnato
apposta per esaltare le qualità recitative del 51enne interprete di Chicago.
Intorno al navigatissimo attore un gruppetto di giovani e ambiziosi aspiranti tali,
fra i quali, tuttavia, l’unico ad aver spiccato un volo da albatros è stato il
carismatico Ethan Hawke, che crescendo si è infilato nei cast di lungometraggi importantissimi
quali, a ritroso, il recentissimo ‘woodyalleniano’ Before Midnight (2013), Brooklyn's
Finest (2009), Onora il padre e la
madre (2007) e - the last but not the
least (ultimo ma non meno importante) - Training
Day (2001) al fianco di un Denzel Washington mattatore
che vinse l’Oscar come miglior attore (fa anche rima).
Molto importante la cura prestata sia nella
scenografia (bellissima la sequenza in cui uno dei collegiali si lancia con la
biciletta lungo un prato in discesa e fa sollevare un folto stormo di uccelli),
sia nei costumi che aiutano a calarsi nelle atmosfere degli anni Cinquanta e in
quelle dei convitti scolastici di tradizione anglosassone. Il tutto
accompagnato da una colonna sonora (Maurice Jarre) che
integra armoniosamente la sequenza visiva. Un film che pochi veri amanti del
cinema non avranno ancora visto e che per la serata di oggi deve essere assolutamente
scelto o riscelto. Sempre che si abbia voglia di guardare la tv.