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martedì 24 giugno 2014

Il più bello di martedì 24 giugno, prima serata, sul digitale: ‘Scarface’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
Scarface

Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10

La scheda
Un film di Brian De Palma. Con Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham, Pepe Serna, Harris Yulin, Richard Belzer, Paul Shenar, Albert Carrier, Victor Millan, Miriam Colon, Tony Perez, John Carter, Michel François, Mark Margolis, Geno Silva, Roberto Contreras, Ben Frommer, John Brandon, Gil Barreto, John McCann, Mario Machado, Dennis Holahan, Santos Morales, ángel Salazar, Garnett Smith, Michael Alldredge, Ted Beniades, Victor Campos, Arnaldo Santana, Michael P. Moran, Al Israel, Paul Espel, Loren Almaguer, Heather Benna, Dawnell Bowers, Tina Leigh Cameron, Robert Hammer Cannerday, Rene Carrasco, Richard Caselnova, Gary Cervantes, Carlos Cestero, John Contardo, Caesar Cordova, Gregory N. Cruz, Dante D'André, Richard Delmonte, Wayne Doba, Edward R. Frommer, John Gamble, Troy Isaacs, Ronald Joseph, Joe Marmo, Ray Martel, Richard Mendez, Mike Moroff, Angela Nisi, Manuel Padilla, Tony Pann, Ilka Pagan, Barbra Perez, Michael Rougas, Anthony Saenz, Arnold Tafolla, Chuck Tamburo, Jim Towers, Robert van den Berg, Bob Yanez. Drammatico, Usa 1983. Reteitalia - Uip (1984) - Cic. Durata 170' circa.

La trama
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall’isola di Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di spacciarsi per prigioniero politico, senza peraltro riuscire a ingannare la polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony comincia un’irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l’assassinio di un anticastrista, poi con un’operazione di smercio di droga, portata felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo punto che Tony, insieme all’inseparabile amico Manny, diviene il guardaspalle di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad andargli ‘stretto’, anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo, Elvira. E allora si mette in proprio e conclude un colossale affare con Sosa,
Il regista
Brian De Palma
produttore boliviano di cocaina. L’impero su cui adesso domina incontrastato, eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l’abbandono da parte di Elvira. Le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità, resa ancor più incontrollata da una smodata assunzione della stessa cocaina di cui è divenuto spacciatore di massimo livello.

Mia recensione
Al Pacino in una scena emblematica di Scarface
Scarface (Sfregiato, soprannome reale di Al Capone), titolo del film del regista Brian De Palma - un’icona del cinema mondiale - è un cult del genere gangsteristico, in cui come squali sguazzano personaggi senza scrupoli, che provengono dai bassifondi della società e che hanno conosciuto quella profonda povertà che li ha resi affamati di riscatto e di ricchezza. A qualsiasi costo. In cima a tutti, in questa pellicola che è diventata negli anni modello per altre decine di opere cinematografiche, c’è il personaggio principale della trama, Tony Montana. Ritagliato in modo magistrale dalla sceneggiatura di, niente popò di meno che, Oliver Stone, è interpretato da uno dei migliori attori del mondo. Al Pacino, in quel lontano 1983, riprende la determinazione mentale del Michael Corleone de Il Padrino (in particolare Parte II e Parte III) e la travasa in Tony Montana. Un cubano, sì, ma con tante sfaccettature che potrebbero ricondurre all’italoamericano col mitra in mano dell’immaginario collettivo. Alla spietatezza filosofica, quindi, l’oggi 74enne interprete newyorkese, riesce con una potenza e consistenza recitativa fuori dal comune, ad aggiungere la brutalità implacabile dell’arrivista delinquenziale.

Ancora Al Pacino, un Tony Montana che si crede immortale
Ma non solo. Tony Montana - che da solo regge il racconto filmico, senza nulla togliere a importanti personaggi - è un agglomerato di sfaccettature, che unite alla suddetta malvagità, concretizzano un uomo al limite della schizofrenia. Spietato nell’assassinare chiunque si pari sulla sua scalata alla conquista del ‘mondo’, si rifiuta di far esplodere un’automobile perché all’interno vi sono, inaspettatamente, dei ragazzini. “Io i bambini non li ammazzo - grida il gangster all’indirizzo del socio che lo sprona a premere il fatidico pulsante - Io ammazzo te, macellaio!” e gli fa esplodere la testa con un colpo di pistola a bruciapelo. Tony, la faccia scavata e percorsa dalla cicatrice e gli occhi sempre vigili a captare le insidie del crudele mondo in cui a scelto di vivere - è profondamente innamorato della moglie, per la quale è disposto a fare qualsiasi cosa, ma che non esita a umiliare dandole di fronte a tutti dell’alcolizzata e della drogata. Così da farsi abbandonare dalla donna, proprio nel momento più delicato e drammatico della vicenda. Adora e difende la sorella, ma in maniera malsana a tal punto da uccidere il proprio migliore amico che l’ha sposata a sorpresa. Per assurdo, in tutto questo, un protagonista col quale lo spettatore può ritrovarsi a immedesimarsi.

Al Pacino con Michelle Pfeiffer, nel film la moglie di Montana
Un film, Scarface, di una violenza ‘vietata ai minori’ (ebbe problemi con la censura e alcune scene furono tagliate), dal pathos che non conosce contrazione. Un montaggio frenetico che ha il merito di rendere, in particolare le sequenze di sparatorie, di una credibilità impeccabile. Perfetta la scelta dei costumi, completi doppiopetto stile anni Venti, ma che nella moda degli anni Ottanta di Miami, sono sfarzosi, colorati. Pantaloni a zampa di elefante, con camicie sgargianti dal collettone ad ala di gabbiano portato sopra il risvolto della giacca. Il film di Coppola ha anche consacrato attrici di alto livello come Michelle Pfeiffer e Mary Elizabeth Mastrantonio e acceso le luci della ribalta su un talento come F. Murray Abraham. La bellissima colonna sonora dell’italiano Giorgio Moroder (Flashdance) fa da culla a un’opera filmica senza sbavature.

Stefano Marzetti

mercoledì 4 giugno 2014

Oliver Stone pronto a girare un film sulla ‘talpa’ informatica Edward Snowden

Il regista newyorkese Oliver Stone girerà un film sulla storia di Edward Snowden
L'informatico della National Security Agency
Edward Snowden
La storia di Edward Snowden sarà presto un film, intitolato The Snowden Files (dei produttori di James Bond), la cui uscita, al momento, è prevista per il 2016. Almeno questa è l’intenzione di Oliver Stone, il regista celebre per essere spesso anti americano. Il premio Oscar per Platoon (1986) e per Nato il 4 di luglio (1989) - rivela Agi online - ha annunciato che girerà un lungometraggio sulla vita della talpa dell’Nsa-gate (l’affaire che ha coinvolto la National Security Agency), basato su un libro scritto dal giornalista del Guardian, Luke Harding, intitolato The Snowden Files: The Inside Story of the World's Most Wanted Man (non ancora edito in Italia), di cui ha acquistato i diritti. «Questa è una delle più grandi storie del nostro tempo. Una vera sfida», ha dichiarato Stone. Nello stesso tempo, in base all’ultimo sondaggio Nbc/Wall e Street Journal, Snowden non è affatto amato, anzi si può dire che l’informatico che sostiene di aver voluto «informare il pubblico su ciò che viene fatto in suo nome e quello che è fatto contro di lui», sia detestato dalla maggioranza dei suoi connazionali: il 38% sostiene che Snowden abbia danneggiato gli Usa mentre il 23% appoggia il suo operato. Solo tra i più giovani, tra i 18 e i 34 anni, la maggioranza, il 32%, sostiene la talpa dell'Nsa, contro il 20% che la osteggia.

Stone sul set di Platoon, film che gli ha dato un Oscar
Che il cineasta newyorkese - combattente per oltre un anno in Vietnam (da cui il film Platoon, semi autobiografico) - abbia in serbo un tale progetto, non meraviglia affatto, vista la sua passione nel portare sul grande schermo (ma anche su alcuni libri) storie controverse che rivelano le verità che ci vengono tenute nascoste. Stone - amato e odiato dal pubblico cinematografico - si trova quindi di fronte a un suo intento ideale. Il regista - che ha parlato di «vergogna» (come ricorda Coming Soon) in merito alla decisione del Presidente Usa Barack Obama di dare priorità alla caccia a Snowden invece di iniziare una necessaria riforma di quelle che ha definito «tecniche di spionaggio (eavesdropping significa proprio origliare) in stile George Bush» - ha già iniziato a lavorare sullo script di questa pellicola in qualche modo destinata a lasciare un segno, giacché è difficile che dalla mano di Oliver Stone siano ‘plasmate’ opere di scarso livello artistico.

Tom Cruise in una scena di Nato il 4 luglio,
altra pellicola da Oscar di Oliver Stone
Il film-maker nazionalista e anti americano allo stesso tempo, spera di poter iniziare a girare The Snowden Files prima della fine dell'anno, anche per anticipare un altro film previsto sull'argomento e prodotto da Barbara Broccoli e Michael G. Wilson per la Sony. Quest’ultima pellicola è tratta da un altro libro, No Place to Hide: Edward Snowden, the NSA, and the U.S. Surveillance State (anch’esso non pubblicato in Italia), di Glenn Greenwald, il giornalista che ha lavorato con Snowden per divulgare i segreti della Nsa.

s.m.

martedì 6 maggio 2014

“Lovelace”, la drammatica storia dell’hard “Gola profonda”

La locandina
Mia aspettativa: ♥♥ = 5

La scheda
Un film di Rob Epstein, Jeffrey Friedman. Con Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Juno Temple, Sharon Stone, Robert Patrick, continua Chris Noth, Adam Brody, Hank Azaria, Wes Bentley, James Franco, Eric Roberts, Chloë Sevigny, Bobby Cannavale Biografico, Usa 2013. Durata 92'.

La trama
Nel 1972 la società benpensante a stelle e strisce fu sconvolta dall'uscita di Gola profonda (ribattezzato in seguito in Italia La vera gola profonda), che ebbe un successo smisurato per trattarsi di una produzione pornografica. Tale fu il suo impatto in quell'America bacchettona, che il governo di Richard Nixon provò a impedirne la diffusione, riuscendo almeno a condannare l'attore protagonista Harry Reems a cinque anni di carcere in seguito a un controverso processo. Quanto alla protagonista femminile, Linda Lovelace, qualche anno più tardi - incassato il successo - dichiarò che fu letteralmente costretta a interpretare tutte le scene di sesso dall'allora marito Chuck Traynor.

Recensione
Un utilizzo piuttosto puerile di un tema inflazionato noto come ‘America bacchettona’, nella quale, però, tutto è stato ed è possibile fare. È parte del rovinoso fardello che appesantisce Lovelace (nel 2010 presentato in concorso al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino) del regista statunitense Rob Epstein (in coppia con Jeffrey Friedman) il quale ha dimostrato di essere molto più in gamba come documentarista (ben due premi Oscar, nel 1985 per The Times of Harvey Milk insieme a Richard Schmiechen e nel 1990 per Common Threads: Stories from the Quilt coadiuvato da Bill Couturié; cfr. Wikipedia).


Una scena 'spinta' di Lovelace, con Amanda Seyfried e Peter Sarsgaard
Uno dei registi,
Rob Epstein
Peccato per i due attori principali, ben calati nelle parti ma penalizzati dalla forzata sceneggiatura - basata su fatti realmente accaduti - di Andy Bellin, il quale ha forse creduto che per raccontare un passaggio importante della rivoluzione sessuale negli Usa e carpire l’attenzione dello spettatore degli anni Duemila, fosse necessario stupire con frasi e scene a effetto (mal riuscito).  E così la protagonista Amanda Seyfried/Linda Lovelace (molto brava ne Les Misérables [2013] e pronta a tornare presto sul grande schermo in Un milione di modi per morire nel West) risulta spesso indisponente per l’incongruente misto di immaturità e insubordinatezza. Così come irritante è il personaggio interpretato da Peter Sarsgaard (ottimo in Night Moves nel 2013 in coppia con Dakota Fanning), di continuo sopra le righe ed esageratamente ‘cattivo’ da sembrare stupido. Il cast è arricchito dalla presenza di un 'mostro sacro' come l'ancora sexy Sharon Stone

In Lovelace è narrata una parte
della rivoluzione sessuale negli Usa
Nulla da dire sul montaggio e sul susseguirsi delle immagini di quest’opera (che potrebbe rischiare la censura o comunque il divieto ai teenager). Ma per buttare giù uno script più misurato sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata e ispirarsi al coinvolgete e riuscitissimo Larry Flynt - Oltre lo scandalo (1996) di Milos Forman con uno straripante Woody Harrelson, storia anch’essa realmente accaduta sempre nei Settanta del secolo scorso, del primissimo direttore ed editore di Hustler, una rivista pornografica di grande successo. Impreziosito dall’ottima fotografia di Eric Alan Edwards e da una colonna sonora appropriata (Stephen Trask), è un film (che narra del mitico hard Gola profonda e nel 2010 presentato in concorso al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino) che crolla sotto i colpi impietosi della banalità dei dialoghi e della prevedibilità nella concatenazione delle azioni.

Premessa: l’articolo è basato solo su alcuni videoclip, quindi deve essere considerato un’interpretazione parziale del film, dove possibile arricchita con diverse informazioni e integrata dal parere di altri critici.

st.mar.

mercoledì 23 aprile 2014

Il più bello di mercoledì, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 4 alle 21,10 (con trailer)

La locandina
JFK - Un caso ancora aperto


Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 9

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Oscar 1992: miglior fotografia a Robert Richardson, miglior montaggio a Joe Hutshing e Pietro Scalia.  Golden Globe 1992: miglior regia a Oliver Stone. Premio BAFTA 1993: miglior montaggio a Joe Hutshing e Pietro Scalia; miglior sonoro a Tod A. Maitland, Wylie Stateman, Michael D. Wilhoit, Michael Minkler e Gregg Landaker.

La scheda
Un film di Oliver Stone. Con Kevin Bacon, Jack Lemmon, Donald Sutherland, Sissy Spacek, Gary Oldman, Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Edward Asner, Walter Matthau, Sally Kirkland, John Candy, Tomas Milian, Frank Whaley, Joe Pesci, Chris Robinson, Vincent D'Onofrio, Michael Rooker, Jay O. Sanders, Tony Plana, Brian Doyle-Murray, Bob Gunton, Pruitt Taylor Vince, Laurie Metcalf, Ellen Mc Elduff, Wayne Knight, Gary Grubbs, Melodee Bowman, Jo Anderson, John Finnegan, John Seitz, George R. Robertson, Duane Grey, Peter Maloney, Jerry Douglas, Dale Dye, Edwin Neal, Wayne Tippit, Gil Glasgow, Ryan MacDonald, Baxter Harris, Price Carson, Anthony Ramirez, Ray LePere, Steve Reed, Jodi Farber, Columbia Dubose, Randy Means, E.J. Morris, Cheryl Penland, Jim Gough, Perry R. Russo, Mike Longman, Pat Pierre Perkins, Beata Pozniak, Tom Howard, Ron Jackson, Sean Stone, Amy Long, Scott Krueger, Allison Pratt Davis, Red Mitchell, Ronald von Klaussen, John S. Davies, Michael Ozag, Raul Aranas, John C. Martin, Henri Alciatore, Willem Oltmans, Gail Cronauer, Gary Carter, Roxie M. Frnka, Zeke Mills, James N. Harrell, Ray Redd, Sally Nystuen, Marco Perella, Spain Logue, Darryl Cox, T.J. Kennedy, Carolina McCullough, Jim Garrison, J.J. Johnston, R. Bruce Elliot, Barry Chambers, Linda Flores Wade, William Larsen, Alec Gifford, Eric A. Vicini, Michael Gurievsky, Caroline Crosthwaite-Eyre, Helen Miller, Harold Herthm, Norman Davis, Errol McLendon, Bruce Gelb, Alex Rodzi Rodine, Sam Stoneburner, Odin K. Langford. Titolo originale: JFK. Drammatico, Usa 1991. Durata 188'.

La trama
Secondo un’indagine svolta alla fine degli anni '80 del secolo scorso, il 73% degli statunitensi era convinto che all'origine dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, cui spararono il 22 novembre 1963 nella Dealy Plaza di Dallas (Texas), ci fosse un complotto e che la conclusione cui nel 1964 arrivò la Commissione Warren (Lee Harvey Oswald esecutore unico) risultasse insostenibile. È la tesi che sostiene Oliver Stone, basandosi sulle opere d'inchiesta di Jim Marrs e Jim Garrison sull'omicidio di Kennedy, arrivando a implicare le responsabilità, almeno indirette, del governo e della CIA. Kennedy fu eliminato perché voleva sganciare gli Stati Uniti dalla guerra del Vietnam con gravi danni alle industrie nazionali che dall'economia di guerra traevano immensi benefici. Non è semplicemente un film a tesi con toni giornalistici e oratori, è anche una crociata, nella speranza di far riaprire il caso Kennedy. «Si può sparare a un film. Ma se è potente come JFK, non si può ucciderlo» (Richard Corliss, critico del Time).

Recensione
Un cast mastodontico, per numero d’attori (circa 124, comparse non incluse) e qualità, tra cui spiccano – in ordine alfabetico - interpreti del calibro di Donald Sutherland, Gary Oldman, Jack Lemmon, Joe Pesci, John Candy, Kevin Bacon, Kevin Costner, Michael Rooker, Sissy Spacek, Tomas Milian, Tommy Lee Jones, Vincent D'Onofrio e Walter Matthau.


Kevin Costner e Donald Sutherland in JFK - Un caso ancora aperto
Un film straordinario, di stampo documentaristico ma col ritmo di una calibrata pellicola d’intrattenimento, che ebbe il potere di far ripartire le indagini sull'omicidio dell’ex presidente deli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. L’opera titanica di un regista che non ha bisogno di presentazioni qual è Oliver Stone (sua anche la sceneggiatura - scritta a quattro mani con Zachary Sklar - e protagonista di un cameo in cui veste i panni di un esagitato che festeggia per la morte del Presidente) non lascia spazio a interpretazioni: l’obiettivo unico è scavare nel terreno dei mille dubbi che riguardano una delle pagine più drammatiche della storia del mondo. Questa caratteristica garantisce un’essenzialità al racconto filmico che ne è il maggior ingrediente di riuscita. Certo, ne scaturisce un coacervo di sequenze e situazioni lungo circa tre ore, che allo spettatore non permette distrazioni. Consiglio, perciò, di vedere o rivedere il film al buio e nel massimo silenzio.

Il regista
Oliver Stone
Gary Oldman
personificò Lee Harvey Oswald
Dalla vicenda, lo script tiene a far emergere in particolar modo la corruzione del Governo Usa, l'insabbiamento di ogni verità, la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della loro patria.  L'America, nella rilettura di quei fatti da parte di Stone (che vinse il Golden Globe), è un Paese di menzogne, basato sulla guerra e sulle grandi aziende che guadagnano con le armi. Un consiglio: agli amanti della lettura raccomando il romanzo Libra, di Don DeLillo (Einaudi, 2000), libro capace di immergere proprio nelle sordide atmosfere ricreate dal film. DeLillo - come recita il risvolto di copertina – fa dell’affaire Kennedy “il simbolo di un'America in cui le nevrosi quotidiane e la ricerca di ideali creano una miscela sempre sul punto di esplodere. Porta alla luce tutto quello che sull'assassinio (…) è stato detto e smentito, gridato e sussurrato, fino alla scena sacrificale di Dallas”.

Una lunghissima serie di scene - per la quale il cineasta newyorkese diede il meglio di sé - da cui sbucano sempre nuovi personaggi (personificati da attori impeccabili che garantiscono la cosiddetta identificazione variabile) collegate fra loro da un montaggio da Oscar (Joe Hutshing e Pietro Scalia) per il quale si fa ogni tanto ricorso a reali immagini di repertorio. Una miriade di dettagli in cui nulla è proposto senza la dovuta attenzione o a ‘tirar dritto’. Il tutto corroborato dalla perfetta fotografia di Robert Richardson, anche lui premiato con la statuetta dell’Academy Awards. Insomma, una pellicola che compone la storia del cinema internazionale e che non può mancare tra le visioni di chiunque ami un minimo i film.

Stefano Marzetti

mercoledì 9 aprile 2014

Sharon Stone ricoverata in Brasile per un’infezione

Sharon Srone in una celebre e 'toccante' scena di Basic Instinct (1992)
È giallo su un presunto ricovero di Sharon Stone in Brasile. Il prestigioso ospedale Sirio-Libanese di San Paolo – come riporta anche il Corriere della Sera web - ha negato che l’attrice statunitense, 56 anni, sia ricoverata nella struttura, come riportato martedì da diversi portali internet sudamericani. «Non è ricoverata nell’ospedale», ha detto all’agenzia Dpa una portavoce, che però non ha chiarito se lo sia stata nei giorni scorsi. Martedì sera, i quotidiani ‘O Globo’ e ‘O Estado de Sao Paulo’ e la rivista ‘Veja’ assicuravano sui loro siti web che l’attrice era stata ricoverata nella struttura, già famosa per aver curato importanti politici, dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al presidente paraguayano Fernando Lugo e aggiungevano che l’attrice sarebbe stata visitata da uno specialista infettivologo.

Secondo la rivista di gossip sulle celebrity ‘Quem’, la Stone (nel 1992 consacrata nel cinema mondiale grazie all’eccitante Basic Instinct di Paul Verhoeven, al fianco di un ispirato Michael Douglas) sarebbe entrata nell’ospedale domenica e uscita ieri. Circostanza quest’ultima non smentita dalla struttura. L’attrice (leggi anche) era arrivata in Brasile la scorsa settimana per partecipare a un evento di beneficenza organizzato a San Paolo dall’amfAR, la fondazione che sostiene la ricerca per la cura dell’Aids. La stessa attrice aveva citato l’evento su Twitter rilevando l’importanza di sensibilizzare le coscienze sul problema dell’Aids: «È tempo di trovare cura», aveva scritto venerdì. L’ultimo tweet sabato: un semplice «Hello». L’attrice ha partecipato al ballo della Fondazione, venerdì sera, poi avrebbe trascorso il weekend nel resort Fazenda Boa Vista, a cento chilometri da San Paolo.

redazione

mercoledì 2 aprile 2014

“Gigoló per caso”, il desiderio di essere visti (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di John Turturro. Con John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofía Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber, Bob Balaban, M'barka Ben Taleb, Tonya Pinkins, Aubrey Joseph, Dante Hoagland, Jade Dixon, Diego Turturro, Max Casella, Jill Scott, Aida Turturro, Michael Badalucco, Katherine Borowitz, David Margulies, Eugenia Kuzmina, Loan Chabanol, Ari Barkan, Joseph Basile, Allen Lewis Rickman, Elli, Delphina Belle, Anna Kuchma, Teddy Bergman, Aurelie Claudel, Sol Frieder, Hilma Falkowski, Donna Sue Jahier, Fran Lieu, David Altcheck, Russell Posner, Salimatou Sillah, Abe Altman, Ted Sutherland, Ness Krell, Isaiah Clifton. Titolo originale Fading Gigolo. Commedia, Usa 2013. Durata 98'. Lucky Red. Uscita in Italia giovedì 17 aprile 2014.

La trama
Fioravante e Murray, due amici per la pelle in condizioni economiche precarie, per sbarcare il lunario decidono di cimentarsi con il mestiere più antico del mondo. L'uno (John Turturro) nei panni di un gigolò, l'altro (Woody Allen) nel ruolo di manager. Con il nome d'arte Virgil, Fioravante si destreggia tra un ménage a trois con due avvenenti signore alla ricerca di emozioni forti (Sharon Stone e Sofia Vergara) e gli incontri ben più casti con Avigal, vedova di un rispettato rabbino, rimasta sola con i figli, i ricordi di una vita vissuta nel mondo chiuso della comunità chassidica e un disperato bisogno di scoprire cose nuove. Mentre Fioravante è messo in crisi dai sentimenti che quest'ultima suscita in lui, ignaro della gelosia di Dovi (Liev Schreiber), chassidico innamorato di lei fin da quando era ragazzo, Bongo (pseudonimo di Murray) scopre che non è poi così facile essere un protettore.

La critica
John Turturro
Il film Gigoló per caso (vedi articolo precedente) è stato riassunto in quindici parole dal suo regista e interprete: «La fame di contatto che si sente oggi, il desiderio di essere visti, toccati, apprezzati». Anche a costo di fare sesso a pagamento, a quanto pare. John Turturro (uno che ha lavorato tantissimo con un cineasta del calibro di Spike Lee e in una miriade di pellicole pregiate o poco meno, con signori della ripresa quali i fratelli Joel ed Ethan Coen e Martin Scorsese,), fra i più grandi caratteristi di Hollywood, ha fatto mezzo giro del mondo (Italia compresa) per presentare la sua quarta fatica dietro la telecamera. Un esercizio che decise di cominciare nell’ormai lontano 1992, quando sfornò il suo miglior racconto cinematografico, Mac, per poi andare progressivamente calando nella qualità, nel 1998 con il comunque apprezzato Illuminata e poi con il mediocre Prove per una tragedia siciliana nel 2009.

Sesso raccontato con gentilezza
Oggi ci riprova a entrare nelle sale (ben 400 con questo lavoro distribuito da Lucky Red) affidandosi oltre che alle proprie facoltà recitative, anche a un cast da paura, che annovera in particolare gente come Woody Allen (non so se rendo?), Sharon Stone, Sofía Vergara e Vanessa Paradis. La sceneggiatura (il cui soggetto – dicono i rumor - è sgorgato da uno scherzo tra amici), scritta dallo stesso 57enne
Una scena con Woody Allen
artista newyorkese figlio di un immigrato siciliano, sembra garantire una realtà ‘accadibile’ - seppur caratterizzata da alcune scene paradossali – e quindi un piano di racconto più che discretamente organico. «Il mio gigolò – ha spiegato in una recente conferenza stampa a Roma - non è il classico bell'uomo ma ha il suo sex appeal, ama le donne e sa ascoltarle». Una domanda (riportata dall’inviato della Gazzetta del Sud), lo ha fatto schermire: «Citato, tra gli altri film recenti sul sesso, Nynphomaniac (vedi articolo) di
Lars von Trier, il regista ha risposto divertito: «Mi piace von Trier, ma mi spaventa un po’ questo paragone, io racconto il sesso in maniera gentile».

Il carattere cosmopolita
Pare non sia stato facile convincere un semi-misantropo come l’immenso Allen
Turturro danza con Sofía Vergara
ma
Turturro, un po’ scherzando, ha rivelato che decisivo per il ‘sì’ del suo amico è stato il fatto di farsi radere e tagliare i capelli dallo stesso barbiere. Come detto la fabula del film mette in particolare rilievo il senso di abbandono che può insorgere anche quando si ha al fianco un compagno/compagna. E “l’idea del gigoló – evidenzia un articolo del sito web de ‘la Repubblica’ - è una metafora per le relazioni, perché le persone in una maniera o nell'altra pagano per avere amore”. Fondamentale, si dice, il carattere cosmopolita del caso narrato, che concorre a non dare l’idea di una mera fantasticheria ma di una concreta concatenazione degli eventi.

New York location fondamentale
New York, la location di Gigoló per caso
Per questo la location ideale non poteva che essere la città del regista, New York City, dove è possibile, passeggiando, incontrare personaggi identici a quelli presentati nell’opera, così favorendo l’immedesimazione dello spettatore. «Mi piaceva anche raccontare – ha detto ancora Turturro - una certa New York, quella che sta scomparendo, quella delle librerie che chiudono. Per mostrare il negozio di testi rari che gestisce Allen mi sono ispirato a quello di un amico che è stato costretto a tirare giù la saracinesca». Insomma, un film che pare valer la pena vedere, col giusto approccio fenomenologico e possibilmente non troppo psicologico, al buio della sala cinematografica. Andrò.

st.mar.