Sharon Srone in una celebre e 'toccante' scena di Basic Instinct (1992)
È giallo su un presunto ricovero di Sharon
Stone in Brasile.
Il prestigioso ospedale Sirio-Libanese di San Paolo – come riporta anche il
Corriere della Sera web - ha negato che l’attrice statunitense, 56 anni, sia ricoverata nella
struttura, come riportato martedì da diversi portali internet sudamericani.
«Non è ricoverata nell’ospedale», ha detto all’agenzia Dpa una portavoce, che
però non ha chiarito se lo sia stata nei giorni scorsi. Martedì sera, i
quotidiani ‘O Globo’ e ‘O Estado de Sao Paulo’ e la rivista ‘Veja’ assicuravano
sui loro siti web che l’attrice era stata ricoverata nella struttura, già
famosa per aver curato importanti politici, dal presidente brasiliano Luiz
Inacio Lula da Silva al presidente paraguayano Fernando Lugo e aggiungevano che
l’attrice sarebbe stata visitata da uno specialista infettivologo.
Secondo la rivista di gossip sulle celebrity ‘Quem’, la Stone (nel 1992 consacrata
nel cinema mondiale grazie all’eccitante Basic
Instinct di Paul Verhoeven, al fianco di un ispirato Michael
Douglas) sarebbe
entrata nell’ospedale domenica e uscita ieri. Circostanza quest’ultima non
smentita dalla struttura. L’attrice (leggi anche) era arrivata in Brasile la scorsa settimana
per partecipare a un evento di beneficenza organizzato a San Paolo dall’amfAR,
la fondazione che sostiene la ricerca per la cura dell’Aids. La stessa attrice
aveva citato l’evento su Twitter rilevando l’importanza di sensibilizzare le
coscienze sul problema dell’Aids: «È tempo di trovare cura», aveva scritto
venerdì. L’ultimo tweet sabato: un semplice «Hello». L’attrice ha partecipato
al ballo della Fondazione, venerdì sera, poi avrebbe trascorso il weekend nel resort Fazenda Boa Vista, a cento
chilometri da San Paolo.
Premio
Oscar 1994: miglior attore protagonista a Tom
Hanks, miglior canzone (Streets of Philadelphia) a Bruce Springsteen; Golden
Globe 1994: miglior attore in un film
drammatico a Tom Hanks, miglior canzone (Streets of Philadelphia) a Bruce Springsteen; National Board of Review Award 1993: migliori dieci film; Festival
internazionale del cinema di Berlino 1994: Orso
d'Argento per il miglior attore a Tom Hanks.
Mia
valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10
La scheda
Un film di Jonathan Demme. Con Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Antonio Banderas,
Joanne Woodward, Mary Steenburgen, Roberta Maxwell, Buzz Kilman, Charles
Napier, Karen Finley, Daniel Chapman, Mark Sorensen Jr, Jeffrey Williamson,
Charles Glenn, Ron Vawter, Anna Deavere Smith, Stephanie Roth Haberle, Lisa
Talerico, Robert Ridgely, Chandra Wilson, Ford Wheeler, David Drake, Peter
Jacobs, Paul Lazar, Bradley Whitford, Lisa Summerour, Warren Miller, Lauren
Roselli, Jane Moore, Joey Perillo, Bill Rowe, Dennis Radesky, Ann Dowd, Katie
Lintner, Peg French, Ann Howard, Meghan Tepas, John Bedford Lloyd, Robert
Castle, Molly Hickok, Dan Olmstead, Elizabeth Roby, Adam LeFevre, Gary
Goetzman, Daniel Von Bargen. Drammatico, Usa 1993. Durata 119'.
La trama
Andrew Beckett,
giovane avvocato, è stato licenziato dallo studio legale dove lavora. I suoi
colleghi sostengono che non era competente. Andrew afferma di essere stato licenziato
perché malato di Aids. Deciso a difendere la propria reputazione, Andrew assume
Joe Miller, un avvocato di medio successo ma l’unico a farsi carico della causa,
perché lo rappresenti nella controversia di licenziamento illecito. I due sono
divisi da differenze sociali e culturali e Joe in principio è riluttante ad
accettare il caso. E non è l'unico: nove legali hanno rifiutato di
rappresentare Andrew che è impegnato a difendere la sua reputazione e la sua
vita. Joe deve affrontare un genere di lotta diverso, confrontandosi con le
proprie paure e i propri pregiudizi sull'omosessualità.
La mia recensione
Il regista Jonathan Demme
Uno dei più bei film della mia vita. È struggente
Philadelphia ma intriso di una forza
che si percepisce in moltissimi passaggi dell’impeccabile flusso narrativo
impresso dall’oggi 70enne regista newyorkese Jonathan Demme (negli
ultimi anni s’è dedicato soprattutto al documentario ma è giusto ricordare il
drammatico e apprezzato Rachel sta per
sposarsi del 2008 con la brava Anne Hathaway) e dal
montaggio di Craig McKay che garantisce una magistrale concatenazione unitaria di
immagini.
Non un momento di stanca in questa pellicola
che nel 1993 – ancora nel pieno di una troppo scarsa conoscenza del fenomeno
Aids – affronta un tema così delicato e lo trasmette allo spettatore nella
versione più dolce, seppur dolorosa, in certi momenti addirittura straziante,
come accade nella scena in cui il protagonista Andrew Beckett (perfetta l’interpretazione
del grande Tom Hanks, premiato con l’Oscar
Tom Hanks, premiato con l'Oscar
, che non avrebbe bisogno nemmeno di essere ormai
senza capelli e col corpo picchiettato di macchie scure per dare l’idea del
morbo che lo divora), rimasto solo nel proprio appartamento, ascolta con le
lacrime agli occhi il brano La mamma
morta, eseguito da Maria Callas. Fuori della porta il suo avvocato Joe
Miller (Denzel
Washington,
commovente nel suggerire lo spaesamento del suo personaggio) ascolta
altrettanto lacerato e indeciso fino all’ultimo, se restare con quell’uomo
rimasto a fare i conti con un destino ormai scritto.
Denzel Washington e Tom Hanks in una scena del film
Come ne Il
silenzio degli innocenti, pur muovendosi da una diversissima ipotesi di
partenza, Demme torna a metterci in contatto vivido col senso della morte e della
sua attesa carica di afflizione. La sceneggiatura originale di Ron
Nyswaner (nomination
all’Oscar per lui) dà al cineasta la possibilità di mantenersi sempre coerente
con il punto focale del racconto. Questo, di certo, uno dei nodi forti di un’opera
cinematografica che attua un’immedesimazione costante in chi guarda, con
personaggi e narrazione filmica mai noiosi, bensì carichi di pathos. I dialoghi essenziali e
intelligenti, sono la ciliegina sulla torta. Il tutto in una realizzazione che
non mira in alcun modo a sorprendere con sequenze sovradimensionate rispetto a
quanto richiesto dal soggetto.
Tom Hanks/Andrew Beckett, ormai sul letto di morte
Sfruttata nel migliore dei modi la
collocazione della storia in una città, Philadelphia appunto, perlopiù
ingrigita e, come si vede già dai titoli di testa accompagnati dalle meravigliose
note di un pezzo musicale indimenticabile qual è Streets of Philadelphia (premio Oscar) di Bruce
Springsteen,
fortemente legata a una realtà da cui emergono spaccati d’umanità primaria e triste.
Un particolare che introduce opportunamente al dramma del film. Tanti e bravissimi
gli interpreti comprimari, tra i quali tengo a porre in rilievo il convincente Jason
Robards, nei panni
dell’ex socio e ‘capo’ del promettente avvocato Andrew Beckett, senza remore
nel cacciare dallo studio il proprio ex pupillo, una volta appreso della sua
malattia. Un film, insomma, che chiunque ami il cinema, dovrebbe aver già
visto. E, se proprio non l’avesse fatto, stasera ha il dovere di rimediare.