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venerdì 27 giugno 2014

‘Big Wedding', la famiglia allargata luogo di conciliazione e modernità

La locandina
Valutazione media: ♥♥ = 5

La scheda
Un film di Justin Zackham. Con Robert De Niro, Katherine Heigl, Diane Keaton, Amanda Seyfried, Topher Grace, Susan Sarandon, Robin Williams, Ben Barnes, Christine Ebersole, David Rasche, Patricia Rae, Ana Ayora, Marc Blucas, Shana Dowdeswell, Quincy Dunn-Baker, Edmund Lyndeck, Megan Ketch, Sylvia Kauders, Joshua Nelson, Doug Torres, Marvina Vinique, Ian Blackman. Titolo originale: The Big Wedding. Commedia, Usa 2013. Durata 89' circa. Universal Pictures. Uscita: giovedì 26 giugno 2014.

La trama
Don e Ellie Griffin, una coppia da tempo divorziata, saranno costretti ancora una volta a interpretare il ruolo di compagni di vita felici per il bene del matrimonio del loro figlio adottivo, dopo che la sua madre biologica ultra-conservatrice decide inaspettatamente di volare dall’altra parte del mondo per partecipare al lieto evento.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) da qualche parte, negli uffici dei potenti di Hollywood, ci deve essere ancora chi pensa che un originale estero di successo (la pellicola francese Mon Frère se Marie del 2006, diretto da Jean-Stéphane Bron, ndr) e un cast popolato di grandi nomi possano essere ancora gli ingredienti sufficienti per un film che funzioni”, scrive Federico Gironi di Coming Soon. “Tralasciando l’ipotesi che, nell’anno 2014, Robert De Niro, Diane Keaton e Susan Sarandon non possano più essere i se stessi di qualche decennio fa, e il fatto che, per non farli sfigurare troppo, si sia ricorsi a giovani leve non esattamente eccelse (e dispiace per la povera Seyfried), è sul piano dell’intreccio e dell’ideologia che lo sottende, che Big Wedding lascia più esterrefatti (...) Non che ci sia nulla di male, nel vincolo matrimoniale - aggiunge il critico di CS -: ma il problema sta nel suo utilizzo furbetto e ipocrita, nella retorica della famiglia allargata come luogo di conciliazioni e modernità ma solo a patto che i due ex coniugi finiscano a letto assieme per favorire così il matrimonio della coppia nuova e nata dal tradimento. In questo bailamme ricoperto di buonismo e aderenza alla norma - termina Gironi - brilla un lampo di sincera modernità: nella scena e nelle scene in cui il giovane futuro sposo tratta alla pari e senza troppe distinzioni le tre figure materne messe a sua disposizione dal copione”.

Robert De Niro e Susan Sarandon in una scena del film di Justin Zackham
“(...) Senza fare schermo a qualche tristezza e giocando la carta del sesso disinibito in famiglia - rileva Marzia Gandolfi di My Movies - Big Wedding infila direzioni note e finisce in un precipizio di smorfie, incidenti e sipari farseschi, che abbattono gli attori più giovani e mortificano i veterani. Abbonato al ruolo di seduttore azzimato, De Niro impersona ancora una volta il marito bolso e mascalzone, civettuole e intraprendenti sono invece le consorti legittime, o meno, di Susan Sarandon e Diane Keaton, trincerata nel suo immancabile tailleur pantalone, nella verve impudente e nella ribadita indipendenza economica. Più a suo agio Susan Sarandon interpreta il personaggio che rilancia e scioglie i dubbi amorosi, aggirando comicamente gli ostacoli della menzogna a cui è costretta per amore di un figlio acquisito e la sconsideratezza di un compagno mai impalmato. Intorno a loro schiamazza una compagnia di ‘piccoli’ attori da cui scampiamo la brillante Katherine Heigl, architrave solida e mai ingombrante di una costruzione corale, capace - conclude Gandolfi - di dare rilievo a pensieri e azioni del suo personaggio (...)”.

redazione

martedì 3 giugno 2014

“Un milione di modi per morire nel West”, comico puro tra Mel Brooks e i fratelli Coen

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Seth MacFarlane. Con Seth MacFarlane, Charlize Theron, Amanda Seyfried, Liam Neeson, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Neil Patrick Harris, Rex Linn, Evan Jones, Wes Studi, Dennis Haskins, Tatanka Means, Ralph Garman, Tait Fletcher, Challen Cates, Jay Patterson, Crystal Miller, Allyn Rachel, Brett Rickaby, Jackamoe Buzzell, Dylan Kenin. Titolo originale: A Million Ways To Die in the West. Western/comico, Usa 2014. Universal Pictures uscita giovedì 9 ottobre 2014.

La trama
Dopo essersi tirato indietro da uno scontro a fuoco, Albert è lasciato per un altro uomo dalla sua scostante fidanzata. Sarà una misteriosa e bellissima donna, da poco arrivata in città, ad aiutarlo a tirar fuori il suo coraggio e a farlo nuovamente innamorare. Ma quando il marito di lei, un noto fuorilegge, si presenta assetato di vendetta, Albert dovrà immediatamente mettere alla prova il suo ritrovato eroismo. I personaggi parlano come si parla oggi: «Certo. I commenti sociali e il linguaggio sono senz'altro avanti coi tempi», spiega MacFarlane. «Io mi diverto a definirlo un film sulla macchina del tempo senza macchina del tempo».

Recensione dal trailer
Il regista
Seth MacFarlane
Come mi è capitato di dire non troppo tempo fa quando ho recensito The Lone Ranger (articolo), torno a ripetermi: il western ‘moderno, ormai sperimenta diverse strade che divergono dai topoi del genere classico di questo filone della cinematografia. Per un’analisi più approfondita vi rimando al su-indicato articolo. Qui mi preme rilevare che con Un milione di modi per morire nel West (guarda il trailer più in alto a sinistra), siamo di fronte a un’ulteriore variante. Si sconfina nel comico puro, ben oltre la commedia in cui il film di Gore Verbinski è incasellato. Questa nuova impresa di Seth MacFarlane, eccentrico creatore del cartoon televisivo I Griffin e dell'orsacchiotto sboccato e sporcaccione Ted dell'omonima commedia con Mark Wahlberg, è una specie di Mezzogiorno e 1/2 di fuoco (1974) rivisitato, imparentato in qualche modo a Mel Brooks. «Il vecchio West? È una noia senza fine, tanto vale scherzarci sopra», dice il  regista MacFarlane, che l’anno scorso (2013) presentò la cerimonia degli Oscar. «Nel West non c’è molto da fare e tutti vogliono ammazzarti. Il pericolo è in agguato dietro ogni roccia, i modi di morire sono orrendi e insieme roba di ordinaria amministrazione. Nel nostro film ne mettiamo in scena almeno quindici».

Una scena con Liam Neeson, anche lui 'prestato' alla comicità del film
Una noia senza fine? Un tantino esagerato ma molti film stanno lì a dimostrare che il cineasta di Kent (Connecticut, Usa) un po’ di ragione ce l’ha (senza che stia qui a dilungarmi con esempi, se non ricordandovi, in breve, il lungo e noioso Wyatt Earp, 1994, di Lawrence Kasdan). In questo caso, forte di un cast di alto livello in cui spiccano Charlize Theron, Amanda Seyfried, Liam Neeson e Giovanni Ribisi, la pellicola di MacFarlane è forte di dialoghi rapidi, secchi e intrisi di freddure divertenti e intelligenti, che accompagnano situazioni al limite del grottesco, quelle che, come detto, rimandano alla maniera ‘brooksiana’. Come, ad esempio, l’enorme blocco di ghiaccio che crollando al suolo spiaccica lo sventurato che si trova lì sotto. E sempre dai pittoreschi scambi di battute, si finisce nei paraggi di gran parte delle opere dei fratelli Joel ed Ethan Coen.

Un'altra scena di Un milione di modi per morire nel West
Ben realizzata la ricostruzione degli scenari, come i tradizionali paesi del vecchio west; efficaci - pur sempre nell’ambito del ridicolo - i costumi, le scene di sparatorie e di ammazzamenti. Il tutto reso limpido da una fotografia di primo livello. Il regista sa sfruttare al meglio il materiale a sua disposizione, estraendo da attori navigati gli elementi recitativi indispensabili a questo scoppiettante tipo di racconto in immagini. Tutti gli interpreti, insomma, di norma abituati a cimentarsi con il genere drammatico o thriller o - al limite - commedia, si dimostrano all’altezza di quello comico nel senso più tangibile del termine. Proprio per quest’aspetto il film può apparire a tratti ripetitivo e altalenante nel coinvolgimento di chi vede, dal momento che nella girandola degli sketch, l’obiettivo del racconto per troppo tempo resta distante, confuso nella concatenazione degli eventi che è comunque scorrevole.

Stefano Marzetti

martedì 6 maggio 2014

“Lovelace”, la drammatica storia dell’hard “Gola profonda”

La locandina
Mia aspettativa: ♥♥ = 5

La scheda
Un film di Rob Epstein, Jeffrey Friedman. Con Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Juno Temple, Sharon Stone, Robert Patrick, continua Chris Noth, Adam Brody, Hank Azaria, Wes Bentley, James Franco, Eric Roberts, Chloë Sevigny, Bobby Cannavale Biografico, Usa 2013. Durata 92'.

La trama
Nel 1972 la società benpensante a stelle e strisce fu sconvolta dall'uscita di Gola profonda (ribattezzato in seguito in Italia La vera gola profonda), che ebbe un successo smisurato per trattarsi di una produzione pornografica. Tale fu il suo impatto in quell'America bacchettona, che il governo di Richard Nixon provò a impedirne la diffusione, riuscendo almeno a condannare l'attore protagonista Harry Reems a cinque anni di carcere in seguito a un controverso processo. Quanto alla protagonista femminile, Linda Lovelace, qualche anno più tardi - incassato il successo - dichiarò che fu letteralmente costretta a interpretare tutte le scene di sesso dall'allora marito Chuck Traynor.

Recensione
Un utilizzo piuttosto puerile di un tema inflazionato noto come ‘America bacchettona’, nella quale, però, tutto è stato ed è possibile fare. È parte del rovinoso fardello che appesantisce Lovelace (nel 2010 presentato in concorso al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino) del regista statunitense Rob Epstein (in coppia con Jeffrey Friedman) il quale ha dimostrato di essere molto più in gamba come documentarista (ben due premi Oscar, nel 1985 per The Times of Harvey Milk insieme a Richard Schmiechen e nel 1990 per Common Threads: Stories from the Quilt coadiuvato da Bill Couturié; cfr. Wikipedia).


Una scena 'spinta' di Lovelace, con Amanda Seyfried e Peter Sarsgaard
Uno dei registi,
Rob Epstein
Peccato per i due attori principali, ben calati nelle parti ma penalizzati dalla forzata sceneggiatura - basata su fatti realmente accaduti - di Andy Bellin, il quale ha forse creduto che per raccontare un passaggio importante della rivoluzione sessuale negli Usa e carpire l’attenzione dello spettatore degli anni Duemila, fosse necessario stupire con frasi e scene a effetto (mal riuscito).  E così la protagonista Amanda Seyfried/Linda Lovelace (molto brava ne Les Misérables [2013] e pronta a tornare presto sul grande schermo in Un milione di modi per morire nel West) risulta spesso indisponente per l’incongruente misto di immaturità e insubordinatezza. Così come irritante è il personaggio interpretato da Peter Sarsgaard (ottimo in Night Moves nel 2013 in coppia con Dakota Fanning), di continuo sopra le righe ed esageratamente ‘cattivo’ da sembrare stupido. Il cast è arricchito dalla presenza di un 'mostro sacro' come l'ancora sexy Sharon Stone

In Lovelace è narrata una parte
della rivoluzione sessuale negli Usa
Nulla da dire sul montaggio e sul susseguirsi delle immagini di quest’opera (che potrebbe rischiare la censura o comunque il divieto ai teenager). Ma per buttare giù uno script più misurato sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata e ispirarsi al coinvolgete e riuscitissimo Larry Flynt - Oltre lo scandalo (1996) di Milos Forman con uno straripante Woody Harrelson, storia anch’essa realmente accaduta sempre nei Settanta del secolo scorso, del primissimo direttore ed editore di Hustler, una rivista pornografica di grande successo. Impreziosito dall’ottima fotografia di Eric Alan Edwards e da una colonna sonora appropriata (Stephen Trask), è un film (che narra del mitico hard Gola profonda e nel 2010 presentato in concorso al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino) che crolla sotto i colpi impietosi della banalità dei dialoghi e della prevedibilità nella concatenazione delle azioni.

Premessa: l’articolo è basato solo su alcuni videoclip, quindi deve essere considerato un’interpretazione parziale del film, dove possibile arricchita con diverse informazioni e integrata dal parere di altri critici.

st.mar.