Steven Spielberg al lavoro su tre diversi progetti
La copertina del libro
su cui il regista
baserà un prossimo film
Di pochi giorni fa l’annuncio del progetto di
tornare a lavorare con Tom Hanks per la loro quinta pellicola insieme,
stavolta ambientata ai tempi della ‘guerra fredda’ (articolo). Ora
alcuni rumor fanno girare notizia che
il regista di Cincinnati, Steven Spielberg, uno dei
più grandi al mondo, si sta preparando a una nuova avventura per il grande
schermo. Un film basato su GGG (Grande Gigante Gentile), uno dei
libri per l’infanzia più fortunati di tutti i tempi, scritto da Roald Dahl e
pubblicato nel 1982 (in Italia edito da Salani) con le illustrazioni di Quentin Blake. Per
l'occasione l’artefice di capolavori come E.T. - L'extra-terrestre (1982), Salvate il
soldato Ryan
(1998) e della venerata saga di Indiana Jones con protagonista Harrison
Ford (quattro film
tra il 1981 e il 2008), si avvarrà della collaborazione di Melissa
Mathison, già
sceneggiatrice di E.T. e della produzione di Frank Marshall, John
Madden e Michael
Siegel. Il soggetto di GGG narra dell'amicizia tra una ragazza e un gigante buono. Stando a
quanto riportato da The Hollywood Reporter che ha dato l’esclusiva, Spielberg avrebbe
intenzione di iniziare le riprese entro il 2015,
Tra le idee anche quella di produrre
un quinto episodio della saga di Indiana Jones
(nella foto Harrison Ford e Sean Connery)
mentre il film dovrebbe essere
al cinema entro il 2016.
Ma un'altra strepitosa new appare all'orizzonte: il cineasta che non ha mai frequentato un
corso di cinema, sarebbe intenzionato a girare un quinto episodio del succitato
Indiana
Jones. Non si
esclude il ritorno sul grande schermo dell'inimitabile Sean
Connery (da qualche
tempo lontano dalla ribalta) che è stato al fianco di Harrison
Ford in Indiana
Jones e l'ultima crociata (1989).
Un film di Michael Bay. Con Sean Connery, Ed Harris, Michael Biehn, Nicolas Cage, John C.
McGinley, David Morse, James Caviezel, Xander Berkeley, John Spencer, William
Forsythe, Vanessa Marcil, Gregory Sporleder, Tony Todd, Bokeem Woodbine, Jim
Maniaci, Greg Collins, Brendan Kelly. Avventura, Usa 1996. Durata 136'.
La trama
Sull'isola
di Alcatraz chiamata The Rock (la roccia) sbarca, al comando di una compagnia
di marines mercenari, un generale che sequestra i turisti in visita al carcere
ormai trasformato in un monumento d’attrazione e installa una batteria di
missili muniti di gas nervino. Li lancerà su San Francisco e dintorni, se non
gli saranno versati venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei
soldati americani morti sui campi dell'onore. Per neutralizzarlo il Fbi (Federal
Bureau of Investigation) manda un proprio
biochimico - che pur essendo operativo non ha mai sparato un colpo in azione - e
un agente segreto britannico che marcisce in prigione da trent'anni e che è uno
specialista di Alcatraz, essendo l'unico detenuto che sia mai evaso di lì. (Fonte
il Morandini).
Recensione
Il tema serio di questo film dell’ottimo Michael
Bay (consacratosi
negli ultimi sei anni grazie alla saga di successo Transformers, già tre gli
episodi e il quarto uscirà nelle sale il prossimo 10 luglio col titolo Transformers 4 - L'era dell'estinzione che
perderà il convincente protagonista Shia LaBeouf) è la
rabbia dei soldati americani, in particolare dei marines, che combattono in
giro per il mondo in diverse missioni d’attacco o, come si dice, di peacekeeping (mantenimento della pace) che
siano, nei territori in cui a regnare è il caos. La rabbia che deriva dal
riconoscimento di un governo nazionale assente o insensibile e menefreghista, delle
condizioni in cui i suoi combattenti tornano da queste operazioni e dimentico
dei risarcimenti promessi alle famiglie dei morti ammazzati.
Sean Connery e Nicolas Cage in una scena di The Rock
Come si sa, spesso il senso di rivalsa
diviene incontrollabile e la razionalità svanisce con le prime difficoltà. Su
questo asserto si sviluppa la sceneggiatura di David Weisberg, Douglas
S. Cook e Mark
Rosner - nella
quale pare mise lo zampino anche un certo Quentin Tarantino reduce dal
successo di Pulp Fiction - per dar
vita a un racconto filmico adrenalinico, cosparso di scene ad alta tensione e
con effetti speciali che, per quei tempi, erano di certo all’avanguardia.
Fortificato dall’eccellente e spregiudicato montaggio di Richard
Francis-Bruce
(all’opera anche nel recentissimo Divergent
di Neil
Burger, ancora
nelle sale) il 49enne cineasta di Los Angeles realizza una pellicola senza
tentennamenti nella quale spicca pure la coinvolgente colonna sonora originale diretta
da Nick
Glennie-Smith,
Harry
Gregson-Williams e Hans Zimmer, che abbraccia il racconto filmico nella
morsa delle sue possenti braccia musicali.
In primo piano Ad Harris, a sinistra John C. McGinley e a destra David Morse
Detto questo, nulla sarebbe andato così bene
se non ci fosse stato un cast d’eccellenza che annovera alcuni premi Oscar i
quali fanno scintillare il racconto con un mix di dialoghi e azioni fra dramma
ed ironia che conquista subito qualsiasi tipo di spettatore: il protagonista Nicola
Cage (reduce dal
discreto thriller Il cacciatore di donne
al fianco di John Cusack)nei panni
del grintoso e sarcastico dottor Stanley Goodspeed, chiamato a un’impresa per
la quale è del tutto impreparato; la ‘spalla’ dorata Sean
Connery (83enne e ormai
da qualche anno lontano dal grande schermo, dopo il bruttissimo La leggenda degli uomini straordinari
del 2003 e, a quanto pare, senza progetti di valore di fronte a sé) che
personifica John Patrick Mason, maturo galeotto innocente, ex agente segreto
britannico (il tributo a James Bond è evidente), indurito da anni di
Il regista Michael Bay
carcere ma
alla fine disposto a sposare la causa che vede impegnato il suo nuovo e sprovveduto
compare Goodspeed; Ed Harris (protagonista dell’insignificante thriller Phantom nel 2013) uno splendido generale
Francis X. Hummel a capo del gruppo di soldati sovversivi, polso d’acciaio ma
intimamente mai convinto di voler davvero mettere in pratica la terrificante
minaccia fatta alla sua stessa patria. Subito alle spalle di questi tre mostri
sacri, brillano in particolare David Morse (World War Z, 2013), William Forsythe (che
proviene da una serie di boiate, tra cui il disastroso Il mostro degli abissi nel 2010) e John C. McGinley (visto lo
scorso anno nel brutto Alex Cross).
Film che passa spesso in tv ma che vale sempre la pena rivedere.
Un film di Brad Anderson. Con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John
Sharian, Michael Ironside, Larry Gilliard Jr, Reg E. Cathey, Anna Massey,
Matthew Romero Moore, Robert Long, Colin Stinton, Craig Stevenson, Ferran
Lahoz, Jeremy Xido, Norman Bell. Titolo originale: El maquinista. Thriller/drammatico. Spa, 2004. Durata 102'.
La trama
Trevor
Reznik non riesce più a dormire da un anno. Il suo aspetto diventa sempre più
spettrale e anche mentalmente egli peggiora giorno dopo giorno. I colleghi, che
già lo guardano con sospetto, dopo un incidente sul lavoro in cui Trevor
rischia di uccidere uno di loro, iniziano a fare di tutto perché se ne vada.
Trevor, che già si sente in colpa per l'incidente, comincia a sviluppare un
forte senso di persecuzione: crede che intorno a lui si stia sviluppando una
congiura per punirlo del suo errore. Nel suo appartamento compaiono
misteriosamente dei foglietti per appunti, quasi degli indovinelli e l'unico
collega con cui l'uomo aveva legato sparisce nel nulla e gli viene detto che
non è mai esistito. È tutta una manovra contro di lui, o è impazzito? Trevor
cerca di comporre i pezzi del puzzle
e davanti ai suoi occhi si va delineando una realtà agghiacciante.
Recensione
Quest’opera del regista statunitense Brad
Anderson (che ha
confermato il suo talento nel 2007 con il convincente thriller Transsiberian e oggi è in pre-produzione
di un lavoro ancora con Christian Bale intitolato Concrete Island) deve buona parte del successo alla straordinaria preparazione
fisica del protagonista principale, Bale appunto. L’oggi
40enne attore britannico, nell’occasione dimostrò allo spettatore medio quali
siano le regole di quello che la cinematografia ha catalogato come ‘metodo
Stanislavskij’ (o ‘psicotecnica’), basato sull’estrema personificazione
dell’interprete con il personaggio da proporre nel film, sia per quanto
concerne il suo mondo interiore sia, nei casi in cui venga stabilito di ottenere
il massimo risultato, per ciò che riguarda la trasformazione fisica. Senza
dilungarmi (perciò vi rimando a Wikipedia),
è da ricordare che per la parte dell’inquietante Trevor, uomo non più capace di dormire perché
assillato senza sosta da tormentose ossessioni, Christian Bale perse
venticinque chili arrivando a pesarne appena 54 (circa 2/3 del suo peso forma).
Il premio Oscar per The Fighter (2010),
grazie a quella metamorfosi – ancora oggi considerata da molti (anche da me) come
la più riuscita nel mondo in celluloide – e che fu anche supportata da una
prova attoriale di gran classe – destò impressione e ammirazione ma non fu
impreziosita, come sarebbe stato giusto, con alcun premio.
Christian Bale in una drammatica scena de L'uomo senza sonno
Il regista Brad Anderson
La pellicola, di produzione spagnola, è
interamente girata in una Barcellona grigia e piovosa, oscurata da condizioni
meteo in connubio con il grave stato depressivo del personaggio principale. Non
è un’esperienza filmica facile L’uomo
senza sonno (El maquinista in
lingua originale), ma questa mia affermazione non faccia scappare chi sta
prendendo, giustamente, in considerazione di dedicargli la serata di oggi.
Alcune fasi del racconto sono appesantite, non v’è dubbio, da rallentamenti del
ritmo narrativo, ma ciò è egregiamente compensato dalla concretezza del regista
di Madison (Connecticut, Usa), con scene di fortissimo impatto emozionale, da
vero thriller che, per qualcuno (non per me) sconfina addirittura nell’horror. Va
detto, per completezza d’analisi, che il montaggio, attraverso cui sono eseguiti
frequenti flash back e alcuni déjà vu, potrebbe creare qualche difficoltà nel
seguire la vicenda che a volte risulta spezzata. Per rendersi conto, però, che
si tratta di una tecnica scelta per valorizzare quella che in più punti è una vera
esperienza onirica.
Jennifer Jason Leigh in una scena del film
Non è un film di tante parole, la
sceneggiatura di Scott Kosar - che, pur riproponendo lo sfruttato tema dell’insonnia,
riesce a farlo con estrema originalità - ha mirato all’essenziale, quel che
bastava per far venire a galla lo smarrimento interiore di Trevor e il suo conflitto
sempre più grave col mondo esterno. In questo Bale ha trovato
una spalla ideale nell’intensa ma non troppo prolifica attrice californiana Jennifer
Jason Leigh,
che allora si espresse forse nella migliore performance
della sua carriera. Probabilmente non è un film per tutti ma che tutti dovrebbero
decidere di vedere, anche perché i colpi di scena non mancano.
***
In concomitanza (su Iris alle 21,10) un altro
bellissimo film, forse fruibile a un maggior numero di persone (e infatti spesso riproposto in tv), che mi ha fatto ‘combattere’ nello scegliere infine di
consigliarvi L’uomo senza sonno.
La locandina
Scoprendo
Forrester
Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5
La scheda
Un film di Gus Van Sant. Con Sean Connery, Rob Brown, F. Murray Abraham, Anna Paquin, Busta
Rhymes, April Grace, Michael Pitt, Michael Nouri, Richard Easton, Glenn
Fitzgerald, Lil' Zane, Stephanie Berry, Fly Williams III, Damany Mathis, Damion
Lee. Titolo
originale Finding Forrester. Commedia
drammatica, Usa 2000. Durata 136'.
La trama
Da una
piazzetta del Bronx, dove giocano a pallacanestro, alcuni ragazzi di colore
guardano le finestre di un appartamento sovrastante. Lì abita, sotto falso
nome, un misterioso individuo che da anni non esce più da casa. Un giorno uno
dei ragazzi, Jamal, accetta per sfida di andare a vedere chi c'è veramente in
quella casa. S’introduce, è scoperto, scappa ma dimentica lì lo zainetto con
libri e quaderni. Intanto un esclusivo liceo di New York ha messo gli occhi su
di lui e gli offre una borsa di studio, soprattutto per le sue doti nella
pallacanestro. Ricevuta indietro la propria roba, Jamal si accorge che sulle cose
scritte nei quaderni ci sono correzioni e giudizi. Il ragazzo, sedici anni, va
nella nuova scuola, comincia gli studi e scopre che l’individuo dell’appartamento
è William Forrester, scrittore vincitore anni prima di un Pulitzer e poi
misteriosamente scomparso. Jamal ora torna alla carica e chiede a Forrester di
aiutarlo in quelle che sono le sue grandi passioni, la scrittura e la
letteratura. Il maturo uomo - divenuto però un misantropo - accetta con un
patto: niente di quello che succede deve uscire da quella casa. Jamal è
contento, ma in classe ben presto entra in conflitto con il professor Crawford,
il quale lo accusa di aver copiato testi altrui e gli suggerisce di pensare
solo allo sport.
Molto
incerto e confuso, Jamal chiede aiuto a Forrester, che però si nega. Minacciato
di espulsione, Jamal si vede offrire la salvezza solo se vincerà con la squadra
la finale del campionato di basket. Ma toccano a lui i tiri decisivi e li
sbaglia entrambi. Demoralizzato, Jamal aspetta con rassegnazione il giorno
delle letture in classe da parte degli studenti. Inatteso però si presenta
Forrester che dichiara il proprio nome e scagiona Jamal. Quindi parte per la
Scozia, suo paese natale. Quando arriva l'ultimo anno di liceo, un avvocato
annuncia a Jamal che Forrester è morto per un tumore che aveva da due anni. E
gli consegna una lettera di congedo.
Stefano
Marzetti
(per la trama di Scoprendo Forrester si ringrazia Coming Soon)