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martedì 22 aprile 2014

Nuovo film su Steve Jobs, il regista Danny Boyle vuole Leo Di Caprio

Nuove indiscrezioni sul futuro film dedicato a Steve Jobs
Il regista
Danny Boyle
Piovono notizie contraddittorie sul futuro film dedicato alla vita di Steve Jobs, il cofondatore della Apple morto di cancro nel 2011. Nel 2013 il primo biopic, girato da Joshua Michael Stern, con protagonista Ashton Kutcher (articolo), fu piuttosto deludente considerata l’importanza del personaggio di cui si ricostruiva una parte dell’esistenza dal 1971 - mentre stava attraversando una fase hippie della propria vita - fino al 2000, poco prima dell'invenzione dell'iPod. A circa un anno di distanza il regista di
Il possibile protagonista, Leonardo Di Caprio
The Millionaire (2008) Danny Boyle è in trattative per dirigere un nuovo ‘biografico’ sull’imprenditore e inventore statunitense che potrebbe essere personificato da Leonardo Di Caprio. Notizia, diramata da Variety, in netto contrasto con quanto si disse all’inizio del marzo scorso, quando fu dato per certo che dietro la cinepresa a dirigere le riprese di questo film (basato sulla biografia ufficiale e autorizzata scritta da Walter Isaacson, intitolata semplicemente Steve Jobs [leggi di più]) vi sarebbe stato David Fincher. Il quale, invece, mise come conditio sine qua non che a vestire i panni di Jobs vi fosse Christian Bale (articolo).

Boyle ha già diretto Leo Di Caprio in The Beach (2000). Resta da vedere, ora, se sarà confermato che la riduzione cinematografica del succitato libro di Isaacson sarà ancora affidata Aaron Sorkin. La sua eventuale sceneggiatura presenterebbe tre scene da trenta minuti, attorno al lancio di tre prodotti fondamentali: il primo Mac (inizio 1984), il NeXT (1997) e l'Ipod (tardo 2001). Produttore della pellicola dovrebbe essere Scott Rudin, all’opera per la Sony Pictures. È comunque prevedibile che intorno a quest’ambizioso progetto le notizie si susseguiranno, in alcuni casi smentendosi l’una con l’altra.
s.m.

giovedì 17 aprile 2014

In lavorazione - “The Revenant” di Alejandro González Iñárritu

Alejandro González Iñárritu
Scheda parziale
Un film di Alejandro González Iñárritu. Con Leonardo Di Caprio e Sean Penn. Drammatico, Usa 2012.

Trama provvisoria
Ambientato nella frontiera del nord, tra gli Stati Uniti e il Canada, il film si svolge nel 1823 e racconta di un cacciatore di pellicce di nome Hugh Glass che, dopo essere sopravvissuto all'attacco di un orso, percorre più o meno cinquemila chilometri per vendicarsi dei due mercenari che lo hanno derubato e abbandonato in uno stato moribondo. Come da manuale western, una volta recuperate le forze, l'uomo cercherà di ritrovare i due farabutti che pensavano fosse morto.

Cosa sappiamo
Sean Penn
Leonardo Di Caprio
La 20th Century Fox - che ha da poco incassato l’ok da Leo Di Caprio (scottato dopo il mancato Oscar 2014 per The Wolf of Wall Street) - attende una risposta da Christian Bale (imminente il suo ritorno nei cinema con Out of the Furnace [data ancora non stabilita]di Scott Cooper), al quale sarebbe affidato il ruolo di protagonista. Tirza Bonifazi di My Movies rivela che lo sceneggiatore Mark L. Smith (Vacancy, 2007) sta lavorando allo script che ruoterà intorno al tema della sopravvivenza e della vendetta. La sceneggiatura (che dovrebbe essere affidata a David Rabe) sarà ispirata al romanzo di Michael Punke in cui è previsto che Hugh Glass - personaggio realmente esistito - riesca a trovare i due uomini che lo avevano tradito ma conceda loro il perdono. Un finale ‘morbido’ che potrebbe cambiare sotto la direzione del regista messicano Alejandro González Iñárritu (in ballo anche con il progetto della commedia Birdman di cui la data d’uscita è da decidere). La presenza di Sean Penn (reduce dal thriller deludente Gangster Squad nel 2013) nel cast dovrebbe ormai essere scontata.

Del progetto di ridurre per il cinema il libro di Punke si parla ormai da anni. Nel tempo - come scrive Valentina Torlaschi di Screen Week - si erano fatti i nomi di autentici fuoriclasse quali Gael Garcia Bernal (buon riscontro ha avuto la sua parte da protagonista in No - I giorni dell'arcobaleno, pellicola di discreto successo), il già citato  Penn, Javier Bardem (nel cast del deludente The Counselor - Il Procuratore, uscito  lo scorso gennaio) e Brad Pitt (anche lui tra i ‘delusi’ di The Counselor). Ma solo ora, con il coinvolgimento ufficiale di Di Caprio, la produzione potrebbe realmente mettersi in moto. Sembra che le riprese di The Revenant inizieranno indicativamente nell’autunno del 2015.


s.m.

mercoledì 16 aprile 2014

Il più bello di mercoledì, prima serata, sul ‘digitale’: Rai 4 alle 21,10 (con trailer)

La locandina
L'uomo senza sonno

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5

La scheda
Un film di Brad Anderson. Con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside, Larry Gilliard Jr, Reg E. Cathey, Anna Massey, Matthew Romero Moore, Robert Long, Colin Stinton, Craig Stevenson, Ferran Lahoz, Jeremy Xido, Norman Bell. Titolo originale: El maquinista. Thriller/drammatico. Spa, 2004. Durata 102'.

La trama
Trevor Reznik non riesce più a dormire da un anno. Il suo aspetto diventa sempre più spettrale e anche mentalmente egli peggiora giorno dopo giorno. I colleghi, che già lo guardano con sospetto, dopo un incidente sul lavoro in cui Trevor rischia di uccidere uno di loro, iniziano a fare di tutto perché se ne vada. Trevor, che già si sente in colpa per l'incidente, comincia a sviluppare un forte senso di persecuzione: crede che intorno a lui si stia sviluppando una congiura per punirlo del suo errore. Nel suo appartamento compaiono misteriosamente dei foglietti per appunti, quasi degli indovinelli e l'unico collega con cui l'uomo aveva legato sparisce nel nulla e gli viene detto che non è mai esistito. È tutta una manovra contro di lui, o è impazzito? Trevor cerca di comporre i pezzi del puzzle e davanti ai suoi occhi si va delineando una realtà agghiacciante.

Recensione
Quest’opera del regista statunitense Brad Anderson (che ha confermato il suo talento nel 2007 con il convincente thriller Transsiberian e oggi è in pre-produzione di un lavoro ancora con Christian Bale intitolato Concrete Island) deve buona parte del successo alla straordinaria preparazione fisica del protagonista principale, Bale appunto. L’oggi 40enne attore britannico, nell’occasione dimostrò allo spettatore medio quali siano le regole di quello che la cinematografia ha catalogato come ‘metodo Stanislavskij’ (o ‘psicotecnica’), basato sull’estrema personificazione dell’interprete con il personaggio da proporre nel film, sia per quanto concerne il suo mondo interiore sia, nei casi in cui venga stabilito di ottenere il massimo risultato, per ciò che riguarda la trasformazione fisica. Senza dilungarmi (perciò vi rimando a Wikipedia), è da ricordare che per la parte dell’inquietante Trevor, uomo non più capace di dormire perché assillato senza sosta da tormentose ossessioni, Christian Bale perse venticinque chili arrivando a pesarne appena 54 (circa 2/3 del suo peso forma). Il premio Oscar per The Fighter (2010), grazie a quella metamorfosi – ancora oggi considerata da molti (anche da me) come la più riuscita nel mondo in celluloide – e che fu anche supportata da una prova attoriale di gran classe – destò impressione e ammirazione ma non fu impreziosita, come sarebbe stato giusto, con alcun premio.

Christian Bale in una drammatica scena de L'uomo senza sonno
Il regista Brad Anderson
La pellicola, di produzione spagnola, è interamente girata in una Barcellona grigia e piovosa, oscurata da condizioni meteo in connubio con il grave stato depressivo del personaggio principale. Non è un’esperienza filmica facile L’uomo senza sonno (El maquinista in lingua originale), ma questa mia affermazione non faccia scappare chi sta prendendo, giustamente, in considerazione di dedicargli la serata di oggi. Alcune fasi del racconto sono appesantite, non v’è dubbio, da rallentamenti del ritmo narrativo, ma ciò è egregiamente compensato dalla concretezza del regista di Madison (Connecticut, Usa), con scene di fortissimo impatto emozionale, da vero thriller che, per qualcuno (non per me) sconfina addirittura nell’horror. Va detto, per completezza d’analisi, che il montaggio, attraverso cui sono eseguiti frequenti flash back e alcuni déjà vu, potrebbe creare qualche difficoltà nel seguire la vicenda che a volte risulta spezzata. Per rendersi conto, però, che si tratta di una tecnica scelta per valorizzare quella che in più punti è una vera esperienza onirica.

Jennifer Jason Leigh in una scena del film 
Non è un film di tante parole, la sceneggiatura di Scott Kosar - che, pur riproponendo lo sfruttato tema dell’insonnia, riesce a farlo con estrema originalità - ha mirato all’essenziale, quel che bastava per far venire a galla lo smarrimento interiore di Trevor e il suo conflitto sempre più grave col mondo esterno. In questo Bale ha trovato una spalla ideale nell’intensa ma non troppo prolifica attrice californiana Jennifer Jason Leigh, che allora si espresse forse nella migliore performance della sua carriera. Probabilmente non è un film per tutti ma che tutti dovrebbero decidere di vedere, anche perché i colpi di scena non mancano.

***

In concomitanza (su Iris alle 21,10) un altro bellissimo film, forse fruibile a un maggior numero di persone (e infatti spesso riproposto in tv), che mi ha fatto ‘combattere’ nello scegliere infine di consigliarvi L’uomo senza sonno.

La locandina
Scoprendo Forrester

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5

La scheda
Un film di Gus Van Sant. Con Sean Connery, Rob Brown, F. Murray Abraham, Anna Paquin, Busta Rhymes, April Grace, Michael Pitt, Michael Nouri, Richard Easton, Glenn Fitzgerald, Lil' Zane, Stephanie Berry, Fly Williams III, Damany Mathis, Damion Lee. Titolo originale Finding Forrester. Commedia drammatica, Usa 2000. Durata 136'.

La trama
Da una piazzetta del Bronx, dove giocano a pallacanestro, alcuni ragazzi di colore guardano le finestre di un appartamento sovrastante. Lì abita, sotto falso nome, un misterioso individuo che da anni non esce più da casa. Un giorno uno dei ragazzi, Jamal, accetta per sfida di andare a vedere chi c'è veramente in quella casa. S’introduce, è scoperto, scappa ma dimentica lì lo zainetto con libri e quaderni. Intanto un esclusivo liceo di New York ha messo gli occhi su di lui e gli offre una borsa di studio, soprattutto per le sue doti nella pallacanestro. Ricevuta indietro la propria roba, Jamal si accorge che sulle cose scritte nei quaderni ci sono correzioni e giudizi. Il ragazzo, sedici anni, va nella nuova scuola, comincia gli studi e scopre che l’individuo dell’appartamento è William Forrester, scrittore vincitore anni prima di un Pulitzer e poi misteriosamente scomparso. Jamal ora torna alla carica e chiede a Forrester di aiutarlo in quelle che sono le sue grandi passioni, la scrittura e la letteratura. Il maturo uomo - divenuto però un misantropo - accetta con un patto: niente di quello che succede deve uscire da quella casa. Jamal è contento, ma in classe ben presto entra in conflitto con il professor Crawford, il quale lo accusa di aver copiato testi altrui e gli suggerisce di pensare solo allo sport.

Molto incerto e confuso, Jamal chiede aiuto a Forrester, che però si nega. Minacciato di espulsione, Jamal si vede offrire la salvezza solo se vincerà con la squadra la finale del campionato di basket. Ma toccano a lui i tiri decisivi e li sbaglia entrambi. Demoralizzato, Jamal aspetta con rassegnazione il giorno delle letture in classe da parte degli studenti. Inatteso però si presenta Forrester che dichiara il proprio nome e scagiona Jamal. Quindi parte per la Scozia, suo paese natale. Quando arriva l'ultimo anno di liceo, un avvocato annuncia a Jamal che Forrester è morto per un tumore che aveva da due anni. E gli consegna una lettera di congedo.

Stefano Marzetti
(per la trama di Scoprendo Forrester si ringrazia Coming Soon) 

domenica 13 aprile 2014

Quelli che si sono trasformati e, magari, hanno vinto l’Oscar

Ecco chi, nella storia recente del cinema, ha dovuto perdere o acquistare peso per aggiudicarsi una buona parte e spesso anche un Oscar.

Christian Bale ne L'uomo senza sonno
Christian Bale È cintura nera d’ingrassamenti e dimagrimenti a comando. Per lui il peso è un effetto ottico. Tu digli una taglia e lui farà in modo di entrarci. L’ha già fatto per L’uomo senza sonno (2004), 28 chili in pochi mesi persi con una dieta a base di molto fumo, una scatoletta di tonno e una mela al giorno, arrivando a pesare solo 55 chili (non sperimentare a casa). Subito dopo ha girato Batman Begins (2005) ed è evidente che per interpretare il tenebroso supereroe 55 chili non bastavano. Ecco quindi che il suo fisico si trasforma in 86 chili di muscoli e si adegua di conseguenza anche la dieta: pasta e pane per vari mesi. L’anno seguente vediamo Bale pesare solo 61 chili in L’alba della libertà (2006), poi di nuovo Batman (Il cavaliere oscuro, 2008), altri 86, poi The Fighter (2010) 65 chili e di recente con American Hustel (2013), 10 nomination, nessun Oscar ma 3 Golden Globe e siamo ad altri venti chili in più.

Matthew McConaughey È indubbiamente l’uomo del momento. Con due pellicole, una più acclamata dell’altra, il  texano diventa ogni giorno più bravo. La drammatica storia vera del rude elettricista malato di Aids in Dallas Buyers Club  (2013) cui sono diagnosticati trenta giorni di vita, ha messo in luce tutto il talento dell’attore (che, infatti, ha vinto l’Oscar 2014). Per ovvie esigenze di copione, Matthew ha dovuto perdere molto peso, quasi venti chili. Il dimagrimento shock, ai limiti dell’anoressia, però ha colpito nel segno.

Jared Leto in Dallas Buyer Club
Jared Leto È il coprotagonista, con Mattew McCnaughey, di Dallas Buyer Club, e anche per lui è arrivato l’Osca 2014 per il miglior attore non protagonista. Leto, per entrare nella parte di Rayon, transessuale malato di Aids, ha dovuto fare letteralmente la fame per un mese, riuscendo a perdere più di quindici chili. Jared, nella vita, è un vegano convinto da quasi vent’anni. Scopriamo ora, con questa perdita straordinaria di peso, che anche i vegani normalmente si nutrono.

Anne Hathaway È stata solo pochi minuti sullo schermo ma ha lasciato una traccia indelebile. Con il ruolo di Fantine ne Les Misérables (2000) l’anno scorso Anne si è aggiudicata l’Oscar per la miglior attrice non protagonista. La performance è durata davvero poco ma lo sforzo è stato grande: l’attrice ha dovuto perdere 10 chili in sole tre settimane con una dieta a base di humus e ravanelli. (Non sperimentare a casa).

Charlize Theron Una persona brutta non può imbellirsi più di tanto, ma una persona bella, a imbruttirsi, è sempre in tempo. Ce lo ha dimostrato la splendida Charlize Theron, che per trasformarsi nella prostituta serial killer Aileen Wuornos in Monster (2003), tra le altre cose, è ingrassata di ben 14 chili con una dieta a base di cibi grassi (non sperimentare). Il faticoso ruolo le ha però fruttato un Oscar.

Natalie Portman La magrezza delle ballerine di danza classica è proverbiale e se un’attrice vuole indossare il tutù del Cigno nero (2010) qualche sacrificio è d’uopo. La bella Natalie ha dovuto quindi perdere 10 chili per il ruolo di Nina Sayers in Black Swan, sforzo sicuramente ripagato da un Oscar per la miglior attrice e un marito (Benjamin Millepied) conosciuto sul set.

Robert De Niro in Toro Scatenato
Robert De Niro Non l’ha fatto molte volte, ma quando l’ha fatto, l’ha fatto bene. Per indossare i guantoni di Jack La Motta in Toro Scatenato (1980), Bob, ad esempio, è ingrassato quasi 30 chili senza battere ciglio. Il film è un capolavoro e l’Oscar (miglior attore) l’ha portato a casa anche lui.

Edward Norton C’è anche chi i chili li mette su senza ingrassare, come Edward Norton, che ha preso 16 chili - tutti di muscoli. Per interpretare lo skinhead Derek Vinyard in American History X (1999) Norton ha dovuto seguire un estenuante regime progettato da un allenatore e in soli tre mesi, il gioco era fatto.

Tom Hanks Ha dovuto perdere 22 chili per il ruolo del naufrago in Cast Away (2000) e dato che ingrassare è facile, ma dimagrire un po’ meno, il film è stato girato con una pausa di un anno tra la prima e la seconda parte, per permettere all’attore di dimagrire. Forse sarebbe stato più facile fargli recitare prima la parte del naufrago deperito. Dopo una breve pausa di due settimane a base di McDonald’s e ciambelle tra un ciak e l’altro, Tom avrebbe potuto velocemente mettere su il peso che gli pareva. Comunque vinse il Golden Globe per il miglior attore.

Renée Zellweger nelle vesti di Bridget Jones
Renée Zellweger Finalmente la nostra cicciona preferita: Bridget Jones! La Zellweger è sempre stata molto attenta alla linea ma per il mitico ruolo della single disperata più famosa al mondo ha deciso di fare un’eccezione e di ingrassare ben 16 chili per poter indossare i mutandoni ascellari di Bridget. E ha fatto bene. Il film è passato alla storia e lei è stata consacrata nell’Olimpo di Hollywood. Solo un dubbio: ma davvero ha avuto voglia di perderli e riprenderli nella breve pausa tra il primo film e il seguito?


L’articolo è tratto integralmente (con qualche mia aggiunta) da una pubblicazione del 13 febbraio scorso sul sito web di Grazia, a firma Camilla Baldini (clicca) che Filmamare ringrazia


redazione

domenica 23 marzo 2014

Per “Steve Jobs” David Fincher vuole solo Christian Bale

Steve Jobs, sulla sua vita è in arrivo un altro film
Si torna a parlare dell'altro film sul fondatore della Apple, Steve Jobs (leggi), in preparazione a Hollywood. Si tratta del biopic scritto da Aaron Sorkin, che tornerebbe a collaborare col regista di The Social Network, David Fincher, in questo periodo al montaggio di Gone Girl, thriller-drammatico la cui vicenda è incentrata su un uomo accusato della scomparsa della moglie, con protagonista Ben Affleck.

Sarà Christian Bale il nuovo Jobs
Secondo il sito The Wrap, l'unica scelta di Fincher su chi dovrà indossare i panni del grande inventore informatico è Christian Bale, interprete capace di autentiche metamorfosi nella preparazione dei suoi personaggi. Non esisterebbe ancora alcun accordo tra il Batman dell’ottima trilogia di Christopher Nolan e il produttore Scott Rudin, all’opera per la Sony Pictures ma pare proprio che la stretta di mano con l’attore britannico sia l’unico gesto che possa convincere il 51enne cineasta di Denver (Colorado, Usa) a dirigere l’opera. La sceneggiatura di Steve Jobs (questo dovrebbe essere il titolo) è tratta dalla biografia di Walter Isaacson e presenterebbe tre scene da trenta minuti, attorno al lancio di tre prodotti fondamentali: il primo Mac (inizio 1984), il NeXT (1997) e l'iPod (tardo 2001).

redazione

mercoledì 19 marzo 2014

“Yves Saint Laurent”, ‘pittore’ per la gioia delle donne (con trailer)

La locandina
Scheda del film
Un film di Jalil Lespert. Con Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Marie de Villepin, Xavier Lafitte, Nikolai Kinski, Judi Beecher, Rani Bheemuck, Ruben Alves, Anne Alvaro, Marianne Basler, Janicke Askevold, Astrid Whettnall, Jeanne Dandoy, Michèle Garcia, Yvonne Gradelet. Biografico, Usa 2014. Durata 100'. Lucky Red. Uscita giovedì 27 marzo 2014.

Trama del film
Parigi, 1957. Yves Saint Laurent ha 21 anni e viene chiamato a prendere il posto del defunto Christian Dior nella cui maison ha già avuto modo di dar prova delle proprie qualità. Lo attende la prima collezione totalmente affidata alla sua creatività. Il successo ottenuto lo proietta ai più alti livelli della moda parigina imponendogli al contempo una continua pressione. Il ricovero per una sindrome maniaco-depressiva, in occasione della sua chiamata alle armi per la guerra in Algeria, fa sì che sia licenziato. Grazie al sostegno di Pierre Bergé, che ne diverrà il compagno e il factotum, lo stilista apre una propria casa di haute couture e YSL diverrà un marchio simbolo di eleganza e innovazione.

Tema del film
Il rischio corso quando si decide di girare un film biografico e per giunta su una figura come quella di Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent, è di esagerare nel dipingere il personaggio quasi fosse l’incarnazione della perfezione umana. Tralasciando di soffermarsi anche su difetti caratteriali ed errori esistenziali. In poche parole, finendo per spedire nelle sale una pellicola che mostra una vicenda distante dalla realtà e, quindi, che al cinofilo abbastanza navigato è poco credibile e perciò noiosa. A quanto dicono alcuni colleghi che hanno visto l’opera del 37enne regista parigino Jalil Lespert (esordio per lui dietro la cinepresa e, come attore, protagonista del più che apprezzato Pa-ra-da, 2008, di Marco Pontecorvo), il biopic intitolato senza premitura di meningi, Yves Saint Laurent, non è sporcato dalla suddetta leggerezza e quindi, perlopiù, promosso senza remore.

Il regista Jalil Lespert
Per quanto mi riguarda, non sono un amante spassionato dei film biografici, per il semplice (per me almeno) motivo che, se quando è ricostruito un avvenimento è lecito inserirvi qualche licenza cinematografica, con la vita delle persone non si può giocare. Per giocare intendo dire anche involontariamente mistificare, mancare il bersaglio e consegnare allo spettatore un quadro distorto della ‘celebrità’ raccontata nel film. Finisce spesso che le monografie ‘personali’ diano una sensazione di accatastamento, di accozzaglia di episodi slegati tra loro. Senza tralasciare che spesso anche grandi interpreti si scontrano con la difficoltà di riprendere in modo credibile il carattere dell’‘eroe’ in questione. Carattere che, va da sé, non può che essere complesso, come lo è quello di tutti, anche di coloro che non hanno lasciato alcun segno nell’immaginario collettivo.

Una scena del film Yves Saint Laurent
Come accade per ognuno, appunto, quella di Saint Laurent fu un’individualità sfaccettata e quindi, come detto, circoscriverla in modo fedele all’interno di un’opera filmica dev’essere stata un’impresa non semplice. Ma sembra proprio che l’operazione sia andata a buon fine, soprattutto per il fatto che il regista non si è limitato a seguire solo la carriera artistica del personaggio ma a prestare attenzione a diversi segmenti della sua vicenda. Ce lo assicura Giancarlo Zappoli di Mymovies.it, quando rileva che Jalil Lespert ha avuto l’acume di proporre il protagonista “nella lacerante situazione di chi ha lasciato la natia Algeria (da cui anche il regista proviene) e sente il peso di dover rispondere a interrogativi socio-politici a cui si vorrebbe che prestasse attenzione. La sua vita invece – scrive ancora Zappoli - sta in quelle matite che muove con la rapidità di un pittore e da cui nascono abiti che sanno valorizzare le donne rimanendo al passo coi tempi e spesso anticipandoli”. I presupposti per cui si tratti di un’opera interessante ci sono. Credo che per quanto riguarda vederlo al cinema io passerò la mano, per poi recuperarlo in altro modo.

Stefano Marzetti