Steve Jobs, sulla sua vita è in arrivo un altro film
Si torna a parlare dell'altro film sul
fondatore della Apple, Steve Jobs (leggi),
in preparazione a Hollywood. Si tratta del biopic
scritto da Aaron Sorkin, che tornerebbe a collaborare col regista di The Social Network, David Fincher, in questo
periodo al montaggio di Gone Girl, thriller-drammatico la cui vicenda è incentrata su un uomo accusato della scomparsa della moglie, con protagonista Ben Affleck.
Sarà Christian Bale il nuovo Jobs
Secondo il sito The Wrap, l'unica scelta di Fincher su chi
dovrà indossare i panni del grande inventore informatico è Christian
Bale, interprete
capace di autentiche metamorfosi nella preparazione dei suoi personaggi. Non esisterebbe
ancora alcun accordo tra il Batman dell’ottima trilogia di Christopher
Nolan e il produttore
Scott
Rudin, all’opera
per la Sony Pictures ma pare proprio che la stretta di mano con l’attore
britannico sia l’unico gesto che possa convincere il 51enne cineasta di Denver
(Colorado, Usa) a dirigere l’opera. La sceneggiatura di Steve Jobs (questo dovrebbe essere il titolo) è tratta dalla
biografia di Walter Isaacson e presenterebbe tre scene da trenta minuti, attorno
al lancio di tre prodotti fondamentali: il primo Mac (inizio 1984), il NeXT
(1997) e l'iPod (tardo 2001).
Un film di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John
Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver, Michael K. Williams, Edi
Gathegi, Mark Margolis, Madeline O'Brien, Slaine, Trudi Goodman, Matthew Maher.
Drammatico,
Usa 2007. Durata 114'.
Trama del film
Patrick
Kenzie è un bostoniano da sempre e questo gli ha consentito di conoscere così
tante persone da fargli decidere di divenire detective privato. Nella
professione è aiutato dalla sua compagna Angie Gennaro. Un giorno i due giovani
investigatori si vedono contattare perché collaborano con la polizia nelle
ricerche di Amanda, una bambina di quattro anni scomparsa recentemente. Non è
però la poco affidabile e tossicodipendente madre Helene a cercarli ma gli zii
della bambina. Nonostante la contrarietà del capo della polizia locale Jack
Doyle i due si mettono all'opera aiutati da due poliziotti che Doyle assegna
loro come aiutanti. L'indagine non è facile anche perché finirà con il mettere
in gioco delle complesse scelte morali. Il film segna il debutto alla regia di Ben
Affleck ed è basato sul romanzo di Dennis Lehane (già autore di Mystic River).
Breve commento
Un film come Gone baby Gone, il primo da regista di Ben
Affleck, non se lo
aspettava nessuno. Fra le mosse risolutive quella di aver ingaggiato il
fratello Casey, più bravo di lui come interprete (è stato protagonista de L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, 2007). I colpi di
scena si susseguono e quando a metà film tutto sembra finito in realtà s'intuisce che tutto deve ancora cominciare. E ogni volta che si scopre un
mistero di abiezione, subito altri sviluppi oscuri e angoscianti emergono, in
un continuo rivelarsi del Male in tutte le sue forme. Anche quando sembra
ammantarsi di buoni propositi. Nel film di Ben Affleck, giallo con
tinte noir, i caratteri sono definiti
con mezze ombre e ambiguità, anche i ‘buoni’ hanno i loro lati oscuri o
commettono peccati di cui sentono il rimorso e i ‘malvagi’ potrebbero avere
buone giustificazioni.
L'unica pecca dell'opera è il titolo che,
somigliando a quello di una canzone che potrebbe essere dei Bee Gees così come
dei Platters, rischia di avere un contenuto diverso da quello che invece
possiede. Casey Affleck e Michelle Monaghan offrono il ritratto di una
coppia capace di uscire dagli stereotipi di genere e capace di attraversare una
città rivisitata non da troppo tempo sotto l'ottica del malaffare (The Departed, 2006) mostrando la cattiveria
che s’insinua non nei grandi traffici ma davvero sotto lo zerbino della porta
accanto. Ancora una volta un romanzo di DennisLehane torna a scavare nell'intimo delle coscienze cercando di leggere
il talvolta inestricabile groviglio fra torti e ragioni, a portarlo sullo
schermo è un regista che sa scegliere gli attori. Si vede, al di là dei nomi
citati, anche nell'interpretazione offerta da Amy Ryan nel ruolo
della madre della bambina. Le sue dichiarazioni dinanzi alle telecamere dopo la
sparizione della figlia mettono in luce, con una naturalezza difficile da
raggiungere al cinema, la profonda povertà materiale e morale della donna mista
alla sua ignoranza. In quel momento sembra di assistere a uno dei nostri
telegiornali infarciti fino all'inverosimile di cronaca nera e dei suoi attori.
Quelli, purtroppo, veri.