È una di quelle notizie che chi adora i film
non vorrebbe mai sentire. Morgan Freeman, uno dei più grandi attori di
Hollywood, sarebbe malato in modo grave e, di conseguenza, pronto ad
abbandonare il mondo della recitazione. L’informazione arriva dal National
Enquirer. “Per Morgan una giornata lavorativa sul set rappresenta
una vera e propria agonia”, si legge. Secondo il tabloid statunitense, il 77enne interprete di Memphis (Tennessee,
Usa), non potrebbe più reggere i ritmi della lavorazione filmica e i vari
impegni che essa comporta. “Fino a un anno fa non avrebbe mai pensato di
annunciare il suo ritiro, ma le cose sono cambiate”, recita ancora il
quotidiano che ha diffuso la notizia, anche se da parte del diretto interessato
e del suo entourage non sono ancora
arrivate né conferme né smentite.
Freeman in una scena di A spasso con Daisy, il film che lo impose all'attenzione del grande pubblico
Parliamo di un artista con circa cinquant’anni
di carriera - limitandoci all’impegno come attore di cinema - con la
partecipazione a ben settanta film, in moltissimi dei quali è stato fra i
personaggi principali se non protagonista assoluto. Di recente lo abbiamo visto
in Transcendence, thriller
riuscito solo a metà con protagonista Johnny Depp. Ma Morgan
Freeman è in
procinto di tornare nelle sale col film d'azione di Luc
Besson, Lucy, in coppia
con Scarlett
Johansson. Per
lui cinque nomination all’Oscar e una statuetta nel 2004 come non protagonista
in Million Dollar Baby di Clint
Eastwood (oltre
a tantissimi altri riconoscimenti di valore).
Un film di Wally Pfister. Con Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy,
Clifton Collins Jr., Morgan Freeman, Cole Hauser, Josh Stewart, Cory Hardrict,
Olivia Dudley, Falk Hentschel, Wallace Langham, Fernando Chien, Shaun Rylee,
Dennis Keiffer, Kristen Rakes, Sam Webb, Stephen M. Hardin, Chad Brummett, Luce
Rains, Jermaine Washington, Akshay Patel, Nathan Brimmer, Charles Moss, James
Burnett, Antonio Del Prete, Richard Daniel Williams, Tailor Murray, John Trejo,
Cliff Gravel, Albert Fry Jr., Sam Quinn, Michael Rosinsky, Colin Jones, Steven
Liu, Taylor Wagenman, Zack Carpenter, David Taylor, Christina Lancellotti,
Matthew Berke, Donna Brown, McKenna Wagenman, Lauren Taylor, Vernon Bradley,
Martin Palmer. Azione, Usa 2014. Durata 119'. 01 Distribution. Uscita giovedì 17
aprile 2014.
Trama del film
Il dottor
Will Caster (Johnny Depp) è il più
importante ricercatore nell'ambito dell'intelligenza artificiale, al lavoro per
la creazione di una macchina senziente, cioè in fase sperimentale, che combini
l'intelligenza collettiva del sapere universale con l'intera gamma delle
emozioni umane. I suoi controversi esperimenti l'hanno reso famoso ma anche il
primo bersaglio di estremisti contrari alla tecnologia pronti a fare qualsiasi
cosa pur di fermarlo. Tuttavia, nel loro tentativo di distruggere Will, gli
stessi estremisti diventano i catalizzatori capaci di spingerlo al successo, a
diventare parte della sua stessa transcendenza. Per sua moglie Evelyn (Rebecca
Hall) e il suo migliore amico Max Waters (Paul
Bettany), entrambi colleghi ricercatori,
il problema non diventa la possibilità di andare avanti ma l'opportunità di
farlo. Le loro peggiori paure divengono realtà quando la sete di conoscenza di
Will si evolve in un'inarrestabile ricerca di potere, in apparenza senza fine.
L'unica cosa che hanno terribilmente chiara è che non esista alcun modo di
fermarlo.
Johnny Depp scienziato ormai vittima della sua stessa invenzione
La critica
Immersi nella fantascienza (chissà ancora per
quanto in questo caso potremo considerarla tale), in Transcendent abbiamo a che fare con la commistione tra l’uomo e un’intelligenza
artificiale di cui è perso il controllo e che, di conseguenza, prende il
sopravvento sulla volontà del suo stesso artefice. La ‘trascendenza’ di questo
film di Wally
Pfister (prolifico
direttore della fotografia [tra i tanti film in cui ha lavorato anche la
bellissima trilogia del Batman di Christopher
Nolan,
Depp e Rebecca Hall in una scena di Trascendence
guarda
caso produttore esecutivo di questa pellicola] imbarcatosi per la prima volta sul
ruolo di regista) è proprio il potere di esistere al di fuori o al di sopra di una
realtà ‘altra’, in questo caso della realtà di tutti i giorni. È quanto succede
al protagonista dell’opera filmica, scienziato e malato terminale personificato
dal grande Johnny Depp (visto di recente nel discreto The Lone Ranger di Gore Verbinski), il quale come reazione a un
trauma subìto, si presta come cavia di se stesso e diviene una sorta di
supereroe dalla condotta rovinosa e non più prevedibile, da nessuno.
Morgan Freeman e Johnny Depp in una scena del film
Intelligenza artificiale, insomma, “come prossimo
passo evolutivo dell’essere umano”, scrive Pietro Ferraro di Cine Blog.
“Il concetto di partenza è oltremodo suggestivo, l’uomo avrebbe creato i
computer non come mero supporto tecnologico ma bensì come sua naturale
evoluzione”. A me viene in mente subito lo sconvolgente La mosca (1986), finzione filmica di un
ispiratissimo David Cronenberg (visionario cineasta canadese autore anche
di capolavori come Videodrome nel
1983 e Il pasto nudo nel 1991) in cui
uno studioso specializzato in genetica che inventa un telepod (macchinario a forma di cilindro) per il teletrasporto
della materia, sperimenta la trovata su di sé ma per errore lascia entrare una
mosca nell’apparecchiatura e crea una micidiale mescolanza strutturale tra egli
e l’insetto.
Paul Bettany, altro quotatissimo protagonista
Anche Transcendent
è una pellicola inquietante perché ci pone di fronte a vere e proprie crepe
attraverso cui si può sbirciare l’ormai appurato dominio della tecnologia nell’abituale
esistenza dell’uomo. Un cast di alto livello in cui spiccano Paul
Bettany (nel 2011
protagonista dell'applaudito Margin Call),
Rebecca
Hall (nel 2010
al fianco di Ben Affleck nel buon The Town), Kate Mara (bella
prova per lei in 127 Ore del 2010),
senza tralasciare un colosso come Morgan Freeman (nel 1990 premiato
come miglior attore al Festival di Berlino per A spasso con Daisy che lo lanciò). La sceneggiatura scritta a otto mani dallo
stesso Pfister, con Jordan
Goldberg, Jack
Paglen e Alex
Paraskevas,
corre il rischio – a mio avviso - di mettere sul grande schermo un racconto
filmato non troppo originale, che solo se allestito con cura nella fase di
montaggio e nelle scenografie, potrà supplire a questo handicap. Da un lato abbastanza
intrigante ma anche a rischio boiata.
Un film di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings,
Stephen Dillane, Charlotte Rampling. Spionaggio, Usa 2001. Durata 126'.
Tramadel
film
Siamo nel
1991: il veterano della Cia Nathan Muir è a un giorno dalla pensione quando
viene a sapere che il suo ex allievo e protetto Tom ‘Boy Scout’ Bishop si trova
nei guai. Detenuto all'estero con l'accusa di spionaggio, Bishop sarà
giustiziato tra 24 ore. Per paura di un grave incidente diplomatico, l’Agenzia
decide di tirarsi fuori. A questo punto la vita di Bishop è nelle mani di Muir.
Ma oggi la Cia è gestita da una nuova generazione di agenti e Muir, che
appartiene alla vecchia scuola, non ha più i contatti giusti; di conseguenza,
per ottenere le informazioni necessarie sulla reale situazione di Bishop, dovrà
ricorrere a tutta la sua astuzia per aggirare quella stessa organizzazione che
ha servito per tanti anni. E pensare che era stato proprio Muir a scegliere
Bishop come agente sul territorio quando il ragazzo era soltanto un bravo
tiratore in Vietnam e a insegnargli tutto quello che sapeva. Le loro strade
però si erano separate tempo addietro. Ma adesso, in un'affannosa corsa contro
il tempo e attraverso una serie di flashback, Muir ricorda tutte le esperienze
che hanno condiviso in giro per il mondo.
Mia breve recensione
Uno dei film d’azione più belli arrivati nei
cinema dal 2000 a oggi. Spy Game, del
maestro inglese dell’action-movie, il
compianto Anthony – detto Tony - Scott (sì, è
obbligatorio ricordare che era il fratello di Ridley), è un
concentrato di ritmo senza sosta, mescolato con un montaggio sincopato da
manuale, marchio di fabbrica del regista morto troppo presto (aveva 68 anni) il
19 agosto 2012 dopo essersi lanciato dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles,
di fronte a svariati testimoni. Una scelta registica, come detto, usata nella maggior
parte dei film di Scott e che in questo lungometraggio è perfetta
per trasmettere la necessità di iniziativa senza sosta tipica del mondo dello
spionaggio, almeno di quello che ci viene presentato da Hollywood. In questo
ambito della narrazione filmica è inscritto l’unico difetto dell’opera, vale a
dire una trama un po’ troppo intricata, con frequenti flashback i quali, in alcuni casi, non aiutano a rendere limpido lo
scorrere della vicenda. Tanti, inoltre, i personaggi minori, al punto che verrebbe voglia di segnare i loro nomi su
un taccuino per poterli ricordare e ricondurre tutti alla precisa posizione
nella storia.
Robert Redford e Brad Pitt in una scena di Spy Game
La grandezza del film, oltre a quanto detto
nella prima parte del commento riguardo alla regia e al montaggio, sta nelle
straordinarie prove attoriali di Robert Redford e Brad Pitt, giganti
del cinema mondiale di due diverse generazioni. Per quanto riguarda il più ‘anziano’,
si tratta – come ricorda Wikipedia – di un ritorno nell’universo della Cia (Central Intelligence Agency), dopo il
magnifico I tre giorni del Condor
(1975). Acuminata l’intelligenza non priva di sarcasmo della maggior parte dei
dialoghi fra i due protagonisti, disegnati nel classico ruolo del maestro
inflessibile al limite della crudeltà psicologica e dell’allievo un po’
presuntuoso, scettico, irascibile e indeciso.
***
Per completezza d’informazione segnalo che,
sempre in prima serata (su Cielo alle ore 21,10), per qualcuno potrebbe creare
indecisione (anche se io non avrei dubbi) il film di Paul
McGuigan (suo, per
esempio, anche il buon Appuntamento a
Wicker Park del 2004), Slevin - Patto
criminale, con un cast stellare in cui brilla un certo Morgan
Freeman.
La locandina
Slevin –
Patto criminale
Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5
Schedadel
film
Un film di Paul McGuigan. Con Josh Hartnett,
Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu, Bruce Willis, Stanley Tucci, Michael
Rubenfeld, Peter Outerbridge, Kevin Chamberlin, Dorian Missick, Mykelti
Williamson, Scott Gibson, Daniel Kash, Dmitry Chepovetsky, Sam Jaeger, Robert
Forster. Titolo originale: Lucky Number
Slevin. Drammatico/crimine, Usa 2006. Durata 109'.
Tramadel
film
New York. A
causa di uno scambio d’identità Slevin rimane coinvolto nella guerra ordita da
due capi criminali acerrimi nemici: il Rabbino e il Boss. Slevin è
costantemente sorvegliato dall'inflessibile detective Brikowski e dallo
scellerato assassino Goodkat. Per riuscire a uscirne vivo Slevin dovrà tramare
un'ingegnosa congiura.
Un film di Joseph Kosinski. Con Tom Cruise,
Morgan Freeman, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau,
Melissa Leo, Zoe Bell, Catherine Kim Poon, James Rawlings, Lindsay Clift,
Jaylen Moore, John L. Armijo, Andrew Breland, Jordan Sudduth, Jeremy Sande,
Julie Hardin, Efraiem Hanna, Paul Gunawan, Philip Odango, Z. Dieterich Fantascenza/zione,
Usa 2013. Durata 156'.
Trama del film
Anno 2077:
Jack Harper (Tom Cruise) è uno degli
ultimi riparatori di droni operanti sulla Terra ormai evacuata. Prima di
abbandonare definitivamente il pianeta ha il compito di recuperare dalla
superficie terrestre le ultime risorse vitali, perché essa è segnata da decenni
di guerra contro la terrificante minaccia di alieni che divorano quel che
resta. Jack ha quasi portato a termine la sua missione: nell'arco di due
settimane, raggiungerà gli altri sopravvissuti su una colonia lunare lontano da
quel mondo ormai dilaniato, che per lungo tempo è stato la sua casa. Vivendo e
perlustrando i cieli mozzafiato da migliaia di metri d'altezza, l'esistenza di
Jack vacilla quando salva una bella straniera da una navicella precipitata
davanti ai suoi occhi. Al di là di ogni logica, l'arrivo di questa donna
innesca una serie di eventi che costringono Jack a rivedere la sua visione del
mondo e del passato, tanto da fargli nascere un senso dell'eroismo che non
immaginava lui stesso di avere. Il destino dell'umanità, quindi, ora è
esclusivamente nelle mani di un uomo che pensava che il nostro mondo fosse
perso per sempre.
Cosa ne penso
Morgan Freeman
È fondamentale, prima di mettersi alla
visione di questo film del 39enne regista americano (cresciuto nell’Iowa) Joseph
Kosinski (suo nel
2010 l’applaudito Tron – Legacy, con Jeff
Bridges), leggere con
molta attenzione la trama. Vi servirà per non andare in cortocircuito già nella prima mezz’ora di proiezione, nel tentativo di capire che cavolo sta succedendo. Intendo dire, per comprenderlo con chiarezza. Breve premessa per comunicare che, per i miei
gusti (che a onor del vero non si dirigono granché verso il genere
fantascienza), Oblivion (2013) è una
pellicola piuttosto sopravvalutata. Cominciamo dal genere, lo sfruttatissimo
‘catastrofico’ che inquadra la Terra semi-sopravvissuta ad attacchi alieni
(come in questo caso), epidemie devastanti, distruttive ‘ribellioni’ climatiche
e via dicendo. Sono anni che pellicole del genere ci sono propinate in tutte le
salse. E devo dire che – siccome ritengono si discostino dalla ‘fantascienza’
pura – su di me esercitano un certo fascino. Ad esempio amo moltissimo Io sono leggenda (del 2007, regia di Francis
Lawrence con un
perfetto Will Smith) di cui mi riprometto di scrivere a breve la mia personale
recensione. Andando a ritroso gli esempi potrebbero essere moltissimi .
Tom Cruise/Jack Harper mentre ripara un drone
Oblivion è
inscrivibile più o meno in questo insieme ma con una pretenziosità indigesta,
se non irritante. Una trama aggrovigliata che non lesina flash back confusionari, i quali costringono a faticare
più per capire che cosa sta accadendo che a godersi il film. Senza pretendere
compitini sempre facili facili, quando la complessità dello script – realizzato a
quattro mani dal regista e dal collega William
Monahan (suo nel
2010 l’apprezzabile London Boulevard,
con i bravi Colin Farrell e Keira Knightley) non riesce a nascondere il tentativo di abbagliare lo spettatore, il rischio è spesso di fare una gran confusione. È ciò che è successo in questo caso. Fra l’altro
la sgobbata dura pure tanto (oltre due ore e mezzo, non so se mi spiego?), il
che contribuisce ad aumentare il senso di logoramento.
Olga Kurylenko e Tom Cruise in una scena di Oblivion
L’opera di Kosinski non è
inguardabile, innanzitutto perché sugli effetti speciali non c’è proprio nulla
da ridire. Perfetti, con l’aiuto di una fotografia impeccabile. In secondo
luogo per la solita, eccellente prova di Tom Cruise il quale,
nonostante cominci a mostrare qualche ruga, si mantiene in ottima forma fisica
e non ha perso per nulla lo smalto dell’eroe, ad esempio, della saga di Mission: Impossible, del cui quinto
episodio, fra l’altro, sarà ancora protagonista nel 2015. Insipide, invece, le
due comprimarie, sia l’inglese Andrea Riseborough (nel 2012 brava
protagonista a fianco del grande Clive Owen in Doppio gioco – La verità si nasconde
nell’ombra) e l’ucraina Olga Kurylenko (buona prova insieme a Ben
Affleck nel 2012
nel drammatico To The Wonder).
Inaccettabile, poi, lo spazio esiguo lasciato all’intramontabile Morgan
Freeman,
relegato a un ruolo di secondo piano e del quale è impossibile apprezzare la
consueta classe recitativa. Per me il film è bocciato.
Un film di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John
Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver, Michael K. Williams, Edi
Gathegi, Mark Margolis, Madeline O'Brien, Slaine, Trudi Goodman, Matthew Maher.
Drammatico,
Usa 2007. Durata 114'.
Trama del film
Patrick
Kenzie è un bostoniano da sempre e questo gli ha consentito di conoscere così
tante persone da fargli decidere di divenire detective privato. Nella
professione è aiutato dalla sua compagna Angie Gennaro. Un giorno i due giovani
investigatori si vedono contattare perché collaborano con la polizia nelle
ricerche di Amanda, una bambina di quattro anni scomparsa recentemente. Non è
però la poco affidabile e tossicodipendente madre Helene a cercarli ma gli zii
della bambina. Nonostante la contrarietà del capo della polizia locale Jack
Doyle i due si mettono all'opera aiutati da due poliziotti che Doyle assegna
loro come aiutanti. L'indagine non è facile anche perché finirà con il mettere
in gioco delle complesse scelte morali. Il film segna il debutto alla regia di Ben
Affleck ed è basato sul romanzo di Dennis Lehane (già autore di Mystic River).
Breve commento
Un film come Gone baby Gone, il primo da regista di Ben
Affleck, non se lo
aspettava nessuno. Fra le mosse risolutive quella di aver ingaggiato il
fratello Casey, più bravo di lui come interprete (è stato protagonista de L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, 2007). I colpi di
scena si susseguono e quando a metà film tutto sembra finito in realtà s'intuisce che tutto deve ancora cominciare. E ogni volta che si scopre un
mistero di abiezione, subito altri sviluppi oscuri e angoscianti emergono, in
un continuo rivelarsi del Male in tutte le sue forme. Anche quando sembra
ammantarsi di buoni propositi. Nel film di Ben Affleck, giallo con
tinte noir, i caratteri sono definiti
con mezze ombre e ambiguità, anche i ‘buoni’ hanno i loro lati oscuri o
commettono peccati di cui sentono il rimorso e i ‘malvagi’ potrebbero avere
buone giustificazioni.
L'unica pecca dell'opera è il titolo che,
somigliando a quello di una canzone che potrebbe essere dei Bee Gees così come
dei Platters, rischia di avere un contenuto diverso da quello che invece
possiede. Casey Affleck e Michelle Monaghan offrono il ritratto di una
coppia capace di uscire dagli stereotipi di genere e capace di attraversare una
città rivisitata non da troppo tempo sotto l'ottica del malaffare (The Departed, 2006) mostrando la cattiveria
che s’insinua non nei grandi traffici ma davvero sotto lo zerbino della porta
accanto. Ancora una volta un romanzo di DennisLehane torna a scavare nell'intimo delle coscienze cercando di leggere
il talvolta inestricabile groviglio fra torti e ragioni, a portarlo sullo
schermo è un regista che sa scegliere gli attori. Si vede, al di là dei nomi
citati, anche nell'interpretazione offerta da Amy Ryan nel ruolo
della madre della bambina. Le sue dichiarazioni dinanzi alle telecamere dopo la
sparizione della figlia mettono in luce, con una naturalezza difficile da
raggiungere al cinema, la profonda povertà materiale e morale della donna mista
alla sua ignoranza. In quel momento sembra di assistere a uno dei nostri
telegiornali infarciti fino all'inverosimile di cronaca nera e dei suoi attori.
Quelli, purtroppo, veri.
Un film
di Justin Chadwick. Con
Idris Elba, Naomie Harris, Mark Elderkin, Robert Hobbs, Theo Landey, Grant
Swanby, Gys De Villiers, Carl Beukes, Terry Pheto, Patrick Walton Jr., Sivuyile
Ngesi, Nomfusi Gotyana. Biografico, - USA 2013.
Trama del film
Basato
su una sceneggiatura di William Nicholson (Il Gladiatore), il film è il terzo
dedicato alla vita di Mandela. Long Walk to Freedom copre tutta la vita e la
carriera politica di Nelson Mandela, inclusi i 18 anni trascorsi a Robben
Island.
Tema del film
Il primo
film su Nelson Mandela dopo la morte (il 5 dicembre dell’anno scorso) dell’ex
presidente del Sudafrica e premio Nobel per la pace, sembra non promettere granché.
Un peccato, a sentire da Londra chi l’opera ha avuto la possibilità di vederla.
Non c’è dubbio che, comunque siano andate le cose, dopo la scomparsa dell’uomo
che ha eliminato l’Apartheid, un
lungometraggio sia assai più atteso con apprensione, rispetto a quanto debba
accadere, ad esempio, per Steve Jobs (con tutto il rispetto). Ma perché c’è il
rischio che questo film sia un flop,
o comunque che sia noioso? Pare che la sceneggiatura scritta da William Nicholson (Il Gladiatore,
anno 2000, realizzata insieme a John
Logan e David
Franzoni), non brilli per fantasia a ripercorrere la vita di Madiba cominciando
dalla sua giovinezza. Dipinto come un santo con un unico difetto: quello di
trascurare senza scrupoli la propria famiglia per raggiungere obiettivi, va
detto, d’importanza incommensurabile.
Idris Elba, interprete
di Nelson Mandela
La
discesa verso la banalità, quindi, sembra cosa accertata. Sia per lo scontato
rimuginare in carcere (ventisette anni complessivi di prigionia,
inimmaginabile), sia per l’ampollosità della ricostruzione dei disordini e dei flashback. Il film pare essere in grado
di riscattarsi nella parte conclusiva, grazie al make-up convincente di cui è stato oggetto l’attore londinese Idris Elba
(non un gran curriculum il suo, se si fa eccezione per l'ottima interpretazione
in Sometimes in April del 2005), che
in tal modo appare in una versione attempata di Mandela, quella impressa
nell’immaginario collettivo: il corpo appesantito, le spalle incurvate, nella
rappresentazione di un’esistenza votata allo stoicismo e all’arguzia degna di
un grande giocatore di poker. Infine l’uomo emerge come una variante laica di
Gesù Cristo. Ciò non toglie si dica che da un punto di vista della
drammaturgia, l’opera filmica avrebbe potuto possedere ben più carattere.
Elba/Mandela in una scena di Long Walk to Freedom
Un fatto
credo non sia possibile confutare: stavolta Mandela sembra destinato a emergere
in un turbamento probabilmente inedito, dicono gli estimatori del film di Justin Chadwick. Non si può certo restare indifferenti – è questo il punto –
di fronte alla resurrezione cinematografica di questo vero e proprio eroe e
martire, dalla nascita in un villaggio contadino fino all’elezione alla
presidenza del Sudafrica.
Long Walk to Freedom non è
certo il primo film su Nelson Mandela. È ancora ben impressa nei nostri occhi
l’interpretazione eccellente di Morgan
Freeman in Invictus (2009,
anche con Matt Damon). Nel complesso tra film per il cinema e per la televisione, Madiba
ha avuto le sembianze di oltre venti attori. Nel 2012, inoltre, impersonò perfino
se stesso nel documentario The Art of
Reconciliation. I volti di Mandela più famosi al cinema e sul piccolo
schermo? Si parte dal 1987, anno in cui Danny
Glover lo interpretò nel film-tv Mandela,
diretto da Philip Saville. Dieci anni dopo fu il turno di Sidney Poitier in Mandela and De klerk,
sempre televisivo. Un’altra decade e nel 2007 toccò a Dennis Haysbert in Detenuto 46664,
di Billie August. Nel 2009, come accennato, fu la volta di Invictus per la regia dell’infallibile Clint Eastwood.