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lunedì 26 maggio 2014

Morgan Freeman malato grave, pronto ad abbandonare il cinema

Morgan Freeman
in una foto recente
È una di quelle notizie che chi adora i film non vorrebbe mai sentire. Morgan Freeman, uno dei più grandi attori di Hollywood, sarebbe malato in modo grave e, di conseguenza, pronto ad abbandonare il mondo della recitazione. L’informazione arriva dal National Enquirer. “Per Morgan una giornata lavorativa sul set rappresenta una vera e propria agonia”, si legge. Secondo il tabloid statunitense, il 77enne interprete di Memphis (Tennessee, Usa), non potrebbe più reggere i ritmi della lavorazione filmica e i vari impegni che essa comporta. “Fino a un anno fa non avrebbe mai pensato di annunciare il suo ritiro, ma le cose sono cambiate”, recita ancora il quotidiano che ha diffuso la notizia, anche se da parte del diretto interessato e del suo entourage non sono ancora arrivate né conferme né smentite.

Freeman in una scena di A spasso con Daisy,
il film che lo impose all'attenzione del grande pubblico
Parliamo di un artista con circa cinquant’anni di carriera - limitandoci all’impegno come attore di cinema - con la partecipazione a ben settanta film, in moltissimi dei quali è stato fra i personaggi principali se non protagonista assoluto. Di recente lo abbiamo visto in Transcendence, thriller riuscito solo a metà con protagonista Johnny Depp. Ma Morgan Freeman è in procinto di tornare nelle sale col film d'azione di Luc Besson, Lucy, in coppia con Scarlett JohanssonPer lui cinque nomination all’Oscar e una statuetta nel 2004 come non protagonista in Million Dollar Baby di Clint Eastwood (oltre a tantissimi altri riconoscimenti di valore).

redazione

mercoledì 9 aprile 2014

“Transcendence”, se l’intelligenza è fuori controllo (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Wally Pfister. Con Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy, Clifton Collins Jr., Morgan Freeman, Cole Hauser, Josh Stewart, Cory Hardrict, Olivia Dudley, Falk Hentschel, Wallace Langham, Fernando Chien, Shaun Rylee, Dennis Keiffer, Kristen Rakes, Sam Webb, Stephen M. Hardin, Chad Brummett, Luce Rains, Jermaine Washington, Akshay Patel, Nathan Brimmer, Charles Moss, James Burnett, Antonio Del Prete, Richard Daniel Williams, Tailor Murray, John Trejo, Cliff Gravel, Albert Fry Jr., Sam Quinn, Michael Rosinsky, Colin Jones, Steven Liu, Taylor Wagenman, Zack Carpenter, David Taylor, Christina Lancellotti, Matthew Berke, Donna Brown, McKenna Wagenman, Lauren Taylor, Vernon Bradley, Martin Palmer. Azione, Usa 2014. Durata 119'. 01 Distribution. Uscita giovedì 17 aprile 2014.

Trama del film
Il dottor Will Caster (Johnny Depp) è il più importante ricercatore nell'ambito dell'intelligenza artificiale, al lavoro per la creazione di una macchina senziente, cioè in fase sperimentale, che combini l'intelligenza collettiva del sapere universale con l'intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti l'hanno reso famoso ma anche il primo bersaglio di estremisti contrari alla tecnologia pronti a fare qualsiasi cosa pur di fermarlo. Tuttavia, nel loro tentativo di distruggere Will, gli stessi estremisti diventano i catalizzatori capaci di spingerlo al successo, a diventare parte della sua stessa transcendenza. Per sua moglie Evelyn (Rebecca Hall) e il suo migliore amico Max Waters (Paul Bettany), entrambi colleghi ricercatori, il problema non diventa la possibilità di andare avanti ma l'opportunità di farlo. Le loro peggiori paure divengono realtà quando la sete di conoscenza di Will si evolve in un'inarrestabile ricerca di potere, in apparenza senza fine. L'unica cosa che hanno terribilmente chiara è che non esista alcun modo di fermarlo.

Johnny Depp scienziato ormai vittima della sua stessa invenzione
La critica
Immersi nella fantascienza (chissà ancora per quanto in questo caso potremo considerarla tale), in Transcendent abbiamo a che fare con la commistione tra l’uomo e un’intelligenza artificiale di cui è perso il controllo e che, di conseguenza, prende il sopravvento sulla volontà del suo stesso artefice. La ‘trascendenza’ di questo film di Wally Pfister (prolifico direttore della fotografia [tra i tanti film in cui ha lavorato anche la bellissima trilogia del Batman di Christopher Nolan,
Depp e Rebecca Hall in una scena di Trascendence
guarda caso produttore esecutivo di questa pellicola] imbarcatosi per la prima volta sul ruolo di regista) è proprio il potere di esistere al di fuori o al di sopra di una realtà ‘altra’, in questo caso della realtà di tutti i giorni. È quanto succede al protagonista dell’opera filmica, scienziato e malato terminale personificato dal grande
Johnny Depp (visto di recente nel discreto The Lone Ranger di Gore Verbinski), il quale come reazione a un trauma subìto, si presta come cavia di se stesso e diviene una sorta di supereroe dalla condotta rovinosa e non più prevedibile, da nessuno.

Morgan Freeman e Johnny Depp in una scena del film
Intelligenza artificiale, insomma, “come prossimo passo evolutivo dell’essere umano”, scrive Pietro Ferraro di Cine Blog. “Il concetto di partenza è oltremodo suggestivo, l’uomo avrebbe creato i computer non come mero supporto tecnologico ma bensì come sua naturale evoluzione”. A me viene in mente subito lo sconvolgente La mosca (1986), finzione filmica di un ispiratissimo David Cronenberg (visionario cineasta canadese autore anche di capolavori come Videodrome nel 1983 e Il pasto nudo nel 1991) in cui uno studioso specializzato in genetica che inventa un telepod (macchinario a forma di cilindro) per il teletrasporto della materia, sperimenta la trovata su di sé ma per errore lascia entrare una mosca nell’apparecchiatura e crea una micidiale mescolanza strutturale tra egli e l’insetto.

Paul Bettany, altro quotatissimo protagonista
Anche Transcendent è una pellicola inquietante perché ci pone di fronte a vere e proprie crepe attraverso cui si può sbirciare l’ormai appurato dominio della tecnologia nell’abituale esistenza dell’uomo. Un cast di alto livello in cui spiccano Paul Bettany (nel 2011 protagonista dell'applaudito Margin Call), Rebecca Hall (nel 2010 al fianco di Ben Affleck nel buon The Town), Kate Mara (bella prova per lei in 127 Ore del 2010), senza tralasciare un colosso come Morgan Freeman (nel 1990 premiato come miglior attore al Festival di Berlino per A spasso con Daisy che lo lanciò). La sceneggiatura scritta a otto mani dallo stesso Pfister, con Jordan Goldberg, Jack Paglen e Alex Paraskevas, corre il rischio – a mio avviso - di mettere sul grande schermo un racconto filmato non troppo originale, che solo se allestito con cura nella fase di montaggio e nelle scenografie, potrà supplire a questo handicap. Da un lato abbastanza intrigante ma anche a rischio boiata.

Stefano Marzetti

lunedì 24 marzo 2014

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Iris alle ore 21,05 (con trailer)

La locandina
Spy Game

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5

Scheda del film
Un film di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane, Charlotte Rampling. Spionaggio, Usa 2001. Durata 126'.

Trama del film
Siamo nel 1991: il veterano della Cia Nathan Muir è a un giorno dalla pensione quando viene a sapere che il suo ex allievo e protetto Tom ‘Boy Scout’ Bishop si trova nei guai. Detenuto all'estero con l'accusa di spionaggio, Bishop sarà giustiziato tra 24 ore. Per paura di un grave incidente diplomatico, l’Agenzia decide di tirarsi fuori. A questo punto la vita di Bishop è nelle mani di Muir. Ma oggi la Cia è gestita da una nuova generazione di agenti e Muir, che appartiene alla vecchia scuola, non ha più i contatti giusti; di conseguenza, per ottenere le informazioni necessarie sulla reale situazione di Bishop, dovrà ricorrere a tutta la sua astuzia per aggirare quella stessa organizzazione che ha servito per tanti anni. E pensare che era stato proprio Muir a scegliere Bishop come agente sul territorio quando il ragazzo era soltanto un bravo tiratore in Vietnam e a insegnargli tutto quello che sapeva. Le loro strade però si erano separate tempo addietro. Ma adesso, in un'affannosa corsa contro il tempo e attraverso una serie di flashback, Muir ricorda tutte le esperienze che hanno condiviso in giro per il mondo.

Mia breve recensione
Uno dei film d’azione più belli arrivati nei cinema dal 2000 a oggi. Spy Game, del maestro inglese dell’action-movie, il compianto Anthony – detto Tony - Scott (sì, è obbligatorio ricordare che era il fratello di Ridley), è un concentrato di ritmo senza sosta, mescolato con un montaggio sincopato da manuale, marchio di fabbrica del regista morto troppo presto (aveva 68 anni) il 19 agosto 2012 dopo essersi lanciato dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles, di fronte a svariati testimoni. Una scelta registica, come detto, usata nella maggior parte dei film di Scott e che in questo lungometraggio è perfetta per trasmettere la necessità di iniziativa senza sosta tipica del mondo dello spionaggio, almeno di quello che ci viene presentato da Hollywood. In questo ambito della narrazione filmica è inscritto l’unico difetto dell’opera, vale a dire una trama un po’ troppo intricata, con frequenti flashback i quali, in alcuni casi, non aiutano a rendere limpido lo scorrere della vicenda. Tanti, inoltre, i personaggi minori, al punto  che verrebbe voglia di segnare i loro nomi su un taccuino per poterli ricordare e ricondurre tutti alla precisa posizione nella storia.
Robert Redford e Brad Pitt in una scena di Spy Game

La grandezza del film, oltre a quanto detto nella prima parte del commento riguardo alla regia e al montaggio, sta nelle straordinarie prove attoriali di Robert Redford e Brad Pitt, giganti del cinema mondiale di due diverse generazioni. Per quanto riguarda il più ‘anziano’, si tratta – come ricorda Wikipedia – di un ritorno nell’universo della Cia (Central Intelligence Agency), dopo il magnifico I tre giorni del Condor (1975). Acuminata l’intelligenza non priva di sarcasmo della maggior parte dei dialoghi fra i due protagonisti, disegnati nel classico ruolo del maestro inflessibile al limite della crudeltà psicologica e dell’allievo un po’ presuntuoso, scettico, irascibile e indeciso.

***

Per completezza d’informazione segnalo che, sempre in prima serata (su Cielo alle ore 21,10), per qualcuno potrebbe creare indecisione (anche se io non avrei dubbi) il film di Paul McGuigan (suo, per esempio, anche il buon Appuntamento a Wicker Park del 2004), Slevin - Patto criminale, con un cast stellare in cui brilla un certo Morgan Freeman.

La locandina
Slevin – Patto criminale

Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Paul McGuigan. Con Josh Hartnett, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu, Bruce Willis, Stanley Tucci, Michael Rubenfeld, Peter Outerbridge, Kevin Chamberlin, Dorian Missick, Mykelti Williamson, Scott Gibson, Daniel Kash, Dmitry Chepovetsky, Sam Jaeger, Robert Forster. Titolo originale: Lucky Number Slevin. Drammatico/crimine, Usa 2006. Durata 109'.

Trama del film
New York. A causa di uno scambio d’identità Slevin rimane coinvolto nella guerra ordita da due capi criminali acerrimi nemici: il Rabbino e il Boss. Slevin è costantemente sorvegliato dall'inflessibile detective Brikowski e dallo scellerato assassino Goodkat. Per riuscire a uscirne vivo Slevin dovrà tramare un'ingegnosa congiura.

Stefano Marzetti

Quelli che forse non avete ancora visto (con trailer)

La locandina
Oblivion

Mia valutazione: ♥♥ = 5,5

Scheda del film
Un film di Joseph Kosinski. Con Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo, Zoe Bell, Catherine Kim Poon, James Rawlings, Lindsay Clift, Jaylen Moore, John L. Armijo, Andrew Breland, Jordan Sudduth, Jeremy Sande, Julie Hardin, Efraiem Hanna, Paul Gunawan, Philip Odango, Z. Dieterich Fantascenza/zione, Usa 2013. Durata 156'.

Trama del film
Anno 2077: Jack Harper (Tom Cruise) è uno degli ultimi riparatori di droni operanti sulla Terra ormai evacuata. Prima di abbandonare definitivamente il pianeta ha il compito di recuperare dalla superficie terrestre le ultime risorse vitali, perché essa è segnata da decenni di guerra contro la terrificante minaccia di alieni che divorano quel che resta. Jack ha quasi portato a termine la sua missione: nell'arco di due settimane, raggiungerà gli altri sopravvissuti su una colonia lunare lontano da quel mondo ormai dilaniato, che per lungo tempo è stato la sua casa. Vivendo e perlustrando i cieli mozzafiato da migliaia di metri d'altezza, l'esistenza di Jack vacilla quando salva una bella straniera da una navicella precipitata davanti ai suoi occhi. Al di là di ogni logica, l'arrivo di questa donna innesca una serie di eventi che costringono Jack a rivedere la sua visione del mondo e del passato, tanto da fargli nascere un senso dell'eroismo che non immaginava lui stesso di avere. Il destino dell'umanità, quindi, ora è esclusivamente nelle mani di un uomo che pensava che il nostro mondo fosse perso per sempre.

Cosa ne penso
Morgan Freeman
È fondamentale, prima di mettersi alla visione di questo film del 39enne regista americano (cresciuto nell’Iowa) Joseph Kosinski (suo nel 2010 l’applaudito Tron – Legacy, con Jeff Bridges), leggere con molta attenzione la trama. Vi servirà per non andare in cortocircuito già nella prima mezz’ora di proiezione, nel tentativo di capire che cavolo sta succedendo. Intendo dire, per comprenderlo con chiarezza. Breve premessa per comunicare che, per i miei gusti (che a onor del vero non si dirigono granché verso il genere fantascienza), Oblivion (2013) è una pellicola piuttosto sopravvalutata. Cominciamo dal genere, lo sfruttatissimo ‘catastrofico’ che inquadra la Terra semi-sopravvissuta ad attacchi alieni (come in questo caso), epidemie devastanti, distruttive ‘ribellioni’ climatiche e via dicendo. Sono anni che pellicole del genere ci sono propinate in tutte le salse. E devo dire che – siccome ritengono si discostino dalla ‘fantascienza’ pura – su di me esercitano un certo fascino. Ad esempio amo moltissimo Io sono leggenda (del 2007, regia di Francis Lawrence con un perfetto Will Smith) di cui mi riprometto di scrivere a breve la mia personale recensione. Andando a ritroso gli esempi potrebbero essere moltissimi .

Tom Cruise/Jack Harper mentre ripara un drone
Oblivion è inscrivibile più o meno in questo insieme ma con una pretenziosità indigesta, se non irritante. Una trama aggrovigliata che non lesina flash back confusionari, i quali costringono a faticare più per capire che cosa sta accadendo che a godersi il film. Senza pretendere compitini sempre facili facili, quando la complessità dello script – realizzato a quattro mani dal regista e dal collega William Monahan (suo nel 2010 l’apprezzabile London Boulevard, con i bravi Colin Farrell e Keira Knightley) non riesce a nascondere il tentativo di abbagliare lo spettatore, il rischio è spesso di fare una gran confusione. È ciò che è successo in questo caso. Fra l’altro la sgobbata dura pure tanto (oltre due ore e mezzo, non so se mi spiego?), il che contribuisce ad aumentare il senso di logoramento.

Olga Kurylenko e Tom Cruise in una scena di Oblivion
L’opera di Kosinski non è inguardabile, innanzitutto perché sugli effetti speciali non c’è proprio nulla da ridire. Perfetti, con l’aiuto di una fotografia impeccabile. In secondo luogo per la solita, eccellente prova di Tom Cruise il quale, nonostante cominci a mostrare qualche ruga, si mantiene in ottima forma fisica e non ha perso per nulla lo smalto dell’eroe, ad esempio, della saga di Mission: Impossible, del cui quinto episodio, fra l’altro, sarà ancora protagonista nel 2015. Insipide, invece, le due comprimarie, sia l’inglese Andrea Riseborough (nel 2012 brava protagonista a fianco del grande Clive Owen in Doppio gioco – La verità si nasconde nell’ombra) e l’ucraina Olga Kurylenko (buona prova insieme a Ben Affleck nel 2012 nel drammatico To The Wonder). Inaccettabile, poi, lo spazio esiguo lasciato all’intramontabile Morgan Freeman, relegato a un ruolo di secondo piano e del quale è impossibile apprezzare la consueta classe recitativa. Per me il film è bocciato.

Stefano Marzetti

lunedì 17 marzo 2014

Il più bello di stasera è su Iris alle 21,10 (trailer)

La locandina
Gone Baby Gone

Scheda del film
Un film di Ben Affleck. Con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver, Michael K. Williams, Edi Gathegi, Mark Margolis, Madeline O'Brien, Slaine, Trudi Goodman, Matthew Maher. Drammatico, Usa 2007. Durata 114'.

Trama del film
Patrick Kenzie è un bostoniano da sempre e questo gli ha consentito di conoscere così tante persone da fargli decidere di divenire detective privato. Nella professione è aiutato dalla sua compagna Angie Gennaro. Un giorno i due giovani investigatori si vedono contattare perché collaborano con la polizia nelle ricerche di Amanda, una bambina di quattro anni scomparsa recentemente. Non è però la poco affidabile e tossicodipendente madre Helene a cercarli ma gli zii della bambina. Nonostante la contrarietà del capo della polizia locale Jack Doyle i due si mettono all'opera aiutati da due poliziotti che Doyle assegna loro come aiutanti. L'indagine non è facile anche perché finirà con il mettere in gioco delle complesse scelte morali. Il film segna il debutto alla regia di Ben Affleck ed è basato sul romanzo di Dennis Lehane (già autore di Mystic River).

Breve commento
Un film come Gone baby Gone, il primo da regista di Ben Affleck, non se lo aspettava nessuno. Fra le mosse risolutive quella di aver ingaggiato il fratello Casey, più bravo di lui come interprete (è stato protagonista de L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, 2007). I colpi di scena si susseguono e quando a metà film tutto sembra finito in realtà s'intuisce che tutto deve ancora cominciare. E ogni volta che si scopre un mistero di abiezione, subito altri sviluppi oscuri e angoscianti emergono, in un continuo rivelarsi del Male in tutte le sue forme. Anche quando sembra ammantarsi di buoni propositi. Nel film di Ben Affleck, giallo con tinte noir, i caratteri sono definiti con mezze ombre e ambiguità, anche i ‘buoni’ hanno i loro lati oscuri o commettono peccati di cui sentono il rimorso e i ‘malvagi’ potrebbero avere buone giustificazioni.

L'unica pecca dell'opera è il titolo che, somigliando a quello di una canzone che potrebbe essere dei Bee Gees così come dei Platters, rischia di avere un contenuto diverso da quello che invece possiede. Casey Affleck e Michelle Monaghan offrono il ritratto di una coppia capace di uscire dagli stereotipi di genere e capace di attraversare una città rivisitata non da troppo tempo sotto l'ottica del malaffare (The Departed, 2006) mostrando la cattiveria che s’insinua non nei grandi traffici ma davvero sotto lo zerbino della porta accanto. Ancora una volta un romanzo di Dennis Lehane torna a scavare nell'intimo delle coscienze cercando di leggere il talvolta inestricabile groviglio fra torti e ragioni, a portarlo sullo schermo è un regista che sa scegliere gli attori. Si vede, al di là dei nomi citati, anche nell'interpretazione offerta da Amy Ryan nel ruolo della madre della bambina. Le sue dichiarazioni dinanzi alle telecamere dopo la sparizione della figlia mettono in luce, con una naturalezza difficile da raggiungere al cinema, la profonda povertà materiale e morale della donna mista alla sua ignoranza. In quel momento sembra di assistere a uno dei nostri telegiornali infarciti fino all'inverosimile di cronaca nera e dei suoi attori. Quelli, purtroppo, veri.

redazione


(per il breve commento si ringraziano Sentieridelcinema.it e Mymovies.it)

lunedì 3 marzo 2014

Primo film su Mandela dopo la morte. “Long Walk to Freedom” (trailer)

La locandina
Scheda del film

Un film di Justin Chadwick. Con Idris Elba, Naomie Harris, Mark Elderkin, Robert Hobbs, Theo Landey, Grant Swanby, Gys De Villiers, Carl Beukes, Terry Pheto, Patrick Walton Jr., Sivuyile Ngesi, Nomfusi Gotyana. Biografico, - USA 2013.

Trama del film

Basato su una sceneggiatura di William Nicholson (Il Gladiatore), il film è il terzo dedicato alla vita di Mandela. Long Walk to Freedom copre tutta la vita e la carriera politica di Nelson Mandela, inclusi i 18 anni trascorsi a Robben Island.

Tema del film

Il primo film su Nelson Mandela dopo la morte (il 5 dicembre dell’anno scorso) dell’ex presidente del Sudafrica e premio Nobel per la pace, sembra non promettere granché. Un peccato, a sentire da Londra chi l’opera ha avuto la possibilità di vederla. Non c’è dubbio che, comunque siano andate le cose, dopo la scomparsa dell’uomo che ha eliminato l’Apartheid, un lungometraggio sia assai più atteso con apprensione, rispetto a quanto debba accadere, ad esempio, per Steve Jobs (con tutto il rispetto). Ma perché c’è il rischio che questo film sia un flop, o comunque che sia noioso? Pare che la sceneggiatura scritta da William Nicholson (Il Gladiatore, anno 2000, realizzata insieme a John Logan e David Franzoni), non brilli per fantasia a ripercorrere la vita di Madiba cominciando dalla sua giovinezza. Dipinto come un santo con un unico difetto: quello di trascurare senza scrupoli la propria famiglia per raggiungere obiettivi, va detto, d’importanza incommensurabile.

Idris Elba, interprete
di Nelson Mandela
La discesa verso la banalità, quindi, sembra cosa accertata. Sia per lo scontato rimuginare in carcere (ventisette anni complessivi di prigionia, inimmaginabile), sia per l’ampollosità della ricostruzione dei disordini e dei flashback. Il film pare essere in grado di riscattarsi nella parte conclusiva, grazie al make-up convincente di cui è stato oggetto l’attore londinese Idris Elba (non un gran curriculum il suo, se si fa eccezione per l'ottima interpretazione in Sometimes in April del 2005), che in tal modo appare in una versione attempata di Mandela, quella impressa nell’immaginario collettivo: il corpo appesantito, le spalle incurvate, nella rappresentazione di un’esistenza votata allo stoicismo e all’arguzia degna di un grande giocatore di poker. Infine l’uomo emerge come una variante laica di Gesù Cristo. Ciò non toglie si dica che da un punto di vista della drammaturgia, l’opera filmica avrebbe potuto possedere ben più carattere.

Elba/Mandela in una scena di Long Walk to Freedom
Un fatto credo non sia possibile confutare: stavolta Mandela sembra destinato a emergere in un turbamento probabilmente inedito, dicono gli estimatori del film di Justin Chadwick. Non si può certo restare indifferenti – è questo il punto – di fronte alla resurrezione cinematografica di questo vero e proprio eroe e martire, dalla nascita in un villaggio contadino fino all’elezione alla presidenza del Sudafrica.

Long Walk to Freedom non è certo il primo film su Nelson Mandela. È ancora ben impressa nei nostri occhi l’interpretazione eccellente di Morgan Freeman in Invictus (2009, anche con Matt Damon). Nel complesso tra film per il cinema e per la televisione, Madiba ha avuto le sembianze di oltre venti attori. Nel 2012, inoltre, impersonò perfino se stesso nel documentario The Art of Reconciliation. I volti di Mandela più famosi al cinema e sul piccolo schermo? Si parte dal 1987, anno in cui Danny Glover lo interpretò nel film-tv Mandela, diretto da Philip Saville. Dieci anni dopo fu il turno di Sidney Poitier in Mandela and De klerk, sempre televisivo. Un’altra decade e nel 2007 toccò a Dennis Haysbert in Detenuto 46664, di Billie August. Nel 2009, come accennato, fu la volta di Invictus per la regia dell’infallibile Clint Eastwood.
st.mar.


(si ringrazia Il Cinemaniaco.com)