BMI Film
& TV Award: miglior colonna
sonora a Michael Kamen, Eric Clapton e David Sanborn. Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5
La scheda
Un film di Richard Donner. Con Mel Gibson, Danny Glover, Patsy Kensit, Joe Pesci, Joss Ackland,
Derrick O'Connor, Darlene Love, Traci Wolfe, Steve Kahan, Mark Rolston, Jenette
Goldstein, Dean Norris, Juney Smith, Nestor Serrano, Philip Suriano. Titolo
originale Lethal Weapon 2. Poliziesco, Usa 1989. Durata 113' circa.
La trama
I due
sergenti di polizia del primo Arma letale, il buon pater familias nero e il giovane con manie suicide, sono
incaricati di vegliare sull'incolumità di un supertestimone. Ma costui è nel
mirino dei suoi ex datori di lavoro, una gang di sudafricani che spacciano
droga negli States, coprendosi con l'immunità diplomatica. Dopo alterne vicende
la strana coppia di sbirri spazza via l'intera banda.
La mia recensione
Mel Gibson, nella saga di Arma letale
una delle sue migliori prestazioni attoriali
In primo piano Danny Glover con Joe Pesci
Rispetto ad Arma letale, questa
seconda versione ha la pecca di puntare più al farsesco e di insistere, a volte in modo noioso, sulle marachelle del personaggio interpretato dal grandissimo Joe Pesci, superstar
inserita più che altro per attirare spettatori. Di questa debolezza, comunque,
non risente il livello del film, che punta soprattutto sull’azione, intensa e
coinvolgente, adatta a chi ama il poliziottesco vecchia maniera, dove si spara,
si picchia e in cui alla fine i buoni trionfano.
Nel film anche una sensuale Patsy Kensit
Sulla falsariga del primo e inimitabile
episodio di questa saga (che arriva fino a quattro) l’oggi 84enne Richard
Donner, confeziona
una pellicola che, comunque, tiene testa alla progenitrice. D’altra parte a
fare quasi tutto sono di nuovo due interpreti straordinari come Mel
Gibson e Danny
Glover, calati
alla grande nei due sbirri antitetici e quindi complementari. Nel loro continuo
battibeccare è sottintesa un’amicizia e una lealtà che sono i sentimenti dominanti
di questo racconto filmico e che garantiscono l’immedesimazione e la simpatia
da parte dello spettatore. Non guasta la presenza della carinissima Patsy
Kensit, in quegli anni anche cantante di discreto successo. La colonna sonora è di valore. In una serata
piuttosto povera a livello cinematografico, Arma letale 2 offre l’occasione
per rispolverare un po’ di sano divertimento stile anni Ottanta.
Un film
di Justin Chadwick. Con
Idris Elba, Naomie Harris, Mark Elderkin, Robert Hobbs, Theo Landey, Grant
Swanby, Gys De Villiers, Carl Beukes, Terry Pheto, Patrick Walton Jr., Sivuyile
Ngesi, Nomfusi Gotyana. Biografico, - USA 2013.
Trama del film
Basato
su una sceneggiatura di William Nicholson (Il Gladiatore), il film è il terzo
dedicato alla vita di Mandela. Long Walk to Freedom copre tutta la vita e la
carriera politica di Nelson Mandela, inclusi i 18 anni trascorsi a Robben
Island.
Tema del film
Il primo
film su Nelson Mandela dopo la morte (il 5 dicembre dell’anno scorso) dell’ex
presidente del Sudafrica e premio Nobel per la pace, sembra non promettere granché.
Un peccato, a sentire da Londra chi l’opera ha avuto la possibilità di vederla.
Non c’è dubbio che, comunque siano andate le cose, dopo la scomparsa dell’uomo
che ha eliminato l’Apartheid, un
lungometraggio sia assai più atteso con apprensione, rispetto a quanto debba
accadere, ad esempio, per Steve Jobs (con tutto il rispetto). Ma perché c’è il
rischio che questo film sia un flop,
o comunque che sia noioso? Pare che la sceneggiatura scritta da William Nicholson (Il Gladiatore,
anno 2000, realizzata insieme a John
Logan e David
Franzoni), non brilli per fantasia a ripercorrere la vita di Madiba cominciando
dalla sua giovinezza. Dipinto come un santo con un unico difetto: quello di
trascurare senza scrupoli la propria famiglia per raggiungere obiettivi, va
detto, d’importanza incommensurabile.
Idris Elba, interprete
di Nelson Mandela
La
discesa verso la banalità, quindi, sembra cosa accertata. Sia per lo scontato
rimuginare in carcere (ventisette anni complessivi di prigionia,
inimmaginabile), sia per l’ampollosità della ricostruzione dei disordini e dei flashback. Il film pare essere in grado
di riscattarsi nella parte conclusiva, grazie al make-up convincente di cui è stato oggetto l’attore londinese Idris Elba
(non un gran curriculum il suo, se si fa eccezione per l'ottima interpretazione
in Sometimes in April del 2005), che
in tal modo appare in una versione attempata di Mandela, quella impressa
nell’immaginario collettivo: il corpo appesantito, le spalle incurvate, nella
rappresentazione di un’esistenza votata allo stoicismo e all’arguzia degna di
un grande giocatore di poker. Infine l’uomo emerge come una variante laica di
Gesù Cristo. Ciò non toglie si dica che da un punto di vista della
drammaturgia, l’opera filmica avrebbe potuto possedere ben più carattere.
Elba/Mandela in una scena di Long Walk to Freedom
Un fatto
credo non sia possibile confutare: stavolta Mandela sembra destinato a emergere
in un turbamento probabilmente inedito, dicono gli estimatori del film di Justin Chadwick. Non si può certo restare indifferenti – è questo il punto –
di fronte alla resurrezione cinematografica di questo vero e proprio eroe e
martire, dalla nascita in un villaggio contadino fino all’elezione alla
presidenza del Sudafrica.
Long Walk to Freedom non è
certo il primo film su Nelson Mandela. È ancora ben impressa nei nostri occhi
l’interpretazione eccellente di Morgan
Freeman in Invictus (2009,
anche con Matt Damon). Nel complesso tra film per il cinema e per la televisione, Madiba
ha avuto le sembianze di oltre venti attori. Nel 2012, inoltre, impersonò perfino
se stesso nel documentario The Art of
Reconciliation. I volti di Mandela più famosi al cinema e sul piccolo
schermo? Si parte dal 1987, anno in cui Danny
Glover lo interpretò nel film-tv Mandela,
diretto da Philip Saville. Dieci anni dopo fu il turno di Sidney Poitier in Mandela and De klerk,
sempre televisivo. Un’altra decade e nel 2007 toccò a Dennis Haysbert in Detenuto 46664,
di Billie August. Nel 2009, come accennato, fu la volta di Invictus per la regia dell’infallibile Clint Eastwood.