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martedì 15 luglio 2014

Emmys Awards, per i premi ai film tv in pole position c’è ‘True Detective’

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Una grande annata televisiva vede contrapporsi, per la vittoria degli Emmys Awards (la cerimonia della consegna dei premi si terrà il prossimo sabato 25 agosto nel corso del Saturday Night Live.), alcuni degli show che hanno conquistato il cuore degli spettatori. In primis True Detective che ha raccolto la sfida più ardua e accettato di candidarsi come serie tv drammatica e non come
In pole position la serie drammatica True Detective
miniserie, categoria in cui avrebbe avuto molta meno concorrenza. Il film tv di
Nic Pizzolatto centra le candidature come miglior serie drammatica, miglior regia (Cary Fukunaga), e la duplice nomination per il miglior attore protagonista andata a Matthew McConaughey e Woody Harrelson.

Nella pattuglia dei migliori attori in una miniserie o film tv spunta l’inglese Martin Freeman, protagonista di un’altra delle serie-evento di questa stagione, l’acclamato Fargo. Al suo fianco il collega di set Billy Bob Thornton e la costar in Sherlock, Benedict Cumberbatch, candidata per l’episodio della terza stagione The Last Vow. Se i proverbi corrispondono a verità il detto “non c’è due senza tre” potrebbe portare il terzo Emmy consecutivo alla star di Homeland, Claire Danes. Che diranno le agguerrite rivali Robin Wright, Julianna Margulies e soprattutto la docente di sesso Lizzy Caplan, acclamata dalla critica per Masters of Sex?
redazione

Si ringrazia in particolare Movie Player

venerdì 20 giugno 2014

Il più bello di giovedì 20 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21

La locandina
Soldi sporchi

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Sam Raimi. Con Bill Paxton, Bridget Fonda, Billy Bob Thornton, Brent Briscoe, Jack Walsh, Gary Cole. Titolo originale: A Simple Plan. Drammatico, Usa 1998. Durata 119' circa. Cecchi Gori Video.

La trama
Insieme con un amico, Hank e Jacob, due fratelli, vanno nel cimitero della cittadina in cui vivono per portare fiori sulla tomba dei genitori. Sulla strada del ritorno si mettono a inseguire il cane scappato nella foresta innevata e scoprono che coperto dalla neve, c’è un aereo. Dentro, il pilota morto e una borsa con quattro milioni e mezzo di dollari. Il primo impulso è chiamare la polizia e consegnare il denaro ma poi si fa strada un’ipotesi contraria: si possono prendere i soldi, nasconderli fino a primavera e poi, se nessuno avrà reclamato qualcosa, dividerli e spenderli. Così è deciso e Hank si porta a casa la valigia con la somma. Ma poi accade che Jacob, persona dalla psicologia ritardata, ferisce Dwight, uno del paese  e Hank lo uccide. Sarah, moglie di Hank, scopre che quei soldi sono il riscatto di un sequestro e suggerisce al marito di far cadere tutta la colpa sull’amico Lou. Hank e Jacob vanno a casa di Lou che, quando capisce la situazione, cerca di difendersi.

Recensione (rassegna stampa)
Una scena di Soldi sporchi
“(...) Thornton è gigantesco nel delineare un personaggio apparentemente ‘ritardato’ - scrive Dom Cobb su FilmTv - ma che dimostra una dignità morale che lo spinge all’inesorabile suicidio (costringe il fratello a sparargli), piagato anche dai sensi di colpa per tutti quei morti sulla coscienza. Raimi lascia partire bordate tremende contro l’immagine di questa famiglia media americana apparentemente perfetta: Hank scopre proprio da suo fratello che la fattoria di famiglia era stata ipotecata per pagargli gli studi al college e che il padre, oberato dai debiti, si era suicidato con l’auto. Anche il finale è nero come la notte: Bill Paxton e Bridget Fonda restano gli unici sopravvissuti, ma non si possono godere i soldi. Paxton è costretto a bruciarli, malgrado le resistenze della moglie, perché già segnati dall'Fbi (...) Raimi ‘gela’ i sentimenti dei suoi personaggi, lasciando che siano i fatti a far trasparire la loro vera natura, a trasformare persone perbene in lupi pronti a sbranarsi tra di loro per interessi o sopravvivenza. La neve che cade quasi incessantemente - rileva sempre Dom Cobb - non solo copre le tracce delle malefatte dei protagonisti del film, ma anche le loro coscienze”.

Il regista Sam Raimi
“(...) Soldi sporchi è calibrato perfettamente su una sceneggiatura serrata - evidenzia Stefano Finesi di Off Screen - che scrolla di dosso dal film ogni possibile orpello visivo, ogni sottolineatura, ogni citazionismo ammiccante e penetra netta e affilata nel cuore del sogno americano (...) Con la sua chiusa dimessa e priva di moralismi, Soldi sporchi è più profondamente amaro dei non pochi film che hanno esplorato il tema dell’avidità (tra i suoi contemporanei, U-turn di Oliver Stone, con il suo finale nel deserto che richiama ovviamente l’archetipico Greed di Stroheim; ma la neve di Raimi capovolge, come per Fargo, i luoghi tipici della giungla d’asfalto e del deserto assolato e scarnificante): a differenza degli altri, Raimi non punisce il suo protagonista - scrive Finesi - ma ne mostra più cinicamente il ritorno alla normalità come se il terribile passato venga razionalizzato e in qualche modo giustificato (...)”.
redazione