lunedì 5 maggio 2014

Il più bello di lunedì 5 maggio, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21,05

La locandina
Nemico Pubblico - Public Enemies

Mia valutazione: ♥♥♥ = 7,5


La scheda
Un film di Michael Mann. Con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff, Stephen Lang, Channing Tatum, Leelee Sobieski, Emilie de Ravin, Giovanni Ribisi, David Wenham, Rory Cochrane, Lili Taylor, Carey Mulligan, John Ortiz, James Russo, Christian Stolte, Jason Clarke, John Judd, Michael Vieau, Wesley Walker, Branka Katic. Titolo originale: Public Enemies. Drammatico, Usa 2009. Durata 143'. Universal Pictures.

La trama
Il film racconta la storia del mitico fuorilegge dell’epoca della grande depressione economica americana, John Dillinger, il carismatico rapinatore di banche, reso dai suoi raid lampo l’obiettivo principale del migliore agente dell’FBI dei tempi di J. Edgar Hoover, Melvin Purvis e divenuto una sorta di eroe popolare agli occhi degli americani di quel periodo. Nessuno poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non riuscisse a evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti, da quelli della sua fidanzata Billie Frechette a quelli del pubblico americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda - che nell’ultimo periodo comprendeva anche due individui sociopatici di nome Baby Face Nelson e Alvin Karpis - intrigavano i più, Hoover si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo Bureau of Investigation nel dipartimento di polizia nazionale che è adesso l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo 'nemico pubblico numero uno' degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Purvis, l’affascinante Clark Gable del FBI. 

La mia recensione
Da non confondersi con il film Nemico pubblico (Enemy of the State) del 1998 con Will Smith o con la mini-saga francese Nemico Pubblico N. 1 (L'Ennemi public n°1) del 2008 e 2009 con Vincent Cassel - pellicole che le distribuzioni italiane si sono sbizzarrite a tradurre con una fantasia pari a quella dei pesci rossi, creando un certa confusione negli spettatori - questo lungometraggio del grande Michael Mann va ancora più a ritroso nel tempo, trascinando lo spettatore ai tempi del gansterismo americano portato all’esasperazione dalla grande depressione della fine degli anni Venti.

Il regista
Michael Mann
Christian Bale nei panni
dell'agente FBI, Melvin Purvis
La sceneggiatura di Ronan Bennett, Ann Biderman e dello stesso Mann, che tenta di sintetizzare la parabola delinquenziale del leggendario rapinatore John Dillinger (interpretato da un Johnny Depp ben calato nella parte), disegna una storia che ha diversi rimandi ‘automatici’. Come quello a Gli intoccabili, 1987 di Brian De Palma con Kevin Costner e Sean Connery; a Era mio padre, 2002 di Sam Mendes con Tom Hanks e Paul Newman. Mitra sempre pronti a ridurre a colabrodo corpi umani, cappottoni pesanti fino ai piedi e immancabile cappello (ottimi, nel film di stasera, i costumi di Colleen Atwood), ricreano atmosfere divenute ormai familiari a chi non si lascia sfuggire racconti cinematografici sull’epopea Usa nella quale la legge sembrava spesso impotente di fronte alla sfacciataggine dei criminali.

Johnny Depp è John Dillinger
Marion Cotillard brava
nella parte di Billie Frechette
Bravo il cineasta di Chicago – che non perde il gusto per le sparatorie (molto realistiche) come quelle di Heat - La sfida (1995) e Miami Vice (2006) - a riprodurre il personaggio di Dillinger, spavaldo, duro e coraggioso, pronto a tutto pur di vivere nella ricchezza senza dover lavorare se non sparando o evadendo dai tanti carceri in cui, ogni tanto, è rinchiuso. Per certi versi un Tony Montana bello e signorile (Al Pacino in Scarface, 1983, anche questo di De Palma): bramosia di successo e paura di nulla. Uomini cattivi ma con una nascosta venatura d’umanità. Al suo fianco la sensuale, fedele e caparbia compagna Billie Frechette, personificata da una sempre intensa Marion Cotillard. Non del tutto a suo agio Christiana Bale, ingabbiato nel poliziotto Melvin Purvis, spesso sottotono rispetto alla canaglia cui deve dare la caccia. Da rilevare le ottime caratterizzazioni di Giovanni Ribisi (Alvin Karpis) e Stephen Graham (Baby Face Nelson). Appropriata la colonna sonora di Elliot Goldenthal e perfetta l’ambientazione costruita da Nathan Crowley.

La storia di un eroe cattivo, una sorta di ladro gentiluomo che però, quando serve, non si fa scrupoli a crivellare di colpi chi si mette in testa di sbarrargli la strada. E durante il film ci si sorprende a essere spesso dalla sua parte.

Stefano Marzetti

Un altro film ‘salta’ il passaggio dai cinema e arriva subito in home video

La locandina del film
di Abel Ferrara
Nemmeno il tempo di aver diffuso la profezia del capo della DreamWorks Jeffrey Katzenberg, secondo cui nei prossimi dieci anni il cinema sarà travolto da una rivoluzione che prevede la permanenza di un film nelle sale cinematografiche per massimo tre settimane e poi essere disponibile in pay-per-view, web, tablet, smartphone e tutto ciò che il mercato lancerà in un futuro prossimo (articolo), che da Cannes giunge notizia che la casa produttrice Bim distribuirà il film Welcome to New York di Abel Ferrara (articolo) non nei cinema bensì direttamente nelle principali piattaforme video on-demand.

Sempre più frequente la distribuzione dei film
direttamente in home video on-demand
L’evento (che in un certo senso ricorda ciò che succederà in luglio col film Byzantium [articolo]) è previsto il 22 maggio, in contemporanea con Francia, Spagna e Germania. Per la prima volta l’opera di un autore affermato come il cineasta newyorkese, non uscirà nelle sale cinematografiche. Il lungometraggio che narra la vicenda di un uomo gestore di denaro per miliardi di dollari e posseduto da un irrefrenabile e insaziabile appetito sessuale, sarà lanciato in concomitanza con la presentazione al Marche' du Film (controparte di business del Festival di Cannes e uno dei più grandi mercati cinematografici al mondo) della 67^ edizione della rassegna cinematografica francese.

redazione

Box office in Italia (dal 1° al 4 maggio 2014)

                            1
The Amazing Spider-Man 2
Il Potere di Electro
INCASSATI 1.962.036 EURO
(2° w.e. 7.451.165 )

                   

               2
Violetta – Backstage Pass
     INCASSATI 842.092 EURO
                        (new entry)



                  


                                       
                                   3
                                   Un fidanzato per mia moglie
                                     INCASSATI € 766.150 EURO
                                                         (new entry)

                                                                                    
 4 Rio 2: Missione Amazzonia 750.237  (3° w.e. 5.408.853 )
 5 Brick Mansions 700.644  (new entry)
 6 Gigolò per Cas507.753  (3° w.e. 3.994.661 €)
 7 Grand Budapest Hotel 506.714  (4° w.e. 3.469.309 €)
 8 Nut Job – Operazione Noccioline 401.363  (new entry)
 9 Noah 385.279  (4° w.e. 6.639.716 €)  
10 La sedia della Felicità 380.330  (2° w.e. 988.722 €)


Continua a dominare il box office italiano – ed era prevedibile – il blockbuster The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro ([articolo] quasi sette milioni e mezzo di euro in solo due settimane). L’intreccio accattivante del film - con ben tre nemici a impegnare le giornate dell’Uomo Ragno - ed effetti speciali di prima qualità, non lasciano scampo alla concorrenza. Infatti, il nuovo entrato Violetta – Backstage Pass è di certo protagonista di un ottimo exploit (sul quale francamente non avrei mai scommesso) ma senza raggiungere neppure il milione di euro. Gradimento del pubblico comunque sufficiente a garantire alla pellicola musicale di Martina Stoessel il secondo gradino del podio. In medaglia di bronzo l’altra new entry Un fidanzato per mia moglie – con i celebri Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri -  a conferma che dove ci sono ‘iene’ c’è pubblico.

Eroico non molla, dopo ben tre settimane, il cartoon Rio 2: Missione Amazzonia, giunto ormai alla bellezza di circa cinque milioni e mezzo di euro e che tiene a bada il diretto concorrente e appena arrivato Nut Job – Operazione Noccioline, che si sistema solo all’ottavo posto. Gli amanti del super-action non hanno disertato l’appuntamento con Brick Mansions (articolo) il film che regala l’ultima performance del defunto Paul Walker. Ancora discreto gradimento per Gigolò per caso (articolo) che dopo tre settimane può considerare il sesto posto una posizione di tutto rispetto.

Incasso record dopo quattro week end quello ottenuto da Grand Budapest Hotel, film non certo nato per fare sfracelli al botteghino ma che, invece, sta richiamando molti più cinefili, a mio avviso, del prevedibile. Altra scivolata, invece, per il biblico Noah (articolo), che scende dalla quarta alla penultima posizione con un incasso di oltre sei milioni e mezzo di euro. Da applauso la resistenza in classifica del lungometraggio postumo di Carlo Mazzacurati La sedia della felicità (articolo), ancora in graduatoria seppure all’ultimo posto. Sorprendenti, a mio modo di vedere, i pesanti flop di ben tre pellicole cui attribuivo assai maggiori possibilità di successo: Locke, Il mondo fino in fondo e Il venditore di medicine (articolo) restano invisibili nella valutazione degli incassi dell'ultima fine settimana.
st.mar.

domenica 4 maggio 2014

Film al cinema per massimo tre week end, poi subito home video

Sempre più anticipato l'arrivo dei film su supporti alternativi al grande schermo
Jeffrey Katzenberg,
manager della DreamWorks
Il cinema come l’abbiamo inteso fino a oggi sarà messo sotto torchio molto presto. I film che giungeranno nelle sale avranno a disposizione al massimo tre week end (diciassette giorni complessivi) per conquistare dal grande schermo più spettatori possibili. È calcolato, infatti, che il 98% dei film distribuiti registrano il 95% dei loro incassi nel suddetto periodo di programmazione. Dopo di che la loro permanenza nei cinema diventa quasi superflua. Ecco perché un lasso di tempo limitato, terminato il quale la pellicola sarà disponibile in home video, cioè «ovunque in simultanea e per vederla l’utente pagherà una cifra variabile a seconda della taglia del supporto su cui vorrà guardarla: uno schermo ampio, tipo quello dei cinema, varrà 15 dollari, una tv 75” 4 dollari, lo smartphone 1,99 dollari (a voi il calcolo in euro). Questo processo finirà per reinventare tutta l’industria cinematografica». A parlare è Jeffrey Katzenberg, capo di DreamWorks, secondo il quale l’universo di celluloide, così come lo intendiamo ancora oggi, «è un business senza prospettive di crescita».

In futuro la fruizione di un film in sala cinematografica
potrebbe scendere a massimo diciassette giorni
Addio, quindi, seconde e terze visioni. Roba preistorica. La notizia, di primo acchito, mi lascia un po’ perplesso se non addirittura sbigottito. Ma mi trattengo dallo sparare giudizi a caldo e, anzi, mi rendo conto che, se la risposta degli spettatori (esaltati da tutto ciò che è tecnologia auto gestibile) alle continue proposte delle case di produzione, continuerà a essere così insoddisfacente rispetto agli investimenti fatti (è vitale rientrare al più presto dei costi, che per i blockbuster ormai superano i 200 milioni di dollari, cui ne vanno aggiunti altrettanti per il marketing), qualcosa dovrà necessariamente cambiare. Pena la scomparsa definitiva del cinema. Quindi, prima che ciò avvenga, a malincuore anche io mi unisco al grido di battaglia: “Meno di un mese nelle sale, poi via alla distribuzione delle pellicole sulle varie piattaforme digitali”. In fondo i puristi avranno tutto il tempo (i fatidici diciassette giorni) di guardare un’opera filmica così come va fatto, vale a dire su uno schermo bianco e molto grande, perfettamente al buio (a parte la luce proveniente dalle immagini) e senza qualcuno che ti chiacchiera intorno o bambini che piangono perché non gli permetti di vedere cartoni animati saturi di mostri spaziali. Quella appena citata è l’unica condizione in cui si può davvero affermare di aver visto un film sino in fondo, cioè esserne divenuto parte.

Il 'mitico' cambio di una pellicola, un futuro sempre più incerto?
Stando a quanto riportato da Variety, Katzenberg ha spiegato che «il modello cambierà drasticamente nei prossimi dieci anni». Dal diciottesimo giorno porte aperte su tutti i media digitali. Dall’altra parte, visti i crescenti costi per la pubblicità, si è andata sviluppando la distribuzione alternativa (vedi il caso del fantasy-horror Byzantium di Neil Jordan che, dal prossimo 3 luglio, approderà direttamente in home video, leggi di più) - soprattutto per i film indipendenti a basso budget - che punta quindi su pay-per-view, web, tablet, e smartphone. E se una volta bisognava aspettare mesi per vedere un film uscito in sala, prima in dvd e poi magari in tv o addirittura sui nuovi media, in futuro questo periodo di attesa si accorcerà, come detto, in modo drastico.

Un film, già da un bel po' di tempo, è visibile
anche su un comunissimo smartphone
Le dichiarazioni di Katzenberg però hanno provocato non poche polemiche: il presidente di Universal Film, Jeff Shell – come riporta Marco Consoli de La Stampa online - ha detto che, al contrario del quadro apocalittico dipinto dal manager DreamWorks, le prospettive per la ‘settima arte’ sono tutt’altro che negative, soprattutto grazie ai mercati emergenti (come la Cina, con cui Hollywood ormai co-produce diverse pellicole) e appunto ai nuovi media e servizi, come Netflix o Amazon Instant Video, che attraggono sempre più spettatori. Qualche osservatore, più prosaicamente, ha fatto osservare che la previsione di Katzenberg è sbagliata nel suggerire formule di pagamento in base ai pollici del display personale, giacché ormai i consumatori considerano lo schermo di una tv, un pc, un tablet o uno smartphone assolutamente intercambiabili. E che a differenza delle sale cinematografiche, per cui ci sono spese vive (affitto e personale), la distribuzione digitale in pay-per-view azzera quasi del tutto i costi. Qualcun altro ha poi rilevato come Katzenberg non sia poi così abile ad azzeccare le sue previsioni: nel 2011 aveva dichiarato che il 3D sarebbe esploso ma a distanza di tre anni il vaticinio si è rivelato errato – scrive ancora Consoli - Quest’anno diminuirà il numero dei film distribuiti in 3D a Hollywood, con solo ventotto pellicole contro le trentanove del 2011 e secondo gli analisti di Morgan Stanley caleranno anche le rendite: se nel 2012 le pellicole stereoscopiche raccoglievano il 53% degli incassi totali negli Usa, quest’anno la percentuale scenderà al 39%.

st.mar.

“Solo gli amanti sopravvivono”, ballata romantica al sapore di sangue

La locandina
Mia aspettativa: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Jim Jarmusch. Con Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt, Anton Yelchin, Jeffrey Wright, Slimane Dazi, Carter Logan, Wayne Brinston, Ali Amine, Yasmine Hamdan, Kamal Moummad, Aurelie Thepaut. Titolo originale: Only Lovers Left Alive. Drammatico, Gb/Ger/Fra/Cipro/Usa 2013. Durata 123'. Movies Inspired. Uscita giovedì 15 maggio 2014.

La trama
Adam, un musicista underground, è gravemente depresso per via della piega che la sua vita umana sta prendendo, nonostante i suoi sforzi. Torna allora a far coppia con la sua enigmatica amante, Eve, con la quale ha diviso diversi secoli di amore. Ma il loro idillio è interrotto dall'arrivo della selvaggia e imprevedibile sorella minore di Eve, Ava.

Critica
Senza dubbio le atmosfere sono emozionanti e, in alcuni casi, commoventi. Se si tiene conto anche dell’aiuto fornito dall’ottima colonna sonora del compositore londinese Jozef van Wissem. Due motivi sufficienti a fare di questo film dello statunitense Jim Jarmusch (vero e proprio collezionista di successi, come, per esempio, Stranger Than Paradise - Più strano del paradiso, 1984; Dead Man, 1995; Ghost Dog - Il codice del Samurai, 1999; Broken Flowers, 2005) un’opera di discreto valore e che vale la pena prendere in considerazione. Ma dal mio punto di vista gli apprezzamenti da cui è sommersa travalicano la reale godibilità del racconto in immagini che, pur rispettando le regole del buon cinema, al tirar delle somme ciò che lascia non è molto di più di un bizzarro intrattenimento. Cosa che, per carità, per un film è un risultato di gran lunga valevole. Ma da qui a parlare di capolavoro, ce ne passa.
Tilda Swinton in una scena di Solo gli amanti sopravvivono

Solo gli amanti sopravvivono (che l’anno scorso si guadagnò la nomination per la Palma d’Oro al Festival di Cannes) si sviluppa nel rispetto del surrealismo - a mio avviso qualche volta pesantuccio - che ha fatto del 61enne regista indipendente una sorta di mosca bianca nell’universo del cinema made in Usa. Parere personale: il meglio di sé l’ha dato con la sua precedente pellicola, il succitato Broken Flowers, con un Bill Murray da urlo e una delicatissima patina di melanconia che fanno di quel lavoro filmico un vero gioiello. Stavolta, invece, sono i vampiri a ispirare lo script dello stesso Jarmusch. I cosiddetti non morti che sono credibili grazie alle inappuntabili interpretazioni di due attori d’esperienza come Tom Hiddleston (nel 2013 Thor - The Dark World) e Tilda Swinton (la premio Oscar nel 2008 come miglior attrice non protagonista per Michael Clayton). Nelle vesti di figure “che guardano al futuro - assicura Federico Gironi di Coming Soon - nella piena consapevolezza del passato e della sua eredità, che amano e si prendono cura delle cose, della cultura, del mondo, di qualcuno”.

Il regista Jim Jarmusch
Il gusto del cineasta per il pulp si conferma, con trovate però scontate e che scopiazzano o, comunque, propongono situazioni già viste in pietre miliari come Intervista col vampiro (Neil Jordan, 1994) o, senza andare così indietro e così in ‘alto’, nel più che apprezzabile Daybreakers - L'Ultimo Vampiro (Michael Spierig, 2009). L’utilizzo del macabro che non può mancare dove c’è qualcuno che succhia sangue, è piuttosto scontato e l’idea dell’eterna storia d’amore non è che uno storico riferimento che ha conosciuto il suo più eccelso risultato in Dracula di Bram Stoker (Francis Ford Coppola, 1992). Seppure la forza di quest’opera, alla fine, è proprio l’amore cui il titolo stesso fa riferimento. “E il film di Jarmusch ama – scrive ancora Gironi - Ama i suoi personaggi, ama il cinema (che è arte e tecnologia), ama la musica nel suo essere profondamente e ideologicamente rock e ribelle, ama la cultura, ama il bello e i suoi spettatori. Per questo vive ed è vitale, nonostante il suo muoversi nel buio, nonostante le sue ambientazioni, o forse anche per questo”.

Una lode giunge anche da Marianna Cappi di My Movies, secondo cui il cineasta di Akron (Ohio) “gira un elogio dell'artificio artistico come prova di reale umanità, oltre che un'ispiratissima ballata romantica, capace di raccontare ancora l'amore come un'esperienza piacevolmente debilitante, che fa vacillare le ginocchia e girare la testa come gira la puntina sul giradischi, come gira il sangue che scende nell'imbuto, come l'effetto di una droga pesante”.

Premessa: non essendo accreditato dalla visione dell’anteprima del film ma solo di alcune clip, il seguente articolo va inteso come un’interpretazione parziale e, dove possibile, arricchita da commenti di altri critici, debitamente citati.

st.mar.

sabato 3 maggio 2014

“Alabama Monroe – Una storia d’amore”, se la musica mescola felicità e dramma

La locandina
RICONOSCIMENTI PRINCIPALI

European Film Awards 2013: miglior attrice a Veerle Baetens; Berlin International Film Festival 2013: premio del pubblico Panorama, Europa Cinemas Label; Premio César 2014: miglior film straniero (Belgio); Tribeca Film Festival 2013: miglior sceneggiatura a Felix Van Groeningen e Carl Joos, miglior attrice a Veerle Baetens;; Satellite Awards 2014: miglior film straniero (Belgio); Palm Springs International Film Festival 2014: miglior film straniero; European Parliament Film Prize 2013: premio Lux 2013.

Mia aspettativa: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Felix Van Groeningen. Con Veerle Baetens, Johan Heldenbergh, Nell Cattrysse, Geert Van Rampelberg, Nils De Caster, Robbie Cleiren, Bert Huysentruyt, Jan Bijvoet, Blanka Heirman. Titolo originale: The Broken Circle Breakdown. Drammatico, Bel, 2012. Durata 100'. Satine Film. Uscita giovedì 8 maggio 2014.

La trama
Elise e Didier vivono una travolgente e appassionata storia d'amore, al ritmo dalla musica bluegrass. Elise gestisce uno studio di tatuaggi, sua grande passione. Per lei «c'è sempre qualcosa nella vita che vale la pena mettere sul proprio corpo»: ogni tatuaggio accompagna il suo cuore e le sue emozioni ed Elise lo sfoggia con orgoglio sul suo corpo delicato. Didier è invece da sempre innamorato dell'America, che identifica come la terra delle infinite opportunità. Per lui è un Paese per sognatori ma, soprattutto, la patria della sua amatissima musica bluegrass, «il country nella versione più pura», che Didier interpreta suonando il banjo in un gruppo musicale. Ed è proprio questa comune passione per la musica a esaltare l'unione di Elise e Didier: insieme si esibiscono in irresistibili performance in cui ogni interpretazione trasuda amore, complicità e passione. A coronare questo cerchio perfetto di felicità è l'arrivo di Maybelle, la loro bellissima bambina.

Critica
Veerle Baetens e Johan Heldenbergh in una scena del film
Questo lungometraggio belga è stato candidato all’Oscar 2014 per il miglior film straniero ma ha dovuto lasciare strada, com'è risaputo, al nostro La grande bellezza. Il film del regista e sceneggiatore Felix Van Groeningen (che nel 2009 debuttò a livello internazionale [prima solo lavori filmici non arrivati in Italia] con l’apprezzato La Merditude des Choses) è una raffinata e concreta rappresentazione di una storia d’amore in tutte le sue gradazioni: passione, intesa, gioia di vivere, lo stupore e l’ansia per l’attesa di un figlio, poi il dramma, la crisi e lo sconforto della separazione. Il tutto nell’atmosfera di una musica country – il bluegrass (una delle branchie fondamentali del genere di Johnny Cash & co.) per la precisione – che diviene veicolo di sentimenti forti e soprattutto di empatia tra un uomo e una donna che, forse, sono in cerca della stessa dimensione.

Il regista belga Felix Van Groeningen
L’opera di Van Groeningen, scritta con Carl Joos partendo dall'omonima pièce teatrale The Broken Circle Breakdown (il titolo italiano è stato, come al solito, modificato e peggiorato) di Johan Heldenbergh e Mieke Dobbels, ha il pregio - pur utilizzando alcuni presupposti oltremisura sfruttati - di catturare l’attenzione emotiva dello spettatore e di conquistarlo anche grazie alle sue parti più drammatiche, nelle quali, comunque, la speranza sembra sempre poter prevalere su qualsiasi ostacolo si frapponga tra realtà e felicità. L’opera ha delle debolezze, in particolare nelle fasi del racconto in cui il regista “sceglie inequivocabilmente la strada del melodramma e spinge la narrazione al di sopra delle righe - scrive Paola Casella di My Movies - sia nel raccontare la storia d'amore assoluta e totalizzante fra i due protagonisti, sia nell'addentrarsi coraggiosamente nell'evoluzione tragica degli eventi”.

La forza del film, invece, sta “in un realismo bruciante – secondo Maurizio Encari di Every Eye - ma ammantata da un alone magico, una poesia musicale che erompe in più occasioni grazie alla strepitosa forza della colonna sonora (Bjorn Eriksson), con delle canzoni magnificamente interpretate dai due stessi interpreti”. Ottima, infatti, la prova attoriale dell'acclamata e premiata Veerle Baetens (da noi quasi sconosciuta) e di Johan Heldenbergh, anch'egli, per quanto mi riguarda, visto per la prima volta. In conclusione, pur con qualche eccesso, Alabama Monroe - Una storia d'amore è un film “estremamente poetico - rileva Luisa Scarlata di Cine Radar - e racconta una tragedia personale e familiare senza mai mostrare nulla di scontato”.

Premessa: non essendo accreditato dalla visione dell’anteprima del film ma solo di alcune clip, il seguente articolo va inteso come un’interpretazione parziale e, dove possibile, arricchita.

st.mar.