Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre
Dardenne. Con Marion Cotillard, Olivier Gourmet, Catherine Salée, Fabrizio
Rongione, Christelle Cornil, Drammatico, Bel 2014. Data di uscita: ancora non
comunicata.
La trama
Film
dedicato alla crisi e alla perdita del posto di lavoro e soprattutto alla
solidarietà senza ideologie. Al centro c'è Sandra, una donna che ha un solo
fine: ottenere dai suoi colleghi di rinunciare a un bonus di mille euro pur di non perdere il suo
posto di lavoro. Ad aiutarla nell'impresa il marito. La storia nasce da un
progetto al quale i fratelli Dardenne
stavano lavorando da anni, incentrato proprio sulla crisi finanziaria che
colpisce la vita delle persone comuni.
Critica –
Rassegna stampa
È stato accolto dagli applausi Deux
Jours, Une Nuit - Due giorni, una notte, il film dei
fratelli Dardenne, in concorso al Festival di Cannes (che si chiuderà sabato
prossimo, 24 maggio). “(...) La condanna che i Dardenne individuano
oggi - osserva Giancarlo Zappoli di My Movies - è quella, endemica,
della perdita del posto di lavoro. Venute meno le tutele, con l’assenza nelle
piccole aziende del nucleo sindacale, le decisioni restano appannaggio dei
proprietari. Oppure, come in questo caso, possono essere subdolamente delegate
a una guerra tra poveri che spinga ognuno a guardare ai propri bisogni
azzerando qualsiasi ideale di solidarietà. Quella solidarietà che i due registi
riescono ancora a rinvenire nella famiglia (quella di Sandra con un marito solido
al fianco e i bambini che l’aiutano a individuare gli indirizzi dei colleghi da
cercare per convincerli a cambiare decisione). Anche se non per tutti è così”.
La bravissima Marion Cotillard in una scena di Deux Jours, Une Nuit
“(...) Come al solito l'apparenza è che
dietro al film ci sia il minimo del lavoro registico, quando in realtà è vero
il contrario”. Lo scrive Gabriele Niola di Bad Taste.“L’apparente
naturalezza con cui seguiamo Sandra è frutto di un maniacale lavoro sul suo
personaggio sia da parte di Marion Cotillard (l'avanti e
indietro tra minuscole sfumature di fiducia e sfiducia, ottimismo e pessimismo
è da gioielliere) che dei Dardenne stessi, interessati unicamente alla propria
protagonista che pensano tutte le scene in base a lei, usando moltissimo il
fuori campo per non mollarla mai e alla fine, nella grande risoluzione finale,
poter così raccogliere quanto hanno seminato. Perché è evidente - rileva ancora
Niola - che il film gioca tutte le sue carte con gli ultimi minuti (è mai stato
diversamente in un film dei due fratelli?), come finirà la votazione e quali
saranno le conseguenze. La soluzione è perfetta, ricorda a tutti quale sia il
vero punto della questione, conclude il lavoro sul personaggio e dà alla storia
la forza morale che serve. Civile come Ken Loach ma umano e
coinvolgente in una maniera che il cineasta inglese ha dimenticato da anni,
quello dei Dardenne è un cinema da una palma d’oro ad ogni film”.
Un film di Michael Mann. Con Johnny Depp,
Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff, Stephen Lang,
Channing Tatum, Leelee Sobieski, Emilie de Ravin, Giovanni Ribisi, David
Wenham, Rory Cochrane, Lili Taylor, Carey Mulligan, John Ortiz, James Russo,
Christian Stolte, Jason Clarke, John Judd, Michael Vieau, Wesley Walker, Branka
Katic. Titolo originale: Public
Enemies.
Drammatico, Usa 2009. Durata 143'. Universal Pictures.
La trama
Il film
racconta la storia del mitico fuorilegge dell’epoca della grande depressione economica
americana, John Dillinger, il carismatico rapinatore di banche, reso dai suoi raid lampo l’obiettivo principale del migliore
agente dell’FBI dei tempi di J. Edgar Hoover, Melvin Purvis e divenuto una
sorta di eroe popolare agli occhi degli americani di quel periodo. Nessuno
poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non
riuscisse a evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo
rendevano interessante agli occhi di tutti, da quelli della sua fidanzata
Billie Frechette a quelli del pubblico americano che non aveva simpatia per le
banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma
mentre le avventure di Dillinger e della sua banda - che nell’ultimo periodo
comprendeva anche due individui sociopatici di nome Baby Face Nelson e Alvin
Karpis - intrigavano i più, Hoover si riproponeva di utilizzare la pubblicità
che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per
trasformare il suo Bureau of Investigation nel dipartimento di polizia nazionale
che è adesso l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo 'nemico pubblico numero uno' degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Purvis, l’affascinante
Clark Gable del FBI.
La mia recensione
Da non confondersi con il film Nemico
pubblico (Enemy of
the State)
del 1998 con Will Smith o con la mini-saga francese Nemico Pubblico N. 1 (L'Ennemi
public n°1)
del 2008 e 2009 con Vincent Cassel - pellicole che le distribuzioni italiane si
sono sbizzarrite a tradurre con una fantasia pari a quella dei pesci rossi,
creando un certa confusione negli spettatori - questo lungometraggio del grande
Michael
Mann va ancora
più a ritroso nel tempo, trascinando lo spettatore ai tempi del gansterismo americano portato all’esasperazione
dalla grande depressione della fine degli anni Venti.
Il regista
Michael Mann
Christian Bale nei panni
dell'agente FBI, Melvin Purvis
La sceneggiatura di Ronan
Bennett, Ann
Biderman e dello
stesso Mann, che tenta
di sintetizzare la parabola delinquenziale del leggendario rapinatore John Dillinger
(interpretato da un Johnny Depp ben calato nella parte), disegna una storia
che ha diversi rimandi ‘automatici’. Come quello a Gli
intoccabili,
1987 di Brian
De Palma con Kevin
Costner e Sean
Connery; a Era mio
padre, 2002 di Sam
Mendes con Tom Hanks e Paul
Newman. Mitra
sempre pronti a ridurre a colabrodo corpi umani, cappottoni pesanti fino ai
piedi e immancabile cappello (ottimi, nel film di stasera, i costumi di Colleen
Atwood), ricreano
atmosfere divenute ormai familiari a chi non si lascia sfuggire racconti
cinematografici sull’epopea Usa nella quale la legge sembrava spesso impotente di
fronte alla sfacciataggine dei criminali.
Johnny Depp è John Dillinger
Marion Cotillard brava
nella parte di Billie Frechette
Bravo il cineasta di Chicago – che non perde
il gusto per le sparatorie (molto realistiche) come quelle di Heat - La
sfida (1995) e Miami Vice (2006) - a riprodurre
il personaggio di Dillinger, spavaldo, duro e coraggioso, pronto a tutto pur di
vivere nella ricchezza senza dover lavorare se non sparando o evadendo dai
tanti carceri in cui, ogni tanto, è rinchiuso. Per certi versi un Tony Montana bello
e signorile (Al Pacino in Scarface, 1983, anche questo di De Palma): bramosia
di successo e paura di nulla. Uomini cattivi ma con una nascosta venatura d’umanità.
Al suo fianco la sensuale, fedele e caparbia compagna Billie Frechette,
personificata da una sempre intensa Marion Cotillard. Non del
tutto a suo agio Christiana Bale, ingabbiato nel poliziotto Melvin Purvis, spesso
sottotono rispetto alla canaglia cui deve dare la caccia. Da rilevare le ottime
caratterizzazioni di Giovanni Ribisi (Alvin Karpis) e Stephen
Graham (Baby Face
Nelson). Appropriata la colonna sonora di Elliot Goldenthal e perfetta
l’ambientazione costruita da Nathan Crowley.
La storia di un eroe cattivo, una sorta di
ladro gentiluomo che però, quando serve, non si fa scrupoli a crivellare di
colpi chi si mette in testa di sbarrargli la strada. E durante il film ci si
sorprende a essere spesso dalla sua parte.