mercoledì 9 aprile 2014

Il più bello di mercoledì, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21,10 (con trailer)

La locandina
L'attimo fuggente

PREMI PRINCIPALI
Premio Oscar 1990: migliore sceneggiatura originale a Tom Schulman; Premio BAFTA 1990: miglior film a Steven Haft, Peter Weir, Paul Junger Witt e Tony Thomas e miglior colonna sonora a Maurice Jarre; David di Donatello 1990: miglior film straniero a Peter Weir; Nastro d'argento 1990: migliore regista straniero a Peter Weir; Premio César 1991: miglior film straniero a Peter Weir.


Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8



Scheda
Un film di Peter Weir. Con Robin Williams, Ethan Hawke, Norman Lloyd, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Gale Hansen, Dylan Kussman, Allelon Ruggiero, James Waterston, Kurtwood Smith, Carla Belver, Leon Pownall, George Martin, Joe Aufiery, Matt Carey. Titolo originale: Dead Poets Society. Drammatico, Usa 1989. Durata 130'.

Trama
Vermont 1959: John Keating è il neo-docente della severissima Accademia maschile Welton. I suoi metodi d’insegnamento sono creativi e anticonformisti e grazie a lui sette studenti avranno una visione della vita e del mondo del tutto diversa.

Mia recensione
Capita, ogni tanto, che il titolo italiano di un film straniero, non sia una cretinata fuorviante. È successo ormai qualche annetto fa con L’attimo fuggente, che differisce – senza stravolgere l’immaginario della narrazione - dal bellissimo Dead Poets Society (Setta dei poeti estinti). La distribuzione italiana, infatti, si è agganciata alla locuzione citata durante la pellicola del poeta latino Orazio, che invita a «cogliere l'attimo» (in latino carpe diem, nella versione originale seize the day; cfr. Wikipedia). Parlo oggi di uno dei grandi film degli anni Ottanta del secolo scorso, giunto nelle sale proprio nello scorcio del decennio (1989) al punto da lasciare un’impronta ‘pesante’ su tutti i Novanta e poi divenire un cult di valore inestinguibile. Come succede con tante altre, è una di quelle opere cinematografiche di cui possiedo il dvd e che rivedo molto spesso.

Robin Williams in piedi su un banco in una scena simbolo de L'attimo fuggente
Si tratta di un dramma giovanile ben congeniato grazie, soprattutto, a una sceneggiatura originale da applausi e a un soggetto entrambi opera di Tom Schulman, che in seguito – guarda i casi della vita - sia come script-maker che in un unico tentativo alla regia, non ha combinato davvero nulla che valga la pena d’esser ricordato. A volte, comunque, in un’esistenza, è sufficiente trovarsi nel posto giusto al momento giusto (passatemi il luogo comune) e magari portarsi a casa un Oscar. E così Schulman ha fatto, rendendosi forse principale artefice del successo di questo film del grande - anche se non molto prolifico - Peter Weir, autore di capolavori (oltre a questo) fra i quali The Truman Show nel 1998 (con un perfetto Jim Carrey che vinse il Golden Globe) e Master & Commander nel 2003 (con un Russel Crowe bravissimo in un ruolo per lui ideale). L’oggi 69enne cineasta australiano ha avuto il merito di trasformare in realtà, senza gravi sbavature, l’immaginario della pregevole sceneggiatura.

Un giovanissimo Ethan Hawke nel bel film del 1989
Weir ha saputo trasmettere attraverso un organico piano di racconto, la sensazione di arretratezza molto vicina a un oscurantismo che si fa negazione del progresso, tipico delle scuole intrise di tradizioni ammuffite. Le stesse consuetudini che negano agli studenti la possibilità di mollare le briglie al proprio istinto, alla propria creatività che sono repressi al punto da diventare gli incubi peggiori e, a volte, fatali. Nell’ambito di un lavoro registico di prima scelta, comunque, a mio avviso è riscontrabile, solo ogni tanto, una mancanza di fluidità, che deriva da sezioni del racconto che dalla carta alla pellicola non fanno altro che disunire l’esperienza filmica. Come l’inframezzo della storiella amorosa di uno degli alunni, che nulla aggiunge all’impianto generale della pellicola. Una pecca, probabilmente, di cui anche nella fase di montaggio è stata sottovalutata l’incisività secondo me negativa.

Il regista Peter Weir
Il film beneficia di una mirabile interpretazione – che a mio avviso avrebbe meritato un riconoscimento importante – di Robin Williams (visto di recente nell'apprezzato The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca di Lee Daniels), perfettamente immedesimato in un personaggio, il professor John Keating, che sembra disegnato apposta per esaltare le qualità recitative del 51enne interprete di Chicago. Intorno al navigatissimo attore un gruppetto di giovani e ambiziosi aspiranti tali, fra i quali, tuttavia, l’unico ad aver spiccato un volo da albatros è stato il carismatico Ethan Hawke, che crescendo si è infilato nei cast di lungometraggi importantissimi quali, a ritroso, il recentissimo ‘woodyalleniano’ Before Midnight (2013), Brooklyn's Finest (2009), Onora il padre e la madre (2007) e - the last but not the least (ultimo ma non meno importante) - Training Day (2001) al fianco di un Denzel Washington mattatore che vinse l’Oscar come miglior attore (fa anche rima).

Molto importante la cura prestata sia nella scenografia (bellissima la sequenza in cui uno dei collegiali si lancia con la biciletta lungo un prato in discesa e fa sollevare un folto stormo di uccelli), sia nei costumi che aiutano a calarsi nelle atmosfere degli anni Cinquanta e in quelle dei convitti scolastici di tradizione anglosassone. Il tutto accompagnato da una colonna sonora (Maurice Jarre) che integra armoniosamente la sequenza visiva. Un film che pochi veri amanti del cinema non avranno ancora visto e che per la serata di oggi deve essere assolutamente scelto o riscelto. Sempre che si abbia voglia di guardare la tv.

Stefano Marzetti

Sharon Stone ricoverata in Brasile per un’infezione

Sharon Srone in una celebre e 'toccante' scena di Basic Instinct (1992)
È giallo su un presunto ricovero di Sharon Stone in Brasile. Il prestigioso ospedale Sirio-Libanese di San Paolo – come riporta anche il Corriere della Sera web - ha negato che l’attrice statunitense, 56 anni, sia ricoverata nella struttura, come riportato martedì da diversi portali internet sudamericani. «Non è ricoverata nell’ospedale», ha detto all’agenzia Dpa una portavoce, che però non ha chiarito se lo sia stata nei giorni scorsi. Martedì sera, i quotidiani ‘O Globo’ e ‘O Estado de Sao Paulo’ e la rivista ‘Veja’ assicuravano sui loro siti web che l’attrice era stata ricoverata nella struttura, già famosa per aver curato importanti politici, dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al presidente paraguayano Fernando Lugo e aggiungevano che l’attrice sarebbe stata visitata da uno specialista infettivologo.

Secondo la rivista di gossip sulle celebrity ‘Quem’, la Stone (nel 1992 consacrata nel cinema mondiale grazie all’eccitante Basic Instinct di Paul Verhoeven, al fianco di un ispirato Michael Douglas) sarebbe entrata nell’ospedale domenica e uscita ieri. Circostanza quest’ultima non smentita dalla struttura. L’attrice (leggi anche) era arrivata in Brasile la scorsa settimana per partecipare a un evento di beneficenza organizzato a San Paolo dall’amfAR, la fondazione che sostiene la ricerca per la cura dell’Aids. La stessa attrice aveva citato l’evento su Twitter rilevando l’importanza di sensibilizzare le coscienze sul problema dell’Aids: «È tempo di trovare cura», aveva scritto venerdì. L’ultimo tweet sabato: un semplice «Hello». L’attrice ha partecipato al ballo della Fondazione, venerdì sera, poi avrebbe trascorso il weekend nel resort Fazenda Boa Vista, a cento chilometri da San Paolo.

redazione

“Transcendence”, se l’intelligenza è fuori controllo (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 6,5

Scheda del film
Un film di Wally Pfister. Con Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy, Clifton Collins Jr., Morgan Freeman, Cole Hauser, Josh Stewart, Cory Hardrict, Olivia Dudley, Falk Hentschel, Wallace Langham, Fernando Chien, Shaun Rylee, Dennis Keiffer, Kristen Rakes, Sam Webb, Stephen M. Hardin, Chad Brummett, Luce Rains, Jermaine Washington, Akshay Patel, Nathan Brimmer, Charles Moss, James Burnett, Antonio Del Prete, Richard Daniel Williams, Tailor Murray, John Trejo, Cliff Gravel, Albert Fry Jr., Sam Quinn, Michael Rosinsky, Colin Jones, Steven Liu, Taylor Wagenman, Zack Carpenter, David Taylor, Christina Lancellotti, Matthew Berke, Donna Brown, McKenna Wagenman, Lauren Taylor, Vernon Bradley, Martin Palmer. Azione, Usa 2014. Durata 119'. 01 Distribution. Uscita giovedì 17 aprile 2014.

Trama del film
Il dottor Will Caster (Johnny Depp) è il più importante ricercatore nell'ambito dell'intelligenza artificiale, al lavoro per la creazione di una macchina senziente, cioè in fase sperimentale, che combini l'intelligenza collettiva del sapere universale con l'intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti l'hanno reso famoso ma anche il primo bersaglio di estremisti contrari alla tecnologia pronti a fare qualsiasi cosa pur di fermarlo. Tuttavia, nel loro tentativo di distruggere Will, gli stessi estremisti diventano i catalizzatori capaci di spingerlo al successo, a diventare parte della sua stessa transcendenza. Per sua moglie Evelyn (Rebecca Hall) e il suo migliore amico Max Waters (Paul Bettany), entrambi colleghi ricercatori, il problema non diventa la possibilità di andare avanti ma l'opportunità di farlo. Le loro peggiori paure divengono realtà quando la sete di conoscenza di Will si evolve in un'inarrestabile ricerca di potere, in apparenza senza fine. L'unica cosa che hanno terribilmente chiara è che non esista alcun modo di fermarlo.

Johnny Depp scienziato ormai vittima della sua stessa invenzione
La critica
Immersi nella fantascienza (chissà ancora per quanto in questo caso potremo considerarla tale), in Transcendent abbiamo a che fare con la commistione tra l’uomo e un’intelligenza artificiale di cui è perso il controllo e che, di conseguenza, prende il sopravvento sulla volontà del suo stesso artefice. La ‘trascendenza’ di questo film di Wally Pfister (prolifico direttore della fotografia [tra i tanti film in cui ha lavorato anche la bellissima trilogia del Batman di Christopher Nolan,
Depp e Rebecca Hall in una scena di Trascendence
guarda caso produttore esecutivo di questa pellicola] imbarcatosi per la prima volta sul ruolo di regista) è proprio il potere di esistere al di fuori o al di sopra di una realtà ‘altra’, in questo caso della realtà di tutti i giorni. È quanto succede al protagonista dell’opera filmica, scienziato e malato terminale personificato dal grande
Johnny Depp (visto di recente nel discreto The Lone Ranger di Gore Verbinski), il quale come reazione a un trauma subìto, si presta come cavia di se stesso e diviene una sorta di supereroe dalla condotta rovinosa e non più prevedibile, da nessuno.

Morgan Freeman e Johnny Depp in una scena del film
Intelligenza artificiale, insomma, “come prossimo passo evolutivo dell’essere umano”, scrive Pietro Ferraro di Cine Blog. “Il concetto di partenza è oltremodo suggestivo, l’uomo avrebbe creato i computer non come mero supporto tecnologico ma bensì come sua naturale evoluzione”. A me viene in mente subito lo sconvolgente La mosca (1986), finzione filmica di un ispiratissimo David Cronenberg (visionario cineasta canadese autore anche di capolavori come Videodrome nel 1983 e Il pasto nudo nel 1991) in cui uno studioso specializzato in genetica che inventa un telepod (macchinario a forma di cilindro) per il teletrasporto della materia, sperimenta la trovata su di sé ma per errore lascia entrare una mosca nell’apparecchiatura e crea una micidiale mescolanza strutturale tra egli e l’insetto.

Paul Bettany, altro quotatissimo protagonista
Anche Transcendent è una pellicola inquietante perché ci pone di fronte a vere e proprie crepe attraverso cui si può sbirciare l’ormai appurato dominio della tecnologia nell’abituale esistenza dell’uomo. Un cast di alto livello in cui spiccano Paul Bettany (nel 2011 protagonista dell'applaudito Margin Call), Rebecca Hall (nel 2010 al fianco di Ben Affleck nel buon The Town), Kate Mara (bella prova per lei in 127 Ore del 2010), senza tralasciare un colosso come Morgan Freeman (nel 1990 premiato come miglior attore al Festival di Berlino per A spasso con Daisy che lo lanciò). La sceneggiatura scritta a otto mani dallo stesso Pfister, con Jordan Goldberg, Jack Paglen e Alex Paraskevas, corre il rischio – a mio avviso - di mettere sul grande schermo un racconto filmato non troppo originale, che solo se allestito con cura nella fase di montaggio e nelle scenografie, potrà supplire a questo handicap. Da un lato abbastanza intrigante ma anche a rischio boiata.

Stefano Marzetti

martedì 8 aprile 2014

A giugno i sessant’anni del Taormina Film Festival


Claudia Cardinale
sarà la madrina del Festival
Il Taormina Film Fest compie sessant’anni (la 60^ edizione si svolgerà dal 14 al 21 giugno 2014) e si ‘regala’ Claudia Cardinale come ospite d'onore. «Dopo aver assistito al sorprendente aumento del pubblico dello scorso anno (+30%), pensiamo che sia importante festeggiare come si deve i 60 anni del TFF – hanno dichiarato il direttore editoriale Mario Sesti e la general manager Tiziana Rocca - Un festival la cui longevità e storia sono paragonabili solo ai grandi eventi di cinema come Berlino, Cannes e Venezia». Partendo proprio dalla Cardinale, indimenticabile interprete di grandi film della cinematografia italiana (Il gattopardo [1963], 8½, [1963], C'era una volta il West [1968]), saranno le donne, celebri attrici da tutto il mondo, le muse di questa speciale edizione, invitate a rappresentare le differenti decadi della vita del festival.

Alla Cardinale sarà dedicata anche una retrospettiva dei suoi film oltre a numerosi eventi collaterali e la consegna del Taormina Arte Awards. Sempre nell’ottica dei festeggiamenti di un così importante anniversario il TFF premierà con ‘Il Cariddi alla Carriera’ due grandi protagonisti, grazie ai quali il nostro cinema e la nostra arte sono diventati internazionali: i premi Oscar Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti.

redazione

I più belli usciti in dvd e blue-ray (aggiornato il 9 aprile 2014)

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8,5

Scheda
Un film di Peter Jackson. Con Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch, Orlando Bloom, Evangeline Lilly, Lee Pace, Luke Evans, Stephen Fry, Ken Stott, James Nesbitt, Manu Bennett, Jed Brophy, Adam Brown, John Callen, Aidan Turner, Robert Kazinsky, Graham McTavish, Stephen Hunter, Mark Hadlow, Peter Hambleton, Andy Serkis, Christopher Lee, Sylvester McCoy, William Kircher, Ryan Gage, Mikael Persbrandt, Conan Stevens. Titolo originale: The Hobbit: The Desolation of Smaug. Fantastico, Usa/New Zeland 2013. Durata 161'.

***

Frozen - Il Regno di Ghiaccio

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8,5

Scheda
Un film di Chris Buck, Jennifer Lee [II]. Con Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff Titolo originale Frozen. Animazione, Usa 2013. Durata 100'.



***

Piovono Polpette 2 - La rivincita degli avanzi


Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

Scheda
Un film di Cody Cameron, Kris Pearn. Con Bill Hader, Anna Faris, James Caan, Will Forte, Andy Samberg, Benjamin Bratt, Neil Patrick Harris, Terry Crews, Kristen Schaal. Titolo originale: Cloudy with a Chance of Meatballs 2. Animazione, Usa 2013. Durata 95'.

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La mia classe

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

Scheda
Un film di Daniele Gaglianone. Con Valerio Mastandrea, Bassirou Ballde, Mamon Bhuiyan, Gregorio Cabral, Jessica Canahuire Laura, Metin Celik, Pedro Savio De Andrade, Ahmet Gohtas, Benabdallha Oufa, Shadi Ramadan, Easther Sam, Shujan Shahjalal, Lyudmyla Temchenko, Moussa Toure, Issa Tunkara, Nazim Uddin. Drammatico, Ita 2013. Durata 92'.

***

Two Mothers

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

Scheda
Un film di Anne Fontaine. Con Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn, Sophie Lowe, Jessica Tovey, Gary Sweet, Alyson Standen, Dane Eade, Scott Pirlo, Charlee Thomas. Titolo originale: Adore. Drammatico, Fra/Austrralia 2013. Durata 100'.

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Hollywoodland

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

Scheda
Un film di Allen Coulter. Con Adrien Brody, Diane Lane, Ben Affleck, Bob Hoskins, Robin Tunney, Joe Spano, Molly Parker, Brad William Henke, Kathleen Robertson. Drammatico, Usa 2006. Durata 126'.


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Dark Skies – Oscure presenze

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

Scheda
Un film di Scott Stewart. Con Keri Russell, Josh Hamilton, J. K. Simmons, Dakota Goyo, Annie Thurman, Alyvia Alyn Lind, Trevor St. John, Michael Patrick McGill, Marion Kerr, Sal Velez Jr., L.J. Benet, Ron Ostrow, Ariana Guido, Josh Wingate, Tom Costello, Jake Washburn, Jessica Borden, Elizabeth Kouri, Kadan Rockett, Adam Schneider. Titolo originale: Dark Skies. Thriller, Usa 2013. Durata 97'.

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Doppio gioco – La verità si nasconde…

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di James Marsh. Con Andrea Riseborough, Clive Owen, Aidan Gillen, Domhnall Gleeson, Brid Brennan, David Wilmot, Stuart Graham, Martin McCann, Gillian Anderson, Michael McElhatton, Mark Huberman. Titolo originale: Shadow Dancer. Thriller, Gb 2012. Durata 100'.

***

Before Midnight

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

Scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Jennifer Prior, Charlotte Prior, Xenia Kalogeropoulou, Walter Lassally, Ariane Labed, Yannis Papadopoulos, Athina Rachel Tsangari, Panos Koronis, Enrico Focardi, Yota Argyropoulou, Serafeim Radis, Anouk Servera, Manolis Goussias. Drammatico, Usa 2013. Durata 109'.

***

Hunger Games - La ragazza di fuoco

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di Francis Lawrence. Con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Willow Shields, Sam Claflin, Lynn Cohen, Jena Malone, Amanda Plummer, Paula Malcomson, Meta Golding, Bruno Gunn, Alan Ritchson, Stephanie Leigh. Titolo originale; The Hunger Games. Avventura, Usa 2013. Durata 146'.

redazione

L’Oscar Sorrentino si dà alla fiction tv, speriamo solo ogni tanto

Paolo Sorrentino quest'anno ha vinto l'oscar per La grande bellezza
Giacché ormai è divenuta una moda (incentivata dalla prospettiva di guadagni ancor maggiori di quelli che garantisce il ‘vero’ cinema), mi auguro che nella spirale delle fiction tv non sia risucchiato anche il neo premio Oscar per il film La grande bellezza, Paolo Sorrentino (l’articolo). La mia preoccupazione è giustificata dal fatto che oggi è circolata la notizia che il regista napoletano abbia collaborato con gli sceneggiatori Stefano Rulli e Umberto Contarello a The Young Pope (Il giovane Papa), serie di otto puntate che andrà in onda a breve termine su Sky e che sarà girata da lui in persona. La produzione è della Wildside di Lorenzo Mieli e Mario Gianani. Si tratta della stessa società che ha curato per Sky In Treatment e per Fox International Channels Italy la comedy Boris.

Di recente l’autore di pellicole di grande successo quali Le conseguenze dell'amore (2004) e Il divo (2008), ha comunicato di voler subito iniziare a lavorare per una nuova opera filmica che dovrebbe intitolarsi In The Future. Il mio auspicio è che la maggior parte dei suoi sforzi sia indirizzata proprio verso quest’obiettivo piuttosto che nel diventare un autore al servizio – ben remunerato - del piccolo schermo. Sarebbe davvero uno spreco.
Toni Servillo in Il divo, uno dei film di maggior successo di Sorrentino
Come ci fa sapere Emanuele Manta di Coming Soon, la fiction in questione racconta il Vaticano da un punto di vista privilegiato, quello di un immaginario, giovane Papa, Lenny Belardo (interpretato probabilmente da un attore di fama internazionale), primo Pontefice italoamericano della storia. Un progetto – girato tra Stati Uniti, Città del Vaticano, Italia e Africa – che vuole andare oltre gli scandali e i segreti che spesso circondano la Chiesa in questo genere di opere, per parlare delle vite degli uomini e delle donne che vivono nel piccolo stato che sorge al centro di Roma. Non c’è che dire, la fabula potrebbe aver partorito una sceneggiatura interessante. Mi auguro che la resa dell’esperienza filmica sia all’altezza dell’ipotesi di base. «Paolo Sorrentino ha scelto noi per il suo primo racconto televisivo», ha dichiarato al Corriere della Sera Andrea Scrosati, vicepresidente di Sky per Cinema, Intrattenimento e News. «Sono felice che talenti» come il suo «riconoscano in Sky il luogo naturale in cui poter esprimere il proprio talento in assoluta libertà. Con l’ingresso di Sorrentino, la nostra azienda si conferma polo d’eccellenza per la creatività nostrana».

st.mar.

Il più bello di martedì, prima serata, sul ‘digitale’: La7 alle 21,10 (con trailer)

Codice d’onore

PREMI
National Board of Review Award 1992: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; MTV Movie Award 1993: miglior film; Chicago Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson; Southeastern Film Critics Association Award: miglior attore non protagonista a Jack Nicholson.


Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 8,5



Scheda
Un film di Rob Reiner. Con Tom Cruise, Demi Moore, Jack Nicholson, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, Kevin Pollak, James Marshall, Christopher Guest, Cuba Gooding Jr., Noah Wyle, David Bowe, Cameron Thor, John M. Jackson, Frank Cavestani, Harry Caesar, Lawrence Lowe, Geoffrey Nauffts, Demi More, Wolfgang Bodison, Josh Malina, Oscar Jordan, John M. Matthews, Al Wexo, Jan Munroe, Ron Ostrow, Matthew Saks, Arthur Senzy, Gene Whittington, Maude Winchester, Aaron Sorkin, J. A. Preston, Matt Craven, J.T. Walsh, Xander Berkeley, Michael De Lorenzo. Titolo originale: A Few Good Men. Drammatico, Usa 1992. Durata 138'.

Trama
Daniel Kaffee, dopo la laurea in legge, si arruola in Marina, dove esercita la professione e diventa famoso per il fatto di riuscire a patteggiare tutte le cause, senza dover arrivare mai in aula. Quando si trova a difendere due marine accusati di aver applicato il 'codice rosso' e di aver ucciso un loro commilitone, tutto cambia. Dimostrerà il suo intuito e la sua preparazione,  scoprendo che l'ordine è arrivato dal loro comandante. Riuscirà a far assolvere i due uomini e a condannare il colonnello.
Tom Cruise in una scena-simbolo di Codice d'onore
Mia recensione
Premessa – Alcune osservazioni svelano in parte il finale del film.

Uno di quei film che fanno parte della mia esperienza esistenziale. Senza esagerare, intendo dire che Codice d’onore - catalogato come drammatico ma che mischia il legal-thriller al giallo, al militaresco, senza essere infastidito da superflue storie d’amore che nulla avrebbero avuto a che fare con l’esigenza d’essenzialità del racconto cinematografico e avrebbero rischiato di essere mere forzature nella continuità d’azione – è una di quelle pellicole che mi sono rimaste dentro, di cui ho una copia in dvd e che rivedo almeno tre volte l’anno.

Le ambientazioni e le scenografie (come l’aula del tribunale o la base navale statunitense di Guantanamo) create da J. Michael Riva, unite all’efficace fotografia di Robert Richardson (la bellezza di tre Oscar al suo attivo, per JFK - Un caso ancora aperto nel 1991, per The Aviator nel 2004 e per Hugo Cabret nel 2011; è uno dei due direttori della cinematografia viventi vincitore per tre volte della
Jack Nicholson nei panni del colonnello Nathan Jessep
statuetta hollywoodiana alla migliore fotografia [cfr., Wikipedia]), legittimano il senso realistico dell’opera, diretta senza sbavature dall’oggi 67enne
Rob Reiner (di cui è d’obbligo ricordare il meraviglioso Harry ti presento Sally del 1989). La bravura del cineasta newyorkese, in questo caso sta nella capacità di mescolare, senza rompere il ritmo dell’esperienza filmica, lo svolgimento del processo ai danni del famigerato colonnello Nathan Jessep del corpo dei Marines e comandante della suddetta struttura logistica, con le vicende esterne al procedimento di fronte alla corte marziale, comunque legate a doppio filo con l’altra parte del soggetto.

L’ufficiale suddetto è interpretato dal solito, irrefrenabile e istrionico Jack Nicholson. A mio avviso, nonostante i riconoscimenti ricevuti per questa sua personificazione (che è comunque di alto livello), come altre volte gli capita di fare, anche in questo caso forza un po’ la mano su quelle che sono spesso state le carte vincenti del suo repertorio recitativo (sorrisetti, alzate di sopracciglia e occhi da pazzo), in effetti senza impressionare più di tanto lo spettatore che lo segua circa dal principio della sua sfolgorante carriera.

La bella ed efficace Demi Moore
Tornando a soggetto e sceneggiatura, a cura di Aaron Sorkin (nel 2010 The Social Network di David Fincher) fanno emergere in maniera assai efficace il dramma – è così che va definito – di quello che in Italia è chiamato ‘nonnismo’ nel mondo dell’esercito. Vale a dire quella forma di violenza psico-fisica perpetrata ai danni dei soldati più giovani o, ancor peggio, che si dimostrano più deboli senza averne alcuna colpa. Questa è l’ipotesi da cui nasce lo script di Codice d’onore, quella che cerca una risposta alla domanda: cosa accadrebbe se un militare fosse ucciso da suoi commilitoni che hanno ricevuto l’ordine tassativo di ‘fargli pagare’ – senza volontarietà di macchiarsi d’omicidio – le presunte manchevolezze?

Prima ancora di quella del citato Nicholson, spiccano le interpretazioni di tre attori che nel 1992 erano al culmine della loro ascesa carrieristica. Parlo di Tom Cruise e Demi Moore (non hanno bisogno di presentazioni) in particolare, appoggiati in modo impeccabile dal bravo Kevin Pollak (in seguito, nel 1995, per lui un ruolo di rilievo nel grandioso I soliti sospetti di Bryan Singer). Come al solito più che efficace Cruise nel rendere credibile il personaggio del giovanissimo avvocato e tenente Daniel Kaffee, che al suo primo, vero caso, deve far fronte sia nella teoria ma, soprattutto, nello scontro cerebrale, a un veterano della statura del colonnello Jessep. Memorabile la scena finale in cui il giovane graduato mette a tal punto alle strette quello che era solo un testimone, da far sì che questi finisca per auto-accusarsi. Una pellicola che ‘passa’ spesso in televisione ma che ogni volta va presa in serissima considerazione.

Stefano Marzetti