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martedì 1 luglio 2014

Nastri d’Argento, per i giornalisti il migliore è Paolo Virzì

Paolo Virzì, molti riconoscimenti anche per i Nastri d'Argento
Dopo aver trionfato al David di Donatello, Paolo Virzì sbanca anche i Nastri d’Argento con Il capitale umano, vincendo ben sei riconoscimenti su otto candidature, tra i premi votati quest’anno dai giornalisti cinematografici italiani, più il Premio Biraghi andato all’esordiente Matilde Gioli. Oltre al Nastro per il regista del miglior film, la pellicola ha ricevuto, infatti, premi anche per la sceneggiatura (ancora Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo), la scenografia (Mauro Radaelli), il sonoro (Roberto Mozzarelli), il montaggio (Cecilia Zanuso) e, ancora, per la coppia dei due straordinari attori protagonisti, Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni. Ottimo exploit anche per Song ‘e Napule dei Manetti Bros, la vera sorpresa di quest’anno, che di Nastri, dopo un testa a testa sorprendente con Smetto quando voglio, ne ha vinti alla fine quattro: migliore commedia, canzone originale, colonna sonora, attori non protagonisti (Carlo Buccirosso e Paolo Sassanelli) che si aggiungono a un palmarès in quest’edizione particolarmente ricca di attori.

Kasia Smutniak
premiata fra le donne
I Nastri alle attrici sono andati ad Allacciate le cinture, quindi a Kasia Smutniak e Paola Minaccioni, premiate (anche da Serapian) proprio dal regista del film, Ferzan Ozpetek che ha visto vincere anche il suo casting director, Pino Pellegrino, alla prima edizione di un nuovo Nastro. Per Smetto quando voglio il premio al miglior produttore condiviso da Domenico Procacci e Matteo Rovere. Daniele Ciprì con Salvo ha vinto per la fotografia, al già premio Oscar Milena Canonero, ancora un Nastro per i costumi (Grand Hotel Budapest e Something Good).

Tra i Premi speciali di quest’edizione il Nastro a Dino Trappetti per i 50 anni della Sartoria Tirelli e alla carriera - consegnati a Roma - per Piero Tosi, Marina Cicogna e Francesco Rosi. Un Premio speciale è andato anche ad Alice Rohrwacher per aver contribuito con Le Meraviglie, Grand Prix a Cannes, a un importante exploit internazionale del cinema italiano.

Altri riconoscimenti per La mafia uccide solo d'estate dell'esordiente Pif
Miglior regista esordiente Pif (Pierfrancesco Diliberto), Nastro d’Argento per l’opera prima La mafia uccide solo d’estate e anche per il miglior soggetto (con Michele Astori e Marco Martani). Al successo di Asia Argento con Incompresa va il Nastro d’Argento Bulgari già andato a Valeria Bruni Tedeschi e a Matteo Garrone, realizzato per il Sngci, ancora una volta, in un’edizione speciale. A Taormina Nastro per il miglior esordio alla regia in corto a Stefano Accorsi, autore di Io non ti conosco. A Claudia Gerini il Premio Cusumano-Nastri d’Argento per la commedia Maldamore e Tutta colpa di Freud. Ritorno del Premio Nino Manfredi, promosso con la moglie dell’attore, Erminia: vince Marco Giallini, premi speciali per Claudio Amendola e Edoardo Leo.
redazione
Si ringrazia Il Fatto Quotidiano online

mercoledì 18 giugno 2014

Il cinema di Pier Paolo Pasolini in trionfo alla mostra dedicata al grande artista

Dal 26 giugno a Lecce una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini
Innanzitutto film, fotogrammi, documentazione video. Poi libri, poesia, narrativa, radio e canzoni (scritte dal Maestro e interpretate da Aisha Cerami, figlia del celebre sceneggiatore scomparso lo scorso anno). Il tutto per ricordare L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e bellezza da Giotto a Patti Smith, mostra in programma al Castello Carlo V di Lecce dal 26 giugno al 2 novembre 2014. Ogni sabato sarà proiettato un film. Si inizia il 28 giugno alle ore 20 con Comizi d’amore (1965) e poi con cadenza settimanale si potrà assistere a Mamma Roma (1962); Ro.Go.Pa.G. (1963); Decameron (1971) e Il fiore delle mille e una notte (1975).

La cantante e poetessa Patti Smith, protagonista della mostra
Non mancheranno le testimonianze della carriera pittorica del poliedrico artista friulano e una raffinata selezione di scatti del fotografo Roberto Villa che ha immortalato il backstage del film Il fiore delle mille e una notte seguendo Pier Paolo Pasolini durante le riprese. Giusto ricordare - a chi abbia meno dimestichezza con l’ingegno pasoliniano nella sua interezza - che le sue opere cinematografiche sono ricche d’inquadrature pittoriche che manifestano la sua predilezione di Pasolini per Giotto, Leonardo, Mantegna e Rosso Fiorentino. In queste scelte è forte l’eco degli appunti presi durante le lezioni universitarie di storia dell’arte di Roberto Longhi. L’uomo (ucciso in modo brutale a Ostia, Roma, nel novembre 1975) fu anche un artista che realizzava immagini con tratti fulminei, caricaturali, dalla resa sorprendente. Con la sua ‘pittura dialettale’ ritrae se stesso, i suoi amici e tanti altri protagonisti di quella ricca, frizzante e irripetibile stagione culturale. Pier Paolo Pasolini frequenta Longhi, Moravia, Morante, Maraini, Calvino e Ungaretti, ammira Morandi, Mafai, De Pisis, Rosai, Guttuso e ha un rapporto difficile con la Pop Art, esplosa in quegli anni e approdata a Venezia nel 1964.

La locandina del film di Pasolini,
Il fiore delle mille e una notte
Sotto il segno della contaminazione pasoliniana cadono tutte le convenzioni storico-artistiche che suddividono le arti dal cinema, la cultura alta da quella popolare e il passato dal contemporaneo. In Pasolini si ricongiungono tutte le arti e si schiudono nuovi ragionamenti e punti di vista alternativi ricchi di una sorprendente immediatezza. Pasolini ha sempre suscitato scandalo avviando dibattiti e confronti: questa mostra intende riaprirne alcuni offrendo un nuovo e affascinante punto di osservazione, anche più di uno se si considera l’eclettismo pasoliniano. La sua vita è costellata di sperimentazioni e fortunate collisioni stilistiche, come in un gioco di ruolo Pasolini è un poeta che gira film, un regista che rinnega la televisione, un romanziere che scrive articoli, un giornalista che fa critica letteraria, un regista che dipinge ottenendo sempre risultati di un’originale bellezza. «Pasolini a New York negli anni Sessanta era considerato un maestro da tutti noi - dice la cantante e poetessa statunitense Patti Smith - Andare a vedere i suoi film era un rito. Ricordo che una volta mi recai al cinema con il mio amico Mapplethorpe e in sala si erano già sistemati Warhol, Morrisey, tutti i poeti e gli artisti che come noi lo studiavano e s’ispiravano a lui».
redazione

Per alcune informazioni si ringraziano BIT e Adnkronos online

martedì 10 giugno 2014

David di Donatello 2014 a “Il capitale umano” di Paolo Virzì

Il capitale umano di Paolo Virzì è il vincitore del David di Donatello 2014
Il film vincitore del David di Donatello 2014 è Il capitale umano di Paolo Virzì, che ha avuto la meglio sul premio Oscar La Grande bellezza di Paolo Sorrentino, al quale è comunque andata la statuetta per la miglior regiaVerdetto finale: otto David a La Grande bellezza, sette a Il capitale umano
Stasera sono stati consegnati i David di Donatello, 58^ edizione

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, vince il David di Donatello come miglior regista esordiente con La mafia uccide solo d’estate. E ottiene così un risultato inatteso. Gli altri candidati erano Valeria Golino per MieleFabio Grassadonia e Antonio Piazza per SalvoMatteo Oleotto per Zoran il mio nipote scemo e Sydney Sibilia per Smetto quando voglio. Il premio è stato consegnato da Gabriele Salvatores. La cerimonia di premiazione della 58^ edizione dei Premi (articolo) si è svolta presso gli Studi Nomentano 5 di Roma, presentata da Paolo Ruffini e Anna Foglietta. «Devo confessare che se non avessi vinto mi sarei davvero arrabbiato. Temevo andasse in Australia… Vabbè era una battuta», ha esordito Pif, ritirando il premio. «Dopo questo, o mi ritiro, o faccio un sequel La camorra uccide solo d’inverno. Parlando
Con La mafia uccide solo d'estate
Pif ha vinto il David
come miglior regista esordiente
seriamente, voglio fare un appello: io questo film l’ho girato senza pagare il pizzo. Anche questo è un esordio. Il mio è un invito: non sono il solo, si può fare».

A inizio serata la scena era stata tutta per Sophia Loren, insignita del Premio speciale per l’interpretazione di Voce umana del figlio Carlo Ponti tratta da un lavoro di Jean Cocteau. «È il più bel momento della mia vita», ha detto una Loren in forma smagliante. David di Donatello speciale allo scomparso Carlo Mazzacurati, autore di La sedia della felicità (articolo), morto il 22 gennaio scorso. L’attore Giuseppe Battiston ha ricordato «la sua capacità di ridere di ogni cosa, anche delle più tristi. Un bel sorriso è il segno più bello del suo passaggio».

Valeria Bruni Tedeschi
miglior attrice protagonista
Il David 2014 per il miglior attore protagonista va a Toni Servillo per La grande bellezza.  Servillo non era presente, ma ha lasciato un messaggio. «Sono felice e onorato, perché viene dal cinema italiano». Fabrizio Gifuni è stato premiato come miglior attore non protagonista per Il capitale umano di Paolo Virzì. «Lo voglio dedicare a Maria a Valeria e a Sonia e a tutte le ragazze e i ragazzi che iniziano a fare questo lavoro meraviglioso», ha detto il vincitore. Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Valeria Golino per Il capitale umano. «Grazie a Paolo per avermi curato e voluto bene», ha detto l’attrice, che poi ha ringraziato anche Valeria Bruni Tedeschi (miglior attrice protagonista), «per me è un’ispirazione».

Il David di Donatello per la miglior scenografia è andato a Stefania Cella per La grande bellezza. Il premio è stato consegnato da Bianca Guaccero. Sempre per La Grande bellezza ha vinto come miglior costumista Daniela Ciancio. Hanno vinto il David di Donatello al miglior musicista Pivio e Aldo De Scalzi (non sono nemmeno lontani parenti) per Song ‘e Napule. La miglior canzone  è  ’A verità, sempre del film Song ’e Napule. Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Francesco PiccoloFrancesco BruniPaolo Virzì per Il capitale umanoPhilomena di Stephen Frears (Lucky Red) ha vinto il premio ‘miglior film dell’Unione Europea’ . A ritirarlo Andrea Occhipinti che ne è il distributore.

s.m.

martedì 8 aprile 2014

L’Oscar Sorrentino si dà alla fiction tv, speriamo solo ogni tanto

Paolo Sorrentino quest'anno ha vinto l'oscar per La grande bellezza
Giacché ormai è divenuta una moda (incentivata dalla prospettiva di guadagni ancor maggiori di quelli che garantisce il ‘vero’ cinema), mi auguro che nella spirale delle fiction tv non sia risucchiato anche il neo premio Oscar per il film La grande bellezza, Paolo Sorrentino (l’articolo). La mia preoccupazione è giustificata dal fatto che oggi è circolata la notizia che il regista napoletano abbia collaborato con gli sceneggiatori Stefano Rulli e Umberto Contarello a The Young Pope (Il giovane Papa), serie di otto puntate che andrà in onda a breve termine su Sky e che sarà girata da lui in persona. La produzione è della Wildside di Lorenzo Mieli e Mario Gianani. Si tratta della stessa società che ha curato per Sky In Treatment e per Fox International Channels Italy la comedy Boris.

Di recente l’autore di pellicole di grande successo quali Le conseguenze dell'amore (2004) e Il divo (2008), ha comunicato di voler subito iniziare a lavorare per una nuova opera filmica che dovrebbe intitolarsi In The Future. Il mio auspicio è che la maggior parte dei suoi sforzi sia indirizzata proprio verso quest’obiettivo piuttosto che nel diventare un autore al servizio – ben remunerato - del piccolo schermo. Sarebbe davvero uno spreco.
Toni Servillo in Il divo, uno dei film di maggior successo di Sorrentino
Come ci fa sapere Emanuele Manta di Coming Soon, la fiction in questione racconta il Vaticano da un punto di vista privilegiato, quello di un immaginario, giovane Papa, Lenny Belardo (interpretato probabilmente da un attore di fama internazionale), primo Pontefice italoamericano della storia. Un progetto – girato tra Stati Uniti, Città del Vaticano, Italia e Africa – che vuole andare oltre gli scandali e i segreti che spesso circondano la Chiesa in questo genere di opere, per parlare delle vite degli uomini e delle donne che vivono nel piccolo stato che sorge al centro di Roma. Non c’è che dire, la fabula potrebbe aver partorito una sceneggiatura interessante. Mi auguro che la resa dell’esperienza filmica sia all’altezza dell’ipotesi di base. «Paolo Sorrentino ha scelto noi per il suo primo racconto televisivo», ha dichiarato al Corriere della Sera Andrea Scrosati, vicepresidente di Sky per Cinema, Intrattenimento e News. «Sono felice che talenti» come il suo «riconoscano in Sky il luogo naturale in cui poter esprimere il proprio talento in assoluta libertà. Con l’ingresso di Sorrentino, la nostra azienda si conferma polo d’eccellenza per la creatività nostrana».

st.mar.