Il capitale umano di Paolo Virzì è il vincitore del David di Donatello 2014
Il film vincitore del David di Donatello 2014 è Il capitale umano di Paolo Virzì, che ha avuto la meglio sul premio Oscar La Grande bellezza di Paolo
Sorrentino, al quale è comunque andata la statuetta per la miglior regia. Verdetto finale: otto David a La Grande bellezza, sette a Il capitale umano.
Stasera sono stati consegnati i David di Donatello, 58^ edizione
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, vince il David di Donatello come miglior regista esordiente con La mafia uccide solo d’estate. E ottiene così un risultato inatteso. Gli altri candidati erano Valeria Golino per Miele, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza per Salvo, Matteo Oleotto per Zoran il mio nipote scemo e Sydney Sibilia per Smetto quando voglio. Il premio è stato consegnato da Gabriele Salvatores. La cerimonia di premiazione della 58^ edizione dei Premi (articolo) si è svolta presso gli Studi Nomentano 5 di Roma, presentata da Paolo Ruffini e Anna Foglietta. «Devo confessare che se non avessi vinto mi sarei davvero arrabbiato. Temevo andasse in Australia… Vabbè era una battuta», ha esordito Pif, ritirando il premio. «Dopo questo, o mi ritiro, o faccio un sequel La camorra uccide solo d’inverno. Parlando
Con La mafia uccide solo d'estate
Pif ha vinto il David
come miglior regista esordiente
seriamente, voglio fare un appello: io questo film l’ho girato senza pagare il pizzo. Anche questo è un esordio. Il mio è un invito: non sono il solo, si può fare».
A inizio serata la scena era stata tutta per Sophia Loren, insignita del Premio speciale per l’interpretazione di Voce umana del figlio Carlo Ponti tratta da un lavoro di Jean Cocteau. «È il più bel momento della mia vita», ha detto una Loren in forma smagliante. David di
Donatello speciale allo scomparso Carlo Mazzacurati, autore di La sedia
della felicità (articolo),
morto il 22 gennaio scorso. L’attore Giuseppe Battiston ha
ricordato «la sua capacità di ridere di ogni cosa, anche delle più tristi. Un
bel sorriso è il segno più bello del suo passaggio».
Il David 2014 per il miglior attore protagonista va a Toni Servillo per La grande bellezza. Servillo non era presente, ma ha lasciato un messaggio. «Sono felice e onorato, perché viene dal cinema italiano». Fabrizio Gifuni è stato premiato come miglior attore non protagonista per Il capitale umano di Paolo Virzì. «Lo voglio dedicare a Maria a Valeria e a Sonia e a tutte le ragazze e i ragazzi che iniziano a fare questo lavoro meraviglioso», ha detto il vincitore. Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Valeria Golino per Il capitale umano. «Grazie a Paolo per avermi curato e voluto bene», ha detto l’attrice, che poi ha ringraziato anche Valeria Bruni Tedeschi (miglior attrice protagonista), «per me è un’ispirazione». Il David di Donatello per la miglior scenografia è andato a Stefania Cella per La grande bellezza. Il premio è stato consegnato da Bianca Guaccero. Sempre per La Grande bellezza ha vinto come miglior costumistaDaniela Ciancio. Hanno vinto il David di Donatello al miglior musicistaPivio e Aldo De Scalzi (non sono nemmeno lontani parenti) per Song ‘e Napule. La miglior canzone è ’A verità, sempre del film Song ’e Napule. Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì per Il capitale umano. Philomena di Stephen
Frears (Lucky Red)
ha vinto il premio ‘miglior film
dell’Unione Europea’ . A ritirarlo Andrea Occhipinti che ne è il
distributore.
Valeria Bruni Tedeschi miglior attrice al Tribeca Film Festival
Non solo Oscar e, soprattutto, non solo La grande
bellezza, film di
cui s’è parlato talmente tanto negli ultimi mesi che i denti cominciano a
cariarsi. Un altro emozionante e importante riconoscimento giunge per l’Italia
del cinema dal Tribeca Film Festival (rassegna newyorkese istituita nel 2002 da Robert De Niro e Jane
Rosenthal
in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 alle torri gemelle del World
Trade Center; leggi di più). Valeria Bruni Tedeschi (vista nel
divertentissimo Viva la libertà di Roberto Andò, 2013) è
stata premiata come miglior attrice per Il capitale umano di Paolo
Virzì (Tutti i
santi giorni,
2012). Sia l’intensa attrice torinese sia la pellicola, hanno ricevuto negli
Usa un applauso a scena aperta. Qui sotto le informazioni basilari sul film.
La locandina
Il capitale umano
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8
La scheda
Un film di Paolo Virzì. Con Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli, Gigio Alberti, Bebo Storti, Vincent Nemeth, Pia Engleberth, Nicola Centonze. Thriller, Ita 2014. Durata 109'. 01 Distribution.
La trama
La vicenda comincia una notte, sulla provinciale di una città brianzola, alla vigilia di Natale, con un ciclista investito da un suv. Che cosa è successo esattamente? L’unica cosa certa è che questo incidente cambierà il destino di due famiglie, quella di Giovanni Bernaschi, top rider della finanza e quella di Dino Ossola, ambizioso immobiliarista sull'orlo del fallimento. E forse potrebbe cambiare per sempre anche la vita di qualcuno che con quelle smanie di arricchimento non c'entrava niente.
Il regista Paolo Virzì
Un successo a tutto tondo per il film del
regista toscano, che ha già conquistato mezzo mondo essendo stato venduto in
oltre trenta paesi. La pellicola si farà infatti vedere nei cinema di Francia,
Giappone, Taiwan, India, Sud Corea, Hong Kong, Turchia, Australia, Nuova
Zelanda, Israele, Brasile, Canada, Stati Uniti, Belgio, Olanda, Lussemburgo,
Portogallo, Finlandia, Estonia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Polonia, Svizzera,
Bulgaria, Germania, Austria, Gran Bretagna, Irlanda ed ovviamente Stati Uniti
d'America, dove il film è nato (è tratto da un libro di Stephen Amidon).
Il Tribeca Film Festival è stato istituito nel 2002
Tra gli altri premi importanti del Tribeca,
applausi al vincitore Zero Motivation di Talya Lavie. Menzione
speciale della giuria a The Kidnapping of Michel Houellebecq, con il Paul
Schneider
di Goodbye
to All That
eletto miglior attore della manifestazione.
Miglior sceneggiatura ancora una volta finita tra le mani di The
Kidnapping of Michel Houellebecq, con Five Star di Keith
Miller premiato
per il miglior montaggio e Damian García per la miglior fotografia di Güeros. Miglior
regista esordiente Josef Wladyka con Manos Sucias.
Un film di Francesco Bruni. Con Ksenia
Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci, Raffaella
Lebboroni, Milena Vukotic, Gianluca Gobbi, Giulia Li Zhu Ye Commedia, Ita 2014.
Durata 90'. 01 Distribution. Uscita giovedì 20 marzo 2014.
Trama del film
Il 13 giugno
2013 è una giornata qualsiasi ma è anche una giornata diversa da tutte le
altre. Oggi Giacomo, il figlio più piccolo di Ettore e Lara, ha gli orali degli
esami di terza media. Se fosse un'altra famiglia, questa sarebbe l'occasione
per stare tutti insieme a incoraggiare e sostenere il ragazzino. Non è però il
caso dei nostri quattro, perché il padre e la madre di Giacomo, sua sorella
Emma, ventenne, insieme non riescono a stare. E come se non bastasse in questo
giorno, oltre alle tensioni familiari, ognuno di loro dovrà affrontare una sua
piccola, grande sfida personale. Il tutto nella cornice di una Roma abbacinante
e soffocante, sotto il sole di una giornata di inizio estate.
Tema del film
Non fallisce la prova il 52enne sceneggiatore
e regista romano Francesco Bruni, dopo il sorprendente successo di Scialla
(2011), ottenuto in gran parte, a mio avviso, grazie a quel grande attore che è
Fabrizio
Bentivoglio
(dove c’è lui, difficilmente la barca affonda). Come dicevamo, comunque, anche se
in assenza dell’interprete di ‘peso’ (senza voler sminuire il cast di questa
volta), questo Noi 4 sembrerebbe – a leggere
chi il film l’ha già visto – aver centrato il bersaglio. Cosa che all’interno
di un panorama cinematografico italiano piuttosto nebbioso (mio parere
personalissimo), non va sottovalutata. Bruni conferma di essere un esperto nel
descrivere le relazioni difficili, intese non necessariamente come rapporti
amorosi. Ciò che interessa questo navigatissimo sceneggiatore (vera fonte d’ispirazione
per Paolo Virzì se si pensa che per lui
ha messo sulla carta gli script di
ben sette film, tra cui gli ottimi Ovosodo,
Caterina va in città e Tutta la vita davanti) è mostrare il
concatenamento emotivo tra esseri umani, meglio ancora se fra loro imparentati.
Fabrizio Gifuni in una scena di Noi 4
E su questo ha deciso di improntare anche la
sua seconda regia, dimostrando di non aver intenzione di campare di rendita. “La
solida esperienza narrativa del Bruni sceneggiatore – scrive Paolo Casella su Mymovies.it - costruisce una vicenda ricca di echi e di rimandi che fa leva sulle
contraddizioni interne ai suoi personaggi più che sugli accadimenti esterni, e
racconta una famiglia ristretta invece che allargata”, quella – aggiungo io - che
al cinema tanto è andata (e forse va ancora) di moda negli ultimi quindici
anni. Restare in un ambito più circoscritto, forse richiede maggior pignoleria, perché è su un numero inferiore di elementi che l’attenzione dello
spettatore è chiamata a focalizzarsi. Quindi, se la vicenda non regge, se il
meccanismo s’inceppa, è più facile essere sgamati e ‘abbandonati’.
Il regista Francesco Bruni
La famiglia in crisi di Bruni sembra che
(si dice), per certi versi, strizzi l’occhio a quella colpita da una
clamorosa tragedia messa su pellicola da Nanni Moretti con La stanza del figlio (bello e toccante
film del 2001). Ma l’autore di Noi 4
non casca nel frequente tranello dello scimmiottamento, acuto a tener conto di
quanto esso possa rivelarsi una mannaia (e giustamente) per troncare il futuro
di un artista. Anche se alcune caratteristiche comuni sono inevitabili (ma così
è anche nella realtà, in fondo la maggioranza dei nuclei familiari si somiglia).
Perciò il film pare sia un continuo alternarsi di situazioni sgradevoli e
momenti in cui fa capolino una speranza di serenità.
Ksenia Rappoport in una scena del film
Sempre secondo Casella, nella “complessità narrativa Bruni dimostra coraggio e il lodevole rifiuto di
sedersi sugli allori del successo precedente, ma rivela anche il dislivello fra
ciò che conosce benissimo, ovvero la psicologia maschile (ad ogni età), e ciò
che conosce meno bene, cioè l'universo femminile, che in Noi 4 appare delineato dall'esterno”. Una falla, dico io, un’ingenuità
cui, forse, il cineasta capitolino avrebbe potuto ovviare affiancando a sé una
sceneggiatrice, per esempio, invece di stabilire di poter fare tutto da solo.
Ma ora vorrei evitare di cadere nel cattedratico.
Un aspetto fondamentale per il possibile successo
di quest’opera, pare sia la sua efficacia nel portare sul grande schermo la
gravosità dell’incomprensione che nasce fra uomo e donna, ragazza e ragazzino,
genitore e figlio. L’aver voglia di dire, di dirsi senza trovare le parole per
farlo, per paura, a volte, per pudore, altre. Su questo il regista, trova la
sua formula “magica tra i difetti, quelli puri, contigui e inseparabili – rileva
Damiano Panattoni di Filmforlife.org - offuscati dai fiumi di parole che non dicono mai ciò che dovrebbero, che
contraddistinguono la tenerezza di ogni essere umano e la sua propensione alla
condivisione, all’abbraccio, al momento”. Insomma, un film sulla vita di noi
individui infilati in questa società piuttosto declinante o, quantomeno,
annaspante. Incapace di sfuggire alla grandinata di superficialità, sia emotiva
sia materiale, sotto cui ormai da oltre trent’anni (in particolare) è costretta
a vivere. Io gli darei fiducia, credo di aver capito che lo meriterebbe. Non sono sicuro sia lo stesso per il grande
pubblico.