Manca meno di un mese al Tribeca Film Festival 2014
Dal 16 al 27 aprile prossimi si svolgerà il Tribeca Film Festival 2014,
rassegna indipendente di New York di enorme importanza nell’ambito della
settima arte. La manifestazione è stata fondata nel 2002 daRobert De NiroeJane Rosenthal,con lo scopo di rivalutarela
zona TriBeCa, vicino a Manhattan, a New York, dopo l’attentato
al World Trade Center (l'11 settembre 2001) e da allora divenuta un’istituzione florida e seguita a
livello mondiale. E il Festival torna, anche quest’anno, portando una ricca e
varia agenda che spazia tra grandi nomi del genere e registi e geni esordienti.
Ne parla ancheRetroonline.
Diversi sono i film che si annunciano interessanti, alcuni con cast d’eccezione
– comeChef, del registaJon Favreaue con nomi comeRobert Downey Jr., Scarlett JohanssoneDustin Hoffman- altri invece che sanciscono l’esordio di nuovi
e vecchi nomi che si reinterpretano in chiave inedita, come nel caso dell’attriceCourteney Cox(Scream 4nel 2011) che presenta il primo film
da regista,Just before
I go, in cui è narrata la storia di un ragazzo che esce dalla disperazione
tornando alla sua città natale.
Jane Rosenthal e Robert De Niro, i fondatori della rassegna indipendente di New York
Moltissimi i
documentari in programma, tra cui spiccanoA
Brony Tale, che narra del fenomeno ‘Brony’, la vita della comunità di
uomini fans del cartone animatoMy
Little Pony; o ancoraDior
and I, incentrato sull’esperienza dello stilista Raf Simons come direttore
creativo nella casa di moda Dior, in un dietro le quinte che tra eleganza e
pressione racconta anche della storia delbrand.
E giacché pare essere il momento di rilancio del cinema italiano, dopo l’Oscar
aPaolo SorrentinoperLa Grande
bellezza, anche al festival indipendente newyorkese una grande firma
italiana avrà un posto d’onore:Paolo Virzì, che conIl capitale umanonella sezione internazionale porterà un altro po’ di orgoglio
nazionale in suolo americano. Sul sito ufficiale del Tribeca, il tag d’obbligo
su Twitter e che contraddistinguerà l’intera rassegna è #TFF2014 con cui vi
saranno aggiornamenti in tempo reale sugli eventi e le opinioni.
Un film di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings,
Stephen Dillane, Charlotte Rampling. Spionaggio, Usa 2001. Durata 126'.
Tramadel
film
Siamo nel
1991: il veterano della Cia Nathan Muir è a un giorno dalla pensione quando
viene a sapere che il suo ex allievo e protetto Tom ‘Boy Scout’ Bishop si trova
nei guai. Detenuto all'estero con l'accusa di spionaggio, Bishop sarà
giustiziato tra 24 ore. Per paura di un grave incidente diplomatico, l’Agenzia
decide di tirarsi fuori. A questo punto la vita di Bishop è nelle mani di Muir.
Ma oggi la Cia è gestita da una nuova generazione di agenti e Muir, che
appartiene alla vecchia scuola, non ha più i contatti giusti; di conseguenza,
per ottenere le informazioni necessarie sulla reale situazione di Bishop, dovrà
ricorrere a tutta la sua astuzia per aggirare quella stessa organizzazione che
ha servito per tanti anni. E pensare che era stato proprio Muir a scegliere
Bishop come agente sul territorio quando il ragazzo era soltanto un bravo
tiratore in Vietnam e a insegnargli tutto quello che sapeva. Le loro strade
però si erano separate tempo addietro. Ma adesso, in un'affannosa corsa contro
il tempo e attraverso una serie di flashback, Muir ricorda tutte le esperienze
che hanno condiviso in giro per il mondo.
Mia breve recensione
Uno dei film d’azione più belli arrivati nei
cinema dal 2000 a oggi. Spy Game, del
maestro inglese dell’action-movie, il
compianto Anthony – detto Tony - Scott (sì, è
obbligatorio ricordare che era il fratello di Ridley), è un
concentrato di ritmo senza sosta, mescolato con un montaggio sincopato da
manuale, marchio di fabbrica del regista morto troppo presto (aveva 68 anni) il
19 agosto 2012 dopo essersi lanciato dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles,
di fronte a svariati testimoni. Una scelta registica, come detto, usata nella maggior
parte dei film di Scott e che in questo lungometraggio è perfetta
per trasmettere la necessità di iniziativa senza sosta tipica del mondo dello
spionaggio, almeno di quello che ci viene presentato da Hollywood. In questo
ambito della narrazione filmica è inscritto l’unico difetto dell’opera, vale a
dire una trama un po’ troppo intricata, con frequenti flashback i quali, in alcuni casi, non aiutano a rendere limpido lo
scorrere della vicenda. Tanti, inoltre, i personaggi minori, al punto che verrebbe voglia di segnare i loro nomi su
un taccuino per poterli ricordare e ricondurre tutti alla precisa posizione
nella storia.
Robert Redford e Brad Pitt in una scena di Spy Game
La grandezza del film, oltre a quanto detto
nella prima parte del commento riguardo alla regia e al montaggio, sta nelle
straordinarie prove attoriali di Robert Redford e Brad Pitt, giganti
del cinema mondiale di due diverse generazioni. Per quanto riguarda il più ‘anziano’,
si tratta – come ricorda Wikipedia – di un ritorno nell’universo della Cia (Central Intelligence Agency), dopo il
magnifico I tre giorni del Condor
(1975). Acuminata l’intelligenza non priva di sarcasmo della maggior parte dei
dialoghi fra i due protagonisti, disegnati nel classico ruolo del maestro
inflessibile al limite della crudeltà psicologica e dell’allievo un po’
presuntuoso, scettico, irascibile e indeciso.
***
Per completezza d’informazione segnalo che,
sempre in prima serata (su Cielo alle ore 21,10), per qualcuno potrebbe creare
indecisione (anche se io non avrei dubbi) il film di Paul
McGuigan (suo, per
esempio, anche il buon Appuntamento a
Wicker Park del 2004), Slevin - Patto
criminale, con un cast stellare in cui brilla un certo Morgan
Freeman.
La locandina
Slevin –
Patto criminale
Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5
Schedadel
film
Un film di Paul McGuigan. Con Josh Hartnett,
Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu, Bruce Willis, Stanley Tucci, Michael
Rubenfeld, Peter Outerbridge, Kevin Chamberlin, Dorian Missick, Mykelti
Williamson, Scott Gibson, Daniel Kash, Dmitry Chepovetsky, Sam Jaeger, Robert
Forster. Titolo originale: Lucky Number
Slevin. Drammatico/crimine, Usa 2006. Durata 109'.
Tramadel
film
New York. A
causa di uno scambio d’identità Slevin rimane coinvolto nella guerra ordita da
due capi criminali acerrimi nemici: il Rabbino e il Boss. Slevin è
costantemente sorvegliato dall'inflessibile detective Brikowski e dallo
scellerato assassino Goodkat. Per riuscire a uscirne vivo Slevin dovrà tramare
un'ingegnosa congiura.
Un film di Joseph Kosinski. Con Tom Cruise,
Morgan Freeman, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau,
Melissa Leo, Zoe Bell, Catherine Kim Poon, James Rawlings, Lindsay Clift,
Jaylen Moore, John L. Armijo, Andrew Breland, Jordan Sudduth, Jeremy Sande,
Julie Hardin, Efraiem Hanna, Paul Gunawan, Philip Odango, Z. Dieterich Fantascenza/zione,
Usa 2013. Durata 156'.
Trama del film
Anno 2077:
Jack Harper (Tom Cruise) è uno degli
ultimi riparatori di droni operanti sulla Terra ormai evacuata. Prima di
abbandonare definitivamente il pianeta ha il compito di recuperare dalla
superficie terrestre le ultime risorse vitali, perché essa è segnata da decenni
di guerra contro la terrificante minaccia di alieni che divorano quel che
resta. Jack ha quasi portato a termine la sua missione: nell'arco di due
settimane, raggiungerà gli altri sopravvissuti su una colonia lunare lontano da
quel mondo ormai dilaniato, che per lungo tempo è stato la sua casa. Vivendo e
perlustrando i cieli mozzafiato da migliaia di metri d'altezza, l'esistenza di
Jack vacilla quando salva una bella straniera da una navicella precipitata
davanti ai suoi occhi. Al di là di ogni logica, l'arrivo di questa donna
innesca una serie di eventi che costringono Jack a rivedere la sua visione del
mondo e del passato, tanto da fargli nascere un senso dell'eroismo che non
immaginava lui stesso di avere. Il destino dell'umanità, quindi, ora è
esclusivamente nelle mani di un uomo che pensava che il nostro mondo fosse
perso per sempre.
Cosa ne penso
Morgan Freeman
È fondamentale, prima di mettersi alla
visione di questo film del 39enne regista americano (cresciuto nell’Iowa) Joseph
Kosinski (suo nel
2010 l’applaudito Tron – Legacy, con Jeff
Bridges), leggere con
molta attenzione la trama. Vi servirà per non andare in cortocircuito già nella prima mezz’ora di proiezione, nel tentativo di capire che cavolo sta succedendo. Intendo dire, per comprenderlo con chiarezza. Breve premessa per comunicare che, per i miei
gusti (che a onor del vero non si dirigono granché verso il genere
fantascienza), Oblivion (2013) è una
pellicola piuttosto sopravvalutata. Cominciamo dal genere, lo sfruttatissimo
‘catastrofico’ che inquadra la Terra semi-sopravvissuta ad attacchi alieni
(come in questo caso), epidemie devastanti, distruttive ‘ribellioni’ climatiche
e via dicendo. Sono anni che pellicole del genere ci sono propinate in tutte le
salse. E devo dire che – siccome ritengono si discostino dalla ‘fantascienza’
pura – su di me esercitano un certo fascino. Ad esempio amo moltissimo Io sono leggenda (del 2007, regia di Francis
Lawrence con un
perfetto Will Smith) di cui mi riprometto di scrivere a breve la mia personale
recensione. Andando a ritroso gli esempi potrebbero essere moltissimi .
Tom Cruise/Jack Harper mentre ripara un drone
Oblivion è
inscrivibile più o meno in questo insieme ma con una pretenziosità indigesta,
se non irritante. Una trama aggrovigliata che non lesina flash back confusionari, i quali costringono a faticare
più per capire che cosa sta accadendo che a godersi il film. Senza pretendere
compitini sempre facili facili, quando la complessità dello script – realizzato a
quattro mani dal regista e dal collega William
Monahan (suo nel
2010 l’apprezzabile London Boulevard,
con i bravi Colin Farrell e Keira Knightley) non riesce a nascondere il tentativo di abbagliare lo spettatore, il rischio è spesso di fare una gran confusione. È ciò che è successo in questo caso. Fra l’altro
la sgobbata dura pure tanto (oltre due ore e mezzo, non so se mi spiego?), il
che contribuisce ad aumentare il senso di logoramento.
Olga Kurylenko e Tom Cruise in una scena di Oblivion
L’opera di Kosinski non è
inguardabile, innanzitutto perché sugli effetti speciali non c’è proprio nulla
da ridire. Perfetti, con l’aiuto di una fotografia impeccabile. In secondo
luogo per la solita, eccellente prova di Tom Cruise il quale,
nonostante cominci a mostrare qualche ruga, si mantiene in ottima forma fisica
e non ha perso per nulla lo smalto dell’eroe, ad esempio, della saga di Mission: Impossible, del cui quinto
episodio, fra l’altro, sarà ancora protagonista nel 2015. Insipide, invece, le
due comprimarie, sia l’inglese Andrea Riseborough (nel 2012 brava
protagonista a fianco del grande Clive Owen in Doppio gioco – La verità si nasconde
nell’ombra) e l’ucraina Olga Kurylenko (buona prova insieme a Ben
Affleck nel 2012
nel drammatico To The Wonder).
Inaccettabile, poi, lo spazio esiguo lasciato all’intramontabile Morgan
Freeman,
relegato a un ruolo di secondo piano e del quale è impossibile apprezzare la
consueta classe recitativa. Per me il film è bocciato.
4Allacciate
le cinture 633.000
EURO (totale 1.100.000 €)
5Non buttiamoci giù 556.000 EURO (totale 1.100.000 €)
6Her (Lei) 719.175 EURO (totale 1.900.000 €)
7Need for Speed 486.000
EURO (totale 4.200.000 €)
847 Ronin 300.000 EURO
9La Bella e la Bestia 300.000 EURO (totale 4.500.000 €)
10Il ricatto 240.000 EURO (new entry)
Non ho nulla contro la commedia all’italiana,
quando alla leggerezza aggiunge un’accettabile dose di qualità e una trama che
abbia un senso compiuto. Questo, evidentemente, è il caso di Amici come noi(leggi),
che ha vinto, pur senza strafare, la gara degli incassi dello scorso week end.
Ripeto, evidentemente un po’ di ciccia in questo film con le due ‘iene’ Pio
D’Antini e Amedeo Griecodeve esserci, altrimenti il suo piazzamento sarebbe la triste conferma che i gusti dell’italiano medio - e lo dico senza snobismo alcuno - sono ancora
in piena fase di maturazione. Il che va di pari passo con il valore - sempre medio - del
cinema nostrano. Che nella classifica di oggi piazza solo un'altra pellicola,
Allacciate le cinture(leggi),
opera fra l’altro di Ferzan
Ozpetek che è turco seppure ‘adottato’ da Roma.
L’animazione continua a farsi valere con il
secondo posto di Mr. Peabody e Sherman, a dimostrazione che il genere molto spesso sa
centrare l’interesse e il divertimento non solo dei bambini. Perde due
posizioni dopo tre settimane il colossal 300: L’Alba di un Impero, che
continua comunque a beneficiare di una notevole messinscena. Pur non avendo mai
per davvero conquistato il cuore dello spettatore italiano, Her(leggi) si ritaglia ancora un angoletto in questa graduatoria. Deludente la new entry
spagnola Il ricatto(leggi).
È morto all’età di 65 anni l’attore James
Rebhorn, scomparso
lo scorso venerdì dopo una lunga battaglia contro un cancro alla pelle. Secondo
quanto riportato da TMZ, all’attore era stato diagnosticato un melanoma nel 1992
e le cure andavano avanti da allora. Famoso per numerosi film e serie TV, Rebhorn è stato
reso celebre dal dramma Homeland,
dove interpretava il padre dell’agente della Cia Carrie Mathison (Claire
Danes). Durante la sua carriera, l’attore originario
di Philadelphia ha interpretato numerosi ruoli, ‘specializzandosi’ in agenti
Fbi (White Collar, My Cousin Vinny) o procuratori (Seinfeld). Tra i film e le serie tv in
cui ha lavorato, spiccano senz’altro Independence
Day (leggi), Profumo di Donna, Boston Legal, Il talento di Mr. Ripley, Basic
Instinct, Law & Order e Big Lake.
Steve Jobs, sulla sua vita è in arrivo un altro film
Si torna a parlare dell'altro film sul
fondatore della Apple, Steve Jobs (leggi),
in preparazione a Hollywood. Si tratta del biopic
scritto da Aaron Sorkin, che tornerebbe a collaborare col regista di The Social Network, David Fincher, in questo
periodo al montaggio di Gone Girl, thriller-drammatico la cui vicenda è incentrata su un uomo accusato della scomparsa della moglie, con protagonista Ben Affleck.
Sarà Christian Bale il nuovo Jobs
Secondo il sito The Wrap, l'unica scelta di Fincher su chi
dovrà indossare i panni del grande inventore informatico è Christian
Bale, interprete
capace di autentiche metamorfosi nella preparazione dei suoi personaggi. Non esisterebbe
ancora alcun accordo tra il Batman dell’ottima trilogia di Christopher
Nolan e il produttore
Scott
Rudin, all’opera
per la Sony Pictures ma pare proprio che la stretta di mano con l’attore
britannico sia l’unico gesto che possa convincere il 51enne cineasta di Denver
(Colorado, Usa) a dirigere l’opera. La sceneggiatura di Steve Jobs (questo dovrebbe essere il titolo) è tratta dalla
biografia di Walter Isaacson e presenterebbe tre scene da trenta minuti, attorno
al lancio di tre prodotti fondamentali: il primo Mac (inizio 1984), il NeXT
(1997) e l'iPod (tardo 2001).
Un film di Edoardo Winspeare. Con Celeste
Casciaro, Laura Licchetta, Gustavo Caputo, Anna Boccadamo, Barbara De Matteis,
Amerigo Russo, Angelico Ferrarese, Antonio Carluccio Drammatico, Ita 2013.
Durata 127'. Good Films. Uscita giovedì 27 marzo 2014.
Trama del film
La storia di
quattro donne di generazioni diverse, tutte appartenenti alla stessa famiglia,
che si trovano a dover affrontare i morsi dell’implacabile crisi economica.
Così tornano alla terra, alle radici, scoprendo quanto l’istinto di
sopravvivenza che rende conflittuali i rapporti umani sia in fin dei conti un
atto d’amore.
Tema del film
Che cosa facciamo se perdiamo il lavoro? Che
cosa, come abbiamo fatto quando la maggior parte delle certezze materiali che
rendevano solida la nostra esistenza si sono volatilizzate all’improvviso? La
crisi economica che ci morde ormai da anni è entrata talmente a far parte della
nostra vita e dei nostri discorsi, tanto che è divenuto persino noioso usare l’espressione.
E di film sull'argomento ne sono già usciti moltissimi, che forse il genere
potrebbe considerarsi superato. Tra le più famose e ‘primordiali’, una
pellicola americana, il docufilm Inside
Job (del regista Charles Ferguson con Matt
Damon, che prende
le mosse dalla bancarotta della Lehman Brothers e Aig, premio Oscar nel 2011), operazione
che pone l’inizio della recessione nel biennio 2008-2011. Sempre dagli Usa –
dove poi tutto è cominciato – è arrivato Too
Big To Fail – Il Crollo dei Giganti, di Curtis Hanson (nel 2002 8 Mile con Eminem e Kim
Basinger),
con William
Hurt. E ancora l’ottimo
Margin Call di J.C.
Chandor con Kevin
Spacey.
Per quanto riguarda l’Italia, possiamo citare
il recentissimo e non ‘facilissimo’ documentario Solving (di Giovanni Mazzitelli), cui hanno partecipato
giornalisti come Francesco Alberoni e Franco Di Mare. Abbastanza 'fresco' l’apprezzato L’industriale (2012),
di Giuliano
Montaldo (Il giocattolo, 1979, con Nino
Mandredi), con il
solito, efficace Pierfrancesco Favino; ancora, Spaghetti Story (2013) intelligente e riuscita commedia dell’esordiente
Ciro
De Caro. Mi sono
limitato a titoli recenti, che vale la pena recuperare. Andando a ritroso, un film
sulla capacità di adattarsi all’improvvisa assenza di denaro è l’ottimo Giorni e nuvole (2007) di Silvio
Soldini (nel 2000 lo
straordinario Pane e tulipani),
con due perfetti Margherita Buy e Antonio Albanese. E mi fermo
qui.
Per sapere di cosa parla questo promettente In grazia di Dio – (girato a Giuliano di
Lecce e costato appena 600mila euro anche grazie a una rete di sponsor che hanno
contribuito in diversi modi), del 48enne australiano, ma cresciuto nel Salento,
Edoardo
Winspeare
(nel 2003 Il miracol ) - basta dare
una scorsa alla
Il regista Edoardo Winspeare
breve trama più in alto. In sostanza, come detto, l’opera
promette bene e la maggior parte dei critici che l’hanno potuta vedere in
anteprima, ne parla con soddisfazione. Evidentemente non sono stati casuali gli
applausi ricevuti alla 64esima edizione del Festival Internazionale di Berlino
nella sezione ‘Panorama’. Generalmente apprezzabili le prove degli attori-non
attori, come la protagonista interpretata dalla moglie del regista Celeste
Casciaro, che si è
improvvisata interprete, come rileva Stefania Ulivi del Corriere della Sera online.
Nel cast altri protagonisti non professionisti, molti degli abitanti di Giuliano
e Capo di Leuca che Winspeare conosceva da tempo. “E così la realizzazione
del film è diventata una sorta di prova generale di un possibile modello
sociale”, scrive Ulivi.
Una scena di In grazia di Dio
Il fallimento di un’impresa fa riemergere lo
scontro ad armi impari con l’ondata del commercio cinese. Il regista “ammira
incertezze e sicurezze, dubbi e volontà – rileva invece Gabriele Niola di Mymovies - ma soprattutto sembra affascinato
dalla maniera in cui quattro caratteri completamente diversi convivano al tempo
stesso male e bene, conciliando accordi e disaccordi (…)”. Non si dice che
questo lungometraggio sia impeccabile, intaccato qua e là da espedienti abusati,
al punto che, a tratti, la narrazione diverrebbe addirittura involontariamente
comica. Debolezza dovuta, probabilmente, anche all’assenza di professionalità degli
attori che, ad esempio, rende i dialoghi spesso poco credibili. Eppure sarebbe
ingiusto negare a quest’opera cinematografica “la forza dei grandi affreschi
umani” scrive sempre Niola. “Unendo piccolo e grande, ambizioni minimaliste e
capacità di dipingere un ampio quadro in cui le vite dei singoli si uniscono in
una parabola familiare che ha il sapore di una comunitaria, Winspeare forse
realizza il suo film più compiuto, l'unico capace di volare più in alto delle
molte imperfezioni per cogliere l'essenza del racconto per immagini: mettere in
scena la complessità del mondo e le contraddizioni di chi lo abita”.