La notizia riferita all’ultimo week end di
cinema è che a vincere in modo quasi umiliante lo scontro fra titani è stato Maleficent con quasi 4
milioni e mezzo d’incasso, che ha annichilito l’altrettanto atteso film Adge
of Tomorrow - Senza domani, che si è dovuto accontentare di un ‘misero’ milioncino e qualche
spiccio. Il discorso che sto facendo ormai da qualche mese non cambia. A
contare, oggi, sono pellicole che narrano storie che nulla hanno a che fare con ciò che è empirico, ma che trascinano gli spettatori in scenari fantastici (vedi
cartoon, favole, eccetera), fantascientifici (apocalittici, spaziali,
eccetera), di supereroi e mostri. Basta guardare il box office dell’ultima fine
settimana per avere la riprova di quanto appena scritto: il podio, oltre ai
succitati film, vede al secondo posto (dopo quindici giorni dall’uscita) X-Men -
Giorni di un futuro passato. Scendendo nella classifica troviamo Godzilla (al terzo
week end e con quasi 4 milioni d’introiti), Goool!
(animazione) e (con strenua resistenza) Ghost Movie 2 - Questa volta è
guerra (terza
settimana), che di plausibile ha davvero poco. Inserito Pane e
Burlesque
nel suo vano della commedia-comica, di opere in cui il pubblico abbia la
possibilità di immedesimarsi del tutto, restano Le meraviglie, l’action d’autore In ordine
di sparizione
e il biopicGrace di
Monaco,
favolistico in certa misura. Questa è la realtà con la quale, è evidente, i
cinefili italiani non vogliono avere molto da spartire.
Un film di Manuela Tempesta. Con Edoardo Leo,
Laura Chiatti, Michela Andreozzi, Sabrina Impacciatore, Fabrizio Buompastore.
Commedia, Ita 2014. Distribution. Uscita: giovedì 29 maggio 2014.
La trama
Un paese del
sud dell’Italia naviga in cattive acque da quando la fabbrica di ceramiche
Buontempi ha chiuso. I suoi ex operai giocano al fantacalcio nella storica
sezione del centro mentre la piccola merceria di Vincenzo e di sua moglie
Matilda, dove lavora anche Teresa, non riesce più ad andare avanti fino a
quando, un giorno, succede qualcosa d’inatteso: una Citroen Pallas vecchia e
scalcinata si ferma sgommando al centro della piazza. Davanti a un paese
incuriosito, scendono quattro artiste di Burlesque piuttosto eccentriche, capeggiate da Giuliana, in arte Queen Rose, tornata nel suo paese d'origine
dopo vent'anni di assenza per vendere delle proprietà di famiglia.
Mie impressioni
dal trailer
Piuttosto originale la fabula di questo Pane e
Burlesque,
grazie a un’efficace domanda iniziale del racconto – cosa succederebbe se delle
paesane tornassero da Parigi al loro ‘natio borgo selvaggio’? - con l’elemento
dello spettacolo che, di questi tempi, è abbinato a ben meno divertenti vicende
della politica-vergogna italiana. La pellicola, grazie alla misurata
sceneggiatura della stessa regista Manuela Tempesta (al suo
vero primo esordio nella scrittura filmica), ha quindi il merito di far capite
a tutti quelli che non ne avessero un’idea precisa, in cosa consista il berlusconianamente ‘celebre’ Burlesque. In questo è apprezzabile la
cura dei costumi.
La regista Manuela Tempesta
La telecamera dell’esordiente cineasta (nel
suo curriculum risulta un Non tacere di cui nulla so, sempre come sceneggiatrice)
segue con mano sicura il districarsi del racconto filmico che tira in ballo
parecchi personaggi e situazioni. Il flusso delle immagini è coerente e rende gradevole
lo scorrere del tempo, senza momenti di stanca. Funziona anche la scelta dell’accento
dialettale usato dai personaggi, cosa che conferisce alla pellicola un tocco di
misurata ironia e che ben si adatta al genere di vicenda. Storia strettamente
legata a un territorio e a un paese specifici. Ci si aggira, per alcuni versi,
dalle parti de La terra (2006, di Sergio Rubini, con un
cast notevole in cui brillano Fabrizio Bentivoglio, Paolo
Briguglia
ed Emilio
Solfrizzi),
molto più drammatico ma altrettanto efficace nel mostrare pregi e difetti della
vita in un piccolo borgo, anche in quel caso con l’utilizzo del vernacolo
locale, seppure sempre comprensibile senza bisogno di sottotitolazione come necessario invece, per esempio, in L’uomo che verrà (2009, di Giorgio Diritti) o in Gomorra (2008, di Matteo
Garrone). Colonna
sonora adeguata. Da Pane e Burlesque il nostro Meridione esce, come spesso accade
anche con il cinema, imprevedibile, ingarbugliato, affascinante.
Laura Chiatti (sinistra) e Sabrina Impacciatore in una scena di Pane e Burlesque
Un film senza dubbio divertente, adatto a
tutti e leggero senza essere stupido. Di questo, considerevole porzione del
merito va alle capacità recitative della maggior parte degli attori (attributo
non scontato nella produzione cinematografica nostrana), in particolare di Sabrina
Impacciatore,
tutt’altro che ‘impacciata’ e, anzi, interprete sempre più matura e affidabile
che attinge, e giustamente, al bagaglio ‘scolastico’ che molti anni fa la fece ammirare
come attrice comica della tv. Senza dubbio all’altezza Laura
Chiatti, che si
adatta in modo spontaneo al duettare umoristico con la Impacciatore.
Il 4 giugno 2014 ricorrerà il decimo anno dalla morte di Nino Manfredi
«Ricordare Nino in tutte le
sue sfaccettature, nell'arte e nella vita». Così la vedova Erminia
Manfredi – come riportato
da Cinema Yahoo, https://it.cinema.yahoo.com/foto/10-anni-dalla-morte-ecco-slideshow/
- alla conferenza stampa di presentazione di Nino! Omaggio a Nino
Manfredi,
che a dieci anni dalla scomparsa, il 4 giugno del 2004, commemorerà l'attore - ciociaro
di nascita ma romano d'adozione - con un nutrito calendario di eventi a Roma e
all'estero. La rassegna, curata da Dalia Events, in collaborazione con la Onni
e il sostegno della famiglia Manfredi, debutterà il 9 maggio a Los Angeles, con
la proiezione in versione restaurata di Pane
e cioccolata nel 40ennale della sua uscita, seguita da una mostra
all'Istituto italiano di Cultura.
La moglie Erminia
con Alessandro Benvenuti (dietro) e Massimo Ghini
In Italia le celebrazioni inizieranno a
giugno, il 7, con un concerto di Roberto Gatto all'Auditorium Conciliazione di
Roma mentre a settembre la 71^ Mostra del Cinema di Venezia ospiterà la
proiezione del restauro digitale dell'episodio L'avventura di un soldato, prima regia di Manfredi, su testo
di Italo Calvino. Tra gli ospiti dell'evento anche Pippo
Baudo, Leo Gullotta, Alessandro
Benvenuti,
Massimo
Ghini, Paolo
Conticini
e Nancy
Brilli ex moglie
di Luca
Manfredi, figlio di Nino, con cui
nel 2000 ha avuto il figlio Francesco.
Un film di Edoardo Winspeare. Con Celeste
Casciaro, Laura Licchetta, Gustavo Caputo, Anna Boccadamo, Barbara De Matteis,
Amerigo Russo, Angelico Ferrarese, Antonio Carluccio Drammatico, Ita 2013.
Durata 127'. Good Films. Uscita giovedì 27 marzo 2014.
Trama del film
La storia di
quattro donne di generazioni diverse, tutte appartenenti alla stessa famiglia,
che si trovano a dover affrontare i morsi dell’implacabile crisi economica.
Così tornano alla terra, alle radici, scoprendo quanto l’istinto di
sopravvivenza che rende conflittuali i rapporti umani sia in fin dei conti un
atto d’amore.
Tema del film
Che cosa facciamo se perdiamo il lavoro? Che
cosa, come abbiamo fatto quando la maggior parte delle certezze materiali che
rendevano solida la nostra esistenza si sono volatilizzate all’improvviso? La
crisi economica che ci morde ormai da anni è entrata talmente a far parte della
nostra vita e dei nostri discorsi, tanto che è divenuto persino noioso usare l’espressione.
E di film sull'argomento ne sono già usciti moltissimi, che forse il genere
potrebbe considerarsi superato. Tra le più famose e ‘primordiali’, una
pellicola americana, il docufilm Inside
Job (del regista Charles Ferguson con Matt
Damon, che prende
le mosse dalla bancarotta della Lehman Brothers e Aig, premio Oscar nel 2011), operazione
che pone l’inizio della recessione nel biennio 2008-2011. Sempre dagli Usa –
dove poi tutto è cominciato – è arrivato Too
Big To Fail – Il Crollo dei Giganti, di Curtis Hanson (nel 2002 8 Mile con Eminem e Kim
Basinger),
con William
Hurt. E ancora l’ottimo
Margin Call di J.C.
Chandor con Kevin
Spacey.
Per quanto riguarda l’Italia, possiamo citare
il recentissimo e non ‘facilissimo’ documentario Solving (di Giovanni Mazzitelli), cui hanno partecipato
giornalisti come Francesco Alberoni e Franco Di Mare. Abbastanza 'fresco' l’apprezzato L’industriale (2012),
di Giuliano
Montaldo (Il giocattolo, 1979, con Nino
Mandredi), con il
solito, efficace Pierfrancesco Favino; ancora, Spaghetti Story (2013) intelligente e riuscita commedia dell’esordiente
Ciro
De Caro. Mi sono
limitato a titoli recenti, che vale la pena recuperare. Andando a ritroso, un film
sulla capacità di adattarsi all’improvvisa assenza di denaro è l’ottimo Giorni e nuvole (2007) di Silvio
Soldini (nel 2000 lo
straordinario Pane e tulipani),
con due perfetti Margherita Buy e Antonio Albanese. E mi fermo
qui.
Per sapere di cosa parla questo promettente In grazia di Dio – (girato a Giuliano di
Lecce e costato appena 600mila euro anche grazie a una rete di sponsor che hanno
contribuito in diversi modi), del 48enne australiano, ma cresciuto nel Salento,
Edoardo
Winspeare
(nel 2003 Il miracol ) - basta dare
una scorsa alla
Il regista Edoardo Winspeare
breve trama più in alto. In sostanza, come detto, l’opera
promette bene e la maggior parte dei critici che l’hanno potuta vedere in
anteprima, ne parla con soddisfazione. Evidentemente non sono stati casuali gli
applausi ricevuti alla 64esima edizione del Festival Internazionale di Berlino
nella sezione ‘Panorama’. Generalmente apprezzabili le prove degli attori-non
attori, come la protagonista interpretata dalla moglie del regista Celeste
Casciaro, che si è
improvvisata interprete, come rileva Stefania Ulivi del Corriere della Sera online.
Nel cast altri protagonisti non professionisti, molti degli abitanti di Giuliano
e Capo di Leuca che Winspeare conosceva da tempo. “E così la realizzazione
del film è diventata una sorta di prova generale di un possibile modello
sociale”, scrive Ulivi.
Una scena di In grazia di Dio
Il fallimento di un’impresa fa riemergere lo
scontro ad armi impari con l’ondata del commercio cinese. Il regista “ammira
incertezze e sicurezze, dubbi e volontà – rileva invece Gabriele Niola di Mymovies - ma soprattutto sembra affascinato
dalla maniera in cui quattro caratteri completamente diversi convivano al tempo
stesso male e bene, conciliando accordi e disaccordi (…)”. Non si dice che
questo lungometraggio sia impeccabile, intaccato qua e là da espedienti abusati,
al punto che, a tratti, la narrazione diverrebbe addirittura involontariamente
comica. Debolezza dovuta, probabilmente, anche all’assenza di professionalità degli
attori che, ad esempio, rende i dialoghi spesso poco credibili. Eppure sarebbe
ingiusto negare a quest’opera cinematografica “la forza dei grandi affreschi
umani” scrive sempre Niola. “Unendo piccolo e grande, ambizioni minimaliste e
capacità di dipingere un ampio quadro in cui le vite dei singoli si uniscono in
una parabola familiare che ha il sapore di una comunitaria, Winspeare forse
realizza il suo film più compiuto, l'unico capace di volare più in alto delle
molte imperfezioni per cogliere l'essenza del racconto per immagini: mettere in
scena la complessità del mondo e le contraddizioni di chi lo abita”.