giovedì 12 giugno 2014

Il più bello di giovedì 12 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: La 7 alle 21,10

La locandina
Quel che resta del giorno

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
David di Donatello 1994: miglior attore straniero a Anthony Hopkins, migliore attrice straniera a Emma Thompson; Nastro d’Argento 1995: migliore regia a James Ivory.

La scheda
Un film di James Ivory. Con James Fox, Emma Thompson, Anthony Hopkins, Christopher Reeve, Peter Vaughan, Michael Lonsdale, Hugh Grant, Tim Pigott Smith, Lena Headey, Ben Chaplin, Pip Torrens. Titolo originale: The Remains of the Day. Drammatico, Usa 1993. Durata 134' circa.

La trama
La voce fuori campo di miss Kenton ci porta a conoscenza di un periodo (venti anni prima) nel quale la donna ha prestato servizio come governante nella bellissima Darlington Hall al fianco del maggiordomo mister Stevens. Siamo negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, il proprietario della villa, Lord Darlington, è un nobile inglese simpatizzante della Germania di Hitler e per questo, spesso, intrattiene rapporti, organizzando cene e balli, con numerosi e influenti diplomatici tedeschi. La voce s’interrompe e le immagini ci riportano al presente: mister Stevens, ancora in servizio nella villa, confessa al nuovo proprietario, l'americano mister Lewis, la volontà di incontrarsi con l'ormai ex governante miss Kenton per convincerla, considerate le sue indiscusse qualità, a tornare a Darlington Hall. ‘Sua signoria’ approva e concede una breve vacanza a mister Stevens cedendogli in prestito la sua Bentley. L’uomo si mette in viaggio e apre il libro dei ricordi. Il soffocante universo domestico di mister Stevens è racchiuso tra le mura di Darlington Hall: la ragione della sua esistenza è l’abnegazione al lavoro per il quale ha rinunciato a qualunque impulso alla vita; il senso del dovere e l’assoluta fedeltà riposta nei confronti del padrone sono sufficienti a far sì che l’uomo conduca una vita annaspando nel niente, carezzando gli anni che inesorabili passano, a fare della propria vita una rinuncia. Finché qualcosa cambierà il corso del destino.

Un'ennesima straordinaria interpretazione di Anthony Hopkins
Critica – Rassegna stampa
“(...) Pagato ben presto il debito a Thelma & Louise - scrive Daniela Catelli di Coming Soon - citato all’inizio del viaggio, il film prende da subito strade diverse. Da sempre il cinema on the road racconta storie di crescita, scoperta e liberazione, e anche questo caso non fa eccezione (...) In questo film, interpretato da tre vere mattatrici del grande schermo, non devastate dai bisturi del chirurgo plastico, si parla di morte, dolore, perdita, ma anche di nuovi inizi. Si parla di amori maturi affrontati con la spensierata consapevolezza di chi ha molto visto e sofferto (un plauso anche al bravo Tom Skerritt), della necessità di seguire la strada del cuore senza credere alle fiabe dei romanzetti Harmony, dell’amicizia tra donne e dei veri valori della vita. E lo si fa con mano lieve e senza strafare.
Anthony Hopkins ed Emma Thompson
in Quel che resta del giorno
Forse per questo il film, nonostante i grossi nomi, è uscito solo in distribuzione limitata in patria e ha rischiato di non arrivare mai da noi (...)”.

“(...) anche il metallo più resistente - scrive Marco Iafrate su Film Scoop - se viene inciso con una punta di diamante si intacca (...) Costantemente alla ricerca di una identità culturale, Ivory la trova nella grande tradizione letteraria europea che sempre lo ha affascinato, soprattutto dopo l’incontro con la (…) scrittrice tedesca che gli ha permesso di mettere a confronto delle realtà tanto diverse come quella americana, quella indiana (il regista ha girato due film in India ed un documentario sulla città di Delhi, essendone rimasto piacevolmente colpito) e quella europea; nessuna meraviglia quindi che il regista americano abbia scelto il percorso psicologico e sentimentale del protagonista di un romanzo di chiara matrice anglosassone scritto da un oriundo giapponese (...) Quel che resta del giorno, per merito anche della straordinaria interpretazione di Hopkins e della Thompson, è il film che meglio ha descritto e trasmesso quello che da sempre ostacola la genesi di un amore: l’impossibilità di confessare i propri sentimenti (...)”.
redazione

In aumento gli spettatori nei cinema italiani: Roma tira la volata, Napoli a corto d’ossigeno

The Wolf of Wall Street è il film più visto degli ultimi cinque mesi
Ottime notizie sul fronte delle presenze nei cinema italiani. I primi cinque cicli dell’anno (02/01/2014-28/05/2014) mantengono il segno positivo rispetto alle presenze dello stesso periodo 2013 (03/01/2013-29/05/2013): +3,4%. Non poco. Sono dati pubblicati oggi da Audiomovie. Il film con Leonardo Di Caprio, The Wolf of Wall Street - grande deluso della notte degli Oscar - è sempre in testa nella top ten dei cinque mesi. Tornando ai numeri, i biglietti staccati nelle sale rilevate sono stati quasi quarantatré milioni. Di questi 34.794.960 (l’80,9%) sono di una delle sale delle concessionarie aderenti ad Audimovie: Rai Pubblicità, Moviemedia, International Cinemamedia UCI, PRS; il 5,1% è relativo a un film in 3D.

Godzilla è in testa alla top ten di maggio
Gli oltre trentaquattro milioni di spettatori delle concessionarie Audimovie sono così ripartiti tra le varie tipologie di struttura: il 63,9% ha scelto i grandi multisala con otto o più schermi; il 13,4% quelli con sei/sette schermi; il 17,0% i tre/cinque schermi; il 3,8% i due schermi e il 2,0% i monosala. Stabili gli spettatori in quasi tutti i principali centri urbani: Roma +2,9%, Milano -1,7%, Torino +0,4%, Napoli -7,3%, Firenze +2,6%. Anche la media presenze per schermo cresce del 3% salendo a 16.227 spettatori. Detto di Wolf of Wall Street, nella top ten dei film più visti nei primi cinque mesi, segue al secondo posto Un boss in salotto e al terzo Sotto una buona stella. A seguire The Amazing Spider-Man 2: il potere di Electro, Tutta colpa di Freud, Belle & Sebastien, Noah, Captain America - The Winter Soldier, Frozen - Il regno di ghiaccio, Rio 2: missione Amazzonia. I blockbuster del ciclo di maggio sono Godzilla, The Amazing Spider-Man 2: il potere di Electro e X-Men - Giorni di un futuro passato. Dati completi sul sito www.audimovie.it (Fonte Pubblicità Italia online).

redazione

mercoledì 11 giugno 2014

Il più bello di mercoledì 11 giugno, prima serata, sul ‘digitale’: Iris alle 21,10

La locandina
Scusate il ritardo

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9,5

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
David di Donatello 1982: miglior attore non protagonista a Lello Arena, miglior attrice non protagonista Lina Polito; Maschera d’Argento: a Massimo Troisi; Premio UBU (equivalente al David di Donatello del teatro): a Massimo Troisi; Premio De Sica: a Massimo Troisi.

La scheda
Un film di Massimo Troisi. Con Giuliana De Sio, Lello Arena, Massimo Troisi, Lina Polito, Olimpia Di Maio, Nicola Esposito, Francesco Acampora. Commedia, Ita 1982. Durata 112' circa. Cineriz Delgo Film.

La trama
La storia è imperniata su Vincenzo, un giovane napoletano disoccupato con scarsa voglia di trovarsi un lavoro e in sostanza mantenuto dalla madre, dalla sorella sposata e dal fratello attore affermato. L'inerzia e l'apatia di Vincenzo sono turbate, con scarsa partecipazione, dalle vicissitudini amorose dell'amico Tonino - che non riesce a uscire dal tunnel della disperazione poiché abbandonato dalla fidanzata - e da una ragazza, Anna, anche lei uscita da poco da una sfortunata vicenda sentimentale, in cerca di un altro amore che crede di trovare in Vincenzo. E non sbaglia poiché Vincenzo, anche se nel suo modo ironico e arrendevole, la ama pure lui. Ma alla fine la ragazza, insoddisfatta di questo rapporto, lo lascia. Vincenzo allora piomba nello sconforto dal quale tentano di tirarlo fuori, prima i familiari e poi lo stesso amico Tonino. Al termine del film è la stessa Anna che, rassegnata ad accettare il temperamento non certo vivace di Vincenzo, a tornare da lui.

Mia recensione
Lello Arena e Massimo Troisi in una scena del film
Scusate il ritardo, altro capolavoro della commedia italiana e della filmografia di Massimo Troisi, propone la tematica preferita dell’attore e regista comico napoletano: l’amore, inteso perlopiù come un’esperienza non concretizzabile, effimera. Come ho avuto modo di scrivere di recente nel commentare Pensavo fosse amore… invece era un calesse (articolo), il grande artista scomparso nel 1994 a soli 41 anni (articolo) anche in questa occasione tratta questa passione come fulcro della sceneggiatura, la traduce in immagini e se ne fa protagonista principale. La sua recitazione è, come sempre, un mix di delicatezza, amarezza e tristezza. Eppure Troisi trova comunque il modo di minimizzare il dramma con una ‘sottile ma onnipresente e solleticante derisione dell’uomo che si dibatte nelle sue pene senza fine’, scrivevo non molto tempo fa.

Troisi con Giuliana De Sio
Solo un anno dopo il suo film d’esordio, Ricomincio da tre, che ne rivelò le innate qualità di cineasta e interprete determinato a mettere a nudo in particolare le difficoltà del personaggio ‘chiave’ nella relazione di coppia, l’ex guitto de La smorfia entra di nuovo a gamba tesa nel tema, ancora con risultati esilaranti quanto angoscianti. E in Scusate il ritardo, più che nel suo predecessore, i protagonisti sono sottoposti a una dose massiccia d’inquietudine, che in alcune circostanze si palesa come vero e proprio assillo. La cui rappresentazione ideale è regalata allo spettatore dalla magistrale prova di Lello Arena, (David di Donatello, nell’occasione), con il suo Tonino da prendere a schiaffi dall’inizio alla fine del racconto filmico. All’ex cabarettista (anche lui membro de La smorfia, il terzo era Enzo De Caro) Troisi affibbia l’arduo compito di mettere tutto in scena: prima l’amore appiccicaticcio e ossessionante, poi la plateale sofferenza e cecità di fronte agli errori, odioso anche nella fase in cui, ritrovata una presunta anima gemella, si rilancia con ostentata leggiadria, quasi trasformandosi in improbabile Cupido.

Lello Arena
Lo script realizzato a quattro mani con la fedelissima Anna Pavignano, è un portento di dialoghi serrati, spediti, spassosi, realizzati in un napoletano rapido ma comprensibile a sufficienza anche per i ‘troisiani’ dell’Italia settentrionale. Troisi in cima a tutti, ma il già citato Arena in stato di grazia, così come Lina Polito - per citare i personaggi più percepiti durante la visione - contribuiscono a nobilitare una storia già di per sé oliata al meglio. A livello recitativo, ne esce meno rilucente la pur brava Giuliana De Sio, un gradino più in basso nel grado di spontaneità. Sono proprio i duetti che Troisi si riserva con la collega salernitana, quelli in cui il film conosce i suoi pochissimi passaggi stentati. Nel complesso è obbligatorio vedere e rivedere questa gemma pregiata del nostro cinema.
Stefano Marzetti

“Synecdoche, New York”, il compianto Hoffman e l’illusoria convinzione di essere morto

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di Charlie Kaufman. Con Philip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Michelle Williams, Catherine Keener, Emily Watson, Dianne Wiest, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis, Tom Noonan, Sadie Goldstein, Robin Weigert, Daniel London, Robert Seay, Stephen Adly Guirgis, Frank Girardeau, Paul Sparks, Jerry Adler, Lynn Cohen, Daisy Tahan. Commedia, Usa 2008. Durata 124'. Bim. Uscita: giovedì 19 giugno 2014.

La trama
Caden Cotard, regista teatrale fresco del successo ottenuto grazie alla messa in scena di Morte di un commesso viaggiatore, si accinge ad affrontare la preparazione della sua nuova opera che prevede addirittura la ricostruzione di una New York a grandezza naturale allinterno di un magazzino di Manhattan. Nel frattempo deve anche gestire i difficoltosi rapporti con le donne della sua vita.

Critica – Rassegna stampa
'Sineddoche: procedimento linguistico espressivo che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità intesa come maggiore o minore estensione’”. Così comincia la recensione di Stefano Lo Verme di Movie Player. “La parte per il tutto - scrive ancora -: uno slittamento del senso che corrisponde al tentativo di racchiudere, entro una sezione ben delimitata, una realtà impossibile da abbracciare, catturare, comprendere nella sua interezza. In tale prospettiva, quale migliore esempio di sineddoche della rielaborazione artistica? (...) un film basato sul tema dello sdoppiamento e della moltiplicazione,
Il regista
Charlie Kaufman
tanto sul piano narrativo quanto sul piano semantico (...) un magnifico (e compianto, vista anche la recente scomparsa, ndr)
Philip Seymour Hoffman, che rimanda alla sindrome di Cotard (ma è solo uno degli innumerevoli riferimenti inseriti dal regista e sceneggiatore Charlie Kaufman, come una serie di indizi da raccogliere), definita anche ‘delirio di negazione’, in quanto chi ne è affetto ha l’illusoria convinzione di essere morto. La negazione dell’esistenza, dunque - si legge sempre su Movie Player - alla quale il protagonista, disperatamente ipocondriaco e tormentato dai più bizzarri sintomi, replica attraverso gli strumenti dell'arte, che Aristotele assimilava alla mimesi (...)

“(...) Charlie Kaufman, sceneggiatore di film quali Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee - Adaptation e Se mi lasci ti cancello, esordisce dietro la macchina da presa con un’opera che recupera il tema della frantumazione dell’identità e della sua rifrazione sul piano artistico: la crisi personale del regista teatrale Caden Cotard, interpretato da Philip Seymour Hoffman, offre così lo spunto per un labirintico gioco di specchi in cui ricordi ed esperienze del protagonista - conclude Lo Verme - sono rievocati sotto forma di doppelgänger (copia di una persona vivente, ndr) e di simulacri, in un incessante slittamento fra realtà e finzione”.

Philip Seymour Hoffman in una scena di Synecdoche, New York
“(...)Kaufman, dopo una carriera ricca di riconoscimenti quale sceneggiatore (…) giunge finalmente alla regia e si scopre libero di sprigionare tutta la sua creatività”. A scriverlo è Giancarlo Zappoli di My Movies. In questo film “si riassumono le ossessioni quasi pirandelliane dell’autore il quale vorrebbe poter controllare e dirigere la propria vita così come fa con i personaggi e con gli attori chiamati a dare loro volto, voce e sentimenti. Quando poi, come in questo caso, gli attori si trovano a riprodurre la vita, sempre più ossessivamente intricata, di chi li dirige, le distanze finiscono con l’annullarsi in un gioco di raddoppiamenti che si fa sempre più intellettualmente stimolante quanto più si complica. Fino a quando - conclude Zappoli - la morte comincerà a far sentire realmente la propria presenza prendendo in mano la ‘regia’”.

redazione

martedì 10 giugno 2014

David di Donatello 2014 a “Il capitale umano” di Paolo Virzì

Il capitale umano di Paolo Virzì è il vincitore del David di Donatello 2014
Il film vincitore del David di Donatello 2014 è Il capitale umano di Paolo Virzì, che ha avuto la meglio sul premio Oscar La Grande bellezza di Paolo Sorrentino, al quale è comunque andata la statuetta per la miglior regiaVerdetto finale: otto David a La Grande bellezza, sette a Il capitale umano
Stasera sono stati consegnati i David di Donatello, 58^ edizione

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, vince il David di Donatello come miglior regista esordiente con La mafia uccide solo d’estate. E ottiene così un risultato inatteso. Gli altri candidati erano Valeria Golino per MieleFabio Grassadonia e Antonio Piazza per SalvoMatteo Oleotto per Zoran il mio nipote scemo e Sydney Sibilia per Smetto quando voglio. Il premio è stato consegnato da Gabriele Salvatores. La cerimonia di premiazione della 58^ edizione dei Premi (articolo) si è svolta presso gli Studi Nomentano 5 di Roma, presentata da Paolo Ruffini e Anna Foglietta. «Devo confessare che se non avessi vinto mi sarei davvero arrabbiato. Temevo andasse in Australia… Vabbè era una battuta», ha esordito Pif, ritirando il premio. «Dopo questo, o mi ritiro, o faccio un sequel La camorra uccide solo d’inverno. Parlando
Con La mafia uccide solo d'estate
Pif ha vinto il David
come miglior regista esordiente
seriamente, voglio fare un appello: io questo film l’ho girato senza pagare il pizzo. Anche questo è un esordio. Il mio è un invito: non sono il solo, si può fare».

A inizio serata la scena era stata tutta per Sophia Loren, insignita del Premio speciale per l’interpretazione di Voce umana del figlio Carlo Ponti tratta da un lavoro di Jean Cocteau. «È il più bel momento della mia vita», ha detto una Loren in forma smagliante. David di Donatello speciale allo scomparso Carlo Mazzacurati, autore di La sedia della felicità (articolo), morto il 22 gennaio scorso. L’attore Giuseppe Battiston ha ricordato «la sua capacità di ridere di ogni cosa, anche delle più tristi. Un bel sorriso è il segno più bello del suo passaggio».

Valeria Bruni Tedeschi
miglior attrice protagonista
Il David 2014 per il miglior attore protagonista va a Toni Servillo per La grande bellezza.  Servillo non era presente, ma ha lasciato un messaggio. «Sono felice e onorato, perché viene dal cinema italiano». Fabrizio Gifuni è stato premiato come miglior attore non protagonista per Il capitale umano di Paolo Virzì. «Lo voglio dedicare a Maria a Valeria e a Sonia e a tutte le ragazze e i ragazzi che iniziano a fare questo lavoro meraviglioso», ha detto il vincitore. Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Valeria Golino per Il capitale umano. «Grazie a Paolo per avermi curato e voluto bene», ha detto l’attrice, che poi ha ringraziato anche Valeria Bruni Tedeschi (miglior attrice protagonista), «per me è un’ispirazione».

Il David di Donatello per la miglior scenografia è andato a Stefania Cella per La grande bellezza. Il premio è stato consegnato da Bianca Guaccero. Sempre per La Grande bellezza ha vinto come miglior costumista Daniela Ciancio. Hanno vinto il David di Donatello al miglior musicista Pivio e Aldo De Scalzi (non sono nemmeno lontani parenti) per Song ‘e Napule. La miglior canzone  è  ’A verità, sempre del film Song ’e Napule. Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Francesco PiccoloFrancesco BruniPaolo Virzì per Il capitale umanoPhilomena di Stephen Frears (Lucky Red) ha vinto il premio ‘miglior film dell’Unione Europea’ . A ritirarlo Andrea Occhipinti che ne è il distributore.

s.m.

David di Donatello 2014, ecco tutti i premiati

La premiazione della 58^ edizione dei David di Donatello
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, vince il David di Donatello come miglior regista esordiente con La mafia uccide solo d’estate. E ottiene così un risultato inatteso. Gli altri candidati erano Valeria Golino per Miele, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza per Salvo, Matteo Oleotto per Zoran il mio nipote scemo e Sydney Sibilia per Smetto quando voglio. Il premio è stato consegnato da Gabriele Salvatores. La cerimonia di premiazione della 58^ edizione dei Premi (articolo) si è svolta presso gli Studi Nomentano 5 di Roma, presentata da Paolo Ruffini e Anna Foglietta. «Devo confessare che se non avessi vinto mi sarei davvero arrabbiato. Temevo andasse in Australia… Vabbè era una battuta», ha esordito Pif, ritirando il premio. «Dopo questo, o mi ritiro, o faccio un sequel La camorra uccide solo d’inverno. Parlando seriamente, voglio fare un appello: io questo film l’ho girato senza pagare il pizzo. Anche questo è un esordio. Il mio è un invito: non sono il solo, si può fare».

A inizio serata la scena era stata tutta per Sophia Loren, insignita del Premio speciale per l’interpretazione di Voce umana del figlio Carlo Ponti tratta da un lavoro di Jean Cocteau. «È il più bel momento della mia vita», ha detto una Loren in forma smagliante.

Il David 2014 per il miglior attore protagonista va a Toni Servillo per La grande bellezzaServillo non era presente, ma ha lasciato un messaggio. «Sono felice e onorato, perché viene dal cinema italiano». Fabrizio Gifuni è stato premiato come miglior attore non protagonista per Il capitale umano di Paolo Virzì. «Lo voglio dedicare a Maria a Valeria e a Sonia e a tutte le ragazze e i ragazzi che iniziano a fare questo lavoro meraviglioso», ha detto il vincitore. Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Valeria Golino per Il capitale umano. «Grazie a Paolo per avermi curato e voluto bene», ha detto l’attrice, che poi ha ringraziato anche Valeria Bruni Tedeschi, «per me è un’ispirazione».


Il David di Donatello per la miglior scenografia è andato a Stefania Cella per La grande bellezza. Il premio è stato consegnato da Bianca Guaccero. Sempre per La Grande bellezza ha vinto come miglior costumista Daniela Ciancio. Hanno vinto il David di Donatello al miglior musicista Pivio e Aldo De Scalzi (non sono nemmeno lontani parenti) per Song ‘e Napule. La miglior canzone  è  ’A verità, sempre del film Song ’e Napule. Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì per Il capitale umano.

Da sabato 14 a sabato 21 giugno la 60^ edizione del ‘Taormina FilmFest”

Da sabato prossimo la 60^ edizione del Taormina FilmFest
Un omaggio a Philip Seymour Hoffman (articolo) la sera del 17 giugno al Teatro Antico con l’anteprima del suo ultimo film Synecdoche, New York di Charlie Kaufman, mentre il 15 giugno sarà volta di Jersey Boys di Clint Eastwood (articolo), la versione per il grande schermo dell’omonimo musical sui Four Seasons vincitore del Tony Award. E poi cinquanta film in programma che seguono una tradizione di mix fra thriller e commedia. Questo e altro per parlare della 60^ edizione del Taormina FilmFest (articolo), che cade in questo 2014 di soddisfazioni per il cinema italiano. Il via sabato 14 giugno con chiusura il 21. In apertura di manifestazione, al Teatro Antico, come annunciato un mese fa anche da Filmamare (articolo) l’anteprima di Dragon Trainer 2 in 3D, alla presenza del
Un omaggio speciale
al compianto
Philip Seymour Hoffman
regista
Dean DeBlois e della produttrice Bonnie Arnold. La chiusura, il 21 giugno sempre al Teatro Antico, sarà invece dedicata alla doppia anteprima di Il pianeta delle scimmie - Revolution (articolo) - i primi venti minuti - di Matt Reeves e a La Ragazza del dipinto di Amma Asante.

Nato a Messina nel 1955 e poi spostato definitivamente a Taormina nel 1971, il FilmFest è una delle più importanti rassegne cinematografiche italiane anche per la sua nevralgica posizione a metà tra il Festival di Cannes e la Mostra del Cinema di Venezia. Posizione nel cartellone annuale che l’ha reso spesso teatro di grandi anteprime nazionali e internazionali (ricordiamo tra gli altri film del calibro di Pretty Woman, Thelma & Louise, Basic Instinct e Pulp Fiction). Nel corso degli anni sono intervenute a Taormina moltissime star del cinema, da Elizabeth TaylorMarlene Dietrich, da Sophia Loren a Cary Grant, da Marlon Brando a Audrey Hepburn, fino a Gregory Peck, Tom Cruise, Woody Allen e Steven Spielberg.

Il cartoon Dragon Trainer 2 sarà il primo film proiettato
L’evento, quest’anno, sarà festeggiato nel segno delle donne, con l’invito speciale alle dive Claudia Cardinale (madrina del festival), Bo Derek, Melanie Griffith, Eva Longoria, Carmen Maura e Paz Vega. Con loro ci saranno tante altre icone del cinema e della cultura italiana come Cristiana Capotondi, Paola Cortellesi, Isabella Ferrari, Valeria Solarino e altre, non meno degne di menzione. Per quanto riguarda invece gli ospiti maschili, sono attesi John Turturro, Ben Stiller, Matt Dillon, Giulio Scarpati, Raoul Bova, Christian De Sica, Remo Girone e tantissimi altri. «Sono pochi i festival, come Taormina, Venezia, Locarno e Berlino, che riescono ad arrivare alla 60^ edizione», ha voluto rilevare Mario Sesti, direttore editoriale per il terzo anno consecutivo, insieme al general manager Tiziana Rocca, al momento della presentazione del Taormina FilmFest.

s.m.