giovedì 20 marzo 2014

Sofia Coppola ‘resuscita’ la Sirenetta in versione film

La locandina de La Sirenetta della Walt Disney
“In fondo al mar, in fondo al mar... ”, cantava il granchio Sebastian e la sua orchestra marina ne La sirenetta del 1989, versione animata targata Disney e, ad oggi, trasposizione cinematografica più celebre dell'omonima fiaba del danese Hans Christian Andersen. Cinque anni prima, Ron Howard aveva diretto Daryl Hannah nella commedia Splash - Una sirena a Manhattan, altra versione che prendeva spunto dal testo di Andersen ma che se ne allontanava nello sviluppo. Stavolta toccherà a Sofia Coppola – è scritto sul sito web de Il Sole
La regista Sofia Coppola
24 Ore
attraverso Cinematografo.it - riportare sullo schermo la popolarissima eroina acquatica: la 42enne regista newyorkese (suo il bellissimo Lost in Translation del 2003, con uno straordinario
Bill Murray) è stata scelta infatti dalla Universal per dirigere questo nuovo adattamento, scritto per il cinema da Kelly Marcel e Abi Morgan, ma che sarà presto rivisto da Caroline Thompson, già autrice, tra gli altri, di film come Edward mani di forbice e La sposa cadavere di Tim Burton, o Nightmare Before Christmas, prodotto proprio da quest'ultimo e diretto da Henry Selik. Atmosfere gotiche accompagneranno il racconto di questa sirena disposta a diventare umana per coronare un sogno d'amore? Staremo a vedere, “in fondo al mar, in fondo al mar...” .


redazione

mercoledì 19 marzo 2014

A Torino il “Gay & Lesbian Film Festival”

Il manifesto della 29^ edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival
Centoventinove film provenienti da quaranta nazioni diverse. Questi i numeri della 29^ edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival (TGLFF), in programma nel capoluogo del Piemonte dal 30 aprile al 6 maggio 2014, a testimonianza della sempre maggiore internazionalità di questa kermesse cinematografica. Fra i paesi con il maggior numero di pellicole, gli Stati Uniti d’America con 27 film, seguiti da Francia (14), Spagna (13), Italia (11), Germania (8) e Svizzera (8). Lo riporta anche Cinemaitaliano.info

Una scena del bellissimo film Flawless
con i grandi Philip Seymour Hoffman e Robert De Niro
Degna di nota è la presenza della Corea del Sud, presente con sette pellicole, di cui quattro del regista Lee Song Hee-il, molto attento alle problematiche sociali del suo paese. Classe 1971, tra il 1995 e il 2000 ha diretto un buon numero di cortometraggi, affrontando sin da subito in maniera decisa i principali problemi sociali della Corea del Sud contemporanea. Tra i lungometraggi successivi, è da ricordare No Regret (2006), una delle prime pellicole apertamente gay del cinema coreano. Fra i suoi film presenti al festival, è di particolare interesse il recentissimo Night Flight (2014), che sarà al centro di una serata dedicata al tema del bullismo. Questo melò duro e violento, presentato all’ultimo Festival di Berlino, racconta le vicende di tre studenti sudcoreani in un crescendo di sopraffazioni e tensioni, fino alla resa dei conti con il passato e con le proprie identità.

Uno scatto dal film Night Flight 
del regista sudcoreano Lee Song Hee-il
‘Dalla Russia con amore’ è il titolo di un’intera sezione dedicata alla confederazione di stati dell’ex Unione Sovietica. Con quest’omaggio, il TGLFF vuole porre l’attenzione e dare solidarietà a un momento sociale tutt’altro che facile, proponendo non solo film di finzione ma anche documentari a testimonianza e denuncia della situazione attuale della comunità LGBT in questo paese. I titoli in programma comprendono due lungometraggi, Sayat Nova (Il colore del melograno) di Sergej Parajanov – precursore della cinematografia gay in Russia già negli anni del regime, più volte arrestato – e Campaign of Hate: Russia and Gay Propaganda di Michael Lucas. Inoltre tre cortometraggi, The Beginning di Eleonora Zbanke, I Love Her di Darya Perelay e I've Only Just Begun di Elias Koskimes.

Tre gli omaggi che vedono protagoniste due diverse nazioni: il Regno Unito, paese natale di Derek Jarman, del quale nel 2014 ricorre il ventennale della scomparsa e di cui sarà proposto Caravaggio (1986) in versione restaurata. Toccherà poi agli Stati Uniti d’America. Sarà ricordato Philip Seymour Hoffman, recentemente scomparso, con la proiezione del bellissimo Flawless (Usa, 1999) diretto da Joel Schumacher, che lo vede accanto a un grandissimo Robert De NiroIl terzo omaggio, sempre statunitense, è per Lou Reed, a meno di un anno dalla scomparsa. Il suo storico concerto del 2006 a New York, nel corso del quale eseguì per la prima volta live i brani del suo celebratissimo album Berlin, è al centro di Lou Reed’s Berlin (2007), diretto da Julian Schnabel. Una manifestazione da non perdere e non solo per omosessuali e lesbiche.

redazione

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Cielo alle 21 (con trailer)

La locandina americana
Donnie Darko

Scheda del film
Un film di Richard Kelly. Con Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne, Daveigh Chase, Maggie Gyllenhaal, Katharine Ross, Seth Rogen, Mary McDonnell, Jena Malone, James Duval, Jerry Trainor, Joan M. Blair, Sarah Hudson, Fran Kranz, Scotty Leavenworth, Arthur Taxier, Mark Hoffman, David St. James, Tom Tangen, Jazzie Mahannah, Jolene Purdy, Stuart Stone, Gary Lundy, Alex Greenwald, Beth Grant, David Moreland, Kristina Malota, Marina Malota, Carly Naples, Tiler Peck, Patience Cleveland, Lisa K. Wyatt, Rachel Winfree, Jack Salvatore Jr., Lee Weaver, Phyllis Lyons, Ashley Tisdale, Alison Jones. Drammatico, Usa 2001. Durata 108'.

Trama del film
2 ottobre 1988, una giornata come le altre nella vita disincantata di Donnie Darko. Ha preso le sue medicine, ha guardato il dibattito presidenziale alla televisione e ha cenato con la famiglia. Poi avviene un terrificante incidente, inspiegabilmente il motore di un aeroplano precipita dal cielo, schiantandosi sulla casa dei Darko e distruggendo la stanza di Donnie. A seguito dell'incidente, che per poco non gli costa la vita, Donnie sperimenta un accresciuto senso di cosa significhi essere vivi, e di lì a poco, innamorati. Ben presto il giovane scopre la propria potenzialità di dipanare i fili che tengono assieme l'universo, parallelamente alla tentazione di alterare il tempo e il destino. Straordinariamente intelligente, il sonnambulo Donnie prende a casaccio le sue pillole anti-psicosi, soffre di frequenti allucinazioni e riceve le regolari visite di Frank, un’implacabile presenza soprannaturale che lo avverte: il mondo così come lo conosce Donnie finirà tra 28 giorni.

Breve commento
Un “film illuminante e ribelle – scriveva Leonardo Jattarelli de Il Messaggero quando la pellicola arrivò nelle sale  - ‘bruciato’ alla sua uscita pochi giorni dopo la tragedia dell’11 settembre, resuscitato grazie al tam-tam sul web di migliaia di giovani che ne hanno seguito le fortune al Sundance Film Festival incoronandolo film-cult”. Da lì è divenuto uno “di quei film di culto – rilevava invece Davide Morena di Mymovies.it - che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere e amare in tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda. L'Italia detiene il triste primato di riuscire ad arrivare sempre per ultima a scoprire certi fenomeni”.

Jake Gyllenhaal e Heath Ledger in I segreti di Brokeback Mountain 
“È grande il fascino che questa pellicola riesce a esercitare sul pubblico, soprattutto quello coetaneo del cupo protagonista, poco più che adolescente. Al contrario di molti film che fanno esplicito riferimento al mondo giovanile”. Ma in questo caso “si parla di qualcosa di molto più significativo – scriveva sempre Morena - si parla di morte. In toni tutt'altro che rassicuranti, (il regista) Richard Kelly (poi, ricordo io, smarritosi con una produzione esigua di cui val la pena menzionare giusto l'apprezzato Southland Tales nel 2006) si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione e azione: amore, paura, disprezzo, ribellione”. L’opera ha inoltre il grande merito di aver lanciato sulla ribalta un ottimo interprete come Jake Gyllenhaal (fra i tanti cito il bellissimo I segreti di Brokeback Mountain del 2005 che gli valse la nomination all’Oscar), allora appena 21enne.

s.m.

“Yves Saint Laurent”, ‘pittore’ per la gioia delle donne (con trailer)

La locandina
Scheda del film
Un film di Jalil Lespert. Con Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Marie de Villepin, Xavier Lafitte, Nikolai Kinski, Judi Beecher, Rani Bheemuck, Ruben Alves, Anne Alvaro, Marianne Basler, Janicke Askevold, Astrid Whettnall, Jeanne Dandoy, Michèle Garcia, Yvonne Gradelet. Biografico, Usa 2014. Durata 100'. Lucky Red. Uscita giovedì 27 marzo 2014.

Trama del film
Parigi, 1957. Yves Saint Laurent ha 21 anni e viene chiamato a prendere il posto del defunto Christian Dior nella cui maison ha già avuto modo di dar prova delle proprie qualità. Lo attende la prima collezione totalmente affidata alla sua creatività. Il successo ottenuto lo proietta ai più alti livelli della moda parigina imponendogli al contempo una continua pressione. Il ricovero per una sindrome maniaco-depressiva, in occasione della sua chiamata alle armi per la guerra in Algeria, fa sì che sia licenziato. Grazie al sostegno di Pierre Bergé, che ne diverrà il compagno e il factotum, lo stilista apre una propria casa di haute couture e YSL diverrà un marchio simbolo di eleganza e innovazione.

Tema del film
Il rischio corso quando si decide di girare un film biografico e per giunta su una figura come quella di Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent, è di esagerare nel dipingere il personaggio quasi fosse l’incarnazione della perfezione umana. Tralasciando di soffermarsi anche su difetti caratteriali ed errori esistenziali. In poche parole, finendo per spedire nelle sale una pellicola che mostra una vicenda distante dalla realtà e, quindi, che al cinofilo abbastanza navigato è poco credibile e perciò noiosa. A quanto dicono alcuni colleghi che hanno visto l’opera del 37enne regista parigino Jalil Lespert (esordio per lui dietro la cinepresa e, come attore, protagonista del più che apprezzato Pa-ra-da, 2008, di Marco Pontecorvo), il biopic intitolato senza premitura di meningi, Yves Saint Laurent, non è sporcato dalla suddetta leggerezza e quindi, perlopiù, promosso senza remore.

Il regista Jalil Lespert
Per quanto mi riguarda, non sono un amante spassionato dei film biografici, per il semplice (per me almeno) motivo che, se quando è ricostruito un avvenimento è lecito inserirvi qualche licenza cinematografica, con la vita delle persone non si può giocare. Per giocare intendo dire anche involontariamente mistificare, mancare il bersaglio e consegnare allo spettatore un quadro distorto della ‘celebrità’ raccontata nel film. Finisce spesso che le monografie ‘personali’ diano una sensazione di accatastamento, di accozzaglia di episodi slegati tra loro. Senza tralasciare che spesso anche grandi interpreti si scontrano con la difficoltà di riprendere in modo credibile il carattere dell’‘eroe’ in questione. Carattere che, va da sé, non può che essere complesso, come lo è quello di tutti, anche di coloro che non hanno lasciato alcun segno nell’immaginario collettivo.

Una scena del film Yves Saint Laurent
Come accade per ognuno, appunto, quella di Saint Laurent fu un’individualità sfaccettata e quindi, come detto, circoscriverla in modo fedele all’interno di un’opera filmica dev’essere stata un’impresa non semplice. Ma sembra proprio che l’operazione sia andata a buon fine, soprattutto per il fatto che il regista non si è limitato a seguire solo la carriera artistica del personaggio ma a prestare attenzione a diversi segmenti della sua vicenda. Ce lo assicura Giancarlo Zappoli di Mymovies.it, quando rileva che Jalil Lespert ha avuto l’acume di proporre il protagonista “nella lacerante situazione di chi ha lasciato la natia Algeria (da cui anche il regista proviene) e sente il peso di dover rispondere a interrogativi socio-politici a cui si vorrebbe che prestasse attenzione. La sua vita invece – scrive ancora Zappoli - sta in quelle matite che muove con la rapidità di un pittore e da cui nascono abiti che sanno valorizzare le donne rimanendo al passo coi tempi e spesso anticipandoli”. I presupposti per cui si tratti di un’opera interessante ci sono. Credo che per quanto riguarda vederlo al cinema io passerò la mano, per poi recuperarlo in altro modo.

Stefano Marzetti

martedì 18 marzo 2014

Clint Eastwood mai stanco seleziona il cast di “American Sniper”

Il grande regista Clint Eastwood (83 anni) di nuovo al lavoro
Cosa sappiamo
Cominciano ad arrivare notizie sull'atteso American Sniper (data d'uscita ancora sconosciuta, forse il 2015) nuovo film di Clint Eastwood (Mystic River nel 2003 e Million Dollar Baby nel 2004 i miei preferiti), uno fra i più grandi registi del mondo. L'attrice Sienna Miller (curriculum piuttosto scarso, se si eccettua un ruolo abbastanza importante nell’apprezzato Interview nel 2007, al fianco dell’ottimo Steve Buscemi) è data con certezza nel ruolo della protagonista femminile accanto a Bradley Cooper (e qui il livello si alza, basti pensare alla parte del protagonista nell’applaudita commedia Silver Linings Playbook. Il lato positivo, 2012, solo per citarne uno). Inevitabile che anche per quest’ennesima fatica dell’83enne Eastwood, l’interprete principale sia proprio lui, ma per l’avvenente Miller questa potrebbe essere l’occasione della vita.

Un immagine piuttosto sexy di Sienna Miller
Per la pellicola – come informa un articolo di Rumors - sono state visionate varie attrici tra cui Kate Mara ed Evangeline Lilly, entrambe considerate prima che altri impegni le portassero fuori dalla corsa per il ruolo. Secondo il sito TheWrap, l’ex cowboy ‘buono’ di Sergio Leone, sarebbe stato indeciso fino alla fine tra la Miller e Jaimie Alexander, la bellissima attrice di Thor, ma a quanto pare a spuntarla è stata proprio la 32enne interprete britannica.

st.mar.

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Rai Movie alle 21,15 (con trailer)

La locandina
Vajont

Scheda del film
Un film di Renzo Martinelli. Con Michel Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante, Jorge Perugorría, Leo Gullotta, Philippe Leroy, Anita Caprioli, Nicola Di Pinto, Bruno Bilotta. Drammatico, Ita/Fra 2001. Durata 98’.

Trama del film
Era il 9 ottobre del 1963 quando 260 milioni di metri cubi di terra e rocce del monte Toc (provincia di Beluno, Veneto) si staccarono e franarono nel lago artificiale della diga del Vajont (torrente che nasce in Friuli). L'anomala, immensa onda relativa sommerse il paese di Longarone. Morirono oltre 2000 persone. Si parlò si fatalità, ma non era così. C'era stato chi aveva previsto la tragedia essendo la diga costruita su un terreno inadatto. La giornalista Tina Merlin (L’Unità) cercò di portare alla luce la verità, indagando fra omertà e scarichi di responsabilità. Un funzionario si tolse la vita. Il processo, durato decenni, produsse solo condanne ridicole. Renzo Martinelli racconta tutto questo cercando di mediare lo spettacolo e l'inchiesta.

Breve commento
Renzo Martinelli (suo il pesante Porzus del 1997) vuole coniugare impegno civile e spettacolo, alto costo (18 miliardi) e storie quotidiane, accuse ai potenti della Sade - l’antenata dell’Enel - e adesione alle vite (e alla morte) degli umili. Ci sono i cattivi arroganti, ingegneri, funzionari, politici, manager, affaristi. Non furono eccellenti le recensioni dedicate a questo film che invece, a me, ha soddisfatto in modo abbondante (voto 7), che vi consiglio di vedere stasera – soprattutto se vi è ancora sfuggito - e sul quale mi propongo di scrivere una personale recensione appena potrò accuratamente rivederlo. Aspra, ad esempio, fu la critica di Bruno Fornara di Filmtv.it, il quale trovò giusto rilevare “la sciatteria diffusa, recitazione dimessa, regia inesistente. Le buone intenzioni non salvano il film. La vera, drammatica meditazione sul Vajont resta lo spettacolo teatrale di Marco Paolini” (e su quest’ultima osservazione sono d’accordo).

Scena di Vajont: sopravvissuti disperati
sul luogo in cui sorgeva il paese di Longarone
Sul commento scritto su Comingsoon – che riporta quello di Lietta Tornabuoni de La Stampa - invece, si parla di “cliché così logori, tecniche così rutilanti, sentimenti così ovvi e improbabili (…) regista, produttore, sceneggiatore, operatore di macchina del film, ricostruisce la vicenda di oltre trent'anni fa indulgendo alla retorica”. Nota positiva la partecipazione “di eccellenti attori francesi nelle parti più odiose dei dirigenti della società elettrica, brava Laura Morante”.

s.m.

Tornatore di nuovo all’opera, arriva “The Correspondence”

Ennio Morricone (destra) e Giuseppe Tornatore,
ancora insieme nel prossimo film, The Correspondence (Getty Images)
Cosa sappiamo
È senza ombra di dubbio uno dei pochi registi che riescono a tenere in alto l’Italia nel mondo del cinema. Giuseppe Tornatore (8 Nastri d’argento, 3 David di Donatello e un premio speciale della giuria a Cannes 1999), artista abbastanza prolifico e che difficilmente sbaglia un colpo (quasi tutti di valore – in alcuni casi anche molto alto - i suoi film tra cui Nuovo cinema Paradiso del 1988; L’uomo delle stelle del 1995; La leggenda del pianista sull’oceano del 1998 e l’ultimo, La migliore offerta del 2012), si è messo di nuovo al lavoro per realizzare The Correspondence, le cui riprese cominceranno il prossimo maggio. Da rilevare subito che l’opera vedrà la conferma del sodalizio (che dura dal 1995, L’uomo delle stelle) tra il 58enne cineasta siciliano e l’immenso Ennio Morricone (85 anni, romano), uno dei più grandi autori di colonne sonore cinematografiche di sempre.

Per ciò che concerne la trama, le prime indiscrezioni – rivelate in un articolo di Marta Gasparroni su Exicite.it - parlano di un’azzardata love story tra un professore e una giovane donna (forse una studentessa) che lavora nel suo stesso ambiente. Il primo ciak dovrebbe avvenire a Edimburgo (capitale della Scozia, Regno Unito), per poi spostarsi in Italia dove la pellicola sarà terminata. Il cast – stando ai rumor - sarà costituito da alcune celebri star, soprattutto l'attore che interpreterà il ruolo di protagonista, che sembra entrato in trattative con il regista ma di cui ancora non si conosce il nome. La versione definitiva dell’opera è prevista per l'1 gennaio 2015 e la pellicola sarà prodotta da Arturo Paglia e Isabella Cocuzza di Paco Cinematografica e di Warner Bros Italy. Non resta che attendere con pazienza, nella speranza di ritrovare un Tornatore più ‘vecchia maniera’, quello, per intenderci, degli straordinari Nuovo cinema paradiso e de La leggenda del pianista sull’oceano.

st.mar.