“In
fondo al mar, in fondo al mar... ”, cantava il granchio Sebastian e la sua
orchestra marina ne La sirenetta del
1989, versione animata targata Disney e, ad oggi, trasposizione cinematografica
più celebre dell'omonima fiaba del danese Hans Christian Andersen. Cinque anni
prima, Ron Howard
aveva diretto Daryl Hannah nella commedia Splash- Una sirena a Manhattan, altra
versione che prendeva spunto dal testo di Andersen ma che se ne allontanava
nello sviluppo. Stavolta toccherà a Sofia
Coppola – è scritto sul sito web de Il Sole
La regista Sofia Coppola
24 Ore attraverso Cinematografo.it
- riportare sullo schermo la popolarissima eroina acquatica: la 42enne regista newyorkese
(suo il bellissimo Lost in Translation del
2003, con uno straordinario Bill
Murray) è stata scelta infatti dalla Universal per dirigere questo
nuovo adattamento, scritto per il cinema da Kelly
Marcel e Abi Morgan, ma che sarà presto rivisto da Caroline
Thompson, già autrice, tra gli altri, di film come Edward mani di forbice e La sposa cadavere di Tim Burton,
o Nightmare Before Christmas,
prodotto proprio da quest'ultimo e diretto da Henry
Selik. Atmosfere gotiche accompagneranno il racconto di questa
sirena disposta a diventare umana per coronare un sogno d'amore? Staremo a
vedere, “in fondo al mar, in fondo al mar...” .
Il manifesto della 29^ edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival
Centoventinove film provenienti da quaranta
nazioni diverse. Questi i numeri della 29^ edizione del Torino Gay &
Lesbian Film Festival (TGLFF), in programma nel capoluogo del Piemonte dal 30
aprile al 6 maggio 2014, a testimonianza della sempre maggiore internazionalità
di questa kermesse cinematografica.
Fra i paesi con il maggior numero di pellicole, gli Stati Uniti d’America con
27 film, seguiti da Francia (14), Spagna (13), Italia (11), Germania (8) e
Svizzera (8). Lo riporta anche Cinemaitaliano.info
Una scena del bellissimo film Flawless
con i grandi Philip Seymour Hoffman e Robert De Niro
Degna di nota è la presenza della Corea del
Sud, presente con sette pellicole, di cui quattro del regista Lee Song
Hee-il, molto
attento alle problematiche sociali del suo paese. Classe 1971, tra il 1995 e il
2000 ha diretto un buon numero di cortometraggi, affrontando sin da subito in
maniera decisa i principali problemi sociali della Corea del Sud contemporanea.
Tra i lungometraggi successivi, è da ricordare No Regret (2006), una delle prime pellicole apertamente gay del
cinema coreano. Fra i suoi film presenti al festival, è di particolare
interesse il recentissimo Night Flight
(2014), che sarà al centro di una serata dedicata al tema del bullismo. Questo melò duro e violento, presentato
all’ultimo Festival di Berlino, racconta le vicende di tre studenti sudcoreani
in un crescendo di sopraffazioni e tensioni, fino alla resa dei conti con il
passato e con le proprie identità.
Uno scatto dal film Night Flight
del regista sudcoreano Lee Song Hee-il
‘Dalla Russia con amore’ è il titolo di
un’intera sezione dedicata alla confederazione di stati dell’ex Unione
Sovietica. Con quest’omaggio, il TGLFF vuole porre l’attenzione e dare
solidarietà a un momento sociale tutt’altro che facile, proponendo non solo
film di finzione ma anche documentari a testimonianza e denuncia della
situazione attuale della comunità LGBT in questo paese. I titoli in programma
comprendono due lungometraggi, Sayat Nova
(Il colore del melograno) di Sergej Parajanov –
precursore della cinematografia gay in Russia già negli anni del regime, più
volte arrestato – e Campaign of Hate:
Russia and Gay Propaganda di Michael
Lucas. Inoltre tre cortometraggi, The
Beginning di Eleonora Zbanke, I
Love Her di Darya Perelay e I've
Only Just Begun di Elias Koskimes.
Tre gli omaggi che vedono protagoniste due diverse
nazioni: il Regno Unito, paese natale di Derek Jarman, del
quale nel 2014 ricorre il ventennale della scomparsa e di cui sarà proposto Caravaggio (1986) in versione
restaurata. Toccherà poi agli Stati Uniti d’America. Sarà ricordato Philip Seymour Hoffman, recentemente scomparso, con la proiezione del bellissimo Flawless (Usa, 1999) diretto da Joel Schumacher, che lo vede accanto a un grandissimo Robert De Niro. Il terzo omaggio, sempre statunitense, è per Lou Reed, a meno di un anno dalla scomparsa. Il suo storico
concerto del 2006 a New York, nel corso del quale eseguì per la prima volta live i brani del suo celebratissimo
album Berlin, è al centro di Lou Reed’s Berlin (2007), diretto da Julian Schnabel. Una manifestazione da non perdere e non solo per omosessuali
e lesbiche.
Un film di Richard Kelly. Con Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes
Osborne, Daveigh Chase, Maggie Gyllenhaal, Katharine Ross, Seth Rogen, Mary
McDonnell, Jena Malone, James Duval, Jerry Trainor, Joan M. Blair, Sarah
Hudson, Fran Kranz, Scotty Leavenworth, Arthur Taxier, Mark Hoffman, David St.
James, Tom Tangen, Jazzie Mahannah, Jolene Purdy, Stuart Stone, Gary Lundy,
Alex Greenwald, Beth Grant, David Moreland, Kristina Malota, Marina Malota,
Carly Naples, Tiler Peck, Patience Cleveland, Lisa K. Wyatt, Rachel Winfree,
Jack Salvatore Jr., Lee Weaver, Phyllis Lyons, Ashley Tisdale, Alison Jones. Drammatico,
Usa 2001. Durata 108'.
Tramadel
film
2 ottobre
1988, una giornata come le altre nella vita disincantata di Donnie Darko. Ha
preso le sue medicine, ha guardato il dibattito presidenziale alla televisione e
ha cenato con la famiglia. Poi avviene un terrificante incidente,
inspiegabilmente il motore di un aeroplano precipita dal cielo, schiantandosi
sulla casa dei Darko e distruggendo la stanza di Donnie. A seguito
dell'incidente, che per poco non gli costa la vita, Donnie sperimenta un
accresciuto senso di cosa significhi essere vivi, e di lì a poco, innamorati.
Ben presto il giovane scopre la propria potenzialità di dipanare i fili che
tengono assieme l'universo, parallelamente alla tentazione di alterare il tempo
e il destino. Straordinariamente intelligente, il sonnambulo Donnie prende a
casaccio le sue pillole anti-psicosi, soffre di frequenti allucinazioni e
riceve le regolari visite di Frank, un’implacabile presenza soprannaturale che
lo avverte: il mondo così come lo conosce Donnie finirà tra 28 giorni.
Breve commento
Un “film illuminante e ribelle – scriveva Leonardo
Jattarelli de Il Messaggero quando la pellicola arrivò nelle sale - ‘bruciato’ alla sua uscita pochi giorni dopo
la tragedia dell’11 settembre, resuscitato grazie al tam-tam sul web di
migliaia di giovani che ne hanno seguito le fortune al Sundance Film Festival
incoronandolo film-cult”. Da lì è divenuto uno “di quei film di culto – rilevava
invece Davide Morena di Mymovies.it - che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere e amare in
tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda. L'Italia detiene
il triste primato di riuscire ad arrivare sempre per ultima a scoprire certi
fenomeni”.
Jake Gyllenhaal e Heath Ledger in I segreti di Brokeback Mountain
“È grande il fascino che questa pellicola riesce
a esercitare sul pubblico, soprattutto quello coetaneo del cupo protagonista,
poco più che adolescente. Al contrario di molti film che fanno esplicito
riferimento al mondo giovanile”. Ma in questo caso “si parla di qualcosa di
molto più significativo – scriveva sempre Morena - si parla di morte. In toni
tutt'altro che rassicuranti, (il regista) Richard Kelly (poi,
ricordo io, smarritosi con una produzione esigua di cui val la pena menzionare giusto l'apprezzato Southland
Tales nel 2006) si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza
della morte ha su ogni individuo e di quanto questo condizioni ogni altra
sensazione e azione: amore, paura, disprezzo, ribellione”. L’opera ha inoltre il
grande merito di aver lanciato sulla ribalta un ottimo interprete come Jake
Gyllenhaal
(fra i tanti cito il bellissimo I segreti
di Brokeback Mountain del 2005 che gli valse la nomination all’Oscar),
allora appena 21enne.
Un film di Jalil Lespert. Con Pierre Niney,
Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Marie de Villepin, Xavier
Lafitte, Nikolai Kinski, Judi Beecher, Rani Bheemuck, Ruben Alves, Anne Alvaro,
Marianne Basler, Janicke Askevold, Astrid Whettnall, Jeanne Dandoy, Michèle
Garcia, Yvonne Gradelet. Biografico, Usa 2014. Durata 100'. Lucky Red. Uscita
giovedì 27 marzo 2014.
Trama del film
Parigi,
1957. Yves Saint Laurent ha 21 anni e viene chiamato a prendere il posto del
defunto Christian Dior nella cui maison
ha già avuto modo di dar prova delle proprie qualità. Lo attende la prima
collezione totalmente affidata alla sua creatività. Il successo ottenuto lo
proietta ai più alti livelli della moda parigina imponendogli al contempo una
continua pressione. Il ricovero per una sindrome maniaco-depressiva, in
occasione della sua chiamata alle armi per la guerra in Algeria, fa sì che sia
licenziato. Grazie al sostegno di Pierre Bergé, che ne diverrà il compagno e il
factotum, lo stilista apre una
propria casa di haute couture e YSL
diverrà un marchio simbolo di eleganza e innovazione.
Tema del film
Il rischio corso quando si decide di girare
un film biografico e per giunta su una figura come quella di Yves Henri Donat
Mathieu Saint Laurent, è di esagerare nel dipingere il personaggio quasi fosse
l’incarnazione della perfezione umana. Tralasciando di soffermarsi anche su
difetti caratteriali ed errori esistenziali. In poche parole, finendo per
spedire nelle sale una pellicola che mostra una vicenda distante dalla realtà
e, quindi, che al cinofilo abbastanza navigato è poco credibile e perciò
noiosa. A quanto dicono alcuni colleghi che hanno visto l’opera del 37enne
regista parigino Jalil Lespert (esordio per lui dietro la cinepresa e, come
attore, protagonista del più che apprezzato Pa-ra-da,
2008, di Marco
Pontecorvo), il biopic
intitolato senza premitura di meningi, Yves
Saint Laurent, non è sporcato dalla suddetta leggerezza e quindi, perlopiù,
promosso senza remore.
Il regista Jalil Lespert
Per quanto mi riguarda, non sono un amante
spassionato dei film biografici, per il semplice (per me almeno) motivo che, se
quando è ricostruito un avvenimento è lecito inserirvi qualche licenza
cinematografica, con la vita delle persone non si può giocare. Per giocare
intendo dire anche involontariamente mistificare, mancare il bersaglio e
consegnare allo spettatore un quadro distorto della ‘celebrità’ raccontata nel
film. Finisce spesso che le monografie ‘personali’ diano una sensazione di
accatastamento, di accozzaglia di episodi slegati tra loro. Senza tralasciare
che spesso anche grandi interpreti si scontrano con la difficoltà di riprendere
in modo credibile il carattere dell’‘eroe’ in questione. Carattere che, va da sé,
non può che essere complesso, come lo è quello di tutti, anche di coloro che
non hanno lasciato alcun segno nell’immaginario collettivo.
Una scena del film Yves Saint Laurent
Come accade per ognuno, appunto, quella di Saint
Laurent fu un’individualità sfaccettata e quindi, come detto, circoscriverla in
modo fedele all’interno di un’opera filmica dev’essere stata un’impresa non semplice.
Ma sembra proprio che l’operazione sia andata a buon fine, soprattutto per il
fatto che il regista non si è limitato a seguire solo la carriera artistica del
personaggio ma a prestare attenzione a diversi segmenti della sua vicenda. Ce
lo assicura Giancarlo Zappoli di Mymovies.it,
quando rileva che Jalil Lespert ha avuto l’acume di proporre il protagonista “nella
lacerante situazione di chi ha lasciato la natia Algeria (da cui anche il
regista proviene) e sente il peso di dover rispondere a interrogativi
socio-politici a cui si vorrebbe che prestasse attenzione. La sua vita invece – scrive ancora Zappoli - sta in quelle
matite che muove con la rapidità di un pittore e da cui nascono abiti che sanno
valorizzare le donne rimanendo al passo coi tempi e spesso anticipandoli”. I
presupposti per cui si tratti di un’opera interessante ci sono. Credo che per
quanto riguarda vederlo al cinema io passerò la mano, per poi recuperarlo in
altro modo.
Il grande regista Clint Eastwood (83 anni) di nuovo al lavoro
Cosa sappiamo
Cominciano ad arrivare notizie sull'atteso American
Sniper (data d'uscita ancora sconosciuta, forse il 2015) nuovo film
di Clint
Eastwood (Mystic River nel 2003 e Million Dollar Baby nel 2004 i miei
preferiti), uno fra i più grandi registi del mondo. L'attrice Sienna
Miller (curriculum
piuttosto scarso, se si eccettua un ruolo abbastanza importante nell’apprezzato
Interview nel 2007, al fianco dell’ottimo
Steve
Buscemi) è data con
certezza nel ruolo della protagonista femminile accanto a Bradley
Cooper (e qui il
livello si alza, basti pensare alla parte del protagonista nell’applaudita
commedia Silver Linings Playbook. Il lato
positivo, 2012, solo per citarne uno). Inevitabile che anche per quest’ennesima
fatica dell’83enne Eastwood, l’interprete principale sia proprio lui, ma
per l’avvenente Miller questa potrebbe essere l’occasione della
vita.
Un immagine piuttosto sexy di Sienna Miller
Per la pellicola – come informa un articolo
di Rumors - sono state visionate varie attrici tra cui Kate Mara ed Evangeline
Lilly, entrambe
considerate prima che altri impegni le portassero fuori dalla corsa per il
ruolo. Secondo il sito TheWrap, l’ex cowboy ‘buono’ di Sergio Leone, sarebbe
stato indeciso fino alla fine tra la Miller e Jaimie
Alexander,
la bellissima attrice di Thor, ma a
quanto pare a spuntarla è stata proprio la 32enne interprete
britannica.
Un film di Renzo Martinelli. Con Michel
Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante, Jorge Perugorría, Leo Gullotta, Philippe
Leroy, Anita Caprioli, Nicola Di Pinto, Bruno Bilotta. Drammatico, Ita/Fra 2001.
Durata 98’.
Tramadel
film
Era il 9
ottobre del 1963 quando 260 milioni di metri cubi di terra e rocce del monte
Toc (provincia di Beluno, Veneto) si staccarono e franarono nel lago
artificiale della diga del Vajont (torrente che nasce in Friuli). L'anomala,
immensa onda relativa sommerse il paese di Longarone. Morirono oltre 2000
persone. Si parlò si fatalità, ma non era così. C'era stato chi aveva previsto
la tragedia essendo la diga costruita su un terreno inadatto. La giornalista
Tina Merlin (L’Unità) cercò di portare alla luce la verità, indagando fra
omertà e scarichi di responsabilità. Un funzionario si tolse la vita. Il
processo, durato decenni, produsse solo condanne ridicole. Renzo Martinelli
racconta tutto questo cercando di mediare lo spettacolo e l'inchiesta.
Breve commento
Renzo Martinelli (suo il
pesante Porzus del 1997) vuole
coniugare impegno civile e spettacolo, alto costo (18 miliardi) e storie
quotidiane, accuse ai potenti della Sade - l’antenata dell’Enel - e adesione
alle vite (e alla morte) degli umili. Ci sono i cattivi arroganti, ingegneri,
funzionari, politici, manager, affaristi. Non furono eccellenti le recensioni dedicate a questo film che invece, a me, ha soddisfatto in modo abbondante (voto 7), che
vi consiglio di vedere stasera – soprattutto se vi è ancora sfuggito - e sul
quale mi propongo di scrivere una personale recensione appena potrò accuratamente
rivederlo. Aspra, ad esempio, fu la critica di Bruno Fornara di Filmtv.it,
il quale trovò giusto rilevare “la sciatteria diffusa, recitazione dimessa,
regia inesistente. Le buone intenzioni non salvano il film. La vera, drammatica
meditazione sul Vajont resta lo spettacolo teatrale di Marco Paolini” (e su
quest’ultima osservazione sono d’accordo).
Scena di Vajont: sopravvissuti disperati
sul luogo in cui sorgeva il paese di Longarone
Sul commento scritto su Comingsoon – che riporta quello di Lietta Tornabuoni de La Stampa - invece, si parla di “cliché così logori, tecniche così
rutilanti, sentimenti così ovvi e improbabili (…) regista, produttore, sceneggiatore,
operatore di macchina del film, ricostruisce la vicenda di oltre trent'anni fa
indulgendo alla retorica”. Nota positiva la partecipazione “di eccellenti
attori francesi nelle parti più odiose dei dirigenti della società elettrica,
brava Laura
Morante”.
Ennio Morricone (destra) e Giuseppe Tornatore,
ancora insieme nel prossimo film, The Correspondence (Getty Images)
Cosa sappiamo
È senza ombra di dubbio uno dei pochi registi
che riescono a tenere in alto l’Italia nel mondo del cinema. Giuseppe
Tornatore
(8 Nastri d’argento, 3 David di Donatello e un premio speciale della giuria a
Cannes 1999), artista abbastanza prolifico e che difficilmente sbaglia un colpo
(quasi tutti di valore – in alcuni casi anche molto alto - i suoi film tra cui Nuovo cinema Paradiso del 1988; L’uomo delle stelle del 1995; La leggenda del pianista sull’oceano del
1998 e l’ultimo, La migliore offerta
del 2012), si è messo di nuovo al lavoro per realizzare The Correspondence, le cui riprese cominceranno il prossimo maggio.
Da rilevare subito che l’opera vedrà la conferma del sodalizio (che dura dal
1995, L’uomo delle stelle) tra il 58enne
cineasta siciliano e l’immenso Ennio Morricone (85 anni, romano), uno dei più
grandi autori di colonne sonore cinematografiche di sempre.
Per ciò che concerne la trama, le prime
indiscrezioni – rivelate in un articolo di Marta Gasparroni su Exicite.it - parlano di un’azzardata love story tra
un professore e una giovane donna (forse una studentessa) che lavora nel suo stesso
ambiente. Il primo ciak dovrebbe
avvenire a Edimburgo (capitale della Scozia, Regno Unito), per poi spostarsi in
Italia dove la pellicola sarà terminata. Il cast – stando ai rumor - sarà costituito da alcune celebri star, soprattutto
l'attore che interpreterà il ruolo di protagonista, che sembra entrato in
trattative con il regista ma di cui ancora non si conosce il nome. La versione
definitiva dell’opera è prevista per l'1 gennaio 2015 e la pellicola sarà
prodotta da Arturo Paglia e Isabella Cocuzza di Paco Cinematografica e di
Warner Bros Italy. Non resta che attendere con pazienza, nella speranza di
ritrovare un Tornatorepiù ‘vecchia maniera’, quello, per intenderci, degli
straordinari Nuovo cinema paradiso e de
La leggenda del pianista sull’oceano.