venerdì 25 luglio 2014

Il più bello di venerdì 25 luglio, prima serata, sul digitale: ‘A History of Violence’ (Rai Movie, canale 24, alle 21,15)

La locandina
A History of Violence

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

La scheda
Un film di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid, Sumela Kay. Thriller/azione/drammatico. Durata 96' circa. 01 Distribution.

La trama
Tom Stall vive tranquillo e felice con la moglie avvocato e i loro due bambini nella piccola città di Millbrook, Indiana (Usa), ma la loro idilliaca esistenza va in pezzi quando una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante. Quando si accorge del pericolo, entra in azione e salva i suoi clienti e amici uccidendo i due criminali per difesa. La vita di Tom cambia dopo quella notte, tutti lo considerano un eroe e il circo dei media lo spinge sotto i riflettori. A disagio per questa inaspettata celebrità, cerca di ritornare alla vita normale, ma deve confrontarsi con un tipo misterioso e minaccioso, che arriva in città credendo che Tom sia l’uomo dal quale in passato ha subìto ingiustizie. Tom e la sua famiglia reagiscono allo scambio d’identità e lottano per far fronte alla nuova realtà, ma sono costretti a rivedere le loro relazioni e i problemi che li dividono.

Recensione (rassegna stampa)
“Era dai tempi di Crash (2004, ndr) che Cronenberg non ci offriva un film (a sinistra il TRAILER) così rigoroso e crudo - rileva Luca Pacilio di Onda Cinema - senza cedimenti e senza compiacimenti; una storia fatta di immagini asciutte che coprono un’architettura solidissima; la rappresentazione, zeppa di segni, di una realtà codificata attraverso l’uso della fiction (la stessa, nuova, esistenza ... del protagonista si fonda su una finzione: il sogno americano). La violenza ivi rappresentata ‘non è coreografata’ (ipse dixit) ma è scabra, aspra, disturbante, reale; è, soprattutto, un malessere strisciante che si annuncia (i mostri del sogno della bambina: una minaccia in germe) e che, giunto in casa, dilaga epidemico (il figlio che picchia il compagno e ammazza il nemico trova in sé l’energia di un male atavico, la moglie che schiaffeggia il marito, l’amplesso come una lotta mostruosa), è un morbo astratto ma contagioso che contamina un microcosmo apparentemente sterile che
Il regista David Cronenberg
solo la scena finale sembra ricomporre (il gesto con cui la figlioletta mette il piatto in tavola restaura, tra mille perplessità - poiché nulla potrà più essere come prima - il devastato quadro iniziale) ... E nulla sbaglia l’autore da un punto di vista formale: inquadrature taglienti che dicono più di qualsiasi effetto speciale; un piano sequenza iniziale (un lynchiano ingresso nel malefico strange world) superlativo per sospensione, tempi, tensione e che sfocia nell’ordinary world di Tom (la chirurgica direzione della fotografia è del fedele
Peter Sushitzky); superbe scelte attoriali (tutto il cast, nessuno escluso, e un redivivo William Hurt, gigione da applauso); le gravi, strategiche musiche di Howard Shore. Un colpo secco - conclude Pacilio - che ci ha stesi”.

Ed Harris in una scena di A History of Violence
“(...) Tratto da un fumetto di John Wagner il nuovo film di Cronenberg torna sui territori cari al regista”, scrive Giancarlo Zappoli di My Movies - : l’identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza. Anche lo stile narrativo gioca su questi elementi, tanto che il film potrebbe essere oggetto di una doppia recensione. Se lo si prende per come appare si tratta di un thriller molto stereotipato con buone dosi di esagerazione narrativa e di umorismo spesso involontario. Se invece lo si legge a partire dalla prima inquadratura che sembra un quadro di Hopper allora le cose cambiano. Si pensa al Cronenberg raffinato intellettuale che opera una rilettura sui generi per svelarne la fragilità e l’ambiguità. Questa volta propendiamo per la prima scelta quasi che il regista canadese, dopo la complessa prova di Spider (2002, ndr) avesse deciso di avvalersi di una fonte di ispirazione ‘bassa’ per vedere come i meccanismi narrativi funzionano in quel contesto senza però volersene distanziare criticamente. Grande - conclude Zappoli - come sempre, Ed Harris”.

redazione

mercoledì 23 luglio 2014

Con ‘Get On Up’ arriva sul grande schermo il biografico su James Brown

La locandina
Valutazione n.d.

La scheda
Un film di Tate Taylor. Con Chadwick Boseman, Viola Davis, Octavia Spencer, Nelsan Ellis, Lennie James, Nick Eversman, James DuMont, Dan Aykroyd, Jill Scott, Keith Robinson, Tika Sumpter. Biografico, Usa 2014. Universal Pictures. Uscita giovedì 6 novembre 2014.

Trama
Basato sull’incredibile storia della vita del ‘Padrino del Soul’, James Brown. Attraverseremo con la musica, il viaggio di Brown, dalla misera infanzia in Georgia fino alla trasformazione in una delle più influenti figure del ventesimo secolo.

Cosa sappiamo
Film biografici, documentari o docufilm che siano, i lungometraggi dedicati ai miti della musica al cinema vanno molto di moda. Ieri abbiamo presentato il biopic sui Duran Duran, Duran Duran: Unstaged (articolo). Oggi con Get On Up (a sinistra il TRAILER) è la volta del ‘Signor Dinamite’, ‘Padrino del Soul’, ‘Più grande lavoratore dello showbiz’ o che dir si voglia, James Brown, morto 73enne ad Atlanta il 25 dicembre del 2006. Una vita ripercorsa a partire dall’infanzia trascorsa in estrema povertà fino all’evoluzione in una delle figure più influenti del ventesimo secolo. Alla regia Tate Taylor (autore nel 2012 del coinvolgente The Help, quattro nomination agli Oscar per un film campione d’incassi) e a incarnare il portentoso re del gospel e del rhythm and blues è stato chiamato Chadwick Boseman (in precedenza giusto una parte di rilievo in 42, nei panni di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball professionista di colore). Nel film recitano anche Dan
Il regista Tate Taylor
Aykroyd
(visto di recente nell’apprezzato Dietro i candelabri) Viola Davis e Octavia Spencer, queste ultime già nel cast del succitato The Help. Il progetto è sostenuto niente popò di meno che dal leader dei Rolling Stones, sir Mick Jagger con Victoria Pearman (Shine a Light) tramite la Jagged Films. Universal Pictures ha reso disponibili un nuovo trailer e una prima locandina ufficiale.

Get on Up è molto più di un riff televangelista, si legge nell’articolo di Filippo Brunamonti su Repubblica online: segue James Brown dall’infanzia, nelle baracche e i paesaggi rurali della Carolina del Sud, nel mezzo della Grande depressione del ‘33, tra abbandoni, abusi, riformatori, celle. Nessuno poteva dettare le regole: lui era destinato a infrangerle. Da pugile amatoriale a musicista di strada, fino alla consacrazione di forza nella musica popolare. Lo stesso genere di musica che ha continuato a ispirare artisti motown, jazz e blues, nonostante Brown resti un talento inclassificabile. Rick Rubin ha scritto: “In un certo senso, James Brown è come Johnny Cash. Johnny è considerato uno dei re della musica country, ma ci sono molte persone che apprezzano Johnny pur non amando il genere country. Lo stesso vale per James Brown e l'R&B”. Nel film di Taylor, Boseman trema, vacilla, incanta, suda; illumina e trafigge il palco, mettendo a fuoco genio e carisma di Brown: dal concerto all’Apollo Theater, Harlem, del 1962 al T. A. M. I. Show filmato nel 1964, dallo storico concerto del 1968 (Boston Garden) al ‘full-on funk’ all’Olympia Theatre di Parigi nel '71, sotto le note da ballata di Try Me e Lost Someone o ritmi incalzanti come Out of Sight e Night Train.

Il re del gospel e del rhythm and blues, James Brown
L’impegno per i diritti civili passa, rabbioso, attraverso la campagna per l’educazione dei bambini poveri - rileva ancora Brunamonti - e, in pieno movimento ‘Pantere Nere’, il manifesto funk, Say It Loud - I’m Black And I’m Proud. Poco prima della morte (…) combatterà per salvare dalla lapidazione Amina Lawal, nigeriana condannata a morte per essere rimasta incinta fuori dal matrimonio. «Trovare James Brown nel volto-specchio di un attore odierno, non era semplice», aggiunge il regista nell’intervista riportata da Repubblica online.
In primo piano l'attore Chadwick Boseman,
in una scena di Get On Up
«Quando si è presentato
Chadwick Boseman e ha recitato con quel dialetto, quella postura, quella musicalità tipica di Brown, dimostrandosi capace di avere 17 anni un giorno e 60 il successivo, mi son detto: “È fatta”. Tant’è vero che l'intera crew si è rivolta a Chad chiamandolo Mr. Brown tutto il tempo».

L’attore Dan Aykroyd interpreta il booking agent Ben Bart; ha collaborato con Brown in Blues Brothers (1980) di John Landis, assieme a John Belushi (ricordate il sermone del reverendo Cleophus James?) e in Doctor Detroit e Blues Brothers 2000. «Lo avevo già visto esibirsi in diverse occasioni, a partire da quando ero un ragazzino, all’Esquire Show Bar a Montreal. Aveva i suoi problemi e le sue difficoltà come essere umano, ma amava le persone. Le amava sul serio. Credo che questo film rifletta la passione per Brown e il suo amore universale. Lui sarebbe orgoglioso specialmente del tono di spiritualità che mette Chad nel rappresentarlo. La voce, il look, la sinuosa paranoia. James Brown ha saputo toccare la vita di tante persone, mantenendo al tempo stesso una distanza netta. Da vero re».
redazione
Per alcune informazioni si ringraziano la Repubblica online e Cine Blog

martedì 22 luglio 2014

Il più bello di martedì 22 luglio, prima serata, sul digitale: ‘La stangata’ (Iris, canale 22, alle 21,01)

La locandina
La stangata

Valutazione media: ♥♥♥♥♥ = 9

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
Premio Oscar 1974: miglior film a Tony Bill, Michael Phillips e Julia Phillips; migliore regia a George Roy Hill; miglior sceneggiatura originale a David S. Ward; miglior scenografia a Henry Bumstead e James W. Payne; migliori costumi a Edith Head; miglior montaggio a William Reynolds; miglior colonna sonora a Marvin Hamlisch.  National Board of Review Award 1973: miglior film; migliori dieci film.  David di Donatello 1974: miglior attore straniero a Robert Redford. American Cinema Editors 1974: miglior montaggio a William Reynolds. Directors Guild of America 1974: migliore regia a George Roy Hill, Ernest B. Wehmeyer, Ray Gosnell Jr. e Charles Dismukes (assistenti registi). 

La scheda
Un film di George Roy Hill. Con Paul Newman, Robert Redford, Robert Shaw, Charles Durning, Eileen Brennan, Ray Walston, Dimitra Arliss, Harold Gould, John Heffernan, Dana Elcar, Jack Kehoe, Robert Earl Jones, James Sloyan, Charles Dierkop, Lee Paul. Titolo originale: The Sting. Commedia, Usa 1973. Durata 129' circa. Cic Video.

La trama
Chicago negli anni Trenta. Johnny Hooker e il suo amico Luther si guadagnano da vivere organizzando truffe. Un giorno, il pollo di turno si rivela un pericoloso gangster. Luther pagherà con la vita. Hooker sogna la vendetta e si rivolge a un vecchio amico del defunto, Gondorff, uno dei più abili truffatori dello Stato. Insieme organizzano contro il boss, una vera e propria ‘stangata’.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Grandissimo film (qui a sinistra il TRAILER) diretto da George Roy Hill - scrive Enzo Barbato di Storia dei film - già regista di Butch Cassidy interpretato dalla stessa coppia Redford-Newman e non a caso squadra che vince non si cambia. Ottimamente fotografato da Robert Surtees, già consacrato in Ben-Hur, che utilizza spesso il bruno, il seppia e il verde, magistralmente combinati, per mettere in risalto lo squallore dei bassifondi di una grande metropoli degli anni '30. E la colonna sonora? In quanti abbiamo fischiettato The entertainer? In quanti ci siamo emozionati con Solace? Il ragtime di Scott Joplin, ripescato per l’occasione è quanto mai azzeccato. Sette Oscar tutti meritati - conclude Barbato - per un’opera davvero formidabile”.

“(...) La stessa squadra di Butch Cassidy - si legge su il Morandini ripreso da My Movies - ha messo a segno, almeno al botteghino, un altro successo con un film comico a suspense (comedy suspenser) che deve molto al rag-time di Scott Joplin (arrangiato da Marvin Hamlish che in quell’anno ebbe la ventura più unica che
Una scena con Paul Newman e Robert Redford
rara di vincere anche un secondo Oscar per la canzone di
Come eravamo), al carisma dei suoi due bidonisti e alla fin troppo elegante ricostruzione d’epoca (...)”.

“La cosa migliore del film, come dicono nel documentario presente nel dvd, è che riesce a sorprendere sempre”, si legge in una delle recensioni dei lettori di Film Scoop - E quando pensi una cosa, la storia prende un’altra direzione e guardandolo per la prima volta non sai mai cosa può succedere o come si svilupperà la stangata che i protagonisti stanno mettendo a segno. E questo è meraviglioso perché il film tiene la tensione altissima, e giuro che il finale mi ha sorpreso veramente. Una sceneggiatura perfetta con colpi di scena magistrali. Redford e soprattutto Newman rendono i loro ruoli alla perfezione. Da vedere e anche rivedere”.
redazione

‘Duran Duran: Unstaged’: David Lynch porta al cinema Simon Le Bon & Co.

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di David Lynch. Con Simon Le Bon, John Taylor, Roger Taylor, Nick Rhodes, Gerard Way, Beth Ditto, Kelis, Mark Ronson, Travis Dukelow, David Lynch. Titolo originale: Duran Duran: Unstaged. Documentario, Usa 2011. Durata 121' circa. Woovie. Uscita in Italia lunedì 21 luglio 2014 (nelle sale fino a mercoledì 23).

La trama
Presentato al mercato del Festival di Cannes, Duran Duran: Unstaged mette insieme un universo musicale - quello rappresentato negli anni Ottanta dai Duran Duran, appunto - con un modo particolare di concepire il cinema, quello di David Lynch. La fusione si è realizzata il 23 marzo 2011, in occasione del concerto che la band tenne - in formazione originale con Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor - al Mayan Theater di Los Angeles. Lì, il regista seguì lo spettacolo riprendendo e montandolo live secondo i suoi gusti e i suoi canoni stilistici. Il risultato è un progetto unico, rivolto ai fan della band inglese ma non solo.

Curiosità
Per l'occasione David Lynch manipolò in tempo reale le immagini del concerto dato in streaming. Ora il film-esperimento (qui a sinistra il TRAILER) arriva in alcune sale nostrane dopo essere stato proiettato al Moma (Museum of Modern Art) di New York. E proprio la proiezione al Moma rende chiaro come ci si trovi di fronte a un esperimento di tipo artistico - si legge su Today - inedito nel campo musicale. Non è infatti il classico film-concerto con firma prestigiosa - come fu Shine A Light diretto da Martin Scorsese per i Rolling Stones - e nemmeno un documentario con dietro le quinte e interviste.

Un passaggio dl docu-film Duran Duran: Unstaged
Recensione (rassegna stampa)
“(...) Siamo trasportati a Los Angeles nel Mayan Theater ed è il 23 marzo 2011 - scrive Alfonso Corace di Cinemamente - e la formazione del gruppo è quella storica (…) Si parte con la musica e subito ci si accorge che ci sono due diversi livelli visivi, uno (quasi sempre in b/n) formato da loro, i Duran Duran in una forma smagliante, e un altro livello con disturbi, fiamme, e scene che Lynch cerca di legare alla musica con la sua consueta disarmonia e il suo non-sense a tratti irritante. Questo lo si percepisce immediatamente, ma spesso il fastidio è funzionale a comprendere la mente e le sensazioni, e quindi ci arrendiamo a questo connubio, sorretto dalla musica trascinante dei Duran Duran, che esplorano il loro repertorio dagli anni ’80 fino all’ultimo All You Need is Now, risalente al 2010 (...) L’esperienza è sicuramente insolita e queste sovrapposizioni visive arricchiscono (quasi sempre) la musica in modo singolare grazie a tecniche che vanno dallo stop-motion alla pittura passando per la scultura. Resta il fatto che probabilmente, una volta finito di vedere il concerto, quello che rimarrà di più saranno loro, i Duran Duran, musicisti nettamente migliorati rispetto agli anni ’80 - rileva sempre Corace - autori di canzoni che hanno fatto da sfondo alla vita di moltissime persone per più di 30 anni (...)”.

Il regista
David Lynch
“(...) Un binomio inconsueto e imprevedibile - rileva Emanuele Sacchi di My Movies - quello formato dalla band di Simon Le Bon e dall’eccentrico regista di Velluto Blu, lontano dalla macchina da presa ormai dai tempi di Inland Empire, datato 2006. Un contrasto potenzialmente stimolante per un artista che, proprio lavorando sugli opposti (ottimismo/perversione, discesa agli inferi e redenzione), ha costruito opere che hanno mutato irreversibilmente l’immaginario collettivo e rivoluzionato il linguaggio cinematografico. Ma, come per i progetti più recenti dell’uomo di Missoula - il disco come BlueBob, gli spot pubblicitari perlopiù ‘alimentari’ - anche in Unstaged prevale un senso di incompiutezza, svogliatezza e di occasione mancata. Come se il cinema a Lynch non interessasse più e la sperimentazione su di esso si fosse ormai esaurita (...) Lynch, del tutto estraneo al contesto, finisce quindi solo per rovinare un po’, anziché arricchire, un eccellente show che tale - senza ambizioni artistiche sproporzionate - sarebbe dovuto rimanere”, conclude Sacchi.

redazione

giovedì 17 luglio 2014

Il più bello di giovedì 17 luglio, prima serata, sul digitale: ‘The Life of David Gale’ (Iris, canale 22, alle 21)

La locandina
The Life of David Gale

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Alan Parker. Con Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Gabriel Mann, Matt Craven, Rhona Mitra, Leon Rippy, Cleo King, Constance Jones, Lee Ritchey, Cindy Waite, Jim Beaver. Drammatico, Usa 2003. Durata 131' circa. Uip.

La trama
Texas, oggi. Mentre in carcere sta aspettando il giorno dell’esecuzione capitale, David Gale, un tempo stimato docente di filosofia e attivista di un movimento contro la pena di morte, ottiene il permesso per rilasciare un’intervista alla giornalista Bitsey. A lei Gale dice di non aver stuprato né ucciso l’amica Constance, di essere anzi vittima di un complotto per denunciare il quale ora intende raccontare come si sono svolti veramente i fatti. Torna così a qualche tempo addietro, quando la falsa accusa di una studentessa per violenza sessuale gli aveva causato la perdita sia del posto all’università sia della moglie trasferitasi in Spagna con il figlioletto.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Si tratta di un thriller, costruito tenendo ben presenti le esigenze commerciali e in cui, via via che l’indagine va avanti, la fiction prende il sopravvento sulla ‘tesi’ - rileva Alberto Crespi di Film Tv, ripreso da Coming Soon - e l'intreccio si fa sempre più macchinoso, con scarso rispetto per la verosimiglianza e la legge delle probabilità. Il soggetto ricorda piuttosto da vicino quello di un film del 1956, L'alibi era perfetto, uno tra i noir americani meno noti di Fritz Lang: ma laddove Lang componeva con geometrica lucidità e rigore morale la sua arringa contro la pena di morte, Alan Parker si dà da fare per stupirci con colpi di scena, rimescolamenti di carte e ‘rivelazioni’ che non sorprenderebbero neppure il più ingenuo degli spettatori. Fino, e qui si arriva al paradosso, a una conclusione controproducente - chiude Crespi - proprio per la causa che sta perorando”.

Kate Winslet in una scena del film di Alan Parker
“(...) Alan Parker domina con maestria ed estrema originalità l’ottima sceneggiatura di Charles Randolph (professore di filosofia a Vienna, alla sua prima fatica come scrittore)”, scrive Daniele Sesti di Film Up. Il regista inglese riesce a enfatizzare, impreziosendoli, i dialoghi dello script che costituiscono certamente uno dei punti di forza dell’opera. In particolare, vi segnaliamo il dialogo sulla veranda, di sera, tra Spacey e la commovente Laura Linney (nella parte di Constance, vero motore di tutta la storia): dialoghi da manuale (...) L’idea di raggiungere più gente possibile grazie alla scelta di uno stile popolare, in questo caso, è certamente vincente. Così come vincente ed entusiasmante è stata le scelta di scegliere due interpreti come Kevin Spacey e Laura Linney. I due sono autori di veri e propri pezzi di bravura recitativa tali da lasciarci veramente a bocca aperta. The life of David Gale è un film assolutamente da vedere e da far vedere”, conclude Sesti. “Perché? Perché ‘in conclusione una società civilizzata deve convivere con una dura verità: chi cerca vendetta scava due tombe’”.
redazione

mercoledì 16 luglio 2014

‘Maicol Jecson’ e il rapporto nonni-nipoti o giovanissimi-anziani

La locandina
Valutazione media: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Francesco Calabrese e Enrico Audenino. Con Remo Girone, Tommaso Maria Neri, Vittorio Gianotti, Stefania Casini Commedia, Ita 2014. Durata 84' circa. Wider Films. Uscita: giovedì 17 luglio 2014.

La trama
È l’estate del 2009. Il 15enne Andrea e il fratellino Tommaso, 9 anni e una passione sfrenata per Michael Jackson, dovrebbero partire per il campo estivo. Ma Andrea ha un appuntamento con la ragazza dei suoi sogni con la quale conta di perdere la verginità, approfittando della casa lasciata vuota dai genitori in vacanza. Fra i maldestri tentativi di sbolognare Tommaso a qualche anima pia che se ne prenda cura mentre lui va in missione per conto di sé, Andrea s’imbatte in Cesare, un anziano signore che non vede l’ora di calarsi nel ruolo del nonno putativo dei due fratelli.

Recensione (rassegna stampa)
“(...) Personaggi ben studiati e adattati sulle spalle di attori giovani e meno giovani al debutto - scrive Gianluca Chianello di Cinefilos - così come con una lunga carriera alle spalle, ma tutti egualmente bravi e credibili nelle rispettive interpretazioni. Così si fanno apprezzare i due giovani protagonisti, Vittorio Giannotti nei panni del teenager tipico, un po’ ribelle e insofferente al mondo degli adulti, e il piccolo Tommaso Neri, bravissimo e talentuosissimo, che il regista Calabrese ha fortemente rivoluto con lui dopo la comune esperienza in I killer. Il titolo del film deriva proprio dalla grande passione del personaggio di Tommaso per Michael Jackson, vero e proprio idolo (...) A completare questo improbabile terzetto inter-generazionale, ecco il sempre ottimo Remo Girone, il quale si mette ammirevolmente in discussione nei panni di un personaggio per lui insolito e in una scrittura per lui insolita. Invece il vecchio leone da palcoscenico - rileva ancora Chianello - stupisce per la potenzialità auto-ironica che raramente ha messo in mostra nel corso della sua lunga quanto straordinaria carriera divisa tra cinema e teatro (...)”.


Da sinistra il giovane Vittorio Gianotti e Remo Girone
“(...) è evidente che il modello di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino - rileva Paola Casella di My Movies - registi trentenni esordienti al lungometraggio, sono le commedie indie americane, in particolare Little Miss Sunshine: c’è la famiglia disfunzionale, il teenager sbullonato, il fratellino eccentrico, il nonno fuori di testa e poi una vicina svampita, una migliore amica con lo shiatsu blu, tre amici nerd (di cui uno nero), la ragazza dei sogni che pare uscita da una sorority yankee. Su tutti aleggia il fantasma del Maicol Jecson del titolo, che proprio quell’estate diventerà fantasma per davvero (...) una regia gradevole e alla fine anche originale, posta l’acquisizione degli stilemi del ‘genere indie’; scelte musicali interessanti (quelle sì, davvero locali); una ricchezza di sfumature nella costruzione dei rapporti fra i personaggi. A questo proposito la vera freccia all’arco di Maicol Jecson è la scelta, molto consapevole, di concentrarsi sul rapporto nonni-nipoti, ovvero giovanissimi-anziani, due categorie per lo più ignorate dal cinema italiano contemporaneo, soprattutto quello di commedia. E il momento più commovente è quello in cui Girone si guadagna il titolo di nonno di Tommaso, invitandolo a fare tutto quello che vuole, senza paura di sbagliare”, conclude la recensione di My Movies.

redazione

Il più bello di mercoledì 16 luglio, prima serata, sul digitale: ‘L'allenatore nel pallone’ (Rete 4, canale 4, alle 21,15)

La locandina
L'allenatore nel pallone

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Sergio Martino. Con Lino Banfi, Licinia Lentini, Camillo Milli, Giuliana Calandra, Viviana Larice, Stefania Spugnini, Gigi Sammarchi, Franco Caracciolo, Andrea Roncato, Stefano Davanzati, Urs Althaus, Antonio Zambito, Maurizio Faraoni, Michela Zampa, Francesco Caracciolo, Ennio Antonelli, Gila Golan. Commedia, Ira 1984. Durata 98' circa. Avo Film.

La trama
Oronzo Canà, allenatore disoccupato, è ingaggiato dalla squadra di calcio Longobarda, neopromossa in serie A, il cui presidente - un piccolo industriale del Nord - è tradito dalla moglie con il giovane e prestante centravanti della squadra, Speroni. La campagna acquisti, condotta in modo maldestro dal patron, è un disastro: pertanto Canà va in Brasile con il sedicente mediatore Andrea il quale, aiutato dall'amico Gigi, tenta di truffarlo. La truffa va male e solo per un caso Canà torna, dopo alcune disavventure, in Italia con una giovane promessa del calcio: Aristoteles. Grazie a questi la squadra è tra le prime in classifica ma all’improvviso e per sua volontà, Speroni riesce ad allontanare dalla squadra Aristoteles colpendolo con violenza a una caviglia. Mentre Aristoteles tarda a guarire, la Longobarda precipita all’ultimo posto in classifica. Nell’ultima giornata di campionato il presidente svela a Canà che, ritenendolo un incapace, l’ha assunto convinto che con lui la squadra sarebbe di sicuro tornata in serie B, cosa che lui si auspica perché troppo gli costa mantenere una compagine di prima divisione. Per questo motivo Canà, pena il licenziamento, dovrà perdere l’ultima partita, mantenendo in panchina Aristoteles ormai guarito. Canà accetta, in un primo momento, ma poi pentito e dietro le insistenze della figlia manda in campo Aristoteles il quale fa vincere la squadra. La Longobarda rimane in serie A ma Oronzo Canà è licenziato.

Recensione (rassegna stampa)
Un film che divide il pubblico italiano. Da una parte quello che davanti al grande schermo o alla televisione cerca più spesso la possibilità di svagarsi con gli action-thriller (anche quelli di basso livello) o di farsi due risate grazie alla più demenziale comicità. Dall’altra quello che nel cinema cerca una forma d’arte rispettosa di determinati canoni e che - a volte con un po’ di snobismo - non tiene in minima considerazione pellicole come L’allenatore nel pallone. Una cult-trash per antonomasia, che ha fatto breccia nell’immaginario collettivo di un Paese che ha nel dio-pallone il vero e proprio totem. Di certo nella seconda categoria di pubblico è inscritta gran parte della critica specializzata. Per cui non ci si meraviglia che Francesco Mininni di Magazine Italiano Tv (ripreso da Coming Soon), abbia rilevato che calcio e cinema “non sono mai andati molto d’accordo. Figurarsi poi se s’incontrano in un ambiente disastrato come quello della farsaccia italiana di serie ‘z’. Da segnalare le
Lino Banfi in un'immagine emblematica del film
apparizioni di autentici protagonisti delle domeniche sportive che allietano l’italiano medio: Pruzzo, Ancelotti, Liedholm, De Sisti, Graziani, Schillaci ancora non lo conosceva nessuno”.

Del film esiste anche un sequel del 2007, L’allenatore nel pallone 2 (diretto ancora da Sergio Martino) che, come rileva la recensione di My Moviesnon possiede la magia dell'originale (...)” e manca “(...) della sua arma più sottile ed efficace, quella naturalezza e quella genuinità che né quel cinema di genere, né quel calcio alla genesi del divismo e dell’opulenza posseggono più (...)”, scrive Pierpaolo Simone.


Un'altra scena de L'allenatore nel pallone del regista Sergio Martino
“(...) Definito a suo tempo dal noto critico Morando Morandini “avanspettacolo di terz'ordine” - si legge su Dvd.it - L’allenatore nel pallone (...) si è certo preso le sue rivincite, diventando con il tempo un cult e un grande successo (...) Personaggi come Oronzo Canà, l’allenatore casereccio interpretato da Lino Banfi protagonista della bizzarra vicenda, o Aristoteles, il fuoriclasse brasiliano sconosciuto che tutte le squadre vorrebbero trovare, sono oramai dei piccoli miti, così come la squadra della Longobarda o la ‘bi-zona’, la tattica del 5-5-5 che va contro tutte le regole (...) In realtà lo spettacolo offerto, se si tolgono le bellezze brasiliane che compaiono nella prima parte della pellicola, non presenta nessun abuso di volgarità, divertendo, spesso molto, semplicemente ironizzando, attraverso le alterne fortune di una figura centrale nel calcio come quella dell’allenatore, sullo sport che più appassiona gli italiani (esilarante ad esempio il calciomercato del presidente della Longobarda), e sfruttando al meglio l’esuberante mimica del comico pugliese, vero e proprio mattatore, in una delle sue migliori caratterizzazioni (...) Simpatici l’accompagnamento musicale dei fratelli De Angelis, noti più come Oliver Onions, e i due personaggi interpretati da Gigi e Andrea, mentre piuttosto inutili le svariate comparsate dei vari addetti ai lavori di quegli anni (...)”.
redazione