Un film di Francesco Calabrese e Enrico
Audenino. Con Remo Girone, Tommaso Maria Neri, Vittorio Gianotti, Stefania
Casini Commedia, Ita 2014. Durata 84' circa. Wider Films. Uscita: giovedì 17
luglio 2014.
La trama
È l’estate
del 2009. Il 15enne Andrea e il fratellino Tommaso, 9 anni e una passione
sfrenata per Michael Jackson, dovrebbero partire per il campo estivo. Ma Andrea
ha un appuntamento con la ragazza dei suoi sogni con la quale conta di perdere
la verginità, approfittando della casa lasciata vuota dai genitori in vacanza.
Fra i maldestri tentativi di sbolognare Tommaso a qualche anima pia che se ne
prenda cura mentre lui va in missione per conto di sé, Andrea s’imbatte in
Cesare, un anziano signore che non vede l’ora di calarsi nel ruolo del nonno
putativo dei due fratelli.
Recensione (rassegna stampa)
“(...) Personaggi ben studiati e adattati
sulle spalle di attori giovani e meno giovani al debutto- scrive Gianluca Chianello di Cinefilos - così come
con una lunga carriera alle spalle, ma tutti egualmente bravi e credibili nelle
rispettive interpretazioni. Così si fanno apprezzare i due giovani
protagonisti, Vittorio Giannotti nei panni del teenager tipico, un po’ ribelle e insofferente al mondo degli
adulti, e il piccolo Tommaso Neri, bravissimo e talentuosissimo, che il
regista Calabrese ha
fortemente rivoluto con lui dopo la comune esperienza in I killer. Il titolo
del film deriva proprio dalla grande passione del personaggio di Tommaso per Michael
Jackson, vero e proprio idolo (...) A completare questo improbabile terzetto
inter-generazionale, ecco il sempre ottimo Remo Girone, il quale
si mette ammirevolmente in discussione nei panni di un personaggio per lui
insolito e in una scrittura per lui insolita. Invece il vecchio leone da
palcoscenico - rileva ancora Chianello - stupisce per la potenzialità
auto-ironica che raramente ha messo in mostra nel corso della sua lunga quanto
straordinaria carriera divisa tra cinema e teatro (...)”.
Da sinistra il giovane Vittorio Gianotti e Remo Girone
“(...) è evidente che il modello di Francesco
Calabrese
ed Enrico
Audenino - rileva
Paola Casella di My Movies -
registi trentenni esordienti al lungometraggio, sono le commedie indie
americane, in particolare Little Miss Sunshine: c’è la
famiglia disfunzionale, il teenager
sbullonato, il fratellino eccentrico, il nonno fuori di testa e poi una vicina
svampita, una migliore amica con lo shiatsu
blu, tre amici nerd (di cui uno
nero), la ragazza dei sogni che pare uscita da una sorority yankee. Su tutti aleggia il fantasma del Maicol
Jecson del titolo,
che proprio quell’estate diventerà fantasma per davvero (...) una regia
gradevole e alla fine anche originale, posta l’acquisizione degli stilemi del ‘genere
indie’; scelte musicali interessanti (quelle sì, davvero locali); una ricchezza
di sfumature nella costruzione dei rapporti fra i personaggi. A questo
proposito la vera freccia all’arco di Maicol Jecson è la
scelta, molto consapevole, di concentrarsi sul rapporto nonni-nipoti, ovvero
giovanissimi-anziani, due categorie per lo più ignorate dal cinema italiano
contemporaneo, soprattutto quello di commedia. E il momento più commovente è
quello in cui Girone si guadagna il titolo di nonno di Tommaso, invitandolo a
fare tutto quello che vuole, senza paura di sbagliare”, conclude la recensione
di My Movies.
Aldo, Giovanni e Giacomo tornano con Il ricco, il povero e il maggiordomo
Che tornasse loro voglia di rientrare nel
grande schermo con un film vero e proprio (nel 2013 portarono al cinema lo spettacolo
teatrale Ammutta Muddica) ce lo auguravamo un po’ tutti, noi amanti della commedia
personalizzatissima di Aldo, Giovanni e Giacomo. Il loro
ultimo lungometraggio, infatti, risale al 2010 quando, sfruttando l’assalto alle
sale che caratterizza il periodo natalizio, si proposero con l’apprezzato La banda
dei Babbi Natale, storia di tre mezzi disperati che finiscono nei guai dopo aver
tentato di scalare un edificio a fini non propriamente ortodossi. A distanza di ben quattro anni, il trio comico
milanese dimostra di non essersene rimasto proprio con le mani in mano anche
sul lato cinematografico e, sempre sotto Natale (per la precisione il prossimo
11 dicembre) proporranno ai propri assidui affezionati e anche ai meno assidui Il ricco,
il povero e il maggiordomo, nel cui cast, oltre a loro naturalmente, è stata da poco
annunciata l’autorevole e stuzzicante presenza della sempre affascinante Francesca
Neri (50 anni, intensa
interpretazione nel toccante Una sconfinata giovinezza, 2010).
Francesca Neri, personaggio femminile
del prossimo film del trio meneghino
In questa nuova opera comica, Giacomo
interpreterà un broker, Giovanni sarà
il suo maggiordomo e Aldo sarà il povero. Questa la fabula super-sintetizzata. Il film è stato presentato oggi a Milano
con una conferenza stampa e subito i tre attori/registi hanno tenuto a
precisare che si tratterà di una storia «più rosa - per la presenza di donne -
e più verde del solito, per l’attenzione all’ambiente». Protagonista della
pellicola anche Milano, la città degli autori, giacché sono ben sessantacinque
le location, tra centro e periferia,
del territorio meneghino. «Abbiamo deciso di cambiare rispetto a La leggenda
di Al John e Jack. Lì avevamo coinvolto soltanto una donna di ottant’anni. Stavolta
abbiamo deciso di cambiare e di dare più spazio» a personaggi femminili. «Quindi,
saranno presenti, oltre a Francesca Neri, nel ruolo di dirigente di banca
- ha aggiunto Baglio - anche Giuliana Lojodice, Sara
D’Amario, Rosalia
Porcaro e l’attrice
spagnola Giadalupe Lancho». I tre, in generale, definiscono questo
nuovo film più ‘verde’, invece, perché prodotto in Italia secondo il protocollo
per la sostenibilità
La locandina dell'ultima pellicola
di Aldo, Giovanni e Giacomo
ambientare di Edison Green Movie, che prevede un corretto
smaltimento dei rifiuti, l’utilizzo di minori quantità di materiali inquinanti
e l’abbattimento dei consumi energetici.
«I ruoli ci si sono praticamente buttati
addosso. Perché è inutile - ha scherzato il trio - Aldo non poteva far altro
che quello: ha la faccia da povero». Ma nonostante questo Aldo,
Giovanni e Giacomo respingono interpretazioni con troppi riferimenti alla crisi e
alla povertà, sebbene il pensiero all’attuale situazione del Paese sia normale.
«Certamente quando stiamo lavorando ai personaggi di un film siamo
suggestionati dalla realtà che ci circonda - spiega Giovanni - ma non volevamo
farlo in maniera diretta. Certo ci interessava dipingere l’arroganza di alcune
persone ricche e le difficoltà che, a causa loro, hanno dovuto subire persone
più povere. Io comunque volevo chiamarlo Il
ricco, il povero e l’esodato ma in realtà l’esodato non volevo proprio
interpretarlo». Come al solito, un film di questi tre marpioni della comicità made in Italy, non può che creare rosee
attese. Nella speranza che non ci sia una scivolata verso il commerciale.
s.m.
Per
alcune informazioni si ringrazia Fidelity House
Francesca Neri a 26 anni in una scena de Le età di Lulù di Bigas Luna
Aldo, Giovanni e Giacomo
Sarà sul set dal 18 giugno, impegnata nell’ultimo
film di Aldo, Giovanni e Giacomo, Il ricco,
il povero e il maggiordomo: parlando a Trieste con l'Ansa, Francesca Neri (reduce
dall’apprezzata commedia Una famiglia perfetta [2012] di Paolo
Genovese, con Sergio
Castellitto)
non si sbilancia ancora sulla trama del film, in vista della conferenza stampa
di domani (martedì 17 giugno), rivelando che si tratta di «una partecipazione»
e di non essere «nuova al genere comico». In effetti, non è propriamente così: Neri ha
incanalato da subito la propria carriera sul genere drammatico, cimentandosi
anche nell’erotico in Le età di Lulù (1990) o su quello della commedia amara. La
cinquantenne attrice trentina sarà nel capoluogo friulano, protagonista della
retrospettiva che il festival ‘Maremetraggio’ le dedicherà dal 28 giugno al 5
luglio. (Fonte Ansa online).
Pensavo
fosse amore invece era un calesse Mia valutazione: ♥♥♥♥♥ = 10
RICONOSCIMENTI PRINCIPALI
David di Donatello 1992: miglior attore
non protagonista a Angelo Orlando; Nastro d'argento 1992: migliore
attrice protagonista a Francesca Neri, miglior colonna sonora a Pino Daniele; Globo d'oro 1992: miglior musica
a Pino Daniele.
La
scheda
Un film di Massimo Troisi. Con Massimo
Troisi, Francesca Neri, Marco Messeri, Angelo Orlando, Natalia Bizzi, Gabriella
Barbuti, Nuccia Fumo, Giovanni Febraro, Terence Nadesan, Alessia Salustri, Anna
Teresa Rossini, Fiorenzo Serra, Antonio Sigillo, Corrado Taranto, Pia Velsi,
Vittorio Viviani. Commedia, Ita 1991. Durata 106' circa. Penta Film -
Pentavideo e Cecchi Gori Home Video. Produzione: Esterno Mediterraneo Film,
Cecchi Gori Group Tiger Cinematografica.
La trama
Gestore lui
di un ristorante, lei di una libreria nei pressi, Tommaso e Cecilia convivono
e, a quanto si direbbe, si amano. Ma alla vigilia delle nozze, delle quali si è
occupato Amedeo, un sedicente intellettuale amico di Tommaso, la donna rifiuta la
cerimonia, accusando Tommaso di pigrizia e tradimenti. Quel matrimonio non si
ha da fare. Sgomento e gelosia del giovanotto, in una città come Napoli dove
tutto e tutti - a cominciare dai parcheggiatori ciechi - secondo un vecchio
luogo comune, sembrano ritenere l'amore come lo scopo della vita. Il mancato
sposo si macera nella sofferenza; sproloquia con Amedeo (in attesa di sposare
Flora); ignora del tutto la passione di una ragazzetta (Chiara, sorella
dell'amico), la quale tenta, sempre per amore, di avvelenarlo e quando apprende che la
sua ex-compagna ha un nuovo fidanzato, Enea, consulta una fattucchiera. Enea è un
tipo solare e bizzarro, quanto Tommaso è pigro e introverso e ciò ha come
ipnotizzato la bella Cecilia. A un certo momento Enea si rivela anche generoso:
ha capito che in fondo la donna ama ancora il suo 'ex' e a questi la lascia,
purché - a quanto dice - sappia renderla felice. E scompare partendo per
l'Africa. Mentre si preparano per la seconda volta le nozze, Tommaso si accorge
con rinnovati timori che, ad essere sinceri, l'amore è latitante. Non va al
rito nuziale, come se ne fosse terrorizzato: lei lo cerca dopo la sua vana
attesa di sposa davanti all'altare e lo ritrova in un bar. Tommaso afferma «che
un uomo e una donna sono in realtà i meno adatti a contrarre il matrimonio».
Da destra, Massimo Troisi, Francesca Neri e Angelo Orlando sul set
Mia
recensione
L’unione tra l’uomo e la donna esce da Pensavo
fosse amore invece era un calesse come un’esperienza non concretizzabile,
effimera come una risata di gusto, fragile come una bomboniera di ceramica, intensa
ma momentanea come il piacere di un rapporto sessuale. Massimo Triosi scrive,
trasforma in immagini e recita questa passione umana con la solita delicatezza,
amarezza e tristezza, ma riuscendo sempre e comunque ad alleggerire il dramma
con una sottile ma onnipresente e solleticante derisione dell’uomo che si
dibatte nelle sue pene senza fine.
Francesca Neri e Massimo Troisi in una scena del film
Ne nasce un’opera filmica di straordinario
valore, accompagnata da una fotografia di Napoli (alcune location, come quella del borgo di Castel dell’Ovo, sono adattate
alle esigenze del set) che ben illustra e accoglie le scene principali della
narrazione. La colonna sonora di Pino Daniele,
giustamente premiata, è la ciliegina sulla torta (non nuziale alla fine), un
motivo, una canzone che, una volta usciti dalla sala, si continua a cantare per
ore, forse per giorni, per sempre. I personaggi principali della sceneggiatura
scritta con Anna Pavignano, sono tratteggiati con sottigliezza di particolari e incarnati da
attori di spessore indiscutibile. Ciò fa sì che la pellicola sia costellata di
veri e propri momenti comici, dialoghi come piccoli gioielli di raffinata
ilarità. In particolare, rilevo gli scambi verbali al limite del nonsenso tra
lo stesso Troisi (Tommaso) e un irripetuto (al cinema) Angelo
Orlando (Amedeo).
Con una Francesca
Neri (Cecilia) in
stato di grazia (messa evidentemente a proprio agio dalla conduzione dell’attore
e regista partenopeo), il genio scomparso a soli 41 anni a causa di una grave
anomalia cardiaca, mette in scena un rapporto di coppia col quale l’immedesimazione
da parte degli spettatori - e in particolare dei partner d’amore - tocca il
massimo livello immaginabile. Quasi si stesse assistendo a una carrellata di déjà vu. L’apporto recitativo di un
caratterista congenito come Marco Messeri (Enea) è di grande importanza,
perché fa luce su un altro aspetto dell’intreccio sentimentale, la comparsa di
un terzo di cui non si tollerano le qualità, incomprensibile causa della
propria emarginazione.
Marco Messeri,
nel film è Enea
Con Pensavo fosse amore invece era un
calesse, Massimo
Triosi (di cui, va
ricordato, quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa) regala al cinema e
ai propri fan (da Sud a Nord) un proprio ennesimo capolavoro di malinconia,
comicità e profonda verità esistenziale. Un film in cui, stavolta più che in
altre circostanze (penso, ad esempio, ai continui imbarazzi e impacci e
inciampi di Ricomincio da tre, di Scusate il ritardo fino,
addirittura, alla tristissima incapacità de Il postino), l’amore
la fa davvero da padrone in quasi tutte le sue sfaccettature inclementi: gelosia,
tradimento, sofferenza per l’abbandono, incomprensione reciproca, ripetitività,
paura del matrimonio, scontro, urla, fastidio, noia. Non si può non vedere
questo film.