mercoledì 2 aprile 2014

“The Drop”, l’addio definitivo a James Gandolfini

The Drop è l'ultimo film con James Gandolfini
La scheda
Un film di Michael R. Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Matthias Schoenaerts, James Frecheville, James Gandolfini. Titolo originale: The Drop. Thriller, Usa 2014. Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures. Uscita in Italia nel 2014.

La trama
Il regista Michael R. Roskam
Bob Saginowski (Hardy) è un ex delinquente che sta cercando di condurre una vita normale come barista ma il proprietario del locale, suo cugino Marv (Gandolfini), è un uomo malavitoso che continua invece i suoi traffici illeciti di denaro sporco proprio nel bar. Attraverso un sistema segreto - noto come ‘money drops’ - i due forniscono soldi ai gangster locali. Bob si ritrova però al centro di una rapina andata male e così viene coinvolto in un'indagine che scava in profondità nel suo passato. Ma non solo. Anche in quello del resto del quartiere: amici, familiari e nemici lavorano insieme per sbarcare il lunario. Come?

Ci ha lasciato solo il 19 giugno dell’anno scorso, vittima di un infarto mentre era in vacanza a Roma. Film usciti da non troppo tempo lo vedono tra i protagonisti. Bellissimo, secondo me, Zero Dark Thirty (vai all’articolo), in cui personifica il capo della Cia sulle tracce di bin Laden. Ma, per fortuna, è ancora difficile ‘liberarsi di lui’. È quasi pronto a uscire nelle sale il film postumo, dal titolo The Drop (in origine sarebbe dovuto essere Animal Rescue). Preambolo per dirvi che l’ormai mitico James Gandolfini, la cui fama planetaria - dopo la marea di pellicole che l’anno visto recitare sempre con piglio autoritario - è stata consolidata dalla serie tv I Soprano). Per quest’ultima fatica, girata dal non troppo quotato Michael R. Roskam (curriculum povero, in cui si può ricordare il semisconosciuto Bullhead del 2011, mai uscito in Italia), colui che è stato uno dei migliori caratteristi di personaggi italo-americani, ha finito di lavorare circa due mesi prima di morire.

James Gandolfini con il protagonista principale Tom Hardy
Prima di cominciare il giro di buona parte del mondo, il film uscirà negli States il prossimo 19 giugno (in Italia forse alla fine di quest’anno). Nel cast anche Tom Hardy (nei panni del personaggio principale e visto di recente come protagonista nell’applauditissimo Locke), Noomi Rapace (nel 2012 protagonista dell’apprezzato Passion) e ancora, James Frecheville, John Ortiz, Ann Dowd e Matthias Schonaerts. Si tratta di un thriller criminale tratto dall’omonimo romanzo breve di Dennis Lehane, che ha curato anche la sceneggiatura. Un ‘soggettista’ di successo, Lehane, se si pensa che da suoi precedenti libri sono stati adattati film del calibro del quasi-capolavoro Mystic River (2003) di Clint Eastwood, il bellissimo Gone Baby Gone (2008) di Ben Affleck e il poco convincente Shutter Island (2010) di Martin Scorsese .

The Drop non è neppure l'unico lungometraggio postumo inedito con Gandolfini. Il prossimo 10 aprile lo vedremo nella commedia romantica Enough Said (Non dico altro) che negli Stati Uniti (uscita lo scorso 20 settembre) ha ricevuto molti riconoscimenti.

st.mar.

(per alcune informazioni si ringrazia Velvet Cinema)

Il più bello di stasera sul ‘digitale’: Rai Movie alle 21,15 (con trailer)

La locandina
Il mio grosso grasso matrimonio greco

Mia valutazione: ♥♥♥ = 6,5

La scheda
Un film di Joel Zwick. Con Joey Fatone, Nia Vardalos, John Corbett, Michael Constantine, Christina Eleusiniotis, Kaylee Vieira, John Kalangis, Lainie Kazan, Marita Zouravlioff, Sarah Osman, Petra Wildgoose, Melissa Todd, Bess Meisler, Andrea Martin, Louis Mandylor, Gerry Mendicino, Stavroula Logothettis, Rita Wilson. Titolo originale My Big Fat Greek Wedding. Commedia, Usa. Durata 96'.

La trama
Tutti quanti nella famiglia Portokalos sono preoccupati per Toula. Ancora nubile a 30 anni, lavora al Dancing Zorba, il ristorante greco di cui sono proprietari i genitori, Gus e Maria, e odora sempre di pane all'aglio. Le sue giornate sono noiose e scialbe, proprio come i suoi capelli, i suoi vestiti e il suo modo di fare. Toula subisce pazientemente tutta la disapprovazione della famiglia sulla sua triste situazione, ma rifiuta l'offerta del padre di essere spedita in Grecia per trovare marito. E' come se in realtà non volesse sposarsi e il solo pensiero fa letteralmente impazzire la famiglia, prostrata in continue genuflessioni.

La mia recensione
In una prima serata un tantino ‘magra’ in fatto di esperienze cinematografiche come quella di oggi, mi ‘sono fatto persuaso’ (cfr. Commissario Montalbano)  di indirizzare chi tra voi abbia la benché minima convinzione che io sia a sufficienza competente, verso questo Il mio grasso grosso matrimonio greco. La scelta, fra l’altro, è stata molto difficile, giacché in contemporanea su Iris alle ore 21,06, sarà
Joey Fatone e Nia Vardalos nella scena-simbolo del film
trasmesso il film probabilmente meno riuscito del mio regista-feticcio,
Quentin Tarantino. Ma pur sempre di Tarantino è. Parlo di Grindhouse - A prova di morte (2007, con protagonista un Kurt Russell del tutto fuori di testa; per me voto 7), che un giorno potrei anche decidere di recensire. Il film su cui, alla fine, è caduta la mia preferenza, beneficia del fatto di essere senza dubbio adatto a un pubblico più allargato. E siccome io mi preoccupo della maggioranza di voi, mi sono iniettato un antidoto contro il mio virus tarantiniano (io comunque, se vedrò qualcosa, vedrò Grindhouse).

Avrete notato dalla mia fin troppo prolissa introduzione, che pur riconoscendo a questa commedia (2002) di Joel Zwick (un tizio di New York  che oggi ha 72 anni il quale – con rispetto parlando – da cineasta non ha fatto più quasi nulla ma cui non è mancato il coraggio successivamente di mandare nelle sale una boiata come Il mio grasso, grosso amico Alberto. Ma si può?) pur riconoscendo, dicevo, a questa pellicola il merito di saper intrattenere fino alla fine senza il rischio di troppe distrazioni, sono convinto che il suo successo abbia abbondantemente superato i suoi effettivi meriti. Insomma, di commedie divertenti ce ne sono a bizzeffe. Non capii, quindi, perché quando la vidi appena uscita, mi dovetti poi sorbire il rigurgitante entusiasmo di un esercito incallito di ‘commediofili’. Che, evidentemente, si sono fatti più rapire dalle gag ‘strapparisata’, che non infastidire dalla mancanza di senso realistico dell’opera, che l’‘avventuriero’ Zwick non è riuscito a evitare. Proponendoci sul grande schermo, a mio avviso, troppe forzature e qualche incongruenza rispetto all’ipotesi iniziale.

La grande famiglia greca la mattina del matrimonio
Ipotesi iniziale che era tutt’altro che sciagurata: la giovane di origini greche, piuttosto bruttina e sovrappeso, che scopre di essere corteggiata senza tentennamenti da un uomo altrettanto giovane ma aitante, fascinoso e stucchevolmente perfetto (a parte i genitori disadattati sociali). Il difetto della narrazione filmica sta nel fatto che, dal punto in cui la sceneggiatura originale della stessa protagonista Nia Vardalos (curriculum povero e nel 2009 ridicolmente assoldata come protagonista de Le mie grosse grasse vacanze greche, ma per piacere!) scopre le carte dicendo allo spettatore che la famiglia di lei è ultra-tradizionalista e che innescherà una serie di caotici ostacoli sulla strada del matrimonio fra i due. Da lì diventa tutto prevedibile e le succitate situazioni addirittura comiche rappresentano - è solo il mio parere - un classico esempio di spettacolarità nefasta. La salvezza, per nostra fortuna, è che queste situazioni si salvino almeno perché rispettano un'accettabile concatenazione degli eventi, grazie al discreto montaggio della per me sconosciuta Mia Goldman (pagina bianca, comunque, il suo curriculum).

I due protagonisti di fronte al ristorante greco
Da tutto ciò escono abbastanza bene le dignitose interpretazioni dei due attori principali, la succitata canadese Nia Vardalos e lo statunitense del West Virginia, John Corbett (curriculum più corposo ma con parti sempre di secondissimo piano) che - compresi in un cast di altrettanto non pregiato lignaggio - si dimostrano, anche nei dialoghi, all’altezza della situazione perché loro sì, plausibili e concreti.  Il film, tuttavia, è convincente nel suo messaggio (anche se abbastanza inflazionato): qualsiasi esistenza grigia e priva di soddisfazione può cambiare d’improvviso grazie all’innesco di un elemento imprevisto, in questo caso un fidanzato insperato. La forza della ragazza nel contrapporsi all’intransigenza dei parenti potrebbe far risvegliare qualche spirito rassegnato alla piega stropicciata che sciupa la sua vita. Nel complesso un’esperienza cinematografica secondo me poco più che sufficiente. Ma si può vedere. Perdonami Quentin.


Stefano Marzetti

“Gigoló per caso”, il desiderio di essere visti (con trailer)

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di John Turturro. Con John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofía Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber, Bob Balaban, M'barka Ben Taleb, Tonya Pinkins, Aubrey Joseph, Dante Hoagland, Jade Dixon, Diego Turturro, Max Casella, Jill Scott, Aida Turturro, Michael Badalucco, Katherine Borowitz, David Margulies, Eugenia Kuzmina, Loan Chabanol, Ari Barkan, Joseph Basile, Allen Lewis Rickman, Elli, Delphina Belle, Anna Kuchma, Teddy Bergman, Aurelie Claudel, Sol Frieder, Hilma Falkowski, Donna Sue Jahier, Fran Lieu, David Altcheck, Russell Posner, Salimatou Sillah, Abe Altman, Ted Sutherland, Ness Krell, Isaiah Clifton. Titolo originale Fading Gigolo. Commedia, Usa 2013. Durata 98'. Lucky Red. Uscita in Italia giovedì 17 aprile 2014.

La trama
Fioravante e Murray, due amici per la pelle in condizioni economiche precarie, per sbarcare il lunario decidono di cimentarsi con il mestiere più antico del mondo. L'uno (John Turturro) nei panni di un gigolò, l'altro (Woody Allen) nel ruolo di manager. Con il nome d'arte Virgil, Fioravante si destreggia tra un ménage a trois con due avvenenti signore alla ricerca di emozioni forti (Sharon Stone e Sofia Vergara) e gli incontri ben più casti con Avigal, vedova di un rispettato rabbino, rimasta sola con i figli, i ricordi di una vita vissuta nel mondo chiuso della comunità chassidica e un disperato bisogno di scoprire cose nuove. Mentre Fioravante è messo in crisi dai sentimenti che quest'ultima suscita in lui, ignaro della gelosia di Dovi (Liev Schreiber), chassidico innamorato di lei fin da quando era ragazzo, Bongo (pseudonimo di Murray) scopre che non è poi così facile essere un protettore.

La critica
John Turturro
Il film Gigoló per caso (vedi articolo precedente) è stato riassunto in quindici parole dal suo regista e interprete: «La fame di contatto che si sente oggi, il desiderio di essere visti, toccati, apprezzati». Anche a costo di fare sesso a pagamento, a quanto pare. John Turturro (uno che ha lavorato tantissimo con un cineasta del calibro di Spike Lee e in una miriade di pellicole pregiate o poco meno, con signori della ripresa quali i fratelli Joel ed Ethan Coen e Martin Scorsese,), fra i più grandi caratteristi di Hollywood, ha fatto mezzo giro del mondo (Italia compresa) per presentare la sua quarta fatica dietro la telecamera. Un esercizio che decise di cominciare nell’ormai lontano 1992, quando sfornò il suo miglior racconto cinematografico, Mac, per poi andare progressivamente calando nella qualità, nel 1998 con il comunque apprezzato Illuminata e poi con il mediocre Prove per una tragedia siciliana nel 2009.

Sesso raccontato con gentilezza
Oggi ci riprova a entrare nelle sale (ben 400 con questo lavoro distribuito da Lucky Red) affidandosi oltre che alle proprie facoltà recitative, anche a un cast da paura, che annovera in particolare gente come Woody Allen (non so se rendo?), Sharon Stone, Sofía Vergara e Vanessa Paradis. La sceneggiatura (il cui soggetto – dicono i rumor - è sgorgato da uno scherzo tra amici), scritta dallo stesso 57enne
Una scena con Woody Allen
artista newyorkese figlio di un immigrato siciliano, sembra garantire una realtà ‘accadibile’ - seppur caratterizzata da alcune scene paradossali – e quindi un piano di racconto più che discretamente organico. «Il mio gigolò – ha spiegato in una recente conferenza stampa a Roma - non è il classico bell'uomo ma ha il suo sex appeal, ama le donne e sa ascoltarle». Una domanda (riportata dall’inviato della Gazzetta del Sud), lo ha fatto schermire: «Citato, tra gli altri film recenti sul sesso, Nynphomaniac (vedi articolo) di
Lars von Trier, il regista ha risposto divertito: «Mi piace von Trier, ma mi spaventa un po’ questo paragone, io racconto il sesso in maniera gentile».

Il carattere cosmopolita
Pare non sia stato facile convincere un semi-misantropo come l’immenso Allen
Turturro danza con Sofía Vergara
ma
Turturro, un po’ scherzando, ha rivelato che decisivo per il ‘sì’ del suo amico è stato il fatto di farsi radere e tagliare i capelli dallo stesso barbiere. Come detto la fabula del film mette in particolare rilievo il senso di abbandono che può insorgere anche quando si ha al fianco un compagno/compagna. E “l’idea del gigoló – evidenzia un articolo del sito web de ‘la Repubblica’ - è una metafora per le relazioni, perché le persone in una maniera o nell'altra pagano per avere amore”. Fondamentale, si dice, il carattere cosmopolita del caso narrato, che concorre a non dare l’idea di una mera fantasticheria ma di una concreta concatenazione degli eventi.

New York location fondamentale
New York, la location di Gigoló per caso
Per questo la location ideale non poteva che essere la città del regista, New York City, dove è possibile, passeggiando, incontrare personaggi identici a quelli presentati nell’opera, così favorendo l’immedesimazione dello spettatore. «Mi piaceva anche raccontare – ha detto ancora Turturro - una certa New York, quella che sta scomparendo, quella delle librerie che chiudono. Per mostrare il negozio di testi rari che gestisce Allen mi sono ispirato a quello di un amico che è stato costretto a tirare giù la saracinesca». Insomma, un film che pare valer la pena vedere, col giusto approccio fenomenologico e possibilmente non troppo psicologico, al buio della sala cinematografica. Andrò.

st.mar.

Quelli che forse non avete ancora visto (con trailer)

La locandina
Zero Dark Thirty

Mia valutazione: ♥♥♥♥ = 9

PREMI
Oscar 2013: miglior montaggio sonoro a Paul N.J. Ottosson; Golden Globe 2013: miglior attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012: miglior attrice in un film drammatico a Jessica Chastain; National Board of Review 2012: miglior film a Kathryn Bigelow, Mark Boal e Megan Ellison; miglior regia a Kathryn Bigelow; miglior attrice a Jessica Chastain; Critics' Choice Movie Award: miglior attrice a Jessica Chastain; miglior montaggio a William Goldenberg e Dylan Tichenor; American Film Institute: migliori dieci film a Kathryn Bigelow, Mark Boal, Megan Ellison.

La scheda
Un film di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong, Kyle Chandler, Edgar Ramirez, Jessica Collins, Callan Mulvey, Fredric Lehne, Harold Perrineau, Lee Asquith-Coe, Mike Colter, Mark Duplass, Scott Adkins, Chris Pratt, Stephen Dillane, Frank Grillo, Taylor Kinney. Thriller, Usa 2012. Durata 157'.

La trama
La caccia a Osama bin Laden ha preoccupato il mondo e due amministrazioni presidenziali statunitensi per più di un decennio. Ma alla fine, la sua cattura si deve a un ristretto e brillante team di agenti della Cia. I particolari della loro missione sono sempre rimasti segreti, solo alcuni dettagli riguardanti le operazioni più significative dell'Intelligence - incluso il ruolo centrale svolto dal team - sono stati resi pubblici e con questa pellicola portati sul grande schermo per la prima volta.

La mia recensione
La regista
Kathryn Bigelow
L'attrice protagonista
Jessica Chastain
È il più bel film che io abbia visto negli ultimi due anni, ai quali mi limito per non fare, nel momento in cui scrivo, un esercizio troppo faticoso di memoria. Ma sono sicuro di non sbagliarmi se, spingendomi a ritroso nel tempo, giungessi, per restare più o meno allo stesso genere (che è quello dello spionaggio), al 2006, quando vidi Munich (di Steven Spielberg). Tuttavia è pur sempre facile che qualcosa mi stia sfuggendo. Zero Dark Thirty (in gergo spionistico significa ‘mezzanotte e mezzo’), della ficcante cineasta californiana Kathryn Bigelow (Oscar personale più altri cinque nel 2010 per The Hurt Locker), ti prende per la gola e ti affonda nella pancia sin dai titoli di testa, mentre ascolti le autentiche telefonate registrare delle persone che, pochi istanti dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di Manhattan (New York), si trovavano all’interno delle torri gemelle oppure sugli aerei che furono dirottati, compreso quello che si sarebbe dovuto schiantare sulla Casa Bianca ma la cui missione fallì per la rivolta dei viaggiatori che riuscirono a soverchiare i kamikaze di Al Qaeda (per farsi un’idea c’è il realistico United 93, 2006, di Paul Greengrass). Voci di uomini e donne che prendono disperatamente coscienza della loro imminente morte e ne parlano straziate al telefono con un familiare o con un amico o con uno sconosciuto operatore della polizia, dei vigili del fuoco.

Siamo tutti americani?
Un momento dell'azione decisiva dei Navy Seals
È da questo punto che la sceneggiatura – scritta con riferimento ad alcuni documenti forniti dalla Cia - del giornalista Marc Boal (compagno, fra l’altro, della regista; da un suo articolo anche lo script dell’agghiacciante Nella valle di Elah del 2007) scatta e insieme a sé fa scattare il senso profondo e macabro di quel martirio lontano ormai circa tredici anni. La banale domanda che la maggior parte di noi si pone, è: ‘come si può concepire una cosa del genere?’. Non mi soffermerò sui complottisti che estrapolano ovunque machiavelliche ragioni alternative alle uniche così evidenti: petrolio – armi - interessi economici – odio – bin Laden - kamikaze - strage d’innocenti. Quindi, dalla suddetta banale domanda che sta alla base di quest’opera straordinaria, si muove il sentimento che poi è un’esigenza quasi fisica: ‘non devono farla franca’. Come scrissero molti quotidiani la mattina dopo l’11 settembre, “Siamo tutti americani”. In quest’iperbole giornalistica mi sono sentito da subito compreso. Ero e sono tra coloro, quindi, che pensano che ‘bisogna fargliela pagare’.

Uccisione di bin Laden
Immagine di bin Laden prima e dopo l'uccisione
Quasi certamente una finta ricostruzione, mai ufficializzata
Allo stesso modo deve averla sentita e pensata per circa dieci anni l'agente Cia, Maya (per ovvi motivi il cognome non è reso noto), nel film incarnata dalla californiana dalla pelle color latte Jessica Chastain (nel bellissimo The Tree of Life del 2011 al fianco di Brad Pitt). La ‘figlia di puttana’ (così dice di sé in un’efficace scena) che ha scovato il complesso di grigio cemento armato ad Abbottabad (Pakistan) in cui il 2 maggio del 2011 fu pizzicato e quindi ucciso Osama bin Laden, leader di Al Qaeda, grazie a un’eroica azione dei Navy Seals. Lo stesso corpo speciale, per capirci, che strappò dalle mani dei pirati somali, il capitano Richard Phillips (articolo). La vicenda inquadra il giovane agente Maya all’inizio dell’incarico che le ha cambiato la vita. Appena laureata, assiste turbata ma determinata ai ‘violenti’ interrogatori cui i suoi colleghi sottopongono quegli uomini di bin Laden che gli Usa hanno catturato nel corso degli anni. Questa parte fa, inevitabilmente, riflettere sull’opportunità di ricorrere a metodi cruenti per estorcere informazioni di smisurata importanza (va tenuto presente, comunque, che non solo di vendetta s’è trattato, perché gli estremisti islamici hanno continuato senza pietà a ideare e mettere in atto attentati mortali in varie zone del mondo). Un approccio fenomenologico che non ha mancato di sollevare polemiche le quali, ai tempi in cui il film uscì, furono smorzate dal Presidente Barack Obama, che dichiarò che gli Stati Uniti «non fanno ricorso alla tortura».

Una sfida
Senza soprassedere sulla perfetta ricostruzione degli avvenimenti e sul positivo flusso unitario d’immagini - che in più punti sfiora un realismo di tipo documentaristico - il resto ruota intorno al lavoro spasmodico del personaggio impersonato da Jessica Chastain, mai in difficoltà nel rendere credibile la passione, intesa anche come sofferenza, nel volere con tutta l’anima vincere la propria sfida. L’agente Maya, così, in quest’ultima finzione filmica (sempre basata su accadimenti reali) di Bigelow, è donna ‘in carriera’ che diviene emblema e rappresentante di quella parte del mondo che non ha mandato giù l’inumana condizione politico-terroristica di bin Laden. Lo spettatore si ritrova, quindi, dalla parte dell’agente Maya nei momenti più difficili che ha dovuto affrontare, non ultimo lo scetticismo dei colleghi della Cia che da un certo punto in poi le
Jessica Chastain in una scena del film
attribuirono una forma di ossessione per la pista che lei si ostinò – giustamente - a percorrere. In gioco entrano con efficacia attori di provata bravura - per lo più chiamati a interpretare membri della Cia o soldati dei Marines - come
Jason Clarke (protagonista nel 2011 dell’apprezzatissimo The Chicago Code), nei panni dell’agente Dan; Joel Edgerton (visto da pochissimo ne Il grande Gatsby), agente Patrick; Mark Strong (visto di recente nel discreto Blood), interpreta George, diretto superiore di Maya; Kyle Chandler (visto da pochissimo nell’apprezzato The Wolf of Wall Street), che qui incarna il dirigente della Cia, Joseph Bradley; Edgar Ramirez (sicario in The Bourne Ultimatum), qui è uno dei soldati. Senza dimenticare la centellinata ma ‘pesante’ partecipazione del compianto James Gandolfini (fra le tantissime cose, protagonista della seguitissima serie tv, I Soprano; morto d’infarto a Roma il 19 giugno dell’anno scorso) nella parte del capo della Cia. In sostanza un film che dovrebbe appassionare chiunque ami davvero il cinema (seppur nei confini della cosiddetta fabula) in particolare quello che riporta sul grande schermo vita vissuta e drammatica.

Libri sull’argomento
La cattura, di Mark Bowden (Rizzoli, 2012), 14,45; disponibile anche nella versione e-pub a € 11,99.

No Easy Day. Il racconto in prima persona dell'uccisione di Bin Laden, di Kevin Maurer e Mark Owen (Mondadori, 2012), € 14,88 (versione rilegata), € 7,12 (versione brossura = copertina ‘morbida’); disponibile anche nella versione e-pub a € 6,99.


















Stefano Marzetti

I più belli usciti in dvd e blue-ray (aggiornato il 2 aprile 2014)

Hollywoodland

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

Scheda
Un film di Allen Coulter. Con Adrien Brody, Diane Lane, Ben Affleck, Bob Hoskins, Robin Tunney, Joe Spano, Molly Parker, Brad William Henke, Kathleen Robertson. Drammatico, Usa 2006. Durata 126'.


***

Cose nostre – Malavita

Valutazione media: ♥♥♥ = 6,5

Scheda
Un film di Luc Besson. Con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron, John D'Leo, Jimmy Palumbo, Domenick Lombardozzi, Paul Borghese, Stan Carp. Titolo originale The family. Thriller, durata 111 min. - USA, Francia 2013.

***

Dark Skies – Oscure presenze

Valutazione media: ♥♥♥ = 7

Scheda
Un film di Scott Stewart. Con Keri Russell, Josh Hamilton, J. K. Simmons, Dakota Goyo, Annie Thurman, Alyvia Alyn Lind, Trevor St. John, Michael Patrick McGill, Marion Kerr, Sal Velez Jr., L.J. Benet, Ron Ostrow, Ariana Guido, Josh Wingate, Tom Costello, Jake Washburn, Jessica Borden, Elizabeth Kouri, Kadan Rockett, Adam Schneider. Titolo originale: Dark Skies. Thriller, Usa 2013. Durata 97'.

***

Doppio gioco – La verità si nasconde…

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di James Marsh. Con Andrea Riseborough, Clive Owen, Aidan Gillen, Domhnall Gleeson, Brid Brennan, David Wilmot, Stuart Graham, Martin McCann, Gillian Anderson, Michael McElhatton, Mark Huberman. Titolo originale: Shadow Dancer. Thriller, Gb 2012. Durata 100'.


***

Salvo

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza. Con Saleh Bakri, Sara Serraiocco, Luigi Lo Cascio, Giuditta Perriera, Mario Pupella, Redouane Behache, Jacopo Menicagli. Drammatico, Ita/Fra 2012. Durata 104'.


***

Before Midnight

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

Scheda
Un film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Jennifer Prior, Charlotte Prior, Xenia Kalogeropoulou, Walter Lassally, Ariane Labed, Yannis Papadopoulos, Athina Rachel Tsangari, Panos Koronis, Enrico Focardi, Yota Argyropoulou, Serafeim Radis, Anouk Servera, Manolis Goussias. Drammatico, Usa 2013. Durata 109'.

***

Hunger Games - La ragazza di fuoco

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di Francis Lawrence. Con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Willow Shields, Sam Claflin, Lynn Cohen, Jena Malone, Amanda Plummer, Paula Malcomson, Meta Golding, Bruno Gunn, Alan Ritchson, Stephanie Leigh. Titolo originale; The Hunger Games. Avventura, Usa 2013. Durata 146'.

***

Blue Jasmine

Valutazione media: ♥♥♥♥ = 8

Scheda
Un film di Woody Allen. Con Alec Baldwin, Cate Blanchett, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Sally Hawkins, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Kathy Tong, Ted Neustadt, Andrew Long, Lauren Allan, John Harrington Bland, Leslie Lyles, Glenn Fleshler, Brynn Thayer, Christopher Rubin. Commedia drammatica, Usa 2013. Durata 98'.

***

L’ultima ruota del carro

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda
Un film di Giovanni Veronesi. Con Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Virginia Raffaele, Ubaldo Pantani, Massimo Wertmüller, Maurizio Battista, Francesca Antonelli, Francesca D’Aloja, Matilda Anna Ingrid Lutz, Elena Di Cioccio, Dalida Di Lazzaro, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Luis Molteni. Commedia, Ita 2012. Durata 113'.

***

The Grandmaster

Valutazione media: ♥♥♥ = 7,5

Scheda

Un film di Wong Kar-wai. Con Tony Leung, Ziyi Zhang, Chen Chang, Qingxiang Wang, Tielong Shang, Benshan Zhao, Song Hye-kyo. Titolo originale: Yi Dai Zong Shi. Biografico, Cina/Hong Kong 2013. Durata 123'.