mercoledì 5 marzo 2014

Lars von Trier con “Nymphomaniac – Volume 1” fra sesso e psiche (trailer)

La locandina del film
Scheda del film

Un film di Lars von Trier. Con Stellan Skarsgård, Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg, Shia LaBeouf, Uma Thurman, Udo Kier, Jean-Marc Barr, Caroline Goodall, Kate Ashfield, Saskia Reeves, Sophie Kennedy Clark, Michael Pas, Omar Shargawi, Christian Slater, Jamie Bell, Jesper Christensen. Titolo originale Nymphomaniac. Drammatico, Dan 2013. Good Films. Uscita giovedì 3 aprile 2014.

Trama del film

L'anziano Seligman, uscito per fare la spesa in una giornata nevosa, trova a terra il corpo insanguinato di una donna, Joe. La porta nel suo appartamento e la soccorre. Qui Joe gli rivela di essere una ninfomane. Se vuole, può raccontargli la sua vita ma sarà una lunga narrazione che prende le mosse dai libri di anatomia del padre medico per poi passare alle competizioni con una coetanea a chi ha più rapporti nel corso di un viaggio in treno. Ma è solo l'inizio.

Tema del film

Diciamo che per gli amanti del nudo, più che del “luci rosse”, potrebbe essere una ghiotta occasione per dare soddisfazione alle proprie pupille. Ma nessuno si aspetti, a dispetto di alcune dicerie che in questi giorni circolano per la rete, che Nymphomaniac – Volume 1 sia un film pornografico. Se così fosse, probabilmente non sarebbe stato girato da un certo Lars von Trier (capolavori come Le onde del destino nel 1996, o Dogville nel 2003), 57enne cineasta danese che non fa certo di peni in erezione e primi piani di vagine il suo elemento di distinzione artistica. Diciamo che questa volta – secondo quanto ha notato chi il film ha già avuto l’opportunità di vederlo – s’è servito del sesso per opporsi all’abisso che spesso caratterizza una famiglia e al vuoto che può rendere vacante un essere umano. Il sesso, quindi, che diviene via di fuga dai sentimenti più puri che immobilizzano, atterriscono, in questo caso la protagonista Joe (l’attrice inglese Charlotte Gainsbourg, Melancholia nel 2011). Donna che, coscientemente o meno, fa delle proprie azioni armi che feriscono i suoi molteplici amanti.

Lars von Trier
Charlotte Gainsbourg
Amanti non vuol dire, va ribadito, hard core (seppure il sesso sia esplicito, senza eufemismi). Solo perché è giunta notizia che una volta presentata al Festival del Cinema indipendente di Istanbul, la pellicola ha scandalizzato la Turchia, meglio dire ha scandalizzato la politica turca. La quale, attraverso una commissione mista composta dai ministeri della Cultura, Interno e Istruzione di Ankara, ha deciso di vietare la proiezione di Nymphomaniac – Volume 1 nei cinema nazionali. Una censura che, senza mezzi termini, deriva dalle “troppo esplicite scene di sesso”. E dai che si entra in Europa! Verro signor Recep Tayyip Erdogan (il primo ministro che in questi giorni va elemosinando il sostegno della Germania)? Dichiaro che il mio scetticismo, se non si fosse notato, è di discreto tonnellaggio. Divagazione di diplomazia estera.

Un'altra scena di sesso. La Turchia ha censurato il film di von Trier
Al contrario di ciò che pensano i parrucconi di quello che si professa come Stato laico, il film di von Trier pare non sia per nulla un espediente del regista per trastullarsi con un elemento pruriginoso, magari allo scopo di attirare il maggior possibile numero di cinefili. Al contrario si tratta, ancora una volta per quanto riguarda l’artista di Copenhagen, “di un tassello della sardonica ma sincera e disarmante autoanalisi pubblica di Lars von Trier – scrive Federico Gironi di Comingsoon.it  che ancor di più che (nell’incerto, questo lo aggiungo io) Antichrist (2009) confessa tutta la sua fragilità di fronte al femmineo, la sua fascinazione e la sua impotenza di fronte allo stesso”.

Stellan Skarsgård
Il contesto per lo svolgersi del fenomeno socio-psicologico di quest’opera, è quello britannico, ma non è incasellato entro un preciso spazio di tempo. In tal modo la narrazione prosegue sciolta, in quello stile che il regista aveva smarrito da un po’ di tempo. Ecco che, tornando al sesso, riveste un ruolo necessario ma che non deve offuscare l’insieme del racconto filmico. È, più che altro, una “necessaria esplicitazione di dilemmi – rileva ancora Gironi - che hanno a che fare con la psiche più che con la carne, ingredienti di un melodramma contemporaneo e schietto che riesce a catturare tematiche contemporanee e universalicome certe nevrosi che impediscono il contatto e l’empatia, l’afasia, il rifiuto dell’intimità e il ripiegamento su corpo e sessualità meccanica”. Insomma, se ci sono donne nude, io non me lo perdo! Sto scherzando. Potrebbe valere la pena di spenderci soldi, tenendo presente, però, lo spezzettamento che prevede l’uscita, a fine aprile, del Volume 2. Meditate gente, meditate.


Stefano Marzetti

(si ringrazia anche Mymovies.it)

“La grande bellezza” il più visto in tv degli ultimi 10 anni. Ma non batte “La vita è bella”

Locandina de La grande bellezza
Martedì sera, 4 marzo 2014, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino – l’altro giorno premiato con l’Oscar del miglior film in lingua straniera 2014 - è stato visto in televisione da 8 milioni e 861mila telespettatori con il 36,12% di share. È il film più visto degli ultimi dieci anni. I numeri s’incrementano ulteriormente sul target 15-64, pubblico di riferimento per gli investitori pubblicitari, per il quale ha sfiorato il 40% di share. In particolare, la prima parte è stata vista da 10milioni e 279mila persone. I picchi hanno toccato il 44% di share e i 12 milioni e mezzo di telespettatori.
Il regista Paolo Sorrentino appena ricevuto l'Oscar

Insomma la scelta di Mediaset di proporre il film che ha suscitato entusiasmo ma anche numerose polemiche, subito dopo la vittoria agli Oscar, è stata vincente. La pellicola del regista napoletano (Il divo, 2008) ha fatto il botto anche su Twitter: sono stati quasi 70mila i tweet legati a #LaGrandeBellezza. Il film ha dominato per tutta la giornata le prime posizioni dei Trend Topic. Oltre a #LaGrandeBellezza (presente in 61.344 tweet), gli hashtag entrati nei TT sono stati #Sorrentino, #Oscar, #Canale5  #Roma, #toniservillo, #Verdone, #Ferilli. Stamattina (5 marzo 2014) gli hashtag legati alla #LaGrandeBellezza sono ancora trending topic e continuano a occupare le prime 10 posizioni dei TT.

Una scena de La vita è bella con Roberto Benigni
Il film più visto di sempre è un altro premio Oscar e l’ultimo prima del trionfo dell’altra notte, La vita è bella di Roberto Benigni, la cui prima visione del 22 ottobre 2001 ottenne 16 milioni 80mila telespettatori e il 53,67% di share. Ma erano altri tempi: negli ultimi dieci anni l’audience televisiva si è ristretta moltissimo, la possibilità di scaricare i film dalla rete ha inciso molto sugli ascolti. I film più visti in tv sono i classici Disney che la Rai puntualmente trasmette nel periodo delle Feste. Ad esempio i 7milioni e 656mila di telespettatori su Rai 1 per la Bella e la Bestia il 2 gennaio 2012, o i 7milioni 168mila per Cenerentola il 7 dicembre 2010 sempre su Rai 1. Altro film recente di grande successo televisivo è Il Diavolo veste Prada, con Meryl Streep e Anne Hathaway: 7 milioni e 680mila il 22 gennaio 2009 su Canale 5. Troy, con Brad Pitt e Orlando Bloom, fece 7 milioni e 119mila spettatori il 22 marzo 2007 su Canale 5, mentre, ampliando a tutti gli anni Duemila, vanno ricordati gli 11milioni e 57mila telespettatori per Il Gladiatore, con Russel Crowe nel 2003.


redazione

“Ida” insieme a Dio alla ricerca del male (trailer)

La locandina del film
Scheda del film

Un film di Pawel Pawlikowski. Con Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski. Drammatico, Pol/Dan 2013. Durata 80'. Partheno. Uscita giovedì 13 marzo 2014.

Trama del film

Polonia, 1962. Anna è una giovane orfana cresciuta tra le mura del convento dove sta per farsi suora: poco prima di prendere i voti apprende di avere una parente ancora in vita, Wanda, la sorella di sua madre. L’incontro tra le due donne segna l’inizio di un viaggio alla scoperta l’una dell’altra, ma anche dei segreti del loro passato. Anna scopre, infatti, di essere ebrea: il suo vero nome è Ida e la rivelazione sulle sue origini la spinge a cercare le proprie radici e ad affrontare la verità sulla sua famiglia, insieme alla zia. All’apparenza diversissime, Ida e Wanda impareranno a conoscersi e forse a comprendersi: alla fine del viaggio, Ida si troverà a scegliere tra la religione che l’ha salvata durante l'occupazione nazista e la sua ritrovata identità nel mondo al di fuori del convento.

Tema del film

Pare proprio che la dichiarata presenza delle caratteristiche tipiche del “cinema d’autore”, non debba scoraggiare dall’andare a vedere questo Ida, a detta di molti critici cinematografici uno dei film più struggenti e delicati degli ultimi tempi. Un’acuta storia – quella raccontata in immagini dal regista polacco radicato in Inghilterra Pawel Pawlikowski (Last Resort del 2002 e My Summer of Love del 2005) - che risulta essere un insieme di angoscia e coerenza nel percorso di ricerca della propria radice. Una sorta di procedere all’interno di un plastico che ricostruisce vent’anni di eventi in Polonia. E il risultato eccellente (premio della critica all'ultimo Festival di Toronto), a quanto pare, è raggiunto anche grazie alla sorprendente intensità recitativa di Agata Trzebuchowska (filmografia  esigua ma nel 2011 l’attrice fu inserita dal cineasta Ladzek Dawid nella pellicola di grande successo, Ki), per la prima volta protagonista.

Il regista Pawel Pawlikowski
Dicevo, risultato eccellente ma attenzione, non significa che Ida sia un film “facile” da vedere. Il rischio che sia richiesto un utilizzo faticoso della capacità d’attenzione dei più è, a mio avviso, inevitabile. Una di quelle opere in cui bisogna credere, senza fermarsi alla prima impressione. È così che, forse, si potrebbe giungere a scoprire la spigliatezza con cui Pawlikowski disegna anche le più tenui sfumature dell’animo delle donne. Capacità che pare essere un suo vero e proprio marchio di fabbrica.
L'attrice protagonista Agata Kulesza
In questa sua ultima fatica quindi, prende forma, un toccante conflitto interiore, un contrapporsi perlopiù mentale tra il credere in Dio e a Lui dedicare la propria esistenza e la scelta della non religiosità, sullo sfondo di laceranti ricordi legati alla persecuzione perpetrata dai nazisti contro gli ebrei polacchi.

In questo senso l’opera è incentrata sulla bramosia dei giovani di ripercorrere il passato per prenderne coscienza - innanzitutto - e in qualche modo per studiarlo, in seconda battuta. A dare forza al tutto, proposto in un bianco e nero che sembra sia capace di dare maggior credibilità al racconto (e questo accade in moltissimi film, mi viene subito in mente il portentoso Schindler's List di Steven Spielberg, 1993), sono proposte una fotografia illuminante e una colonna sonora del tutto adeguata. Annunciato un finale a sorpresa, che dovrebbe costringerci a ripensare l’analisi di quanto visto prima, nel tentativo di formarci un modo diverso di vedere le cose. Un po' timoroso ma gli do fiducia.

Stefano Marzetti


(si ringrazia in particolare Mymovies.it)

martedì 4 marzo 2014

Alex Del Piero attore nel “Baywatch” australiano

Alessandro Del Piero
Ma che fa Alex Del Piero? Non solo ha lasciato la Juventus (anche se l’età dell’idolo bianconero giustifica la scelta) per andare a esaltare i tifosi dello Sky Blues/Sydney F.C., squadra calcistica di Sidney (Australia). Non solo: adesso si mette pure a fare l’attore in una serie televisiva che corrisponde per lo più a Baywatch, molto popolare, trasmessa negli Stati Uniti dal 1989 al 2001 e conclusa nel 2003 dal film per la televisione Baywatch, Matrimonio alle Hawaii (davvero da non perdere… sto scherzando!). I tifosi però possono stare sereni: la stella del Sydney non ha alcuna intenzione di lasciare il calcio giocato. Alessandro Del Piero apparirà sì davanti alla cinepresa ma solo in veste di comparsa nella serie Bondi Rescuerivela Daniele Federico di Gossipetv.com

Le riprese sulla spiaggia di Sydney (foto Tuttosport.com)
Ebbene, le cose stanno proprio così. Pinturicchio ha preso parte nei giorni scorsi alle riprese cinematografiche, messinscena che ha, com’è ovvio, attirato la curiosità di centinaia di bagnanti presenti sulla spiaggia teatro delle riprese. Il telefilm, fra l’altro, ha già visto la partecipazione di una star del calibro di Paris Hilton (hai capito… una garanzia). L’ex capitano juventino, comunque, ha solo per un giorno abbandonato la sede degli allenamenti – scrive ancora Federico - per trasferirsi sul set della serie tv, situata sul litorale a sette chilometri a est del centro di Sydney. “Un giorno da attore nel serial australiano @BondiRescue: ci vediamo nella prossima puntata… Ale”, ha scritto il “numero 10”, con tanto di foto sul proprio profilo Twitter.

redazione

David Fincher dirigerà il nuovo film su Steve Jobs

Steve Jobs
Non l’ho visto e a giudicare dalle opinioni che ho letto qua e là, non mi sono perso granché. Bene così, perché come dico sempre, un biglietto per entrare al cinema, oggi come oggi, pesa sul bilancio mensile. Quindi selezionare gente, selezionare. Preambolo per annunciare che potrebbe essere in arrivo un nuovo film su Steve Jobs, basato sulla biografia ufficiale scritta da Walter Isaacson (intitolata semplicemente Steve Jobs) e sulla conseguente sceneggiatura vergata da Aaron Sorkin, che in qualità dovrebbe superare di gran lunga la pellicola dedicata al geniale creatore di Apple (intitolata Jobs) alla quale ci riferivamo con l’incipit.

Quel biopic del 2013, girato da Joshua Michael Stern con protagonista Ashton Kutcher, pare sia stato – come detto – una sonora delusione. Una delle poche eccezioni fra molte stroncature, è quella di Giancarlo Zappoli su Mymovies.it che accorda al film il pregio di descrivere nello spazio temporale di 128 minuti (che comunque sono parecchi, oltre due ore) una fetta piuttosto corposa dell’esistenza di questo imprenditore, informatico e inventore statunitense di San Francisco (morto il 5 ottobre 2011 a Palo Alto [contea di Santa Clara, nella San Francisco Bay Area, California]), il cui fruttifero acume faceva a cazzotti con la sua incapacità di essere gradevole col prossimo. Una sorta di genio e sregolatezza si può dire con una lieve forzatura.

Il regista David Fincher
La locandina di Jobs,
primo film sull'inventore
Sempre Zappoli ricorda una celebre citazione del Nostro: “A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in modo differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d'accordo con loro o non essere d'accordo. Li potete glorificare o diffamare. L'unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero”. Su questo personaggio, dalla cui prematura scomparsa per malattia sono stati scritti all’incirca venticinque libri degni di menzione (il più apprezzato e venduto dei quali è stato proprio quello di Isaacson), la Sony s’è messa in testa di produrre un nuovo lungometraggio. E per l’impresa sta già contrattando con un certo David Fincher (Seven nel 1995, Fight Club nel 1999, The Social Network nel 2010, solo per citare quelli che amo di più), un tizio che non manca mai il bersaglio.

Ashton Kutcher, interprete del primo film su Steve Jobs
Una parte del nuovo film – ci rivela Gabriele Capolino di Cineblog.it (che a sua volta ha attinto dall’Hollywood Reporter) - sarà dedicata a tre momenti fondamentali della carriera di Jobs. Sono previste tre scene da circa mezz’ora in ognuna delle quali saranno seguiti i lanci nel mercato di tre prodotti Apple: Mac, NeXT e iPod, rispettivamente nel 1984, 1997 e 2001. Quella tra Fincher e lo sceneggiatore Sorkin sarebbe la seconda collaborazione dopo il successo (premio Oscar) di The Social Network. Un motivo in più per attendere con elevato interesse un’opera filmica già gravata da un fardello di aspettative.

Per quanto riguarda gli attori, le informazioni sono ancora inesistenti. Così come la data d’inizio delle riprese è avvolta dal mistero e dal riserbo, ci assicura Marco Grigis di Webnews.it. L’interprete principale sarà ovviamente importante, con in più la necessità che possegga un’adeguata somiglianza con Jobs. La qual cosa fu uno dei maggiori pregi del suddetto antecedente, nel quale Ashton Kutcher ha potuto contare su una corrispondenza fisica notevole.

Stefano Marzetti

“Allacciate le cinture”, ancora amore turbolento, ancora omosessualità (trailer)

La locandina
Scheda del film

Un film di Ferzan Ozpetek. Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri. Commedia, Ita 2013. Durata 110'. 01 Distribution. Uscita giovedì 6 marzo 2014.

Trama del film

Quando tutto sembrava tranquillo e in ordine, nella vita di Elena (Kasia Smutniak) arriva una vera e propria turbolenza: la passione improvvisa e corrisposta per Antonio (Francesco Arca). Ma è una passione proibita. E per vari motivi: Elena da due anni sta insieme a Giorgio (Francesco Scianna); Antonio è il nuovo ragazzo della sua migliore amica (Carolina Crescentini); Elena non stima per niente Antonio, che è il suo opposto; e per finire Fabio (Filippo Scicchitano), il suo migliore amico, lo odia e lo detesta. Ma l’attrazione tra i due esplode lo stesso anche a scapito di scompigliare le regole delle vite di tutti. Tredici anni dopo, però, quando Elena, Antonio e Fabio sono ormai degli adulti e le loro vite si sono realizzate in matrimonio, figli e lavori gratificanti, una nuova turbolenza, molto più dura, metterà alla prova la vera natura dei loro sentimenti e dei loro legami. Attraverso il dolore saranno costretti a ridefinire tutte le regole dell’amicizia e dell’amore. E allora non ci sarà più spazio per i pregiudizi, i rancori, il peso delle cose non dette. Così anche i turbamenti del passato saranno riletti alla luce del presente e ogni cosa riacquisterà il suo giusto peso: la leggerezza della passione ritroverà il suo spazio all’interno del senso globale di tutta una vita.

Tema del film

Trovo (opinione strettamente personale) che il 55enne regista turco/italiano/romano Ferzan Ozpetek, abbia imboccato una strada un po’ in discesa della sua carriera, in precedenza costellata di film che mi hanno del tutto rapito. Testimonianza ne sono pellicole (sempre a mio modo di vedere) come Saturno contro (2006), Un giorno perfetto (2008), non ho visto Magnifica presenza (lo recupererò), con l’eccezione del divertente Mine vaganti (2010), godibile sino in fondo. Tutto ciò non ha nulla da spartire con autentici gioiellini quali Il bagno turco. Hamam (1997), Le fate ignoranti (2001), La finestra di fronte (2003) e Cuore sacro (2005), opere da rivedere e rivedere. Pare confermare il calo d’ispirazione questo Allacciate le cinture, il quale a leggere alcuni commentatori è piuttosto banale e avaro di colpi di scena.

Il regista Ferzan Ozpetek
In effetti, non può bastarci che uno script (realizzato con Gianni Romoli, sceneggiatore storico del regista, quello di Saturno contro e La finestra di fronte) metta in campo amore e sostegno nei confronti del prossimo per definire una vicenda in cui la solidarietà ne sia il cuore. In sostanza, come rileva Spaziofilm.it, il film “è l’invito che il cineasta (cui vivere in Italia piace un casino, mi sembra evidente) … rivolge idealmente ai suoi personaggi così come allo spettatore: a volte capita che nella vita ci si trovi a dover affrontare delle turbolenze; bisogna dunque allacciare le cinture, le nostre e quelle di chi ci viaggia vicino”. In parole povere è una storia d’amore come al solito di stampo corale (in pieno stile ospetekiano) in cui non mancano elementi d’omosessualità e omofobia (e anche in questo, trattandosi di Ozpetek, di originale c’è davvero poco). Il conflitto è inevitabile – sempre a detta di Spaziofilm.it – e crea il classico crescendo e poi calando, che potrebbe ricordare, a mio avviso, l’interessante romanzo di Andrea De Carlo (per il quale ho un personalissimo debole), Arco d’amore (2008).

Una scena del film
Un conflitto che ha come conseguenza lo sconvolgimento di altre esistenze che ruotano intorno a quel sentimento deteriorantesi. Interessante, per chi ama i temi psicologici, ma se il racconto si serve di mediocri teatrini, allora è tutta un’altra storia, che definirei con un sonoro “era meglio restarsene a casa e, al limite, recuperare il film in altri modi. Come a difendersi, Ferzan per spiegare le perplessità suscitate dalla sua ultima fatica, ha affermato che c’è “un certo timore ad affrontare alcuni temi, si pensa che il pubblico voglia solo ridere, in realtà la vita è fatta di momenti di gioia e momenti di turbolenza. Da questo nasce il titolo del film”. Che a me sembra quello di un cine-panettone. Eppure questo lungometraggio pare essere un alternarsi di eccessiva leggerezza ad accenti lirici piuttosto apprezzabili. In conclusione, io a vederlo al cinema non ci vado, il risparmio di questi tempi è d’obbligo. Ma chi tutt’ora apprezza Ozpetek può tentare la fortuna.

Stefano Marzetti

(si ringraziano anche Repubblica.it e La Stampa.it)

Fantascienza metropolitana per Max Gazzè in “12 12 12” (trailer)

La locandina
Scheda del film

Un film di Massimo Morini. Con Raf Grande, Kate Kelly, Federica Ruggero, Enzo Paci, Simone Carabba, Matteo Lo Piccolo, Beppe Mecconi, Giorgia Vassallo, Marcella Silvestri, Chiara Savio, Mariangela Argentino, Andrea Di Marco, Max Gazzè, Maurizio Borzone, Massimo Morini, Davide Ageno, Giovanni Celle, Ilaria Marano, Elena Grattarola, Carlo Storchi, Massimo Bosso, Maria Rosa Barletta, Silvia Fossati, Alessandra Bo, Lazzaro Calcagno. Fantascienza, Ita 2013. Mediterranea. Uscita giovedì 6 marzo 2014.

C'è da dire

Il cantate Max Gazzè
Si può non parlare di un film italiano che sta per uscire nelle sale (giovedì prossimo, 6 marzo 2013)? Sì, si può. Quantomeno si può parlarne quasi nulla. Grazie a un breve articolo di Lucia Marchiò di Repubblica.it, sappiamo che uno dei protagonisti è il cantante romano Max Gazzé che personifica un geografo. Storia di "fantascienza urbana" - la definisce Marchiò - ideata dal musicista e direttore d'orchestra Massimo Morini, 12 12 12 è stato girato a Bogliasco (Genova) e prodotto da La Flotta (distribuito da Mediterranea). Il film, che sin dal titolo ricalca la tanto annunciata fine del mondo, racconta la sconvolgente invasione terrestre vissuta attraverso gli occhi di un ragazzo di un piccolo paese della Liguria. Max, il protagonista, guiderà la disperata resistenza della popolazione del suo paese contro il ferale attacco. Nel cast, oltre a Gazzé e, naturalmente i Buoi Pesto, il professor Franco Bampi, docente universitario e cultore del dialetto genovese. Dopo aver trattato il genere fantascientifico in chiave comica (Invaxön. Alieni in Liguria, Capitan Basilico, The President's Staff), con 12 12 12 Morini si affida ora alla fantascienza urbana utilizzando per le scene di panico collettivo spettacolari effetti speciali in stile Transformers e Zombie.

Redazione

(si ringrazia Repubblica.it)