Il regista turco-italiano Ferzan Opzetek “con la sua
cifra stilistica originale ha creato un magico mondo, popolato da suggestioni
affascinanti che legano Italia e Oriente, trasferendolo dal grande schermo ai
templi della lirica”. È quanto si legge nella motivazione con la quale al
cineasta diventato un’icona del cinema nostrano grazie a film di grande impatto
sul pubblico quali, ad esempio, Le fate ignoranti (2001) e La finestra
di fronte
(2003) è stato assegnato l’‘Enrico Job Art Award per la creatività nell'arte
della regia’. Il riconoscimento è istituito in memoria dello scenografo che fu
unito da un lungo sodalizio umano e professionale con la regista Lina
Wertmueller.
Il premio sarà consegnato domenica 13 luglio nel corso del XII Global Film e
& Music Fest alla presenza della regista, socia onoraria dell'Accademia
Internazionale Arte Ischia.
La locandina dell'ultimo film di Ozpetek
Un momento di grande attenzione intorno al
cineasta di Istanbul ‘adottato’ dall’Italia e in particolare da Roma, se si
tiene conto anche delle sei nomination
per i Nastri d’Argento 2014 (articolo) assegnategli dalla giuria dei giornalisti
cinematografici italiani, per il suo ultimo film Allacciate le cinture. Opzetek, insieme al
collega salentino (Puglia) Edoardo Winspeare (con la
pellicola In grazia di Dio) sfidano Alice Rohrwacher, recente premio della giuria a
Cannes per Le meraviglie(articolo), Daniele Luchetti (Anni felici) e Paolo
Virzì (Il capitale
umano). «È la
prima volta che premiamo un regista per il tributo al caro Enrico Job - ha dichiarato
Giancarlo Carriero, presidente dell'Accademia - Opzetek è un vero
creativo, un autentico artista e persona di grande sensibilità. Siamo
orgogliosi di questa nostra scelta condivisa con entusiasmo da Lina Wertmueller». Nell'albo
d'oro del premio figurano i nomi di protagonisti della cultura e dello
spettacolo internazionale, come il ballerino spagnolo Jaquin Cortes, l'attore Arturo
Brachetti,
il fotografo Fabrizio Ferri, la cantante Nina Zilli, la modella Eva Riccobono,
l'artista inglese Amanda Eliasch. (Fonte Adnkronos online).
Un film
di Ferzan Ozpetek. Con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano,
Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris,
Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri. Commedia, Ita 2013. Durata
110'. 01 Distribution. Uscita giovedì 6 marzo 2014.
Trama del film
Quando tutto sembrava tranquillo e in ordine, nella vita di
Elena (Kasia Smutniak) arriva una vera e propria
turbolenza: la passione improvvisa e corrisposta per Antonio (Francesco Arca). Ma è una passione proibita. E per vari motivi: Elena da due
anni sta insieme a Giorgio (Francesco
Scianna);
Antonio è il nuovo ragazzo della sua migliore amica (Carolina Crescentini); Elena non stima per niente
Antonio, che è il suo opposto; e per finire Fabio (Filippo Scicchitano), il suo migliore amico, lo
odia e lo detesta. Ma l’attrazione tra i due esplode lo stesso anche a scapito
di scompigliare le regole delle vite di tutti. Tredici anni dopo, però, quando
Elena, Antonio e Fabio sono ormai degli adulti e le loro vite si sono
realizzate in matrimonio, figli e lavori gratificanti, una nuova turbolenza,
molto più dura, metterà alla prova la vera natura dei loro sentimenti e dei
loro legami. Attraverso il dolore saranno costretti a ridefinire tutte le
regole dell’amicizia e dell’amore. E allora non ci sarà più spazio per i
pregiudizi, i rancori, il peso delle cose non dette. Così anche i turbamenti
del passato saranno riletti alla luce del presente e ogni cosa riacquisterà il
suo giusto peso: la leggerezza della passione ritroverà il suo spazio
all’interno del senso globale di tutta una vita.
Tema del film
Trovo
(opinione strettamente personale) che il 55enne regista turco/italiano/romano Ferzan Ozpetek, abbia imboccato una strada un po’ in discesa della sua
carriera, in precedenza costellata di film che mi hanno del tutto rapito.
Testimonianza ne sono pellicole (sempre a mio modo di vedere) come Saturno contro (2006), Un giorno perfetto (2008), non ho visto Magnifica presenza (lo recupererò), con
l’eccezione del divertente Mine vaganti
(2010), godibile sino in fondo. Tutto ciò non ha nulla da spartire con
autentici gioiellini quali Il bagno
turco. Hamam (1997), Le fate
ignoranti (2001), La finestra di
fronte (2003) e Cuore sacro
(2005), opere da rivedere e rivedere. Pare confermare il calo d’ispirazione questo
Allacciate le cinture, il quale a leggere
alcuni commentatori è piuttosto banale e avaro di colpi di scena.
Il regista Ferzan Ozpetek
In
effetti, non può bastarci che uno script (realizzato con Gianni Romoli, sceneggiatore storico del regista, quello di Saturno contro e La finestra
di fronte) metta in campo amore e sostegno nei confronti del prossimo per
definire una vicenda in cui la solidarietà ne sia il cuore. In sostanza, come rileva
Spaziofilm.it,
il film “è l’invito che il cineasta (cui vivere in Italia piace un casino, mi sembra evidente) … rivolge idealmente ai suoi personaggi così come allo spettatore: a volte
capita che nella vita ci si trovi a dover affrontare delle turbolenze; bisogna
dunque allacciare le cinture, le nostre e quelle di chi ci viaggia vicino”. In
parole povere è una storia d’amore come al solito di stampo corale (in pieno
stile ospetekiano) in cui non mancano
elementi d’omosessualità e omofobia (e anche in questo, trattandosi
di Ozpetek, di originale c’è davvero poco). Il conflitto è inevitabile – sempre a detta di Spaziofilm.it
– e crea il classico crescendo e poi calando, che potrebbe ricordare, a mio
avviso, l’interessante romanzo di Andrea De Carlo (per il quale ho un
personalissimo debole), Arco d’amore
(2008).
Una scena del film
Un
conflitto che ha come conseguenza lo sconvolgimento di altre esistenze che
ruotano intorno a quel sentimento deteriorantesi. Interessante, per chi ama i
temi psicologici, ma se il racconto si serve di mediocri teatrini, allora è
tutta un’altra storia, che definirei con un sonoro “era meglio restarsene a casa” e, al
limite, recuperare il film in altri modi. Come a difendersi, Ferzan per
spiegare le perplessità suscitate dalla sua ultima fatica, ha affermato che c’è “un certo timore
ad affrontare alcuni temi, si pensa che il pubblico voglia solo ridere, in
realtà la vita è fatta di momenti di gioia e momenti di turbolenza. Da questo
nasce il titolo del film”. Che a me sembra quello di un cine-panettone. Eppure
questo lungometraggio pare essere un alternarsi di eccessiva leggerezza ad accenti lirici
piuttosto apprezzabili. In conclusione, io a vederlo al cinema non ci vado, il risparmio
di questi tempi è d’obbligo. Ma chi tutt’ora apprezza Ozpetek può tentare la
fortuna.
Stefano Marzetti
(si ringraziano anche Repubblica.it e La Stampa.it)