Veltroni ci racconta di “Quando c’era Berlinguer” (con trailer)
La locandina
Scheda del film
Un film di Walter Veltroni. Documentario,
durata 117 min. - Italia 2014. - Bim uscita giovedì 27 marzo 2014.
Trama del film
Enrico
Berlinguer ricostruito attraverso immagini di repertorio e interviste a chi
l'ha conosciuto, ha vissuto e lavorato al suo fianco. Con poco riguardo per la
vita personale e una marcata attenzione per la vita professionale è ricostruito
il percorso che l'ha reso il leader più amato del suo partito, un simbolo di
rettitudine politica, un modello stimato anche dalle parti opposte dello
schieramento.
Tema del film
Un film documentario su Enrico Berlinguer,
storico e compianto segretario del Partito comunista italiano. Che Walter
Veltroni amasse il
cinema lo sapevamo tutti. Il fondatore del Partito democratico non ha una
laurea ma il diploma d’istruzione secondaria superiore rilasciato dall'Istituto
di stato per la Cinematografia e la Televisione, quello non glielo ha potuto
negare nessuno. Dicevo, che amasse il cinema lo sapevo (indimenticabile
l'uscita di centinaia di vhs in ‘panino’ con l'Unità quando il Nostro ne fu il
direttore) ma fino a poco tempo fa, prima di sentir parlare di questo progetto,
non avrei pensato che si sarebbe proposto come regista. Da quando per lui la
politica è diventata un esercizio da compiere con ‘la mano sinistra’, l'ex sindaco
di Roma si è dedicato alla scrittura mandando in libreria qualche romanzo e
saggio di medio successo. Ma, si sa, ogni tanto bisogna cambiare e comunque,
come detto, fin da ragazzo, sulle orme del padre Vittorio (importante dirigente
della Rai che Walter non conobbe mai visto che aveva solo un anno quando il genitore
morì di leucemia), la sua vera passione sono stati i film.
Il neo regista Walter Veltroni, autore del documentario
Premesso che quando un uomo politico si
cimenta in qualcosa io storco sempre la bocca con scetticismo (che ci posso
fare?), è evidente che ci sia un collegamento tra questo Quando c'era Berlinguer e il papocchio di democrazia in cui, senza
pudore, è stato reso lecito che il cittadino non abbia più alcuna voce in
capitolo sulle sorti del Paese. Sono convinto che Veltroni non si
possa sfilare da tutto ciò e uscirne immacolato come l'‘uomo in ammollo’ del
valente chitarrista italiano Franco Cerri, ma quanto meno egli ha il merito di aver accettato la
sconfitta politica e di essersi fatto da parte, seppure in modo parziale (siede
ancora bello bello nel nostro Parlamento di ‘non eletti’). E l’inestirpabile
indole del politico, pare che Veltroni non sia riuscito a nasconderla neppure
in questa circostanza, finendo per rovinare la sua opera prima (e chissà se
ultima). Un “abuso di esibito compiacimento sentimentale” lo definisce senza
mezzi termini Gabriele Niola di Mymovies.it. “Perché
dietro ogni momento smielato compare l’ombra dell'autore, il suo nome e la sua
storia ingombranti che a tratti escono anche nelle interviste (più di un
intervistato lo chiama per nome) e che sono parte del rimosso maggiore di
questo film che rievoca il passato mancando sempre di inscrivere in esso il
rapporto che stringe con l'attualità”.
Un'mmagine del documentario
Di questo docufilm c’è anche chi parla in
modo asettico. Perché Veltroni sarebbe riuscito con efficacia,
attraverso gli occhi di Berlinguer che balzano dal grande schermo e con
l'andare del tempo denunciano la tristezza per la rovina di un'intera nazione,
a disegnare la parabola che portò a quel “terribile inverno, fatto di
disperazione sociale e violenza politica”, come dice lo stesso regista. “Un
tempo di sangue e di odio, che culminò con il rapimento di Aldo Moro”. Non solo passato, tuttavia, ma anche uno
sguardo al futuro, come rileva Mario Ajello de Il Messaggero (...), una “elegia e insieme il tentativo di riaffermazione per immagini -
stupende quelle in bianco e nero girate da Veltroni in cui si vede piazza San
Giovanni vuota dopo il funerale del leader il 13 giugno ’84 e l'unico movimento
nella desolazione di un'esperienza che aveva promesso tanto sono le prime pagine
dell’Unita con su scritto ‘Addio’ e volano chissà dove senza ricongiungersi mai
in una nuova comunità politica vera, come avremmo scoperto - di un'idea di
politica e di democrazia che si basa su quella sorta di connessione
sentimentale tra partito e popolo, tra la sinistra e gli italiani”.
Berlinguer durante un comizio
A descrivere le immagini del film la voce
fuori campo dello stesso neo-cineasta che non si fa remore né si nasconde nel
dipingere Enrico Berlinguer come una vera “star” della politica, un “vincente”,
scrive di nuovo Gabriele Niola. Grazie a testimonianze uniche e a immagini di
repertorio quantomeno rare, a partire dalle vittorie per finire con il
“ribellismo”, Veltroni “dipinge Berlinguer principalmente come un ribelle, un
innovatore solitario, coraggiosissimo – scrive ancora Niola - capace di
ribellarsi al soviet, di negare
moltissimi assunti fondamentali del comunismo e di farlo senza perdere nemmeno
un voto, anzi aumentando in maniera impressionante il proprio seguito”. Giudizio
unanimemente positivo per il film di Walter Veltroni da
parte dei molti registi e attori presenti alla proiezione in anteprima
all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Tra gli altri Francesco Rosi e il premio Oscar, Paolo Sorrentino, che
alla fine della serata si è complimentato personalmente con l'ex primo
cittadino della Capitale. Per
quanto mi riguarda, lo attendo al primo passaggio in tv.
Non so come sarà il film, ma io storco molto di più la bocca quando sento di certi Oscar! C'è molto più politica - e non certo di quella verace e buona! - tra le pieghe di un premio Oscar che in un film fatto da un politico. Angelica
La tua osservazione ci sta tutta. Ma una cosa non esclude l'altra. Non c'è dubbio che dietro l'assegnazione di un Oscar vi siano enormi interessi che esulano dal valore del film. Secondo me, però, non può essere frutto del caso che un politico di 'professione' come Veltroni abbia realizzato questo film - o documentario che sia - proprio in questo momento di politica allo sbaraglio e, guarda caso, in vista delle elezioni europee. Se poi leggiamo alcuni commenti di quelli che il film l'hanno già visto, scopriamo anche che il buon Walter è stato piuttosto autoreferenziale. Ci sono gli estremi per storcere la bocca. Grazie Angelica.
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Non so come sarà il film, ma io storco molto di più la bocca quando sento di certi Oscar!
RispondiEliminaC'è molto più politica - e non certo di quella verace e buona! - tra le pieghe di un premio Oscar che in un film fatto da un politico.
Angelica
La tua osservazione ci sta tutta. Ma una cosa non esclude l'altra. Non c'è dubbio che dietro l'assegnazione di un Oscar vi siano enormi interessi che esulano dal valore del film. Secondo me, però, non può essere frutto del caso che un politico di 'professione' come Veltroni abbia realizzato questo film - o documentario che sia - proprio in questo momento di politica allo sbaraglio e, guarda caso, in vista delle elezioni europee. Se poi leggiamo alcuni commenti di quelli che il film l'hanno già visto, scopriamo anche che il buon Walter è stato piuttosto autoreferenziale. Ci sono gli estremi per storcere la bocca. Grazie Angelica.
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