Oscar 1998: miglior attore protagonista a Jack Nicholson, miglior attrice
protagonista a Helen Hunt; Golden
Globe 1998: miglior film commedia o musicale,
miglior attore in un film commedia o musicale a Jack Nicholson, miglior attrice
in un film commedia o musicale a Helen Hunt; Screen Actors Guild Award 1997: miglior
attore protagonista a Jack Nicholson, miglior attrice protagonista a Helen Hunt.
La scheda
Un film di James L. Brooks. Con Jack Nicholson, Helen Hunt, Greg
Kinnear, Cuba Gooding Jr., Skeet Ulrich, Shirley Knight, Yeardley Smith, Lupe
Ontiveros, Bibi Osterwald, Ross Bleckner, Bernadette Balagtas, Jaffe Cohen,
Harold Ramis, Julie Benz. Titolo originale: As Good As It Gets. Commedia, Usa 1997.
Durata 138'.
La trama
A New York,
Melvin Udall, scrittore di romanzi sentimentali, soffre di disturbi di tipo
ossessivo e maniacale. Si diverte a insultare, offendere, ferire gli altri che
reagiscono con durezza. Di fronte al suo appartamento abita Simon, pittore di
talento, stella del momento nel panorama artistico newyorchese, gay dichiarato
e vittima delle malignità del dirimpettaio. Tutti i giorni Melvin fa colazione
in un ristorante, dove l'unica cameriera che sopporta le sue battute è Carol,
una ragazza madre con un figlio che soffre di asma cronica. Un giorno
Il regista
James L. Brooks
Simon si
porta a casa un giovane modello per un ritratto ma questi fa entrare alcuni
amici che sfasciano tutto, rubano e picchiano duramente il pittore. Mentre è in
ospedale, Melvin accetta di fare da padrone a Verdell, il cagnolino di Simon: i
due diventano stranamente amici. Poi Melvin viene a sapere della malattia del
figlio di Carol: manda a casa della donna un medico, marito della sua editrice,
che gli prescrive cure rigorose e di grande efficacia. Imbarazzata, Carol dice
a Melvin di non voler avere rapporti con lui. Intanto, in via di guarigione ma senza soldi e con lo sfratto incombente, Simon è costretto ad andare a fare
Helen Hunt e Jack Nicholson in una scena del film
visita ai genitori. Melvin decide di accompagnarlo in macchina ma chiede a
Carol di andare con loro. Quando vanno a cena da soli, Melvin riesce quasi a
essere gentile con Carol, ma qualcosa alla fine va storto e Carol lo lascia
indignata. Simon intanto ha ritrovato la voglia di dipingere, rinuncia a
incontrare i genitori, torna a New York e qui scopre che Melvin lo ospita a
casa sua, dove gli ha fatto preparare una stanza. Ora è Simon a spingere
Melvin, lo esorta a non rinunciare a Carole e ad andare a casa di lei. Così in
piena notte, Melvin suona il campanello. Carol esce con lui, finalmente i due
si spiegano, si dichiarano, capiscono le difficoltà reciproche, ma decidono
comunque di provare.
La mia recensione
Il classico film che non annoia mai,
trascinato da attori di altissimo livello (due di loro vinsero l’Oscar, Jack
Nicholson e
Helen
Hunt) e
costruito su uno script solido e
coerente che garantisce la fluidità della sequenza d’immagini. Si tratta di
certo di una pellicola dichiaratamente molto commerciale e che punta senza
mezzi termini a colpire ‘duro’ i sentimenti degli spettatori, uomini e donne
che siano e possiamo metterci anche i ragazzi. Se vogliamo alcune situazioni e
conclusioni sono più che scontate, ma puntellate da meticolose legittimazioni
nell’ambito dell’accadibile e quindi del reale, cosicché l’immedesimazione di chi
guarda, sia con la storia sia coi personaggi in
gioco, è garantita.
Jack Nicholson, vero mattatore della commedia
Non sorprenda che io giudichi il motore di Qualcosa è
cambiato (molto
meglio il titolo originale As Good As It Gets, ‘tanto buono
ciò che diventa’) del regista statunitense James L. Brooks (nel 2005 autore
del godibilissimo Spanglish - Quando in famiglia sono troppi a parlare) sia il
solito, incontenibile Jack Nicholson (nel 2007 in coppia con Morgan
Freeman nel buon Non è mai
troppo tardi
di Rob
Reiner). Il tre
volte premio Oscar, oggi giunto a settantasette anni, è, manco a dirlo, il
protagonista di questa commedia a tratti drammatica, dalla quale emerge il
forte senso di solitudine in cui i personaggi principali sono costretti a
vivere, ognuno con le proprie fobie, paure, preoccupazioni e debolezze. Sentimenti
che sono delineati molto bene dalla sceneggiatura scritta a quattro mani dallo
stesso regista con Mark Andrus, ricca di situazioni intriganti e di dialoghi
intelligenti. Si tratta in particolare di tre persone dalle quali ci si sente
sempre più attratti e con le quali l’empatia è conseguenza garantita.
Greg Kinnear e Jack Nicholson
Un film (occupa il posto numero 140 de ‘I 500
Film più Grandi di Tutti i Tempi’ [The 500 Greatest Movies of All Time] della
rivista Empire; fonte Wikipedia) in parte di viaggio, che è sempre metafora di
riflessione, confronto con se stessi e con gli altri, sofferenza e cambiamento.
Anche qui nulla di nuovo, ma quando l’obiettivo è reso bene, tanto di cappello.
Le prove degli interpreti principali, il già citato Nicholson
con Helen
Hunt e Greg Kinnear, sono
fondamentali per la riuscita del lavoro del regista, facilitato dalla sensibilità di
questi interpreti nel centrare i diversi obiettivi del racconto filmico. Un
fluire mai pigro di quadri cinematografici, cosa che impedisce la benché minima
distrazione. La colonna sonora del bravissimo compositore tedesco Hans
Zimmer (sue le
musiche di The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro, appena entrato
con grande successo nelle sale italiane), incalza a meraviglia il ritmo delle
azioni.
Un racconto di comprensione, di amicizia e d’amore.
Un amore difficile, che s’imbatte in una serie sfiancante di ostacoli ma che,
in un modo o nell’altro, trova la porta per entrare nella giusta dimensione. Da
vedere senza tentennamenti.
Un film di Ron Howard. Con Chris Hemsworth,
Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino, Natalie
Dormer, Lee Asquith-Coe, Tom Wlaschiha, Josephine de la Baume, Julian Seager,
Jamie Sives, Patrick Baladi, Christian McKay, Alistair Petrie, Jay Simpson.
Titolo originale: Rush. Sportivo/biografico,
Usa/Gb/Ger 2013. Durata 123'.
Trama
Il racconto
di una delle più celebri rivalità sportive della storia, quella tra i piloti di
Formula 1 James Hunt e Niki Lauda. Nato da un ambiente privilegiato,
carismatico e affascinante, Hunt non poteva essere più diverso dal metodico e
riservato Lauda: la loro rivalità nacque fin dai tempi della Formual 3 e
continuò per anni, fermata nemmeno dal terribile incidente che vide
protagonista Lauda nel 1976 al Nürburgring.
Cosa ne penso
Rush di Ron
Haward (leggi altro), uno dei miei registi favoriti (fra i tanti vi ricordo Apollo 13, 1995, con il grande Tom Hanks e A Beautifull Mind, 2001, con l’altrettanto
grande Russel
Crowe [leggi altro]), mi ha dato
l’impressione di essere uno di quei film fatti per la televisione. E, per i
miei gusti, non è mai una buona premessa. Spesso il neo deriva anche dal valore
materiale della pellicola e da quella degli attori messi in campo dalla produzione. Non è
questo il caso. La pellicola è di qualità cinematografica e alcuni attori sono d’indubbia
e provata capacità. Eppure, probabilmente anche a causa di un’incerta
sceneggiatura di Peter Morgan (già con Haward nell’appassionate
Frost/Nixon - Il
Il regista Ron Haward
duello nel 2008 e
nell’acclamato Hereafter, 2010, del
grande Clint
Eastwood [leggi altro]),
questo lavoro mostra, in più di una circostanza, un’incertezza e forzatura nei
dialoghi, che le conferiscono una certa dose di banalità a effetto naif. Non per niente, a fronte delle
ovazioni dedicategli, per quanto possa significare nessuna giuria ha ritenuto
di doverlo premiare.
Secondo il mio parere, inoltre, va sempre
addossata allo script la
responsabilità di aver costretto attori come lo spagnolo Daniel
Brühl (la cui
'esplosione' è senza dubbio, a mio avviso, dovuta alla parte in Bastardi senza gloria [Quentin
Tarantino [leggi altro], nel 2009) nei
panni di Niki Lauda e l’australiano Chris Hemsworth (più che
bravo nell’apprezzato bis di Thor) in
quelli di James Hunt, a limitare di molto le loro potenzialità recitative,
imprigionate in scambi verbali, come detto, piuttosto forzati e scolastici. Va rilevato,
con tutto il rispetto per i due giovani e bravi interpreti, che forse un attore
di maggior statura (che, di norma, il 60enne cineasta dell’Oklahoma non si fa
mancare), sarebbe stato in grado di ovviare a una tale debolezza.
La ricostruzione filmica di un testa a testa fra Lauda e Hunt
Pur rispettando la vera vicenda del dualismo
fra i piloti e la reale indole di Hunt, la caratterizzazione riservata a Hemsworth
di
personaggio genio e sregolatezza, è a dir poco inflazionata, anche se a tratti
l’attore è efficace nel mostrare il ghost
che indebolisce il pur dirompente carattere dell’effimero campione britannico.
Più schematico Brühl nell’impersonare il mitico Lauda, immagine di
pragmatismo, disciplina, super-autostima e infallibilità. Solo a tratti
consapevole dei propri eccessi. Una breve parentesi voglio dedicarla a Pierfrancesco
Favino (sempre più
Da sinistra gli attori Chris Hemsworth e Daniel Brühl
spesso coinvolto in opere hollywoodiane), uno dei miglior attori italiani da
parecchi anni a questa parte, nonostante un’età che gli permetterà di
arricchire il suo già notevole curriculum. L’eclettico interprete romano (film
di successo uno dietro l’altro ma voglio ricordare la sua efficacia nella parte
del Libanese in Romanzo criminale,
2005), in Rush personifica il grande
pilota ferrarista Clay Regazzoni, per un certo periodo compagno di scuderia di
Lauda, utilizzato da Ron Haward come fosse poco più di una comparsa - un ‘girato’
che forse non arriva a tre minuti – e gravemente dimenticato nel corso della
vicenda. Siamo al limite della mancanza di rispetto per l’artista italiano e,
perché no, per lo stesso film.
Da sinistra i veri Niki Lauda e James Hunt
La sufficienza questa pellicola la raggiunge
per la straordinaria ricostruzione delle automobili da corsa e delle gare,
realizzate per davvero e la cui riuscita filmica è di grande impatto visivo,
col merito di tenere alta la tensione dello spettatore, soprattutto di quello
appassionato di corse (in questo consiglio al pubblico femminile di riflettere
bene prima di guardare quest’opera). Indovinata la scelta di Brühl come
interprete di Lauda: con un po’ di trucco la somiglianza è notevole. Una delle
sequenze migliori è senz’altro quella del periodo trascorso in ospedale dal
corridore austriaco, dopo il terribile incidente in cui si ustionò gravemente e
che lo portò molto vicino alla morte. In sostanza un film che si può recuperare
ma, a mio parere, senza eccessive aspettative.