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venerdì 2 maggio 2014

A Roma ‘Alberto Fasulo, il cinema dell’imprevedibilità’, rassegna indipendente

Alberto Fasulo esulta per la vittoria al Festival internazionale del film di Roma 2013
A Roma il cinema indipendente Detour ospiterà da domenica 4 all'11 maggio la rassegna ‘Alberto Fasulo, il cinema dell'imprevedibilità’, dedicata ai lavori del regista e documentarista friulano vincitore del Marco Aurelio d'Oro con il film Tir all'ultimo Festival Internazionale del film di Roma 2013.

Una scena di Tir, il film che ha determinato la vittoria di Fasulo
Si comincia domenica alle 20,15 con la proiezione del cortometraggio inedito del regista. Atto di dolore, a seguire la proiezione di Tir. Atto di dolore (11 minuti, 2011) racconta di un uomo che durante la festa dell'Immacolata concezione prega in un santuario francescano, ma la sua mente vaga e si perde tra la folla di un luna park. Tir svela la vita di Branko (interpretato dall'attore sloveno Branko Zavran), camionista croato sempre in viaggio per l'Europa, per garantire un futuro migliore alla sua famiglia. Alberto Fasulo matura l'idea del film un giorno in cui perde il treno e accetta un passaggio da un camionista.

Lunedì 5 maggio invece alle 18,45 sarà proiettato Rumore Bianco, primo documentario realizzato da Fasulo nel 2008, selezionato in molti festival internazionali e distribuito al cinema in Italia. Racconta diverse storie che s’intrecciano lungo il fiume Tagliamento (in Friuli), piccoli momenti di vita quotidiana che si nutrono della forza e della vitalità di un fiume. Il regista nato proprio a San Vito al Tagliamento sarà presente in sala al Detour domenica 4 maggio e lunedì 5 per incontrare il pubblico. I film Tir e Rumore bianco resteranno in programmazione al Detour fino all'11 maggio. (Fonte TMNews).

giovedì 10 aprile 2014

Con “Song ‘e Napule” i Manetti Bros. cercano il colpaccio (con trailer)

Premessa: non essendo accreditato dalla visione dell’anteprima del film, il seguente articolo va inteso come una sorta di rassegna stampa da me commentata e, dove possibile, arricchita.

Mia previsione: ♥♥♥ = 7

La scheda
Un film di Marco e Antonio Manetti. Con Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Carlo Buccirosso, Peppe Servillo, Antonio Pennarella, Juliet Esey Joseph, Ciro Petrone, Franco Ricciardi, Ivan Granatino. Commedia, Ita 2013. Durata 114'. Microcinema. Uscita giovedì 17 aprile 2014.

La trama
Napoli, oggi. Paco, dopo il diploma al conservatorio, è un pianista raffinato e disoccupato. La mamma trova una raccomandazione per farlo entrare nella polizia ma la sua totale inettitudine lo relega in un deposito giudiziario. Un giorno arriva il commissario Cammarota, un mastino dell'anticrimine sulle tracce di un pericoloso killer della camorra, detto O' Fantasma perché nessuno conosce il suo vero volto. Al commissario serve un pianista poliziotto che dovrà infiltrarsi nel gruppo Lollo Love, un noto cantante neomelodico che allieterà il matrimonio di Antonietta Stornaienco, figlia del boss di Somma Vesuviana. Molto probabilmente O' Fantasma sarà presente al matrimonio. A Paco non poteva capitare di peggio: si ritroverà a rischiare la vita in prima linea e a suonare una musica che gli fa schifo, vestito come un cafone. Invece sarà la svolta della sua vita.

La critica
È come se i Manetti Bros. – i fratelli registi romani Marco e Antonio, rispettivamente classe 1968 e 1970 – si divertissero a farci andare sulle montagne russe. Ci si disorienta un po' nel seguire questa loro filmografia fatta di alti e bassi responsabili, forse, di un andazzo che sinora ha impedito al duetto capitolino di essere preso nella dovuta considerazione e, di conseguenza, conosciuto meglio dal grande pubblico. Il quale non va snobbato, perché è lui che ti permette di non vivere di sola gloria. Alti e bassi, dicevo. Questa volta pare si vada su, a detta di chi ha già visto questo Song ‘e Napule, che viene dopo il flop dell’horror Paura 3D (2012) e dell’ancor precedente mediocre thriller L'arrivo di Wang (2011). Pellicole di nessun impatto artistico e commerciale, prima delle quali, però, i Manetti avevano sfornato gli apprezzatissimi Zora la vampira (2000), con una giovanissima Micaela Ramazzotti e, soprattutto, Piano 17 (2005, con un ispirato Massimo Ghini), quest’ultima pellicola premiata con la nomination ai David di Donatello per i migliori effetti speciali visivi.

Una scena del film. Si riconosce Giampaolo Morelli col coltello alla gola

Stavolta i due fratelli (che per la tv hanno diretto L’Ispettore Coliandro, la serie scritta dal grande ‘giallista’ Carlo Lucarelli, interpretata dall’attore/sceneggiatore Giampaolo Morelli, protagonista anche di Piano 17 e, appunto, di Song ‘e Napule) tornano alla commedia vestita da poliziesco e fanno centro, con un lungometraggio che pare possegga la qualità di trasmettere buonumore. Perché ambientato a Napoli eppure in contrasto con le tante narrazioni cinematografiche che massacrano la città del Vesuvio e ne mettono di continuo a nudo i tanti bubboni letali. Gran parte del merito va a una sceneggiatura (ancora Morelli) in cui, rispetto al passato registico ‘manettiano’, si nota come “il duello malavita-giustizia - scrive Carola Proto di Coming Soon - diventi ancora più interessante grazie all’entrata in scena di un elemento sostanzialmente nuovo: la dolcezza”.

I fratelli-registi Marco e Antonio Manetti
Il merito è anche - forse soprattutto? - del tuttofare Giampaolo Morelli (i due cineasti dovrebbero conservarlo sottovuoto, tanto torna loro utile) che in questa circostanza presta alla vicenda anche la sua bella (a quanto pare) voce e aiuta lo spettatore, anche il più distante dalla napoletanità, a calarsi nel mondo della musica melodica partenopea. In questo, oltre a quello di Morelli, va rilevato, come fa ancora la collega Proto, il “sapiente lavoro dei musicisti Pivio e Aldo De Scalzi, imprescindibili collaboratori dei Manetti”.

Non indifferente, a quanto sembra, per la buona riuscita dell’ultima fatica dei Bros., è l’apporto dello zoccolo duro del cast, in cui brillano il romano Alessandro Roja (buona performance nel 2009 in Crimini 2 - Neve sporca, di Davide Marengo), il barese Paolo Sassanelli (bravo in Questo mondo è per te [2011], di Francesco Falaschi), il napoletanissimo Carlo Buccirosso (visto anche nel film-Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino) e il casertano Peppe Servillo
Da destra Giampaolo Morelli e Alessandro Roja 
(fratello del grande
Toni ma assai più celebre per essere il ‘Vox’ degli straordinari Avion Travel). Con bravi interpreti e ben traducendo in racconto filmico la fabula di Morelli, i fratelli che io definisco ‘tarantiniani’ rispolverano il poliziottesco italiano degli anni Settanta. “Ammiccando al genere – evidenzia Marzia Gandolfi di Mymovies - i Manetti finiscono per praticarlo e praticare le sue dinamiche con ironia, la stessa con cui frequentano da anni la dimensione parallela del cinema, quella di efficaci pellicole di serie B con cui hanno saputo convogliare gli umori e la paura del Paese”.

Direi, sempre io, un film d’autore, come nello stile del duo registico, che potrebbe sorprendere e che meriterebbe, da qui all’uscita nelle sale cinematografiche, un po’ più d’attenzione da parte della critica ‘aristocratica’.

Stefano Marzetti

domenica 16 febbraio 2014

Marco Pantani, per tre giorni un film ne ricorderà la fine

Marco Pantani - con la maglia rosa del Giro d'Italia - in uno dei suoi celebri scatti in salita
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STEFANO MARZETTI

Tre giorni di proiezioni (da domani al 19 febbraio), in cento cinema italiani, per ricordare la fine di Marco Pantani. Ciclista, scalatore d’indubbia e eccelsa classe, l’espressione del volto mai davvero serena, nemmeno dopo i successi più esaltanti, che un sistema depravato che ha fatto del doping il proprio Tocco del male, ha estromesso dalle competizioni prima e poi dalla sua esistenza. Il Pirata di Cesenatico fu trovato morto il 14 febbraio del 2004 nella stanza 5D del residence le Rose di Rimini). La causa del decesso, un edema polmonare e cerebrale provocato da un’overdose di cocaina. La famiglia chiede ancora di conoscere tutta la verità. Un film o un docufilm in due atti (The Accidental Death of a Cyclist il titolo originale) come lo si preferisce denominare (92 i minuti di durata), che a distanza di dieci anni dalla scomparsa rituffa lo spettatore nella vita sportiva e non del campione che riportò in Italia la maglia gialla del Tour de France, la corsa a tappe più prestigiosa del mondo (era il 1998 e in quella stagione Pantani aveva vinto anche il Giro d’Italia). Sul Galibier e a Cesenatico ancora tanta gente oggi va a rendere omaggio a Pantani di fronte ai monumenti a lui dedicati. Libri consigliati Gli ultimi giorni di Marco Pantani del giornalista francese Philippe Brunel (Biblioteca Universale Rizzoli) ma anche Pantani. Un eroe tragico (Mondadori), scritto da Pier Bergonzi, Davide Cassani e Ivan Zazzaroni e tanti altri.

Non un italiano alla regia del film, bensì un inglese, James Erskine. L’opera (già nel 2006 in televisione andò in onda Il Pirata. Marco Pantani, di Claudio Bonivento) è ricca di filmati di repertorio inediti, interviste e testimonianze di familiari e amici vicini al campione. Il titolo è il primo di una serie di film dedicati al mondo dello sport, della musica, dell'arte e della cultura che, dal 2014, la casa produttrice The Space Movies porterà sul grande schermo. «Ho cercato di recuperare nelle sue ore più buie, il Pantani ciclista geniale, corrotto da un sistema di ineluttabile oscurità», ha dichiarato il regista al Fatto Quotidiano online «(…) un uomo – ha aggiunto il cineasta - che ha cambiato non solo il punto di vista dello spettatore ma ha diffuso la bellezza del ciclismo come sport. Un pioniere, un rivoluzionario e un genio, comunque un uomo, per questo imperfetto». Imperfetto Pantani, rivelano le immagini del film, perché probabilmente incapace di gestire la corruzione dell’universo in cui si muoveva da protagonista. E protagonista significa un carico di responsabilità schiacciante, un fardello da portarsi dietro al termine di ogni impresa, vittoria o sconfitta che sia. «Ho pensato che dovevo raccontare la figura di Pantani – ha detto ancora Erskine - proprio quando ho sentito la confessione sul doping di Lance Armstrong», altro angelo caduto – e molto più sonoramente di Marco - perché toccato dal demone del doping.
Mai del tutto sereno, abbiamo detto di Pantani. E il film trasmette questo supplizio che culminò nel 1999 (durante il Giro) con quel tasso di ematocrito di poco al di sopra del consentito, che gli venne diagnosticato con un blitz scattato all’alba mentre il campione ancora dormiva. Naturalmente in questo film, insieme ai momenti struggenti dell’esistenza di Pantani, anche quelli più glorificanti, gli scatti con quella bandana corsara agguantata e gettata lontano, le arrampicate, i podi, la gloria, i soldi. Trenta vittorie, un Giro, un altro Giro negato, un Tour, qualche tappa che ha lasciato il segno, al Ventoux, a Courchevel. La galleria di volti noti è da brivido, c’è perfino Maradona. Scorrono il grimpeur Ugrumov (abitava vicino al residence riminese, dove morì Pantani), l’avversario Berzin. Tutta una vita, comunque, sempre avvolta da una sorta di maledizione, condensata anche dagli incidenti che ne hanno condizionato la regolarità.
«Il film – ha detto la madre Tonina, considerando che i parenti non sono quasi mai entusiasti delle ricostruzioni cinematografiche e scritte - mi è piaciuto» perché dal film «si capisce tanto. Mio figlio non è mai stato trovato dopato ma adesso capisco come funzionava, e se lui non l’avesse fatto, sarebbe stato il cretino del villaggio».